Comunitarismo
Comunitarismo è un termine nato nel mondo anglosassone alla fine del XX secolo per descrivere un movimento di opposizione al liberalismo e al capitalismo. Da questo identifica oggi un insieme di filosofie distinte ma unite dall'opposizione all'individualismo. Non necessariamente ostile alla socialdemocrazia, ha piuttosto un'enfasi differente sulle sue componenti, spostando l'attenzione dal singolo individuo alla società ed alla comunità.
La questione delle priorità, fra individuo e comunità, ha un grande impatto su molte questioni etiche, come la povertà, l'aborto, il multiculturalismo e libertà di parola.
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[modifica] Le origini
Quelle comunitariste sono risposte al liberalismo che costituiscono però un'offerta variegata, è difficile identificare una teoria comunitaria, in quanto ci si trova di fronte a una varietà di proposte o diagnosi che avanzano critiche alle teorie liberali della giustizia.
La politologa Valentina Pazé individua tre principali filoni ideologici del comunitarismo[1]: il movimento völkisch, il socialismo utopico e il comunitarsmo religioso, rappresentato da pensatori quali Martin Buber, Jacques Maritain, Emmanuel Mounier e Adriano Olivetti.
Nel comunitarismo sono ricorrenti tre concetti: il primo riguarda la natura del sé o il concetto di persona che è soggiacente alle teorie liberali e implica la critica all'individualismo metodologico o normativo cui esse ricorrono. Il secondo verte sul prevalente impegno deontologico delle teorie liberali e sulla connessa tesi a proposito della neutralità della giustizia. Il terzo mette a fuoco il ricorso della filosofia politica liberale a una qualche teoria dei diritti e ne critica l'inadeguatezza normativa. I tre argomenti critici sul sé, sulla neutralità e sui diritti, vogliono mostrare che la priorità della giustizia (la prima virtù delle istituzioni sociali) è l'esito inevitabile di una serie di assunzioni e di presupposti che il liberalismo politico implicitamente o esplicitamente fa propri per generare criteri per il giudizio politico riflessivo: la giustizia è la prima virtù delle istituzioni sociali se e solo se siamo disposti ad accettare l'immagine soggiacente di società e di individuo che il liberalismo ospita. Il neutralismo, operando una spaccatura tra sfera pubblica e sfera privata, chiederebbe ai soggetti di spogliarsi delle loro identità (se per identità intendiamo quel quid, quell'insieme di caratteristiche peculiari che ci distinguono da ogni altro soggetto, e non qualcosa di fittizio, di consapevolmente costruito), delle loro peculiarità per essere ammessi nella sfera di condivisione come individui “vuoti”, nudi, in quanto privati proprio di ciò che li rende ciò che essi sono. Questa serie di concezioni non può che dipendere dal contesto sociale, perciò è improprio separare totalmente la sfera individuale dalla sfera collettiva: le convinzioni dell'individuo derivano naturalmente in gran parte dal contesto sociale della comunità nella quale questi abbia avuto occasione di svilupparle. I comunitaristi propongono una forte contestualizzazione della vita politica in un contesto specifico; la concezione di stato vuole identificare stato e ethos di un popolo, lo stato e le sue istituzioni devono essere incarnazione dei valori condivisi di un popolo, deve promuovere l'autorealizzazione dei soggetti all'interno della società tutelando la libertà positiva. Se i liberali vogliono costruire concezioni di giustizia universali, per i comunitaristi invece nessun tipo di giustizia può essere tolta dal suo contesto. Una società buona è quella in cui ciascuno si riconosce con ciascun altro nella condivisione di una comune appartenenza a una forma di vita, a una tradizione, a una concezione del bene; l'identità collettiva è espressa dalla condivisione stabile nel tempo del bene comune. È quindi fondamentale la differenza con i liberali sul concetto di società, la quale per i liberali è concepita come aggregazione di individui indipendenti e per i comunitaristi come una comunità di autorealizzazione composta da persone, membri e non individui. Società buona è quella in cui ciascuno si riconosce con ciascun altro nella condivisione di una comune appartenenza a una forma di vita. Le istituzioni devono rappresentare l'ethos, lo spirito del popolo e realizzare il bene comune. La società è quindi una comunità di sentire, il bene delle persone è il bene della comunità. Le istituzioni devono forgiare i cittadini al bene comune, formare il senso etico delle persone (radici hegeliane e aristoteliche). Le istituzioni devono avere un ruolo invasivo nella vita delle persone, lo stato attivo deve conservare e proteggere la comunità nel tempo.
[modifica] Il comunitarismo contemporaneo
[modifica] Michael Sandel
In “Il liberalismo e i limiti della giustizia” Michael Sandel ha formulato alcune tesi che hanno lo scopo di confutare la teoria liberaldemocratica di John Rawls. Sandel è convinto che la teoria contrattualistica si basi su una nozione di individuo o persona “vuota”, il soggetto di Rawls è “disincarnato”. L'idea per cui è possibile identificare criteri di giustizia in modo antecedente e indipendente rispetto a ciò che per noi è bene (impegno deontologico, è l'idea liberale secondo cui ciascuno può scegliere i propri fini o fare un passo indietro rispetto alle proprie preferenze), l'idea per cui il giusto è neutrale e ha priorità sul bene, sono idee che dipendono da una sistematica elisione della dimensione dell'appartenenza a una comunità, in virtù della quale soltanto noi siamo costituiti, guadagniamo un'identità stabile nella durata e possiamo mutuamente riconoscerci come individui che hanno scopi, bisogni e preferenze. Il ricorso a regole e principi neutrali dipenderebbe dall'assenza di una concezione forte di comunità che, sulla base della condivisione di un orizzonte valoriale, struttura la convivenza pacifica tra i membri di un gruppo fortemente coeso. L'incapacità di Rawls e dei liberali di rendere conto della natura costitutiva della comunità dipende dal fatto che il liberalismo tratta gli individui di una società, astraendoli dal vincolo o dal legame comunitario e concettualizzandoli come stranieri gli uni agli altri. Per questo l'accento cade sulla neutralità dei principi di giustizia e i diritti vengono intesi a tutelare scopi meramente individuali. La giustizia è la prima virtù delle istituzioni di società in cui individui fra loro stranieri, non condividendo alcuna concezione del bene, devono almeno regolare il loro traffico sulla base della condivisione di principi neutrali e impersonali. Il liberalismo non rende conto del valore del vincolo sociale, del nostro riconoscerci mutuamente in comunità politiche caratterizzate da forme di vita e tradizioni in comune, del nostro essere chi siamo e di una identità collettiva stabile nella durata: il comunitarismo è invece centrato sull'idea che la distinzione canonica fra vita giusta e vita buona e la connessa idea di neutralità liberale dei principi di giustizia, sono pretese vuote o un'ipocrita presentazione in vesti universalistiche e astratte di una particolare forma di vita e tradizione che sono quelle della comunità liberale stessa. Il sé dei liberali è un sé sradicato, disincarnato, vuoto; le persone non sono carrelli vuoti, ma già nascono con determinate identità culturali derivate dall'educazione, dal contesto storico, culturale, sociale, questi valori non sono accidenti, ma ci rendono ciò che siamo. Un individuo libero si deve riconoscere in istituzioni che sono espressione dei valori in cui crede, autorealizzarsi è seguire i propri valori; non è una scelta quella di appartenere a una società, a una comunità, ma una condizione costitutiva. Il concetto di cittadinanza attiva e di partecipazione politica è molto simile a quello della pòlis greca. Le istituzioni stabili nel tempo sono proprio quelle che incarnano valori condivisi, l'operazione fondamentale è l'autocomprensione poiché ciò che noi siamo è ciò che noi vogliamo.
[modifica] Alasdair MacIntyre
L'alone aristotelico caratterizza in modo ancora più esplicito l'opera di MacIntyre “Dopo la virtù”. Il fallimento della teoria politica liberale è da attribuire, secondo MacIntyre, al fatto che essa non è altro che l'ultimo esito del moderno progetto dell'Illuminismo di costruire un'etica dei principi, universalistica e astratta, del tutto indipendente dalla tradizione delle virtù. Il nostro presente è un deserto di valori, in questo senso l'idea di una neutralità della giustizia è coerente con una più ampia concezione etica moderna. Se i nostri criteri del giudizio morale e politico sono interni a forme di vita in comune, se la giustificazione ha un senso solo entro una tradizione particolare e le virtù sono tali per noi solo entro pratiche o culture determinate, allora una società bene ordinata è possibile solo se tutti i suoi membri si riconoscono stabilmente nel tempo come parti di una storia più ampia, collettiva e comune. Dopo aver sottoposto a dura critica l'Illuminismo e dopo aver ad esso contrapposto Aristotele come eroe della virtù, MacIntyre chiude l'opera con un appassionato appello (sia etico sia politico) a ritornare alle antiche comunità. Una società bene ordinata è possibile solo se tutti i suoi membri si riconoscono stabilmente nel tempo come parti di una storia collettiva e comune.
[modifica] Charles Taylor
Secondo Taylor una società non è riducibile alle transizioni fra individui atomisticamente concettualizzate; in “Radici dell'io” sostiene che il sé liberale è un'astrazione filosofica, è una forzatura il fatto che prima ci sia l'individuo e poi la società: la persona è già radicata in determinati contesti, è la società a formare l'individuo. Secondo Taylor è fondamentale il riconoscimento di diritti speciali anche alle comunità minoritarie in una società affinché si possano preservare nel tempo. Lo stato deve intervenire perché le comunità non si spengano.
[modifica] Will Kymlicka
Kymlicka affronta il tema del multiculturalismo: le istituzioni devono intervenire perché le comunità multiculturali durino nel tempo. Possono esserci minoranze culturali o comunità di immigrati, nel primo caso le minoranze devono avere diritti speciali, sono loro stesse comunità, i secondi devono essere invece pronti ad accettare e ad aderire ai valori della comunità in cui immigrano. Lo stato non può essere neutrale, deve riconoscere la presenza di gruppi comunitari i quali devono essere riconosciuti come comunità con specificità etiche. Kymlicka pone sul tappeto la questione della stabilità nel tempo delle istituzioni politiche.
[modifica] Il comunitarismo in Italia
In Italia il comunitarismo ha cominciato a diffondersi in alcuni settori della destra extraparlamentare a partire dagli anni settanta ed ha trovato spazio negli ambienti della Nouvelle Droite, senza tuttavia riuscire a dare vita ad iniziative di rilievo politico.
Attualmente, un certo richiamo al comunitarismo è stato adottato anche da settori della sinistra, dal movimento per la decrescita e da altri soggetti che ripensano globalmente la propria identità politica accogliendo anche istanze storicamente proprie dell'altra parte politica e le sviluppano, come spesso affermato, oltre i concetti di destra e sinistra.
Tuttavia, al di la della dichiarata volontà di superare le categorie di destra e sinistra permangono a tutt'oggi profonde divisioni tra le varie anime del comunitarismo.
Il comunitarismo di impostazione marxista è più strutturato a livello teoretico rispetto a quello di destra (si pensi alla rivista Comunitarismo animata dal filosofo Costanzo Preve) e ha dato vita all'organizzazione internazionale denominata Campo Antimperialista. Questa organizzazione è stata duramente attaccata[2] da alcuni militanti di sinistra che non hanno gradito l'adesione ad una manifestazione di sostegno alla resistenza irachena da parte di persone provenienti da ambienti di destra[3].
Nel 2005 il giornalista Massimo Fini ha dato vita ad un movimento politico che si richiama agli ideali comunitaristi.
Dal punto di vista editoriale si segnala l'attività dell'editrice Arianna.
[modifica] Note
- ^ Valentina Pazé, Il comunitarismo, Biblioteca Essenziale Laterza, Bari, 2004, passim.
- ^ Claudia Cernigoi. Comunitarismo e nazimaoismo. URL consultato il 1 luglio 2011.
- ^ Miguel Martinez. 13 dicembre, psicodramma nazionale. URL consultato il 1 luglio 2011.