Augusto Pinochet

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Augusto Pinochet Ugarte
Pinochet in abiti civili nel 1990

Pinochet in abiti civili nel 1990


Presidente della Giunta militare del Cile
Durata mandato 11 settembre 1973 –
27 giugno 1974
Predecessore Salvador Allende (come 29º Presidente del Cile)
Successore sé stesso (come Capo Supremo della Nazione)

Capo Supremo della Nazione del Cile
Durata mandato 27 giugno 1974 –
17 dicembre 1974
Predecessore se stesso (come Presidente della Giunta militare)
Successore se stesso come Presidente

30º Presidente del Cile
Durata mandato 17 dicembre 1974 –
11 marzo 1990
Predecessore se stesso come Capo Supremo della Nazione
Successore Patricio Aylwin

Dati generali
Partito politico Indipendente, dittatura militare
Tendenza politica Conservatorismo
Nazionalismo
Pinochetismo
Titolo di studio Accademia militare
Alma mater Scuola militare di Santiago del Cile
Professione militare
Firma Firma di Augusto Pinochet Ugarte
Augusto Pinochet Ugarte
Pinochet in uniforme
Pinochet in uniforme
25 novembre 1915 - 10 dicembre 2006
(91 anni)
Soprannome don Augusto[1][2], Pinocho[3]
Nato a Valparaíso
Morto a Santiago del Cile
Cause della morte naturale
Luogo di sepoltura Los Boldos
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Cile Cile
Forza armata Esercito cileno
Corpo Fanteria
Unità Reggimenti "Chacabuco", "Maipo", "Carampangue", "Rancagua", "Primera división"
Anni di servizio 1931 - 1998
Grado Generale Comandante Ejército de Chile
Comandanti Carlos Prats (fino al 1973)
Battaglie Presa del Palazzo presidenziale
Comandante di Capo di stato maggiore delle forze armate; Esercito di terra del Cile; reggimento "Esmeralda"; seconda e sesta divisione; divisione Garrison.
Studi militari Scuola militare di fanteria di Santiago del Cile
Frase celebre "A volte la democrazia ha bisogno di essere lavata nel sangue, perché continui ad essere democrazia"[4][5]
Altro lavoro Politico

[senza fonte]

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Augusto José Ramón Pinochet Ugarte (Valparaíso, 25 novembre 1915Santiago del Cile, 10 dicembre 2006) è stato un generale e politico cileno, che governò il suo paese come dittatore dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990.

Con un colpo di Stato militare si autonominò presidente e, durante la sua dittatura militare, venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta da alcuni un vero sterminio di massa[6], con l'uccisione di circa 3000 oppositori politici - 2279 è una delle cifre, 3197 la cifra ufficiale stabilita dal governo democratico cileno dopo la fine del regime[7] - su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, e sistematiche violazioni dei diritti umani, anche se c'è chi sostiene che i morti furono invece più di 40.000, comprese le sparizioni forzate[8], con 600.000 tra arrestati e torturati.[9]

Generale dell'esercito, di orientamento fortemente conservatore, guidò un governo considerato militarista e reazionario anche se distante dai fascismi storici[10], nonostante la definizione di simpatizzante o appartenente a tali regimi, data da molti oppositori[11], poiché privo delle strutture corporative e sociali di tali regimi. Il reale orientamento politico del generale, al di là del suo governo di stampo conservatore e accanitamente anticomunista, è stato discusso: indubbia è l'ammirazione che Pinochet aveva nei confronti del generale Francisco Franco, dittatore spagnolo, anticomunista e filo-fascista.[12]

Pinochet arrivò al potere a seguito del golpe del 1973, inizialmente sollecitato da parte del Parlamento: il colpo di Stato militare - appoggiato da Stati Uniti, nelle persone di Richard Nixon ed Henry Kissinger, in funzione anticomunista - e da esponenti di ceti elevati cileni, rovesciò il legittimo governo del Presidente socialista Salvador Allende, il quale perse la vita nel golpe. Pinochet attuò una politica economica fortemente liberista, con l'assistenza di un gruppo di giovani economisti cileni, guidati da José Piñera, detti Chicago boys, poiché formati a Chicago da Milton Friedman.

Per alcuni questa politica durante il periodo di Pinochet, provocò una grande crescita economica, il cosiddetto miracolo del Cile. Un referendum nel 1988 mise fine alla dittatura, lo costrinse ad avviare la transizione, e reintrodusse la democrazia con libere elezioni nel 1989. Lasciò ufficialmente il potere solo nel 1990, rimanendo però capo delle forze armate fino al 1998. Divenne poi senatore a vita, godendo dell'immunità parlamentare.

Arrestato nel Regno Unito su mandato del governo spagnolo per la sparizione di cittadini iberici e accusato di crimini contro l'umanità, di corruzione ed evasione fiscale, non fu però mai condannato per motivi di salute: rientrò in Cile, dove riuscì ad evitare i processi e dove morì nel 2006. Il suo governo coincise con l'inizio della maggior parte delle sanguinose dittature militari in America Meridionale, come quella della confinante Argentina, con cui Pinochet rischiò anche una guerra per contrasti di confine.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Suo padre era Augusto Pinochet Vera, medico e nipote di contadini. Gli avi paterni di Pinochet lasciarono Lamballe in Bretagna nel XVIII secolo per trasferirsi in Cile, mentre sua madre Evelina Ugarte Martínezil era invece di origine basca.

Pinochet e la moglie

Gli inizi della carriera[modifica | modifica sorgente]

Pinochet frequentò la scuola primaria e secondaria al Seminario San Rafael di Valparaíso, l'Istituto "Rafael Ariztía" di Quillota (tenuto dai Fratelli maristi), la Scuola dei Fratelli francesi di Valparaíso, e la Scuola Militare, nella quale entrò nel 1931 dopo essere stato bocciato due volte. Dopo quattro anni di studio, si diplomò in quest'ultima con il grado di alférez di fanteria. Nel settembre 1937, si unì al Reggimento Chacabuco, a Concepción. Due anni dopo, nel 1939, con il rango di sottotenente, si trasferì al Reggimento Maipo, di stanza a Valparaíso.

Ritornò alla scuola di Fanteria nel 1940. Nel gennaio del 1943 sposò la ventunenne Lucía Hiriart Rodríguez, figlia di un senatore radicale che fu anche ministro dell'Interno, con la quale ebbe cinque bambini: tre figlie e due figli, che chiamò Marco Antonio e Cesare Augusto, a motivo della sua passione per la storia romana che lo portò a paragonarsi a Cincinnato. Alla fine del 1945, entrò nel Reggimento Carampangue, a Iquique. Nel 1948 entrò nell'Accademia di Guerra, ma dovette posporre i suoi studi, perché, essendo l'ufficiale più giovane, doveva portare a termine una missione nella zona carbonifera di Lota. L'anno seguente ritornò ai suoi studi in Accademia.

Dopo aver ottenuto il titolo di ufficiale di Stato maggiore, nel 1951, ritornò ad insegnare alla Scuola Militare. Nello stesso periodo, lavorò come aiuto insegnante all'Accademia di Guerra nei corsi di geografia e geopolitica militare. In aggiunta a questo, era attivo come direttore della rivista istituzionale Cien águilas (Cento Aquile), un organo che rappresentava la voce degli ufficiali. Durante l'inizio del 1953, con il grado di maggiore, fu inviato per due anni al Reggimento Rancagua ad Arica. Mentre si trovava là, fu nominato professore dell'Accademia di Guerra, e ritornò a Santiago del Cile per occupare il suo nuovo incarico.

Ottenne un baccalaureato e, con questo diploma, entrò nella Scuola di Legge dell'Università del Cile. All'inizio del 1956 Pinochet fu scelto, insieme ad un gruppo di giovani ufficiali per formare una missione militare che avrebbe collaborato con l'organizzazione dell'Accademia della Guerra dell'Ecuador a Quito, il che lo obbligò a sospendere i suoi studi di legge. Rimase con la missione a Quito per tre anni e mezzo, tempo durante il quale si dedicò allo studio della geopolitica, della geografia militare e dell'intelligence.

Alla fine del 1959, ritornò in Cile e fu inviato al Quartier generale della 1ª Divisione dell'esercito, ad Antofagasta. L'anno successivo, fu assegnato al comando del 7º Reggimento Esmeralda, a Line. Grazie al suo successo in questa posizione, fu nominato vice-direttore dell'Accademia di Guerra nel 1963. Nel 1968, fu nominato comandante in capo della 2ª Divisione dell'esercito, a Santiago, e alla fine dell'anno fu nominato generale di Brigata e Comandante in Capo della 6ª Divisione del presidio di Iquique. Nella sua nuova funzione, fu anche nominato intendente rappresentante della regione di Tarapacá.

Nel gennaio del 1971, salì al grado di generale di Divisione e fu nominato generale comandante della guarnigione dell'esercito di Santiago. All'inizio del 1972, fu nominato generale capo di stato maggiore dell'esercito. Mentre i conflitti interni crescevano in Cile, Pinochet fu nominato comandante in capo dell'Ejército de Chile, il 23 agosto 1973, dal Presidente, il socialista Salvador Allende, che lo considerava fedele e lo definì un militare tutto d'un pezzo.

La situazione sociale prima del golpe[modifica | modifica sorgente]

Al momento del colpo di Stato, l'economia era in forte crisi. Il presidente Salvador Allende, che era stato eletto nel 1970 con il 36 per cento dei voti, per risollevare l'economia del Paese, aveva varato numerose riforme economiche e sociali, come la nazionalizzazione delle miniere di rame, carbone e ferro, riforma costituzionale approvata all'unanimità dal parlamento, controllate fino allora da imprese straniere, un'autentica riforma agraria e la nazionalizzazione di piccole e medie imprese strategiche e banche. Queste riforme non erano però gradite dalla borghesia cilena e dagli investitori stranieri. Il 15 luglio 1971 i commercianti cominciarono ad accaparrare generi alimentari e di prima necessità, mettendo in ginocchio economicamente il Paese.

Il 4 giugno 1972 i camionisti cileni organizzarono uno storico sciopero contro il governo, provocando l'interruzione dei rifornimenti di carburante ed aggravando ancor di più la situazione a livello di approvvigionamento alimentare; il primo dicembre le donne del Barrio Alto (quartieri eleganti come Las Condes, ecc. letteralmente "quartiere alto") scesero nelle strade per un "cacerolazo", forma di protesta sonora con concerto di pentole vuote. L'università era sotto il controllo del Movimento gremialista di Jaime Guzmán. Il 22 agosto 1973 il Congresso cileno votò una risoluzione in cui si elencavano le violazioni delle legalità compiute dal governo Allende e si invitava l'esercito a rimuovere il presidente. Secondo la costituzione cilena, per essere approvata una risoluzione simile necessitava del voto favorevole di due terzi del parlamento.

La votazione si concluse con una maggioranza di voti favorevoli, ma senza raggiungere i due terzi richiesti. La tesi della guerra civile imminente, e di Allende ormai esautorato dalle forze di guerriglia comunista, fu sostenuta anche da Patricio Aylwin, il primo presidente del ritorno alla democrazia negli anni Novanta: "Il governo di Allende aveva esaurito, con un totale fallimento, la via cilena verso il socialismo e si apprestava a consumare un autogolpe per instaurare con la forza la dittatura comunista. Il Cile visse sull’orlo del "Golpe di Praga" che sarebbe stato tremendamente sanguinoso, e le Forze Armate non fecero altro che anticipare quel rischio imminente".[13]

Colpo di Stato del 1973[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Golpe cileno del 1973.

I vertici militari cileni, l'11 settembre 1973, destituirono Allende con un colpo di Stato militare. I leader del golpe usarono aerei da combattimento Hawker Hunter per bombardare il Palazzo Presidenziale che lo ospitava. Lì morì Salvador Allende, ma la reale causa della sua morte rimane un mistero: secondo la versione ufficiale si suicidò (come afferma anche l'autopsia effettuata nel 2011 sui resti di Allende), mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet durante la difesa del palazzo presidenziale. Come sostenuto dalla figlia, egli si uccise pur di non arrendersi a Pinochet, che voleva offrigli l'esilio al posto dell'arresto, almeno a parole[14](forse per inscenare poi un incidente aereo[15]), anche se i golpisti sono considerati senza dubbio i responsabili morali della sua fine.[16]

Pinochet fu nominato a capo del concilio di governo della giunta vittoriosa, e si mosse per frantumare l'opposizione socialista del Cile, arrestando approssimativamente 130.000 individui in un periodo di tre anni. Il ruolo di Pinochet nella pianificazione del colpo di Stato è oggetto di discussione. È comunemente accettato che Pinochet sia stato il capo dei congiurati e che abbia usato la sua posizione di Comandante dell'esercito per coordinare un piano ad ampio raggio con le altre forze militari. Questa è la versione degli eventi che Pinochet stesso conferma nelle sue memorie. In anni recenti, comunque, alti ufficiali militari del tempo hanno raccontato che Pinochet, riluttante, fu coinvolto da Nixon nel colpo di Stato solo pochi giorni prima che questo avvenisse. Quale che fosse la verità, una volta che la Giunta fu al potere, Pinochet presto consolidò il suo controllo su di essa.

In contrasto con la maggior parte delle altre nazioni dell'America Latina, il Cile aveva avuto, prima del colpo di Stato, una lunga tradizione di governi democratici civili, con l'eccezione del governo di Gabriel González Videla il decennio precedente, civile e salito al potere regolarmente, ma trasformatasi presto in dittatura; l'intervento militare in politica era stato raro. Alcuni ricercatori politici hanno ascritto la violenza del colpo di Stato alla stessa stabilità del sistema democratico esistente, che richiese azioni estreme per essere rovesciato. La politica economica di Allende implicava il possesso da parte dello Stato di molte compagnie chiave, soprattutto le miniere di rame possedute dagli USA.

In altri termini Allende si attirò l'odio dei grandi proprietari terrieri cileni, che accentravano nelle proprie mani una gran parte della ricchezza del paese. Inoltre rifiutava la politica di privatizzazione delle risorse primarie dello Stato cileno, temendo abusi, e arrivò persino a statalizzare il sistema bancario. Pinochet promise di promuovere lo sviluppo di un mercato più aperto o, per usare le sue parole, "di fare del Cile non una nazione di proletari, ma una nazione di imprenditori". Il governo di Allende era in rapporti amichevoli con Cuba.

Archivi declassificati degli USA provano che gli Stati Uniti d'America approvarono fondi per azioni che prevenissero l'elezione di Allende e, più tardi, per destabilizzare il suo governo. Il ruolo degli USA nel colpo stesso non è stato stabilito, ma un documento rilasciato dalla CIA nel 2000, intitolato "CIA Activities in Chile", rivelava che l'agenzia statunitense supportò attivamente la giunta militare prima e dopo il rovesciamento di Allende e che essa fece di molti ufficiali di Pinochet degli agenti pagati dalla CIA o dai militari USA, anche se l'agenzia sapeva che erano coinvolti in sistematiche e ampie violazioni dei diritti umani[17].

Tra repressione e normalizzazione[modifica | modifica sorgente]

« In Cile non si muove una foglia senza che io lo sappia. »
(Augusto Pinochet[18])

Fino al 27 giugno 1974 Pinochet era semplicemente il presidente della Giunta militare, leadership che avrebbe dovuto alternarsi con quelle dei comandanti delle altre forze armate. Da quella data assume il titolo di "Capo Supremo della Nazione", poi ufficializzato in Presidente del Cile, usato soprattutto dopo il trasferimento del generale alla Moneda ricostruita, e l'apparente smilitarizzazione del governo (Pinochet cominciò ad apparire in pubblico, nelle occasioni politiche e non militari, in abiti civili anziché in divisa). Il 17 dicembre 1974 è la data ufficiale dell'insediamento come presidente della Repubblica.

Pinochet nel 1971

La violenza e il bagno di sangue del colpo di Stato continuarono però durante l'amministrazione di Pinochet. Una volta al potere, Pinochet governò con pugno di ferro. La tortura contro i dissidenti era pratica comune, sia per avere informazioni, sia come metodo per incutere terrore, in modo che, se un oppositore fosse stato rilasciato, non avrebbe più avuto la forza di impegnarsi politicamente.

Molte delle persone sequestrate, a differenza di quanto avvenne in Argentina, furono poi rilasciate dopo tempi più o meno lunghi di detenzione, ma costrette all'esilio o all'isolamento sociale e politico (come accadde al futuro scrittore e regista Luis Sepúlveda). I dissidenti assassinati per aver pubblicamente parlato contro la politica di Pinochet venivano invece definiti "scomparsi" (desaparecidos). Non si sa esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dei militari durante i diciassette anni che rimase al potere, ma la Commissione Rettig, voluta dal nuovo governo democratico, elencò ufficialmente 2.095 morti e 1.102 "scomparsi". L'ultimo computo aggiornato, presentato nell'agosto 2011 da una commissione incaricata dal governo, porta il numero totale delle vittime a 40.018[8].

Tra le vittime, ucciso nell'Estadio Chile insieme a molti altri durante i giorni del golpe, anche il regista e cantante Víctor Jara. Migliaia di cileni lasciarono il Paese per sfuggire al regime. Tranne che per la strage dell'Estadio Nacional de Chile - altro teatro della carneficina -, Pinochet tentò di insabbiare questi crimini parlando di morti in scontri di guerriglia o di esiliati, anziché di sequestri e omicidi. Pinochet sostenne anche, interrogato in Inghilterra dopo la fine del regime, di non aver mai personalmente ordinato torture, ma solo di aver usato la mano dura sul comunismo, scaricando la responsabilità delle violenze sui capi della DINA, come Manuel Contreras.[19]

La presidenza di Pinochet era frequentemente resa instabile da sollevazioni e da isolati attacchi violenti. I tentativi di assassinio erano comuni, il che aumentò la paranoia del governo e probabilmente alimentò il ciclo dell'oppressione. La situazione in Cile raggiunse l'attenzione internazionale nel settembre 1976 quando Orlando Letelier, un ex-ambasciatore cileno negli Stati Uniti e ministro del governo Allende, fu assassinato con un'autobomba a Washington. Il generale Carlos Prats, predecessore di Pinochet come comandante dell'esercito, che si era dimesso piuttosto che sostenere le azioni contro Allende, era morto in circostanze simili a Buenos Aires, Argentina due anni prima. Nell'ottobre del 1999, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America declassificò una collezione di 1.100 documenti prodotti da varie agenzie degli USA che trattavano degli anni che portarono al colpo di Stato militare. Uno di questi documenti diede indicazione della scala della collaborazione degli USA con Pinochet.

Pinochet con la fascia presidenziale nel 1980

L'aiuto militare USA crebbe drammaticamente tra la venuta al potere di Allende nel 1970, quando ammontava a 800.000 dollari all'anno, fino a 10,9 milioni di dollari nel 1972, quando avvenne il colpo di Stato. Il 10 di settembre del 2001, una causa fu intentata dalla famiglia del generale René Schneider, una volta capo dello staff del generale cileno, accusando il precedente Segretario di Stato Henry Kissinger di aver preparato il suo assassinio nel 1970 per essersi opposto al colpo di Stato militare[20]. Nonostante il regime di Pinochet sia durato 17 anni, non tutti i Paesi riconobbero il nuovo Governo. L'Italia e la Svezia non riconobbero mai il cambio degli ambasciatori, e formalmente rimasero in carica quelli nominati da Salvador Allende.

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

Pinochet e i membri della giunta fotografati ad una sfilata militare il 1º maggio 1975

La brutale repressione politica di Pinochet esistette in parallelo alle riforme economiche. Per formulare la sua politica economica, Pinochet si affidò ai cosiddetti Chicago Boys, che erano giovani economisti cileni istruiti all'Università di Chicago e fortemente influenzati dalle politiche monetaristiche di Milton Friedman: privatizzazione, taglio della spesa pubblica e politiche anti-sindacali colpirono soprattutto i ceti meno abbienti della nazione, sebbene strati della società abbiano beneficiato di una crescita reale. Sotto i primi anni del governo Pinochet l'economia cilena mise in campo un massiccio recupero.

Alcuni economisti mondiali lo chiamarono il miracolo del Cile, mentre altri hanno contraddetto questa affermazione teorizzando che, anche se le riforme di Pinochet attrassero grossi investimenti esteri, poca parte di quei soldi venne investita a fini produttivi. Il regime dei cambi fissi strideva, però, con il paradigma liberista del regime e nel 1982 infatti l'aumento dei tassi di interesse internazionale innescò una fortissima recessione.

Nei primi anni Ottanta, alcune personalità che avevano sostenuto il golpe come un male necessario, cominciarono a prendere le distanze, una volta appresi i crimini che Pinochet perpetrava ai danni degli oppositori: tra i critici vi furono il suo ministro José Piñera, autore della riforma liberista delle pensioni, il quale intercedette per un importante leader sindacale, impedendo il suo arresto e anche il suo esilio. L'economista lasciò la giunta, e nel 1988 lui e suo fratello Sebastián, ricco imprenditore e futuro presidente cileno, si schierarono contro il generale nel plebiscito che lo costrinse al ritiro. Dal maggio 1983, l'opposizione e il movimento sindacale organizzarono dimostrazioni e scioperi contro il regime, provocando una violenta risposta da parte delle forze di sicurezza.

Molte piccole imprese dichiararono bancarotta, mentre l'economia, comprese le industrie appena privatizzate finirono per essere dominate da monopoli favoriti dalle connessioni della giunta e dai legami con le imprese straniere. L'inflazione dopo aver toccato il suo massimo nel 1976 (a causa della crisi petrolifera), venne ridotta mediante una politica di stabilizzazione dei cambi e l'economia iniziò a crescere di nuovo verso la fine degli anni settanta con la ripresa economica mondiale. Benché la disoccupazione rimanesse alta, la povertà iniziò a diminuire. Comunque, una seconda recessione colpì il Cile nel 1982, e l'economia non ripartì fino al 1986, quando ci fu un nuovo boom economico, che da allora non si è più arrestato.

Il generale in Argentina nel 1975

Anche la disoccupazione cominciò a calare, arrivando al 7,8% nel 1990, quando Pinochet lasciò la presidenza. La crescita durante quel periodo fu superiore di molto al resto dell'America Latina. Al 2004, il Cile è considerato un esempio di successo economico nell'America Latina, avendo sostenuto la crescita delle esportazioni e del PIL per diversi anni. La relazione tra le politiche economiche di Pinochet e questo boom rimangono materia di discussione.

Ritorno alla democrazia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Plebiscito cileno del 1988 e Elezioni presidenziali cilene del 1989.

Nel settembre del 1986, un attentato alla vita di Pinochet venne organizzato, senza successo, dal Fronte Patriottico Manuel Rodríguez (FPMR), che si pensava fosse connesso al fuorilegge Partito Comunista. Pinochet subì solo ferite superficiali. La giunta cominciò ad allentare la morsa del proprio potere: nel 1988, in accordo con le norme transitorie della nuova Costituzione del Cile (che Pinochet stesso aveva voluto, e scritta da Jaime Guzmán), venne deciso di indire un plebiscito nell'ottobre dello stesso anno, per votare un nuovo mandato presidenziale di 8 anni per Pinochet, convinto che avrebbe vinto. A seguito del plebiscito del 1988, che si svolse senza brogli e il cui esito fu considerato regolare, a sorpresa i sostenitori del "NO" vinsero con il 55,99% dei voti contro il 44,01% dei favorevoli a Pinochet e, in accordo con le norme della costituzione, elezioni libere furono convocate e tenute l'anno successivo. Pinochet lasciò la presidenza l'11 marzo del 1990, e gli succedette il Presidente eletto Patricio Aylwin.

Capo delle Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Grazie alle norme transitorie della costituzione, Pinochet ebbe nel 1990 la carica di comandante in capo delle Forze armate del Cile democratico, dove restò fino al marzo 1998. Una volta abbandonato questo ruolo, divenne senatore a vita e gli fu garantita l'immunità parlamentare.

Fotografia propagandistica di Pinochet per la campagna elettorale del plebiscito

Rapporti con il Regno Unito[modifica | modifica sorgente]

Pinochet permise il rifornimento di carburante agli aerei britannici durante la Guerra delle Falkland, cementando così la propria alleanza con il Regno Unito e con il Primo Ministro Margaret Thatcher. Successivamente andò in visita da Margaret Thatcher per il tè e per molte altre occasioni[21]. I rapporti controversi di Pinochet con la Thatcher furono oggetto di scherno da parte del Primo Ministro laburista Tony Blair, che, nel 1999, derise il Partito Conservatore britannico definendolo "il partito di Pinochet".

L'arresto[modifica | modifica sorgente]

Pinochet nel 1995

Nell'ottobre del 1998, mentre si trovava a Londra, Pinochet fu arrestato e fu posto agli arresti domiciliari, prima nella clinica nella quale era appena stato sottoposto ad un intervento chirurgico alla schiena e poi in una residenza in affitto. Il mandato di arresto era stato emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón per crimini contro l'umanità e le accuse includevano 94 casi di tortura contro cittadini spagnoli e un caso di cospirazione per commettere tortura. La Gran Bretagna aveva solo di recente firmato la Convenzione internazionale contro la tortura, e tutte le accuse erano per fatti avvenuti negli ultimi 14 mesi del suo regime.

Il governo del Cile si oppose al suo arresto, alla sua estradizione e al suo processo. Ci fu una dura battaglia legale nella Camera dei lord, il massimo organo giurisdizionale britannico, che durò 16 mesi. Pinochet rivendicò l'immunità diplomatica in quanto ex capo di Stato, ma i Lords gliela negarono in considerazione della gravità delle accuse e concessero l'estradizione, pur con vari limiti. Poco tempo dopo però una seconda pronuncia della Camera dei lord consentì a Pinochet di evitare l'estradizione a causa delle sue precarie condizioni di salute (aveva 82 anni al momento del suo arresto). Dopo alcuni accertamenti sanitari, l'allora ministro degli esteri britannico Jack Straw consentì a Pinochet, dopo quasi due anni di arresti domiciliari o in clinica, di fare ritorno nel suo Paese.

Al suo rientro in Cile (3 marzo 2000), comunque, un giudice era stato nominato per indagare su di lui a seguito di numerose accuse, e il generale viene nuovamente arrestato, in Cile. Nonostante il suo rilascio per cause di cattiva salute, la detenzione di Pinochet in uno Stato straniero per crimini contro l'umanità commessi nel suo Paese costituisce un punto di svolta molto rilevante nel diritto internazionale. Il mandato d'arresto emesso da Baltasar Garzón si fondava infatti in maniera significativa sul principio della giurisdizione universale: alcuni crimini internazionali sono talmente gravi che qualsiasi Stato può procedere per eseguire la loro punizione.

I rapporti con il Vaticano[modifica | modifica sorgente]

Papa Giovanni Paolo II visitò il Cile nell'aprile 1987 e incontrò Pinochet[22]. A volere fortemente quel viaggio fu l'allora nunzio apostolico nel Paese sudamericano Angelo Sodano. Suscitarono polemiche l'affacciarsi del Papa al balcone del Palazzo della Moneda con il generale e la benedizione impartita, nel cortile interno dello stesso palazzo ai funzionari del governo[23][24]. Il 18 febbraio del 1993 giunsero a Pinochet due lettere di auguri da parte del papa Wojtyła e del Segretario di Stato Angelo Sodano in occasione della ricorrenza delle sue nozze d'oro[25].

Processo in patria per crimini contro l'umanità[modifica | modifica sorgente]

Nel 2000 la Corte d'Appello di Santiago votò per togliere a Pinochet l'immunità parlamentare (13 voti a favore e 9 contrari), ed egli venne quindi inquisito. Comunque, il caso venne annullato dalla Corte Suprema per motivi medici (demenza vascolare) nel luglio 2002. Poco dopo il verdetto, Pinochet si dimise dal Congresso, e visse quietamente da ex senatore. Fece rare apparizioni pubbliche, e fu soprattutto assente dagli eventi che celebravano il 30º anniversario del golpe, l'11 settembre 2003. Il 28 maggio 2004, la Corte d'Appello votò per revocare lo stato di demenza di Pinochet (14 voti a favore e 9 contrari), e quindi la sua immunità al processo.

Nel sostenere il suo caso, l'accusa presentò una recente intervista televisiva concessa da Pinochet ad un canale televisivo di Miami. I giudici trovarono che l'intervista sollevava dubbi sulle reali facoltà mentali di Pinochet. Il 26 agosto 2004, con un voto di 9 a 8, la Corte Suprema confermò la decisione che Pinochet dovesse perdere l'immunità senatoriale ed affrontare il processo, portando i suoi critici a sperare di vederlo giudicato per le numerose violazioni di diritti umani. Come parte importante del processo, il suo reale stato di salute mentale è stato valutato da un gruppo di esperti proposto dal giudice e dalle parti (12 ottobre 2004).

Il 2 dicembre 2004, la Corte d'Appello di Santiago del Cile ha tolto a Pinochet l'immunità dal processo per l'assassinio del suo predecessore, generale Carlos Prats, che fu ucciso nel 1974 da un'autobomba mentre era in esilio in Argentina. Dal 13 dicembre 2004 fu messo agli arresti domiciliari. Lo annunciò il giudice Juan Guzmán, il magistrato che indagava sul ruolo di Pinochet nella Operazione Condor, il piano concordato negli anni settanta tra le dittature latinoamericane e gli Stati Uniti d'America per reprimere le derive progressiste del continente. Nel gennaio del 2005 viene pubblicato il Rapporto Valech il quale ha indicato in 35.000 i casi di torture commesse dal regime, di cui 28.000 provate.

Sostenitori di Pinochet

La Riggs Bank e i processi per evasione fiscale e riciclaggio[modifica | modifica sorgente]

Un comitato investigativo del Senato degli Stati Uniti, ha rilasciato il 15 luglio 2004, dopo un anno di lavori, un rapporto sulla Riggs Bank, che valutò tra i quattro e gli otto milioni di dollari del patrimonio di Pinochet. Secondo il rapporto, la Riggs partecipò al riciclaggio di denaro per conto di Pinochet, costituendo società di comodo offshore (riferendosi a Pinochet solo come a "un ex funzionario pubblico") e nascondendo i suoi conti correnti alle agenzie regolatrici. Il rapporto diceva che le violazioni erano "sintomatiche di una scorretta e, a volte, inefficace applicazione di tutte le regolamentazioni bancarie federali o del compimento da parte della banca degli obblighi contro il riciclaggio di denaro".

Cinque giorni dopo una corte cilena aprì formalmente un'investigazione sulle finanze di Pinochet, per la prima volta, con accuse di frode, appropriazione indebita di fondi e corruzione. Quindi, poche ore dopo, il procuratore di Stato del consiglio di difesa statale del Cile (Consejo de Defensa del Estado), presentò una seconda richiesta allo stesso giudice per investigare sul patrimonio di Pinochet, ma senza accusarlo direttamente di reati. Il 1º ottobre 2004, il Servizio delle Imposte Interne cileno (Servicio Impuestos Internos) istruì un'azione legale contro Pinochet, accusandolo di frode ed evasione fiscale, per un totale di 3,6 milioni di dollari in conti di investimento alla Riggs, tra il 1996 e il 2002. Pinochet avrebbe potuto affrontare sanzioni per un totale pari a tre volte tale somma e la pena della detenzione se fosse stato condannato.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dall'età di ottantatré anni ha vissuto nella sua villa di Santiago, afflitto da problemi di salute. Pur essendo finito per ben quattro volte agli arresti domiciliari (l'ultima delle quali il 30 ottobre 2006 per i crimini avvenuti nel centro di detenzione clandestino di Villa Grimaldi) riesce ad evitare fino alla fine un processo vero e proprio.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Pinochet nella bara durante i funerali

Il 3 dicembre 2006, all'età di 91 anni, viene ricoverato in un ospedale militare di Santiago per un arresto cardiaco e un edema polmonare, e subisce un intervento di bypass. Il giorno seguente si aggrava ulteriormente, al punto tale da ricevere il sacramento dell'estrema unzione. Il 10 dicembre 2006, Pinochet muore per scompenso cardiaco presso l'Ospedale Militare di Santiago del Cile. Anche da morto il dittatore ha diviso il suo Paese: nel giorno della sua morte sono state fermate, a Santiago del Cile ed in un'altra dozzina di città, 53 persone, in seguito a scontri tra i sostenitori dell'ex dittatore, che ne piangevano la morte, e gli oppositori che manifestavano per festeggiare l'evento.

Esequie militari di Pinochet

Il Presidente della repubblica, la socialista Michelle Bachelet, il cui padre morì in prigione a causa di Pinochet (lei e sua madre furono arrestate e poi esiliate), ha negato al generale i funerali di Stato, ma non ha potuto evitare le esequie militari. Sessantamila persone hanno reso omaggio alla salma. Poco prima della cerimonia religiosa hanno fatto il loro ingresso, alla scuola militare di Santiago del Cile, 3.000 persone (altre 5.000 sono rimaste fuori). Alla cerimonia era presente, per il governo, il Ministro della Difesa Vivianne Blanlot.

La salma è stata cremata, probabilmente per evitare profanazioni del corpo come accaduto al presidente argentino Perón[26], e le ceneri sono state tumulate a Los Boldos, in un terreno annesso a una residenza di famiglia, dopo il rifiuto delle Forze armate di accoglierle in un terreno di proprietà dell'esercito. Parallelamente al funerale un migliaio di oppositori ha reso omaggio alla memoria di Salvador Allende.

Eredità politica[modifica | modifica sorgente]

I cileni rimangono divisi tra quanti vedono in lui un brutale dittatore, che pose fine al governo democratico di Allende e guidò un regime caratterizzato da violente repressioni, e quanti affermano che egli abbia evitato al Paese una deriva verso il comunismo e guidato la trasformazione dell'economia cilena in un'economia moderna. Anche se vi è un crescente riconoscimento della innegabile brutalità del suo regime, i suoi sostenitori giustificano ciò nel contesto della crescente violenza nella società cilena provocata dai gruppi politici armati rivoluzionari nel decennio che precedette il colpo di Stato. La sua azione politica ha ispirato il movimento cileno di estrema destra detto pinochetismo.

Nel 2012 il governo conservatore di Sebastián Piñera (fratello di José Piñera), benché sia un governo completamente democratico e rispettoso dei diritti civili, è stato accusato di promuovere il revisionismo e il negazionismo nei confronti della dittatura pinochetista: in particolare il Ministero dell'Istruzione ha ordinato di cancellare la parola "dittatura" per descrivere il periodo di Pinochet nei libri di scuola elementare. Le disposizioni, che hanno suscitato moltissime polemiche, definiscono il suo governo solo come "regime militare", che ristabilì l'ordine in un periodo di guerra civile e violenze in tutto il Cile.[27]

Pinochet nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Pinochet e il suo ruolo dittatoriale sono abbastanza presenti nella cultura popolare:

Musica[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze cilene[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine di Bernardo O'Higgins - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Bernardo O'Higgins
Gran Maestro dell'Ordine al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gran Croce dell'Ordine di maggio (2 - Argentina) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di maggio (2 - Argentina)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Anticomunismo: Pinochet gallery
  2. ^ (video: 81° compleaño de don Augusto Pinochet)
  3. ^ Carolyn McCarthy - Cile e Isola di Pasqua, google books
  4. ^ General Pinochet: bloody democracy
  5. ^ citato anche in Pigmeo di Chuck Palahniuk
  6. ^ Pinochet arrestato per genocidio
  7. ^ America latina: Pinochet
  8. ^ a b BBC News: Chile recognises 9,800 more victims of Pinochet's rule
  9. ^ 11 settembre 1973, il colpo di stato in Cile
  10. ^ R. Griffin, 2003, pp. 36-37" The Nature of Fascism, London, Routledge, 2003, pp. 36–37, R.O. Paxton, The Anatomy of Fascism, London, Allen Lane 2004, p. 201, A. Cento Bull, 'Neo-Fascism', R.J.B. Bosworth, The Oxford Handbook of Fascism, Oxford University Press, 2009, p. 604, Walter Laqueur, Fascism: Past, Present, Future, Oxford University Press. 1997. p. 115
  11. ^ Per esempio, Samuel Chavkin, nel libro Storm Over Chile: The Junta Under Siege, definisce Pinochet e la giunta come fascisti. vedi Samuel Chavkin, Storm Over Chile: The Junta Under Siege. Laurence Hill Books. ISBN 978-1556520679
  12. ^ Chile: the price of democracy
  13. ^ Citato in José Pinera, Nunca mas
  14. ^ Articolo sulla morte di Pinochet
  15. ^ Salvador Allende - Trent'anni dopo, storia di un colpo di stato
  16. ^ Cile: Neruda come Allende, vittima di Pinochet
  17. ^ CIA Acknowledges Ties to Pinochet’s Repression nel sito della CIA
  18. ^ Cile: è morto il generale Augusto Pinochet
  19. ^ La nuova autodifesa di Pinochet: Non ho mai ordinato torture. Sono un prigioniero politico
  20. ^ Why the law wants a word with Kissinger su smh.com.au
  21. ^ BBC NEWS | UK | UK Politics | Pinochet death 'saddens' Thatcher
  22. ^ Quando Pinochet ingannò Wojtyla Avvenire, 19 aprile 2011 [collegamento interrotto]
  23. ^ Il papa e Pinochet, Repubblica.it, 20 febbraio 1999. URL consultato il 17 luglio 2012.
  24. ^ Nel saluto dal balcone Giovanni Paolo II fu ingannato da Pinochet, Zenit, 22 dicembre 2009. URL consultato il 17 luglio 2012.
  25. ^
    « Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarte Rodriguez, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. »
    (Giovanni Paolo II)
    Orazio la Rocca, Pinochet, auguri dal Papa, Repubblica, 29 giugno 1993. URL consultato l'11 settembre 2009.
  26. ^ secondo quanto dichiarato dal figlio Marco Antonio Pinochet
  27. ^ Pinochet? Non "dittatura" ma "regime militare". E in Cile è polemica

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidenti del Cile Successore Flag of the President of Chile.svg
Salvador Allende Gossens 1973 - 1990
(dittatura militare)
Patricio Aylwin Azócar

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