Campionato mondiale di calcio 1978

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Campionato mondiale di calcio 1978
Copa Mundial de Fútbol de 1978
Logo della competizione
Competizione Campionato mondiale di calcio
Sport Football pictogram.svg Calcio
Edizione 11ª
Date 1º giugno - 25 giugno 1978
Luogo Argentina Argentina
(5 città)
Partecipanti 16 (106 alle qualificazioni)
Impianto/i 6 stadi
Risultati
Vincitore Argentina Argentina
(1° titolo)
Secondo Paesi Bassi Paesi Bassi
Terzo Brasile Brasile
Quarto Italia Italia
Statistiche
Miglior marcatore Argentina Mario Kempes (6)
Incontri disputati 38
Gol segnati 102 (2,68 per incontro)
Pubblico 1 610 215
(42 374 per incontro)
A passarella copa 180x250.jpg
Daniel Passarella alza la Coppa del Mondo FIFA al termine della finale vinta dall'Argentina il 25 giugno 1978
Cronologia della competizione
Left arrow.svg 1974 1982 Right arrow.svg

Il campionato mondiale di calcio 1978 o Coppa del Mondo FIFA del 1978 (noto anche come Argentina '78) è stata l'undicesima edizione del campionato mondiale di calcio per squadre nazionali maggiori maschili organizzato dalla FIFA ogni quattro anni.

Il torneo venne vinto dai padroni di casa dell'Argentina che il 25 giugno 1978 sconfissero per 3-1 la nazionale di calcio dell'Olanda dopo una drammatica partita terminata ai tempi supplementari.

Il campionato del mondo fu caratterizzato da un buon livello tecnico generale ma si svolse in un ambiente fortemente nazionalistico e in un'atmosfera cupa e tesa a causa della situazione politico-sociale presente in Argentina dopo l'instaurazione nel 1976 di un oppressivo regime militare. La giunta al potere diresse direttamente l'organizzazione della manifestazione sfruttò propagandisticamente i mondiali di calcio per rafforzare la propria autorità e per dare una dimostrazione di efficienza. La vittoria dell'Argentina, non priva di polemiche e contestazioni, esaltò il nazionalismo della popolazione e diede prestigio indirettamente anche al regime militare.

Assegnazione del campionato mondiale all'Argentina[modifica | modifica sorgente]

Nel 1953 la FIFA aveva preso la decisione, su sollecitazione di Antonio Rotili, il rappresente dell'Argentina strettamente legato al presidente Juan Domingo Perón, all'interno dell'organizzazione calcistica mondiale, di alternare ogni quattro anni l'assegnazione dei campionati mondiali tra Europa e Sud America. Nel 1954 nella riunione della FIFA a Berna, Rotili richiese ufficialmente l'assegnazione all'Argentina dei mondiali previsti per il 1962 ma l'organizzazione calcistica rinviò la decisione al 1956 e alla fine il torneo venne assegnato al Cile. Nel 1964 la FIFA si riunì a Tokyo e si accesero vivaci discussioni tra i rappresenti del Messico e dell'Argentina riguardo l'assegnazione del mondiale del 1970 che sarebbe spettato nuovamente ad un paese sudamericano[1].

I dirigenti calcistici del Messico e dell'Argentina infine raggiunsero un accordo in base al quale la nazione sconfitta nell'assegnazione del 1970 sarebbe diventata automaticamente la candidata sudamericana per il 1978. Le votazioni finali decretarono la vittoria del Messico che quindi ricevette l'organizzazione dei campionati mondiali del 1970; in questa stessa circostanza il presidente della FIFA, il britannico Stanley Rous, affermò ufficialmente che l'Argentina avrebbe invece organizzato i campionati del 1978[2].

Le prime richieste dell'Argentina negli anni cinquanta avevano ricevuto il forte supporto politico del presidente Perón che, pur non essendo un appassionato di calcio, intedeva sfruttare propagandisticamente la manifestazione internazionale, ma nel momento dell'assegnazione nel 1964, Perón era già da molti anni in esilio e in Argentina era al potere un governo formalmente democratico guidato da Arturo Illia[2]. La vita politica dell'Argentina peraltrò si sviluppo in modo estremamente turbolento negli anni seguenti con un succedersi di governi militari seguiti nel 1973 dal clamoroso ritorno al potere di Perón. L'uomo politico però morì l'anno seguente, e la presidenza venne assunta dalla seconda moglie Isabelita. In questi anni l'organizzazione dei mondiali previsti per il 1978 venne portata avanti dalla cosiddetta Commissione Organizzatrice dei Mondiali diretta da José López Rega, influente dirigente peronista, e Pedro Eladio Vásquez, segretario dello sport nel governo di Isabelita Perón[3]. Il governo peronista previde un costoso programma di costruzioni di strutture sportive e moltiplicò i comitati e le personalità impegnate in qualche modo nell'organizzazione del mondiale; si evidenziarono inefficienze organizzative ed una scarsa considerazione per i costi economici del programma[4].

L'organizzazione dei campionati mondiali da parte del regime militare[modifica | modifica sorgente]

Il generale Jorge Videla Il generale Jorge Videla
Il generale Jorge Videla
L'ammiraglio Emilio Massera

Gli eventi del 24 marzo 1976 cambiarono completamente la situazione politica argentina e influirono in modo decisivo sull'organizzazione e lo svolgimento dei mondiali del 1978. L'assunzione del potere da parte della giunta militare e l'instaurazione di un terroristico regime basato sulla repressione, la detenzione in strutture segrete, la tortura e l'eliminazione fisica dei presunti oppositori politici, ebbe profonde ripercussioni in tutti i campi della vita sociale argentina e provocò una rivalutazione generale del programma organizzativo dei campionati del mondo. In un primo momento il presidente del CEA (il "Consiglio dell'Imprenditoria Argentina") José Alfredo Martínez de Hoz, che era stato incaricato di studiare una riforma economica di tipo liberista, e lo stesso presidente della giunta militare, il generale Jorge Videla, poco informato di calcio, non sembrarono intenzionati a investire grandi mezzi finanziari nei mondiali. Fu l'ammiraglio Emilio Massera che al contrario evidenziò l'importanza politico-propagandistica che avrebbe potuto avere per il regime militare lo svolgimento regolare e ordinato dei campionati in Argentina[5].

Il viceammiraglio Carlos Lacoste, principale dirigente dell'organizzazione dei mondiali.

Il 12 luglio 1976 venne creato ufficialmente l'EAM 78 (Ente Autárquico Mundial '78), l'organismo incaricato dal regime militare di coordinare e dirigere tutti i lavori e le attività collegate con l'organizzazione dei mondiali. La legge 21.349, che istituiva l'EAM, stabilì espressamente che i campionati sarebbero stati considerati evento di primario "interesse nazionale"[6]. L'EAM 78 godeva di ampi poteri, controllava autonomamente i fondi ritenuti necessari e poteva dichiarare ogni spesa "urgenza legittimata"; di conseguenza l'erogazione dei fondi veniva automaticamente autorizzato dalle autorità governative. Con questo meccanismo, i costi della manifestazione divennero molto elevati; pur non essendo disponibili calcoli precisi, alcune fonti hanno riportato che le spese salirono dai 100 milioni di dollari inizialmente previsti fino a 520 milioni di dollari; una cifra oltre cinque volte superiore a quella impiegata dalla Spagna nel 1982 per organizzare il suo campionato mondiale[7].

Il primo presidente dell'EAM 78 fu il generale Omar Actis che tuttavia venne ucciso in un attentato di guerriglieri montoneros il 19 agosto 1976; il suo successore fu il generale Antonio Luis Merlo, ma in realtà il vero dirigente dell'organizzazione dei mondiali fu fin dall'inizio il capitano di vascello Carlos Lacoste, ufficiale di marina strettamente legato all'ammiraglio Massera. Lacoste, dopo aver assunto il controllo del calcio argentino sostituendo la dirigenza dell'AFA e inserendo alla presidenza il fidato Alfredo Cantilo, diresse tutta l'organizzazione ed ebbe larga autonomia nella gestione dei fondi in base al decreto 1820 firmato dal generale Videla che svincolava l'EAM 78 dai controlli ministeriali previsti per legge[8].

I lavori previsti e portati a termine dall'EAM 78 per i campionati mondiali miravano a fornire agli osservatori internazionali un'immagine di efficienza, ordine e tranquillità dell'Argentina sotto il regime militare e compresero la ristrutturazione degli stadi di Buenos Aires e Rosario, la costruzione dei nuovi stadi di Cordoba, Mar del Plata e Mendoza, il rafforzamento delle infrastrutture e delle strutture di accoglienza per tifoserie e turisti stranieri, la distruzione per motivi di immagine del quartiere degradato del Bajo Belgrano, l'attivazione delle telecomunicazioni via satellite[9]. Venne anche creata, dalla trasformazione di Canal 7, la nuova emittente televisiva ATC (Argentina Televisora Color). Il vice-presidente della FIFA, il potente dirigente del calcio tedesco, Hermann Neuberger, si recò in Argentina e diede il suo pieno sostegno agli organizzatori affermando che "il cambio di governo" non avrebbe affatto influito negativamente e che "non esistevano premesse migliori" per lo svolgimento dei campionati[10]. La giunta militare decise per motivi di convenienza economica e per evitare penalizzazione da parte di società commerciali estere, di mantenere il logo originale della manifestazione, che riprendeva il caratteristico gesto con le mani di Perón durante la manifestazioni di piazza, creato già nel 1974[11].

Il regime militare, mentre dispiegava notevole efficienza organizzativa e faceva ogni sforzo, sfruttando anche il totale controllo dei mezzi di comunicazione di massa argentini, per diffondere a livello internazionale alla vigilia dei mondiali un'immagine rassicurante del paese, contemporaneamente non aveva affatto interrotto e neppure rallentato il suo terroristico programma di repressione. Al contrario a maggio e a giugno 1978, durante i campionati, aumentarono le uccisioni e i sequestri nelle sezioni clandestine di detenzione; le operazioni repressive si svolsero con la massima attenzione alla segretezza[12]. Uno dei più micidiali centri di detenzione segreti, l'ESMA diretto dalla Marina militare, era dislocato a poca distanza dallo stadio Monumental di Buenos Aires; dalle testimonianza posteriori dei superstiti risulta che i militari sospendevano le torture prima delle partite dell'Argentina e anche i detenuti ascoltavano le gare alla radio; i procedimenti violenti riprendevano dopo la fine degli incontri; sembra che anche i cosiddetti "voli della morte" erano interrotti durante le gare della nazionale di casa[13].

Iniziative di boicotaggio[modifica | modifica sorgente]

Il presidente della FIFA João Havelange.

Nonostante le lugubri notizie sulla situazione nel paese, l'organizzazione della FIFA, in nome di una presunta autonomia dello sport dalla realtà politica contingente, supportò totalmente i dirigenti argentini nei loro programmi per i campionati mondiali. Dopo i lusinghieri giudizi di Neuberger, anche il presidente dell'organizzazione calcistica internazionale il brasiliano João Havelange che era strettamante legato al capitano di vascello Lacoste, il principale capo dell'EAM 78, diede complete assicurazioni sulla conferma dell'assegnazione dei campionati all'Argentina. La liberazione di due giovani brasiliani, figli di influenti politici, arrestati dai militari argentini come sospetti sovversivi, dopo un intervento diretto di Havelange con il generale Videla, favorì la condiscendenza del presidente della FIFA che affermò direttamente al generale: "lei ha la mia parola...la FIFA non metterà in dubbio l'Argentina come organizzatrice e avrete tutto il nostro appoggio"[14].

Nonostante l'efficace campagna propagandistica del regime, a livello internazionale filtravano pur con difficoltà notizie sempre più inquietanti sui crimini della giunta militare argentina suscitando crescenti preoccupazioni soprattutto negli ambienti della sinistra europea e provocando le prime posizioni dubbiose sull'opportunità di giocare i campionati mondiali di calcio in Argentina. In Francia venne costituito da esuli argentini e personalità francesi principalmente di sinistra, il COBA, Comité pour l'Organisation para le Boycott de l'Argentine de la Coupe du Monde, per promuovere una campagna contro la giunta militare e i campionati mondiali; il partito socialista francese appoggiò l'iniziativa che venne supportata da personaggi del mondo artistico e culturale; venne creati manifesti lugubri e materiale propagandistico per sostenere il boicottaggio[15]. Un altro paese europeo in cui si svilupparono proteste contro la dittatura e proposte di boicottaggio fu l'Olanda dove era attivo lo SKAN, un'organizzazione costituita per sostenere gli esuli argentini e sollecitare il boicottaggio totale. In Svezia era in corso una campagna nell'opinione pubblica contro l'Argentina dei militari dopo la scomparsa a Buenos Aires nel gennaio 1977 della cittadina svedese diciassettenne Dagmar Hagelin[16].

Johan Cruijff rifiutò di partecipare ai campionati del mondo per timori sulla propria sicurezza personale e non per protesta contro la repressione militare in Argentina.

In realtà queste iniziative non ottennero risultati, la giunta argentina e l'EAM 78 svilupparono un complesso e moderno programma pubblicatario che venne attivato dalla società specializzata statunitense Burson Marsteller che promosse argomenti propagandisticamente efficaci. Gli esuli e i contestatori vennero descritti come "antiargentini"; il giornalismo argentino si prestò quasi totalmente a supportare le parole d'ordine del regime, il paese venne descritto come "tranquillo, ordinato, pulito", finalmente libero dagli eccessi dei "sovversivi"; noti personaggi dello sport argentino furono mobilitati per pubblicizzare i mondiali del regime[17]. A livello internzionale prevalse il disinteresse per le iniziative di boicottaggio, in Olanda la federazione calcistica aveva già deciso di partecipare ai mondiali e l'ambasciatore olandese a Buenos Aires descrisse il generale Videla come "un uomo di buona volontà, un uomo onesto fino al midollo". I giornali conservatori francesi appoggiarono l'Argentina "in guerra con il terrorismo"[18].

In Italia il problema del regime argentino e della repressione in pratica quasi non esistette; la stampa in grande maggioranza si limitò ad occuparsi del fatto sportivo e non approfondì affatto l'analisi della situazione politico-sociale del paese; solo alcuni giornali cercarono di prestare attenzione a fatti extra-calcistici[19]. Le manifestazioni delle cosiddette Madri di Plaza de Mayo, iniziate dal 1977, non vennero pubblicizzate dai mezzi di informazione; fu la televisione olandese che per la prima volta, proprio il giorno dell'inagurazione dei mondiali, trasmise un servizio sulla coraggiosa protesta[20]; fu durante i campionati che la stampa internazionale iniziò a divulgare informazioni e testimonianze riguardo ai cortei dei parenti dei desaparecidos[21]. L'ambasciatore italiano a Buenos Aires aveva appoggiato fin dall'inizio la giunta e anche le autorità della chiesa cattolica si dimostrarono favorevoli al regime; forti interessi economici delle principali società italiane e oscuri collegamenti tra i militari argentini e influenti personalità italiane possono verosimilmente aver contribuito a minimizzare il problema argentino; anche i comunisti italiani, in linea con la miope politica del partito comunista argentino, considerarono inizialmente i militari il "male minore"[22]. Di conseguenza non venne mai messa in discussione la partecipazione della nazionale di calcio ai mondiali.

I giocatori del calcio mondiale non avvertirono affatto la gravità del problema dello svolgimento del massimo torneo calcistico in una nazione sottoposta ad una barbarica repressione; in pratica tutti si limitarono ad affermare l'estraneità dello sport e nessuno si rifiutò di prendere parte al mondiali per motivi connessi alla situazione politica nel paese. I casi di cui si discusse all'epoca sono stati fortemente ridimensionati. L'olandese Johan Cruijff, il miglior calciatore del mondo in quel periodo, rifiutò di partecipare con la squadra olandese per motivi di sicurezza personale e per stanchezza psico-fisica; Jorge Carrascosa, capitano dell'Argentina, si ritirò dal calcio alla vigilia dei mondiali per motivi complessi non strettamente connessi alla politica; il portiere svedese Ronnie Hellström di cui si parlò per una sua presunta partecipazione alla marcia di Plaza de Mayo, in realtà non ebbe alcun incontro con le donne della protesta[23]. Secondo lo scrittore argentino Pablo Llonto, l'unico calciatore che affermò espressamente di rifiutarsi di giocare nell'Argentina della repressione fu il tedesco Paul Breitner[24].

Guerriglia montoneros durante i mondiali[modifica | modifica sorgente]

I gurriglieri montoneros, emanzione dell'ala sinistra del movimento peronista, avevano subito duri colpi a causa della spietata repressione del regime militare ma erano il principale gruppo di lotta armata ancora attivo in Argentina e in grado di opporsi militarmente alla dittatura. I principali dirigenti che erano fuoriusciti all'estero si trovarono quindi di fronte al problema dei campionati del mondo e di quale comportamento assumere durante lo svolgimento della competizione. All'inizio del 1978, durante un incontro a L'Avana, i capi più importanti, Mario Firmenich, ritenuto il dirigente montonero più autorevole, Roberto Perdía, Fernando Vaca Narvaja, Raúl Yager e Horacio Mendizábal, discussero la strategia del movimento durante l'imminente campionato mondiale[25].

In contrasto con le richieste, provenienti dagli esiliati e dalla maggioranza dei militanti guerriglieri, di appoggiare il boicottaggio totale dei mondiali, la dirgenza montonera, su impulso principalmente di Firmenich, decise di adottare un comportamento elastico e non molto limpido che alla prova dei fatti si dimostrò anche scarsamente efficace. Dopo due ore di discussione si decise di assumere una posizione favorevole allo svolgimento dei campionati del mondo di calcio e contraria al boicottaggio verosimilmente credendo in questo modo di assecondare le tendenze prevalenti nella popolazione nettamente favorevoli alla disputa del torneo; nello stesso tempo però non si proclamò una reale sospensione della guerriglia. Durante il periodo dei mondiali i montoneros avrebbero dovuto invece continuare la lotta armata contro il regime limitandosi ad azioni propagandistiche architettare per "svelare la verità sul regime" sperando di attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e dei mezzi di comunicazione internazionali[26].

L'attività dei montoneros durante i mondiali quindi si concentrò su una vasta campagna di propaganda basata su materiali divulgativi, sulla creazione di un contro-mondiale, con un controgauchito, la mascotte montonera alternativa a quella ufficiale, canti di lotta rivoluzionaria adattati al campionato del mondo di calcio, e una serie di conferenze stampa con giornalisti stranieri di dirigenti montoneros rientrati in patria. Oltre a questa attività di propaganda, Perdía pianificò la cosiddetta "Campagna offensiva Tattica": una serie di attacchi guerriglieri durante il periodo dei campionati che poi furono diretti praticamente in Argentina da Horacio Mendizábal[27]. Il piano di azione montonero prevedeva di evitare accuratamente di colpire le strutture calcistiche, le squadre, i turisti, gli spettatori e le autorità internazionali; vennero proibiti attacchi a meno di 600 metri dagli stadi. Nonostante queste limitazioni i gruppi guerriglieri montoneros eseguirono con successo almeno diciotto attacchi con lanciarazzi RPG-7 che colpirono alcune lugubri strutture della repressione come l'ESMA, comandi dell'esercito, scuole superiori militari, strutture di polizia, perfino la Casa Rosada, residenza del presidente Videla. Questi attacchi tuttavia non ricevettero alcuna pubblicità dai mezzi di comunicazione e in pratica passarono completamente sotto silenzio durante i mondiali[28].

Il fallimento dell'azione politico-popagandistica provocò accese polemiche all'interno del movimento montoneros; si diffusero anche voci di possibili accordi segreti conclusi con il regime militare per salvaguardare il pacifico svolgimento del mondiale; alcune fonti affermarono anche di incontri segreti all'estero tra l'ammiraglio Massera e Mario Firmenich durante i quali il dirigente montonero avrebbe ricevuto forti somme di denaro. In particolare furono i famigliari di Elena Holmberg, una diplomatica argentina che nel dicembre 1978 venne sequestrata e uccisa, che divulgarono le notizie del presunto accordo segreto tra Firminich e Massera che la Holmberg avrebbe scoperto e a causa del quale sarebbe stata eliminata. Queste voci peraltro non sono mai state confermate e i dirigenti montoneros hanno sempre recisamente negato di avere avuto contatti con l'ammiraglio Massera[29][30].

Qualificazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Qualificazioni al campionato mondiale di calcio 1978.

Il campionato mondiale di calcio di Argentina 1978 vide l'iscrizione iniziale di 106 squadre nazionali; il torneo finale prevedeva la partecipazione di solo sedici squadre, quindi, essendo già qualificate di diritto l'Argentina, paese organizzatore, e la Germania Ovest, campione in carica, erano disponibili solo quattordici posti che sarebbero stati assegnati alle selezioni nazionali vincitrici dei vari raggruppamenti di qualificazione. Si trattò in assoluto, per rapporto tra squadre iscritte e posti disponibili, del torneo di più difficile qualificazione della storia dei mondiali di calcio[31].

Alla fase finale mancò ancora una volta l'Inghilterra, che inserita nel gruppo 2 con l'Italia finì a pari punti ma con una peggior differenza reti. Agevole la qualificazione dell'Olanda e della Svezia, particolarmente combattuti furono invece, oltre al gruppo di Italia e Inghilterra, i gironi che promossero la Francia, la Polonia, la Spagna, l'Austria e la Scozia. L'Ungheria che vinse il proprio girone davanti ai sovietici dovette invece, come peggior vincente, fare uno spareggio intercontinentale contro la Bolivia, vincendo nettamente. Per il CONMEBOL si qualificarono Brasile e Perù, mentre la Bolivia che terminò terza, fu eliminata nello spareggio interzona dagli ungheresi. Per il Nord e Centro America si qualificò il Messico, che ebbe il vantaggio di ospitare le partite del girone finale a 6 squadre. In Africa prevalse la Tunisia in un combattuto girone finale a 3 su Nigeria ed Egitto, mentre in Asia a prevalere fu l'Iran.

Formula del torneo[modifica | modifica sorgente]

La formula del torneo era la stessa dei campionati del 1974; sarebbero stati formati quattro gruppi eliminatori di quattro squadre ciascuno, numerati da 1 a 4. Al termine della prima fase si sarebbero qualificate le prime due di ogni gruppo; per la classifica dei gruppi in caso di parità di punti sarebbe stata presa in considerazione la differenza reti e, in caso di parità di differenza reti, il numero di gol segnati; in ultima istanza di sarebbe proceduto al sorteggio.

Nella seconda fase sarebbero stati formati due gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, chiamati Gruppo A e Gruppo B. Nel Gruppo A sarebbero state inserite le prime squadre dei gruppi 1 e 3 e le seconde dei gruppi 2 e 4; nel Gruppo B le prime dei gruppi 2 e 4 e le seconde dei gruppi 1 e 3. I criteri in caso di parità di punti sarebbero stati gli stessi validi per gruppi di qualificazione.

Le prime classificate dei gironi di semifinale avrebbero disputano la finale per il primo posto, mentre le seconde avrebbero giocato la finale per il terzo posto.

Sorteggio dei gironi[modifica | modifica sorgente]

Il sorteggio dei gruppi eliminatori venne effettuato a Buenos Aires il 14 gennaio 1978 in diretta televisiva; alla presenza del presidente della FIFA, il brasiliano João Havelange, del segretario generale, lo svizzero Helmut Käser, e del vice-presidente, il tedesco Hermann Neuberger, il bambino di tre anni Ricardo Teixera Havelange, nipote del presidente della FIFA, estrasse dall'urna i cilindri dentro cui erano inseriti i biglietti con i nomi della squadre partecipanti[32].

Alla vigilia del sorteggio non mancarono insinuazioni sulla presunta scarsa affidabilità e correttezza della metodica adottata; si evocarono precedenti sorteggi affidati a bambini che, con modalità molto semplici, erano stati verosimilmente alterati per favorire la squadra di casa. Di fatto invece dopo l'estrazione dei cilindri, risultò che l'Argentina, testa di serie nel gruppo 1, non era stata affatto favorita essendo stata sorteggiate nel suo girone tre forti squadre europee, la Francia, in fase di crescita tecnica e tattica, grazie alla presenza di alcuni ottimi giocatori tra cui soprattutto Michel Platini, la temuta Ungheria e l'Italia; il commissario tecnico Menotti espresse le sue preoccupazioni e si augurò una maggiore "fortuna" in campo durante il torneo[33].

Squadre favorite alla vigilia[modifica | modifica sorgente]

Alla vigilia della competizione le squadre più accreditate dalla critica erano il Brasile, l'Olanda, la Germania Ovest, campione del mondo uscente, l'Argentina padrona di casa[34].

Il Brasile, reduce dal deludente campionato del mondo del 1974 che sembrava aver decretato un importante indebolimento del calcio sudamericano, dal febbraio 1977 era allenato, dopo la sostituzione di Oswaldo Brandão, dal nuovo commissario tecnico Cláudio Coutinho, personaggio di notevole cultura, tecnicamente molto preparato e profondo conoscitore delle nuove tattiche del football moderno. Pur privo di grandi esperienze calcistiche, Coutinho godeva della piena fiducia del presidente della federazione calcistica brasiliana, l'ammiraglio Heleno Nunes[35]. Il nuovo commissario tecnico procedette ad un radicale rinnovamento degli organici della nazionale e degli aspetti tecnico-tattici del gioco della selezione; della formazione del 1974 rimasero in squadra solo il portiere Leão e il centrocampista Roberto Rivelino, peraltro in precarie condizioni fisiche; mentre Coutinho confidava nell'apporto decisivo di alcuni giovani calciatori di grande qualità come Reinaldo, Dirceu, Toninho Cerezo, Roberto e Zico; il commissario tecnico inoltre preferì rinunciare al centrocampista Falcão preferendo convocare Chicão[36]. Una serie di brillanti prestazioni della nuova selezione brasiliana durante una tournée in Europa sembrarono confermare la forza del Brasile rinnovato di Coutinho.

L'Olanda era stata la principale protagonista della rivoluzione calcistica degli anni settanta e il suo calcio totale aveva impressionato tecnici e pubblico nello sfortunato mondiale del 1974, ma alla vigilia dei campionati argentini la squadra mostrava segni di involuzione del gioco. La rappresentativa olandese inoltre era priva del fuoriclasse Johann Cruijff che aveva deciso di non partecipare temendo per la propria sicurezza fisica, e dell'ottimo centrocampista Willem van Hanegem che era entrato in contrasto con i compagni per motivi legati ai premi-partita. Il commissario tecnico era l'austriaco Ernst Happel; austero e rigido fautore della disciplina, Happel era un grande esperto di tattica e aveva rafforzato la solidità difensiva della squadra che era ancora imperniata sul nucleo storico della formazione del 1974: Ruud Krol, Johann Neeskens, Rob Rensenbrink e Johnny Rep[37].

La Germania Ovest era campione del mondo uscente ed era ancora allenata dall'esperto commissario tecnico Helmut Schön ma non era più la squadra quasi imbattibile dei primi anni settanta; dopo aver sfiorato nel 1976 di vincere anche i campionati europei, la squadra nazionale tedesca aveva perso alcuni giocatori fondamentali come Gerd Müller, Wolfgang Overath, Paul Breitner e soprattutto Franz Beckenbauer, giocatore di grande personalità e di notevoli qualità tecniche che aveva preferito trasferirsi negli Stati Uniti. La squadra tedesca che giunse in Argentina tuttavia era ancora una formazione valida e temuta, rafforzata da alcuni giovani di promettenti qualità come Karl-Heinz Rummenigge, Hansi Müller, Manfred Kaltz[38].

L'Argentina era padrone di casa e poteva godere di un entusiastico e caloroso supporto da parte del pubblico, ma la squadra era anche sottoposta ad una logorante pressione da parte dell'ambiente calcistico, dell'organizzazione e dello stesso regime militare[39]. Dopo le tante delusioni e le ripetute sconfitte dell'Argentina nella storia dei campionati mondiali, c'erano grandi aspettative di vittoria. Alla vigilia dell'inizio del torneo i giocatori argentini furono ricevuti alla Casa Rosada dal generale Videla in persona che tenne un discorso dalle connotazioni militaresche in cui il dittatore paragonava i calciatori ad una "truppa da combattimento" e ad "ambasciatori", auspicava una vittoria per il "popolo argentino" e per il prestigio internazionale argentino; il generale Videla sollecitava quasi la "vittoria ad ogni costo", incitava i calciatori a "sentirsi ed essere realmente vincitori", anche se invitava a tenere un comportamento corretto basato sul juego limpio[40][39]. Dall'autunno 1974 il commissario tecnico dell'Argentina era César Luis Menotti, soprannominato El Flaco (il "secco"), personalità carismatica e austera che aveva imposto le sue idee e costruito lentamente una nazionale imperniata sulla disciplina, sulla coesione, sul gioco offensivo, sul collettivo[41]. Menotti, iscritto al Partito Comunista Argentino e legato strettamente agli ambienti della sinistra, aveva ugualmente la fiducia dei dirigenti sportivi e godeva di piena autonomia. Egli decise di continuare a svolgere il suo incarico nonostante fosse a conoscenza in parte della situazione del paese e comprendesse come potesse divenire uno strumento del potere, ritenendo di avere un impegno morale nei confronti soprattutto del popolo argentino e dei suoi calciatori[42].

Menotti proseguì il suo programma con tenacia ed energia; decise di costruire una squadra compatta, estremamente combattiva, priva di individualismi, imperniata su calciatori dal grande spirito agonistico, come Daniel Passarella e Américo Gallego[43], che giocavano nel campionato argentino; tra i calciatori che militavano all'estero solo Mario Kempes, che giocava in Spagna, venne incluso nella formazione; vennero esclusi Enrique Wolff, Rubén Ayala e Osvaldo Piazza, che giocavano in Europa, e anche, nonostante alcune polemiche di stampa, il giovane e promettente Diego Armando Maradona[44]. Norberto Alonso, sostenuto dai dirigenti, venne incluso ma Menotti era intenzionato a metterlo da parte. La rinuncia di Carrascosa, molto amico di Menotti, venne accettata dal commissario tecnico che richiedeva ai suoi giocatori di "sacrificare tutto, anche la famiglia"[45].

Fase finale[modifica | modifica sorgente]

Le nazioni partecipanti ai campionati mondiali del 1978 con l'indicazione del piazzamento raggiunto al termine del torneo.

Prima fase a gruppi[modifica | modifica sorgente]

La fase iniziale a gironi fece registrare molti risultati inattesi e fece emergere le qualità di alcune squadre poco considerate alla vigilia.

Gruppo 1[modifica | modifica sorgente]

L'Italia, non essendo testa di serie, era stata inserita nel gruppo 1 che teoricamente era il più difficile ed equilibrato. La nazionale italiana era stata clamorosamente eliminata al primo turno nei campionati mondiali di calcio del 1974 e, dopo quel fallimento, aveva intrapreso con molte difficoltà iniziali un profondo e radicale processo di rinnovamento dei giocatori e soprattutto delle caratteristiche tecnico-tattiche del gioco per adeguarsi alla rivoluzione calcistica emersa dai campionati di Germania ad opera soprattutto del calcio europeo.

Il commissario tecnico italiano Enzo Bearzot presentò quindi in Argentina una squadra nuova e ricca di giovani, capace di eliminare l'Inghilterra nelle qualificazioni, imperniata sull'asse portante del blocco-Juve: Dino Zoff, Gaetano Scirea, Claudio Gentile, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Romeo Benetti, Marco Tardelli e Roberto Bettega.[46]. Alla vigilia della manifestazione tuttavia non erano mancate le polemiche giornalistiche per un presunto decadimento della forma della squadra che aveva chiuso con un deludente 0-0 tra i fischi del pubblico l'ultima amichevole prima del mondiale giocata contro la Jugoslavia a Roma. Bearzot decise quindi in extremis di modificare la formazione della sqaudra inserendo tra i titolari il giovane difensore Antonio Cabrini e l'attaccante Paolo Rossi, il capocannoniere dell'ultimo campionato italiano.

L'Italia mostrò un gioco sorprendentemente brillante e offensivo nelle tre partite del girone che vinse a punteggio pieno battendo la Francia per 2-1 con reti di Paolo Rossi e Renato Zaccarelli, pur avendo subito un gol di Bernard Lacombe dopo pochi secondi dall'inizio della gara, l'Ungheria per 3-1 con gol di Paolo Rossi, Roberto Bettega e Romeo Benetti, e i padroni di casa per 1-0[47]. L'altra qualificata del girone fu l'Argentina che mostrò nelle tre partite grande spirito agonistico; fortemente supportata dal pubblico la squadra di casa godette di arbitraggi favorevoli nelle prime due partite. Con l'Ungheria l'arbitro Garrido consentì il gioco duro argentino e nei minuti finali della gara espulse due giocatori ungheresi. Gli argentini, nervosi e tesi, subirono nei primi minuti il gol dell'ungherese Csapo, pareggiarono quasi subito con il centravanti Leopoldo Luque ma dovettero attendere la parte finale del secondo tempo per passare in vantaggio 2-1 con Daniel Bertoni[48]. Nella seconda gara la squadra allenata dal commissario tecnico César Luis Menotti fu messa in difficoltà anche dalla Francia; un rigore estremamente dubbio concesso dall'arbitro Dubach per un fallo di mano del tutto involontario di Marius Tresor consentì agli argentini di passare in vantaggio con il capitano Daniel Passarella[49]; nel secondo tempo i francesi ebbero molte occasioni e pareggiarono con Michel Platini; la partita fu decisa a favore dell'Argentina da un altro gol di Leopoldo Luque con un gran tiro di destro dal limite dell'area[48]. I francesi si videro negare un rigore per fallo su Didier Six e gli argentini vinsero ancora per 2-1[48].

La squadra di casa venne tuttavia sconfitta nella terza gara dall'Italia per 1-0 con uno splendido gol di Bettega e quindi si classificò seconda nel girone perdendo il diritto di giocare i successivi incontri a Buenos Aires.

Gruppo 2[modifica | modifica sorgente]

Nel gruppo 2 i campioni del mondo uscenti della Germania Ovest evidenziarono, dopo l'abbandoano della nazionale da parte di giocatori di grande qualità come Franz Beckenbauer e Gerd Müller, un chiaro indebolimento complessivo; i tedeschi occidentali pareggiarono con un deludente 0-0 la partita inagurale con la Polonia e vinsero solo la partita con il Messico con un netto 6-0 con una doppietta del promettente Karl-Heinz Rummenigge. Nel terzo incontro pareggiarono ancora per 0-0 con la modesta Tunisia e quindi si classificarono secondi nel girone.

Il gruppo venne vinto dalla Polonia che manteneva ancora l'ossatura di fondo della famosa formazione del mondiale 1974 che si era classificata terza; i polacchi dopo il pareggio inaguarale, sconfissero la Tunisia 1-0 e il Messico per 3-1 con due gol del giovane Zbigniew Boniek. La Tunisia venne eliminata, ma battendo per 3-1 il Messico ottenne la prima vittoria di una squadra africana in un campionato mondiale; il Messico giunse ultimo con tre sconfitte.

Gruppo 3[modifica | modifica sorgente]

Anche le altre squadre teoricamente favorite incontrarono notevoli difficoltà durante i gironi della prima fase. Il Brasile mostrò un'inattesa sterilità realizzativa e mise a segno solo due reti in tre partite finendo secondo nel gruppo 3 dietro la sorprendente Austria.

Gruppo 4[modifica | modifica sorgente]

Nel gruppo 4 l'Olanda, che pur priva del suo miglior giocatore, Johan Cruijff, era vicecampione del mondo e la protagonista della rivoluzione tecnico-tattica del cosiddetto "calcio totale", rischiò addirittura l'eliminazione al primo turno; dopo una vittoria e un pareggio venne sconfitta nel terzo incontro dalla Scozia per 3-2 e riuscì a classificarsi seconda nel girone dietro il Perù solo grazie ad una migliore differenza reti. Durante la partita persa con la Scozia peraltro l'attaccante olandese Rob Rensenbrink mise a segno su calcio di rigore il gol numero 1.000 della storia dei mondiali.

Seconda fase a gruppi[modifica | modifica sorgente]

Gruppo A[modifica | modifica sorgente]

L'Italia proseguì il proprio cammino in un girone con Germania Ovest, Austria e Olanda: gli Azzurri pareggiarono senza reti contro i tedeschi (colpendo vari legni e sfiorando la rete con un tiro di Bettega respinto sulla linea da Berti Vogts) per poi battere l'Austria con gol di Paolo Rossi. L'ultimo incontro con l'Olanda vide l'Italia passare in vantaggio per l'autorete di Ernie Brandts, che segnò poi il pareggio: gli olandesi s'imposero con la rete di Arie Haan che, così come Brandts, andò a segno con una conclusione da fuori area. L'Orange accedette per la seconda volta consecutiva alla finale, mentre l'Italia si qualificò per la finale di consolazione; la gara tra Austria e Germania, finita 3-2, passò alla storia come il miracolo di Córdoba.

Gruppo B[modifica | modifica sorgente]

Il Gruppo B fu caratterizzato dagli episodi più controversi del Mondiale. Nei primi turni di gara il Brasile mostrò un netto miglioramento del gioco e della capacità realizzativa; il commissario tecnico Coutinho aveva profondamento modificato la formazione, escludendo veterani come Rivelino e dando fiducia a giocatori giovani come Toninho Cerezo, Batista, Roberto e Zico. I verdeoro sconfissero nettamente 3-0 il Perù con doppietta di Dirceu e rigore di Zico; i peruviani, dopo i brillanti risultati del primo turno, apparvero molto più deboli[50]. Nell'altra partita l'Argentina, nello stadio di Rosario in un clima di grande entusiasmo, batté faticosamente 2-0 la solida Polonia che, dopo essere passata in svantaggio per un gol di testa di Mario Kempes, fallì un calcio di rigore per un vistoso fallo di mano argentino sulla linea di porta. Deyna si face parare il tiro dall'ottimo portiere argentino Fillol; nella ripresa Kempes siglò il raddoppio in contropiede[51].

Nel secondo turno di gare si giocò la sfida diretta tra Argentina e Brasile che tuttavia si concluse con uno 0-0, dopo un incontro equilibrato dominato dalle difese delle due squadre. Divenne quindi decisivo l'ultimo turno di gare con la sfida tra brasiliani e polacchi nello stadio di Mendoza alle ore 16.45 e la successiva partita tra argentini e peruviani a Rosario alle ore 19.15; il Perù, sconfitto anche dalla Polonia per 1-0 era già eliminato. A Mondoza Brasile e Polonia giocarono una partita spettacolare e combattuta che si concluse alla fine 3-1 per i sudamericani; decisiva fu la doppietta di Roberto nel secondo tempo dopo che nel primo tempo al gol su tiro dalla lunga distanza di Nelinho aveva replicato il pareggio di Lato[52].

Per arrivare in finale quindi l'Argentina avrebbe dovuto battere il Perù con almeno quattro reti di scarto e il commissario tecnico Menotti mise in campo una squadra con quattro attaccanti, Kempes, Luque, Ortiz e Bertoni. La partita fu caratterizzata ancor prima del suo inizio da episodi incresciosi e sospetti. In sede di critica successiva ai fatti, alcuni autori hanno rivelato che sarebbero giunte pressioni ai giocatori peruviani sia da parte argentina che brasiliana; inoltre si è scritto di finanziamenti erogati al Perù dall'Argentina e di stretti legami del presidente peruviano con la giunta militare argentina[52].

La notte precedente la partita, i peruviani furono disturbati in albergo dal comportamento dei tifosi locali; il giorno della gara l'autobus con i giocatori peruviani impiegò due ore per coprire il tragitto, in teoria di quindici minuti, fino allo stadio e alla fine si sarebbe fermato davanti alla curva argentina.[53]. La partita, giocato a Rosario in un clima incandescente, inizialmente non fu sfavorevole al Perù che colpì anche un palo, ma gli argentini già nel primo tempo segnarono due reti; l'Argentina vinse alla fine per 6-0 con doppiette di Kempes e Luque e gol di Tarantini e Housemann. Il portiere Quiroga, argentino di Rosario naturalizzato peruviano, non giocò una grande partita e commise alcuni errori, divenendo il bersaglio di aspre polemiche: entrambe le squadre negarono qualsiasi tentativo di combine e la partita fu rinominata "mermelada peruana" ("marmellata peruviana")[54]. In virtù del risultato, l'Argentina approdò quindi in finale.

Finali[modifica | modifica sorgente]

Finale per il terzo posto[modifica | modifica sorgente]

Nella finale per il terzo posto l'Italia si portò in vantaggio con Causio al 38' del primo tempo ma nella ripresa mostrò, come in parte già accaduto nella partita con l'Olanda, segni di deterioramento della condizione fisica e subì le reti di Neliho al 63' con uno spettacolare tiro a effetto quasi all'altezza del calcio d'angolo, e di Dirceu al 70' con un altro potente tiro da fuori area. Il Brasile quindi raggiunse il terzo posto, tuttavia l'Italia ricevette elogi per i risultati ottenuti e per il gioco offensivo mostrato per gran parte del torneo. Il portiere italiano Dino Zoff venne peraltro fortemente criticato per aver subito nelle ultime due partite quattro reti con tiri dalla grande distanza.

Finale per il primo posto[modifica | modifica sorgente]

La finalissima venne giocata il 25 giugno a Buenos Aires nello stadio Monumental inondato dai tifosi con coriandoli e rotoli di carta, in un'atmosfera di forte tensione e di fervore nazionalistico argentino[55]. La partita ebbe inizio con alcuni minuti di ritardo per il problema sollevato dai calciatori argentini a causa della vistosa fasciatura al polso e alla mano destra portata da René van de Kerkhof da loro ritenuta pericolosa; dopo vivaci discussioni, l'insistenza del capitano argentino Passarella e le proteste olandesi per l'atteggimento argentino, la fasciatura venne sommariamente modificata e l'arbitro italiano Sergio Gonella poté dare inizio alla partita[56].

I padroni di casa vinsero per 3-1 dopo una partita drammatica e aspramente combattuta: dopo il vantaggio argentino con la rete alla fine del primo tempo del capocannoniere Mario Kempes dalla corta distanza dopo un'incursione veloce in area di rigore, durante il secondo tempo gli olandesi cercarono ripetutamente il gol senza successo fino al pareggio all'81' minuto su colpo di testa in area di Dick Nanninga da poco entrato in campo al posto di Rep. Al noventesimo minuto Rob Rensenbrink colpì a distanza ravvicinata il palo della porta argentina sfiorando una clamorosa vittoria in extremis[57].

Nei tempi supplementari, in un ambiente sempre più surriscaldato, gli argentini ebbero infine la meglio con il secondo gol di Kempes dopo una confusa mischia in area e con il definitivo gol del 3-1 realizzato da Daniel Bertoni con un tiro in diagonale dalla corta distanza dopo un contropiede veloce, gli ultimi minuti furono giocati in un'atmosfera di straordinaria euforia patriottica del pubblico dello stadio Monumental[58].

La gara fu caratterizzata dall'estremo agonismo, dal gioco frammentario e a tratti violento, dall'acceso tifo del pubblico argentino. L'arbitraggio di Gonella venne ritenuto dalla critica sportiva insufficiente e venne fortemente contestato dalla squadra olandese; in particolare nei tempi supplementari la partita divenne caotica e molto dura; le due squadre praticarono un gioco estremamente falloso; gli argentini assunsero atteggiamenti ostruzionistici per guadagnare tempo[59]. Gonella e i due guardalinee avrebbe sbagliato alcune decisioni, e in particolare con vennero sanzionati alcuni episodi di violenza da parte argentina, come la gomitata di Daniel Passarella a Johan Neeskens. Gli olandesi risposero colpo su colpo; i giocatori argentini Tarantini e Luque terminarono la partita con le magliette sporche di sangue[60].

Molto irritati per l'arbitraggio di Gonella[61], considerato chiaramente favorevole agli argentini, e per il gioco violento degli avversari, gli olandesi abbandonarono il campo al termine della partita e rifiutarono di ricevere il premio per il secondo posto[62] La coppa del mondo FIFA venne consegnata, in un'atmosfera di straordinario entusiasmo patriottico del pubblico, al capitano argentino Passarella personalmente dal capo della giunta militare, generale Jorge Videla, presente allo stadio insieme ad altre personalità del regime.

Squadre partecipanti[modifica | modifica sorgente]

Convocazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convocazioni per il campionato mondiale di calcio 1978.

Stadi[modifica | modifica sorgente]

Mappa di localizzazione: Argentina
Buenos Aires Córdoba
Estadio Monumental Estadio José Amalfitani Estadio Córdoba
Posti: 76.000 Posti: 49.540 Posti: 46.083
Estadio Monumental.jpg Estadio José Amalfitani.JPG EstadioCordoba.jpg
Mar del Plata Rosario Mendoza
Estadio José María Minella Estadio Gigante de Arroyito Estadio Ciudad de Mendoza
Posti: 43.542 Posti: 41,654 Posti: 34,875
PT ESTADIO2.jpg Estadio Gigante de Arroyito.jpg Estadio Malvinas Argentinas.JPG

Le partite[modifica | modifica sorgente]

Prima fase a gruppi[modifica | modifica sorgente]

Gruppo 1[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Italia Italia 6 3 3 0 0 6 2 +4
2. Argentina Argentina 4 3 2 0 1 4 3 +1
3. Francia Francia 2 3 1 0 2 5 5 0
4. Ungheria Ungheria 0 3 0 0 3 3 8 -5
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Mar del Plata
2 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Italia Italia 2 – 1
referto
Francia Francia Estadio Mar del Plata (38.100 spett.)
Arbitro Romania Rainea

Buenos Aires
2 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Argentina Argentina 2 – 1
referto
Ungheria Ungheria Stadio Monumental (71.615 spett.)
Arbitro Portogallo Garrido

Mar del Plata
6 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Italia Italia 3 – 1
referto
Ungheria Ungheria Estadio Mar del Plata (26.533 spett.)
Arbitro Uruguay Barreto

Buenos Aires
6 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Argentina Argentina 2 – 1
referto
Francia Francia Stadio Monumental (71.615 spett.)
Arbitro Svizzera Dubach

Mar del Plata
10 giugno 1978, ore 14:30[63] UTC-4
Francia Francia 3 – 1
referto
Ungheria Ungheria Estadio Mar del Plata (23.127 spett.)
Arbitro Brasile Coelho

Buenos Aires
10 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Italia Italia 1 – 0
referto
Argentina Argentina Stadio Monumental (71.712 spett.)
Arbitro Israele Klein

Gruppo 2[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Polonia Polonia 5 3 2 1 0 4 1 +3
2. Germania Ovest Germania Ovest 4 3 1 2 0 6 0 +6
3. Tunisia Tunisia 3 3 1 1 1 3 2 +1
4. Messico Messico 0 3 0 0 3 2 12 -10
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Buenos Aires
1º giugno 1978, ore 15:00 UTC-4
Germania Ovest Germania Ovest 0 – 0
referto
Polonia Polonia Stadio Monumental (67.579 spett.)
Arbitro Argentina Coerezza

Rosario
1º giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Tunisia Tunisia 3 – 1
referto
Messico Messico Stadio Gigante de Arroyito (17.396 spett.)
Arbitro Inghilterra Gordon

Córdoba
6 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Germania Ovest Germania Ovest 6 – 0
referto
Messico Messico Estadio Olímpico Chateau Carreras (35.258 spett.)
Arbitro Flag of United Arab Republic.svg Bouzo

Rosario
6 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Polonia Polonia 1 – 0
referto
Tunisia Tunisia Stadio Gigante de Arroyito (9.624 spett.)
Arbitro Spagna Martínez

Córdoba
10 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Germania Ovest Germania Ovest 0 – 0
referto
Tunisia Tunisia Estadio Olímpico Chateau Carreras (30.667 spett.)
Arbitro Perù Orosco

Rosario
10 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Polonia Polonia 3 – 1
referto
Messico Messico Stadio Gigante de Arroyito (22.651 spett.)
Arbitro Iran Namdar

Gruppo 3[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Austria Austria 4 3 2 0 1 3 2 +1
2. Brasile Brasile 4 3 1 2 0 2 1 +1
3. Spagna Spagna 3 3 1 1 1 2 2 0
4. Svezia Svezia 1 3 0 1 2 1 3 -2
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Buenos Aires
3 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Austria Austria 2 – 1
referto
Spagna Spagna Stadio José Amalfitani (40.841 spett.)
Arbitro Ungheria Palotai

Mar del Plata
3 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Brasile Brasile 1 – 1
referto
Svezia Svezia Estadio Mar del Plata (32.569 spett.)
Arbitro Galles Thomas

Buenos Aires
7 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Austria Austria 1 – 0
referto
Svezia Svezia Stadio José Amalfitani (41.424 spett.)
Arbitro Paesi Bassi Corver

Mar del Plata
7 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Brasile Brasile 0 – 0
referto
Spagna Spagna Estadio Mar del Plata (34.771 spett.)
Arbitro Italia Gonella

Buenos Aires
11 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Spagna Spagna 1 – 0
referto
Svezia Svezia Stadio José Amalfitani (47.765 spett.)
Arbitro Germania Ovest Biwersi

Mar del Plata
11 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Brasile Brasile 1 – 0
referto
Austria Austria Estadio Mar del Plata (35.221 spett.)
Arbitro Francia Wurtz

Gruppo 4[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Perù Perù 5 3 2 1 0 7 2 +5
2. Paesi Bassi Paesi Bassi 3 3 1 1 1 5 3 +2
3. Scozia Scozia 3 3 1 1 1 5 6 -1
4. Iran Iran 1 3 0 1 2 2 8 -6
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Córdoba
3 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Perù Perù 3 – 1
referto
Scozia Scozia Estadio Olímpico Chateau Carreras (37.927 spett.)
Arbitro Svezia Eriksson

Mendoza
3 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Paesi Bassi Paesi Bassi 3 – 0
referto
Iran Iran Stadio Ciudad de Mendoza (33.431 spett.)
Arbitro Messico Archundía

Córdoba
7 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Scozia Scozia 1 – 1
referto
Iran Iran Estadio Olímpico Chateau Carreras (7.938 spett.)
Arbitro Senegal N'Diaye

Mendoza
7 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Paesi Bassi Paesi Bassi 0 – 0
referto
Perù Perù Stadio Ciudad de Mendoza (28.125 spett.)
Arbitro Germania Est Prokop

Córdoba
11 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Perù Perù 4 – 1
referto
Iran Iran Estadio Olímpico Chateau Carreras (21.262 spett.)
Arbitro Polonia Jarguz

Mendoza
11 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Scozia Scozia 3 – 2
referto
Paesi Bassi Paesi Bassi Stadio Ciudad de Mendoza (35.130 spett.)
Arbitro Austria Linemayr

Seconda fase a gruppi[modifica | modifica sorgente]

Gruppo A[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Paesi Bassi Paesi Bassi 5 3 2 1 0 9 4 +5
2. Italia Italia 3 3 1 1 1 2 2 0
3. Germania Ovest Germania Ovest 2 3 0 2 1 4 5 -1
4. Austria Austria 2 3 1 0 2 4 8 -4
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Córdoba
14 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Paesi Bassi Paesi Bassi 5 – 1
referto
Austria Austria Estadio Olímpico Chateau Carreras (25.050 spett.)
Arbitro Scozia Gordon

Buenos Aires
14 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Germania Ovest Germania Ovest 0 – 0
referto
Italia Italia Stadio Monumental (67.547 spett.)
Arbitro Jugoslavia Maksimović

Córdoba
18 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Germania Ovest Germania Ovest 2 – 2
referto
Paesi Bassi Paesi Bassi Estadio Olímpico Chateau Carreras (40.750 spett.)
Arbitro Uruguay Barreto

Buenos Aires
18 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Italia Italia 1 – 0
referto
Austria Austria Stadio Monumental (66.695 spett.)
Arbitro Belgio Rion

Córdoba
21 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Austria Austria 3 – 2
referto
Germania Ovest Germania Ovest Estadio Olímpico Chateau Carreras (38.318 spett.)
Arbitro Israele Klein

Buenos Aires
21 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Paesi Bassi Paesi Bassi 2 – 1
referto
Italia Italia Stadio Monumental (67.433 spett.)
Arbitro Spagna Martínez

Gruppo B[modifica | modifica sorgente]

Classifica[modifica | modifica sorgente]
Pos. Squadra Pt G V N P GF GS DR
1. Argentina Argentina 5 3 2 1 0 8 0 +8
2. Brasile Brasile 5 3 2 1 0 6 1 +5
3. Polonia Polonia 2 3 1 0 2 2 5 -3
4. Perù Perù 0 3 0 0 3 0 10 -10
Risultati[modifica | modifica sorgente]
Mendoza
14 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Brasile Brasile 3 – 0
referto
Perù Perù Stadio Ciudad de Mendoza (31.278 spett.)
Arbitro Romania Rainea

Rosario
14 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Argentina Argentina 2 – 0
referto
Polonia Polonia Stadio Gigante de Arroyito (37.091 spett.)
Arbitro Svezia Eriksson

Mendoza
18 giugno 1978, ore 13:45 UTC-4
Polonia Polonia 1 – 0
referto
Perù Perù Stadio Ciudad de Mendoza (35.288 spett.)
Arbitro Inghilterra Partridge

Rosario
18 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Argentina Argentina 0 – 0
referto
Brasile Brasile Stadio Gigante de Arroyito (37.326 spett.)
Arbitro Ungheria Palotai

Mendoza
21 giugno 1978, ore 16:45 UTC-4
Brasile Brasile 3 – 1
referto
Polonia Polonia Stadio Ciudad de Mendoza (39.586 spett.)
Arbitro Cile Cavanna

Rosario
21 giugno 1978, ore 19:15 UTC-4
Argentina Argentina 6 – 0
referto
Perù Perù Stadio Gigante de Arroyito (37.315 spett.)
Arbitro Francia Wurtz

Finale 3º posto[modifica | modifica sorgente]

Buenos Aires
24 giugno 1978, ore 15:00 UTC-4
Brasile Brasile 2 – 1
referto
Italia Italia Stadio Monumental (69.959 spett.)
Arbitro Israele Klein

Finale[modifica | modifica sorgente]

Buenos Aires
25 giugno 1978, ore 15:00 UTC-4
Argentina Argentina 3 – 1
(d.t.s.)
referto
Paesi Bassi Paesi Bassi Stadio Monumental (71.483 spett.)
Arbitro Italia Gonella

Argentina Argentina
P 5 Ubaldo Fillol
D 15 Jorge Olguín
D 7 Luis Galván
D 19 Daniel Passarella (C)
D 20 Alberto Tarantini
C 6 Américo Gallego
C 2 Osvaldo Ardiles Uscita al 66’ 66’ Ammonizione al 40’ 40’
C 10 Mario Kempes
A 4 Daniel Bertoni
A 14 Leopoldo Luque
A 16 Oscar Ortiz Uscita al 75’ 75’
Sostituzioni:
C 12 Omar Larrosa Ingresso al 66’ 66’
C 9 René Houseman Ingresso al 75’ 75’
CT:
Argentina César Luis Menotti
ARG-NED 1978-06-25.svg
Paesi Bassi Paesi Bassi
P 8 Jan Jongbloed
D 22 Ernie Brandts
D 5 Ruud Krol (C) Ammonizione al 15’ 15’
D 2 Jan Poortvliet Ammonizione al 96’ 96’
D 6 Wim Jansen Uscita al 75’ 75’
C 9 Arie Haan
C 13 Johan Neeskens
C 11 Willy van de Kerkhof
A 10 René van de Kerkhof
A 16 Johnny Rep Uscita al 58’ 58’
A 12 Rob Rensenbrink
Sostituzioni:
A 18 Dick Nanninga Ingresso al 58’ 58’
D 20 Wim Suurbier Ammonizione al 94’ 94’ Ingresso al 75’ 75’
CT:
Austria Ernst Happel

Vincitore[modifica | modifica sorgente]

Campione del mondo 1978

Argentina
Argentina
1º titolo

Classifica marcatori[modifica | modifica sorgente]

6 reti

5 reti

4 reti

3 reti

2 reti

1 rete

Autoreti

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Capocannoniere del torneo[modifica | modifica sorgente]

Reti segnate[modifica | modifica sorgente]

Gol più veloce[modifica | modifica sorgente]

Gol più lento[modifica | modifica sorgente]

Durante i tempi regolamentari

Durante i tempi supplementari

Triplette[modifica | modifica sorgente]

Doppiette[modifica | modifica sorgente]

Autoreti[modifica | modifica sorgente]

Primo gol[modifica | modifica sorgente]

Ultimo gol[modifica | modifica sorgente]

  • Argentina Daniel Bertoni (Argentina-Olanda, finale 1º e 2º posto, 25 giugno, 116º)

Miglior attacco[modifica | modifica sorgente]

Peggior attacco[modifica | modifica sorgente]

Miglior difesa[modifica | modifica sorgente]

Peggior difesa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 28-29.
  2. ^ a b P. Llonto, I mondiali della vergogna, p. 29.
  3. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, p. 29.
  4. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 37-38.
  5. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 30-31.
  6. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, p. 39.
  7. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, p. 265.
  8. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 41-42.
  9. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 47-48.
  10. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 48.
  11. ^ P. Llonto, I Mondiali della vergogna, p. 38.
  12. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 34-35.
  13. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 31-32.
  14. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 57-58.
  15. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 59-60.
  16. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 65-67.
  17. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 69-73.
  18. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 72-73.
  19. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 36-37.
  20. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 38.
  21. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 141-146.
  22. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 39-41.
  23. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 13-14.
  24. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 110.
  25. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 165-166.
  26. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 167-168.
  27. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 171-173.
  28. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 174-178.
  29. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 182-186.
  30. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 34-35.
  31. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 52.
  32. ^ Gian Paolo Ormezzano, Il calcio e la coppa del mondo, p. 12.
  33. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 77-78.
  34. ^ Gian Paolo Ormezzano, Il calcio e la coppa del mondo, p. 54.
  35. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 77.
  36. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 77-78.
  37. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 71-72.
  38. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 67.
  39. ^ a b A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 61.
  40. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, p. 78.
  41. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 50.
  42. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 50-56.
  43. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 115.
  44. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 50-51.
  45. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 48-49.
  46. ^ Luca Curino, Una Ital-Juve da record. A ottobre in 9 con Amauri in La Gazzetta dello Sport, 2 settembre 2009. URL consultato il 2-9-2009.
  47. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 64.
  48. ^ a b c A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 62.
  49. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 85-86.
  50. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, pp. 276-277.
  51. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, p. 276.
  52. ^ a b S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, p. 277.
  53. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, p. 278.
  54. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, pp. 277-278.
  55. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, p. 192.
  56. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 85.
  57. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 85-88.
  58. ^ P. Llonto, I mondiali della vergogna, pp. 193-194.
  59. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, pp. 86-88.
  60. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 88.
  61. ^ A. Cordolcini, Pallone desaparecido, p. 88.
  62. ^ S. Bocchio-G. Tosco, Storia dei mondiali di calcio, pp. 279-280.
  63. ^ Gara iniziata con 45 minuti di ritardo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sandro Bocchio-Giovanni Tosco, Storia dei mondiali di calcio. I trionfi, le sconfitte, i personaggi e le partite, S.E.I., Torino, 2014
  • Alec Cordolcini, Pallone desaparecido. L'Argentina dei generali e il Mondiale del 1978, Bradipolibri, Torino, 2011
  • Pablo Llonto, I mondiali della vergogna. I campionati di Argentina '78 e la dittatura, Edizioni Alegre, Roma, 2010
  • Gian Paolo Ormezzano- Bruno Colombero, Il calcio e la coppa del mondo, Longanesi & C, Milano, 1978

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Calcio Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Calcio