Christopher Hitchens
Christopher Eric Hitchens (Portsmouth, 13 aprile 1949 – Houston, 15 dicembre 2011) è stato un giornalista, saggista, critico letterario e commentatore politico britannico naturalizzato statunitense, che ha vissuto e lavorato prevalentemente negli Stati Uniti. Già commentatore per Vanity Fair, The Nation e Slate, è stato columnist per il Wall Street Journal nonché, occasionalmente, esperto di affari correnti americani sulle colonne del quotidiano britannico Daily Mirror, Hitchens è noto per il suo spirito dissacratorio e anticlericale, il suo ateismo, la sua ostilità verso qualsivoglia forma di religione, il suo antifascismo e i suoi sentimenti anti-monarchici, nonché per il suo sarcasmo, la sua dialettica e il suo tumultuoso distacco dalla Sinistra anglo-americana. Nette furono le sue prese di posizione sul fenomeno religioso:
| « Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sé e per sé » | |
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(Christopher Hitchens, intervista al Free Inquiry, 1996[1])
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Originariamente comunista trockijsta e articolista per numerose pubblicazioni di sinistra britanniche e statunitensi, si dimise dal Nation dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e al culmine di divergenze politiche che andavano avanti fin dai primi anni novanta. Sovente definito da alcuni liberal[2], da altri, più frequentemente, neo-con, egli stesso ha affermato di non esserlo, sebbene abbia dichiarato di trovarsi talora «dalla stessa parte dei neo-con»[3] e ad essi «momentaneamente alleato»[4]. Ha aggiunto anche che, benché non si consideri più né trockijsta, né socialista, le sue convinzioni politiche dai tempi della sinistra militante non sono cambiate in maniera significativa.
Indipendentemente da ciò, Christopher Hitchens è sempre stato difficilmente etichettabile politicamente. Più nette sono le sue prese di posizione e accese critiche contro quello che lui chiama Islamofascismo, ovvero Fascismo dal volto islamico, così come mai messa in discussione è stata la sua fiducia nei valori illuministici della laicità, umanismo e ragione. I suoi riferimenti culturali sono Thomas Jefferson, Thomas Paine e George Orwell. Hitchens è stato anche membro onorario della National Secular Society (Regno Unito). Ha ottenuto la cittadinanza statunitense nel 2007 e ha vissuto, durante gli ultimi anni, quasi sempre a Washington D.C.[5]
Nel 2010 ha dichiarato di essere affetto da cancro all'esofago, a causa del quale è deceduto il 15 dicembre 2011, all'età di 62 anni[6].
Indice |
[modifica] Posizioni politiche
[modifica] Studi e primi anni di carriera
Dopo aver frequentato le scuole superiori a Cambridge, Hitchens ottenne un diploma di laurea universitaria in filosofia, politica ed economia al Balliol College di Oxford. Gli anni a Oxford furono quelli in cui Hitchens divenne trockijsta e fece le sue prime esperienze di giornalismo per la rivista International Socialism, organo del Partito Socialista Internazionalista Britannico, il precursore dell'attuale Partito Socialista dei Lavoratori Britannici. In quanto essenzialmente trockijsta (quindi fautore della rivoluzione mondiale immediata e permanente), il gruppo politico cui Hitchens apparteneva si rifiutava di considerare l'URSS - e, più in generale, gli Stati a regime sedicente comunista - come una nazione realmente governata dal proletariato. Tale posizione politica era sintetizzata nello slogan Né Washington né Mosca, solo socialismo internazionale.
Lasciata Oxford nel 1971, Hitchens fu assunto dal New Statesman, dove entrò in contatto con gli scrittori Martin Amis e Ian McEwan, con i quali strinse amicizia. Presso quel settimanale si fece una fama come caustica e feroce penna di sinistra, in particolare per i suoi fondi contro la Guerra del Vietnam, Henry Kissinger e la Chiesa cattolica. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti nel 1981, dalle colonne del Nation rivolse la sua vena critica contro Reagan e Bush sr. e la loro politica estera nel Centro-Sud America. Nel 1991 criticò pesantemente anche la prima Guerra del Golfo, sostenendo che l'Amministrazione Bush aveva attirato Saddam Hussein nella trappola della guerra[7].
[modifica] Posizione anti-religiosa
Hitchens rimase profondamente scosso dalla fatwa lanciata il 14 febbraio 1989 contro il suo vecchio amico Salman Rushdie, e iniziò a manifestare la sua preoccupazione per i possibili pericoli derivanti da quello che lui definì “fascismo teocratico” o, anche “fascismo dal volto islamico” (parafrasando Susan Sontag che una volta parlò di «fascismo dal volto umano» riferendosi allo stato d'assedio imposto dal generale Jaruzelski nel 1981 in Polonia), ovvero quello dei fondamentalisti islamici che appoggiavano la fatwa e meditavano il ritorno a un grande califfato di stampo medievale. Benché il termine Islamofascismo sia stato spesso attribuito a Hitchens, questi ne ha sempre negato la paternità (pare altresì certo che il primo a usare tale termine sia stato il politologo e storico britannico Malise Ruthven, in un articolo sull'Independent dell'8 settembre 1990[8]). Hitchens parlò di “fascismo islamico” in un articolo scritto per il Nation subito dopo gli attentati alle Twin Towers (benché la locuzione sia di molto anteriore, essendo stata usata per la prima volta in un articolo uscito sul Washington Post il 13 gennaio 1979 e, più generalmente, sia stata usata dai laici turchi e afghani per definire i loro avversari politico-religiosi).
In aggiunta a ciò, Hitchens mostrò un sempre crescente disincanto nei confronti di Bill Clinton, fino a giudicarlo uno stupratore e un mentitore abituale[9]. Non gli risparmiò neppure l'accusa di «criminale di guerra» per il suo attacco missilistico sul Sudan e, quando la sinistra americana non manifestò sostegno per l'intervento occidentale in Kosovo, Hitchens si distaccò definitivamente da quell'ambiente politico.
Riguardo alla citata fatwa contro Rushdie, Hitchens rimase frustrato nel vedere che, lungi dal trovare sostenitori dello scrittore indiano, negli ambienti di sinistra si adottava un tono di scusa nei confronti dei musulmani per l'offesa patita nei Versetti satanici. Contemporaneamente, manifestò un sempre maggiore interesse verso la politica estera dei neo-con americani, che avevano tra i loro maggiori esponenti Paul Wolfowitz, di cui Hitchens divenne amico. Più o meno nello stesso periodo fece amicizia con il dissidente iracheno Ahmed Chalabi (Shalabī).
[modifica] Dopo l'11 settembre
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 le posizioni politiche di Hitchens si fecero più radicali, così come più deciso divenne il sostegno all'intervento anglo-americano nella guerra in Afghanistan e, soprattutto, in Iraq dalle colonne di Slate, nella rubrica «Fighting Words». Fino ad allora, Hitchens aveva curato la rubrica «Minority Report» del quotidiano The Nation, dal quale tuttavia si allontanò circa un anno dopo, quando si scoprì a scrivere in netto contrasto con la linea editoriale del giornale: il 24 settembre 2001 Hitchens iniziò un lungo dibattito-polemica con il linguista statunitense Noam Chomsky[10] sulla natura dell'Islam radicale e sulla risposta appropriata da dargli. Dopo un secondo articolo critico nei confronti di Chomsky[11] questi rispose[12] sostenendo che, se proprio Hitchens doveva criticare qualcuno, aveva sbagliato bersaglio scegliendo lui. Il 12 ottobre Hitchens rispedì al mittente le argomentazioni spese nella risposta di Chomsky, tra le quali quella di avere usato un tono razzistico nei confronti delle vittime africane in Sudan[13]. Chomsky, a sua volta, rispose ancora, questa volta direttamente dalle colonne del Nation che gli diede ospitalità per ribattere a Hitchens[14]. Un anno dopo tale scambio epistolare pubblico Hitchens lasciò il giornale per divergenza di vedute con la linea editoriale e anche perché ritenne che l'editore e i lettori del Nation (nonché gli articolisti occasionali come lo stesso Chomsky) considerassero John Ashcroft[15] una minaccia più pericolosa di Bin Laden[16]. Quello tra Hitchens e Chomsky fu uno dei più seguiti e appassionati scambi epistolari nella storia del giornalismo americano.
[modifica] Posizioni politiche successive
Come affermato da egli stesso a più riprese, Hitchens non appartiene più alla sinistra, benché non abbia nulla in contrario ad essere definito "ex-trockijsta". Ad ogni modo, forte rimane l'eredità e il legame con Trockij, così come legata alle categorie del marxismo rimane gran parte della sua visione storica e politica del mondo.
Nonostante i numerosi articoli a sostegno dell'invasione dell'Iraq, Hitchens riprese una breve collaborazione con il Nation nel 2004 in concomitanza con le elezioni presidenziali in programma nel novembre di quell'anno. In quel frangente ebbe l'occasione di scrivere che le sue preferenze andavano “moderatamente” a Bush jr. anche se poco dopo, a seguito di un sondaggio effettuato tra lo staff di Slate, gli sarebbe stata erroneamente attribuita una posizione pro-Kerry. Successivamente, Hitchens si sarebbe spostato su un piano di equidistanza tra i due candidati presidenziali, affermando che «È assurdo che i liberal paventino una nuova Notte dei cristalli in caso di vittoria di Bush, ma è altrettanto indecente che i Repubblicani identifichino l'elezione di Kerry come una resa. A parte che non c'è nessuno a cui eventualmente arrendersi, penso che sarà la natura del nemico jihaddista a stabilire come andranno a finire le cose».[17].
Precedentemente, in un articolo del giugno 2004, Hitchens aveva attaccato il regista Michael Moore in una recensione del suo ultimo film Fahrenheit 9/11[18].
Nel corso della citata intervista con Johann Hari del 2004[3] in cui Hitchens si era definito occasionalmente «dalla stessa parte dei neo-con», egli disse anche che non sosteneva Bush jr. in quanto tale (né, tantomeno, Cheney o Rumsfeld), piuttosto alcuni suoi alleati definiti neo-con “autentici”, in particolare Wolfowitz. Benché Hitchens sia - in generale - un difensore della politica estera di Bush jr., cionondimeno ha sempre mostrato scarsa ammirazione per l'uomo, e non ha mai mancato di criticare il sostegno del presidente al cosiddetto Disegno (o progetto) intelligente. Inoltre, come ateo (con tendenza all'alcol), Hitchens è sempre rimasto indifferente al fatto che Bush si consideri «salvato dall'alcol da Gesù».
Nel marzo 2005, inoltre, Hitchens accolse con favore le indagini circa i presunti brogli elettorali in Ohio durante le elezioni presidenziali del 2004.
Dalle colonne di Vanity Fair, Hitchens ha criticato l'amministrazione Bush jr. per il silenzio e la protezione concessa a Henry Kissinger, a suo parere complice di numerose violazioni dei diritti umani avvenute nelle dittature militari del Cono Sur - Argentina, Cile e Uruguay - negli anni settanta. Nel 2002 uscì un suo libro, The Trial of Henry Kissinger[19], sul presunto ruolo dell'ex segretario di Stato USA negli abusi commessi in Sud America e in Asia. In tale libro Hitchens accusa Kissinger - prima nella veste di consigliere nazionale alla sicurezza del presidente Nixon, poi come segretario di Stato - di partecipazione attiva, o quantomeno silente complicità, nelle decisioni che portarono al massacro da parte pakistana dei bengalesi nel Pakistan Orientale nel 1971[20]. Nello stesso libro, Hitchens afferma che Kissinger, e per estensione l'amministrazione Ford, sono responsabili direttamente dell'invasione indonesiana di Timor Est[20]. Analoga accusa, ma rivolta all'amministrazione Nixon, per il colpo di Stato dell'11 settembre 1973 a Santiago del Cile, che portò al suicidio di Salvador Allende e alla dittatura militare di Pinochet[20]
Nel gennaio 2006, insieme ad altre quattro persone e quattro organizzazioni (incluse l'Unione Americana per le Libertà Civili e Greenpeace), Hitchens si costituì in giudizio nel processo ACLU vs NSA (l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti), nel corso del quale l'ACLU sollevò eccezione di incostituzionalità della legge anti-terrorismo voluta da Bush jr.[21] in quanto lesiva dei diritti civili dei cittadini sul suolo americano. Nel febbraio successivo, Hitchens collaborò all'organizzazione di una manifestazione pro-Danimarca davanti all'ambasciata di quel Paese a Washington, in segno di solidarietà verso gli editori dello Jyllands-Posten, il giornale che nel settembre 2005 pubblicò le contestatissime caricature su Maometto[22].
Oggi, l'unica preoccupazione di Hitchens è quella di avere un governo laico capace di tener fronte ai fondamentalisti che muovono guerra per imporre un regime teocratico. Nonostante la sua vicinanza ai neo-con, Hitchens è ancor oggi visto come un autonomo di sinistra. Anche gli stessi neo-con sono, del resto, riluttanti a considerare Hitchens uno dei loro, in ragione delle sue continue critiche verso Reagan, da essi considerato il padre nobile del loro movimento.
Più recentemente, pur mantenendo il suo forte sostegno alla politica estera del Presidente americano, la sua considerazione per Bush e il suo operato è ulteriormente diminuita, tanto che Hitchens ha pubblicamente affermato di detestarlo per molte ragioni (quali la posizione religiosa e l'uso della pena di morte)[23].
Alle elezioni presidenziali del 2008 ha appoggiato la candidatura democratica del futuro Presidente Barack Obama, ritenendo invece il candidato repubblicano John McCain "inadatto" e la sua vice Sarah Palin "una vergogna".[24]
[modifica] Posizioni su alcuni personaggi pubblici
[modifica] Madre Teresa di Calcutta
In un articolo apparso nel 1992 sul Nation Hitchens definì Madre Teresa «il rapace di Calcutta»[25]. In seguito, produsse per la televisione britannica Channel 4 un documentario andato in onda l'8 novembre 1994, dal titolo Hell's Angels, ispirato all'opera di Aroup Chatterjee (inedito in Italia e negli Stati Uniti[26]), e, nel 1995, per i tipi della casa editrice Verso, pubblicò "La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa" (in inglese, The Missionary Position)[27]. In tali lavori Hitchens criticò pesantemente l'acritica adorazione di gran parte del mondo occidentale per la suora albanese, adorazione che egli attribuiva principalmente alla fama e alla reputazione che essa si era costruita in passato, e non alle sue azioni effettive. Mostrò anche disgusto per la mancanza di trattamenti sanitari nei confronti dei malati - specialmente bambini - in cura presso di lei, per le sue anacronistiche posizioni in materia di contraccezione, divorzio e aborto (che Madre Teresa giudicava «la più grande minaccia per la pace nel mondo») e il suo incoraggiamento ad accettare la povertà e la miseria.[1]
Secondo Hitchens, Madre Teresa fu un'opportunista che si lasciò costruire addosso l'immagine di santa già da viva, al solo fine di raccogliere fondi per propagandare una forma rozza, bigotta, estrema e retrograda di Cattolicesimo. L'accusa più pesante a Madre Teresa riguarda la destinazione delle donazioni ricevute, usate per costruire conventi dappertutto invece di far costruire ospedali, come i contributori della sua causa si aspettavano - o volevano credere - che ella avrebbe fatto prima o poi.[1]
Altra fonte di critiche è l'atteggiamento che Madre Teresa tenne con dittatori come “Papa doc” Duvalier ad Haiti, da essa incensato e adulato in cambio di donazioni in denaro, e con noti truffatori come Charles Keating, condannato per truffa, che utilizzò parte dei proventi fraudolenti per finanziare Madre Teresa[28].
Il lungo lavoro di ricerca su Madre Teresa attirò - e attira tuttora - su Hitchens le ire di molti cattolici, come William Donohue (Lega Cattolica) o Brent Bozell (giornalista), che dalle colonne di TownHall definì Hitchens «un noto depravato anti-cattolico»[29].
Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O'Connor dell'Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell'Avvocato del Diavolo, come lui stesso affermò in un articolo di quello stesso anno pubblicato su Vanity Fair.[30] Non senza ironia, in seguito, Hitchens si sarebbe definito colui che rappresentò il diavolo pro bono.[31]
[modifica] George Galloway
Nel maggio 2005 il deputato socialista britannico George Galloway - in audizione al Senato degli Stati Uniti per difendersi dall'accusa di aver lucrato utili indebiti con le quote di petrolio irakeno - ebbe un alterco con Hitchens[32], nel corso del quale il giornalista fu definito da Galloway «un pupazzo ubriacone ex trockijsta, nonché un utile idiota». Hitchens, in un articolo per il Daily Mirror, commentò che alcune delle accuse rivoltegli da Galloway erano ingiuste.[33] Successivamente, il 30 maggio, Hitchens attaccò Galloway dalle colonne del Weekly Standard in un articolo in cui ribadì le sue convinzioni circa il coinvolgimento del deputato britannico nello scandalo delle quote-petrolio, ne criticò la testimonianza davanti al Senato USA e fece rilievi sulla sua carriera politica di ex-comunista amante del lusso e poco vicino ai proletari.[34] Hitchens e Galloway si incontrarono, successivamente, in due dibattiti pubblici, il primo a New York il 14 settembre, il secondo in televisione il 23 settembre 2005.
[modifica] Daniel Pipes
Quando il politologo neocon Daniel Pipes fu cooptato nel 2003 nell'Istituto Americano per la Pace (un organismo nato nel 1986 per iniziativa del Congresso allo scopo di trattare «la prevenzione, la gestione e la pacifica risoluzione dei conflitti internazionali»)[35], Hitchens, in un suo fondo su Slate, si dichiarò «sconcertato» per tale nomina: egli sostenne infatti che «[Pipes], lungi dall'essere un uomo di pace, sfrutta la paura e l'insicurezza generate dall'estremismo islamico per offendere e mettere in cattiva luce coloro che non la pensano come lui», e che ciò contrasta con lo spirito di un'istituzione «sostanzialmente moderata … e dedita alla risoluzione pacifica dei conflitti». Hitchens aggiunse inoltre che «Pipes confonde “istruzione” con “propaganda”» e che «[Pipes] insegue ripicche personali con poco rispetto per l'obbiettività».[36]
[modifica] Mel Gibson
Il 28 luglio 2006, a Los Angeles, fermato da un agente di polizia per guida in evidente stato di ubriachezza[37], l'attore Mel Gibson si rivolse in maniera ingiuriosa all'ufficiale che lo stava arrestando, chiedendogli «Sei ebreo?» continuando con «Questi fottuti ebrei sono la causa di tutte le guerre del mondo!».[38] Christopher Hitchens criticò Gibson scrivendo che «Molti ebrei conservatori vedono in Gibson un difensore dei valori familiari contro il nichilismo laico montante. Stavo giusto per scrivere un lungo e noiosissimo saggio su come riconoscere l'antisemita in colui che nega con veemenza il proprio antisemitismo, quando mi capita un esempio a pennello. Mel Gibson, questo cattivo attore e pessimo regista, arrestato per eccesso di velocità e guida in stato d'ubriachezza, si è sentito in dovere prima di tutto di chiedere al poliziotto che l'arrestava se questi fosse ebreo e, non richiesto, di impartirgli la lezione che tutte le guerre del mondo sono colpa degli ebrei. Chiamatemi permaloso, se vi va, ma questo mi basta e avanza a qualificare Mel Gibson»[39].
[modifica] Cindy Sheehan
Sempre dalle colonne di Slate, Hitchens non risparmiò dalle critiche neppure Cindy Sheehan, l'attivista che perse nel 2005 un figlio nella guerra in Iraq e che da allora si batte per fermare il conflitto, mettendo in atto manifestazioni e dimostrazioni compresa quella, famosa, davanti al ranch di George W. Bush a Crawford in Texas.
La cosa che, nell'occasione, Hitchens contestò con maggior vigore è l'argomentazione secondo la quale «Chi seppellisce i propri figli tornati morti dall'Iraq ha un'indiscutibile autorità morale a prescindere»[40]. L'argomento-cardine della protesta di Cindy Sheehan è che i soldati americani stanno combattendo in Iraq perché il governo ha mentito, e non muoiono per proteggere il popolo americano, ma per fare gli interessi dello Stato d'Israele. Hitchens commentò tali dichiarazioni sostenendo che «[Cindy Sheehan] ha evidentemente fatto un corso accelerato di analisi sulla situazione politica irakena alla scuola Moore/Clark; nonostante ciò non è riuscita a rendere i suoi argomenti né più eleganti né più persuasivi». Riguardo, infine, all'accusa rivolta agli Stati Uniti di fare gli interessi di Israele, Hitchens rinfacciò a Cindy Sheehan di usare tale argomento per guadagnarsi il sostegno di politici come David Duke[40] (politico della Louisiana in odore di antisemitismo ed ex leader del Ku Klux Klan).
[modifica] Critiche ed elogi
Christopher Hitchens è un personaggio controverso, oggetto sia di feroci critiche quanto di entusiastici elogi. Nel settembre 2005 fu elencato tra i migliori «Cento Intellettuali Famosi» dalla rivista britannica Prospect e dalla rivista online Foreign Policy[41], anche se Hitchens, al pari di Noam Chomsky, ha fatto attività di auto-promozione - come fatto notare da quest'ultimo - dalle pagine del proprio sito[42] al fine di ottenere le preferenze necessarie a risultare nei primi posti del sondaggio.
Fino alla sua svolta politica, Hitchens era indicato dallo scrittore americano Gore Vidal come il suo delfino. Tra le più accese critiche ricevute da Hitchens, quella di essere egocentrico - in ragione delle sue frequenti apparizioni televisive - e di aver cambiato bandiera politica per interesse. Uno dei suoi più accesi detrattori è il suo ex-amico Alexander Cockburn, che non perde occasione di rivolgergli attacchi per via della sua abitudine di bere. Nell'agosto 2005 Cockburn scrisse:
- «Che disgustoso pezzo di merda Hitchens, un uomo che prima chiama Sid Blumenthal “uno dei miei migliori amici” e poi cerca di farlo sbattere dentro per diffamazione, uno che aspetta che il suo amico Edward Said sia in punto di morte per attaccarlo dalle colonne dell'Atlantic Monthly, uno che conosce benissimo il peso di Israele nell'agenda politica americana ma che non si fa scrupoli di bollare Cindy Sheehan come seguace di LaRouche o, peggio, antisemita, sol perché ha osato pronunciare la parola "Israele"».[43]
La risposta di Hitchens al riguardo giunse poco dopo:
- «In una recente effusione sull'Huffington Post, Cindy Sheehan ha ripetuto la storiella che la sua lettera a Nightline è stata manipolata da un collega che intendeva, così, rafforzare la sua polemica antisemita. Se la Sheehan considera le sue stesse parole come “anti-giudaiche” è un problema suo, non sta a me correggerla. Io non ho l'ho mai definita antisemita: dico solo che la sua pretesa di farci credere che esista un governo segreto israeliano pro-Sharon negli Stati Uniti è di una tragica stupidità».[44]
[modifica] Accuse di anticattolicesimo
Nell'aprile del 2005 William A. Donohue, della Lega Cattolica Americana per i diritti civili e religiosi, accusò Hitchens di essere un «bigotto anticattolico». Durante un dibattito con lo stesso Donohue, Hitchens dichiarò:
| « Devo dire, per amor di discussione, che quando in questo Paese la religione viene messa sotto accusa la Chiesa cattolica viene coinvolta in misura maggiore della sua quota-parte di responsabilità. Forse in questo c'è anche il mio contributo, ma non me ne vergogno affatto » | |
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(Christopher Hitchens[45])
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Il docente di diritto dell'UCLA Stephen Bainbridge scrisse che «l'anticattolicesimo [di Christopher Hitchens] è l'ultima forma rispettabile di bigottismo nell'élite» (la frase riprende e riadatta, in realtà, l'affermazione del poeta americano Pieter Viereck del 1959 secondo cui «L'anticattolicesimo è l'antisemitismo degli intellettuali», in seguito riproposta e fatta propria da vari columnist di area cattolico-conservatrice).[46]
Su The American Conservative, anche Tom Piatak definì Hitchens - oltre che «bolscevico» - «bigotto anticattolico»:
| « Non basterebbero tutte le pagine di questo giornale per contenere la rassegna delle esternazioni anticattoliche [di Hitchens]. Recentemente questi ha dichiarato che il giudice Roberts non dovrebbe essere confermato alla Corte Suprema in quanto cattolico; ma il suo più disgustoso - e rivelatore - spasmo anticattolico è stata la sua reazione alla morte di Giovanni Paolo II, liquidato come “un querulo zitello, arrivato troppo tardi e rimasto troppo a lungo” » | |
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(Tom Piatak[47])
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Tuttavia le critiche di Hitchens hanno generalmente colpito gli esponenti di qualsivoglia religione organizzata, non solo del cattolicesimo: per esempio, nel 1998 egli rivolse pesanti critiche a Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, per via delle sue dichiarazioni di supporto al programma nucleare dell'India, per avere accettato finanziamenti da Shoko Asahara (il giapponese fondatore della setta buddhista degli Aum Shinrikyo responsabile dell'attentato nella metropolitana di Tokyo nel 1995) e, infine, per aver venduto indulgenze a personaggi famosi di Hollywood seguaci del buddhismo e aver, ipocritamente secondo lui, condannato come pratiche immorali il sesso orale e quello anale, ma di avere - in qualche misura - giustificato la prostituzione[48].
[modifica] Abuso di alcolici e tabacco
Hitchens viene anche criticato per il suo massiccio uso di alcoolici, causa, secondo alcuni, della sua perdita di credibilità. Per esempio, Juan Cole scrisse nel maggio 2006 che:
- «Non è un segreto che Hitchens sia da tempo un bevitore con seri problemi. Una volta si presentò alticcio a un dibattito e mi mise in imbarazzo con una serie di domande fuori luogo. Posso solo supporre che i suoi recenti scritti da pensatoio di destra radicale siano dovuti ai fumi dell'alcool. Mi dispiace solo di assistere alla rovina di quella che fu una raffinata mente giornalistica»[49].
Nel 2003 Hitchens scrisse che il suo consumo giornaliero di alcool sarebbe stato sufficiente per «stordire un mulo di stazza media», e, quando il suo dottore si mostrò sorpreso di ciò, lui disse «In vita mia ho conosciuto più vecchi ubriaconi che vecchi dottori»[50].
Hitchens era anche un accanito fumatore.[51]
[modifica] Vita privata
[modifica] Famiglia
La famiglia di Hitchens era di religione battista. Dall'adolescenza lui e suo fratello divennero atei.[52] Il padre Eric era un ufficiale dell'esercito britannico. La madre di Hitchens, Yvonne, si suicidò nel 1973: solo dopo la sua morte il figlio scoprì le sue origini ebree.[53] Hitchens afferma quindi di essere di origine ebraica, essendo sua nonna materna ebrea.[54] Nel 2006, in un'intervista al Los Angeles Times, raccontò di essere stato mandato, in passato, a cercar tracce della famiglia d'origine da sua madre e sua nonna al confine tedesco-polacco; suo fratello Peter, che si professa cristiano, dopo essere stato anch'egli ateo, ha al contrario sempre negato ogni significativa ascendenza ebraica. Anche Peter Hitchens è giornalista, cristiano conservatore. Divergenze di vedute di tipo politico e religioso hanno allontanato i due fratelli per un certo periodo di tempo, sebbene dopo la nascita del terzo figlio di Peter i due si siano riconciliati, come confermato anche da alcune interviste pubbliche rilasciate insieme. Data la notorietà di entrambi i personaggi, spesso i rapporti privati tra i due fratelli hanno assunto connotati pubblici. Tuttavia Christopher ha dichiarato di non avere molti rapporti con Peter, poiché sono troppo diversi.[53] Hitchens si è sposato due volte: con Eleni Meleagrou, greca, sposata a Cipro dall'arcivescovo con rito ortodosso per compiacere i suoceri, e con Carol Blue sposata nel 1991 con rito ebreo, religione della moglie (ma con un "rabbino ateo", precisò in un'intervista).[53][55] Christopher Hitchens ha avuto tre figli, i primi due, Alexander e Sophia, nati dal suo primo matrimonio celebrato nel 1981, l'anno in cui si stabilì in America, e la terza, Antonia, dalla seconda moglie.
[modifica] Malattia
Il 1º luglio 2010 Christopher Hitchens ha dichiarato di avere un cancro all'esofago, con metastasi ai linfonodi e ai polmoni, scoperto dopo essersi sentito male durante un tour promozionale. Per questo si è sottoposto a numerosi cicli di chemioterapia[56]. Nel marzo 2011, Hitchens ha dovuto annullare due dibattiti a causa delle sue condizioni di salute. In un'intervista dell'aprile 2011 ha detto di aver sospeso il trattamento a causa di pesanti effetti tossici, anche se la cura ha influito positivamente sulle metastasi. Ha iniziato poi una cura farmacologica specifica sui geni del tumore, seguito dal suo amico-rivale Francis Collins, il medico cristiano evangelico che diresse il Progetto Genoma Umano.[53] Successivamente, dopo aver dichiarato che non si sarebbe mai convertito alla religione, è stato curato in numerosi ospedali tra cui a Houston, in Texas, dove è deceduto il 15 dicembre 2011, a causa di complicanze della malattia, tra cui una polmonite che lo affliggeva dal mese precedente.
[modifica] Altro
- Si è definito "turista della rivoluzione". Quasi ogni anno ha visitato paesi in cui vi sono sommosse.[53]
[modifica] Opere
- (EN) (insieme a Peter Kellner) Callaghan: The Road to Number 10. Cassell 1976. ISBN 0-304-29768-2
- (EN) Imperial Spoils: The Curious Case of the Elgin Marbles. Chatto and Windus, London 1987 (nuova edizione Verso, 1997 come The Elgin Marbles: Should they be returned to Greece?).
- (EN) Cyprus (2ª ed. Hostage to History: Cyprus from the Ottomans to Kissinger, 1997 Verso, London), 1984
- (EN) (insieme a Edward Said) Blaming the Victims: Spurious Scholarship and the Palestinian Question. London, Verso 1988. ISBN 0-86091-887-4
- (EN) Prepared for the Worst. Hill and Wang (USA) 1989 - Chatto and Windus (UK) 1989.
- (EN) Blood, Class, and Nostalgia: Anglo-American Ironies. Farrar Straus Giroux 1990 (nuova ed. Nation Books 2004, come Blood, Class and Empire: The Enduring Anglo-American Relationship. ISBN 1-56025-592-7)
- (EN) For the Sake of Argument: Essays & Minority Reports. Verso, London 1993.
- La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa (titolo originale: The Missionary Position. Mother Teresa in Theory and Practice. London: Verso 1995). 1ª ed. it. 1997; 2ª ed. it. Roma, minimum fax 2003. ISBN 88-7521-009-8
- (EN) Unacknowledged Legislation: Writers in the Public Sphere, London, Verso 2000
- (EN) No One Left to Lie To: The Triangulations of William Jefferson Clinton, London, Verso 2000
- (EN) Letters to a Young Contrarian, Basic Books 2001
- Processo a Henry Kissinger (tit. or.: The Trial of Henry Kissinger, London, Verso 2002). Milano, Editrice Fazi, 2005. ISBN 88-8112-613-3
- (EN) Why Orwell Matters, Basic Books (US) 2002 (uscito nel Regno Unito come Orwell's Victory, Allen Lane 2002)
- La vittoria di Orwell (titolo originale: Orwell's Victory, Penguin Books 2002). Libri Scheiwiller 2008. ISBN 9788876445552
- (EN) A Long Short War: The Postponed Liberation of Iraq, Plume Books 2003
- (EN) Love, Poverty, and War: Journeys and Essays, Thunder's Mouth, Nation Books 2004. ISBN 1-56025-580-3
- (EN) Thomas Jefferson: Author of America, Eminent Lives/HarperCollins 2005. ISBN 0-06-059896-4
- (EN) Thomas Cushman (a cura di). A Matter of Principle: Humanitarian Arguments for War in Iraq. University of California Press 2005. ISBN 0-520-24555-5
- (EN) Thomas Paine's “Rights of Man”: A Biography, Books That Shook the World Series, Atlantic Books 2006, ISBN 1-84354-513-6
- Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa (titolo originale: God Is Not Great: How Religion Poisons Everything, Warner Twelve 2007). Einaudi 2007. ISBN 8806183370
- Consigli a un giovane ribelle, (titolo originale: Letters to a Young Contrarian) Einaudi, 2008. ISBN 9788806192907
- (EN) Hitch 22: a memoir, Hachette Book Group, 2010 ISBN 9780446540339
- (EN) Arguably: Essays by Christopher Hitchens, Twelve, 2011; UK edition as Arguably: Selected Prose, Atlantic, ISBN 1-4555-0277-4 / ISBN 978-1-4555-0277-6
[modifica] Note
- ^ a b c (EN) Matt Cherry. «Christopher Hitchens On Mother Theresa (Interview)», da Free Inquiry (v. bibliografia).
- ^ Scheda su Einaudi
- ^ a b (EN) Johann Hari, «In Enemy Territory: An Interview with Christopher Hitchens» da The Independent, 23 settembre 2004
- ^ (EN) C. Hitchens, «The End of Fukuyama» da Slate, 1º marzo 2006.
- ^ Hitchens, the American
- ^ Usa, è morto Christopher Hitchens - Corriere della Sera
- ^ Durante un dibattito del 2005 fu fatto notare a Hitchens che le sue nuove posizioni contrastavano con quanto espresso 15 anni prima. Hitchens rispose che, nel periodo post-bellico, dopo aver parlato con molti curdi iracheni, era giunto alla conclusione che la responsabilità della crisi ricadeva in maggior parte proprio su Saddam Hussein
- ^ (EN) William Safire. «Language: Islamofascism, anyone?» dal New York Times, 1º ottobre 2006.
- ^ (EN) «A Dissenting Voice: Conversation with Christopher Hitchens», pag, 4, Institute of International Studies, UC Berkeley, 25 aprile 2002
- ^ (EN) C. Hitchens, «Of Sin, the Left & Islamic Fascism», da The Nation, 24 settembre 2001.
- ^ (EN) C. Hitchens, «Blaming Bin Laden First», da The Nation, 4 ottobre 2001.
- ^ (EN) Noam Chomsky, «Chomsky Replies to Hitchens», da Zmag.org, 10 ottobre 2001.
- ^ (EN) C. Hitchens, «A Rejoinder to Noam Chomsky», da The Nation, 12 ottobre 2001.
- ^ (EN) N. Chomsky, «Reply to Hitchens’s Rejoinder», da The Nation, 15 ottobre 2001.
- ^ Responsabile del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti dal 2001 al 2005
- ^ (EN) C. Hitchens, «Taking Sides», da The Nation, 14 ottobre 2002.
- ^ (EN) C. Hitchens. «Why I’m (Slightly) for Bush», da The Nation, 8 novembre 2004.
- ^ (EN) C. Hitchens. «Unfairenheit 9/11. The Lies of Michael Moore», da Slate, 21 giugno 2004.
- ^ Pubblicato in italiano con il titolo di Processo a Henry Kissinger (v. bibliografia)
- ^ a b c (EN) C. Hitchens. «Crimes against humanity», da The Case Against Henry Kissinger, citato da ThirdWordTraveler.com.
- ^ (EN) «Statement - Christopher Hitchens, NSA Lawsuit Client», dal sito aclu.org, 16 gennaio 2006
- ^ (EN) C. Hitchens. «Stand up for Denmark!», da Slate, 21 febbraio 2006.
- ^ C. Hitchens. «L'Iraq non è il Vietnam». Internazionale, 6 9 2007. URL consultato in data 6/6/2008.
- ^ C. Hitchens. «Vote for Obama», 13 10 2008. URL consultato in data 14/02/2010.
- ^ C. Hitchens, rubrica «Minority Report», da The Nation, 13 aprile 1992
- ^ Nella citata intervista a Matt Cherry Christopher Hitchens disse che il network statunitense che avrebbe dovuto mettere in onda Hell's Angels desistette per evitare che il consiglio d'amministrazione, composto in maggioranza da ebrei, fosse accusato di fare propaganda anticattolica.
- ^ Uscito in Italia come La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa, Roma 1997
- ^ Avvertita della frode, Madre Teresa non restituì i soldi ricevuti.
- ^ (EN) Brent Bozell III. «Penn and Teller trash Mother Teresa», da TownHall.com, 3 giugno 2005.
- ^ Christopher Hitchens, La posizione della missionaria, traduzione di Eva Kampmann, Edizioni minumum Fax, Roma 2003; p. 121
- ^ 60 Minutes. The Debate Over Sainthood, CBS News, 9 ottobre 2003.
- ^ (EN) «Galloway and the mother of all invective», dal Guardian, 18 maggio 2005.
- ^ (EN) C. Hitchens. «The Yanks Fail to Lay a Glove on Galloway», dal Daily Mirror, 18 maggio 2005.
- ^ (EN) C. Hitchens. «Unmitigated Galloway», The Weekly Standard, 30 maggio 2005
- ^ Come risulta dal sito ufficiale dell'Istituto, www.usip.org.
- ^ (EN) C. Hitchens, «Pipes the Propagandist», da Slate, 11 agosto 2003.
- ^ «Los Angeles, arrestato Mel Gibson ubriaco al volante e troppo veloce», Repubblica.it, 29 luglio 2006.
- ^ «Gibson inchiodato dal verbale su Internet: finiscono in rete le sparate antisemite», Repubblica.it, 30 luglio 2006.
- ^ (EN) C. Hitchens. «Mel Gibson’s Meltdown», da Slate, 31 luglio 2006.
- ^ a b (EN) C. Hitchens. «Cindy Sheehan’s Sinister Piffle», da Slate, 15 agosto 2005
- ^ (EN) «FP Top 100 Public Intellectuals», Foreign Policy, settembre 2005.
- ^ (EN) David Herman. «The People’s Choice», da Foreign Policy, settembre 2005.
- ^ (EN) Alexander Cockburn. «Can Cindy Sheehan End the War?», Counterpunch, 20/21 agosto 2005.
- ^ (EN) C. Hitchens. Risposta a Cockburn, da Hitchensweb.com, agosto 2005.
- ^ (EN) «Look Who’s Hammering Mel», citato su CatholicLeague.org, 1º agosto 2006
- ^ (EN) Stephen Bainbridge. «Roberts’ Catholicism», ProfessorBainbridge.com, agosto 2005.
- ^ (EN) Tom Piatak. «The Purest Neocon», da The American Conservative, 10 ottobre 2005.
- ^ (EN) C. Hitchens. «His material highness», da Salon.com. 13 luglio 1998.
- ^ (EN) «Hitchens the Hacker». Informed Comment, 3 5 2006. URL consultato in data 6/6/2008.
- ^ (EN) C. Hitchens. «Living Proof». da Vanity Fair, marzo 2003.
- ^ Gianni Riotta, Hitchens, vita contro di un uomo libero, La Stampa, 17-12-2011
- ^ Peter Hitchens, La rabbia contro Dio: come l'ateismo mi ha portato alla fede
- ^ a b c d e Hitch. Lui si che capisce la vita
- ^ (EN) Lynn Barber. «Look Who’s Talking», dal Guardian, 14 aprile 2002.
- ^ Intervista al Daily Telegraph
- ^ Christopher Hitchens ha il cancro. UAAR
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Christopher Hitchens
Wikiquote contiene citazioni di o su Christopher Hitchens
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Note biografiche
- (EN) Sito personale di Christopher Hitchens
- (EN) Christopher Hitchens’s Biography, dall'Atlantic Monthly.
- (EN) «Christopher Hitchens. Renowned author, journalist and critic» da Greater Talent Network Speakers' Bureau.
- (EN) Brian Lamb. «For the Sake of Argument», intervista a Christopher Hitchens, dalla trasmissione televisiva Booknotes del 17 ottobre 1993.
- (EN) Meryl Gordon. «The Boy Can’t Help It», dal New York Magazine, 26 aprile 1999.
- (EN) «Christopher Hitchens, Literary Agent Provocateur», da National Public Radio, 21 giugno 2006.
[modifica] Recensioni e commenti
- «Commenti su La posizione della missionaria», da minimumfax
- Christian Rocca. «Christopher Hitchens per Francesco Rutelli (Modelli americani)», dal Corriere della Sera, luglio 2006
[modifica] Articoli su argomenti varî
Oltre alle interviste e agli articoli richiamati nelle note, si citano:
- (EN) «The Chorus And The Cassandra», da Grand Street, autunno 1985 (in difesa di Noam Chomsky)
- (EN) «Our War on Fanaticism is Just», da SFGate.com, 11 settembre 2002 (sulla lotta al terrorismo islamico)
- (EN) «Ohio’s Odd Numbers» da Vanity Fair, marzo 2005 (sui presunti brogli elettorali nelle elezioni presidenziali 2004 in Ohio)
- (EN) «Galloway is a hot, blustering bully - but I'm staying on his case until the very end», dal Daily Telegraph, 19 settembre 2005 (sul presunto coinvolgimento di Galloway nello scandalo Oil-For-Food)
- (EN) «The case for mocking religion - Muhammad cartoon controversy», da Slate, 4 febbraio 2006 (sulle vignette dello Jyllands-Posten)
- (EN) Matt Cherry. «Christopher Hitchens On Mother Theresa (Interview)», da Free Inquiry, vol. 16, n. 4, autunno 1996
- (EN) «Not So Docile Sheep», da Free Inquiry, vol. 20, n. 3, estate 2000
- (EN) «Return of the Salvation Army», da Free Inquiry, vol. 21, n. 1, inverno 2001
- (EN) «Pedophilia’s Double Standard», da Free Inquiry, vol. 22, n. 3, estate 2002
- (EN) «The Stupidest Religion», da Free Inquiry, vol. 22, n. 4, autunno 2002
- «La maledizione di Baghdad: cercare vendetta », dal Corriere della Sera, 30 dicembre 2006
- «L’attacco di Ratzinger», da Internazionale n. 660, 21 settembre 2006
- «Diamoci un taglio», da Internazionale n. 609, 23 settembre 2005
- Articoli vari su Internazionale
- "Quando l'America era in mano a un presidente razzista", Corriere della Sera, 5 luglio 2009
[modifica] Critiche
- (EN) Norman Finkelstein. «Fraternally yours, Chris», da Normanfinkelstein.com (Finkelstein critica Hitchens per il suo supposto «opportunismo politico»)
- (EN) Christopher Hitchens. «A Few Words of Fraternal Admonition to “Norm” Finkelstein», da Hitchensweb.com (risposta di Hitchens a Finkelstein)
- (EN) Peter Hitchens. «O brother, where art thou?», da The Spectator, 13 ottobre 2001 (Peter Hitchens critica suo fratello Christopher per il suo sostegno alla guerra in Afghanistan)
- (EN) Christopher Hitchens. «O Brother, Why Art Thou?», da Vanity Fair, 16 maggio 2005 (risposta di Christopher a suo fratello Peter Hitchens)
- (EN) Daniel Pipes. «Christopher Hitchens Rants Again», da DanielPipes.org, 19 agosto 2003 (Daniel Pipes risponde al citato articolo di Hitchens che lo accusava di non essere «un uomo di pace»)
- (EN) Edward Said. «Dreams and Delusions» da Counterpunch.org, 20 agosto 2003 (Said mette alla berlina «quei giornalisti britannici transfughi in America» per il loro «razzismo, comunque essi lo camuffino»)
- (EN) Matt Taibbi. «Shoveling Coal for Satan: Christopher Hitchens collects check from Microsoft and calls More a coward», da New York Press, 2004 (Taibbi accusa Hitchens di vigliaccheria e di opportunismo)
- (EN) George Scialabba. "Farewell, Hitch", da n+1, primavera 2005 (uno sguardo critico alle posizioni politiche di Hitchens e alla sua capacità di autopromozione mediatica)
- (EN) «Christopher Hitchens: Flickering Firebrand», da Arena (citato in Obelus.org) , 7 luglio 2005 (critica Hitchens per la sua svolta politica e per contraddire tutto quello che aveva sostenuto negli anni della sua militanza a sinistra)
- (EN) Alexander Cockburn. «Hitchens Backs Down», da Counterpunch.com, 24 agosto 2005 (replica finale alla citata risposta di Christopher Hitchens sul caso-Cindy Sheehan)
- (EN) Juan Cole. «Christopher Hitchens’ last battle», da Salon.com, 5 settembre 2005 («Il falco britannico ci dice le 10 ragioni per le quali gli americani dovrebbero andar fieri della guerra in Iraq. Ma confonde 0 con 10»)
- (EN) Richard Seymour. «The Genocidal Imagination of Christopher Hitchens», dal Monthly Review, 26 novembre 2005 (Seymour critica Hitchens per i suoi commenti sul bombardamento di Falluja)
- (EN) Michael Brooks. «On the Juan Cole - Christopher Hitchens Feud», da HistoryMike, 5 maggio 2006 (lo storico Michael Brooks critica Hitchens per le sue accuse a Juan Cole di sostenere la causa filo-iraniana di Ahmadinejad)
Riguardo alla sua vecchia militanza a sinistra, il World Socialist Web Site scrisse su Hitchens:
- (EN) David Walsh. «Scoundrel time redux: Christopher Hitchens as a social type», WSWS - World Socialist Web Site, 13 febbraio 1999
- (EN) David Walsh. «The political depravity of journalist Christopher Hitchens», WSWS, 5 ottobre 2001
- (EN) David Walsh. «Journalist Christopher Hitchens fully embraces the Bush war camp», WSWS, 7 ottobre 2002
- Giornalisti britannici
- Giornalisti statunitensi
- Saggisti britannici
- Saggisti statunitensi
- Critici letterari britannici
- Critici letterari statunitensi
- Nati nel 1949
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