Geopolitica

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La geopolitica (da non confondersi con la geografia politica e con la politica internazionale) è una disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l'azione politica. Ancorché si tratti d'una disciplina piuttosto popolare nata già numerosi decenni fa, manca ancora di una definizione univoca e condivisa.

Definizioni[modifica | modifica sorgente]

Definizione di Yves Lacoste: "Viene considerata geopolitica quella situazione nella quale due o più attori politici si contendono un territorio. In questo contendere, le popolazioni che abitano il territorio conteso, o che sono rappresentate dagli attori che se lo contendono, devono essere coinvolte in questo conflitto attraverso l'uso degli strumenti di comunicazione di massa".
I dizionari delle lingue moderne recano diverse definizioni del termine "geopolitica", tutte più o meno arbitrarie o assai generiche. Ad esempio, secondo il Devoto-Oli (1984), la geopolitica è «lo studio delle motivazioni geografiche che influenzano l'azione politica». Secondo il Robert (1965) essa è «lo studio dei rapporti tra i dati naturali della geografia e la politica degli Stati». Per il Grand Larousse Universel (1962) è «lo studio dei rapporti che uniscono gli Stati, le loro politiche e le leggi di natura, queste ultime determinando le altre»; lo stesso, nell'edizione 1989, parla di «una scienza che studia i rapporti tra la geografia degli Stati e la loro politica». Il Dictionnaire de la Géographie (1979) scrive che «la geopolitica è lo studio dei rapporti tra i fattori geografici e le azioni o le situazioni politiche».
Quest'indeterminatezza ha spinto gli stessi teorici geopolitici a definire la materia del loro studio, con risultati altrettanto vari. Stando al generale Karl Haushofer (ca. 1920), «la geopolitica sarà e deve essere la coscienza geografica dello Stato. Il suo oggetto è lo studio delle grandi connessioni vitali dell'uomo d'oggi nello spazio d'oggi e la sua finalità è il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato allo spazio». Saul Cohen (1963) scrive: «L'essenza della geopolitica è di studiare la relazione che esiste tra la politica internazionale di potenza e le caratteristiche corrispondenti della geografia, e specialmente quelle su cui si sviluppano le fonti di potenza». Robert E. Harkavy (1983): «La geopolitica è la rappresentazione cartografica delle relazioni tra le potenze principali in contrapposizione tra loro». William T. Fox (1983): «La geopolitica è l'applicazione delle conoscenze geografiche agli affari mondiali».
Generale Pierre Gallois (1990): «La geopolitica è lo studio delle relazioni che esistono tra la condotta di una politica di potenza sviluppata sul piano internazionale e il quadro geografico in cui essa si esercita». Michel Foucher (1991): «La geopolitica è un metodo globale di analisi geografica di situazioni socio-politiche concrete, prese in esame in quanto esse sono localizzate, e delle rappresentazioni abituali che le descrivono». Generale Carlo Jean (2003): «La geopolitica è una particolare analisi della politica (specialmente la politica estera degli Stati nazionali ma non solo quella), condotta in riferimento ai condizionamenti su di essa esercitati dai fattori geografici: intendendo come tali non solo e non tanto quelli propriamente fisici, come la morfologia dello spazio o il clima, quanto l'insieme delle relazioni di interdipendenza esistenti fra le entità politiche territorialmente definite e le loro componenti». Alain de Benoist (2006): «La geopolitica studia l'influenza della geografia sulla politica e sulla storia, cioè le relazioni tra lo spazio e la potenza».

Evoluzione delle visioni geopolitiche[modifica | modifica sorgente]

Il termine "geopolitica" fu coniato nel 1904 dal geografo svedese Rudolf Kjellen, anche se molti fanno cominciare la storia di questa disciplina già con Friedrich Ratzel, il geografo, antropologo ed etnologo tedesco che, proprio nel 1904, moriva. Lo studioso svedese, con "geopolitica", si riferisce all'uso della conoscenza geografica per favorire gli obiettivi di Stati nazionali specifici. Per altri, la geopolitica nasce sì in quell'anno, ma grazie allo scritto di Sir Halford Mackinder, The Geographical Pivot of History.

Mackinder interpreta la storia del mondo come lotta tra potenze talassocratiche e potenze terrestri; egli connota come positive le prime e negative le seconde. Prototipo di civiltà marittima sarebbe l'Europa e, soprattutto, l'Inghilterra: «La civiltà europea è il risultato della secolare lotta contro l'invasione asiatica». Secondo Mackinder, la supremazia talassocratica è minacciata da due grandi eventi: l'ascesa della Russia e l'invenzione della ferrovia. Mosca, espandendosi in Eurasia, ha unito le forze "telluriche" un tempo divise (popoli delle foreste nordiche e popoli della steppa), mentre la velocità garantita dalla strada ferrata azzera i vantaggi del trasporto marittimo. Nel paradigma mackinderiano, che ha influenzato fortissimamente tanto la geopolitica anglosassone quanto quella del resto del mondo, la storia fondamentale è quella del continente eurasiatico. In Eurasia, la regione-perno o heartland ("cuore della terra" secondo la suggestiva interpretazione che dà del concetto lo studioso italiano Massimo Roccati) è quella centro-settentrionale, corrispondente grosso modo all'area di civilizzazione russa e turanica.

"Discepoli" e continuatori di Mackinder, in area anglosassone, sono stati gli statunitensi Nicholas Spykman (che s'è concentrato sulla rielaborazione teorica del concetto di rimland) e Zbigniew Brzezinski. Ma negli USA sono nate molte altre teorie geopolitiche, più o meno debitrici di Mackinder, tra cui la "strategia del contenimento" (George Frost Kennan) e la teoria dello "effetto domino" (Dwight Eisenhower).

Altro prolifico filone della geopolitica fu quello della scuola tedesca. Carl Schmitt riprese la dicotomia mare-terra di Mackinder, rovesciandone però il giudizio di valore. Karl Haushofer diffuse in Germania la geopolitica, facendosi promotore d'un asse tra le potenze "telluriche" (Germania, Russia e Giappone) contro quelle talassocratiche (Inghilterra e USA): s'oppose infatti all'invasione dell'URSS voluta da Hitler (e riconosciuta come suo fondamentale errore strategico), e per questo cadde in disgrazia e fu perseguitato dal regime nazista.

L'Unione Sovietica rappresentò un caso singolare in quanto, mentre da un lato i suoi dirigenti seguivano evidentemente direttive ispirate a considerazioni geopolitiche, lo studio della scienza geopolitica era severamente bandito per motivi ideologici. Solo con la fine del regime comunista si sono potute formulare dottrine geopolitiche in Russia, tra cui la più celebre è probabilmente quella neo-eurasiatista di Aleksandr Dugin.

La "Scuola italiana di geopolitica"[modifica | modifica sorgente]

Con questo termine si intende la corrente di studi fondata, presso l'Università di Trieste, da Giorgio Roletto ed Ernesto Massi le cui idee venivano affidate alla rivista "Geopolitica. Rassegna mensile di geografia politica, economica, sociale, coloniale" pubblicata a Milano dall'editore Sperling & Kupfer tra la fine del 1939 ed il 1942. Il periodico godette del pieno appoggio del Ministro Giuseppe Bottai e pubblicò nel primo numero un indirizzo di saluto di Karl Haushofer. Riccamente illustrata da apposite "carte geopolitiche", tabelle, ecc. e con articoli, saggi ed interventi vari che spaziavano sui cinque continenti (pur con una decisa preferenza per l'analisi e lo studio delle aree balcanica e mediterranea), la rivista non venne però mai ufficialmente recensita dalla Regia Società Geografica Italiana, proprio in ragione della carica di novità che portava in seno alla allora chiusa corporazione dei geografi ed alla conseguente diffidenza nei riguardi dei promotori. Tra i cattedratici dell'epoca, vi furono Umberto Toschi e Antonio Renato Toniolo, geografi "la cui eredità di pensiero si protrae fino ai nostri anni" (Marco Antonsich, "La rivista 'Geopolitica' e la sua influenza sulla politica fascista", in "Limes. Rivista italiana di geopolitica", n. 4, 1994, pp. 273). Quarant'anni dopo la fondazione della rivista, proprio Ernesto Massi divenne Presidente della Società Geografica Italiana (1978 - 1987). Gli eventi bellici portarono allo scioglimento del gruppo dei geopolitici italiani e questa disciplina entrò nell'oblio. Difatti Roletto e Massi fondarono la loro rivista su ispirazione di quella analoga del già citato Haushofer e, conseguentemente, la sconfitta delle potenze dell'Asse nella Seconda Guerra Mondiale trascinò con sé la Geopolitica, intesa quale mera strategia di espansione. Solamente negli anni '90 del XX secolo si ha una generale riscoperta della disciplina, coadiuvata anche dalla rivista Limes, fondata e diretta dal geopolitologo Lucio Caracciolo e da altre voci della geopolitica italiana, sempre più aperte all'internazionalizzazione dei temi trattati.

La geopolitica odierna[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Seconda guerra mondiale la geopolitica è stata quasi abbandonata sia in Europa Occidentale sia nei paesi di impostazione comunista, perché bollata dai più come una "pseudo-scienza nazistoide". Tuttavia, a partire dagli anni ottanta, è tornata ad essere studiata con interesse grazie all'apporto del geografo francese Yves Lacoste il quale prima di tutto riportò alla luce un uso della geografia definito come "attivo", direttamente connesso all'azione del potere politico sui territori. Oggi è comunemente accettata come disciplina nelle università e studiata da molti cultori.

Fondamentale è stato, a partire dagli anni '80, lo slittamento dell'asse politico-economico dalle grandi potenze occidentali verso quelle mediorientali e asiatiche, fenomeno che interessa paesi storicamente marginali come l'Australia, legata oggi a doppio filo, tuttavia, alla crescita di colossi come India e Cina.

Diverso è invece il ruolo delle riviste italiane che trattano di geopolitica. In Italia un ruolo importante nella ri-proposizione della geopolitica è riconosciuto alla rivista Limes, sebbene Carlo Maria Santoro e Giuseppe Bettoni abbiano lamentato una carenza dal punto di vista teorico. Secondo Fabio Petito ed Elisabetta Brighi, il successo di Limes ha rappresentato la vittoria di una "geopolitica pratica (popolare)" sui "complessi e formali ragionamenti geopolitici di Santoro". Tuttavia le riviste italiane di Geopolitica non hanno credito né in ambiti accademici né in ambiti divulgativi al di fuori degli spazi nazionali.[senza fonte] Questo è in parte dovuto alla fragile e incompleta formazione geografica che si effettua nelle scuole italiane.

Note[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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