Carlos Saúl Menem

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Carlos Saúl Menem
Menem con banda presidencial.jpg

Presidente dell'Argentina
Durata mandato 7 luglio 1989 –
9 dicembre 1999
Predecessore Raúl Ricardo Alfonsin
Successore Fernando de la Rúa

Dati generali
Partito politico Giustizialista
Firma Firma di Carlos Saúl Menem

Carlos Saúl Menem Akil (Anillaco, 2 luglio 1930) è un politico argentino. Fu Presidente dell'Argentina per due mandati dall'8 luglio 1989 al 10 dicembre 1999.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella provincia di La Rioja, una delle più povere del paese, fu un fervente sostenitore della politica peronista. Figlio di Saúl Menem e di Mohibe Akil - entrambi di origini siriane, della cittadina di Yabrud - il giovane Carlos Saúl decise da ragazzo di convertirsi al Cristianesimo e, nel 1956, entrò nel Partito Peronista. Avvocato, nel 1973 fu eletto governatore di La Rioja, raggiungendo ben presto la notorietà a causa del suo impegno in difesa dei parenti dei desaparecidos, trucidati dal regime militare. In seguito a questo fu imprigionato per un periodo di circa cinque anni. Nel 1983, dopo la caduta della giunta militare nel suo Paese, fu riconfermato governatore di La Rioja.

Primo mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Con la campagna presidenziale del 1989, Carlos Saúl Menem si impose al governo della nazione argentina col cavallo di battaglia del liberismo. Uno dei suoi primi atti come presidente fu la concessione della grazia a tutti i politici del precedente governo responsabili del sanguinoso fenomeno dei "desaparecidos" (scomparsi). Insieme al ministro dell'Economia, Domingo Cavallo, Menem decise di imporre il tasso di cambio fisso peso-dollaro per contenere l'inflazione, riuscendo nell'intento. Menem è, con l'eminenza grigia Cavallo, il responsabile maggiore del crollo economico dell'Argentina e della vendita dissennata ai privati delle maggiori industrie produttrici nazionali.

Grazie alla nuova stabilità economica, in Argentina cominciò ad affluire molto denaro dall'estero (soprattutto da parte di piccoli e medi risparmiatori attraverso i bond). Menem diede il via ad un'ampia opera di privatizzazione fra il 1990 e il 1992, privatizzando, per l'appunto, molte aziende base: tra le tante furono cedute le Poste e metà della compagnia petrolifera di stato, la Y.P.F. (Yacimientos petroliferos fiscales)[1]. Si stima che la liquidazione di gran parte del patrimonio nazionale abbia rappresentato una perdita di 60.000 milioni di dollari[2].

Il presidente decise anche di eliminare i vincoli doganali, con il positivo risultato di riuscire a conseguire la modernizzazione delle aziende argentine. Tuttavia ne risentirono molte piccole e medie imprese, che furono costrette a perdere profitti o, in alcuni casi, addirittura a chiudere. Nell'aprile del 1994 Menem conquistò la maggioranza nell'assemblea costituente, ciò che gli permise di potersi candidare per la seconda volta (con un mandato ridotto da sei a quattro anni) alla Casa Rosada. Durante il suo primo mandato l'Argentina cercò di riallacciare i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, interrotti dal 1982 in occasione della guerra per le Falkland/Malvinas, e incrementare i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti d'America, sotto l'amministrazione Bush sr.


Secondo mandato presidenziale[modifica | modifica wikitesto]

Forte del fatto di essere riuscito a domare l'inflazione attraverso le sue politiche liberiste, Menem fu riconfermato alla Casa Rosada come presidente nel 1995. Il secondo mandato fu caratterizzato da una chiara intenzione di Menem di ottenere una modifica della costituzione, che avrebbe permesso al presidente di presentarsi alle Elezioni presidenziali in Argentina del 1999. L'anno seguente alla conferma presidenziale si acuirono alcune problematiche legate al fatto della "dollarizzazione": le industrie agricole di tutta l'Argentina, a causa del prezzo troppo alto delle loro materie prime, furono sfavorite all'estero da altri paesi limitrofi, come il Brasile.

Il 26 e 27 settembre del 1996 l'intera nazione fu letteralmente paralizzata da uno sciopero generale che registrò circa l'ottanta per cento delle adesioni. L'anno dopo, il partito peronista perse la maggioranza in parlamento a favore delle coalizione di centro-sinistra dell'Unione Civica Radicale. Nel 1998, l'evento più importante fu la piena riconciliazione con la Gran Bretagna, sancita ufficialmente dalla visita del principe Carlo. La Corte suprema bocciò definitivamente la proposta del presidente della Repubblica di potersi ricandidare per un eventuale terzo mandato consecutivo: ne seguirono aspre polemiche che si protrassero per mesi.

Periodo successivo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 Menem fu indagato per una presunta vendita illegale di armi all'estero, ma la faccenda passò in secondo piano a causa dell'aggravarsi della crisi economica che dilagava nel paese. La vicenda giudiziaria sarà archiviata e riaperta nel 2003, dopo la sconfitta elettorale di Menem contro Nestor Kirchner. È stato raggiunto da due mandati di cattura internazionali in Cile e oggi, dopo aver ricevuto rassicurazioni dalle istituzioni che non sarebbe stato arrestato, è ritornato alla Rioja. Nel 2013 è stato condannato a sette anni di carcere per aver favorito il contrabbando d'armi verso il Cile e la Croazia durante la sua presidenza[3]. Attualmente è senatore della Repubblica Argentina per la provincia di La Rioja, in quanto primo votato tra i senatori non eletti.

Situazione politico-economica in Argentina[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua presidenza il debito estero, la crescita dei tassi di interesse, la disoccupazione e la forbice tra la minoranza ricca e la maggioranza povera del Paese crebbero a ritmi inarrestabili, toccando vertici mai raggiunti in precedenza. Tra il primo e il secondo mandato presidenziale, Menem venne anche inquisito per reati patrimoniali e in seguito prosciolto anche grazie a provvedimenti legislativi ad hoc.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze argentine[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín
Gran Maestro dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Maggio

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 5 ottobre 1992[4]
Collare d'Oro dell'Ordine di Manuel Amador Guerrero (Panama) - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'Oro dell'Ordine di Manuel Amador Guerrero (Panama)
— 1994
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1994
Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 1995
Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Buona Speranza (Sudafrica)
— 1995[5]
Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Grand'Ordine del Re Tomislavo (Croazia)
«Per altissimi meriti nel promuovere l'amicizia e lo sviluppo di una fruttuosa cooperazione in campo politico, culturale ed economico tra la Repubblica croata e la Repubblica di Argentina, e nel promuovere la pace, la democrazia, la stabilità e la cooperazione internazionale nel mondo sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle disposizioni del diritto internazionale.»
— Zagabria, 5 gennaio 1995[6]
Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Onorario dell'Ordine di San Michele e San Giorgio (Regno Unito)
— 1998
Collare dell'Ordine del Nilo (Egitto) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine del Nilo (Egitto)
Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia)
Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario dell'Ordine della Giamaica (Giamaica)
Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Venne emessa una moneta celebrativa del sessantaseiesimo compleanno del presidente Menem con una chiara allusione al mandato presidenziale del 1999 che lo avrebbe riconfermato presidente.

Ha recentemente chiesto la separazione dalla moglie Cecilia Bolocco, ex Miss Universo, che avrebbe avuto una relazione con un imprenditore italiano. La partecipazione di Menem alla vita mondana argentina è stata notevole: grande appassionato di golf, mai contrario alle interviste tv, la sua immagine è apparsa spesso anche al di fuori dei contesti istituzionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Menem aveva affidato alla banca nordamericana Merrill Lynch la valutazione del valore di YPF. La Merrill Lynch ridusse deliberatamente al 30% le riserve petrolifere disponibili, cercando di sminuire il valore di YPF prima che la si mettesse in vendita. Una volta realizzata la privatizzazione, la parte delle riserve occultate riemerse nei conti. Gli operatori finanziari che avevano comprato a basso prezzo le azioni dell'impresa riuscirono a ricavare guadagni favolosi grazie all'aumento della quotazione in borsa delle azioni YPF». Eric Toussaint, "Argentina. L'anello debole della catena mondiale del debito", Rivolta in Argentina: perché. Gennaio 2002.
  2. ^ Ibidem.
  3. ^ Argentina: Menem condannato a 7 anni, Ansa, 13 giugno 2013.
  4. ^ Dettaglio decorato in quirinale.it. URL consultato il 22 marzo 2012.
  5. ^ 1995 National Orders awards
  6. ^ (SCR) Odluka o dodjeli Velereda kralja Tomislava Carlosu Saulu Menemu, Narodne novine, 5 gennaio 1995. URL consultato il 6 novembre 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Raúl Ricardo Alfonsin 8 luglio 1989 - 10 dicembre 1999 Fernando de la Rúa

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