Guglielmo II di Germania

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Guglielmo II
Guglielmo II
Imperatore tedesco
Re di Prussia
Imperial Monogram of Kaiser Wilhelm II.svg
In carica 15 giugno 1888 - 9 novembre 1918
Predecessore Federico III
Successore Monarchia abolita
Nascita Berlino, 27 gennaio 1859
Morte Doorn, 4 giugno 1941
Casa reale Hohenzollern
Padre Federico III di Germania
Madre Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Consorte Augusta Vittoria
Figli Federico Guglielmo
Guglielmo Eitel
Adalberto Ferdinando
Augusto Guglielmo
Oscar Carlo
Gioacchino Francesco
Vittoria Luisa
Firma Wilhelm II, German Emperor Signature-.svg
« Gli bastava muoversi impettito e mettersi in posa facendo tintinnare la sciabola nel fodero. Desiderava solo sentirsi come Napoleone senza combattere battaglie. [...] Ma sotto tutte quelle pose e orpelli vi era un uomo molto comune, vanesio ma nel complesso benevolo, che coltivava la speranza di passare per un secondo Federico il Grande»
(Winston Churchill su Guglielmo II.[1])

Guglielmo II di Prussia e Germania (Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern; Berlino, 27 gennaio 1859Doorn, 4 giugno 1941) fu il terzo e ultimo imperatore della Germania (in tedesco Deutscher Kaiser) e l'ultimo re (in tedesco König) di Prussia. Rimase sul trono dal 1888 al 1918.

Il suo regno fu contraddistinto dal riarmo, soprattutto navale, e da una politica estera improntata al personalismo. Decisamente conservatore, Guglielmo era un convinto sostenitore del militarismo e della tradizione monarchica prussiana.

Il suo carattere impulsivo lo portò a prendere decisioni che si rivelarono a volte controproducenti o in contrasto con la linea politica del governo. Per l'assenso dato all'apertura delle ostilità contro la Russia nel 1914, è considerato fra i principali responsabili dello scoppio della prima guerra mondiale.

Spesso ci si riferisce a lui chiamandolo "Kaiser Guglielmo", o semplicemente "il Kaiser".

Indice

La famiglia e la gioventù [modifica]

Guglielmo scolaro nel 1874, a quindici anni.

Guglielmo nacque nel palazzo reale di Berlino il 27 gennaio 1859 dal Principe della Corona Federico e da sua moglie, Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha, Principessa Reale del Regno Unito.

La madre di Guglielmo, Vittoria, era la zia di Alessandra d'Assia (futura moglie di Nicola II di Russia), era sorella del futuro re Edoardo VII del Regno Unito e figlia della regina Vittoria del Regno Unito che quindi era la nonna materna di Guglielmo.

Un parto traumatico danneggiò fisicamente Guglielmo, portandolo ad avere il braccio sinistro atrofizzato. Nonostante molti esercizi e cure dolorose, l'arto non guarì mai.

Una certa influenza sul giovane principe fu esercitata dal 1866 dal precettore Georg Hinzpeter. Questi riteneva che l'imposizione fosse il miglior modo per insegnare la tolleranza e la compassione[2].

Ancora minorenne, come futuro imperatore di Germania, Guglielmo ottenne onorificenze russe, austriache e italiane (il 24 settembre 1873 fu insignito dell'Ordine dell'Annunziata) e appena maggiorenne, nel 1877, ottenne l'Ordine della Giarrettiera britannico[3].

Il giovane Guglielmo imparò il francese e l'inglese ed ebbe anche un'infarinatura di italiano e russo. Frequentò, insieme con il fratello Enrico, il Friedrichsgymnasium (Liceo Federico) a Kassel e dal 1877 frequentò per quattro sessioni l'Università di Bonn. Nel 1878 andò a Parigi (città nella quale non tornò più) e visitò più volte la Gran Bretagna (nel 1877 e nel 1878)[4]. Negli ultimi tempi del suo soggiorno a Bonn, i sintomi di insofferenza di Guglielmo per l'autorità cominciarono a destare preoccupazione; né la madre, donna decisa e autoritaria, riuscì a influenzare il carattere del figlio[5].

Nel febbraio 1880, Guglielmo si fidanzò con Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg, familiarmente chiamata Dona. I due si sposarono un anno dopo, il 27 febbraio 1881. La consorte si rivelò, in futuro, un'ancora di stabilità nell'irrequieta vita dell'imperatore.

Nel 1884 Guglielmo fu inviato in visita in Russia, in rappresentanza del nonno imperatore Guglielmo I, ai festeggiamenti per il compimento della maggiore età del principe ereditario Nicola, con il quale strinse una duratura amicizia[6].

L'ascesa e lo scontro con Bismarck (1888-1890) [modifica]

Guglielmo nell'anno in cui salì al trono di Imperatore di Germania (1888)

Il 9 marzo 1888, all'età di 91 anni, moriva l'Imperatore di Germania Guglielmo I. Il figlio, il principe ereditario e padre di Guglielmo, assunse il nome di Federico III. Questi a sua volta, dopo soli tre mesi di regno, il 15 giugno 1888, morì a seguito di un cancro alla laringe e Guglielmo, all'età di 29 anni, divenne il nuovo Imperatore di Germania.

Non erano trascorsi neanche due mesi dall'ascesa al trono che Guglielmo II si recò in visita di Stato in Russia, la prima di una lunga serie. Tre mesi dopo ottenne un appannaggio annuale di sei milioni di marchi e al viaggio a San Pietroburgo ne seguirono altri a Stoccolma, Copenaghen, Vienna e Roma. Queste ultime due erano le capitali delle altre due nazioni, Austria e Italia, che assieme alla Germania dal 1882 costituivano la Triplice alleanza. Venne commissionato un nuovo treno imperiale con dodici carrozze e un nuovo panfilo[7].

Ben presto, però, il carattere di Guglielmo e le sue idee si dovettero scontrare con quelle del Cancelliere allora in carica: Otto von Bismarck.

Profondamente scosso dagli scioperi di minatori della primavera del 1889, Guglielmo enunciò al Consiglio prussiano un programma che, attraverso la scuola, avrebbe dovuto difendere i giovani dal socialismo. Soprattutto la lezione di storia doveva servire allo scopo: gli insegnanti avevano il compito di illustrare la pericolosità delle teorie socialdemocratiche.

Nonostante ciò il Kaiser si trovò in forte contrasto con il suo cancelliere, Bismarck, che auspicava una linea dura nei confronti del movimento operaio. Guglielmo credeva, invece, nella necessità di una conciliazione nazionale[8].

Nel corso della controversia si tennero le elezioni al Parlamento tedesco, che determinarono la vittoria dei Socialisti democratici. Vistosi in minoranza, Bismarck sollevò una questione costituzionale. Secondo un vecchio decreto prussiano del 1852 i ministri erano tenuti a consultare il capo del governo prima di consultare il re; cosa che avrebbe impedito al Kaiser di avere rapporti diretti con i ministri. Guglielmo ordinò allora che venisse emesso un nuovo decreto per revocare quello del 1852 e il 18 marzo 1890 Bismarck, piuttosto che eseguire l'ordine, mandò una lettera di dimissioni[9].

I cancellierati Caprivi e Hohenlohe (1890-1900) [modifica]

Guglielmo II nel 1890 circa

Guglielmo II incaricò alla successione Leo von Caprivi, un onesto militare che non si voleva inoltrare nei labirinti della politica bismarckiana. Entrambi agirono, infatti, demolendo uno dei capisaldi di Bismarck: il Trattato di controassicurazione con la Russia, cosa che portò a un avvicinamento di quest'ultima alla Francia. Guglielmo in questa decisione si lasciò influenzare dai suoi consiglieri, che ritenevano il trattato incompatibile con le altre intese sottoscritte dalla Germania e, probabilmente, anche dai militari che diffidavano della Russia[10].

Ben presto, tuttavia, Guglielmo trovò Caprivi incompatibile con i suoi “più vasti disegni”, specie dopo che il Cancelliere si era creato nemici in diversi ambienti[11].

Il risultato fu che nel 1894 Caprivi fu spinto alle dimissioni dall'”eminenza grigia” del governo, Friedrich August von Holstein, il quale aveva intenzione di educare Guglielmo attraverso il moderato Chlodwig zu Hohenlohe-Schillingsfürst suo candidato alla Cancelleria. Fu infatti quest'ultimo a essere scelto dal Kaiser quale successore di Caprivi[12].

Il telegramma a Kruger [modifica]

Il 3 gennaio 1896 si verificò il primo di diversi episodi che, protagonista Guglielmo II, avrebbero provocato accese reazioni internazionali che peggiorarono notevolmete i rapporti fra Germania e Gran Bretagna.

In quei giorni la Repubblica boera del Transvaal, dove ingenti risorse umane ed economiche tedesche erano state investite nelle miniere d'oro, aveva respinto un attacco dal Sudafrica. L'aggressione era stata ispirata da Londra per provocare una sollevazione e riportare all'Impero britannico la repubblica boera. La stampa nazionalista tedesca protestò contro la Gran Bretagna che da potenziale alleata divenne rivale.

Guglielmo assicurò allo Zar Nicola II: «qualunque cosa succeda, non permetterò mai agli inglesi di mettere le mani sul Transvaal». Con tre ammiragli e Hohenlohe, il Kaiser, il 3 gennaio, dopo una riunione in cui furono prospettati vari scenari, decise che la cosa più giusta da fare fosse mandare a Capodanno un telegramma di solidarietà al presidente del Transvaal Paul Kruger[13].

Gli Inglesi protestarono per l'atto che considerarono un'interferenza nelle loro questioni da parte di un monarca da cui, come nipote della regina, ci si aspettava solidarietà[14]. In seguito Guglielmo, nelle sue memorie, sostenne di essere stato forzato da Hohenlohe a inviare il messaggio[15]. Fatto sta che dopo l'episodio, che alimentò cocenti polemiche anche fra i giornali e l'opinione pubblica dei due Paesi, Guglielmo parlò di vasti stanziamenti per la flotta militare, rendendo lo scenario diplomatico tra i due imperi ancora più cupo.

Kiautschou [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kiautschou.
In una vignetta francese del 1898, la Regina Vittoria, suo nipote Guglielmo II, lo zar Nicola II assistito dall'alleata Marianna e l'Imperatore Meiji del Giappone si dividono la torta della Cina. Un funzionario Qing alza le mani nel vano tentativo di fermarli.
Il corteo di Guglielmo II in una Gerusalemme pavesata con i colori della Germania nel 1898

Nell'agosto 1897 Guglielmo, mirando ora a una politica mondiale, dimostrò l'utilità che avrebbe avuto una grande flotta. A San Pietroburgo convinse, infatti, Nicola II a confermare che la Russia non si sarebbe opposta all'eventuale occupazione tedesca del porto cinese di Kiautschou; e due mesi dopo, cogliendo l'occasione dell'uccisione di due missionari tedeschi, fece occupare la base cinese, ignorando le obiezioni dei suoi consiglieri che temevano un conflitto[16].

In risposta, la Russia occupò Port Arthur (Lüshunkou) e il Kaiser in una lettera a San Pietroburgo scrisse: «Russia e Germania all'ingresso del Mar Giallo possono essere considerate come San Giorgio e San Michele che proteggono la Sacra Croce nell'Estremo Oriente e custodiscono le porte del continente asiatico». Quando, tuttavia, la Gran Bretagna occupò Weihai, nello Shandong, le reazioni di Guglielmo furono meno entusiastiche[16].

Il viaggio in Palestina [modifica]

L'attivismo del Kaiser non risparmiò il Mediterraneo. Accompagnato dalla consorte, dal ministro degli Esteri Bernhard von Bülow e dall'amico Philipp zu Eulenburg, all'epoca ambasciatore a Vienna, Guglielmo partì nel 1898 per la Palestina, territorio dell'Impero ottomano. Il viaggio conseguì il duplice effetto di aumentare l'interesse dell'Imperatore per la Turchia e nello stesso tempo di incoraggiare l'inquietudine dei francesi, dei russi e in particolare degli inglesi, che si vedevano minacciati nelle loro linee di navigazione marittime principali. Né i timori si placarono quando, due mesi dopo, i turchi concessero ai tedeschi la costruzione di un porto e di una linea ferroviaria sulla costa orientale del Bosforo[17].

Il cancellierato Bülow (1900-1909) [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bernhard von Bülow.

La politica mondiale della Germania, con il nuovo cancelliere Bülow e con l'ammiraglio Alfred von Tirpitz, s'accompagnò a un forte riarmo navale. Costoro, assieme a Guglielmo, cercarono di inculcare sogni di potenza marittima nel popolo tedesco e riuscirono a far passare al Reichstag ben 3 leggi di costruzione navale, due delle quali, quella del 1900 e quella del 1908, durante il cancellierato di Bülow. Quest'ultimo, tuttavia, come ministro degli Esteri, fu corresponsabile anche della legge del 1898.

La Crisi di Tangeri [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Entente cordiale, Crisi di Tangeri e Conferenza di Algeciras.

Il riarmo della flotta tedesca portò inevitabilmente a un allarme della Gran Bretagna, potenza navale per eccellenza: Tale politica peggiorò i rapporti (già provati dal telegramma Kruger) con quest'ultima e rese quasi impossibile ogni tentativo di alleanza. Conseguentemente ci fu un avvicinamento fra la Gran Bretagna e la Francia, nemica storica della Germania, e fu firmata un'intesa fra Londra e Parigi per dirimere tutte le questioni coloniali rimaste in sospeso. Quest'intesa (l'Entente cordiale), stipulata l'8 aprile 1904 a Londra, stabilì che il Marocco (formalmente dell'Impero ottomano ma con un governo locale) sarebbe entrato nella sfera d'influenza francese e l'Egitto sarebbe rimasto nella sfera d'influenza britannica.

La Germania volle ostacolare l'intesa e Guglielmo, anche se molto timoroso, il 30 marzo 1905, alle prime avvisaglie di un accentuarsi della pressione francese sul Marocco, sbarcò dimostrativamente a Tangeri. Durante la visita comunicò il suo interesse affinché il Marocco rimanesse indipendente dalle nazioni europee.

Gran Bretagna e Francia reagirono negativamente e la tensione salì fino al punto in cui il governo francese, nel timore di una guerra, fu costretto a far dimettere il Ministro degli Esteri Delcassé, acerrimo nemico della Germania. Il governo di Parigi accolse, inoltre, la proposta tedesca di una conferenza internazionale sul Marocco. Fu una vittoria diplomatica della Germania e lo stesso giorno delle dimissioni di Delcassé, Guglielmo II conferì al Conte Bülow, che aveva gestito la crisi, il titolo di Principe. Il Kaiser sperò a questo punto di aver impedito alla Francia l'acquisizione una nuova grande colonia in un punto così strategico. Tuttavia, la conferenza che si tenne ad Algeciras (in Spagna) nel 1906, fece prevalere le ragioni della Francia; alla Germania fu assegnata come compenso una piccola porzione del Congo, un piccolo "premio di consolazione" (come fu inteso dalla stampa tedesca) per essere stata disposta a negoziare.

L'incontro di Björkö [modifica]

Guglielmo II (in uniforme russa) e Nicola II (in uniforme tedesca) a Björkö nel 1905

In questo contesto, il più importante tentativo che fece Guglielmo II per fermare l'accerchiamento che si stava formando attorno alla Germania fu fatto in una località russa del Golfo di Finlandia, a Björkö. Lì Guglielmo si incontrò con Nicola II di Russia, il 24 luglio 1905. Il Kaiser, senza accordarsi sui particolari con Bülow, firmò con lo Zar un accordo in base al quale ognuno dei due Paesi si impegnava ad aiutare l'altro nel caso fosse stato attaccato da una terza potenza, ma solo in Europa.

Quest'ultima clausola dell'accordo, che doveva essere ratificato dai rispettivi governi, fece trasecolare Bülow. In caso di una guerra anglo-tedesca, infatti, la Germania, con una flotta insufficiente a proteggere le sue colonie e le sue coste si sarebbe trovata esposta alle azioni della ben più potente flotta inglese. Nello stesso tempo la Russia non avrebbe potuto (con una piccola flotta e con un esercito inservibile contro l'Inghilterra) difendere la Germania. Inoltre, grazie a quella clausola che limitava il teatro dell'alleanza all'Europa, la Russia avrebbe potuto rifiutarsi di attaccare l'Impero britannico in Asia, e infine, sosteneva Bülow, l'accordo avrebbe peggiorato i rapporti fra Germania e Gran Bretagna, istigando quest'ultima a pericolose contromisure[18].

Guglielmo II insistette per far ratificare l'accordo a cui teneva moltissimo, ma Bülow minacciò di dare le dimissioni. Guglielmo scrisse allora al Cancelliere una lettera accorata in cui dichiarava di essere prostrato e di non capire l'atteggiamento del suo migliore e più intimo amico: «il giorno dopo l'arrivo delle sue dimissioni, il Kaiser non sarebbe più in vita» scrisse. Lettera di fronte alla quale Bülow decise di rimanere[19].

Anche in Russia, tuttavia, si sollevarono problemi sul testo del trattato che non risultò compatibile con l'alleanza franco-russa. Il patto rimase, così, un accordo di massima fra due monarchi, praticamente privo di qualsiasi valore legale[20].

Due anni dopo, nel 1907, l'Accordo anglo-russo sulla spartizione delle sfere d'influenza in Asia fra Londra e San Pietroburgo eliminava qualsiasi motivo di attrito fra le due potenze, e ogni speranza a Guglielmo di chiudere un'intesa con la Russia.

Il Caso Daily Telegraph [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Daily Telegraph.
Guglielmo II ritratto da Fülöp Elek László de Lombos nel 1908
L'Achilleion Palastes, a Corfù, che fu di proprietà di Guglielmo II, oggi.

L'episodio più clamoroso sul tipo di politica estera che conduceva Guglielmo è quello dell'intervista al giornale inglese Daily Telegraph pubblicata il 28 ottobre 1908.

Con l'intento di avvicinarsi al cuore degli inglesi Guglielmo si spacciò ingenuamente per uno dei pochi tedeschi amici dell'Inghilterra, come nemico del Giappone e come l'ideatore dei piani militari che avevano condotto l'esercito inglese alla vittoria sui Boeri. L'intervista provocò in Gran Bretagna ironia e ilarità ma in Germania sollevò uno scandalo che portò a uno scontro istituzionale fra l'Imperatore da un lato, accusato di eccessivo personalismo, e Bülow e il parlamento dall'altro.

Travolto dalle critiche, il Kaiser parlò di abdicare e convocò il principe ereditario Federico Guglielmo. L'avvilimento, tuttavia, durò poco e il documento impostogli da Bülow con il quale Guglielmo II si impegnava per il futuro a rispettare le regole costituzionali, portò in definitiva a una rottura fra i due. L'anno dopo, infatti, il cancelliere si dimise.

Il cancellierato Bethmann (1909-1917) [modifica]

Guglielmo sostituì Bülow con Theobald von Bethmann-Hollweg, un amico di vecchia data e un amministratore più che un uomo d'azione. Una persona tranquilla che assecondasse l'imperatore il quale, vista l'avversione generale alle sue idee, cominciava a disinteressarsi della politica.

Nel 1910 promosse la scienza naturale moderna con garanzie finanziarie statali[21], mentre, sul piano culturale, si dedicò agli scavi archeologici presso la sua villa a Corfù, che nella primavera del 1911 portarono al rinvenimento di una testa di Gorgone in marmo del VII secolo avanti Cristo[22].

La Crisi di Agadir [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di Agadir e Alfred von Kiderlen-Waechter.

Anche come conseguenza del graduale isolamento della Germania, nel maggio del 1911, la Francia occupò Fez, in Marocco che divenne di fatto protettorato francese.

Guglielmo era riluttante ad aprire una nuova crisi internazionale ma il suo ministro degli Esteri, Alfred von Kiderlen-Waechter, lo convinse a opporsi all'azione di Parigi. Venne mandata, come atto dimostrativo, una nave da guerra nel porto marocchino di Agadir e in luglio Kiderlen pretese dalla Francia, in cambio del disinteressamento tedesco sul Marocco, nientemeno che il Congo francese.

Alla notizia, Guglielmo II che era in crociera in Norvegia, protestò con il suo governo per l'atteggiamento preso e decise di ritornare in patria per seguire più da vicino la crisi: una pericolosa congiuntura che trovò il suo apice nella discesa in campo della Gran Bretagna al fianco della Francia e nella mobilitazione della Royal Navy.

Kiderlen tornò allora sui suoi passi e la Germania si dovette accontentare di piccole rettifiche ai confini fra il Camerun tedesco e il Congo francese.

Tensione sulla flotta [modifica]

A questo punto risultava determinante per Guglielmo che la Germania possedesse una flotta tale da avere più peso in situazioni come quella di Agadir e, quando la Gran Bretagna, nel 1912, decise di spostare delle navi dal Mediterraneo al Mare del Nord, il Kaiser appoggiò Tirpitz affinché passasse il progetto della quarta legge navale. Bethmann, però, si oppose, considerando più utile negoziare con Londra. Tutti rimanevano sulle loro posizioni fin quando Bethmann, probabilmente grazie anche all'intervento della consorte di Guglielmo, cedette, così che l'imperatore conservò la legge navale e il suo cancelliere[23].

Verso la prima guerra mondiale [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di luglio.
Guglielmo II (a sinistra) in auto con Francesco Ferdinando nel 1912

Verso l'inizio del 1913, l'anno del suo giubileo d'argento (a 25 anni dalla salita al trono), la sensazione che un conflitto europeo fosse ormai inevitabile cominciò ad assillare Guglielmo. Tale convinzione fu probabilmente la ragione che lo indusse ad abbandonare i suoi propositi di trattenere l'Austria. Al Ministro degli Esteri di Vienna Leopold Berchtold disse: «Potete confidare che io starò dietro di voi, e che sono pronto a sfoderare la spada ogni volta che la via da voi intrapresa lo renderà necessario»[24].

Quando domenica 28 giugno 1914 fu assassinato l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, Guglielmo partecipava alle regate di Kiel con il suo yacht Meteor; il Capo di Stato Maggiore dell'esercito, Moltke, era alle terme a Karlsbad e il capo della Marina, Tirpitz, in vacanza in Engadina (Svizzera). Assenti le più alte cariche militari, in quei primi giorni di luglio, a Berlino e Potsdam il Kaiser sottovalutò la forza e la volontà bellica dei potenziali nemici. Disse che Nicola II difficilmente avrebbe protetto dei regicidi (Francesco Ferdinando avrebbe ereditato il trono d'Austria), che la Russia non era in grado di entrare in guerra e che la Francia era in piena crisi finanziaria e mancava di artiglieria pesante. Fatte queste osservazioni, partì per la consueta crociera estiva in Norvegia[25].

Il 19 luglio, tuttavia, Guglielmo avvertì in via confidenziale le due grandi compagnie navali tedesche che gli avvenimenti sarebbero potuti precipitare dopo l'inoltro dell'ultimatum austriaco alla Serbia (che avvenne il 23) e il giorno seguente dette disposizioni per il rientro della flotta a Kiel. Il 27 approvò l'azione di Bethmann che aveva respinto la proposta britannica di una conferenza e il mattino dopo prese visione della risposta serba all'ultimatum austriaco. In considerazione del fatto che il governo di Belgrado aveva accettato quasi tutte le richieste austriache, il Kaiser disse: «Un brillante risultato [...] Una grande vittoria morale per Vienna, che però elimina ogni ragione di guerra». Consigliò, comunque, che le truppe austriache occupassero provvisoriamente la capitale serba (poco dopo il confine), così da poter lui stesso cominciare una mediazione[26].

Mobilitazione e guerra [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di luglio.

La notizia del bombardamento austriaco della capitale serba determinò la decisione russa di mobilitare l'esercito ma, prima che fossero diramati gli ordini relativi, un messaggio dell'ignaro Guglielmo indusse lo Zar Nicola II a limitare la mobilitazione ai quattro distretti militari lungo la frontiera austriaca, escludendo i tre sul confine tedesco[27].

Il mattino del 30 luglio 1914, Guglielmo ricevette la notizia della mobilitazione (seppure parziale) russa e scrisse a margine del messaggio: «Dunque, anch'io devo mobilitare». Alla richiesta della Germania alla Russia di revocare la mobilitazione, la Russia rispose che sarebbe stato impossibile[28].

A questo punto Guglielmo, nell'eccitazione del momento, diede sfogo ai suoi sentimenti nelle annotazioni scritte a margine della risposta russa:
«[...] Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d'accordo [...] per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. [...] La stupidità e l'inettitudine del nostro alleato [austriaco] sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini politici per impedirlo. [...] Il nostro dilemma di tener fede al vecchio venerando imperatore [austriaco] è stato sfruttato per creare una situazione che offre all'Inghilterra il pretesto che ha sempre cercato per annientarci con fittizia apparenza di giustizia, con la scusa di aiutare la Francia [...]»[29].

I piani militari tedeschi, senza dubbio aggressivi, prevedevano che alla mobilitazione seguisse immediatamente lo sconfinamento verso i potenziali nemici e quindi lo stato di guerra. Di fronte al rifiuto della Russia di revocare la mobilitazione, Bethmann sottopose a Guglielmo l'ordine per la mobilitazione generale; ordine che venne firmato dall'imperatore alle cinque pomeridiane del 1º agosto 1914. Poco dopo, l'ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnava la dichiarazione di guerra, attivando, così l'alleanza franco-russa[30].

Il conflitto [modifica]

Guglielmo II (al centro) al tavolo delle operazioni con i generali Paul von Hindenburg (a sinistra) e Erich Ludendorff

Per la maggior parte della durata della guerra le condizioni psicofisiche di Guglielmo furono abbastanza precarie. Le opinioni espresse dall'imperatore prima dello scoppio del conflitto dimostrano che non nutriva grande fiducia nella vittoria finale[31].

Dopo essersi opposto ai bombardamenti aerei su Londra, li consentì nella convinzione che venissero colpiti solo obiettivi militari ma, in riferimento al fronte, frasi come «Non fare prigionieri» erano spesso sulle sue labbra[32].

Il 14 settembre 1914 dopo la sconfitta della Marna, il Kaiser destituì di propria iniziativa il capo dell'esercito Moltke e nominò al suo posto Erich von Falkenhayn[33]. Successivamente, all'inizio del 1915, fu chiamato a decidere fra “orientalisti” e “occidentalisti”. Fra i primi vi era il capo di Stato Maggiore austriaco Franz Conrad von Hötzendorf che aveva chiesto delle divisioni tedesche in previsione di un'offensiva contro i russi, fra i secondi vi era Falkenhayn che gliele rifiutò. Guglielmo confermò la decisione del suo comandante permettendo alla Russia di ottenere alcune importanti vittorie sull'Austria[34].

La guerra sottomarina [modifica]

Lo stesso anno, dopo l'affondamento del transatlantico britannico Lusitania che trasportava numerosi passeggeri americani, Guglielmo, nel timore di un intervento degli Stati Uniti a fianco dell'Intesa, diede il consenso a Bethmann di ordinare ai sommergibili di non silurare i transatlantici. Inoltre, quando questa misura si dimostrò inefficace, ordinò di sospendere tutta l'offensiva sottomarina. L'ammiraglio Tirpitz rassegnò le dimissioni ma il Kaiser non le accettò[35].

Verso la fine di dicembre del 1916 i generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff (il capo di Stato Maggiore e il suo vice) dichiararono di non poter più assumersi la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non fosse stata ripresa la guerra sottomarina indiscriminata[36].

Bethmann si oppose ma Guglielmo, il 9 gennaio 1917, decise di riprendere le azioni dei sommergibili. La notizia fu accolta con entusiasmo in Germania e anche la Borsa inviò un telegramma di congratulazioni al Kaiser. La risposta degli Stati Uniti fu la rottura delle relazioni diplomatiche, il 3 febbraio, e la dichiarazione di guerra il 6 aprile 1917[37].

Compromessa ogni speranza di vittoria netta, il 12 luglio 1917 Bethmann, facendosi portavoce del Reichstag, ebbe un incontro con Guglielmo per sottoporgli una risoluzione di pace che il Kaiser trovò valutabile. Una comunicazione telefonica annunciò, invece, che tutto lo stato maggiore si trovava nell'impossibilità di continuare a collaborare con Bethmann. Guglielmo a difesa del suo cancelliere minacciò l'abdicazione e questi, per evitare uno scontro fra la corona e l'esercito, il giorno dopo si dimise[38].

La sconfitta e l'esilio (1918-1941) [modifica]

Il sovrano lasciò così l'esercito nelle mani dei due principali comandanti, Hindenburg e Ludendorff, i quali verso la fine della guerra riuscirono a influenzare l'apparato politico creando le basi per un regime militare. La rivendicazione del potere da parte dell'esercito non danneggiò tanto il Reichstag, quanto piuttosto il Kaiser. Questi diventava sempre più prolisso, andava a passeggio nei boschi, litigava con l'imperatrice e si lamentava della scarsa considerazione in cui veniva tenuto. Di conseguenza, agli occhi del popolo, il vero leader divenne Paul von Hindenburg[39].

La prima pagina del New York Times dell'11 novembre 1918: «Armistizio firmato, fine della guerra! Berlino nelle mani dei rivoluzionari; il nuovo Cancelliere implora l'ordine; il Kaiser deposto fugge in Olanda»

Il 26 ottobre 1918, di fronte all'impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo convocò i due comandanti e parlò a Ludendorff in modo tale da costringerlo a offrire le proprie dimissioni, che furono accettate. Quelle presentate da Hindenburg furono, invece, respinte. Il giorno dopo, il nuovo imperatore austriaco, Carlo d'Asburgo, comunicò a Guglielmo che aveva deciso di concludere la pace. La notizia indusse il governo tedesco, guidato da Maximilian di Baden, a decidere di accettare le richieste di principio che avevano offerto gli Stati Uniti e il Kaiser acconsentì[40].

A questo punto, sulla strada dell'armistizio, la sola speranza per il trono sembrava l'abdicazione ma i socialisti erano per la repubblica. Risentito del fatto che il cancelliere si era rifiutato di pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava il suo appoggio al governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, Guglielmo lasciò Berlino per Spa, in Belgio, sede del Quartier generale dell'esercito. Qui, fra i suoi generali, fu raggiunto il 1º novembre dal Ministro degli Interni prussiano Bill Drews (1870-1938) che gli comunicò delle sempre più numerose richieste per la sua abdicazione. Guglielmo rispose: «Come può lei, un funzionario prussiano, uno dei miei sudditi che mi ha giurato fedeltà, avere l'insolenza e la sfrontatezza di sottopormi una richiesta del genere?»[41].

Appoggiato da Hindenburg, il Kaiser rifiutò di abdicare. Il generale Wilhelm Groener, che era presente al colloquio con Drews, dichiarò che il sovrano non doveva abdicare ma «recarsi al fronte, non per passare in rassegna le truppe o per conferire decorazioni, ma per cercarvi la morte. Doveva andare in qualche trincea dove infuriava la battaglia. Se fosse stato ucciso sarebbe stata la più bella morte possibile. Se fosse rimasto ferito, i sentimenti del popolo tedesco nei suoi confronti sarebbero radicalmente cambiati.» Hindenburg la ritenne una pessima idea: non è nota la reazione del Kaiser[42].

L'abdicazione [modifica]

Il 4 novembre 1918, come risposta all'ordine di far salpare la flotta (rimasta praticamente inoperosa negli ultimi due anni) per una disperata ed inutile battaglia sul mare, i marinai ammutinati occuparono la città di Kiel e nei giorni seguenti la rivolta si diffuse agli altri porti della Germania estendendosi all'interno del Paese. Il 7 i ministri socialisti reclamarono ancora l'abdicazione dell'imperatore che rifiutò, ordinando che fosse preparato un piano per marciare in Germania alla testa dell'esercito e restaurare l'ordine[43].

A Berlino la maggioranza socialista al Reichstag chiese l'abdicazione del Kaiser. Quando questi rifiutò, i deputati si dimisero in blocco dal Parlamento e indissero uno sciopero generale. A Colonia i marinai rivoluzionari presero la città, come già era accaduto a Kiel. Guglielmo II si trovò allora di fronte al collasso del Paese e del sistema imperiale creato mezzo secolo prima da suo nonno e da Bismarck e quando il principe Maximilian di Baden lo pregò per telefono di abdicare, gli urlò il suo "no" al ricevitore. La sera dell'8 novembre l'ammiraglio von Paul von Hintze raggiunse a Spa Guglielmo e gli comunicò che la Kriegsmarine era ormai fuori controllo[44].

Il giorno dopo, il 9, scoppiò la rivoluzione a Berlino e Guglielmo fu ancora sollecitato ad abbandonare il trono per evitare le conseguenze disastrose di una guerra civile alla vigilia dell'armistizio. A Spa ci fu un altro colloquio tra Guglielmo e alti ufficiali. Il Kaiser, che nutriva speranze di potersi mettere a capo dell'esercito assieme a Hindenburg e sedare le rivolte, chiese a Groener cosa ne pensasse. Questi rispose che non c'era operazione militare che potesse avere successo. I rivoluzionari avevano in mano i principali nodi ferroviari e molti soldati avevano abbracciato la causa della rivoluzione. Alle 11 di mattina arrivò un telegramma che annunciava la ribellione dei soldati della piazza di Berlino[45]. A quel punto Guglielmo parve cedere e decise di abdicare, ma solo come imperatore: egli avrebbe comunque conservato il titolo di Re di Prussia e sarebbe rimasto con il suo esercito[46].

Quando per telefono furono trasmesse le sue decisioni a Berlino, nella capitale Maximilian di Baden per guadagnare tempo aveva già proclamato l'abdicazione del Kaiser e del principe ereditario. Dopo di che il Cancelliere passò il potere al socialista Friedrich Ebert[47].

Guglielmo s'infuriò per come erano andate le cose, ma, ormai, tutto era perduto. La strada per la Germania era chiusa dalla rivoluzione. Poiché i fermenti minacciavano di estendersi anche tra i soldati stanziati a Spa, il 10 l'ex imperatore passò il confine con l'Olanda[48]. Il giorno dopo la Germania firmava l'armistizio[49].

Il 28 novembre 1918, Dona, come veniva confidenzialmente chiamata la consorte di Guglielmo, raggiunse il marito nei Paesi Bassi, al castello di Amerongen (presso Utrecht). Lo stesso giorno Guglielmo regolarizzò la propria situazione firmando un formale atto di abdicazione che liberava tutti i suoi funzionari dal giuramento di obbedienza. Il principe ereditario rinunciò analogamente ai suoi diritti.

In Olanda [modifica]

Con l'articolo 27 del Trattato di Versailles Guglielmo fu accusato di «suprema offesa alle convenzioni internazionali e alla santità dei trattati». Il 4 giugno 1919, a Parigi, il Consiglio supremo decretava che doveva essere processato. Nel gennaio dell'anno successivo fu chiesta l'estradizione al governo olandese che però si rifiutò ripetutamente di concederla, limitandosi a farsi dare dall'ex imperatore la promessa, poi mantenuta, di astenersi da qualsiasi attività politica[50].

Nella primavera del 1920 Guglielmo acquistò il palazzo di Doorn dove si stabilì facendosi spedire dalla Germania mobili, libri e ritratti dei suoi antenati, e qui trascorse i restanti ventun anni della sua vita come un nobile di campagna a riposo[51].

I rapporti con il nazismo [modifica]

Nel 1931, prima dell'ascesa del Nazionalsocialismo, Guglielmo si confidò con il nipote Luigi Ferdinando affermando che Adolf Hitler era il capo di un forte movimento che rappresentava tutta l'energia della nazione tedesca[52].

Due anni dopo, al momento della presa del potere nazista, venne firmato un accordo con Hermann Göring con il quale veniva concesso a Guglielmo e ai suoi figli un appannaggio a condizione che si astenessero dal criticare il Terzo Reich. Tuttavia, di fronte alle persecuzioni agli ebrei del 1938, Guglielmo affermò: «Per la prima volta mi vergogno di essere tedesco»[53].

Nel 1940 inviò comunque le sue congratulazioni a Hitler per la conquista di Parigi. Ormai anziano, l'anno dopo, il 4 giugno 1941, morì per complicazioni polmonari. Come da sue disposizioni l'ex imperatore fu sepolto nel mausoleo di Doorn, benché Hitler avesse offerto funerali di stato a Berlino[54].

La personalità [modifica]

Guglielmo II e la sua famiglia nel 1896

Gli storici hanno spesso sottolineato l'aspetto determinante della personalità di Guglielmo II negli avvenimenti della Germania. Ad esempio, lo storico tedesco Thomas Nipperdey (1927-1992), autore di esaustivi e monumentali volumi sul periodo imperiale della Germania in un suo scritto riporta:

« Dotato ... Con una rapida comprensione, a volte brillante, con un gusto per il moderno - per la tecnologia, per l'industria, per le scienze - ma allo stesso tempo superficiale, frettoloso, inquieto, incapace di rilassarsi, senza il minimo concetto di serietà, senza qualsiasi desiderio di duro lavoro o volontà di vedere le cose fino in fondo, senza alcun senso di sobrietà, di equilibrio e confini, o anche per la realtà e i problemi reali, incontrollabile e scarsamente in grado di apprendere dall'esperienza. Era alla disperata ricerca di applausi e del successo, e - come Bismarck disse ben presto su di lui - voleva che ogni giorno fosse il suo compleanno; era romantico, sentimentale e teatrale, insicuro e arrogante, con un'incommensurabile fiducia in se stesso e la voglia di mettersi in mostra, come un giovane cadetto, che non ha mai perso il tono da mensa ufficiali nella sua voce, e, sfacciatamente, ha voluto giocare la parte del signore della guerra supremo; pieno di timor panico di una vita monotona, senza deviazioni, e ancora senza meta, patologica nel suo odio contro la madre inglese. »
(Thomas Nipperdey in Deutsche Geschichte 1866–1918.[55])

Lo storico David Fromkin scrive invece sul difficile rapporto che Guglielmo II aveva con la Gran Bretagna:

« Fin dall'inizio, la metà tedesca che era in lui era in guerra con l'altra metà inglese. È stato selvaggiamente geloso degli inglesi: pur volendo essere britannico, voleva essere migliore di quello che gli inglesi erano, e al tempo stesso li odiava e si sentiva risentito contro di loro perché non lo accettarono mai appieno. »
(David Fromkin in The King and The Cowboy: Theodore Roosevelt and Edward the Seventh, Secret Partners, The Penguin Press, 2008, p. 87.)

Riguardo all'egocentrismo del Kaiser, il cancelliere che condivise con lui il potere durante la prima guerra mondiale, Theobald von Bethmann-Hollweg, disse:

« Sua Maestà trova la vita impossibile se la Prussia non l'applaude una volta al giorno, la Germania una alla settimana, e l'Europa ogni due settimane. »

Un altro aspetto della personalità di Guglielmo II fu l'incrollabile fede per la monarchia. Al tempo della Repubblica di Weimar, nel 1932, quando era da tempo in esilio, il figlio Federico Guglielmo ricevette la richiesta dalla fazione monarchica tedesca di candidarsi alle elezioni. L'ex sovrano gli impose il suo diniego:

« […] Se accetterete questo incarico dovrete giurare fedeltà alla Repubblica e non si è mai visto un Hohenzollern giurare fedeltà alla repubblica e mai si vedrà. Se dopo aver vinto le elezioni tenterete di prendere il potere personalmente dovrete rompere il vostro giuramento [alla Repubblica] e mai si è visto un Hohenzollern venir meno alla parola data.[56] »

Matrimoni ed eredi [modifica]

Guglielmo sposò Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg nel 1881. Ebbero sette figli:

A seguito della morte della prima moglie nel 1922, Guglielmo sposò in seconde nozze la principessa Erminia di Schönaich-Carolath, vedova, nata principessa Reuss di Greiz.

Albero genealogico [modifica]

Guglielmo II di Germania Padre:
Federico III di Germania
Nonno paterno:
Guglielmo I di Germania
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Nonna paterna:
Augusta di Sassonia-Weimar
Bisnonno paterno:
Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonno paterno:
Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonna paterna:
Luisa Augusta d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Marija Pavlovna Romanova
Trisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Madre:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Nonno materno:
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha
Bisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonna materna:
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonna materna:
Luisa Carlotta di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Vittoria del Regno Unito
Bisnonno materno:
Edoardo Augusto di Hannover
Trisnonno materno:
Giorgio III del Regno Unito
Trisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonna materna:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf

Onorificenze [modifica]

Onorificenze tedesche [modifica]

Trattamenti di
Guglielmo II di Germania
Stemma
Imperatore dell'Impero Tedesco
Re di Prussia
Trattamento di cortesia Sua Maestà Imperiale e Reale
Trattamento colloquiale Vostra Maestà Imperiale e Reale
Trattamento alternativo Sire
I trattamenti d'onore
Regno di Prussia
Hohenzollern

Wappen Deutsches Reich - Königreich Preussen (Grosses).png

Guglielmo II
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera
Gran Maestro dell'Ordine al merito della corona prussiana - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al merito della corona prussiana
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Gran Maestro dell'Ordine della Corona - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Corona
Gran Maestro dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Gran Maestro dell'Ordine Pour le Mérite - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Pour le Mérite
Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Ferro
Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo
Cavaliere dell'Ordine della Corona fiorata (Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona fiorata (Sassonia)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe (Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Sassonia)
Cavaliere della Croce Anseatica di Brema - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Brema
Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo
Cavaliere della Croce Anseatica di Lubecca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Lubecca
Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin
Croce di Federico di I classe (Ducato di Anhalt) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Federico di I classe (Ducato di Anhalt)

Onorificenze straniere [modifica]

Guglielmo II fu insignito da parte delle potenze straniere di numerosissime onorificenze. Delle seguenti se ne ha riscontro nelle fonti storiche[57]:

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna)
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
«Ritirata nel 1915[58]»
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero di Russia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Norvegia (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Norvegia (Norvegia)
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria)
Balì Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta

Note [modifica]

  1. ^ Henry Kissinger, L'arte della diplomazia, pag. 123.
  2. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 108.
  3. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 111. Cfr. anche Calendario reale per l'anno 1910, Unione Cooperativa, Roma, 1910, p. 181.
  4. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 108-109, 111-112.
  5. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 113, 115.
  6. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 132-133.
  7. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 163, 167.
  8. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 185, 327.
  9. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 173-174.
  10. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 179, 181.
  11. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 245.
  12. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 248.
  13. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 260.
  14. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 261.
  15. ^ Guglielmo II, Memorie, Milano 1930, p. 73.
  16. ^ a b Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 278.
  17. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 286.
  18. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, pp. 141-142.
  19. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 339-342.
  20. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 342.
  21. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 180, 181.
  22. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 406-407.
  23. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 424-425.
  24. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 441-442.
  25. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 445, 448-449.
  26. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 451-452.
  27. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 452.
  28. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 453-454.
  29. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 454-455.
  30. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 456.
  31. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 470.
  32. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 472.
  33. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 474.
  34. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 478-479.
  35. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 480-481.
  36. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 486.
  37. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 486-487.
  38. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 494-495.
  39. ^ Hew Strachan, La prima guerra mondiale, Mondadori, Milano, 2012, pp. 257-258, ISBN 978-88-04-59282-2
  40. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 518-519.
  41. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 520-521.
  42. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, 2010, p. 592.
  43. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 522-523.
  44. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, 2010, p. 599.
  45. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, 2010, pp. 600-601.
  46. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 527-528.
  47. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 529.
  48. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, pp. 600-601.
  49. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 529, 531.
  50. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 540.
  51. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 541.
  52. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 545.
  53. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 546.
  54. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 547.
  55. ^ Da Richard J. Evans, Rereading German History: From Unification to Reunification, 1800–1996, Routledge, p. 39.
  56. ^ Günter Grützner e Manfred Ohlsen, Schloss Cecilienhof und das Kronprinzenpaar, Museums- und Galerie-Verlag, Berlino 1991, S. 46
  57. ^ Almanach de Gotha 1913, Justus Perthes, Gotha, 1912, p. 69.
  58. ^ Di fronte alle responsabilità di Guglielmo II circa lo scoppio della prima guerra mondiale

Bibliografia [modifica]

  • Michael Balfour, The Kaiser and his Times, 1964 (Ediz. Ital. Guglielmo II e i suoi tempi, Il Saggiatore, Milano, 1968).
  • Bernhard von Bülow, Denkwürdigkeiten, 1930-31 (Ediz. Ital. Memorie, Mondadori, Milano 1930-31, 4 volumi).
  • Martin Gilbert, First World War, 1994 (Ediz. Ital. La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, Milano, 2010 ISBN 978-88-04-48470-7)
  • Guglielmo II, Memorie dell'Imperatore Guglielmo II scritte da lui stesso, Mondadori, Milano 1923.
  • Michael Stürmer, Das ruhelose Reich. Deutschland 1866-1918, Berlin, 1983 (Ediz. Ital. L'impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918, il Mulino, Bologna, 1993 ISBN 88-15-04120-6).

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

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Poi sovrano col nome di Federico III
Principe ereditario
9 marzo15 giugno 1888
Guglielmo di Hohenzollern
Predecessore Pretendente al trono di Germania e di Prussia Successore Flag of the German Empire.svg
Titolo inesistente 1918 - 1941
Guglielmo II
Guglielmo di Hohenzollern

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