Carlos Prats

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Carlos Prats
Generale Prats.jpg

Comandante in Capo dell'Ejercito de Chile
Durata mandato 26 ottobre 1970 –
23 agosto 1973
Presidente Eduardo Frei Montalva (1970)
Salvador Allende (1970-1973)
Predecessore Rene Schneider
Successore Augusto Pinochet

Ministro degli Interni del Cile
Durata mandato 2 novembre 1972 –
luglio 1973
Predecessore Jaime Suàrez
Successore Gerardo Espinoza (Politico)

Dati generali
Partito politico Indipendente

Carlos Prats González (Talcahuano, 2 febbraio 1915Buenos Aires, 30 settembre 1974) è stato un generale e politico cileno, comandante in capo dell'Ejército de Chile dal 26 ottobre 1970 al 23 agosto 1973, sotto la presidenza di Salvador Allende. Fu anche, dal 2 novembre 1972 agli inizi di luglio del 1973, ministro e vicepresidente della Repubblica.

« Presidente Allende, l'esercito pensa ma non si esprime ![senza fonte] »

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Prats González era il maggiore dei quattro figli di Carlos Prats Risopatrón, proprietario di una libreria, e di Hilda González, maestra di scuola elementare. Trascorse un'infanzia felice ma modesta nella sua città natale finché, nel 1931, a sedici anni entrò nell'accademia militare dell'esercito, diventando in poco tempo il miglior alunno del suo corso.

Nel 1935 terminò il corso come ufficiale di artiglieria; tre anni più tardi venne promosso a sottotenente e fu integrato nel corpo docente dell'accademia militare rimanendovi fino al 1954, quando, a seguito della promozione a maggiore, venne inviato negli Stati Uniti come addetto militare rimanendovi fino al 1958. Nel frattempo, nel 1944, si era sposato con Sofia Cuthbert Chiarleoni da cui avrebbe avuto tre figlie.

Nel 1961 divenne comandante del III reggimento di artiglieria Chorrillos e, nel 1963, del I reggimento Tacna. Tra il 1964 e il 1966 fu addetto militare in Argentina. Da qui divenne prima generale di brigata (1968), poi generale di divisione, sotto la presidenza di Eduardo Frei Montalva.

Il 26 ottobre 1970, in un momento di grave crisi nazionale, venne elevato al grado di comandante in capo dell'esercito per prendere il posto di René Schneider che aveva subito un attentato il 22 ottobre ed era spirato il giorno prima.

L'assassinio di Rene Schneider[modifica | modifica wikitesto]

Schneider e Prats si conoscevano bene e si assomigliavano per molti aspetti: l'amore per la pittura, per la letteratura[1], l'attaccamento alla famiglia, l'agnosticismo; ma soprattutto erano dei costituzionalisti, e condividevano entrambi la posizione (espressa e sostenuta pubblicamente da Schneider) che il ruolo delle forze armate avrebbe dovuto essere rigorsamente apolitico, di difesa della carta costituzionale e del regolare svolgimento del lavoro parlamentare.

Il ruolo delle forze armate prospettato da Schneider non poteva che comportare, di conseguenza, la preclusione all'idea di un colpo di stato, ma come tale avrebbe anche segnato la sua condanna a morte, volta ad impedire la ratifica dell'elezione di Salvador Allende da parte del Congresso Nazionale Cileno.
Mandante dell'omicidio Schneider fu il generale Roberto Viaux, lo stesso uomo che aveva guidato una precedente insurrezione, il cosiddetto Tacnazo[2], il 21 ottobre 1969.

È stato appurato, successivamente, che Viaux aveva goduto del sostegno della CIA nell'elaborazione di un piano per il rapimento del generale Schneider, ma non è stata provata una implicazione dei servizi segreti statunitensi nell'omicidio.
Una serie di documenti riservati rinvenuti al NARA (National Archives and Records Administration) e pubblicati dal quotidiano The Washington Post nel 1999 dimostrarono l'esistenza di un piano organizzato dalla CIA per il rapimento del generale cileno[3] poiché si presumeva che si sarebbe opposto ad un colpo di Stato in virtù della linea costituzionalista. In particolare i servizi segreti avevano preso contatto con due gruppi all'interno dell'esercito a cui avevano fornito armi e denaro.

A seguito delle dichiarazioni del Washington Post, la famiglia di Schneider accusò pubblicamente, nel 2001, l'allora Segretario di Stato americano, Henry Kissinger, di essere stato il mandante dell'omicidio, ma questa accusa venne contestata opponendo dei documenti dell'epoca che affermavano l'intenzione e il sostegno dei servizi segreti al rapimento, ma non all'omicidio che sarebbe quindi stato un'azione autonoma di Viaux e dei suoi uomini[4].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe_cileno_del_1973#Ruolo_statunitense_nel_colpo_di_Stato_del_1973.

Ministro durante la presidenza Allende[modifica | modifica wikitesto]

Salvador Allende, con l'appoggio del Congresso, aveva assunto la presidenza e non era gradito né alla media e alta borghesia cilena né ad una parte dell'esercito, ma la nomina di Prats aveva rassicurato quanti temevano il pericolo di un colpo di stato poiché il generale cileno era un convinto sostenitore del costituzionalismo delle forze armate.

L'assassinio di Schneider aveva, inoltre, suscitato un grande scalpore e impatto emotivo che aveva contribuito a ridurre le divisioni interne all'esercito e a rafforzare, inizialmente, la leadership di Prats e di Allende.

I rapporti tra Prats e Allende si mantennero strettamente professionali per i primi tempi, per tramutarsi in seguito ad una collaborazione fondata sulla reciproca stima.[5].

Durante il suo comando, Prats si preoccupò di salvaguardare l'indipendenza delle forze armate convincendo Allende a rinunciare ai propositi di prepensionamento dei militari non graditi al partito dell'Unidad Popular, e ottenendo il mantenimento del bilancio della difesa (compresi gli emolumenti per gli ufficiali) concordato dal presidente Frei con Schneider dopo l'insurrezione del Tancazo.

Nonostante i buoni rapporti tra Prats e Allende e la linea costituzionalista dell'esercito, le tensioni sociali si mantevano molto elevate sia a causa dell'embargo statunitense a seguito del ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba e l'elevata inflazione, sia per i forti contrasti interni provocati dal programma di nazionalizzazione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Salvador Allende#Presidenza.

Un episodio particolarmente difficile fu lo sciopero generale dei camionisti nell'ottobre del 1972 che aveva paralizzato il paese. Dopo alcuni tentativi falliti di fermare lo sciopero, Allende cercò di rafforzare l'azione del governo integrando temporaneamente nell'esecutivo alcuni membri delle forze armate: Prats venne nominato ministro dell'interno il contrammiraglio Ismael Huerta venne posto alle opere pubbliche e il generale di brigata Claudio Sepúlveda al ministero delle risorse minerarie.

La presenza dei militari al governo permise di mettere fine allo sciopero e contribuì a mantenere l'ordine e diminuire gli episodi di violenza, ma la situazione rimaneva critica.

Nel 1973 Prats ricoprì anche il ruolo di ministro della difesa e vicepresidente.

La situazione precipita[modifica | modifica wikitesto]

L'instabile equilibrio venne compromesso da un incidente con un'arma da fuoco che coinvolse il 27 giugno 1973 il generale Prats e l'aristocratica Alejandrina Cox.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incidente automobilistico con Alejandrina Cox.

Alejandrina Cox, che si era travestita da uomo per non farsi riconoscere, affiancò di lato, alla guida di una utilitaria, la macchina del generale (che si dirigeva verso la Moneda) e prese a insultarlo violentemente.
Prats che sedeva sul sedile posteriore dell'auto, forse intimorito dal fatto che il generale Schneider era stato assassinato in circostanze analoghe, estrasse la pistola in dotazione e abbassato il finestrino intimò, con l'arma in pugno, al guidatore di fermarsi.
Poiché questo non desisteva, sparò un colpo di pistola verso l'automobile colpendo il fianco anteriore sinistro. L'automobile si fermò immediatamente e il guidatore svelò la propria identità. Presto una folla inferocita di persone si radunò attorno alla scena dell'incidente prendendo apertamente la parti della donna. Prats riuscì ad allontanarsi salendo su un taxi per raggiungere il palazzo presidenziale.

La spropositata reazione di Prats fu unanimemente condannata e danneggiò gravemente la credibilità e l'autorevolezza che il generale si era guadagnato negli anni contribuendo a far precipitare la situazione.
Lo stesso giorno dell'incidente, Prats presentò le sue dimissioni dall'esecutivo che vennero tuttavia rifiutate, in un primo tempo, da Allende e l'opposizione ebbe facile gioco nell'accusare il governo di aver difeso uno squilibrato che aveva sparato ad una donna disarmata.

Una settimana prima, inoltre, era stata sventata una cospirazione militare per rovesciare il governo del paese. L'arresto dei cospiratori venne annunciato il 28 giugno, nel pieno dello scandalo dell'incidente, e venne seguito, il giorno dopo, da un nuovo tentativo di colpo di stato (che rimase noto come El Tanquetazo) condotto dal tenente colonnello Roberto Souper che si ammutinò e, alla guida di un corpo di 80 uomini e sei mezzi corazzati, si diresse verso il palazzo della Moneda che venne cannoneggiato. Il golpe, tuttavia, fallì e gli insorti si arresero dopo alcuni scontri a fuoco con l'esercito nel corso della mattinata.

La reputazione di Prats venne parzialmente risollevata dal brillante operato durante il golpe di Souper, ma il suo ruolo politico era oramai compromesso e il tentativo di chiamarlo nuovamente a ricoprire un incarico nell'esecutivo venne fortemente osteggiato. Ai primi di luglio si dimise definitivamente da ogni incarico politico.

Il 21 agosto, subì una violenta contestazione, presso la propria abitazione, da parte delle mogli di diversi generali cileni a cui si aggiunsero alcuni ufficiali in borghese. L'oggetto della contestazione era l'operato di governo di Prats a cui veniva rinfacciata l'incapacità di ripristinare l'ordine anche scegliendo la strada di una dittatura militare.

La manifestazione aveva reso evidente la fragilità della situazione politica e lo scarso supporto di cui godeva oramai la linea costituzionalista nell'esercito; il giorno seguente, Prats rassegnò le dimissioni come comandante in capo e annunciò il suo congedo dall'esercito consigliando ad Allende di nominare al suo posto Augusto Pinochet che era il suo secondo e che considereva un ufficiale leale. Due generali, Mario Sepúlveda e Guillermo Pickering, aderenti alla linea politica costituzionalista, rinunciarono anch'essi ai propri incarichi come segno di solidarietà.

Le dimissioni di Prats rimossero l'ultimo ostacolo all'instaurazione di una dittatura militare in Cile, cosa che avvenne solo tre settimane dopo, l'11 settembre, proprio per mano di Pinochet.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe cileno del 1973.

Pochi giorni dopo, il 15 settembre, Prats si autoesiliò, assieme alla moglie, in Argentina.

L'attentato[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 settembre 1974, verso le ore 00.50, nei pressi della propria abitazione a Buenos Aires, Prats venne ucciso assieme alla moglie Sofia Cuthbert dall'esplosione di un bomba radiocontrollata che era stata collocata sulla sua Fiat 125 due giorni prima. L'esplosione fu così potente da scagliare i detriti fino al nono piano dell'edificio antistante.

Successivamente alle indagini, si scoprì che l'omicidio era stato pianificato da alcuni agenti della polizia segreta cilena (DINA), guidati da Michael Townley, già responsabile dell'omicidio di Orlando Letelier nel corso dell'Operazione Condor.

Le indagini giudiziarie e i processi[modifica | modifica wikitesto]

Indagini e processi sull'assassinio di Prats si svolsero sia in Cile che in Argentina e sono giunti solo recentemente ad una conclusione.

In Cile, il giudice interessato del caso, Alejandro Solis, archiviò definitivamente le accuse contro Pinochet per l'omicidio Prats, dopo il rifiuto, da parte della corte suprema cilena, nel gennaio 2005, di annullare l'immunità all'ex-dittatore. Come mandante dell'assassinio venne invece accusata l'intera dirigenza della DINA, tra cui il direttore capo Manuel Contreras, l'ex capo operazioni e generale in ritiro Raul Iturriaga Neuman, suo fratello Roger Iturriaga, gli ex-brigadieri Pedro Espinoza Bravo e Jose Zara.

In Argentina, nel 2004, venne condannato all'ergastolo l'agente della DINA, Enrique Arancibia Clavel come uno dei due agenti direttamente coinvolti nell'omicidio. A Clavel furono rifiutati i termini di prescrizione per l'omicidio Prats in quanto questo venne ritenuto, al pari degli altri omicidi operati nel corso delle cosiddette guerre sporche cilena e argentina, un crimine contro l'umanità[6].

Precedentemente era stato ipotizzato anche un coinvolgimento nella pianificazione dell'omicidio di un esponente della destra eversiva, Stefano Delle Chiaie. Assieme a Vincenzo Vinciguerra, Delle Chiaie testimoniò a Roma, nel dicembre 1995, di fronte al giudice federale argentino Maria Servini De Cubrìa, che Enrique Arancibia Clavel e Michael Townley erano direttamente coinvolti nell'omicidio[7].

Nel 2003 il giudice De Cubrìa richiese l'estradizione dal Cile di Michael Townley, Mariana Callejas, moglie di Townley, e Cristoph Willikie, un ex colonnello dell'esercito; ma il giudice della corte di appello cilena Nibaldo Segura la rifiutò, nel luglio del 2005, con la motivazione che i tre erano già stati processati in Cile[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prats scrisse anche un diario autobiografico (Testimonio de un Soldado, pubblicato postumo nel 1985) e alcuni saggi storici: Benjamín Vicuña Mackenna y las Glorias de Chile (1959), El Sur de Concepción (1969).
  2. ^ Si trattò di un ribellione del reggimento corazzato Tacna, che si configurò come un tentativo di colpo di stato contro il governo del presidente cileno Eduardo Frei Montalva. Viaux motivò la rivolta come una protesta per la «scarsa considerazione» che godevano le forze armate, i bassi stipendi e i fondi ridotti per gli armamenti. L'insurrezione terminò senza incidenti dopo una serie di colloqui e l'assicurazione dell'accoglimento di alcune richieste. Cosa che in parte avvenne, l'anno successivo, per le pressioni esercitate dal generale Schneider sul presidente Frei che condussero ad un raddoppio del bilancio delle forze armate e alla sestuplicazione degli stipendi dei generali.
  3. ^ Still Hidden: A Full Record Of What the U.S. Did in Chile, Peter Kornbluh, The Washington Post, 24 ottobre 1999; pagina B01.
  4. ^ Falcoff, Mark,"Kissinger and Chile", FrontPageMag.com, 10 novembre 2003.
  5. ^ In merito al suo rapporto con Allende, Prats ebbe a dichiarare: «Non condividevo la sua ideologia marxista, ma lo giudico come uno dei governanti più lucidi e innovativi del Cile del ventesimo secolo e, allo stesso tempo, il più incompreso.» Dichiarazione riportata nell'articolo monografico Prats, el alter ego de Pinochet sulla rivista El periodista, 23 novembre 2003.
  6. ^ Vedi l'articolo Vital rights ruling in Argentina su BBC News.
  7. ^ Michael Townley fue interrogado por muerte de Frei Montalva, articolo sull'interrogatorio di Michael Townley in relazione all'omicidio del presidente Montalva.
  8. ^ Arancibia, "clave" en la cooperación de las dictaduras, un articolo del quotidiano messicano online La jornada del 22 maggio 2000.

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