Fuorigioco
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Il fuorigioco (in inglese off-side) è una regola inclusa nel regolamento di alcuni sport e in ciascuno di essi fa riferimento alla posizione relativa dei giocatori della squadra attaccante rispetto ad una linea, immaginaria o realmente tracciata sul terreno di gioco. È presente nel regolamento dei seguenti sport:
- Calcio (regola numero 11)
- Rugby
- Hockey su ghiaccio
Indice |
[modifica] Nel calcio
Un giocatore si dice in posizione di fuorigioco quando - al momento in cui un compagno gioca il pallone - egli si trova più vicino del pallone stesso alla linea di porta avversaria, eccezione fatta se tra lui e la linea di porta vi siano almeno due avversari. In termini pratici, tale eccezione alla regola si traduce nel fatto che, essendo il portiere avversario in genere il giocatore in campo più vicino alla linea di porta avversaria, l'essere in fuorigioco si traduce spesso nell'essere al di là dell’ultimo difensore.
Lo stazionare in posizione di fuorigioco non costituisce in sé un'infrazione. La posizione di fuorigioco di un giocatore viene punita solo nel momento in cui un compagno di squadra esegue un passaggio (anche in maniera fortuita) verso l'uomo in fuorigioco e questo entra in contatto con il pallone, oppure, pur non essendo il destinatario, influenza un avversario o trae vantaggio dalla propria posizione. In passato il regolamento era meno permissivo e puniva il fuorigioco indipendentemente dall'uomo al quale fosse diretto il passaggio, salvo prevedere in alcuni casi il fuorigioco passivo o non punibile.
A parte la citata eccezione dei due avversari, altre eccezioni sono:
- il giocatore che si trova nella propria metà del terreno di gioco non si trova in alcun caso in posizione di fuorigioco.
- il giocatore che riceve direttamente il pallone su calcio di rinvio, su rimessa laterale o su calcio d'angolo non commette infrazione di fuorigioco.
[modifica] Disposizioni arbitrali intorno alla valutazione del fuorigioco
La valutazione della esatta posizione degli uomini in campo e di quale parte del corpo debba essere presa in considerazione per determinarla è stato oggetto di diverse discussioni. Attualmente le disposizioni prevedono che una qualsiasi parte del corpo, ad eccezione delle braccia e delle mani, che si trovi oltre la linea immaginaria costituita dal penultimo giocatore sia sufficiente a far considerare un giocatore in posizione di fuorigioco (non occorre più che passi la famosa "luce" fra i due corpi, come prevedeva la regola in uso nella stagione calcistica 2004/2005). È da osservare altresì la difficoltà per un essere umano nell'applicazione di queste ultime disposizioni, e come spesso esse trovino spazio di dibattito solamente di fronte a riprese televisive rallentate.
[modifica] La storia della regola
Il fuorigioco fu codificato nel 1863 al momento della stesura del primo regolamento ufficiale della storia del calcio. Inizialmente si prevedeva che fra il giocatore che riceveva un passaggio e la porta avversaria vi fossero perlomeno 4 giocatori (cioè tre difensori e il portiere). L'origine della regola sta nel fatto che si voleva evitare che uno o più attaccanti attaccassero da tergo il difensore che giocava la palla. Nel 1866 il fuorigioco passò da 4 a 3 uomini e dal 1907 si iniziò a sanzionare questa infrazione solo se il giocatore si trovava nella metà campo avversaria. Ancor oggi un giocatore non può essere considerato in fuorigioco se è nella propria metà campo.
La modifica che più ha influenzato la storia del calcio è senz'altro quella del 1926, con la quale si passò dal fuorigioco a 3 a quello a 2 giocatori. Questa variazione, volta ad aumentare la spettacolarità del gioco, sortì gli effetti desiderati e il numero di reti aumentò decisamente. Questa rivoluzione regolamentare ne determinò un'altra dal punto di vista tattico: l'esigenza di rafforzare la difesa spinse Herbert Chapman, allenatore dell'Arsenal, a inventare un nuovo modulo di gioco che gli permise di guidare la squadra londinese a vincere due titoli nazionali. Il WM (o Chapman system), come venne battezzato, andò a sostituire la piramide (tattica sino ad allora universalmente diffusa) e ben presto sopravanzò anche il W, diffusi nello stesso periodo in Italia e Austria ad opera degli allenatori Vittorio Pozzo e Hugo Meisl. La più geniale trovata del sistema sta nell'arretramento del centromediano, che perdeva i suoi compiti di rilancio dell'azione, a marcare il centravanti avversario, per controbilanciare lo svantaggio numerico in fase difensiva.
[modifica] Nell'hockey su ghiaccio
Il fuori gioco è fischiato dal capo-arbitro su segnalazione dei due assistenti. Il fuorigioco si verifica quando, in situazione avversaria, un giocatore della squadra in attacco supera la linea blu prima che il puck (disco) sia entrato nella zona di difesa della squadra avversaria.
[modifica] Nel rugby
Si commette fuorigioco ogniqualvolta un giocatore si trova davanti al compagno che porta il pallone, o davanti al compagno che ha giocato per ultimo il pallone.
Un giocatore in fuorigioco è da considerare temporaneamente estraneo all'azione di gioco. Se dunque egli prende parte all'azione, può essere sanzionato.
Un giocatore può tornare in-gioco sia tramite l'azione di un compagno, sia tramite quella di un avversario: quando cioè egli si ritrova dietro la linea di palla per effetto dell'avanzamento di un compagno o di un arretramento dell'avversario.
Dunque un giocatore in fuorigioco è da sanzionare: 1) se interferisce nell'azione dal punto in cui si trova; 2) se si muove in avanti o verso il pallone invece di arretrare; 3) se, in caso di pallone calciato in avanti da un compagno, non si posiziona 10 metri dietro al punto in cui il pallone atterra o viene raccolto.

