Roberto Bettega

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Roberto Bettega
Bettega.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 184 cm
Peso 78 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Attaccante
Ritirato 1984
Carriera
Giovanili
1961-1969 Juventus Juventus
Squadre di club1
1969-1970 Varese Varese 30 (13)
1970-1983 Juventus Juventus 326 (129)
1983-1984 Toronto Blizzard Toronto Blizzard 48 (11)
Nazionale
1975-1983 Italia Italia 42 (19)
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Roberto Bettega (Torino, 27 dicembre 1950) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo attaccante.

Da sempre alla Juventus, società nelle cui giovanili entrò agli inizi degli anni sessanta,[1] con essa trascorse tredici stagioni da professionista vincendo sette campionati nazionali e una Coppa UEFA. In Nazionale, tra il 1975 e il 1983, fu impiegato 42 volte con 19 gol e fece parte della selezione che si classificò al 4º posto al campionato del mondo del 1978.

Dopo il ritiro divenne opinionista televisivo e dirigente sportivo: fu, dal 1994 al 2006, vicepresidente della Juventus di cui, successivamente, tra il 2009 e il 2010, fu anche vice direttore generale.

In carriera ha ricevuto i soprannomi di Bobby gol o di Cabeza bianca,[1] per via della canizie che caratterizza la sua chioma fin da quando era ancora in campo.[1] Per lo stesso motivo è stato a volte soprannominato Penna bianca, soprannome che fu poi dato a altri giocatori, tra cui Fabrizio Ravanelli.

A Roberto Bettega è intitolato dal 2002 il piccolo stadio del Tacuary di Asunción, in Paraguay. Il presidente del club paraguaiano, Francisco Ocampo, ha voluto così onorare il giocatore italiano (di cui è ammiratore fin dalla sua esperienza canadese nella North American Soccer League) in seguito all'approdo del Tacuary in Primera División.[2]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Era ambidestro, anche se più propriamente destro. In giovanissima età alternava il ruolo di centrocampista a quello di attaccante; con il progredire dell'età arretrò il proprio raggio di azione e agì sovente come regista avanzato.[senza fonte]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Varese[modifica | modifica sorgente]

Dopo la trafila delle giovanili bianconere, fu mandato a giocare in Serie B, in prestito nel Varese, allora allenato da Nils Liedholm, e ottenne la promozione in Serie A della squadra lombarda segnando 13 gol e risultando capocannoniere del torneo alla pari del compagno di squadra Ariedo Braida e del catanese Aquilino Bonfanti.

Juventus[modifica | modifica sorgente]
Bettega in campionato nel 1976, in azione contro la Roma allo stadio Olimpico.

Ritornò alla Juventus nella stagione 1970-1971, dove rimase per tredici stagioni consecutive fino al 1983. Giocò in totale 481 partite con la maglia bianconera (326 in Serie A, 73 in Coppa Italia, 31 in Coppa dei Campioni, 8 in Coppa delle Coppe e 42 in Coppa UEFA), segnando 178 gol (129 in Serie A, 22 in Coppa Italia, 7 in Coppa dei Campioni, uno in Coppa delle Coppe e 19 in Coppa UEFA, terzo dietro ad Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti nella classifica dei maggiori cannonieri della storia della Juventus.

Bettega tornò alla Juventus come unico giocatore torinese, cresciuto nel vivaio, proprio mentre la squadra già annoverava o stava per ingaggiare una leva di giovani originari del Mezzogiorno.

Debuttò in Serie A il 27 settembre 1970 in trasferta contro il Catania, segnando il gol decisivo. Giocò 42 partite (28 in Serie A, 11 in Coppa delle Fiere e 3 in Coppa Italia) e segnò 21 gol (rispettivamente 13, 6 e 2). Per la seconda volta, la Juventus raggiunse la finale in una competizione continentale, venendo sconfitta dagli Inglesi del Leeds United nell'ultima edizione della Coppa delle Fiere per la regola del maggior numero di gol segnati in trasferta: dopo il 2-2 casalingo, nel quale Bettega segnò la marcatura dell'1-0, la Juventus non riuscì a fare meglio di un pareggio per 1-1 nella gara di ritorno.

Bettega colpisce di testa nella finale d'andata della Coppa UEFA 1976-1977 contro l'Athletic Bilbao.

Nel 1971-1972 segnò una doppietta contro il Milan alla quarta giornata, prima di testa e poi con un colpo di tacco su cross di Causio. Andò di nuovo a rete il 16 gennaio 1972 contro la Fiorentina, e fu l'ultima segnatura (ne aveva realizzate 10 in 14 partite) prima di un lungo stop per un'infezione di tubercolosi.[senza fonte] Dopo lo stop, ritornò all'inizio del campionato successivo, aiutando la Juventus a vincere il secondo scudetto consecutivo e contribuendo al percorso che portò i bianconeri alla loro prima finale di Coppa dei Campioni persa il 30 maggio 1973 contro l'Ajax.

Nei due anni successivi segna con minore frequenza, superando di nuovo la soglia dei dieci gol nella stagione 1975-1976, annata in cui la Juventus perse lo scudetto a vantaggio dei rivali del Torino dopo aver raggiunto un vantaggio di 5 punti alla 21ª giornata. È durante questi anni che conquista la maglia della Nazionale.

Con l'arrivo di Giovanni Trapattoni sulla panchina bianconera nell'estate del 1976, cominciò un ciclo vincente destinato a durare un decennio. La Juventus vinse lo scudetto per una lunghezza sul Torino, totalizzando il punteggio record di 51 punti sui 60 disponibili (la Fiorentina giunse terza a 16 punti). Bettega non saltò alcuna partita e mise a segno 17 gol, aggiungendo 5 reti in Coppa UEFA, che la Juventus conquistò in una doppia finale contro l'Athletic Bilbao, per il suo primo trofeo internazionale: nel ritorno in Spagna, nell'arena infuocata del San Mamés, lo stadio dei Baschi, fu per l'appunto una marcatura di testa di Bettega su traversone di Causio, a dare alla Juventus il successo, grazie al maggior numero di gol segnati in trasferta.

La Juventus bissò il titolo nel 1977-1978, precedendo stavolta il Lanerossi Vicenza. Sia nel 1977 che nel 1978, Bettega giunse quarto nella classifica del Pallone d'oro.

Bettega in Nazionale, durante una fase di gioco di Italia-Inghilterra 2-0, partita valida per le qualificazioni ai Mondiali 1978.

Nelle due stagioni successive la Juventus perse il titolo italiano prima a favore del Milan e poi dell'Inter, conquistando la Coppa Italia nel 1978-1979, grazie al 2-1 contro il Palermo nella finale di Napoli dove Bettega subì un grave infortunio alle costole fratturandosene tre dopo che il portiere del Palermo gli cadde pesantemente addosso durante un'azione di gioco.[senza fonte] Nella stagione successiva Bettega conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A con 16 gol: per la prima volta nella carriera, proprio nel perseguimento del titolo di miglior realizzatore, fu il rigorista della squadra. In Europa la Juventus giunse fino alla semifinale della Coppa delle Coppe, dove fu opposta all'Arsenal: nella gara di andata un'autorete di Bettega fece terminare la partita 1-1 dopo il vantaggio bianconero, venendo eliminati dopo la gara di ritorno.

Nel 1980-1981 vince nuovamente lo scudetto segnando 5 reti. Fu più prolifico in Coppa UEFA, ma le sue tre reti non consentirono alla Juventus di giocare più di due turni, dopo l'eliminazione contro il Widzew Lodz, che in Polonia vinse per 3-1 (con Bettega a rete per la Juventus) e al ritorno dopo aver vinto per 3-1, i bianconeri cedettero ai rigori per 5-4.

Il 4 novembre 1981, dopo aver ceduto per 3-1 contro l'Anderlecht a Bruxelles, i bianconeri ricevettero la visita dei Belgi per il ritorno dei sedicesimi di finale, e dopo pochi minuti uno scontro con il portiere Jacky Munaron costò a Bettega un grave infortunio ai legamenti del ginocchio. La Juventus fu eliminata e Bettega perse l'intera stagione. Al momento dell'infortunio la sua media reti in campionato (5 gol in 7 partite) era la stessa di quella che aveva registrato nel 1971-1972, quando fu appiedato dalla tubercolosi.[senza fonte] Quell'infortunio gli pregiudicò anche la convocazione in Nazionale per i Mondiali in Spagna.

Bettega contro la difesa del Cesena nella stagione 1981-1982

Nella stagione 1982-1983 cominciò a non essere più titolare inamovibile, dividendo la maglia numero 7 con Domenico Marocchino. Nel corso della stagione prese undici legni fra pali e traverse. In Coppa dei Campioni, nella semifinale di andata contro il Widzew Lodz, Bettega segnò il gol del 2-0, perdendo poi la coppa nella finale di Atene contro l'Amburgo, l'ultima partita di Bettega con la maglia bianconera.

Toronto Blizzard[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver dato l'addio alla Juventus, si trasferì nella North American Soccer League e militò per un anno nella squadra canadese Toronto Blizzard. Nello stesso anno Bettega fu anche vittima di un grave incidente stradale: ritornato per breve tempo in Italia, si andò a schiantare in autostrada con la sua A112 e fu ricoverato alcuni giorni in rianimazione.[3]

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Debuttò nella Nazionale italiana nel 1975 contro la Finlandia e raggiunse l'apice della propria carriera azzurra ai Mondiali di Argentina, divenendo titolare con Enzo Bearzot.

Fu l'attaccante azzurro più prolifico dai tempi di Gigi Riva: nel triennio che si chiuse con la rassegna iridata del 1978, Bettega disputò 19 gare e segnò 16 volte. Segnò una quaterna che servì per superare la Finlandia 6-1 e per mettere al sicuro la differenza reti nel confronto con gli inglesi nel girone eliminatorio per i Mondiali argentini.

Bettega in azione in maglia azzurra

Nei Mondiali segnò una rete contro l'Ungheria e colse per tre volte i legni della porta avversaria.[senza fonte] Poi, nella partita che costò l'unica sconfitta ai futuri campioni del mondo, fu l'autore della marcatura con cui l'Italia batté i padroni di casa di Cesar Luis Menotti. Arrivò quarto dopo la sconfitta nella finale per il terzo posto contro il Brasile: l'Italia colpì tre pali, l'ultimo colto proprio da Bettega con un colpo di testa allo scadere.[senza fonte]

Nel 1980 prese parte ai Campionati Europei che si disputarono in Italia. Bettega fece parte dell'undici titolare, dopo aver concluso il campionato italiano come capocannoniere. L'Italia si classificò quarta.

Segnò il gol del pareggio nella trasferta che la Nazionale disputò in Jugoslavia nel girone di qualificazione per i Mondiali di Spagna, senza poi prendere parte alla rassegna iridata che vide vincere gli azzurri, a causa di un serio infortunio patito in Coppa dei Campioni.

A quasi due anni dal suo ultimo gettone azzurro, il 16 aprile 1983 disputò una gara del girone di qualificazione agli Europei del 1984, a Bucarest, contro la Romania. L'Italia perse per 1-0 e Bettega fu sostituito al 69' da Alessandro Altobelli.

In Nazionale vanta un totale di 42 presenze e 19 gol. Subì la sua unica espulsione in maglia azzurra nel 1976, nell'incontro Italia-Brasile 1-4 valido per il Torneo del Bicentenario.[4]

Dirigente[modifica | modifica sorgente]

Il periodo della "Triade" juventina[modifica | modifica sorgente]

Nel 1994 fu chiamato da Umberto Agnelli alla vicepresidenza della Juventus, inaugurando la cosiddetta "triade", insieme al direttore generale Luciano Moggi ed all'amministratore delegato Antonio Giraudo, con cui diede il via a un ciclo di vittorie. Lo scoppio dello scandalo del calcio italiano del 2006 coinvolge in pieno la Juventus ma Bettega non ne viene toccato e resta nella dirigenza bianconera, accompagnando la squadra nel primo campionato di Serie B della sua storia. Al termine della stagione, nel giugno 2007, lascia i suoi incarichi dirigenziali.

Il ritorno come vicedirettore generale[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2009, dopo essere stato totalmente assolto dall'accusa di "doping amministrativo" perché «il fatto non sussiste», venne nominato vicedirettore generale, con responsabilità sull'intera area sportiva.[5]

La sua nuova esperienza termina il 31 maggio 2010, quando viene comunicata la separazione consensuale tra la società bianconera ed il dirigente.[6]

Opinionista sportivo[modifica | modifica sorgente]

È stato, negli anni '80 e '90, opinionista sportivo delle reti Fininvest e nel 1985 commentò la finale della Coppa Intercontinentale tra Juventus e Argentinos Juniors affiancando il giornalista Giuseppe Albertini. Quella fu la prima volta, per le telecronache delle partite di calcio italiane, in cui il telecronista era accompagnato da un ex-calciatore o ex-allenatore nelle vesti di commentatore tecnico. Successivamente affiancò Nando Martellini, al debutto sulle reti Finivest dopo aver lasciato la RAI.[7] Condusse anche la trasmissione Caccia al tredici e ha collaborato con Tele Capodistria.[8] Nel 2010 e 2011 è opinionista per Controcampo, trasmissione calcistica in onda su Rete 4.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1969-1970 Italia Varese B 30 13 CI 3 0 - - - - - - 33 13
1970-1971 Italia Juventus A 28 13 CI 3 2 CdF 11 6 TAP 4 1 46 22
1971-1972 A 14 10 CI 4 1 CU 5 4 - - - 23 15
1972-1973 A 27 8 CI 9 1 CC 7 2 - - - 43 11
1973-1974 A 24 8 CI 5 2 CC 2 0 CInt 1 0 32 10
1974-1975 A 27 6 CI 10 3 CU 10 1 - - - 47 10
1975-1976 A 29 15 CI 3 2 CC 4 1 - - - 36 18
1976-1977 A 30 17 CI 4 1 CU 12 5 - - - 46 23
1977-1978 A 30 11 CI 4 2 CC 7 2 - - - 41 15
1978-1979 A 30 9 CI 9 2 CC 2 0 - - - 41 11
1979-1980 A 28 16 CI 4 0 CdC 8 1 - - - 40 17
1980-1981 A 25 5 CI 8 3 CU 4 3 TdC 4 0 41 11
1981-1982 A 7 5 CI 4 2 CC 3 1 - - - 14 8
1982-1983 A 27 6 CI 7 1 CC 6 1 - - - 40 8
Totale Juventus 326 129 74 22 81 27 9 1 490 179
1983 Canada Toronto Blizzard NASL 21 2 - - - - - - - - - 21 2
1984 NASL 27 9 - - - - - - - - - 27 9
Totale Toronto Blizzard 48 11 - - - - - - 48 11
Totale carriera 404 153 77 22 81 27 9 1 571 203

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

Juventus: 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982
Juventus: 1978-1979, 1982-1983

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

Juventus: 1976-1977

Individuale[modifica | modifica sorgente]

1969-1970 (13 gol)
1979-1980 (16 gol)
Argentina 1978

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Emanuele Gamba, Vizi e virtù di Bobby gol in la Repubblica, 27 dicembre 2009. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  2. ^ Mario Salvini, Uno stadio chiamato Roberto Bettega in La Gazzetta dello Sport, 27 dicembre 2011. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  3. ^ Bettega quasi fuori pericolo
  4. ^ Luca Ferrato, Quando Italia e Brasile si incontrarono per il Bicentenario degli Stati Uniti... in scommesse.unibet.com, 20 marzo 2013.
  5. ^ Roberto Bettega torna alla Juventus
  6. ^ Roberto Bettega lascia la Juventus
  7. ^ Torna Martellini, signore del microfono
  8. ^ Beniamino Placido, Le allegre cronache in la Repubblica, 22 giugno 1988. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  9. ^ (EN) All-Star Team. URL consultato il 17 febbraio 2014.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]