Guglielmo II di Germania

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Guglielmo II
Guglielmo II
Imperatore tedesco
Re di Prussia
Imperial Monogram of Kaiser Wilhelm II.svg
In carica 15 giugno 1888 - 9 novembre 1918
Predecessore Federico III
Successore Monarchia abolita
Nascita Berlino, 27 gennaio 1859
Morte Doorn, 4 giugno 1941
Casa reale Hohenzollern
Padre Federico III di Germania
Madre Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Consorte Augusta Vittoria
Figli Federico Guglielmo
Guglielmo Eitel
Adalberto Ferdinando
Augusto Guglielmo
Oscar Carlo
Gioacchino Francesco
Vittoria Luisa
Firma Wilhelm II, German Emperor Signature-.svg
« Gli bastava muoversi impettito e mettersi in posa facendo tintinnare la sciabola nel fodero. Desiderava solo sentirsi come Napoleone senza combattere battaglie. [...] Ma sotto tutte quelle pose e orpelli vi era un uomo molto comune, vanesio ma nel complesso benevolo, che coltivava la speranza di passare per un secondo Federico il Grande»
(Winston Churchill su Guglielmo II.[1])

Guglielmo II di Prussia e Germania (Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern; Berlino, 27 gennaio 1859Doorn, 4 giugno 1941) fu il terzo e ultimo imperatore della Germania (in tedesco Deutscher Kaiser) e l'ultimo re (in tedesco König) di Prussia. Rimase sul trono dal 1888 al 1918.

Il suo regno fu contraddistinto dal riarmo, soprattutto navale, e da una politica estera che portò la Germania ad allontanarsi sempre di più dalle posizioni oltre che della Francia, anche della Gran Bretagna e della Russia. Abbandonato il sistema bismarckiano, Guglielmo II attuò una politica estera contraddittoria accompagnata da iniziative personali che lo misero in contrasto soprattutto con il Cancelliere Bülow.

Decisamente conservatore, Guglielmo II era un convinto sostenitore del militarismo e della tradizione monarchica prussiana.

Per l’appoggio dato all’Austria nella sua politica nei Balcani e per l'assenso dato all'apertura delle ostilità della Germania contro la Russia nel 1914, è considerato fra i principali responsabili dello scoppio della prima guerra mondiale. Dopo la sconfitta fu costretto a vivere in esilio.

Spesso ci si riferisce a lui chiamandolo semplicemente "il Kaiser".

La famiglia e la gioventù[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo scolaro nel 1874, a quindici anni.

Guglielmo nacque nel palazzo reale di Berlino il 27 gennaio 1859 dal principe della corona Federico e da sua moglie, Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha, principessa reale del Regno Unito.

La madre di Guglielmo, Vittoria, era la zia di Alessandra d'Assia (futura moglie di Nicola II di Russia), e sorella del futuro re Edoardo VII del Regno Unito nonché figlia della regina Vittoria del Regno Unito che quindi era la nonna materna di Guglielmo.

Un parto traumatico danneggiò fisicamente Guglielmo, portandolo ad avere il braccio sinistro atrofizzato. Nonostante molti esercizi e cure dolorose, l'arto non guarì mai.

Una certa influenza sul giovane principe fu esercitata dal 1866 dal precettore Georg Ernst Hinzpeter (1827-1907). Questi riteneva che l'imposizione fosse il miglior modo per insegnare la tolleranza e la compassione[2].

Ancora minorenne, come futuro imperatore di Germania, Guglielmo ottenne onorificenze russe, austriache e italiane (il 24 settembre 1873 fu insignito dell'Ordine dell'Annunziata) e appena maggiorenne, nel 1877, ottenne l'Ordine della Giarrettiera britannico[3][4].

Il giovane Guglielmo imparò il francese e l'inglese ed ebbe anche un'infarinatura di italiano e russo. Frequentò, insieme con il fratello Enrico, il Friedrichsgymnasium (Liceo Federico) a Kassel e dal 1877 frequentò per quattro sessioni l'Università di Bonn. Nel 1878 andò a Parigi (città nella quale non tornò più) e visitò più volte la Gran Bretagna (nel 1877 e nel 1878)[5]. Negli ultimi tempi del suo soggiorno a Bonn, i sintomi di insofferenza di Guglielmo per l'autorità cominciarono a destare preoccupazione; né la madre, donna decisa e autoritaria, riuscì a influenzarne il carattere[6].

Nel febbraio 1880, Guglielmo si fidanzò con Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg, familiarmente chiamata Dona. I due si sposarono un anno dopo, il 27 febbraio 1881. La consorte si rivelò, in futuro, un'ancora di stabilità nell'irrequieta vita dell'Imperatore.

Nel 1884 Guglielmo fu inviato in visita in Russia, in rappresentanza del nonno imperatore Guglielmo I, ai festeggiamenti per il compimento della maggiore età del principe ereditario Nicola, con il quale strinse una duratura amicizia[7].

L'ascesa e lo scontro con Bismarck (1888-1890)[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo nell'anno in cui salì al trono di imperatore di Germania (1888).
Guglielmo II (al centro in tenuta rossa) apre i lavori del Reichstag nella Sala Bianca del Castello di Berlino il 25 giugno 1888. Bismarck è più in basso in divisa bianca.[8]

Il 9 marzo 1888, all'età di 91 anni, moriva l'Imperatore di Germania Guglielmo I. Il figlio, il principe ereditario e padre di Guglielmo, salì al trono assumendo il nome di Federico III. Questi a sua volta, dopo soli tre mesi di regno, il 15 giugno 1888, morì a seguito di un cancro alla laringe e Guglielmo, all'età di 29 anni, divenne il nuovo imperatore di Germania.

Non erano trascorsi neanche due mesi dall'ascesa al trono che Guglielmo II si recò in visita di stato in Russia, la prima di una lunga serie. Tre mesi dopo ottenne un appannaggio annuale di 6 milioni di marchi e al viaggio a San Pietroburgo ne seguirono altri a Stoccolma, Copenaghen, Vienna e Roma. Queste ultime due erano le capitali delle altre due nazioni: Austria e Italia, che assieme alla Germania dal 1882 costituivano la Triplice alleanza. Venne commissionato un nuovo treno imperiale con dodici carrozze e un nuovo panfilo[9].

Ben presto, però, il carattere di Guglielmo e le sue idee si dovettero scontrare con quelle del Cancelliere allora in carica: Otto von Bismarck.

Profondamente scosso dagli scioperi di minatori della primavera del 1889, Guglielmo enunciò al Consiglio prussiano un programma che, attraverso la scuola, avrebbe dovuto difendere i giovani dal socialismo. Soprattutto la lezione di storia doveva servire allo scopo: gli insegnanti avevano il compito di illustrare la pericolosità delle teorie socialdemocratiche.

Nonostante ciò il Kaiser si trovò in forte contrasto con il suo cancelliere, Bismarck, che auspicava una linea dura nei confronti del movimento operaio. Guglielmo credeva, invece, nella necessità di una conciliazione nazionale[10].

Nel corso della controversia si tennero le elezioni al Parlamento tedesco, che determinarono la vittoria dei Socialisti democratici. Vistosi in minoranza, Bismarck sollevò una questione costituzionale. Secondo un vecchio decreto prussiano del 1852 i ministri erano tenuti a consultare il capo del governo prima di consultare il re; cosa che avrebbe impedito al Kaiser di avere rapporti diretti con i ministri. Guglielmo II ordinò allora che venisse emesso un nuovo decreto per revocare quello del 1852 e il 18 marzo 1890 Bismarck, piuttosto che eseguire l'ordine, diede le dimissioni[11].

I cancellierati Caprivi e Hohenlohe (1890-1900)[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II e la sua famiglia nel 1896.
Guglielmo II nel 1895.[12]

Guglielmo II incaricò alla successione Leo von Caprivi, un onesto militare che non si voleva inoltrare nei labirinti della politica bismarckiana. Entrambi agirono, infatti, demolendo uno dei capisaldi di Bismarck: il trattato di controassicurazione con la Russia, evento che portò a un avvicinamento di quest'ultima alla Francia. Guglielmo in questa decisione si lasciò influenzare dai suoi consiglieri, che ritenevano il trattato incompatibile con le altre intese sottoscritte dalla Germania e, probabilmente, anche dai militari che diffidavano della Russia[13].

Ben presto, tuttavia, Guglielmo trovò Caprivi incompatibile con i suoi “più vasti disegni”, specie dopo che il Cancelliere si era creato nemici in diversi ambienti[14].

Il risultato fu che nel 1894 Caprivi fu spinto alle dimissioni dall'”eminenza grigia” del governo, Friedrich August von Holstein, il quale aveva intenzione di educare Guglielmo attraverso il moderato Chlodwig zu Hohenlohe-Schillingsfürst suo candidato alla Cancelleria. Fu infatti quest'ultimo a essere scelto dal Kaiser quale successore di Caprivi[15].

Il telegramma a Kruger[modifica | modifica sorgente]

Il 3 gennaio 1896 si verificò il primo di diversi episodi che, protagonista Guglielmo II, avrebbero provocato quelle reazioni politiche che peggiorarono i rapporti fra Germania e Gran Bretagna.

In quei giorni la Repubblica boera del Transvaal, dove ingenti risorse umane ed economiche tedesche erano state investite nelle miniere d'oro, aveva respinto un attacco dal Sudafrica. L'aggressione era stata ispirata da Londra per provocare una sollevazione e riportare all'Impero britannico la repubblica boera. La stampa nazionalista tedesca protestò contro la Gran Bretagna che da potenziale alleata divenne rivale.

Guglielmo assicurò allo zar Nicola II: «qualunque cosa succeda, non permetterò mai agli inglesi di mettere le mani sul Transvaal». Con tre ammiragli e Hohenlohe, il Kaiser, il 3 gennaio, dopo una riunione in cui furono prospettati vari scenari, decise che la cosa più giusta da fare fosse mandare un telegramma di solidarietà al presidente del Transvaal Paul Kruger[16].

Gli inglesi protestarono per l'atto che considerarono l’'interferenza di un monarca da cui, come nipote della loro regina, si aspettavano invece solidarietà[17]. In seguito Guglielmo nelle sue memorie sostenne di essere stato forzato da Hohenlohe a inviare il messaggio[18]. Fatto sta che dopo l'episodio, che alimentò cocenti polemiche anche fra i giornali e l'opinione pubblica dei due Paesi, Guglielmo parlò di vasti stanziamenti per la flotta militare, rendendo lo scenario diplomatico tra i due imperi ancora più cupo.

La Cina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kiautschou.
In una vignetta francese del 1898, la Regina Vittoria, suo nipote Guglielmo II, lo zar Nicola II assistito dall'alleata Marianna e l'Imperatore del Giappone Meiji si dividono la torta della Cina.

Nell'agosto 1897 Guglielmo, mirando ora a una politica mondiale, dimostrò l'utilità che avrebbe avuto una grande flotta. A San Pietroburgo convinse, infatti, Nicola II a confermare che la Russia non si sarebbe opposta all'eventuale occupazione tedesca del porto cinese di Kiautschou; e due mesi dopo, cogliendo l'occasione dell'uccisione di due missionari tedeschi, fece occupare la base cinese, ignorando le obiezioni dei suoi consiglieri che temevano un conflitto[19].

In risposta, la Russia occupò Port Arthur (Lüshunkou) e il Kaiser in una lettera a San Pietroburgo scrisse: «Russia e Germania all'ingresso del Mar Giallo possono essere considerate come San Giorgio e San Michele che proteggono la Sacra Croce nell'Estremo Oriente e custodiscono le porte del continente asiatico». Quando, tuttavia, la Gran Bretagna occupò a sua volta Weihai, nello Shandong, le reazioni di Guglielmo II furono meno entusiastiche[19].

La Cina, tuttavia, alla fine del 1899 si oppose alla presenza degli occidentali sul proprio territorio e sfruttò la ribellione dei Boxer per tentare di allontanare le potenze straniere. Durante la crisi fu ucciso un diplomatico tedesco e Guglielmo II il 27 giugno 1900 pronunciò il famoso discorso degli Unni, con il quale, paragonando i suoi soldati agli Unni di Attila, salutò il contingente in partenza per la Cina. Il discorso fu ovviamente oggetto di critiche da parte della stampa internazionale, soprattutto di quella inglese.

Il viaggio in Palestina[modifica | modifica sorgente]

L'attivismo del Kaiser non risparmiò il Mediterraneo. Accompagnato dalla consorte, dal ministro degli Esteri Bernhard von Bülow e dall'amico Philipp zu Eulenburg, all'epoca ambasciatore a Vienna, Guglielmo partì nel 1898 per la Palestina, territorio dell'Impero ottomano. Il viaggio conseguì il duplice effetto di aumentare l'interesse dell'Imperatore per la Turchia e nello stesso tempo di incoraggiare l'inquietudine dei francesi, dei russi e in particolare degli inglesi, che si vedevano minacciati nelle loro linee di navigazione marittime principali. Né i timori si placarono quando, due mesi dopo, i turchi concessero ai tedeschi la costruzione di un porto e di una linea ferroviaria sulla costa orientale del Bosforo[20].

Il cancellierato Bülow (1900-1909)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bernhard von Bülow.
Il ricevimento di Guglielmo II del capodanno 1901 alla Knobelsdorff-Oper.[21]

La politica mondiale della Germania, con il nuovo cancelliere Bernhard von Bülow e con l'ammiraglio Alfred von Tirpitz, fu contraddistinta da un forte riarmo navale. Costoro, assieme a Guglielmo, cercarono di inculcare sogni di potenza marittima nel popolo tedesco e riuscirono a far passare al Reichstag ben 3 leggi di costruzione navale, due delle quali, quella del 1900 e quella del 1908, durante il cancellierato di Bülow.

La Crisi di Tangeri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di Tangeri e Conferenza di Algeciras.

Il riarmo della flotta tedesca portò inevitabilmente a un allarme della Gran Bretagna, potenza navale per eccellenza, e ad un peggioramento dei i rapporti (già provati dal telegramma Kruger) tra le due nazioni. Conseguentemente ci fu un avvicinamento fra la Gran Bretagna e la Francia, nemica storica della Germania, che portò alla firma dell'Entente cordiale, stipulata l'8 aprile 1904. L'accordo stabilì tra l'altro che il Marocco (formalmente dell'Impero ottomano ma con un governo locale) sarebbe entrato nella sfera d'influenza francese.

La Germania volle ostacolare l'intesa e Guglielmo, anche se molto timoroso, il 30 marzo 1905, alle prime avvisaglie di un accentuarsi della pressione francese sul Marocco, sbarcò dimostrativamente a Tangeri. Durante la visita comunicò il suo interesse affinché il Marocco rimanesse indipendente dalle nazioni europee.

Gran Bretagna e Francia reagirono negativamente e la tensione salì fino al punto in cui il governo francese, nel timore di una guerra, fu costretto a far dimettere il ministro degli Esteri Delcassé, acerrimo nemico della Germania. Il governo di Parigi accolse, inoltre, la proposta tedesca di una conferenza internazionale sul Marocco. Fu una vittoria diplomatica della Germania e lo stesso giorno delle dimissioni di Delcassé, Guglielmo II conferì al conte Bülow, che aveva gestito la crisi, il titolo di Principe. Il Kaiser sperò a questo punto di aver impedito alla Francia l'acquisizione di una nuova grande colonia. Tuttavia, la conferenza che si tenne ad Algeciras (in Spagna) nel 1906, trovò la Germania isolata sulle sue posizioni intransigenti.

La tensione internazionale salì al punto che Guglielmo II, in un colloquio con Bülow nei giardini della Cancelleria, ai primi di aprile, espresse la convinzione che se la Germania non avesse fatto qualche concessione, si sarebbe giunti alla guerra, le cui probabilità di successo (con Francia e Russia alleate e la Gran Bretagna contro) erano molto scarse. Pregò quindi il Cancelliere di preservarlo da un conflitto che la Germania non desiderava[22]. Ad Algeciras la posizione tedesca si ammorbidì e prevalsero le ragioni della Francia che iniziò il processo di colonizzazione del Marocco, portato poi a termine 6 anni dopo.

L'incontro di Björkö[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II nel 1905.
Guglielmo II (in uniforme russa) e Nicola II (in uniforme tedesca) a Björkö nel 1905.

In questo contesto, il più importante tentativo che fece Guglielmo II per fermare l'accerchiamento che si stava formando attorno alla Germania fu fatto in una località russa del Golfo di Finlandia, a Björkö. Lì Guglielmo si incontrò con Nicola II di Russia, il 24 luglio 1905. Il Kaiser, senza accordarsi sui particolari con Bülow, firmò con lo Zar un accordo in base al quale ognuno dei due Paesi si impegnava ad aiutare l'altro nel caso fosse stato attaccato da una terza potenza, ma solo in Europa.

Quest'ultima clausola dell'accordo, che doveva essere ratificato dai rispettivi governi, fece trasecolare Bülow. In caso di una guerra anglo-tedesca, infatti, la Germania, con una flotta insufficiente a proteggere le sue colonie e le sue coste si sarebbe trovata esposta alle azioni della ben più potente flotta inglese. Nello stesso tempo la Russia non avrebbe potuto (con una piccola flotta e con un esercito inservibile contro l'Inghilterra) difendere la Germania. Inoltre, grazie a quella clausola che limitava il teatro dell'alleanza all'Europa, la Russia avrebbe potuto rifiutarsi di attaccare l'Impero britannico in Asia, e infine, sosteneva Bülow, l'accordo avrebbe peggiorato i rapporti fra Germania e Gran Bretagna, istigando quest'ultima a pericolose contromisure[23].

Guglielmo II insistette per far ratificare l'accordo a cui teneva moltissimo, ma Bülow minacciò di dare le dimissioni. Guglielmo scrisse allora al Cancelliere una lettera accorata in cui dichiarava di essere prostrato e di non capire l'atteggiamento del suo migliore e più intimo amico: «il giorno dopo l'arrivo delle sue dimissioni, il Kaiser non sarebbe più in vita» scrisse. Lettera di fronte alla quale Bülow decise di rimanere[24].

Anche in Russia, tuttavia, si sollevarono problemi sul testo del trattato che non risultò compatibile con l'alleanza franco-russa. Il patto rimase, così, un accordo di massima fra due monarchi, praticamente privo di qualsiasi valore legale[25].

Due anni dopo, nel 1907, l'Accordo anglo-russo sulla spartizione delle sfere d'influenza in Asia fra Londra e San Pietroburgo eliminava qualsiasi motivo di attrito fra le due potenze, e anche ogni speranza a Guglielmo II di chiudere un'intesa con la Russia.

Il Caso Daily Telegraph[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Daily Telegraph.
Guglielmo II nel 1908.[26]
L'Achilleion Palastes, a Corfù, che fu di proprietà di Guglielmo II, oggi.

Forse l'episodio più clamoroso sul tipo di politica estera che conduceva Guglielmo fu quello dell'intervista al giornale inglese Daily Telegraph pubblicata il 28 ottobre 1908.

Con l'intento di avvicinarsi al cuore degli inglesi Guglielmo II si definì ingenuamente uno dei pochi tedeschi amici dell'Inghilterra. Paventò il pericolo del Giappone e dichiarò di essere l'ideatore dei piani militari che avevano condotto l'esercito inglese alla vittoria sui Boeri. L'intervista provocò in Gran Bretagna ironia e ilarità, ma in Germania sollevò uno scandalo per l’eccessivo personalismo dell’Imperatore che portò a uno scontro istituzionale fra Guglielmo II da un lato e Bülow e il parlamento dall'altro.

Travolto dalle critiche, il Kaiser parlò di abdicare e convocò il principe ereditario Federico Guglielmo. L'avvilimento, tuttavia, durò poco e il documento impostogli da Bülow con il quale si impegnava per il futuro a rispettare le regole costituzionali, portò, in definitiva, a una rottura fra i due. L'anno dopo, infatti, il Cancelliere si dimise.

Il cancellierato Bethmann (1909-1917)[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II sostituì Bülow con Theobald von Bethmann-Hollweg, un amico di vecchia data e un amministratore più che un uomo d'azione. Una persona tranquilla che assecondasse l'Imperatore il quale, vista l'avversione generale alle sue idee, cominciava a disinteressarsi della politica.

Nel 1910 Guglielmo II promosse la scienza naturale moderna con garanzie finanziarie statali[27], mentre, sul piano culturale, si dedicò agli scavi archeologici presso la sua villa a Corfù, che nella primavera del 1911 portarono al rinvenimento di una testa di Gorgone in marmo del VII secolo a.C.[28].

La Crisi di Agadir[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di Agadir e Alfred von Kiderlen-Waechter.

Anche come conseguenza del graduale isolamento della Germania, nel maggio del 1911, la Francia occupò Fez, in Marocco che divenne di fatto protettorato francese.

Guglielmo era riluttante ad aprire una nuova crisi internazionale ma il suo ministro degli Esteri, Alfred von Kiderlen-Waechter, lo convinse a opporsi all'azione di Parigi. Venne quindi inviata, come atto dimostrativo, una nave da guerra nel porto marocchino di Agadir e in luglio Kiderlen pretese dalla Francia, in cambio del disinteressamento tedesco sul Marocco, nientemeno che il Congo francese.

Alla notizia, Guglielmo II che era in crociera in Norvegia, protestò con il suo governo per l'atteggiamento preso e decise di ritornare in patria per seguire più da vicino la crisi: una pericolosa congiuntura che trovò il suo apice nella discesa in campo della Gran Bretagna al fianco della Francia e nella mobilitazione della flotta.

Kiderlen tornò allora sui suoi passi e la Germania si dovette accontentare di piccole rettifiche ai confini fra il Camerun tedesco e il Congo francese; consentendo alla Francia il completamento della colonizzazione del Marocco.

Tensione sulla flotta[modifica | modifica sorgente]

A questo punto risultava determinante per Guglielmo che la Germania possedesse una flotta tale da avere più peso in situazioni come quella di Agadir e, quando la Gran Bretagna, nel 1912, decise di spostare delle navi dal Mediterraneo al Mare del Nord, il Kaiser appoggiò l’ammiraglio Tirpitz affinché nelle sedi opportune passasse il progetto della quarta legge navale. Bethmann, però, si oppose impuntandosi, considerando più utile negoziare con Londra. Si creò così una situazione di stallo, fin quando Bethmann, probabilmente grazie anche all'intervento della consorte di Guglielmo, dovette cedere; così che l'imperatore conservò la legge navale e il suo Cancelliere[29].

Verso la prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di luglio.
Guglielmo II (a sinistra) in auto con Francesco Ferdinando nel 1912.

Verso l'inizio del 1913, l'anno del suo giubileo d'argento (a 25 anni dalla salita al trono), la sensazione che un conflitto europeo fosse ormai inevitabile cominciò ad assillare Guglielmo II. Tale convinzione fu probabilmente la ragione che lo indusse ad abbandonare i suoi propositi di trattenere l'Austria sulla questione dei Balcani. Al ministro degli Esteri di Vienna Leopold Berchtold disse: «Potete confidare che io starò dietro di voi, e che sono pronto a sfoderare la spada ogni volta che la via da voi intrapresa lo renderà necessario»[30].

Quando domenica 28 giugno 1914 fu assassinato l'erede al trono d'Austria Francesco Ferdinando, Guglielmo era a Kiel per delle regate con il suo yacht Meteor; il capo di stato maggiore dell'esercito, Moltke, era alle terme a Karlsbad e il capo della Marina, Tirpitz, in vacanza in Engadina (Svizzera). Assenti le più alte cariche militari, in quei primi giorni di luglio, a Berlino e Potsdam il Kaiser sottovalutò la forza e la volontà bellica dei potenziali nemici. Disse che Nicola II difficilmente avrebbe protetto dei regicidi, che la Russia non era in grado di entrare in guerra e che la Francia era in piena crisi finanziaria e mancava di artiglieria pesante. Fatte queste osservazioni, partì per la consueta crociera estiva in Norvegia[31].

Il 19 luglio, tuttavia, Guglielmo II avvertì in via confidenziale le due grandi compagnie navali tedesche che gli avvenimenti sarebbero potuti precipitare dopo l'imminente ultimatum austriaco alla Serbia (che fu inviato il 23), e il giorno seguente dette disposizioni per il rientro della flotta a Kiel. Il 27 approvò l'azione di Bethmann che aveva respinto la proposta britannica di una conferenza e il mattino dopo prese visione della risposta serba all'ultimatum austriaco. In considerazione del fatto che il governo di Belgrado aveva accettato quasi tutte le richieste austriache, il Kaiser disse: «Un brillante risultato [...] Una grande vittoria morale per Vienna, che però elimina ogni ragione di guerra». Ciononostante consigliò all’Austria di occupare provvisoriamente la capitale serba (poco dopo il confine), così da poter lui stesso cominciare una mediazione[32].

Mobilitazione e guerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi di luglio.

La notizia del bombardamento austriaco di Belgrado determinò la decisione russa di mobilitare l'esercito ma, prima che fossero diramati gli ordini relativi, un messaggio dell'ignaro Guglielmo II indusse lo zar Nicola II a limitare la mobilitazione ai quattro distretti militari lungo la frontiera austriaca, escludendo i tre sul confine tedesco[33].

Il mattino del 30 luglio 1914, Guglielmo ricevette la notizia della mobilitazione (seppure parziale) russa e scrisse a margine del messaggio: «Dunque, anch'io devo mobilitare». Alla richiesta della Germania alla Russia di revocare la mobilitazione, la Russia rispose che sarebbe stato impossibile[34].

A questo punto Guglielmo, nell'eccitazione del momento, diede sfogo ai suoi sentimenti nelle annotazioni scritte a margine della risposta russa:

« [...] Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d'accordo [...] per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. [...] La stupidità e l'inettitudine del nostro alleato [austriaco] sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini politici per impedirlo. [...] Il nostro dilemma di tener fede al vecchio venerando imperatore [austriaco] è stato sfruttato per creare una situazione che offre all'Inghilterra il pretesto che ha sempre cercato per annientarci con fittizia apparenza di giustizia, con la scusa di aiutare la Francia [...] In Turchia e in India bisogna che i nostri consoli, rappresentanti e via dicendo sollevino il mondo maomettano contro questo disonesto e odioso popolo di bottegai senza scrupoli, poiché se a noi toccherà dissanguarci, l’Inghilterra deve almeno perdere l’India. »
(Appunti di Guglielmo II presumibilmente della notte fra il 30 e il 31 luglio 1914, da

Balfour, op. cit., pp. 454-455.)

I piani militari tedeschi, senza dubbio aggressivi, prevedevano che alla mobilitazione seguisse immediatamente lo sconfinamento verso i potenziali nemici e quindi lo stato di guerra. Di fronte al rifiuto della Russia di revocare la mobilitazione, Bethmann sottopose a Guglielmo II l'ordine per la mobilitazione generale; ordine che venne firmato dall'Imperatore alle 17 del 1º agosto 1914. Poco dopo, l'ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnava la dichiarazione di guerra, facendo scattare, così facendo, l'alleanza franco-russa e la discesa in campo di Parigi[35].

Il conflitto[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II (al centro) al tavolo delle operazioni con i generali Paul von Hindenburg (a sinistra) e Erich Ludendorff.
Una famosa caricatura della prima guerra mondiale su Guglielmo II.

Per la maggior parte della durata della guerra le condizioni psicofisiche di Guglielmo II furono abbastanza precarie. Le opinioni espresse dall'Imperatore prima dello scoppio del conflitto dimostrano che non nutriva grande fiducia nella vittoria finale[36].

Dopo essersi opposto ai bombardamenti aerei su Londra, li consentì nella convinzione che venissero colpiti solo obiettivi militari ma, in riferimento al fronte, frasi come «Non fare prigionieri» erano spesso sulle sue labbra[37].

Il 14 settembre 1914, dopo la sconfitta della Marna, il Kaiser destituì di propria iniziativa il capo dell'esercito Moltke e nominò al suo posto Erich von Falkenhayn[38]. Successivamente, all'inizio del 1915, Guglielmo II fu chiamato a decidere fra “orientalisti” e “occidentalisti”. Fra i primi vi era il capo di stato maggiore austriaco Franz Conrad von Hötzendorf che aveva chiesto delle divisioni tedesche in previsione di un'offensiva contro i russi, fra i secondi vi era Falkenhayn che gliele rifiutò. Guglielmo II confermò la decisione del suo comandante, contribuendo con la sua risoluzione ad alcune importanti sconfitte dell'Austria[39].

La guerra sottomarina[modifica | modifica sorgente]

Lo stesso anno, dopo l'affondamento del transatlantico britannico Lusitania che trasportava numerosi passeggeri americani, Guglielmo II, nel timore di un intervento degli Stati Uniti a fianco dell'Intesa, diede il consenso a Bethmann di ordinare ai sommergibili di non silurare i transatlantici. Inoltre, quando questa misura si dimostrò inefficace, ordinò di sospendere tutta l'offensiva sottomarina. L'ammiraglio Tirpitz rassegnò le dimissioni ma il Kaiser non le accettò[40].

Verso la fine di dicembre del 1916, il capo di stato maggiore tedesco e il suo vice, i generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff, dichiararono di non poter più assumersi la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non fosse stata ripresa la guerra sottomarina indiscriminata[41].

Bethmann si oppose ma Guglielmo II, il 9 gennaio 1917, decise di riprendere le azioni dei sommergibili. La notizia fu accolta con entusiasmo in Germania e anche la Borsa inviò un telegramma di congratulazioni al Kaiser. La risposta degli Stati Uniti fu la rottura delle relazioni diplomatiche, il 3 febbraio, e la dichiarazione di guerra il 6 aprile 1917[42].

Compromessa ogni speranza di vittoria netta, il 12 luglio 1917 Bethmann, facendosi portavoce del Reichstag, ebbe un incontro con Guglielmo II per sottoporgli una risoluzione di pace che il Kaiser trovò ragionevole. Una comunicazione telefonica annunciò, invece, che tutto lo stato maggiore si trovava nell'impossibilità di continuare a collaborare con Bethmann. Guglielmo a difesa del suo cancelliere minacciò l'abdicazione e questi, per evitare uno scontro fra la corona e l'esercito, il giorno dopo si dimise[43].

La sconfitta e l'esilio (1918-1941)[modifica | modifica sorgente]

"La ritirata movimentata" del Kaiser secondo la propaganda umoristica francese della Grande guerra.
La prima pagina del New York Times dell'11 novembre 1918: «Armistizio firmato, fine della guerra! Berlino nelle mani dei rivoluzionari; il nuovo Cancelliere implora l'ordine; il Kaiser deposto fugge in Olanda»

Il sovrano lasciò così l'esercito nelle mani dei due principali comandanti, Hindenburg e Ludendorff, i quali verso la fine della guerra riuscirono a influenzare l'apparato politico creando le basi per un regime militare. La rivendicazione del potere da parte dell'esercito non danneggiò tanto il Reichstag, quanto piuttosto il Kaiser. Questi diventava sempre più logorroico, andava a passeggio nei boschi, litigava con l'imperatrice e si lamentava della scarsa considerazione in cui veniva tenuto. Di conseguenza, agli occhi del popolo, il vero leader divenne Hindenburg[44]. Il nuovo Cancelliere Georg Michaelis era infatti un’emanazione del potere militare.

Il 26 ottobre 1918, di fronte all'impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo II convocò i due comandanti e parlò a Ludendorff in modo tale da costringerlo a dimettersi. Le dimissioni presentate da Hindenburg furono, invece, respinte. Il giorno dopo, il nuovo imperatore austriaco, Carlo d'Asburgo, comunicò a Guglielmo II che aveva deciso di concludere la pace. La notizia indusse il governo tedesco, guidato ora da Maximilian di Baden, a decidere se accettare le richieste di principio che avevano offerto gli Stati Uniti: il Kaiser decise di accoglierle[45].

A questo punto, sulla strada dell'armistizio, la sola speranza per il trono sembrava l'abdicazione, ma i socialisti erano per la repubblica. Risentito del fatto che il Cancelliere si era rifiutato di pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava il suo appoggio al governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, Guglielmo II lasciò Berlino per Spa, in Belgio, sede del quartier generale dell'esercito. Qui, fra i suoi generali, fu raggiunto il 1º novembre dal ministro degli Interni prussiano Bill Drews (1870-1938) che gli comunicò delle sempre più numerose richieste per la sua abdicazione. Guglielmo II rispose: «Come può lei, un funzionario prussiano, uno dei miei sudditi che mi ha giurato fedeltà, avere l'insolenza e la sfrontatezza di sottopormi una richiesta del genere?»[46].

L'abdicazione[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II durante la prima guerra mondiale.

Il 4 novembre 1918, come risposta all'ordine di far salpare la flotta per una disperata ed inutile battaglia sul mare, i marinai ammutinati occuparono la città di Kiel e nei giorni seguenti la rivolta si diffuse agli altri porti della Germania estendendosi all'interno del Paese. Il 7 i ministri socialisti reclamarono ancora l'abdicazione dell'Imperatore che rifiutò ordinando che fosse preparato un piano per marciare in Germania alla testa dell'esercito e restaurare l'ordine[47].

A Berlino la maggioranza socialista al Reichstag chiese l'abdicazione del Kaiser. Quando questi rifiutò, i deputati si dimisero in blocco dal Parlamento e indissero uno sciopero generale. A Colonia i marinai rivoluzionari presero la città, come già era accaduto a Kiel. Guglielmo II si trovò allora di fronte al collasso del Paese e quando il principe Maximilian di Baden lo pregò per telefono di abdicare, gli urlò il suo "no" al ricevitore. La sera dell'8 novembre l'ammiraglio von Paul von Hintze raggiunse a Spa Guglielmo e gli comunicò che la Marina era ormai fuori controllo[48].

Il giorno dopo, il 9, scoppiò la rivoluzione a Berlino e Guglielmo fu ancora sollecitato ad abbandonare il trono: a Spa, il Kaiser, che nutriva speranze di potersi mettere a capo dell'esercito assieme a Hindenburg e sedare le rivolte, chiese al generale Groener cosa ne pensasse. Questi rispose che non c'era operazione militare che potesse avere successo. I rivoluzionari avevano in mano i principali nodi ferroviari e molti soldati avevano abbracciato la causa della rivoluzione. Alle 11 di mattina arrivò un telegramma che annunciava la ribellione dei soldati della piazza di Berlino[49]. A quel punto Guglielmo parve cedere e decise di abdicare, ma solo come imperatore: egli avrebbe comunque conservato il titolo di re di Prussia e sarebbe rimasto con il suo esercito[50].

Quando per telefono furono trasmesse le sue decisioni a Berlino, Baden per guadagnare tempo aveva già proclamato l'abdicazione del Kaiser e del principe ereditario. Dopo di che il Cancelliere passò il potere al socialista Friedrich Ebert[51].

Guglielmo s'infuriò per come erano andate le cose, ma, ormai, tutto era perduto. La strada per la Germania era chiusa dalla rivoluzione e poiché i fermenti minacciavano di estendersi anche tra i soldati stanziati a Spa, il 10 novembre l'ex Imperatore passò il confine con i Paesi Bassi[52]. Il giorno dopo la Germania firmava l'armistizio[53].

Il 28 novembre 1918, la consorte di Guglielmo II raggiunse il marito nei Paesi Bassi, al castello di Amerongen (presso Utrecht). Lo stesso giorno Guglielmo regolarizzò la propria situazione firmando un formale atto di abdicazione che liberava tutti i suoi funzionari dal giuramento di obbedienza. Il principe ereditario rinunciò analogamente ai suoi diritti.

In Olanda[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II in esilio (al centro) con il primogenito Federico Guglielmo (a sinistra) e il figlio di quest'ultimo Guglielmo, in Olanda nel 1927.
Guglielmo II con la seconda moglie Erminia e la figlia di lei Henriette nel parco di Doorn nel marzo 1931.

Con l'articolo 27 del Trattato di Versailles Guglielmo fu accusato di «suprema offesa alle convenzioni internazionali e alla santità dei trattati». Il 4 giugno 1919, a Parigi, il Consiglio supremo decretava che doveva essere processato. Nel gennaio dell'anno successivo fu chiesta l'estradizione al governo olandese che però si rifiutò ripetutamente di concederla, limitandosi a farsi dare dall'ex imperatore la promessa, poi mantenuta, di astenersi da qualsiasi attività politica[54].

Nella primavera del 1920 Guglielmo acquistò il palazzo di Doorn dove si stabilì facendosi spedire dalla Germania mobili, libri e ritratti dei suoi antenati, e qui trascorse i restanti ventun anni della sua vita come un nobile di campagna a riposo[55].

I rapporti con il nazismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1931, prima dell'ascesa del Nazionalsocialismo, Guglielmo si confidò con il nipote Luigi Ferdinando affermando che Adolf Hitler era il capo di un forte movimento che rappresentava tutta l'energia della nazione tedesca[56].

Due anni dopo, al momento della presa del potere nazista, venne firmato un accordo con Hermann Göring con il quale veniva concesso a Guglielmo e ai suoi figli un appannaggio a condizione che si astenessero dal criticare il Terzo Reich. Tuttavia, di fronte alle persecuzioni agli ebrei del 1938, Guglielmo affermò: «Per la prima volta mi vergogno di essere tedesco»[57].

Ciononostante, nel 1940, inviò le sue congratulazioni a Hitler per la conquista di Parigi. Ormai anziano, l'anno dopo, il 4 giugno 1941, morì per complicazioni polmonari. Come da sue disposizioni l'ex imperatore fu sepolto nel mausoleo di Doorn, benché Hitler avesse offerto funerali di stato a Berlino[58].

Matrimoni ed eredi[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo sposò Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg nel 1881. Ebbero sette figli:

A seguito della morte della prima moglie nel 1922, Guglielmo sposò in seconde nozze la principessa Erminia di Schönaich-Carolath, vedova, nata principessa Reuss di Greiz.

Albero genealogico[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II di Germania Padre:
Federico III di Germania
Nonno paterno:
Guglielmo I di Germania
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Nonna paterna:
Augusta di Sassonia-Weimar
Bisnonno paterno:
Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonno paterno:
Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonna paterna:
Luisa Augusta d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Marija Pavlovna Romanova
Trisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Madre:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Nonno materno:
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha
Bisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonna materna:
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonna materna:
Luisa Carlotta di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Vittoria del Regno Unito
Bisnonno materno:
Edoardo Augusto di Hannover
Trisnonno materno:
Giorgio III del Regno Unito
Trisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonna materna:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Guglielmo II
Stemma
Imperatore di Germania e Re di Prussia
Trattamento di cortesia Sua Maestà Imperiale e Reale
Trattamento colloquiale Vostra Maestà Imperiale e Reale
Trattamento alternativo Sire
I trattamenti d'onore
Regno di Prussia
Hohenzollern

Wappen Deutsches Reich - Königreich Preussen (Grosses).png

Guglielmo II
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera
Gran Maestro dell'Ordine al merito della corona prussiana - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al merito della corona prussiana
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Gran Maestro dell'Ordine della Corona - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Corona
Gran Maestro dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Reale di Hohenzollern
Gran Maestro dell'Ordine Pour le Mérite - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Pour le Mérite
Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Croce di Ferro
Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni del Baliaggio di Brandeburgo
Cavaliere dell'Ordine della Corona fiorata (Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona fiorata (Sassonia)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe (Baviera)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Sant'Enrico (Sassonia)
Cavaliere della Croce Anseatica di Brema - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Brema
Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo
Cavaliere della Croce Anseatica di Lubecca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Croce Anseatica di Lubecca
Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin
Croce di Federico di I classe (Ducato di Anhalt) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Federico di I classe (Ducato di Anhalt)

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Guglielmo II fu insignito da parte delle potenze straniere di numerosissime onorificenze. Delle seguenti se ne ha riscontro in fonti attendibili[59]:

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro (Spagna)
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera (Regno Unito)
«Ritirata nel 1915[60]»
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero di Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Impero di Russia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia (Regno d'Italia)
— 1873
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Norvegia (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Norvegia (Norvegia)
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Cirillo e Metodio (Regno di Bulgaria)
Balì Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Balì Cavaliere di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Henry Kissinger, L'arte della diplomazia, pag. 123.
  2. ^ Balfour, op. cit., p. 108
  3. ^ Balfour, op. cit., p. 111
  4. ^ Calendario reale per l'anno 1910, Unione Cooperativa, Roma, 1910, p. 181.
  5. ^ Balfour, op. cit., pp. 108-109, 111-112
  6. ^ Balfour, op. cit., pp. 113, 115
  7. ^ Balfour, op. cit., pp. 132-133
  8. ^ Dipinto di Anton von Werner.
  9. ^ Balfour, op. cit., pp. 163, 167
  10. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 185, 327.
  11. ^ Balfour, op. cit., pp. 173-174
  12. ^ Dipinto di Arthur Stockdale Cope (1857-1940).
  13. ^ Balfour, op. cit., pp. 179, 181
  14. ^ Balfour, op. cit., p. 245
  15. ^ Balfour, op. cit., p. 248
  16. ^ Balfour, op. cit., p. 260
  17. ^ Balfour, op. cit., p. 261
  18. ^ Guglielmo II, Memorie, Milano 1930, p. 73.
  19. ^ a b Balfour, op. cit., p. 278
  20. ^ Balfour, op. cit., p. 286
  21. ^ Dipinto di William Friedrich Georg Pape (1859-1921).
  22. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, pp. 209-210.
  23. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, pp. 141-142.
  24. ^ Balfour, op. cit., pp. 339-342
  25. ^ Balfour, op. cit., p. 342
  26. ^ Dipinto di Philip Alexius de László.
  27. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 180, 181.
  28. ^ Balfour, op. cit., pp. 406-407
  29. ^ Balfour, op. cit., pp. 424-425
  30. ^ Balfour, op. cit., pp. 441-442
  31. ^ Balfour, op. cit., pp. 445, 448-449
  32. ^ Balfour, op. cit., pp. 451-452
  33. ^ Balfour, op. cit., p. 452
  34. ^ Balfour, op. cit., pp. 453-454
  35. ^ Balfour, op. cit., p. 456
  36. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 470.
  37. ^ Balfour, op. cit., p. 472
  38. ^ Balfour, op. cit., p. 474
  39. ^ Balfour, op. cit., pp. 478-479
  40. ^ Balfour, op. cit., pp. 480-481
  41. ^ Balfour, op. cit., p. 486
  42. ^ Balfour, op. cit., pp. 486-487
  43. ^ Balfour, op. cit., pp. 494-495
  44. ^ Hew Strachan, La prima guerra mondiale, Milano, 2012, pp. 257-258.
  45. ^ Balfour, op. cit., pp. 518-519
  46. ^ Balfour, op. cit., pp. 520-521
  47. ^ Balfour, op. cit., pp. 522-523
  48. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, 2010, p. 599.
  49. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Milano, 2010, pp. 600-601.
  50. ^ Balfour, op. cit., pp. 527-528
  51. ^ Balfour, op. cit., p. 529
  52. ^ Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, pp. 600-601.
  53. ^ Balfour, op. cit., pp. 529, 531
  54. ^ Balfour, op. cit., p. 540
  55. ^ Balfour, op. cit., p. 541
  56. ^ Balfour, op. cit., p. 545
  57. ^ Balfour, op. cit., p. 546
  58. ^ Balfour, op. cit., p. 547
  59. ^ Almanach de Gotha 1913, Justus Perthes, Gotha, 1912, p. 69.
  60. ^ Di fronte alle responsabilità di Guglielmo II circa lo scoppio della prima guerra mondiale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michael Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, Saggiatore, 1968. (ISBN non esistente). Edizione originale (in inglese): The Kaiser and his Times, 1964.
  • Bernhard von Bülow, Memorie, Mondadori, Milano 1930-31, 4 volumi. Edizione originale (in tedesco): Denkwürdigkeiten, 1930-31.
  • Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale, Mondadori, Milano, 2010 ISBN 978-88-04-48470-7. Edizione originale (in inglese): First World War, 1994.
  • Guglielmo II, Memorie dell'Imperatore Guglielmo II scritte da lui stesso, Mondadori, Milano 1923.
  • Hew Strachan, La prima guerra mondiale, Mondadori, Milano, 2012 ISBN 978-88-04-59282-2.
  • Michael Stürmer, L'impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918, il Mulino, Bologna, 1993 ISBN 88-15-04120-6. Edizione originale (in tedesco): Das ruhelose Reich. Deutschland 1866-1918, Berlin, 1983.
  • T. Whittle L'ultimo Kaiser. Vita di Guglielmo II imperatore di Germania Mursia, Milano ISBN 9788842586296

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Poi sovrano col nome di Federico III
Principe ereditario
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Guglielmo di Hohenzollern

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