Giuseppe Bottai

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giuseppe Bottai
Bottai in divisa della Legione straniera

Bottai in divisa della Legione straniera


Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Politico
Giuseppe Bottai
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Partito Partito Nazionale Fascista
Legislatura XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Giuseppe Bottai

Ministro delle Corporazioni
Durata mandato 12 settembre 1929 - 20 giugno 1932
Predecessore Benito Mussolini
Successore Benito Mussolini

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Giuseppe Bottai

Ministro dell'Educazione Nazionale
Durata mandato 15 novembre 1936 - 5 febbraio 1943
Predecessore Cesare Maria De Vecchi
Successore Carlo Alberto Biggini

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Giuseppe Bottai

Governatore di Roma
Durata mandato 24 gennaio 1935 - 15 novembre 1936
Predecessore Francesco Boncompagni Ludovisi
Successore Piero Colonna

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Giuseppe Bottai

Governatore di Addis Abeba
Durata mandato 5 maggio 1936 - 27 maggio 1936
Predecessore carica istituita
Successore Alfredo Siniscalchi

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista

Giuseppe Bottai (Roma, 3 settembre 1895Roma, 9 gennaio 1959) è stato un politico italiano. Fu governatore di Roma, governatore di Addis Abeba, ministro delle Corporazioni e ministro dell'Educazione Nazionale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Bottai nasce a Roma nel 1895. Il padre Luigi è toscano, commerciante in vini e repubblicano, la madre è di origini liguri. Conseguita la maturità si iscrive alla facoltà di giurisprudenza e quando scoppia la prima guerra mondiale si arruola volontario, ufficiale degli arditi. In seguito al ferimento è decorato al valor militare.

Adesione al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1919, al termine del conflitto, Bottai, già attivo nel movimento futurista, incontra Benito Mussolini e collabora alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento di Roma. Nel 1921 dopo la laurea in Giurisprudenza, dirige la redazione romana de Il Popolo d'Italia.

Con Ulisse Igliori e Gino Calza-Bini, è uno dei capi dello squadrismo romano: peraltro, è tra i pochissimi fascisti di primo piano che nell'estate del 1921 si pronunciano a favore del "patto di pacificazione" stipulato da Mussolini con i socialisti e destinato a divenire di lì a poco lettera morta proprio per l'opposizione della compagine intransigente delle squadre d'azione.

Il 28 ottobre 1922 partecipa alla marcia su Roma.

Nel 1923 fonda la rivista quindicinale Critica fascista.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1921 è eletto, nelle file del Partito Nazionale Fascista, alla Camera dei Deputati, da cui decade nel 1922 a causa della troppo giovane età. Rieletto nel 1924, siede ininterrottamente alla Camera (dal 1939 Camera dei Fasci e delle Corporazioni) fino al 1943.

Carriera ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1926 al 1929 è sottosegretario al Ministero delle Corporazioni, di cui assume la titolarità nel 1929, subentrando allo stesso Mussolini e restando ministro fino al 1932. In questo periodo emana la Carta del Lavoro e ottiene la cattedra di diritto corporativo all'Università La Sapienza di Roma. Nel 1932 Mussolini decide di estromettere Bottai dalla carica di ministro delle Corporazioni.

Dal 1932 al 1935 assume quindi la presidenza dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale.

Dal 1935 è governatore di Roma, e nel maggio del 1936 è, per poco meno di un mese, anche governatore di Addis Abeba.

Al rientro in Italia viene nominato ministro dell'Educazione Nazionale, incarico che lascerà nel febbraio del 1943.

Africa orientale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1935, quando ricopre la carica di governatore di Roma, è volontario in Africa orientale con la divisione Sila, col grado di maggiore di fanteria. Entrato in Addis Abeba il 5 maggio 1936, con la colonna del Maresciallo Badoglio, ne viene nominato in quello stesso giorno governatore, a simboleggiare l'unione ideale tra la capitale del Regno e la nuova capitale dell'impero.

Abbandono del regime, l'esperienza nella Legione straniera francese e il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 luglio del 1943 aderisce insieme ad altri 19 gerarchi all'Ordine del giorno Grandi, una mozione che mette in minoranza Benito Mussolini. A causa dell'adesione a tale mozione, Bottai sarà condannato a morte in contumacia al Processo di Verona, nel 1944, da un Tribunale della neocostituita Repubblica Sociale Italiana.

Sul suo libro Vent'anni ed un giorno, in merito all'Ordine del giorno Grandi, scrive: "In un giorno solo assieme a Grandi provammo a porre rimedio a tutte le malefatte del regime post '36. In un giorno solo provammo a rimediare al tradimento fatto dal Fascismo dopo il '36 rispetto agli ideali rivoluzionario-sociali che spinsero tutti noi nel Fascismo degli anni '20".

Dopo la destituzione di Mussolini vive per alcuni mesi nascosto in un convento di Roma. Nel 1944 si arruola con il consenso delle autorità politiche francesi, sotto il nome di Andrea Battaglia, nella Legione straniera, dove rimarrà fino al 1948 e nelle cui file combatterà contro i tedeschi inquadrato nel 1º Reggimento di cavalleria con il grado di brigadier chef, dallo sbarco in Provenza fino nel cuore della Germania. Fu congedato con il grado di sergente.

In merito alla decisione di arruolarsi con la Legione Straniera scrive: "Parto per espiare le mie colpe di non aver saputo fermare in tempo la degenerazione fascista".

Nel 1947 viene amnistiato per le imputazioni post-belliche connesse alla partecipazione avuta nella costituzione del regime fascista e che gli erano costate una condanna all'ergastolo, mentre la condanna a morte di Verona era divenuta ovviamente nulla con la dissoluzione della Repubblica Sociale Italiana.

Tornato in Italia, nel 1953 fonda la rivista di critica politica ABC, di cui sarà direttore fino alla morte. Per un certo periodo, dirige dietro le quinte Il Popolo di Roma, un quotidiano finanziato da Vittorio Cini per fiancheggiare il centrismo. Muore a Roma il 9 gennaio 1959. Ai suoi affollati funerali a Roma sarà presente, tra le numerose autorità, il ministro della Pubblica Istruzione, allora in carica, Aldo Moro, amico di famiglia poiché suo padre, Renato, era stato tra i collaboratori di Bottai al ministero[1].

Il figlio di Bottai, Bruno, diplomatico, è stato ambasciatore a Londra e presso la Santa Sede, e segretario generale del Ministero degli Esteri; ha assunto poi la carica di presidente della Società Dante Alighieri.

Posizione ideologica[modifica | modifica wikitesto]

Per Bottai il fascismo doveva trasformare lo Stato e la società italiana grazie alla sua carica sociale e modernizzatrice, aspetti di cui la dottrina del corporativismo, la Carta del Lavoro e la Carta della Scuola furono esempi fondamentali.

Nel 1931 progetta di fare delle strutture universitarie pisane il polo nazionale del corporativismo attraverso l’attivazione del Collegio Mussolini e del Collegio Nazionale Medico, annessi alla Scuola Normale Superiore e oggi confluiti nella Scuola Superiore Sant'Anna. Per Bottai la Rivoluzione fascista era incompiuta, e il fascismo doveva restare ""rivoluzione permanente".

Nel 1938 è tra i firmatari del Manifesto della razza, prodromo alla promulgazione delle leggi razziali dello stesso anno. Nel Diario di Ciano del 5 ottobre 1938 si legge: «Gran Consiglio. Problema degli ebrei. Parlano in favore Balbo, De Bono e Federzoni. Gli altri, contro. Soprattutto Bottai che mi sorprende per la sua intransigenza. Si oppone a qualsiasi attenuazione dei provvedimenti.» Come ministro dell'Educazione Nazionale, infatti, Bottai sancisce, nell'autunno del 1938, la puntuale applicazione nella scuola italiana delle leggi razziali, con la conseguente espulsione degli studenti e dei professori ebrei.

Nel 1939 promulga le leggi 1089 e 1497 che regolano la tutela dei beni culturali, e cioè, rispettivamente, delle opere d'arte e del paesaggio.

Risalgono al 1940 la riforma del sistema scolastico del Regno d'Italia, nota come Riforma Bottai, e la fondazione della rivista quindicinale Primato.

Sempre aperto al dialogo con i giovani intellettuali in odor di "fronda", che esercitavano cioè un'opposizione al regime e che trovarono sulle pagine di Primato uno spazio di espressione e di dibattito, Bottai è noto per essere stato un fascista atipico (o «un fascista critico»)[2]: anche se non apertamente, sulla sua Rivista Critica Fascista, criticava la censura ed il conformismo fascista.

Uno dei suoi intenti fu sempre quello di cercare di attirare i giovani al fascismo. Scriverà su Critica Fascista: "I giovani devono contestare tutto, devono distruggere per poi ricostruire tutto. Poco importa se tutto rimane come prima, soffocare quindi questa eversione dei giovani è impossibile. Bisogna quindi saper cogliere il meglio da queste avanguardie culturali giovanili". La dialettica e la critica al fascismo normalizzato in regime e, a suo modo di vedere, con una carica rivoluzionaria minore delle origini, doveva venire dall'interno del fascismo stesso, rendendo essenziale l'apporto di giovani ed intellettuali.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Quaderno affricano, Sansoni, Firenze, 1939, ristampato da Giunti Editore, Firenze, 1995. ISBN 88-09-20618-5.
  • Diario 1935-1944, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-86643-1.
  • Diario 1944-1948, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-12745-0.
  • Vent'anni e un giorno, Garzanti, Milano 1949.
  • Legione è il mio nome, Garzanti, Milano 1950, ripubblicato come Legione è il mio nome: il coraggioso epilogo di un gerarca del fascismo (I memoriali) (con inediti, Iuculano, Pavia, 1999, a cura di Marcello Staglieno).
  • Scritti, Cappelli, Bologna 1965.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Valor Militare
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare

VolontarioAOI.png Medaglia di benemerenza per i volontari della campagna dell'Africa Orientale 1935-1936

FronteNord+.png Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale 1935–1936 (ruoli combattenti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Moro, Lettere dalla prigionia a cura di Miguel Gotor, Torino, Einaudi, 2009
  2. ^ Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Bottai, un fascista critico, Milano, Feltrinelli, 1976

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Bottai, fascista. Mondadori (Oscar Storia), 1997. ISBN 88-04-44240-9
  • Giordano Bruno Guerri, Giuseppe Bottai, un fascista critico. Milano, Feltrinelli, 1976.
  • Rino Gentili, Giuseppe Bottai e la riforma fascista della scuola, Firenze, La nuova Italia, 1979.
  • Teresa Maria Mazzatosta, Il regime fascista tra educazione e propaganda, Bologna, Cappelli, 1978.
  • Mirella Serri, I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948, Milano, Corbaccio, 2005.
  • Stefanella Spagnolo, La patria sbagliata di Giuseppe Bottai. Dal razzismo coloniale alle leggi razziali (1935-1939), Roma, Aracne, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro delle Corporazioni del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Benito Mussolini 12 settembre 1929 - 20 giugno 1932 Benito Mussolini
Predecessore Ministro dell'Educazione Nazionale del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Cesare Maria De Vecchi 15 novembre 1936 - 5 febbraio 1943 Carlo Alberto Biggini
Predecessore Sindaci di Roma Successore
Francesco Boncompagni Ludovisi 24 gennaio 1935 - 15 novembre 1936
Governatore di Roma
Piero Colonna
Predecessore Governatore di Addis Abeba Successore Flag of the colony governor of the Kingdom of Italy.svg
Titolo inesistente 5 maggio - 27 maggio 1936 Alfredo Siniscalchi

Controllo di autorità VIAF: 59097130 LCCN: n79054393