Sindacalismo nazionale

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Il Nazionalsindacalismo (anche sindacalismo nazionale) è una variante del sindacalismo, tipicamente associato con quella parte interventista del movimento operaio in Italia, che in seguito avrebbe sostenuto il Partito Nazionale Fascista di Benito Mussolini.

Storia[modifica | modifica sorgente]

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1912 nasce l'Unione Sindacale Italiana (USI) di Alceste De Ambris. A differenza degli anarcosindacalisti, i sindacalisti e gli elementi marxisti presenti nel movimento operaio, i sindacalisti nazionali , insieme ai sindacalisti rivoluzionari, sostennero le posizioni interventiste durante la Prima guerra mondiale. Molti di loro si arruolarono volontari, e alcuni, come Corridoni, caddero in guerra.

Rigettavano inoltre l'internazionalismo proletario degli anarchici e dei marxisti, in favore di posizioni più militariste e nazionaliste.

Oltre al comunismo, il movimento si opponeva anche al capitalismo, al liberalismo e a tutti quei movimenti e tendenze internazionalisti che avrebbero minacciato la forza e l'unità della "nazione proletaria" (che si opponeva alla classe borghese dominante).

I sindacalisti nazionali immaginavano che il sistema politico liberal-democratico sarebbe collassato in seguito ad uno sciopero generale e sostituito da un modello corporativo basato sulla collaborazione di classe, piuttosto che sulla marxista lotta di classe.

Oltre a De Ambris i più famosi esponenti del sindacalismo nazionale furono gli Filippo Corridoni e Sergio Panunzio.

Nel gennaio 1922 nacque la Confederazione nazionale delle corporazioni sindacali, e il sindacalismo nazionale andò sempre più a sovrapporsi al Sindacalismo fascista.

Nel dopoguerra, queste posizioni vennero riprese dalla Confederazione Italiana Sindacati Nazionali dei Lavoratori (CISNAL), fondata nel 1950.

In Spagna[modifica | modifica sorgente]

Parzialmente diversa la genesi del fenomeno nella penisola iberica. In Spagna, venne formulato da Ramiro Ledesma, che si ispirò alle teorie integraliste e all'Action française, in un manifesto pubblicato nel suo periodico La Conquista del Estado il 14 marzo 1931. L'obbiettivo era quello di prendere il controllo della Confederación Nacional del Trabajo, di orientamento anarco-sindacalista, per trasformarla in una organizzazione nazionalista e corporativista. Il manifesto fu discusso al Congresso del 1931, senza però ottenere la maggioranza.

Il movimento nazional-sindacalista si palesò comunque come orientamento politico a sé: sempre nel 1931, si formarono le Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista, che successivamente si fusero con la Falange Española (ribattezzata Falange Española y de las J.O.N.S.).

L'orientamento spagnolo ispirò anche la formazione del Movimento Nazionale-Sindacalista (attivo in Portogallo nei primi anni trenta, il cui leader Francisco Rolão Preto fu collaboratore dell'ideologo falangista José Antonio Primo de Rivera), delle Falangi Libanesi (nate nel 1936) e di vari movimenti falangisti in America latina.

Più recentemente, nel 1980, si costituì in Cantabria la Unidad Falangista Montañesa, che aveva un proprio sindacato, la Asociación de Trabajadores Nacional-Sindicalista.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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