Mamoiada

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Mamoiada
comune
Mamoiada – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
Sindaco Graziano Deiana (lista civica) dal 31/05/2010
Territorio
Coordinate 40°13′00″N 9°17′00″E / 40.216667°N 9.283333°E40.216667; 9.283333 (Mamoiada)Coordinate: 40°13′00″N 9°17′00″E / 40.216667°N 9.283333°E40.216667; 9.283333 (Mamoiada)
Altitudine 644 m s.l.m.
Superficie 48,83 km²
Abitanti 2 592[1] (31-12-2010)
Densità 53,08 ab./km²
Comuni confinanti Fonni, Gavoi, Nuoro, Ollolai, Orani, Orgosolo, Sarule
Altre informazioni
Cod. postale 08024
Prefisso 0784
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 091046
Cod. catastale E874
Targa NU
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 803 GG[2]
Nome abitanti mamoiadini
Patrono sant'Antonio abate
Giorno festivo 17 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mamoiada
Posizione del comune di Mamoiada nella provincia di Nuoro
Posizione del comune di Mamoiada nella provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Mamoiada (Mamujada in sardo barbaricino) è un comune di 2.592 abitanti della provincia di Nuoro, situato a 644 metri sul livello del mare nella Barbagia di Ollolai. Fa parte della IX Comunità Montana Nuorese. Dista 17 km da Nuoro.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Mamoiada si trova nella parte più interna della Barbagia di Ollolai, in un territorio in cui sgorgano e scorrono numerosi corsi d'acqua, attraverso terreni in buona parte adibiti alla coltura o al pascolo. La presenza di queste risorse ambientali ha attratto insediamenti umani fin dal neolitico e pre-neolitico, con una varietà di tracce archeologiche e antropologiche significative (dalla pietra votiva, al nuraghe, fino a menhir e dolmen, per quanto riguarda quest'ultimo oggi non vi è più testimonianza, se non la toponomastica dei luoghi ove sorgevano es. sa copreccada) . Colpisce Sa Perda Pintà (ossia "la pietra dipinta", nota anche come Stele di Boeli), una lastra alta 270 cm istoriata con cerchi concentrici e coppelle, in tutto simile ad analoghe lastre diffuse nell'area dei Celti (Scozia, Irlanda, corsica, Galles e Bretagna).

L'altitudine del territorio del comune è compresa fra i 390 m e i 1.048 m sul livello del mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Data la sua posizione strategica in corrispondenza dell'asse nord-sud della Sardegna, lungo la strada Ulbiam-Caralis, l'abitato di Mamoiada fu interessato da una presenza militare romana. Il rione Su 'astru ha un nome che ricalca quello che i romani davano ai loro piccoli presìdi (Castrum). La presenza romana è altresì testimoniata dalla fontana di Su 'antaru vetzu (ossia "La vecchia fonte"), al centro dell'omonimo rione.

Altri lasciti architettonici di epoche successive sono rappresentati soprattutto dalle chiese. La Chiesa di Loreto, con una cupola ricca di affreschi, fu costruita probabilmente intorno al 1600. Il santuario dei SS.Cosma e Damiano, che ricalca una struttura molto più antica, si trova a 5 km dal centro abitato sull'altipiano di Marghine, a fianco della strada che porta a Gavoi. Il santuario è circondato da una cinquantina di casette per i pellegrini ('umbissìas).

Tra il IX ed il XV secolo Mamoiada fu ricompresa nel Giudicato di Arborea, in particolare nella Curatoria della Barbagia di Ollolai.

All'inizio della dominazione Aragonese (XV secolo), Mamoiada e altri villaggi barbaricini furono feudo di Pietro Massa di Arborea, mentre nel 1604 fu assegnata al Ducato di Mandas.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Mamoiada appartiene a una delle più caratteristiche zone linguistiche della Sardegna, la Barbagia di Ollolai, nella quale le parlate sono contraddistinte da speciali fenomeni fonetici e lessicali. Ricorrono nel mamoiadino le caratteristiche del dialetto barbaricino annotate dal grande studioso della lingua sarda Max Leopold Wagner, come il colpo di glottide in sostituzione del /k/ e l'avversione alla consonante f.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Festività e tradizioni popolari[modifica | modifica wikitesto]

  • S'Antoni de su o'u, in jannarju
  • Arrase'are Mamujadinu, in vrearju
  • Santu Bustianu, in lampadas
  • Su Carmu, in trivulas
  • Loret'Attesu, in trivulas
  • Santu Cosomo e Damianu, in agustu o 'Appidanni
  • Sas Tappas in Mamujada, in sant'Andria

Mamuthones e Issohadores[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mamuthones e Carnevale di Mamoiada.

Il misterioso carnevale mamoiadino - dalle origini ancestrali - è fra le più antiche manifestazioni popolari della Sardegna. [4] [5] I suoi protagonisti, i Mamuthones e gli Issohadores, sono diventati da tempo il simbolo riconosciuto del paese. I Mamuthones, curvi sotto il peso dei campanacci, e con il volto coperto da una maschera lignea nera, si muovono lentamente in modo cadenzato su due file parallele, dando un colpo di spalla per scrollare tutta la sonagliera, con un clangore particolarissimo. Gli Issohadores li scortano con passi e balzi più agili, vestiti con maschera bianca e corpetto rosso, e gettano il laccio (nel dialetto mamoiadino soha) d'improvviso catturando le giovani donne in segno di buon auspicio di buona salute e fertilità, o pure l'amico in segno di affetto scelto nella folla, per poi rilasciarlo subito dopo. Un tempo venivano catturati i proprietari terrieri che, per sdebitarsi dell'onore riservato loro, portavano poi tutto il gruppo a casa, offrendo vino e dolci. Il capo issohadore impartisce gli ordini ai mamuthones e da il ritmo alla danza. Queste maschere fanno la loro prima apparizione il 17 gennaio di ogni anno in occasione della festa di Sant'Antonio abate. La festa è detta di Sant'Antoni e su o'u ("Sant'Antonio del Fuoco"), perché, come in tanti paesi sardi e di altre regioni del Mediterraneo, vengono accesi numerosi falò intorno ai quali si svolgono le misteriose danze dei Mamuthones e Issohadores. Il rito pare avere un significato apotropaico o propiziatorio. Il rumoroso ballo dei sonagli servirebbe ad allontanare il male e favorire annate agrarie abbondanti. Si ritrovano analoghi costumi in altri villaggi di vari paesi europei.

Assieme alle maschere di tanti paesi europei, Issohadores e Mamuthones si possono ammirare al Museo delle Maschere Mediterranee, recentemente ampliato. Il Museo contende al Museo Internazionale del Carnevale e della Maschera della città belga di Binche la maggiore completezza di testimonianze e reperti sul carnevale del bacino mediterraneo. La struttura organizza frequenti scambi a livello internazionale con musei, istituti culturali e associazioni che operano in questo ambito.

Su Passu Torrau[modifica | modifica wikitesto]

Letteralmente "il passo ritornato", diffuso ormai in tutta la Sardegna è originario proprio del paese di Mamoiada, infatti in numerose incisioni di molti suonatori della Sardegna come Mondo Vercellino, Mario e Francesco Bande viene chiamato come "Sa Mamojadina".

Persone legate a Mamoiada[modifica | modifica wikitesto]

Diatriba sulle origini di Peron[modifica | modifica wikitesto]

Il Presidente Juan Domingo Perón (1946).

Nel libro "Juan Peron Giovanni Piras due nomi una persona" si racconta che Juan Peron era nato in Sardegna nel paese di Mamoiada nel 1891 e che si chiamava Giovanni Piras, di professione contadino emigrato nel 1909 dalla Sardegna in Argentina. Qui dopo aver lavorato come taglialegna e come addetto in un'industria ferroviaria venne aiutato dal futuro suocero (nonché suo datore di lavoro) ad entrare nell'esercito argentino sotto falso nome e quindi con un cambio di identità in quanto l'iscrizione all'Accademia Militare era riservata esclusivamente a chi era nato in Argentina. Nel 1945 Perón, leader dei Descamisados nonché fondatore del partito Giustizialista, divenne presidente argentino carica che mantenne sino al 1955 per poi riprendere la carica nel 1973 fino al 1974 quando morì. In Argentina Peron ebbe tre mandati presidenziali. La storia del Peron sardo si diffuse in paese e nella provincia di Nuoro già a partire dal 1951 per via di due articoli comparsi in un quotidiano sardo a opera di Nino Tola un avvocato giornalista. Successivamente le ricerche furono dapprima eseguite da Peppino Canneddu, e poi dal tonarese Gabriele Casula e da un altro mamoiadino Raffaele Ballore. I libri che parlano della vicenda sono tre, "Juan Perón Giovanni Piras due nomi una persona" http://www.bibliosofica.it/ del 1979 ad opera del Canneddu, il secondo Donde Nació Perón del Casula e infine il libro El Presidente di Ballore. Inizialmente, le prove che portavano ad affermare che Piras e Perón fossero la stessa persona erano molto forti, ma le indagini condotte dal Ballore ed esplicate nel suo libro tuttavia cercano di demolire il fatto. Emerge però ancora lampante il mistero sulle origini sarde del Generale. In seguito nella seconda metà degli anni 2000 il ricercatore Raffaele Ballore e il parente diretto del discusso Piras di Mamoiada, Piero Salerno, in un loro testo [6] sostengono in base alle fonti e alle prove da essi raccolte che il Piras Giovanni di Mamoiada sarebbe stato ritrovato, fatto che smentirebbe la tesi sulle origini mamoiadine di Perón. Alcuni anni dopo il giornalista Giovanni Maria Bellu pubblica il libro dal titolo "L'uomo che volle essere Peron".

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Rioni del paese[modifica | modifica wikitesto]

  • Su Hastru
  • Moddore
  • Sa Pratha Manna
  • Su Antaru Vezzu
  • Su Mendularju
  • Umbentu
  • Seredadau
  • Santa Maria
  • Santu Sustianu
  • Sas Oncheddas
  • Santu Zoseppe
  • Sae Carrai

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Come in altri comuni della Barbagia, l'economia locale è caratterizzata, dalla pastorizia e dalla viticoltura, con prodotti di grande qualità. A partire dagli ultimi anni del XX secolo sono cresciute anche le attività legate al turismo, soprattutto in connessione con il patrimonio culturale e gli eventi della tradizione locale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Raffaello Marchi, Le maschere barbaricine, in "Il Ponte", VII, 9-10 settembre/Ottobre 1951, pp. 1354-1361
  5. ^ Giulio Angioni, Sagre, riti e feste popolari della Sardegna, (a cura di) G. Deidda e A. Della Maria, Newton Compton, Roma 2002
  6. ^ http://www.marmoiada.org/_pdf/LetteraAperta.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bonu R., Mamoiada, Paese della Sardegna Centrale - Fossataro CA, 1968;
  • Manca G.- Zirottu G., Pietre Magiche a Mamoiadaperdas longas e pintadas, domos de janas, tumbas de gigantes, nuraghes - ed. Atzeni-Beccoi, Mamojada, 1999;
  • Porcu P., Mamoiada -Studiostampa NU 2000;
  • Giacomino Zirottu, Mamoiada, il racconto del tempo, ed. Ollsys computer s.r.l. , Stampa Solinas 2004;
  • Manca G., Mito di Mamojada. Archeologia, Pietre magiche, Antropologia., Nuoro, 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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