Massimo Fini

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Massimo Fini

Massimo Fini (Cremeno, 19 novembre 1943[1]) è un giornalista, scrittore, drammaturgo, attore e attivista italiano. Nel 2005 ha fondato il movimento politico Movimento Zero, ispirato ai principi del comunitarismo, primitivismo, antimodernismo, decrescita e democrazia diretta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Cremeno, in provincia di Lecco, da padre toscano e madre ebrea russa, Zinaide Tobiasz, la quale durante la seconda guerra mondiale sfuggì ai nazisti che sterminarono l'intera sua famiglia.[2] Egli stesso ha affermato di essere "tecnicamente" ebreo, anche se non si sente tale.[3] Ha frequentato il Liceo ginnasio statale Giosuè Carducci di Milano, lo stesso frequentato da Claudio Martelli (che gli fu compagno di banco). Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a pieni voti alla Statale di Milano[4] ha svolto varie attività, lavorando inizialmente come impiegato alla Pirelli, in seguito come copywriter e pubblicitario.[5] Fini si definisce agnostico, oppure "onesto pagano".[6] È divorziato e ha un figlio di nome Matteo.[7]

Attività giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la carriera giornalistica nel 1970 all'Avanti!, il quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove segue come cronista i fatti dell'attualità politica. Dal 1972 al 1979 è inviato all'Europeo. Nel 1977 comincia a scrivere sul mensile Linus. Nel 1978, in collaborazione con Walter Tobagi (a parte la famiglia, Fini sarà l'ultima persona a vederlo vivo, sette ore prima del suo omicidio ad opera della Brigata XXVIII marzo, la mattina del 28 maggio 1980[8][9][10]) e Franco Abruzzo, ha fondato la componente sindacale della rivista Stampa democratica. Nei primi anni ottanta è animatore del mensile di politica e cultura Pagina. Dal 1982 al 1992 è inviato estero ed editorialista al Giorno.[11]

Nel 1983 fu tra i pochi giornalisti che si schierarono subito in difesa di Enzo Tortora, accusato ingiustamente di associazione camorristica.[12] Nel 1985 rientra all'Europeo come inviato ed editorialista e vi tiene per dieci anni la principale rubrica. È stato editorialista di punta de L'Indipendente[11] dei primi anni novanta ed ha partecipato alla rifondazione del Borghese (1996).[5] Lavora anche per Il Gazzettino di Venezia e Il Fatto Quotidiano.[11] Dal mese di ottobre 2008 Massimo Fini dirige il mensile La voce del ribelle, che vede, tra gli altri, la collaborazione di Marco Travaglio e Giuseppe Carlotti. Collabora con il giornale Il Fatto Quotidiano sin dalla fondazione (23 settembre 2009).[5]

Lo scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Fini nel 1985 pubblica il suo primo saggio, La Ragione aveva Torto?, edito dalla Camunia. Da quel momento Fini, conosciuto come giornalista di cronaca ed editorialista di spicco de L'Europeo e de Il Giorno assume una posizione di dura critica verso alcune delle ideologie principali del mondo moderno, come l'industrialismo, l'ottimismo, l'attenzione spasmodica nei confronti della crescita economica fino a giungere al j'accuse contro la democrazia rappresentativa (Sudditi. Manifesto contro la democrazia, 2004). Tutta l'opera saggistica di Fini si fonda sulla critica sferzante verso caratteristiche del mondo moderno e della globalizzazione, figli del pensiero liberale e anche del marxismo, anch'esso prodotto dalla rivoluzione industriale e dallo stesso liberalismo, e causa degli stessi mali: l'alienazione dell'individuo schiacciato dal produttivismo, la distruzione dell'ambiente, l'idea di una scienza e dell'uomo come sovvertitori delle leggi naturali, la globalizzazione che omologa tutto ad un'unica cultura dominante.[13]

Molti, negli anni, hanno tentato di assegnare a Fini appellativi vari, cercando di inserirlo sia entro correnti politiche di destra che di sinistra: in realtà egli ritiene che questi due concetti, destra e sinistra, siano obsoleti, vecchi di due secoli in cui le trasformazioni sociali e culturali hanno reso inutilizzabili queste divisioni, anche alla luce di una sempre maggiore somiglianza programmatica tra le diverse forze politiche.[13] Massimo Fini pensa che la dicotomia che sta emergendo con sempre più forza e che esploderà drammaticamente nel futuro sia quella tra coloro che, figli del pensiero liberale, vogliono imporre un'unica visione del mondo che unifichi il tutto in principi (culturali, giuridici ed economici) universali e chi, invece, vuole difendere i propri valori e la propria diversità seppur in contrasto con il cosiddetto pensiero unico, democratico e liberista, incarnato dal capitalismo, dopo la fine del comunismo.[13] Da ciò si deduce come Fini abbia come uno dei suoi massimi principi quello dell'autodeterminazione dei popoli, sotto attacco, a suo giudizio, da coloro che, sotto varie forme (partendo da certe forme di cooperazione internazionale fino alle «guerre umanitarie») vogliono imporre lo stile di vita occidentale.[13]

Massimo Fini

L'opera di Fini, soprattutto nella sua trilogia La Ragione aveva Torto?, Elogio della guerra e Il denaro, «sterco del demonio», presenta costantemente una comparazione tra il mondo nato dalle Rivoluzioni Industriale e Francese e quello medievale e dell'ancien régime (in particolare la forma di stato che egli ritiene migliore, il Libero comune), ponendosi l'obiettivo di evidenziare come il mondo moderno abbia smarrito tanti elementi, materiali e spirituali, che davano a quelle società caratteri di equilibrio sociale e stabilità.[13] Ritiene che il mondo moderno abbia interiorizzato gli aspetti peggiori dell'illuminismo (l'universalismo e l'ideologia della crescita), rifiutando quelli migliori, come la libertà di espressione[14] o la democrazia diretta, a suo avviso realizzabile in ambiti molto limitati.[15] Accusato da alcuni ambienti di sinistra di essere vicino alle posizioni dell'estrema destra sociale, Fini in realtà fa suo il principio del relativismo culturale (nell'accezione di Levi-Strauss)[16] e costruisce una sintesi di concetti elaborati da intellettuali di diversa matrice politica, citando spesso pensatori come Alain De Benoist (il fondatore della Nuova Destra)[17][18], il tradizionalista Julius Evola[19][20], Friedrich Nietzsche[21][20], Serge Latouche[22], Danilo Zolo.[23] e l'illuminista atipico e preromantico Jean-Jacques Rousseau.[24][15][25][26]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Un'ulteriore polemica ha riguardato il libro Il Mullah Omar (2011), biografia del leader talebano. L'opera è stata molto criticata per opinioni definite antioccidentali e maschiliste, tanto da ricevere anche una denuncia da parte di alcune giornaliste[27][28]. Fini ha dichiarato di non essere un simpatizzante dell'Islam radicale e dei talebani, ma di ammirare le qualità di coraggio e lealtà che animerebbero le società tribali e "pre-politiche" come quella da cui proviene Omar, l'etnia pashtun.[29]

Fini ha espresso anche posizioni, spesso considerate provocatorie, contro molti e diversi aspetti della cosiddetta "modernità": ad esempio contro il femminismo e il ruolo - da lui ritenuto predominante ed eccessivo, rispetto a quello maschile - della donna nella società moderna[30][31][32][33][34][35][36], il progresso[37], i social network e i blog[38], gli Stati Uniti e la loro cultura[39][40][41], l'animalismo[42], i processi ai criminali nazisti[43], Israele e il sionismo[3], i diritti umani[44], la cooperazione umanitaria[37], le leggi che puniscono il negazionismo dell'Olocausto[2] e altro. Inoltre ha criticato pesantemente personaggi della politica come Silvio Berlusconi[45] (pur sostenendo, parlando del caso Ruby, che occorre abbassare l'età del consenso per i reati sessuali come la prostituzione minorile[46]) e Adriano Sofri[47], mentre ha difeso il provvedimento di scarcerazione, dopo 26 anni, dell'ex terrorista nero Giuseppe Valerio Fioravanti[48]; ha inoltre proposto la grazia per i banditi Graziano Mesina[48] e Renato Vallanzasca.[49][50]

Un'altra passione di Fini è la ricerca storica e biografica su personaggi considerati negativamente dalla storiografia ufficiale, ad esempio quella effettuata su Nerone e Catilina.[51]

Attivismo politico: il Movimento Zero[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 Fini ha fondato un movimento politico-culturale chiamato Movimento Zero (abbreviato in MZ o M0). Il movimento dichiara di non riconoscersi in nessuna collocazione politica tradizionale, disconosce le vecchie e inservibili categorie di Destra e di Sinistra e si propone al di là di esse, pur riconoscendosi anche nelle posizioni di Alain de Benoist, noto intellettuale francese fondatore della Nouvelle Droite.[52]

L'attività di MZ, sospesa momentaneamente per motivi operativi nell'ottobre 2006, è ripresa nel gennaio 2007. Ad ottobre 2007 si è costituito il primo Direttivo Nazionale.

MZ è attualmente attivo in dodici regioni italiane (Abruzzo, Lazio, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Sardegna) ed in tre stati europei (Francia, Olanda, Irlanda)[53]. I coordinamenti dotati di ampia autonomia operano in conformità alle finalità contenute nel suo manifesto politico.

Nel 2009 MZ aveva annunciato la propria volontà di partecipare alla manifestazione contro la visita di George W. Bush a Roma[54]. Appena arrivati nella piazza dalla quale sarebbe dovuto partire il corteo tuttavia i militanti di MZ furono prima minacciati da un gruppo di appartenenti all'estrema sinistra, che li appellava come "fascisti", e successivamente identificati dalla polizia e costretti a lasciare la manifestazione.[55] Tali fatti furono oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata da due deputati della Lega Nord.[56]

Il movimento ha stilato un Manifesto dell'antimodernità[13].

Fini ha espresso anche un moderato apprezzamento per alcune posizioni del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, e ha partecipato al primo V-Day.[57][58][59] In un articolo sul Fatto Quotidiano del 27 aprile 2013 e in interventi successivi ha però fortemente criticato la candidatura di Stefano Rodotà (definito "radical chic") alla Presidenza della Repubblica da parte del M5S, sostenendo che i grillini avrebbero dovuto convergere su Romano Prodi, per eliminare Berlusconi dalla scena politica.[60]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

È attore nonché autore dell'opera teatrale Cyrano, se vi pare..., il cui regista è Eduardo Fiorillo.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

La censura Rai di Cyrano[modifica | modifica wikitesto]

Cyrano[61] è anche il nome di un programma televisivo, di cui Massimo Fini è co-autore, che sarebbe dovuto andare in onda per quindici puntate su Rai2 a partire dal 30 settembre 2003. Il giorno prima del debutto il programma è stato bloccato dal direttore Antonio Marano perché, a suo dire (l'affermazione fu segretamente registrata dallo stesso giornalista), la persona di Massimo Fini non era gradita ad un personaggio molto influente della politica[62]; secondo Fini si trattava invece del giornalista Antonio Socci, che avrebbe fatto pressioni su Silvio Berlusconi, perché quest'ultimo facesse valere la sua influenza e bloccasse il programma.[14] In seguito a questo episodio Antonio Marano, nel novembre 2012, viene condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per falsa testimonianza[63].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • La Ragione aveva Torto? (Camunia 1985, ripubblicato da Marsilio Editore in edizione tascabile nel 2004)
  • Elogio della guerra (Mondadori 1989 e Marsilio 1999)
  • Il Conformista (Mondadori 1990)
  • Il denaro, "sterco del demonio" (Marsilio 1998)
  • Dizionario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina, (Marsilio 2000)
  • Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità (Marsilio 2003)
  • Sudditi. Manifesto contro la democrazia (Marsilio 2004)
  • Massimo Fini è Cyrano. Contro tutti i luoghi comuni (Con Eduardo Fiorillo; Francesca Roveda) (Marsilio 2005)
  • Il Ribelle dalla A alla Z (Marsilio 2006)
  • Senz'anima, Italia 1980-2010 (Chiarelettere 2010)
  • La guerra democratica (Chiarelettere 2012)

Biografie[modifica | modifica wikitesto]

  • Nerone. 2000 anni di calunnie (Mondadori 1993)
  • Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (Mondadori 1996)
  • Nietzsche. L'apolide dell'esistenza (Marsilio 2002)
  • Ragazzo. Storia di una vecchiaia (autobiografia, Marsilio 2007)
  • Il Mullah Omar (Marsilio 2011)

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Dio Thoth (Marsilio 2009)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sebbene molte biografie, compresa la voce sull'Enciclopedia Treccani, e sue interviste riportino 1943, Fini ha affermato in un articolo di essere nato nel 1944: cfr. Massimo Fini, Le due Italie di Gigi Rizzi, fra il '68 e la Bardot: «Ho la stessa età di Gigi Rizzi. Siamo nati entrambi nel 1944.»
  2. ^ a b Massimo Fini, Punire chi nega la shoah non può essere considerato reato
  3. ^ a b Non mi piacciono i popoli "Eletti da Dio"
  4. ^ Massimo Fini: non feci il '68, me ne vanto. Io sono un ribelle. URL consultato il 23-02-2012.
  5. ^ a b c Note biografiche
  6. ^ Con Wojtyla c'è un abisso là il dolore era uno show
  7. ^ Biografia sul blog de Il fatto quotidiano
  8. ^ Io e Walter: quell'addio sull'uscio di casa
  9. ^ Chiamata per il morto
  10. ^ Eugenio Chiesa, L'assassinio di Walter Tobagi
  11. ^ a b c Fini, Massimo. Treccani.it
  12. ^ Anna Tortora, Fratello segreto
  13. ^ a b c d e f Manifesto
  14. ^ a b Intervista a La7 il 12-04-2011
  15. ^ a b Democrazia diretta: perché il sogno di Grillo è irrealizzabile
  16. ^ Massimo Fini, Relativismo culturale
  17. ^ citazioni di de Benoist sul sito di Movimento Zero
  18. ^ "Sull'orlo del baratro" di Alain de Benoist - prefazione di Massimo Fini-scheda
  19. ^ Massimo Fini - Michele De Feudis, La demolizione degli stereotipi (intervista)
  20. ^ a b Intervista a Massimo Fini
  21. ^ di cui ha scritto la biografia
  22. ^ Uscito il nuovo libro di Latouche
  23. ^ Interviste
  24. ^ Massimo Fini, La legge di Ostellino
  25. ^ Massimo Fini, L'autodistruzione dell'uomo
  26. ^ Il ritorno alle piccole patrie. Intervista a Massimo Fini
  27. ^ Giampiero Mughini, Tutti pazzi per il talebano Mullah Omar. Così Massimo Fini dimentica l'occidente.
  28. ^ Articolo di Maria Giovanna Maglie contro Fini
  29. ^ Scrivo del mullah Omar. È più intrigante dei Letta
  30. ^ Donne, guaio senza soluzione
  31. ^ L'ossessione per la donna
  32. ^ Viva le donne
  33. ^ Prostituta in cattedra
  34. ^ Massimo Fini, "Il femminicidio non esiste"
  35. ^ Omaggio all'8 marzo
  36. ^ Stupratori di tutto il mondo, unitevi!
  37. ^ a b Maledetto progresso io ti odio
  38. ^ Social network: "Li eliminerei tutti", dichiarazioni shock di Massimo Fini
  39. ^ L'amico americano non è poi così amico
  40. ^ La ritualità dell'11 settembre
  41. ^ Un giorno i giapponesi getteranno 30 atomiche su New York
  42. ^ Molto rispetto per i cani, nessuno per gli umani
  43. ^ Nazisti senza prescrizione
  44. ^ Emma il ministro una "fanatica" dei diritti umani
  45. ^ Il regime di Berlusconi ce lo siamo meritato
  46. ^ Berlusconi: morale e reati
  47. ^ Calabresi e Sofri: ecco come andò
  48. ^ a b Fioravanti, almeno lui ha pagato, tanti altri invece...
  49. ^ Difendo e difenderò sempre Renato Vallanzasca. Ho un debito morale con lui
  50. ^ Vallanzasca, grazia per il bandito onesto
  51. ^ trattati in: Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta e Nerone. Duemila anni di calunnie
  52. ^ vedere citazione sulla pagina ufficiale
  53. ^ Movimento Zero - Gruppi Locali
  54. ^ Movimento Zero - Movimento Zero alla marcia del 9 giugno a Roma contro Bush
  55. ^ Movimento Zero - Negato a Movimento Zero il diritto a manifestare
  56. ^ Movimento Zero - Interrogazione Parlamentare sull'allontanamento di MZ a Roma il 9 giugno
  57. ^ Massimo Fini e il populismo di Grillo: "M5S oltre destra e sinistra..."
  58. ^ Lettera aperta a Beppe Grillo
  59. ^ Chi gode del tonfo di Grillo dovrebbe invece preoccuparsi della disaffezione degli elettori
  60. ^ La follia di continuare a votare Rodotà
  61. ^ CYRANO COMPLETO Puntata censurata in Rai
  62. ^ Peter Gomez, Marco Travaglio. Regime. Biagi, Santoro, Massimo Fini, Freccero, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, tg, gr e giornali: storie di censure e bugie nell'Italia di Berlusconi. Postfazione di Beppe Grillo. Milano, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00246-1.
  63. ^ E ora chi chiederà scusa a Massimo Fini?

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