Mascolinismo

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Un simbolo associato ai movimenti maschili egualitari

I cosiddetti movimenti maschili o gruppi della questione maschile[1], a volte indicati con il termine mascolinismo oppure mascolismo[2] (nel suo uso moderno, tradotto dal inglese masculinism e masculism) si riferiscono al movimento sociale, politicamente e religiosamente trasversale[3], per i diritti degli uomini e la rivendicazione della caratteristica e della diversità biologica e sociale della sfera maschile.[4][5]

Esso ritiene che i diritti del genere maschile eterosessuale siano stati eccessivamente sacrificati o criminalizzati dalla cultura occidentale o dalla giurisprudenza dominante (ad esempio nel diritto di famiglia o in altri ambiti), in nome di un femminismo non egualitario (cosa ritenuta giusta da molti sostenitori del movimento maschile) ma da essi ritenuto suprematista e anti-maschile, contro cui questi gruppi invece si battono, oltre che messi in secondo piano dalla questione dei diritti degli omosessuali (che la maggioranza dei mascolinisti non negano, comunque).[4]

Il movimento mascolista (da non confondere con il termine, a volte associato, specie dai detrattori del movimento[6], con quelli di "maschilismo" e "misoginia", che invece (specie il primo) sono considerate forme di sessismo) crede nell'uguaglianza dei sessi e combatte le varie forme di discriminazione contro gli uomini.[7]

I precursori del movimenti sono considerati pensatori spesso definiti come antifemministi o perfino misogini e maschilisti tout court (come anche molti esponenti di religioni e culture tradizionali del passato), che talvolta hanno però difeso la peculiarità e i diritti degli uomini, come il politico e studioso socialista Ernest Belfort Bax, i filosofi Arthur Schopenhauer, Otto Weininger, Jean-Jacques Rousseau, Auguste Comte e Friedrich Nietzsche, l'anarchico Pierre-Joseph Proudhon, il fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud e molti altri; in antichità, il filosofo e scienziato Aristotele fu il principale sostenitore teorico e razionale della differenza biologica tra i sessi, nonché del suo valore instrinseco all'interno della specie umana.[8] Ma è solo con l'avanzare del femminismo e la parità dei sessi, che il mascolinismo emerge come reazione al femminismo radicale (un esempio è il separatismo femminista o il femminismo lesbico) che vorrebbe un ribaltamento radicale dei ruoli, sempre secondo molti mascolinisti, considerando quindi l'uomo come nuovo soggetto inferiore tra i due sessi, come un tempo era considerata la donna, denigrando e nullificando l'identità maschile.[5]

Oggi illustri rappresentanti sono Warren Farrell (ex femminista), Glenn Sacks e il poeta pacifista Robert Bly. A tematiche dei movimenti maschili, pur non facendone parte esplicitamente, sono stati associati anche giornalisti come Paolo Barnard o Massimo Fini.[9]

Discriminazione contro gli uomini[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni esempi di discriminazione contro gli uomini, citati dal movimento mascolista per i diritti degli uomini sono:

  • Solo gli uomini devono combattere e morire nelle guerre (specie dove vige la coscrizione obbligatoria, con alcune eccezioni).[7]
  • Gli uomini fanno la maggioranza dei lavori sporchi e pericolosi. La stragrande maggioranza delle morti a causa di incidenti sul lavoro colpisce gli uomini.[7]
  • Discriminazione riguardo l'affidamento dei figli in caso di divorzio. Le corti decidono quasi sempre in favore delle donne.[7]
  • Gli uomini vengono descritti come violenti e spesso si ascrive esclusivamente a loro la responsabilità di nuove fattispecie di crimini ad hoc, come il femminicidio, negando le cause socio-psicologiche dei fenomeni e negando il corrispettivo di violenza femminile (omicidi di uomini e bambini da parte di donne); gli uomini vengono inoltre criminalizzati a livello culturale e morale (tanto da considerare talvolta una loro "estinzione", come un non-danno o un beneficio) in maniera eccessiva e con accanimento, a volte derisi in maniera gratuita sui mass media (c.d. "male bashing")[10]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Femminismo moderato[modifica | modifica wikitesto]

Gli uomini mascolisti (o mascolinisti) che credono nell'uguaglianza vengono considerati dal femminismo "uomini femministi".[11]

Alcune donne femministe sono attive nella difesa dei diritti degli uomini e nella difesa dei diritti dei padri, perché credono che queste posizioni siano importanti per la causa dell'uguaglianza e del femminismo,[12][13], alcune (Erin Pizzey) rivendicano un femminismo egualitario, non anti-maschile, che aiuti a prevenire le violenze in famiglia, ad opera sia di donne (cosa spesso minimizzata da femministe classiche) che di uomini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parità per gli uomini. Dentro il tabù della questione maschile
  2. ^ Nicholas Bunnin e Jiyuan Yu, Masculinism in The Blackwell Dictionary of Western Philosophy, John Wiley & Sons, 15 aprile 2008, p. 411, ISBN 978-0-470-99721-5.
  3. ^ La questione maschile di Giuseppe Civati, esponente della sinistra del Partito democratico
  4. ^ a b Definition for masculinist/masculist - Oxford Dictionaries Online, Oxford University Press. URL consultato il 26 aprile 2012.
  5. ^ a b Uomini 3000: Principi
  6. ^ Arthur Brittan (1989). Masculinity and Power. Wiley. p. 4. ISBN 978-0-631-14167-9. Retrieved 11 May 2013. "Masculinism is the ideology that justifies and naturalizes male domination. As such it is the ideology of patriarchy. Masculinism takes it for granted that there is a fundamental difference between men and women, it assumes that heterosexuality is normal, it accepts without question the sexual division of labour, and it sanctions the political and dominant role of men in the public and private spheres"
  7. ^ a b c d Cathy Young, Man Troubles: Making Sense of the Men's Movement, Reason magazine, luglio 1994.
    «Mas*cu*lism, n. 1. the belief that equality between the sexes requires the recognition and redress of prejudice and discrimination against men as well as women.».
  8. ^ Clack, Beverley (1999). Misogyny in the Western Philosophical Tradition: A Reader. New York: Routledge. pp. 95–241. ISBN 0415921821.
  9. ^ Antimodernismo e questione maschile
  10. ^ Male-bashing
  11. ^ Janet M. Martin, Maryanne Borrelli, Other Elites: Women, Politics, & Power in the Executive Branch, Lynne Rienner Publishers, 2000, ISBN 1-55587971-3, 978-1-55587971-6
  12. ^ 1 Harv. Women's L.J. 107 (1978) Fathers' Rights and Feminism: The Maternal Presumption Revisited; Uviller, Rena K.
  13. ^ Unwed Fathers' Rights, Adoption, and Sex Equality: Gender-Neutrality and the Perpetuation of Patriarchy

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]