Arrigo Sacchi

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Arrigo Sacchi
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Dati biografici
Nome Arrigo Sacchi
Nato 1º aprile 1946
Fusignano
Paese bandiera Italia
Nazionalità
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Morto
Altezza {{{altezza}}} cm
Peso {{{peso}}} kg
Dati agonistici
Disciplina Calcio
Specialità {{{specialità}}}
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Record
Ranking {{{ranking}}}º
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo ex-allenatore
Squadra
Ritirato {{{Terminecarriera}}}
Carriera
Giovanili
Squadre di club1
Nazionale
{{{Anni nazionale}}} {{{nazionale}}} {{{presenzenazionale(goal)}}}
Carriera da allenatore
1977-1982 Cesena Primavera
1982-1983 Rimini
1983-1984 Fiorentina Giovanili
1984-1985 Rimini
1985-1987 Parma
1987-1991 Milan
1991-1996 Bandiera dell'Italia Italia
1996-1997 Milan
1998-1999 Atlético Madrid
2001 Parma
Incontri disputati

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Palmarès
 Mondiali di calcio
Argento Stati Uniti 1994

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1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 11 maggio 2007
« Devo molto al calcio e mi auguro che possa essere sempre uno sport che porti gioia e che riesca a far passare brutti momenti di tensione quotidiana. Rimango tra quelle persone che lo amano veramente come una cosa bella, pulita, divertente e giusta.[senza fonte] »
(Arrigo Sacchi.)

Arrigo Sacchi (Fusignano, 1º aprile 1946) è un ex allenatore di calcio italiano. Commissario tecnico della Nazionale italiana vice Campione del mondo ai Mondiali di calcio del 1994.

Indice

[modifica] Carriera

[modifica] Gli esordi

Praticante del calcio solo per diletto, in gioventù lavorò nell'azienda di calzature del padre. A questo periodo sono legati alcuni aneddoti dal sapore messianico: si narra che fosse stato sorpreso (all'ancor tenera età di 7 anni) a discutere animatamente e con sorprendente e precoce competenza di tattica calcistica, assieme ad alcuni adulti, lasciandoli a bocca aperta. Dal 1977 al 1982 allenò con alterni risultati la squadra giovanile del Cesena. Nell'anno del Mondiale di Spagna frequentò insieme a Zdeněk Zeman il corso di Coverciano, al termine del quale si diplomò allenatore professionista.

Successivamente guidò il Rimini in Serie C1 e le giovanili della Fiorentina, ma fu con il Parma che si affacciò nel grande calcio: dapprima portò i ducali in Serie B, poi alla loro guida eliminò il Milan dalla Coppa Italia. Il suo gioco spettacolare, basato sulla difesa a zona e sul pressing piacque al presidente dei rossoneri Silvio Berlusconi, che lo volle con sé.

[modifica] Il Milan degli Immortali

Occorre considerare che in quegli anni ai vertici del calcio italiano c'era il Napoli di Maradona che si schierava, come la stragrande maggioranza delle squadre partecipanti al massimo campionato, in modo tradizionale. Arrigo Sacchi, invece, anziché uniformarsi al canovaccio tattico in voga, decide di schierare il Milan con un rivoluzionario 4-4-2.

La base su cui poggiava il suo progetto era quella di riuscire a creare una squadra in cui ogni giocatore avesse compiti importanti sia in fase difensiva che offensiva, una squadra quindi dove la collaborazione assumesse un aspetto rilevante. Sacchi riuscirà, con il tempo, anche ad influenzare la mentalità calcistica, inculcando nella testa dei propri giocatori il concetto del "calcio totale".

Una volta capita la parte teorica, rimane quella pratica: Sacchi vuole una squadra che imposti e imponga il proprio gioco, che aggredisca l'avversario e lo obblighi a sottostare al proprio ritmo. La soluzione è semplice quanto rivoluzionaria: il calcio totale dell'Olanda di Cruijff, il pressing asfissiante, le ripartenze fulminanti. La squadra che ha in mente, una volta andata in vantaggio non si risparmierà, ma continuerà ad attaccare con la stessa intensità, perché l'unico modo di giocare che conoscerà sarà il calcio offensivo.

Per realizzare questo progetto si intensificano le sedute di allenamento a Milanello, si mandano a memoria schemi e movimenti provando e riprovando fino alla nausea situazioni di gioco.Alcuni addirittura raccontano che Sacchi per mezzo di un megafono fino a tardo orario, spronava la squadra sugli schemi.Tra le altre virtù che contraddistinsero le squadre di Sacchi fu l'imperforabilità della difesa: nonostante il calcio offensivo, Sacchi dedicava grande attenzione ai movimenti difensivi, a tal punto che quasi sempre le sue squadre si contraddistinguevano per essere le meno perforate a fine campionato.

Guidò il Milan dal 1987 al 1991, vincendo molti trofei: uno scudetto (1987/1988), due Coppe dei Campioni (1988/1989 e 1989/1990), due Coppe Intercontinentali (1989 e 1990), due Supercoppe Europee (1989 e 1990) e 1 Supercoppa Italiana (1988).

Nella prima stagione, 1987/1988, pur penalizzato per larga parte del campionato da un serio infortunio occorso a Marco van Basten, il Milan di Sacchi riuscì a superare in campionato il Napoli di Maradona e Careca. Dopo un girone di ritorno esaltante, la squadra di Sacchi arrivò allo scontro diretto del San Paolo a un solo punto di distacco dai partenopei, riuscendo nell'impresa di sconfiggere il Napoli per 3-2 in una partita storica. L'undicesimo scudetto della storia rossonera, il primo titolo dell'era Berlusconi, arrivava dopo otto anni di delusioni.

Contemporaneamente il Milan di Sacchi praticò in Europa un gioco divertente e spettacolare. Grazie al perfetto connubio tra tecnica, tattica e potenza, secondo alcuni esperti questo calcio è da considerarsi il migliore della storia per la qualità che seppe esprimere. Campioni come Marco van Basten, Paolo Maldini, Franco Baresi, Mauro Tassotti, Carlo Ancelotti, Frank Rijkaard, Roberto Donadoni, Pietro Paolo Virdis e Ruud Gullit contribuirono a questi straordinari risultati.

Nel 1988/1989 Sacchi guidò il Milan al 3° posto in campionato alle spalle di Inter e Napoli e condusse il club rossonero alla conquista della sua terza Coppa dei Campioni. Nella semifinale di ritorno della massima competizione europea per club sconfisse sonoramente il Real Madrid a San Siro per 5-0 in quella che è stata definita da molti la partita più bella che il Milan abbia mai disputato. Nella finale di Barcellona il Diavolo di Arrigo Sacchi si impose con un clamoroso 4-0 sulla Steaua Bucarest.

Nella stagione 1989/1990 la squadra di Sacchi condusse un'altra stagione ad altissimo livello. Dopo essere stata in lizza in tutte le competizioni, fu costretta a cedere il campionato al Napoli di Maradona in un finale fortemente segnato dalle polemiche. Alla 33a giornata, il 22 aprile, mentre il Napoli vinse a Bologna, il Milan, come già nel 1973, fu sconfitto a Verona in un match molto teso e finito in un vespaio di polemiche per il controverso arbitraggio di Rosario Lo Bello, autore di quattro espulsioni dei milanisti (Sacchi al 63°, Rijkaard all'83°, Van Basten all'87° e Costacurta all'89°). A un minuto dal termine dell'incontro il Verona realizzò il gol della vittoria, che consegnò di fatto lo scudetto del Napoli. Pochi giorni dopo il Milan perse anche la finale di Coppa Italia contro la Juventus ma scongiurò il pericolo di una stagione fallimentare conquistando la seconda Coppa dei Campioni consecutiva (la quarta nella storia della società milanese), superando a Vienna il Benfica per 1-0 con un gol di Rijkaard. Il trofeo si aggiunse alla Coppa Intercontinentale, vinta a dicembre.

Nel 1990/1991 i rossoneri si mantennero ai vertici del campionato, sebbene non andarono oltre il secondo posto ex-aequo con l'Inter dietro alla Sampdoria scudettata. L'eliminazione del Milan in Coppa dei Campioni ad opera del Olympique Marsiglia, nella famosa Notte di Marsiglia, ed i dissapori con alcuni giocatori (si parlò di contrasti con Marco Van Basten) spinsero Sacchi ad abbandonare il Milan, che lo sostituì con il quasi esordiente Fabio Capello.

[modifica] La nazionale vicecampione del mondo

Nel 1991 Sacchi fu assunto alla guida della nazionale italiana. L'avventura azzurra visse fasi alterne ed in definitiva il tecnico di Fusignano non riuscì a ripetere in azzurro i trionfi ottenuti in rossonero.

Azeglio Vicini perse il posto dopo la mancata qualificazione per gli Europei 1992 (tuttavia i dissapori tra Vicini e la federazione erano vecchi di più di un anno, cioè da quando l'Italia perse la semifinale del mondiale casalingo del 1990), Sacchi poté quindi utilizzare le ultime inutili partite di qualificazione per gli europei come test. In queste partite Sacchi esordì con un 1-1 sulla Norvegia (13 Nov 1991) e poi 2-0 alla squadra di Cipro.

La prima competizione fu la USA Cup 1992, un piccolo torneo che doveva servire alla federazione americana come prova per i mondiali di due anni dopo. L'Italia pareggiò 0-0 con il Portogallo, vinse 2-0 sull'Irlanda e pareggiò 1-1 con i padroni di casa consegnando loro il trofeo. Nell'ottobre del 1992 si comincia a fare sul serio con le qualificazioni mondiali, e l'inizio fu pessimo: 2-2 con la Svizzera (sotto 2-0 a 7 minuti dalla fine, Roberto Baggio e Stefano Eranio salvano la giovane panchina di Sacchi), 0-0 alla Scozia e risicato 2-1 contro Malta, poi un ottimo 3-1 al forte Portogallo, goleada a Palermo contro Malta (6-1), 2-0 all'Estonia e poi un nuovo scivolone con la Svizzera (0-1 rete di Hottiger al 55') fece tremare per la qualificazione, ma il 3-0 all'Estonia seguito dal 3-1 alla Scozia ed infine 1-0 al Portogallo e si ottenne la qualificazione.

Nelle amichevoli di lusso pre-mondiali l'Italia perse 1-0 con la Francia (grande esclusa della competizione) ed una rocambolesca sconfitta con la Germania 2-1 (Dino Baggio al 44', Klinsmann un minuto dopo e al secondo del secondo tempo).

Nel 1994 l'Italia ottenne una storica finale ai Mondiali statunitensi. Dopo un girone iniziato tra mille difficoltà, la nazionale disputò una serie di partite durissime ma tatticamente molto ben giocate, eliminando la Nigeria agli ottavi, la Spagna ai quarti e la sorprendente Bulgaria, che si era disfatta nei quarti della Germania, in semifinale. Tutte e tre le gare furono vinte per 2-1. La finalissima contro il Brasile, a Pasadena, si concluse sullo 0-0 dopo 120 minuti di gioco, malgrado l'Italia fosse penalizzata dalle assenze per squalifica di Mauro Tassotti e Alessandro Costacurta e dalle non perfette condizioni fisiche di Roberto Baggio e Franco Baresi, che rientravano da infortuni. Ai rigori vinse il Brasile, dopo gli errori di Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio.

Dopo il 1994, quando giocatori come Tassotti e Franco Baresi diedero l'addio alla maglia azzurra, Sacchi provò a svecchiare la squadra: cominciò a formare un blocco di fedelissimi in nazionale, di cui non facevano parte campioni del calibro di Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Beppe Signori e Pagliuca, tutti esclusi, sembra, per incompatibilità caratteriale col tecnico di Fusignano; tutto ciò, assieme ai risultati altalenanti della squadra, gli fece piovere pesanti critiche da parte della stampa e dei tifosi. Anche Roberto Baggio, a soli 27 anni, fu accantonato dal commissario tecnico, che preferì puntare sul giovane Del Piero. Dopo due anni di discreto livello, gli azzurri si qualificarono per l'Europeo 1996 con buone credenziali. Tuttavia gli azzurri, che pure avevano messo in mostra un gioco di buon livello durante le qualificazioni, furono eliminati nel girone iniziale, finendo terzi nel girone di Germania, Repubblica Ceca, che alla fine furono le due finaliste, e Russia, anche a causa del rigore della potenziale vittoria contro la Germania sbagliato da Gianfranco Zola nella partita decisiva del girone.

[modifica] Il ritorno al Milan e la Spagna

Immagine recente di Arrigo Sacchi

Dopo questa disfatta in terra britannica, l'avventura di Sacchi alla guida della nazionale era segnata: egli rimase in sella ad interim per qualche mese solo perché la Federazione non aveva ancora scelto ufficialmente il suo successore.

Il 6 novembre dello stesso anno, dopo la sconfitta per 2-1 in un'amichevole contro la Bosnia-Erzegovina giocata a Sarajevo, Sacchi lasciò l'incarico di commissario tecnico della nazionale per tornare ad allenare il Milan, subentrando in dicembre ad Oscar Tabárez, ma senza riuscire ad ottenere i risultati di un tempo. La stagione del Milan, ormai compromessa, terminò con un pessimo 11° posto in campionato.

Nel 1998/1999 Sacchi divenne l'allenatore dell'Atlético Madrid, squadra della Liga spagnola, ma dopo sette mesi decise di dare le dimissioni.

[modifica] Direttore tecnico

Nel 2000 fu commentatore televisivo per le reti Mediaset. Nel 2001 ricoprì per un breve periodo la carica di allenatore del Parma ma, in seguito a problemi di salute per l'eccessiva tensione nervosa provocatagli dalla sua professione, cambiò mansione, diventando direttore tecnico.

Iniziò a svolgere questo incarico nel Parma (riuscendo ad allestire ottime formazioni anche con ridotti budget economici e scoprendo giovani campioni come Alberto Gilardino) e poi, dal 2004 al dicembre del 2005, nel Real Madrid. Dal 2007 è opinionista fisso della trasmissione calcistica di Italia 1 Controcampo. Dal 2008 è opinionista fisso di Mediaset Premium su Premium 24. Inoltre ogni giovedì pomeriggio ha uno spazio tutto suo nell'emittente radiofonica romana Radio Radio.

[modifica] Palmarès

[modifica] Competizioni nazionali

Milan: 1987-1988
Milan: 1988

[modifica] Competizioni internazionali

Milan: 1988-1989, 1989-1990
Milan: 1989, 1990
Milan: 1989, 1990

[modifica] Riconoscimenti

  • Secondo la rivista inglese World Soccer, il Milan allenato da Sacchi nella stagione 1988/89, che vinse la Coppa dei Campioni, la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa Europea è la più forte squadra di club di tutti i tempi nonché la quarta migliore di sempre in assoluto, dietro Brasile '70, Ungheria '53 e Olanda '74.
  • Nel settembre 2007, il Comune di Fusignano ha allestito presso il Museo Civico San Rocco una mostra su Arrigo Sacchi per celebrare il suo illustre concittadino attraverso una straordinaria esposizione di ricordi inediti, trofei, filmati delle partite più significative, foto degli esordi nei campi polverosi di Fusignano e della Bassa Romagna ed istantanee dei grandi trionfi delle squadre da lui allenate o dirette.
  • Sempre nel settembre 2007, la rivista inglese Times ha eletto Arrigo Sacchi miglior allenatore italiano di tutti i tempi, e 11° in assoluto a livello mondiale.
  • Numerosi i calciatori allenati da Sacchi che hanno poi deciso di intraprendere a loro volta la carriera di allenatori, alcuni di questi anche ad alto livello, improntando il loro gioco sulla base degli insegnamenti del loro "maestro": Ancelotti, Rijkaard, Van Basten, Donadoni, Gullit, Tassotti, Casiraghi e Ballardini.

[modifica] Voci correlate

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