Interventismo (economia)

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In politica economica si definisce interventismo l'atteggiamento di uno Stato che, oltre a fissare le regole del mercato, mette in pratica attività o interventi che condizionano l'economia con obiettivi diversi, dall'aiuto alla crescita economica e all'occupazione all'aumento dei salari, dall'aumento o riduzione dei prezzi alla promozione dell'uguaglianza e alla riparazione di quelle che il governo considera falle o inefficienze del mercato. E' tipico di economie pianificate ed economie miste e non prevista da economie di mercato pure.

L'interventismo economico, storicamente sorto in Italia con il fascismo, in genere, è una caratteristica dei governi di ispirazione socialdemocratici e progressisti, che considerano alcune tendenze del mercato negative e dunque da mitigare o correggere. L'interventismo, anche se in casi più rari, è tuttavia operato anche dai conservatori per evitare che il libero mercato possa condizionare le tradizioni nazionali, l'ordine sociale o l'autorità stessa dello Stato.

Tipi di intervento[modifica | modifica wikitesto]

Gli interventi sull'economia più comuni nei governi moderni sono le tasse mirate o i crediti d'imposta, leggi sul salario minimo, regole sul condizionamento sindacale, sussidi diretti, supporto o calmieri sui prezzi, quote di produzione o d'importazione, fissazione di tariffe.

Ad esempio, in Giappone, l'Abenomics è una forma d'interventismo con la quale il Primo Ministro Shinzo Abe desidera ripristinare i precedenti fasti del Paese nel pieno di un'economia globalizzata.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) King del Rosario, Abenomics and the Generic Threat, 15 agosto 2013. URL consultato il 15 agosto 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]