Sebastián Piñera

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Sebastian Piñera Echenique
Fotografía oficial del Presidente Sebastián Piñera - 2.jpg

35° Presidente del Cile
Durata mandato 11 marzo 2010 –
11 marzo 2014
Predecessore Michelle Bachelet
Successore Michelle Bachelet

Presidente di Rinnovamento Nazionale
Durata mandato 26 maggio 2001 –
10 marzo 2004
Predecessore Alberto Cardemil
Successore Sergio Diez

Senatore della Repubblica
Durata mandato 11 marzo 1990 –
11 marzo 1998
Presidente Ricardo Lagos
Predecessore Carlos Bombal

Dati generali
Partito politico Indipendente (dal 2011)
Rinnovamento Nazionale (1989-2011)
Tendenza politica Conservatorismo liberale
Umanesimo cristiano
Firma Firma di Sebastian Piñera Echenique

Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique (Santiago del Cile, 1º dicembre 1949) è un politico e imprenditore cileno. È stato il Presidente della Repubblica del Cile dall'11 marzo 2010 all'11 marzo 2014.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

È nato a Santiago, figlio di Magdalena Echenique Rozas e di un ingegnere al servizio della Corporación de Fomento de la Producción, José Piñera Carvalho, che poi fu ambasciatore del Cile in Belgio e negli Stati Uniti. Quarto di cinque figli, ha due fratelli e due sorelle: Guadalupe, José (ministro del lavoro di Augusto Pinochet), Pablo, Miguel (artista) e Magdalena. È sposato con Cecilia Morel Montes con la quale ha quattro figli: Magdalena, Cecilia, Sebastián and Cristóbal.

Educazione e lavoro[modifica | modifica sorgente]

Un anno dopo la nascita, la famiglia Piñera Echenique si trasferisce in Belgio, poi a New York, dove suo padre era ambasciatore all'ONU. Rientrato in Cile frequenta il Colegio del Verbo Divino nel 1955, diplomandosi nel 1967. Si iscrive poi alla Pontificia Università Cattolica del Cile conseguendo la laurea in Economia nel 1971 ed ottenendo anche l'encomio con il Premio Raúl Iver Oxley, elargito ai migliori studenti. Continua gli studi negli USA, all'Università di Harvard, conseguendo il master in Economia. Durante gli studi ad Harvard, redige assieme ad un compagno un articolo dal titolo "Il Gioco del Vecchio Sud nel Movimento Regionale degli Schiavi" pubblicato dal Giornale della Storia dell'Economia. Lavora anche come supplente tra il 1975 ed il 1976. Tre anni dopo si laurea con Master e Dottorato in economia ad Harvard con tesi dal titolo "L'Economia dell'Educazione nelle Sviluppo dei Paesi".

Nel 1976 ritorna nuovamente nel suo paese. Apprezzato economista, azionista con il 27% della linea aerea LAN Airlines (in passato Lan Chile) e proprietario del canale televisivo Chilevisión, di cui ha lasciato la direzione, è uno degli uomini più ricchi del Cile. La rivista americana Forbes stima il suo patrimonio a oltre 1,2 miliardi di dollari.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Il fratello José Piñera, economista di fama mondiale, fu ministro del Lavoro e delle Miniere durante la dittatura instaurata da Augusto Pinochet dopo il golpe del 1973. Durante questo governo vennero assunti i Chicago boys, un gruppo di giovani economisti cileni formati, negli anni settanta, presso l'Università di Chicago sotto l'egida di Milton Friedman e Arnold Harberger. Anche Sebastián, in quel momento imprenditore, era favorevole al regime, però in seguito si schierò contro Pinochet nel plebiscito del 1988, votando "no" ad un nuovo mandato per il generale, che annunciò così il suo ritiro. Nel 1989 capeggiò la campagna presidenziale di Hernán Büchi, ex ministro delle finanze nel governo di Pinochet. In quelle elezioni, Piñera venne eletto senatore nel collegio di Santiago Est (1990-1998) e, immediatamente dopo, si unì al partito di centro-destra del National Rewal.

In quella legislatura fu membro della Commissione Finanze del Senato.

Nel 1992 c'è il tentativo da parte di Piñera nel candidarsi per le elezioni presidenziali in Cile del 1993, ma fu coinvolto in uno scandalo conosciuto come la "Piñeragate", in cui una registrazione su cassetta tra di lui ed un amico rivelò argomenti sconcertanti, in diretta, in una programma televisivo politico. Nella conversazione pubblica allestita dall'ideatore del programma, Ricardo Claro, costui cospirò per poter affrontare il suo rivale alla candidatura dei partiti, il quale era Evelyn Matthei; la Matthei fu accusata gravemente da un giornalista amico e confidente di Piñera. La cassetta si rivelò essere stata illegalmente registrata da un militare e consegnata a Matthei, che a sua volta la consegnò a Claro. Matthei perse l'occasione della presidenza, e così Piñera.

Tentò di candidarsi come senatore nel 2001, ma cedette dopo che un componente della sua promozione politica - e membro del partito alleato, l'Unione Democratica Indipendente (UDI), Joaquín Lavín, chiarì che non avrebbe mai coadiuvato i candidati del partito di Piñera, supportando invece il non più Ammiraglio Jorge Arancibia.

Leader del partito Rinnovamento Nazionale, nato nel 1987 durante il Cile di Pinochet, ed è stato a capo della coalizione di centro-destra Alianza por Chile, con cui si è candidato come presidente del Cile nel 2005. Il 14 maggio 2005 Piñera, senza preannunci, si candidò per le elezioni presidenziali del 2005 (il partito RN avrebbe dovuto sostenere il partito UDI di Lavìn). La politica di Piñera fu da lui stesso definita umanista cristiana.

Nel primo confronto per le candidature, ottenne il 25.4% dei voti l'11 dicembre, posizionandosi al secondo posto. Siccome nessun candidato ottenne la maggioranza assoluta, al ballottaggio il 15 gennaio 2006, in cui si confrontarono Piñera e Michelle Bachelet, della coalizione governativa. Bachelet s'aggiudicò la presidenza, vincendo con un 53% dei voti.

Elezioni presidenziali del 2009[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni presidenziali in Cile del 2009.

Piñera si ricandidò per la presidenza nel 2009 dove unificò le forze di centro-destra nella Coalizione per il Cambio. Dall'agosto 2009 i sondaggi gli furono favorevoli rispetto agli altri candidati, l'ex presidente Eduardo Frei Ruiz-Tagle, Marco Enríquez-Ominami e Jorge Arrate, tutti quanti candidati di centro-sinistra.

Al primo turno del 13 dicembre 2009 ha ottenuto il 44,7%, contro il 29,06% del candidato del centro sinistra Eduardo Frei, secondo presidente della Repubblica del dopo Pinochet.

Non avendo nessuno dei candidati superò il 50%, si tenne il secondo turno il 17 gennaio 2010. I risultati del ballottaggio vengono annunciati dal Ministro degli Interni alle 6.00 di mattina secondo l'ora locale (21:00 GMT) decretando la vittoria di Piñera con il 51,87% dei voti a suo favore contro il 48,12% di Frei.

I ministri del governo Piñera

L'11 marzo 2010 entra in carica.

Il governo Piñera[modifica | modifica sorgente]

Ministero Nome Periodo
Interni Rodrigo Hinzpeter Kirberg (RN) 11 marzo 2010 - 5 novembre 2012
Andrés Chadwick Piñera (UDI) 5 novembre 2012 - in carica
Esteri Alfredo Moreno Charme (ind. UDI) 11 marzo 2010 – in carica
Difesa Jaime Ravinet de la Fuente (ind.) 11 marzo 2010 – 13 gennaio 2011
Alfonso Vargas Lyng (RN) - Interim[1] 13 gennaio 2011 – 16 gennaio 2011
Andrés Allamand Zavala[2] (RN) 16 gennaio 2010 – 5 novembre 2012
Rodrigo Hinzpeter Kirberg (RN) 5 novembre 2012 – in carica
Finanze Felipe Larraín Bascuñán (ind.) 11 marzo 2010 – in carica
Segreteria gener. Presidenza Cristián Larroulet Vignau (ind. UDI) 11 marzo 2010 – in carica
Segreteria gener. Presidenza Ena von Baer Jahn (UDI) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Andrés Chadwick Piñera (UDI) 18 luglio 2011 – 5 novembre 2012
Cecilia Pérez Jara (RN) 5 novembre 2012 – in carica
Economía, Promozione e Turismo Juan Andrés Fontaine Talavera (ind.UDI) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Pablo Longueira Montes (UDI) 18 luglio 2011 – 29 aprile 2013
Félix de Vicente Mingo (ind.) 7 maggio 2013 - in carica
Sviluppo Sociale Felipe Kast Sommerhoff (ind.) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Joaquín Lavín Infante (UDI) 18 luglio 2011 – 6 giugno 2013
Bruno Baranda Ferrán (RN) 6 giugno 2013 - in carica
Educazione Joaquín Lavín Infante (UDI) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Felipe Bulnes Serrano (RN) 18 luglio 2011 – 29 dicembre 2011
Harald Beyer Burgos (ind) 29 dicembre 2011 – 17 aprile 2013
Carolina Schmidt Zaldívar (ind) 22 aprile 2013 - in carica
Giustizia Felipe Bulnes Serrano (RN) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Teodoro Ribera Neumann (RN) 18 luglio 2011 – 17 dicembre 2012
Patricia Pérez Goldberg (ind.) 17 dicembre 2012 – in carica
Lavoro Previdenza Sociale Camila Merino Catalán (ind.) 11 marzo 2010 – 14 gennaio 2011
Evelyn Matthei Fornet [3] (UDI) 16 gennaio 2011 – 22 luglio 2013
Juan Carlos Jobet Eluchans (RN) 24 luglio 2013 - in carica
Opere pubbliche Hernán de Solminihac Tampier (ind.) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Laurence Golborne Riveros (ind.) 18 luglio 2011 – 5 novembre 2012
Loreto Silva (ind.) 5 novembre 2012 – in carica
Salute Jaime Mañalich Muxi (ind.) 11 marzo 2010 – in carica
Casa e Urbanismo Magdalena Matte Lecaros (UDI) 11 marzo 2010 – 19 aprile 2011
Rodrigo Pérez Mackenna (ind.)[4] 19 aprile 2011 – in carica
Agricoltura José Antonio Galilea Vidaurre (RN) 11 marzo 2010 – 29 dicembre 2011
Luis Mayol Bouchon (ind.) 29 dicembre 2011 – in carica
Trasporti e Telecomunicazioni Felipe Morandé Lavín (ind.) 11 marzo 2010 – 14 gennaio 2011
Pedro Pablo Errázuriz Domínguez (Ind.) 16 gennaio 2011 – in carica
Beni Nazionali Catalina Parot Donoso (RN) 11 marzo 2010 - 5 novembre 2012
Rodrigo Pérez Mackenna (ind.) 5 novembre 2012 – (interim) in carica
Energia Ricardo Raineri Bernain (ind.) 11 marzo 2010 – 14 gennaio 2011
Laurence Golborne Riveros (ind.) 16 gennaio 2011 – 18 luglio 2011
Fernando Echeverría Vial (RN) 18 luglio 2011 – 21 luglio 2011
Rodrigo Álvarez Zenteno (UDI) 22 luglio 2011 – 27 marzo 2012
Sergio del Campo Fayet Interim 27 marzo 2012 – 3 aprile 2012
Jorge Bunster Betteley (ind.) 3 aprile 2012 – in carica
Miniere Laurence Golborne Riveros (ind.) 11 marzo 2010 – 18 luglio 2011
Hernán de Solminihac Tampier (ind.) 18 luglio 2011 – in carica
Servizio nazionale delle donne Carolina Schmidt Zaldívar (ind.) 11 marzo 2010 – 22 aprile 2013
Loreto Seguel King (UDI) 22 aprile 2013 - in carica
Consiglio nazionale Cultura e Arti Luciano Cruz-Coke Carvallo (ind.) 11 marzo 2010 – 6 giugno 2013
Roberto Ampuero Espinoza (ind.) 6 giugno 2013 - in carica
Ambiente María Ignacia Benítez Pereira (UDI) 1 ottobre 2010 – in carica

Gli anni della presidenza[modifica | modifica sorgente]

Piñera, una volta entrato in carica, ha subito dovuto affrontare la ricostruzione legata al drammatico Terremoto del Cile del 2010, per il quale procedette alla privatizzazione di partecipazioni statali (miniere, elettricità) e a un piano straordinario di crescita delle tasse. Nell'agosto 2010 ci fu l'Incidente nella miniera di San José, ma dopo oltre due mesi, tutti i minatori furono portati in salvo; Piñera apparve spesso mentre parlava con i minatori intrappolati, portando loro la solidarietà del governo, e questo contribuì inizialmente alla popolarità della sua immagine. A partire dal giugno 2011, però, vengono messe in atto in tutto il paese una serie di manifestazioni studentesche, per chiedere una riforma del sistema dell'istruzione scolastica superiore ed universitaria, privatizzata negli anni '80 e ritenuta obsoleta. Venne altresì criticato l'inserimento del termine "regime militare", anziché "dittatura militare", nei sussidiari scolastici di storia, in riferimento al Cile di Pinochet, nonostante il presidente abbia, per il resto, cercato di tagliare i ponti con la scomoda eredità della dittatura. Il consenso di Piñera oscillò tra il 49% e il 20% durante il suo governo.[5][6]

Nonostante queste critiche, il paese, sotto la presidenza Piñera, ha conosciuto una crescita economica notevole, in controtendenza alla crisi mondiale che ha devastato molti paesi industrializzati, con il 5,8% del PIL in più nel 2010, il 5,9% nel 2011 e 5,6% nel 2012 e riducendo l'inflazione, arrivata all'1,5% del 2012, e la disoccupazione, scesa al 6,4% nello stesso anno. In totale l'economia ha avuto una crescita media del 6% in 4 anni, quasi come quella del cosiddetto periodo degli anni '80 detto "miracolo del Cile".[7]

Questo non è bastato alla coalizione per ottenere una nuova vittoria: vietando la costituzione cilena due legislature consecutive, alle Elezioni presidenziali in Cile del 2013 sostiene Evelyn Matthei, già ministro del suo governo, la quale però viene pesantemente sconfitta dall'ex presidente socialista Michelle Bachelet, che entra in carica nel 2014.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze cilene[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine di Bernardo O'Higgins - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Gran Croce dell'Ordine di Bernardo O'Higgins
Gran Maestro e Collare dell'Ordine al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Collare dell'Ordine al Merito

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 2011

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ dimesso dal Senato per essere ministro.
  3. ^ dimessasi dal Senato
  4. ^ Assume interim Casa, Urbanismo e Beni Nazionali, il 5 novembre 2012.
  5. ^ Pinochet? Non “dittatura” ma “regime militare”. E in Cile è polemica
  6. ^ InfoMercati sul Cile
  7. ^ Quarant'anni dopo il golpe il Cile al voto nell'eterna ombra del 1973

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente del Cile Successore Flag of the President of Chile.svg
Michelle Bachelet 11 marzo 2010 - 11 marzo 2014 Michelle Bachelet

Controllo di autorità VIAF: 121328463 LCCN: nr88007411