Partecipazioni statali

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Si intende per partecipazione statale un intervento dello stato nell'attività economica sia a livello di impresa che di finanza; in genere l'intervento è caratterizzato dal possesso, da parte dello stato o comunque di un ente pubblico, di partecipazioni azionarie in società private.

Indice

[modifica] Le partecipazioni statali in Italia

Questo tipo di interesse nell'attività industriale, circoscrivibile al solo contesto italiano[senza fonte], ebbe per quanto riguarda l'Italia una sua prima manifestazione in occasione del salvataggio delle banche miste (Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano) che trasferirono allo stato il possesso di propri pacchetti azionari, fortemente svalutati, a prezzi molto superiori a quelli di mercato[senza fonte]. Interventi di statalizzazione si ebbero in misura massiccia durante il periodo fascista, quando lo stato divenne uno dei principali investitori e azionisti, svolgendo una funzione di committente di primo piano.

Negli anni trenta trovarono specifica attuazione piani autarchici, miranti alla riconversione delle strutture industriali al fine di ridurre al minimo la dipendenza dell'Italia da prodotti d'importazione. Tali progetti diedero vita ad una serie di istituzioni ed enti attraverso i quali si esplicava l'azione dello stato imprenditore. Nel 1926 venne fondata l'Agip, il cui intento era assicurare una certa autonomia dell'Italia nel campo degli idrocarburi. Nel 1933 venne fondato l'Iri (Istituto per la ricostruzione industriale), che assicurò allo stato una parte cospicua dell'industria pesante italiana e del quale nel dopoguerra venne teorizzato l'uso come strumento di politica industriale per lo sviluppo dei settori strategici.

Nel dopoguerra, sebbene le strutture create dal regime passato fossero malviste e destinate allo smantellamento, la situazione di difficoltà del Paese impose un mantenimento delle stesse, sia pure a fronte di una radicale riorganizzazione; a questo proposito rileva la vicenda dell'Agip, che il commissario liquidatore Enrico Mattei fece sopravvivere non osservando le istruzioni governative ricevute. Nel 1947 nacque il Fondo industria meccanica, trasformato successivamente in Efim. La strutturazione dell'intervento pubblico nell'economia venne proseguita con la creazione della Cassa del Mezzogiorno (1950) e dell'ENI (1953, con il compito di coordinare gli interventi dello stato in campo petrolifero).

Nel 1956 infine fu istituito un apposito ministero delle Partecipazioni statali al quale furono devoluti tutti i compiti e le attribuzioni prima spettanti in questo campo ad altri ministeri e organi governativi.

Secondo coloro che guardavano con favore a questo tipo di interventi, le partecipazioni statali ebbero risultati positivi anche nella promozione dell'industria in aree svantaggiate dell'Italia meridionale. Secondo i detrattori, invece, ebbero una responsabilità nel sostenere il sistema di finanziamento illecito della politica, a prevalente vantaggio dei partiti di governo.

Il 15 aprile 1993, il referendum abrogativo del Ministero delle Partecipazioni Statali, ebbe un vasto consenso ed i voti per l'abolizione del sistema raggiunsero il 90,10 per cento. Il Ministero fu di conseguenza soppresso e, in un paio d'anni, vennero privatizzate - offrendone sul mercato le azioni a prezzi spesso ben al di sotto del valore reale[senza fonte] - quelle aziende che producevano utili e avevano prospettive di sviluppo. La maggior parte delle azioni controllate dalle holding del sistema - l'IRI e l'ENI, ma anche l'EFIM (che aveva dimensioni minori) - passarono nelle mani di privati investitori, italiani e stranieri. Le stesse holding cessarono di essere enti dello stato italiano e vennero trasformate in società per azioni privatizzate.

[modifica] Cronologia delle partecipazioni statali in Italia

1914

  • dicembre: creazione del CSVI - Consorzio per Sovvenzioni sui Valori Industriali per sostenere l’imminente sforzo bellico.

1922

  • Comincia a operare la Sezione Speciale Autonoma del Csvi: per la prima volta un ente pubblico assume partecipazioni di controllo in imprese industriali.

1926

  • Creazione dell’ Istituto di Liquidazioni, con l’obiettivo della retrocessione delle partecipazioni industriali statali.

1930

  • Anche l’Italia risente degli effetti della crisi del 1929: calo della produzione industriale e nuova disoccupazione sono i primi segni delle difficoltà. Il governo fascista risponde con la riduzione dei salari nel tentativo di contenere i costi di produzione. Nel corso dell’anno il sostegno all’economia vedrà il varo di un programma di opere pubbliche e di investimenti statali in diversi settori.

1931

  • febbraio: Primo intervento statale a sostegno del Credito Italiano, in situazione di forte esposizione nei confronti delle imprese industriali e impegno dell’istituto a trasferire alla Società Finanziaria Italiana (Sfi) le sue partecipazioni industriali, limitando la sua attività al credito ordinario.

1933

  • 23 gennaio: fondazione dell’IRI con due settori di intervento: la Sezione Finanziamenti (che si affianca all’attività dell’Imi nel credito alle imprese) e la Sezione Smobilizzi (che andrà via via acquistando le partecipazioni azionarie di industrie di diversi settori: telefonico, marittimo, edilizio, finanziario, siderurgico, meccanico). Presidente è Alberto Beneduce, direttore generale Donato Menichella.

Costituzione della STET del gruppo Iri per il controllo di Stipel, Telve e Timo, già controllate dalla Sip.

1934

  • 12 marzo: l’Iri acquisisce il controllo dei tre maggiori istituti di credito – Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano e Banco di Roma- accollandosi l’onere del loro risanamento finanziario ed entrando in possesso dei pacchetti azionari delle industrie da questi detenuti.

1936

  • 12 marzo: Emanazione della legge per il riordino del sistema bancario che sanziona la fine della banca mista: gli istituti non possono più compiere operazioni di credito industriale a lungo termine. Comit, Credit e Bancroma sono dichiarati "Banche di Interesse Nazionale" (BIN).

1937

1947

  • Istituzione del Fim (Fondo per la Sovvenzione dell’Industria Meccanica), per compensare le restrizioni del credito bancario ordinario.

1948

  • febbraio: Nasce la Finmeccanica, nuova holding settoriale dell’Iri, che si va ad aggiungere a Finsider, Finmare e Stet.

1953

  • Fondazione dell’ENI (Ente nazionale idrocarburi): Enrico Mattei, delinea il progetto dell’indipendenza energetica del paese.

1954

  • 12 luglio: Il governo decide che i rappresentanti dell’Iri non siedano più negli organismi della Confindustria.

1956

1957

  • 29 luglio: per legge vengono fissati gli incentivi industriali per il Sud – vi andranno il 40% degli investimenti totali dell’Iri e il 60% di quelli per nuovi impianti industriali-; si proroga l’intervento straordinario fino al 1969.

1958

  • Nasce l’Intersind, la confederazione sindacale delle imprese pubbliche.

1961

  • Viene fondata l’Italsider, società dell’Iri, che gestirà le acciaierie di Cornigliano, di Bagnoli e la nuova acciaieria di Taranto.

1962

1986

1993

  • 18 aprile: Con referendum abrogativo, viene soppresso il Ministero delle Partecipazioni Statali.
  • 30 giugno: Il governo approva il decreto di privatizzazione per , Stet, Credit, Comit, Ina e la trasformazione in società per azioni di Enel, ENI con la messa sul mercato azionario di parte del capitale (le società restano di controllo statale, il restante capitale è capitale flottante in borsa).

1995

1995-2000

  • I governi di centrosinistra portano a compimento complesse operazioni di privatizzazione dell’industria pubblica con gli obiettivi del risanamento delle finanze pubbliche, della creazione di maggiore efficienza in alcuni settori industriali e di favorire lo sviluppo del mercato finanziario: gli esempi più eclatanti sono la vendita a privati di Telecom Italia della Società Autostade e dell'Autogrill.

[modifica] Bibliografia

  • Luigi Giugni, Le imprese a partecipazione statale, Napoli, Jovene, 1972
  • Pasquale Saraceno, Il sistema delle imprese a partecipazione statale nell'esperienza italiana, Milano, Giuffrè, 1975
  • Bruno Amoroso - Ole Jess Olsen, Lo stato imprenditore, Bari, Laterza, 1978
  • Fabrizio Barca, Sandro Trento, "La parabola delle partecipazioni statali: una missione tradita" in Fabrizio Barca (a cura di), Storia del capitalismo italiano dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 1997.
  • Nico Perrone, Il dissesto programmato. Le partecipazioni statali nel sistema di consenso democristiano, Bari, Dedalo Libri, 1991. ISBN 8-82206-115-2
  • Nico Perrone, Il segno della DC. L’Italia dalla sconfitta al G-7, Bari, Dedalo Libri, 2002. ISBN 88-220-6253-1
  • Nico Perrone, Economia pubblica rimossa, Milano, Giuffrè, 2002. ISBN 88-14-10088-8
  • Roberto Bonuglia, La ricostruzione cattolica: il Codice di Camaldoli, in Id., Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Roma, Nuova Cultura, 2007.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Riferimenti esterni

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