Calcio totale

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Calcio totale è l’espressione con cui nel calcio si definisce quello stile di gioco per cui ogni calciatore che si sposta dalla propria posizione è subito sostituito da un compagno, permettendo così alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica. Secondo questo schema di gioco nessun giocatore è ancorato al proprio ruolo e nel corso della partita chiunque può operare indifferentemente come attaccante, centrocampista o difensore.

Il calcio totale è stato anche il primo stile di gioco ad applicare sistematicamente il pressing e la tattica del fuorigioco.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto la Nazionale austriaca degli anni trenta giocasse già una forma primitiva di calcio totale, le fondamenta di questo stile di gioco furono gettate da Jack Reynolds, allenatore dell'Ajax dal 1915 al 1925 e poi ancora dal 1945 al 1947. Rinus Michels giocò agli ordini di Reynolds e nel 1965 divenne lui stesso allenatore dell'Ajax, definendo il concetto di calcio totale così come lo conosciamo oggi e diventandone a tutti gli effetti il padre, applicandolo sia nell'Ajax sia nella Nazionale olandese.[2] Quando nell'estate del 1971 Michels passò sulla panchina del Barcellona, il calcio totale fu portato avanti dal rumeno Stefan Kovács e anche in altri paesi europei si cominciò a giocare secondo questo modulo. Altra squadra anticipatrice del calcio totale fu la mitica Aranycsapat ungherese.

L'espressione più alta del calcio totale comprende un arco di tempo che va dal 1971 al 1974. In quegli anni il Calcio Totale trovo attuabilità grazie alla consacrazione del fuoriclasse olandese Johan Cruijff che, benché venisse schierato solitamente come centravanti, si muoveva in ogni gara a tutto campo a seconda dello sviluppo delle singole azioni, cercando sempre la posizione dove avrebbe potuto essere più pericoloso. I compagni si adattavano ai suoi movimenti, scambiandosi di posizione in maniera regolare in modo che i ruoli fossero comunque tutti coperti, anche se non sempre dalla stessa persona.

Subito dopo aver vinto la Liga spagnola con il Barcellona, Michels guidò la Nazionale olandese ai Mondiali del 1974, portando in Germania una squadra divisa in due blocchi (Ajax e Feyenoord) e scossa al suo interno da mille frizioni e invidie, figlie anche delle contestazioni giovanili di pochi anni prima. In più, il CT decise di affidare il ruolo di titolare ad un portiere trentaquattrenne non professionista, Jan Jongbloed. Nonostante i mille problemi, l'Olanda passò il primo turno e demolì l'Argentina 4-0, poi la Germania dell'Est 2-0 sotto il diluvio e quindi il Brasile anch'esso per 2-0.

Nella finale con la Germania Ovest, l'Olanda passò in vantaggio su rigore concesso alla fine della prima azione di gioco e senza che i padroni di casa fossero ancora riusciti a toccare il pallone, ma di lì in poi la pericolosità di Cruijff fu fortemente limitata dall'efficace marcatura di Berti Vogts. Franz Beckenbauer, Uli Hoeness e Wolfgang Overath dominarono il centrocampo e permisero alla Germania Ovest di ribaltare il risultato e vincere la partita con il punteggio di 2-1.

Probabilmente anche a seguito di questa sconfitta, così come di quella con l'Argentina quattro anni dopo, si ritiene ancora oggi che il calcio totale sia uno stile di gioco bello ma perdente. In realtà, l'Ajax di Michels vinse 4 titoli nazionali e tre Coppe d'Olanda, e nei primi anni settanta il calcio olandese (anche il Feyenoord giocava con lo stesso modulo) vinse quattro Coppe dei Campioni consecutive.

In seguito Valeri Lobanovski, usando però un approccio più scientifico, con la Dinamo Kiev vinse otto campionati sovietici, cinque campionati ucraini, sei coppe dell'URSS, tre coppe d'Ucraina, tre supercoppe dell'Unione Sovietica, due Coppe delle Coppe (1974-1975 e 1985-1986) e una Supercoppa UEFA (1975), perdendo poi con l'URSS la finale dell'Europeo del 1988 contro lo stesso Michels seduto sulla panchina dell'Olanda vincitrice.[3] Inoltre, il Belgio del 1980 arrivò sino alla finale dei campionati europei.

Nel calcio italiano, seguace di quest'espressione tattica fu il cosiddetto gioco corto teorizzato da Corrado Viciani, che nei primi anni settanta (in un panorama nazionale ancora dominato dai lanci lunghi e dal contropiede) applicò con discreto successo questa filosofia – basata sul possesso palla, pressing alto, passaggi corti e sovrapposizioni – dapprima alla Ternana[4] e poi al Palermo;[5] a metà del decennio precedente, precursore di tutto ciò può essere considerato il movimiento richiesto da Heriberto Herrera ai giocatori della Juventus, ovvero un'adesione globale alla manovra di gioco da parte di tutti gli undici in campo. Dopo Viciani, l'esempio di un calcio totale in salsa italiana venne tentato dal Napoli di Luis Vinicio, caratterizzato dalla marcatura a zona,[6] dal Torino di Luigi Radice, basato su un grande pressing, e dal Lanerossi Vicenza di Giovan Battista Fabbri, concentrato sulla manovra in verticale. La vera fioritura italica di questa filosofia tattica arrivò solo alla fine degli anni ottanta, col Milan plurititolato di Arrigo Sacchi,[4] seguito all'inizio del nuovo decennio dall'ascesa del Parma di Nevio Scala.[7]

Tattica e tecnica[modifica | modifica wikitesto]

La buona riuscita del calcio totale dipende in larga parte dall’adattabilità di ogni membro della squadra a ricoprire più ruoli. I giocatori devono avere una grande capacità di analizzare le diverse situazioni tattiche per potersi scambiare con efficacia la posizione in campo, e sono necessarie una buona tecnica e un’ottima preparazione fisica.

Mentre centrocampisti e attaccanti pressano a tutto campo e spesso in maniera selvaggia i portatori di palla avversari, i difensori difendono a zona applicando il fuorigioco. Non è infrequente che i terzini si spingano sulla fascia palla al piede per arrivare sul fondo e crossare, così come spesso gli attaccanti tornano in difesa per aiutare a coprire. La differenza del calcio totale rispetto ai moduli a zona successivi è che i giocatori si muovono in relazione alla posizione dei compagni invece che a quella della palla, perché la copertura degli spazi è una condizione primaria di questo stile di gioco, secondo cui la squadra in campo deve sempre mantenere la stessa disposizione tattica (solitamente un 4–3–3).

La creazione degli spazi quando la squadra è in possesso di palla è un’altra condizione necessaria per poter giocare il calcio totale, e solo la capacità di creare e riempire gli spazi da parte dei giocatori rende possibile la buona riuscita di questo stile di gioco. In caso contrario, sarebbe impossibile imbastire azioni d’attacco efficaci perché verrebbero a mancare tutti i corridoi di passaggio. Invece, i movimenti continui e perfettamente sincronizzati dei giocatori in campo, e le insistenti sovrapposizioni degli uomini senza palla, mettono in difficoltà le difese bloccate nella marcatura a uomo, mentre la circolazione del pallone per vie orizzontali permette ai giocatori in attacco di avere il tempo di liberarsi e rendersi pericolosi.

Il pressing a tutto campo ha anche l’effetto di mantenere la squadra corta, cosa che favorisce gli inserimenti offensivi così come i ripiegamenti difensivi. Questo influisce però anche sul gioco del portiere, che opera ora quasi come un libero, controllando l’area di rigore sia nelle uscite sia giocando il pallone con i piedi.

L'evoluzione moderna del calcio totale: il tiki-taka[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi tiki-taka.

Il tiki-taka viene spesso considerato l'evoluzione latina del calcio totale olandese sviluppato da Rinus Michels. La differenza più evidente di questi due schemi di gioco è che, mentre il calcio totale è basato su una completa mobilità e libertà dei giocatori in campo, grazie anche alla loro potenza fisica, il tiki-taka invece si adatta alla natura "fine" del calcio spagnolo, di conseguenza, per sopperire a questa carenza fisica il gioco viene incentrato su possesso costante del pallone, transizioni lente e passaggi corti, tutto ciò per limitare la durata del tempo della partita dell'avversario, obbligando quest'ultimo a fare pressing costante con conseguente dispendio di energia.

Secondo Raphael Honigstein, il tiki-taka è "un'importante evoluzione del calcio totale ma che se ne differenzia principalmente perché si concentra sui continui movimenti rasoterra del pallone piuttosto che dei giocatori. Controllare la palla con calma per lungo tempo significa infatti controllare anche l'avversario, poiché quest'ultimo è impossibilitato a giocare".[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ profili: Rinus Michels, Alleniamo.com. URL consultato il 13 ottobre 2011.
  2. ^ Rinus Michels, il padre del Calcio Totale. URL consultato il 13 ottobre 2011.
  3. ^ Olanda, quelli del calcio totale, Krol: Il 1974 cambiò tutto, La Stampa. URL consultato il 13 ottobre 2011.
  4. ^ a b Roberto Beccantini, La Ternana anni 70 di Viciani, piccola Ajax de noantri in La Gazzetta dello Sport, 11 luglio 2013.
  5. ^ Salvatore Geraci, Gioco corto, rigore e bella vita. Così Viciani sfiorò la Coppa in la Repubblica, 19 maggio 2011.
  6. ^ Il Napoli di Luis Vinicio in storiedicalcio.altervista.org.
  7. ^ Andrea Schianchi, «Tifo per il Milan dei numeri 10» in La Gazzetta dello Sport, 18 dicembre 2002.
  8. ^ Honigstein, Raphael (8 July 2010). "Why Spain were anything but boring" . CBC.ca . Retrieved 13 July 2010 .

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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