Salvador Allende

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Salvador Allende Gossens
Salvador Allende Argentina.jpg

29º Presidente del Cile
Durata mandato 3 novembre 1970 –
11 settembre 1973
Predecessore Eduardo Frei Montalva
Successore Augusto Pinochet
(come Presidente della giunta militare)

Ministro della Sanità e delle Politiche Sociali
Durata mandato 1938 –
1942
Presidente Pedro Aguirre Cerda, Jerónimo Méndez Arancibia
Predecessore José Tomás Reyes Vicuña
Successore Tomás Pablo Elorza

Presidente del Senato
Durata mandato 1966 –
1969
Presidente Eduardo Frei Montalva

Dati generali
Partito politico Emblem of the Socialist Party of Chile.svgPartito Socialista Cileno
Unidad Popular.png Coalizione di Unidad Popular
Titolo di studio Laurea in medicina
Alma mater Universidad de Chile
Professione medico
Firma Firma di Salvador Allende Gossens

Salvador Guillermo[2][3] Allende Gossens[1] (Valparaíso, 26 giugno 1908[4]Santiago del Cile, 11 settembre 1973) è stato un politico cileno, primo Presidente marxista democraticamente eletto nelle Americhe[5].

Allende fu Presidente del Cile dal 3 novembre 1970 fino alla destituzione violenta a seguito di un colpo di stato militare appoggiato dagli Stati Uniti, avvenuta l'11 settembre 1973, giorno della sua morte.

Laureatosi in medicina all'Universidad de Chile, ne fu allontanato e venne inquisito per motivi politici alla fine degli studi. Nel 1933 partecipò alla fondazione del Partito socialista cileno. Successivamente eletto deputato del parlamento cileno nel 1937; quindi nel 1943 venne scelto come segretario dei socialisti e ricoprì la carica di ministro della sanità; infine nel 1945 divenne senatore. Nel 1970 ottenne la vittoria elettorale come candidato "marxista" alla nomina a presidente della repubblica del Cile, quindi presiedette un governo di coalizione. Nel 1973 un golpe organizzato dall'esercito causò la sua morte in circostanze drammatiche - probabilmente suicida - nel palazzo presidenziale a Santiago del Cile, portando al governo il generale Augusto Pinochet che instaurò una dittatura militare. I suoi sostenitori si riferiscono a lui come Compañero Presidente ("Compagno Presidente") e lo ricordano come uno dei pochi rivoluzionari non violenti.[6]

Indice

Biografia[modifica]

Origini e famiglia[modifica]

I genitori di Allende: Salvador Allende Castro e Laura Gossens Uribe
Allende e la moglie Hortensia

Nacque a Valparaíso il 26 giugno del 1908 con il nome di Salvador Isabelino del Sagrado Corazón de Jesus Allende Gossens[7], che successivamente cambiò in Salvador Guillermo Allende Gossens, figlio di Salvador Allende Castro, un'avvocato e politico cileno di origini basche e spagnole, e da Laura Gossens Uribe, cilena di origini vallone e profondamente religiosa. Entrambi i genitori appartenevano ad abbienti famiglie borghesi di tradizioni progressiste. Il suo nome fu ripreso da quello di uno dei suoi fratelli, morto ancora piccolo.[8] Il nonno Ramón Allende Padin Huelvo fu Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia del Cile, la principale loggia massonica del paese e fondatore della Loggia di Valparaiso, del quale fecero parte Allende e suo padre.[9] Nel 1940 Allende sposò Hortensia Bussi, soprannominata "Tencha", dalla quale ebbe tre figlie, Carmen Paz, Isabel e Beatriz. Inoltre si occupò della famiglia della giovanissima cugina e futura scrittrice Isabel Allende Llona, abbandonata dal padre, che Allende considerava come una nipote (lei stessa lo chiamava zio).[10] Allende ebbe anche numerose relazioni extraconiugali nel corso della sua vita.[11]

Inizio dell'attività politica[modifica]

Allende frequentò il Liceo Eduardo de la Barra a Valparaíso; proprio in quegli anni conobbe l'anarchico Juan De Marchi, calzolaio di origini italiane emigrato da Torino, che influenzò la sua formazione giovanile[12].

Allende nel 1937

Nella sua tesi di laurea vi erano anche idee che successivamente avrebbe rinnegato, tra le quali un'adesione parziale alle teorie criminologiche ed eugenetiche di Cesare Lombroso, che però lo stesso Allende critica per le sue rigide e pseudoscientifiche formulazioni di criminologia.[13] Nella stessa tesi esprime apprezzamento per le idee mediche di Nicola Pende ed Enrico Ferri[14], scienziati italiani che avevano sottoscritto e sostenuto il Manifesto della razza del fascismo. Nel 1937 fu però tra i firmatari di un telegramma al governo tedesco in cui si protestava contro la persecuzione degli ebrei, dimostrando la sua avversione all'antisemitismo.[15] Dopo gli studi, esercitò dapprima la professione di medico; ateo e massone, Salvador Allende da marxista criticò aspramente il sistema capitalista. Probabilmente già durante gli studi universitari si avvicinò al nascente Partito Socialista Cileno, del quale sarebbe molto presto divenuto cofondatore e principale leader. Allende fu dapprima ministro in governi di coalizione e successivamente presidente del Senato cileno.

Allende ministro[modifica]

Da Ministro della sanità incrementò il sistema pubblico in favore delle classi povere. Allende fu autore di una vasta gamma di riforme sociali progressiste, comprese le leggi sulla sicurezza e la protezione dei lavoratori nelle fabbriche, l'aumento delle pensioni per le vedove, leggi sulla maternità, il cibo e programmi gratuiti per bambini in età scolare.

La campagna elettorale del 1958, con il cosiddetto "treno della vittoria"

Controversie[modifica]

Allende sostenne anche una controversa legge, ispirata all'eugenetica e sul modello di quelle esistenti allora, ad esempio, negli Stati Uniti e in Svezia, che rendeva possibile, secondo i detrattori e anche per alcuni storici, la sterilizzazione da adulti di malati di mente, alcolisti cronici, epilettici, personalità definite "asociali" e individui affetti dalla corea di Huntington, e istituiva inoltre il trattamento sanitario obbligatorio della tossicodipendenza e delle malattie sessuali (compresa l'omosessualità, che la psichiatria di allora considerava una malattia, e che anche un altro leader marxista, Fidel Castro, considerava una deviazione). La legge non fu approvata.[16][17][18][19][20][21][22]

Candidature, campagne elettorali ed elezione[modifica]

Nel 1968 Allende si adoperò per salvare i sopravvissuti della spedizione fallita di Ernesto Che Guevara in Bolivia, consentendo loro di tornare a Cuba; inoltre venne in possesso del diario personale di Guevara, redatto nei giorni precedenti alla sua morte, e lo spedì a L'Avana.[23] Nel 1970 Allende si candidò per la terza volta (dopo le sconfitte del 1952 e del 1958) alla presidenza. Oltre all'appoggio degli operai e degli studenti, ebbe l'aiuto della borghesia progressista (professionisti e piccoli imprenditori vicini alla sinistra) e del mondo intellettuale, tra cui spiccarono il poeta Pablo Neruda (inizialmente candidato comunista), il cantante Victor Jara e gli altri membri della Nueva Canción Chilena, come gli Inti-Illimani che eseguirono spesso l'inno della campagna di Unidad Popular, Venceremos, il cui testo era opera di Jara.

Copertina del settimanale argentino Primera plana, che annuncia la vittoria elettorale di Salvador Allende

Promise che se, eletto presidente, era sua intenzione promuovere riforme socialiste, la cosiddetta "via cilena al socialismo".

Le manovre della CIA[modifica]

Una volta che Allende fosse stato eletto, con l'appoggio della Democrazia Cristiana, la CIA condusse operazioni nel tentativo di spingere il Presidente uscente del Cile, Eduardo Frei Montalva, a bloccare la ratifica, da parte del Congresso, della nomina di Allende a nuovo Presidente. Il piano della CIA era di persuadere il Congresso Cileno ad eleggere presidente l'avversario di Allende, il candidato del Partito Liberal Conservatore Jorge Alessandri Rodríguez.

Sempre secondo il piano, Alessandri avrebbe prontamente rassegnato le dimissioni dopo essere stato eletto, per poter indire nuove elezioni. Con il ricorso a questo trucco, Eduardo Frei avrebbe così potuto ripresentarsi alle elezioni nell'apparente formale rispetto della legalità (la Costituzione cilena allora vigente vietava infatti più di due mandati presidenziali, ma solo se questi erano consecutivi), e presumibilmente avrebbe sconfitto Allende.

In ogni caso, alla fine, Frei, nonostante le fortissime pressioni statunitensi, non se la sentì di forzare la Costituzione bloccando la ratifica, così il Congresso scelse di designare Allende come presidente, a patto però che firmasse uno "Statuto di Garanzie Costituzionali" nel quale garantiva che le sue riforme socialiste non avrebbero stravolto nessun elemento della Costituzione Cilena.

Presidenza[modifica]

Arrivato al potere con il 36% dei suffragi, chiarì subito di sentirsi il presidente di tutti i cileni, all'interno della coalizione che lo aveva sostenuto e che annoverava, accanto ai partiti di ispirazione marxista, i cattolici e la sinistra.

Le accuse di sbilanciamento a sinistra, però, trovavano allarmata attenzione presso gli Stati Uniti, che manifestarono di considerare pericolosa la sua crescita politica, ovviamente non solo per motivi legati all'ideologia, stanti gli enormi interessi economici americani in quell'area. Documenti recentemente declassificati del governo USA[24] hanno confermato che precisi ed inequivocabili ordini erano stati diramati agli agenti della CIA per prevenire l'elezione di Allende alla presidenza o, ove ciò non si fosse potuto impedire, per creare condizioni favorevoli per un golpe.

L'investitura presidenziale di Allende

Allende fu eletto presidente, dopo aver tentato per tre volte la corsa presidenziale, il 5 settembre 1970 con poco più di un terzo dei voti, come leader della coalizione Unidad Popular. Ottenne il primo posto al voto con 1.070.334 preferenze, ma, non avendo il 50% dei voti (36,3% a lui, il 34% all'ex presidente Jorge Alessandri conservatore, e il 27,4% a Radomiro Tomic, della Democrazia Cristiana Cilena), il Congresso avrebbe dovuto decidere tra lui ed il secondo più votato, ma riuscì comunque a spuntarla. Anche prima della sua vittoria elettorale, Allende attirò rapidamente su di sé il veto dell'establishment politico statunitense. A causa delle sue idee socialiste, si cominciò a temere che ben presto il Cile sarebbe diventato una nazione comunista e sarebbe entrato nella sfera d'influenza dell'Unione Sovietica. Per di più gli USA avevano cospicui interessi economici in Cile, con società come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre.

L'amministrazione Nixon, in particolare, fu la più strenua oppositrice di Allende, per il quale nutriva un'ostilità che il Presidente ammetteva apertamente. Durante la presidenza Nixon, i cosiddetti "consiglieri" statunitensi (che avrebbero imperversato in buona parte dell'America Latina per tutti gli anni settanta e ottanta) tentarono di impedire l'elezione di Allende tramite il finanziamento dei partiti politici avversari. Si sostiene che lo stesso Allende abbia ricevuto finanziamenti da movimenti politici comunisti esteri, ma tale ipotesi rimane ufficialmente non confermata, ed in ogni caso la portata degli eventuali contributi sarebbe stata ben minore rispetto alle possibilità di "investimento" statunitensi.

Governo[modifica]

Allende entrò quindi in carica nominando il suo governo. Ecco l'elenco completo dei ministri, iniziali e quelli che subentrarono:

Francobollo della DDR dedicato ad Allende dopo il golpe. La scritta dice: "Solidarietà al popolo cileno"
Il governo Allende al momento dell'insediamento

Le nazionalizzazioni e le altre riforme[modifica]

Una volta insediato il governo di Unidad Popular, Allende iniziò ad operare per realizzare la sua "piattaforma" di riforma socialista della società cilena. Fu avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le miniere di rame fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende americane), si diede mano alla riforma agraria, fu creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo annunciò una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e alta borghesia e da qui la tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un discreto dissenso internazionale. Tra le altre leggi vi furono l'introduzione del divorzio e l'annullamento delle sovvenzioni statali alle scuole private, leggi che irritarono i vertici della Chiesa cattolica (nonostante molti preti e anche vescovi, seguaci della teologia della liberazione, sostenessero Unidad Popular[25]), la garanzia di mezzo litro di latte ad ogni bambino, l'incentivo all'alfabetizzazione, l'aumento dei salari e delle tutele sociali, la nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutte quelle attività che condizionavano lo sviluppo economico e sociale del paese. Tra queste la produzione e la distribuzione di energia elettrica, i trasporti ferroviari, aerei e marittimi, le comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della cellulosa e della carta. Nel 1973 lo Stato controllava il 90% delle miniere, l'85% delle banche, l'84% delle imprese edili, l'80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole ed il 52% delle imprese medio-piccole. Le riforme socialiste di Allende presero il nome di "rivoluzione con empanadas[26] e vino rosso", a sottolinearne il carattere pacifico.[27]

Successi e critiche[modifica]

Durante la sua presidenza Allende non ebbe facili rapporti col Congresso Cileno, in cui era forte l'influenza della Democrazia Cristiana Cilena, partito cristiano-sociale. I Cristiano-Democratici continuavano ad affermare che Allende stava conducendo il Cile verso un regime dittatoriale, sulla falsariga del governo cubano di Castro, e cercavano di moderare molte delle sue maggiori riforme costituzionali. Alcuni membri del Congresso addirittura invocarono l'intervento delle forze armate, tradizionalmente neutrali, a compiere un golpe per "proteggere la costituzione". Appena prima del golpe del 1973, l'inflazione annuale era cresciuta di più del 700%.[28] Secondo lo storico Paul Sigmund, anche qualora il golpe non si fosse verificato, il governo Allende non sarebbe giunto al termine del mandato dei sei anni a meno di modificare radicalmente il proprio operato.[29]

Allende firma il decreto della nazionalizzazione delle miniere di rame

Nel 1971, a seguito di una singolare visita ufficiale, durata addirittura un mese, del presidente cubano Fidel Castro (con il quale aveva stretto una profonda amicizia personale), Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, nonostante in una dichiarazione dell'Organizzazione degli Stati Americani, cui il Cile aderiva, si fosse stabilito che nessuna nazione occidentale avrebbe concesso aperture verso quello stato. Allende strinse un rapporto anche col presidente argentino Héctor José Cámpora, peronista di sinistra, e incontrò nel 1973 anche Juan Domingo Perón, leader da sempre malvisto dagli Stati Uniti.

La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il socialismo (in parte in accoglimento delle pressioni di alcune delle frange più massimaliste della sua coalizione), e gli stretti rapporti con Cuba[30], allarmarono Washington. L'amministrazione Nixon cominciò ad esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, alcuni dei quali erano legali (come l'embargo), ma molti di più illegali, attraverso il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e nel 1972 attraverso l'inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese. Va notato però che la banca americana Import-Export non aveva concesso prestiti nemmeno a Frei, il predecessore di Allende, e che le pressioni per saldare i debiti provenivano spesso da banche private, e quindi le motivazioni erano di carattere economico e non politico.[31]

Primo piano di Allende fotografato alla scrivania

Allende ricevette il premio Lenin per la pace da parte dell'Unione Sovietica. Fu anche criticato per non aver concesso, così come i predecessori e il successore, l'estradizione in Germania del criminale nazista Walter Rauff, rintracciato in Cile dal centro di Simon Wiesenthal.[32]

Relazioni esterne durante la Presidenza di Allende[modifica]

Coinvolgimento sovietico[modifica]

Il materiale basato sull'"Archivio Mitrokhin"[modifica]

Salvador Allende

Secondo il più che discusso archivio Mitrokhin, il KGB disse di Allende che "gli fu fatta capire la necessità di riorganizzare l'Esercito Cileno ed i servizi segreti, istituendo un rapporto tra i servizi d'intelligence Cileni e quelli dell'Unione Sovietica". Fu inoltre sostenuto che ad Allende furono dati $30 000 "al fine di consolidare i rapporti di fiducia" con lui.[33] Secondo Vasili Mitrokhin, un importante ex archivista del KGB, di alto livello nella sede del KGB di Yasenevo, Allende presentò una richiesta personale per del denaro sovietico attraverso i suoi contatti personali, l'ufficiale del KGB Svyatoslav Kuznetsov, venuto urgentemente in Cile, da Città del Messico per aiutare Allende.[34] L'assegnazione originale di denaro per queste elezioni con il KGB fu di $400 000 con l'aggiunta di un contributo personale di $50 000, furono inviati direttamente ad Allende.[34]

Lo storico Christopher Andrew sostenne che l'aiuto del KGB fu un fattore decisivo, in quanto Allende vinse con un margine ristretto di 39.000 voti su un totale di 3 milioni. Dopo le elezioni, il direttore del KGB, Yuri Andropov, ottenne il permesso per l'erogazione di ulteriori fondi e di altre risorse da parte del Comitato Centrale del PCUS al fine di garantire la vittoria di Allende al Congresso. Nella sua richiesta del 24 ottobre, dichiarò che il KGB "effettuerà misure volte a promuovere e consolidare la vittoria di Allende e la sua elezione alla carica di Presidente del Paese". Nel suo file del KGB, Allende fu segnalato per avere "dichiarato la sua disponibilità a collaborare in via riservata e a fornire tutta l'assistenza necessaria, dal momento che si considerava un amico dell'Unione Sovietica". Condivideva volentieri l'informazione politica.[34]

Andrew scrisse che, dopo le elezioni di Allende, furono mantenuti contatti regolari con il suo agente del KGB, Svyatoslav Kuznetsov, che fu incaricato dalla sede centrale di "esercitare un'influenza favorevole sulla politica del governo cileno ". Secondo il file del KGB su Allende, "gli fu fatta capire la necessità di riorganizzare l'Esercito Cileno ed i servizi segreti e di istituire relazioni tra le intelligence di Cile e URSS". Fu detto che Allende reagì positivamente.

Come poi la Storia ha però dimostrato, l'URSS "non mosse un dito" per evitare che si determinasse la spirale che poi portò al golpe dei militari ed alla morte di Allende.

Una ipotesi più realistica fu quella inerente ad un possibile 'aiuto' da parte di Fidel Castro il quale, contravvenendo per altro alle indicazioni dell'URSS, suggerì e propose ad Allende un aiuto cubano in consiglieri militari da 'infiltrare' nello Stato Maggiore dell'esercito cileno. Ma la cosa si concluse unicamente con un regalo costituito da uno stock di fucili d'assalto Kalashinkov AK47 per la guardia personale di Allende (il GAP, Grupos Amigos del Presidente) che effettivamente combatté disperatamente con quei fucili l'11 settembre 1973 contro i militari golpisti.

L'ipotesi di un sostegno sovietico al Cile di Allende perde così ogni fondamento, anche perché, come da pianificazione predefinita in pieno clima di 'guerra fredda', l'URSS non avrebbe consentito la creazione di "una nuova Cuba" in Cile.

Coinvolgimento degli Stati Uniti[modifica]

Un celebre ritratto fotografico di Salvador Allende

La possibilità di vittoria di Allende alle elezioni cilene del 1970 fu considerata un disastro dal governo statunitense che voleva proteggere gli interessi commerciali e prevenire la diffusione del comunismo durante la Guerra Fredda.[35] Nel settembre 1970, il Presidente Nixon informò la CIA che un governo di Allende in Cile non sarebbe stato accettato ed autorizzò $10.000.000 per fermare Allende nella sua corsa al potere o per spodestarlo[36]. I piani della CIA finalizzati ad impedire l'investitura di Allende a Presidente del Cile erano conosciuti come "Track I" e "Track II"; con Track I si cercò di impedire che Allende prendesse il potere attraverso il cosiddetto "inganno parlamentare", mentre sotto l'iniziativa del Track II, la CIA cercò di convincere gli ufficiali chiave delle Forze Armate cilene ad effettuare il colpo di stato.[36]

La crisi e il primo tentativo di golpe[modifica]

Tentativo di sfiducia del Congresso[modifica]

Il Parlamento tentò di sfiduciare Allende, approfittando del suo calo di consenso anche in Unidad popular, senza ottenere la maggioranza. La dichiarazione doveva ottenere i due terzi della maggioranza: passò alla Camera dei deputati con 81 voti favorevoli e 47 contrari, ma non ottenne la maggioranza dei due terzi del Senato, costituzionalmente necessaria per condannare il presidente per abuso di potere.

Risoluzione della Corte suprema contro Allende[modifica]

Il 26 maggio 1973, la Corte Suprema del Cile denunciò all'unanimità il governo di Allende per distruzione della legalità della Nazione nel mancato rispetto delle decisioni giudiziarie, a seguito del continuo rifiuto nel consentire le risoluzioni di polizia giudiziaria in contrasto con le misure del governo.

Il fallito golpe di giugno[modifica]

Il 29 giugno 1973, il colonnello Roberto Souper circondò con il suo reggimento La Moneda con l'intento di deporre il governo di Allende.[37] Il fallito colpo di stato è conosciuto come Tanquetazo o golpe dei carri armati e fu organizzato dal gruppo paramilitare Patria y Libertad, ma fallì per l'intervento del generale Carlos Prats, fedele ad Allende; fu seguito, alla fine del mese di luglio, da uno sciopero generale che includeva i minatori di El Teniente.

Sostenitori di Allende

Appello ai militari degli avversari[modifica]

Nell'agosto 1973 si verificò una crisi costituzionale, e la Corte Suprema, lamentando pubblicamente l'incapacità del governo di Allende di applicare la legge nel Paese e la Camera dei deputati (con i Cristiano Democratici Uniti al Partito Nazionalista), accusarono il 22 agosto il Presidente di atti incostituzionali, a seguito del suo rifiuto di promulgare emendamenti costituzionali già approvati dalla camera, i quali impedivano al suo governo l'applicazione dei massicci piani di statalizzazione.[38] Venivano altresì invitati i militari a far rispettare l'ordine costituzionale.[39]

Le dimissioni di Prats e la nomina di Pinochet[modifica]

Per mesi, il governo Allende aveva temuto l'invio dei Carabineros (Carabinieri), la polizia nazionale, ritenuti sleali verso il proprio governo. Il 9 agosto, il Presidente Allende nominò il Gen. Carlos Prats Ministro della Difesa. Il 24 agosto 1973, Prats fu costretto a rassegnare le dimissioni come Ministro della Difesa e come Comandante in capo delle Forze Armate Cilene, imbarazzato dall'incidente automobilistico con Alejandrina Cox e per una protesta pubblica inscenata dalle mogli dei suoi generali sotto la propria abitazione. Lo stesso giorno il Gen. Augusto Pinochet, che Allende considerava fedele, lo sostituì come comandante in capo[39], nonostante gli avvertimenti di Fidel Castro sulle infiltrazioni della destra cilena nelle forze armate.[40]

La risposta del Presidente Allende alle accuse[modifica]

Il 24 agosto 1973, il Presidente Allende rispose,[41] dichiarando che, in sostanza, il Congresso stava invocando l'intervento delle forze armate e dell'Ordine contro un governo democraticamente eletto e subordinando alle istituzioni armate la rappresentanza politica della sovranità nazionale, che non possono e non devono farsi carico o funzioni politiche, in quanto essa è la rappresentanza della volontà popolare, caratterizzando la dichiarazione del Congresso come destinata a danneggiare il prestigio del Paese ed a creare confusione interna, predicendo che Ciò faciliterà la sediziosa intenzione di determinati settori.

Il golpe dell'11 settembre 1973[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe cileno del 1973.
L'ufficio presidenziale di Allende, oggi restaurato. E' visibile il divano sul quale Allende si sparò alla testa l'11 settembre 1973

Nel settembre del 1973, i continui scioperi, l'altissimo tasso di inflazione e la mancanza di materie prime a causa del boicottaggio avevano precipitato il paese nel caos. Le forze ostili ad Allende, che avevano manovrato onde condurre il paese sull'orlo di una guerra civile che giustificasse un colpo di stato, si preparavano ad agire. Il generale Pinochet fu messo a capo delle operazioni, in quanto comandante delle forze armate. I conservatori ripresero gli argomenti del Congresso accusando il governo di violenze e repressioni degli scioperi, censura, corruzione[42], e, con una campagna di stampa continuata dopo il golpe a opera dei militari, misero in giro voci diffamatorie sulla vita privata e sui piani politici di Allende, accusandolo di voler diventare un dittatore inscenando un finto colpo di stato per esautorare il Parlamento, diffondendo queste illazioni giustificandole con la presenza nel paese delle formazioni paramilitari di estrema sinistra, come il MIR, che sostenenevano la coalizione di governo, ma non avevano rinunciato alla lotta armata.[43] Allende rifiutò fino all'ultimo di usare la forza e la legge marziale, che i poteri presidenziali permettevano, per evitare una guerra civile e per non tradire i propri principi, anche se una legislazione di emergenza avrebbe potuto salvare il governo.[44] L'esercito attaccò quindi Santiago, cogliendo il presidente alla sprovvista, bombardando La Moneda e arrestando o uccidendo gli oppositori. Era l'11 settembre e le forze armate cilene guidate dal generale Augusto Pinochet misero quindi in atto il piano del golpe contro Allende.

La morte di Allende[modifica]

Durante l'assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda, Allende morì in circostanze non del tutto chiarite[45], dopo un ultimo discorso alla radio, concluso con le seguenti parole:

« Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento. »
(Estratto dall'ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l'11 settembre 1973[46])
Statua di Allende alla Moneda. La targa riporta un estratto dell'ultimo discorso e porta incise le parole: Salvador Allende Gossens 1908-1973 "Ho fede nel Cile e nel suo destino" 11 settembre 1973

Secondo la ricostruzione degli eventi il presidente si asserragliò con la sua guardia di sicurezza, un pugno di uomini conosciuti come Grupo de Amigos Personales o Grupo Amigos del Presidente (GAP) all'interno degli uffici della Moneda. Tra le persone rimaste vi era anche Luis Sepúlveda e la segretaria personale di Allende, Miria Contreras detta la Payita, che si era trattenuta, nascondendosi, contro il volere del Presidente che aveva fatto uscire tutte le donne e coloro che non sapevano maneggiare armi. Il presidente, ignaro che la sua casa era anch'essa stata bombardata, fece uscire due delle sue tre figlie, che si trovavano lì, raccomandando loro di raggiungere la madre e la sorella.[47] Allende respinse ogni ipotesi di fuga, sia organizzata dai suoi uomini, sia come un possibile aiuto fornito dalla Massoneria ad un confratello in grave pericolo.[48] Circa le circostanze della sua morte, la versione ufficiale, confermata dal suo medico personale, Patricio Guijon[49], è che il Presidente si sarebbe tolto la vita con un fucile AK-47 donatogli da Fidel Castro, mentre altri[50] sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet mentre difendeva il palazzo presidenziale (un racconto di tali momenti fu scritto da Gabriel García Márquez). Negli anni ottanta il medico diede in un'intervista (trasmessa dalla trasmissione televisiva Mixer di Giovanni Minoli) la versione dettagliata dell'accaduto. Secondo il racconto del medico, che era insieme con Allende all'interno della Moneda, a seguito del bombardamento aereo e del successivo incendio, Allende disse a coloro che con lui difendevano la Moneda dalle finestre del primo piano di uscire dal Palazzo ormai indifendibile rimanendo solo nell'ufficio, e che lui sarebbe uscito per ultimo. Il medico rientrò poco dopo nell'ufficio, proprio nel momento in cui Allende, seduto su un divano, si stava uccidendo con una scarica di mitragliatore alla testa dal basso in alto. In particolare, il medico disse di aver visto la parte superiore della calotta cranica di Allende volar via per effetto della scarica.[51]Anche altri testimoni videro Allende con il fucile in mano, sdraiato sul divano, dopo lo sparo. Sono state avanzate ipotesi di omicidio anche da parte di una guardia del corpo cubana su ordine di Castro, per poterne usare la morte a fine propagandistico, ma tale ipotesi, propugnata da storici ostili ad Allende[52], non trova riscontri.[53]

Le autopsie e i funerali[modifica]

La famiglia, con qualche dubbio della moglie che riteneva possibile l'omicidio da parte dei soldati di Pinochet, ha sempre accettato la versione ufficiale del suicidio: nel 2011 la figlia Isabel Allende Bussi ha chiesto la riesumazione del corpo, dal Cimitero monumentale di Santiago del Cile dove riposa dal 1990 in un grande mausoleo (nel 1973 fu sepolto senza funerale in un luogo nascosto, a Viña del Mar e sotto un falso nome, benché tutti sapessero della tomba del Chico[54], il diminutivo affettuoso di Allende[55][56]); l'autopsia ha accertato che si tratta sicuramente del corpo di Allende e ha confermato senza ombra di dubbio la versione del suicidio.[57] Come sostenuto dalla figlia, egli si uccise pur di non arrendersi a Pinochet, che voleva offrigli l'esilio al posto dell'arresto, almeno a parole[58] (forse per inscenare poi un incidente aereo[59]), anche se i golpisti sono considerati senza dubbio i responsabili morali della sua fine.[60] Una foto del corpo senza vita di Allende fu scattata dai militari[61], mentre la moglie non poté invece vederlo chiaramente; l'autopsia del 1973 fu superficiale; in altre immagini dei reperti della scena si nota che la pallottola aveva trapassato e rotto i suoi occhiali.

Esposizione di una lente degli occhiali indossati da Allende

Le conseguenze del golpe e la memoria di Allende[modifica]

In seguito al colpo di stato, in Italia ci furono molti scioperi in solidarietà con Allende e il popolo cileno. Italia e Svezia non riconobbero mai il regime di Pinochet e per tutti i 17 anni di dittatura ufficialmente rimasero in carica gli ambasciatori accreditati da Salvador Allende. Il colpo di Stato, che molti cileni speravano proteggesse la costituzione, ora si manifestava in tutto il suo orrore. I soldati fucilarono i primi dissidenti catturati nell'Estadio Nacional de Chile, tra di essi il cantante Victor Jara, mentre i sostenitori di Unidad popular venivano sequestrati, torturati e, molti, uccisi. Pablo Neruda sarebbe morto invece in ospedale, in circostanze poco chiare. Il 13 settembre la giunta sciolse il parlamento e proibì i partiti politici. Alla famiglia Allende fu concesso di andare in esilio all'estero, prima a Cuba e poi in Messico o negli Stati Uniti (la figlia Beatriz e la sorella Laura si sarebbero successivamente suicidate, mentre la nipote Isabel, la moglie Hortensia e la figlia Isabel rientrarono in Cile nel 1990), mentre i collaboratori di governo di Allende e i membri più influenti dei partiti democratici furono internati all'Isola Dawson fino al 1976. Pinochet avrebbe invece di fatto "regnato", non democraticamente eletto, per i successivi diciassette anni. La violazione dei diritti umani da parte del suo governo è stata, così come testimoniano precise prove documentali, sistematica prassi quotidiana e alla fine del lungo periodo di dittatura si stimarono più di 3000 vittime (anche non cilene), fra morti e desaparecidos e circa 30.000 persone torturate (le cifre sono tratte dal Rapporto Rettig, un'inchiesta ufficiale condotta in Cile dopo la fine della dittatura di Pinochet, nel 1990), anche se alcuni conti indicano 40000 vittime, cifra non ufficiale. Tranne che per la strage dell'Estadio Nacional de Chile, Pinochet tentò di insabbiare questi crimini parlando di morti in scontri di guerriglia o di esiliati, anziché di sequestri e omicidi. Molti cileni continuarono a rimpiangere Allende nonostante la repressione e la censura dei militari.

Documenti americani declassificati a partire dalla presidenza Clinton indicano altresì come la CIA, il servizio segreto degli Stati Uniti d'America, sia stato la "longa manus" del governo di quest'ultimo Paese, appoggiando il rovesciamento con la forza di Allende e incoraggiando l'uso della tortura da parte delle forze armate di Pinochet.

Lapide sul mausoleo di Salvador Allende

L'eredità spirituale ed il dibattito[modifica]

Francobollo sovietico
« Come Giacomo Matteotti, andò consapevolmente incontro al suo tragico destino. Egli, come Matteotti, ha gettato tra la libertà e la dittatura il suo corpo - ridotto ormai a una macchia di sangue dalla selvaggia aggressione - perché esso fosse il primo spalto della lotta dei cileni contro la dittatura. »
(Sandro Pertini)

Più di trent'anni dopo la sua morte, Allende rimane un personaggio controverso. Un ampio e partecipato dibattito si è aperto in tutto il mondo su come avrebbe potuto evolvere la storia del Cile se Allende non fosse morto. Ma in queste riflessioni Allende è un simbolo, che impersona le idee sostenute ed in via di applicazione, mentre il dibattito fu ed è di idee.

Elemento fattuale comune a tutte le impostazioni polemiche è che, in concreto, si è subito sospettato ed abbiamo oggi per ben certo (per loro stessa ammissione documentale) che gli Stati Uniti abbiano quantomeno favorito un arresto coatto e violento di un processo politico democratico interno di un altro paese. Ciò ovviamente veniva interpretato alternativamente come un'insostenibile sopraffazione imperialista o come un opportuno intervento per impedire avanzamenti dell'ideologia sovietica in America Latina, considerata dagli Stati Uniti il proprio 'cortile di casa' sin dai tempi della Dottrina Monroe.

Dalla sinistra dunque Allende è considerato un martire, caduto per la causa del socialismo. I militanti di sinistra, e non solo, si volsero ben presto ad identificare negli Stati Uniti, e specificamente in Henry Kissinger, con l'avallo del Presidente Richard Nixon, e nella CIA, i diretti responsabili della sua morte e lo vedono come una delle vittime dell'"Imperialismo Americano". Il suo viso è stato anche stilizzato e riprodotto come un simbolo del Marxismo, così come era accaduto per la famosa immagine di Che Guevara.

Dalla destra si guarda invece meno favorevolmente alla figura di Allende. La sua stretta amicizia con Fidel Castro ha portato molti ad accusarlo di essere un comunista. Affermano anche che le profonde riforme che aveva attuato mentre era al potere avevano messo in ginocchio l'economia del paese, tentando di instaurare il socialismo reale di stampo sovietico, o una dittatura sul modello di Castro, cosa sempre negata da Allende, che si ispirava ad un socialismo democratico marxista ma riformista.

Il coinvolgimento degli USA nel golpe che depose Allende rimane un argomento scottante sulla condotta della Casa Bianca durante la Guerra Fredda in territorio extra-statunitense. L'abbattimento del governo democratico di Allende resta sicuramente tra i più controversi colpi di stato in America Latina. Pressati dall'opinione pubblica internazionale, a partire dalla presidenza di Jimmy Carter gli Stati Uniti cominciarono a prendere le distanze dal regime dittatoriale cileno. Come dimostrato in parte dai documenti poi declassificati e resi pubblici dal presidente americano Bill Clinton, è oggi provato l'appoggio americano al colpo di stato. Solo negli anni 2000, Colin Powell, segretario di stato (cioè Ministro degli Esteri) del presidente statunitense repubblicano George W. Bush, ha dichiarato che il sostegno al golpe cileno "non è un momento della storia degli Stati Uniti di cui andiamo particolarmente orgogliosi".[62]

11 settembre 1973, disegno di Carlos Latuff che raffigura Allende che difende la Moneda dal golpe

Influenza culturale[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Salvador Allende nella cultura popolare.

Galleria fotografica[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Patricia Verdugo, Salvador Allende. Anatomia di un complotto organizzato dalla CIA, Dalai editore, 2004
  • Luciano Aguzzi, Salvador Allende. L'uomo, il leader, il mito, Ediesse, 2003
  • Christopher Hitchens, Processo a Henry Kissinger (tit. or.: The Trial of Henry Kissinger, London, Verso 2002). Milano, Editrice Fazi, 2005. ISBN 88-8112-613-3: sul ruolo di Kissinger come organizzatore del golpe contro Allende
  • Patricio Guzmán, Salvador Allende - La memoria ostinata. DVD. Con libro, Feltrinelli 2006
  • D. Fernando García, Oscar Sola, Salvador Allende, Sperling e Kupfer, 1998
  • Victor Farías, Salvador Allende. La fine di un mito. Il socialismo tra ossessione totalitaria e corruzione. Nuove rivelazioni, Medusa edizioni, 2007
  • Andrea Mulas, Allende e Berlinguer. Il Cile dell'Unidad Popular e il compromesso storico italiano, Manni, 2005

Onorificenze[modifica]

Onorificenze cilene[modifica]

Gran Maestro dell'Ordine di Bernardo O'Higgins - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Bernardo O'Higgins
Gran Maestro dell'Ordine al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito

Onorificenze straniere[modifica]

Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)
Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
— 16 giugno 2004
Premio Lenin per la Pace (URSS) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin per la Pace (URSS)
— Mosca, 1972

Note[modifica]

  1. ^ Alla nascita Salvador Isabelino del Sagrado Corazón de Jesus Allende Gossens, vedi biografia.
  2. ^ I veri nomi di Allende
  3. ^ Salvador Guillermo Allende Gossens
  4. ^ secondo alcuni documenti nato invece a Santiago del Cile: "Acta revela que Salvador Allende nació en Santiago", El Mercurio, 4 de Abril de 2008
  5. ^ (EN) Profile: Salvador Allende. BBC News. URL consultato in data 9 ottobre 2009.
  6. ^ In ricordo di Allende: l'unico rivoluzionario non violento
  7. ^ Allende, president of Chile
  8. ^ Genealogia completa della famiglia Allende
  9. ^ Massoneria e socialismo: Allende
  10. ^ Isabel Allende, L'11 settembre di mio zio Salvador
  11. ^ Isabel Allende Bussi: io non perdono
  12. ^ Régis Debray, La Succhia: via cilena: intervista con Salvador Allende, Feltrinelli, 1971.
  13. ^ Chi fu Salvador Allende?
  14. ^ Salvador Allende, Higiene mental y delincuencia
  15. ^ Telegramma su El Clarin de Chile
  16. ^ Chi fu Salvador Allende? su Europa oggi
  17. ^ Allende? Tentato dall'eugenetica
  18. ^ Marco Respinti, Salvador Allende eugenetico e razzista, Il Timone, dicembre 2007
  19. ^ Sergio Romano, Allende e i suoi pretesi peccati di gioventù consultabile qui, Corriere della Sera, 18 ottobre 2007
  20. ^ Mariano Bizzarri, The dark side of Allende, documento scaricabile su storiainrete.it, Pagina cartacea visionabile
  21. ^ Víctor Farías, Salvador Allende. La fine di un mito. Il socialismo tra ossessione totalitaria e corruzione. Nuove rivelazioni, Medusa edizioni, 2007
  22. ^ Víctor Farías, Salvador Allende. Antisemitismo ed eutanasia, 2006
  23. ^ Vi racconto la storia di Allende, eroe vero e dinmenticato
  24. ^ www.gwu.edu
  25. ^ Allende e la Chiesa cilena
  26. ^ frittelle della cucina spagnola e sudamericana
  27. ^ Gennaro Carotenuto, Dieci anni fa falliva il golpe in Venezuela contro Hugo Chavez
  28. ^ Eliana Ann Cardozo, Ann Helwege, Latin America's Economy: Diversity, Trends and Conflicts, MIT, 1992, pagg. 142; testo disponibile su google books
  29. ^ dal sito Chicago Boyz.net
  30. ^ Anche Ernesto Che Guevara era stato suo amico, e gli aveva anche dedicato un libro, La guerra di guerriglia.
  31. ^ dal sito Chicago Boyz.net
  32. ^ Shraga Elam and Dennis Whitehead, "In the service of the Jewish state", Ha'aretz, 31 March 2007
  33. ^ Christopher Andrew and Vasili Mitrokhin How 'weak' Allende was left out in the cold by the KGB (excerpt from The Mitrokhin Archive Volume II), The Times (UK), 19 settembre 2005.
  34. ^ a b c The World Was Going Our Way: The KGB and the Battle for the Third World by Christopher Andrew, 736 pages, 2005.
  35. ^ [1] Pawn or Player? Chile in the cold war
  36. ^ a b Hinchey Report CIA Activities in Chile. 18 settembre 2000. URL consultato il 18 novembre 2006.
  37. ^ Second coup attempt: El Tanquetazo (the tank attack), originally on RebelYouth.ca. Unsigned, but with citations. Archiviato su Internet Archive il 13 ottobre 2004.
  38. ^ Historia de Chile. URL consultato il 15 maggio 2009.
  39. ^ a b (ES) Se desata la crisis, part of series "Icarito > Enciclopedia Virtual > Historia > Historia de Chile > Del gobierno militar a la democracia" on LaTercera.cl. URL consultato il 22 settembre 2006.
  40. ^ Allende eroe vero
  41. ^ (ES) La respuesta del Presidente Allende su Wikisource. (EN) Traduzione inglese su Wikisource, URL consultato il 22 settembre 2006.
  42. ^ Gli argomenti dei conservatori
  43. ^ Come il falso piano Z fece paura al Cile
  44. ^ Allende. Laico socialista, nonviolento rivoluzionario
  45. ^ Il Cile indaga sulla morte di Allende. Suicidio od omicidio?
  46. ^ L'ultimo discorso di Salvador Allende, trasmesso da Radio Magallanes, da Patria Indipendente del 26 ottobre 2003, riportato dal sito dell'ANPI.
  47. ^ Isabel Allende: io non perdono
  48. ^ Allende, trent'anni dopo
  49. ^ Allende: fu suicidio - La verità 38 anni dopo
  50. ^ Una data e tante voci
  51. ^ L'11 settembre dimenticato
  52. ^ ad esempio Víctor Farías
  53. ^ L'altro 11 settembre cileno
  54. ^ varianti del soprannome: Cicio e Chicho erano usate dai famigliari
  55. ^ Alla tomba di Allende
  56. ^ Isabel Allende, Mio padre, El Chico
  57. ^ Salvador Allende, gli esperti confermano: fu suicidio
  58. ^ Articolo sulla morte di Pinochet
  59. ^ Salvador Allende - Trent'anni dopo, storia di un colpo di stato
  60. ^ Cile: Neruda come Allende, vittima di Pinochet
  61. ^ Fotografia
  62. ^ L'altro 11 settembre

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Predecessore Presidenti del Cile Successore Flag of the President of Chile.svg
Eduardo Frei Montalva 1970 - 1973 Augusto Pinochet Ugarte
(dittatura militare)

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