Giovanni Ferrari

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Giovanni Ferrari
Giovanni Ferrari Juventus.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 172 cm
Peso 70 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Centrocampista
Ritirato 1942 - giocatore
Carriera
Giovanili
1922-1925 Alessandria Alessandria
Squadre di club1
1923-1925 Alessandria Alessandria 15 (1)
1925-1926 Internaples Internaples 15 (16)
1926-1930 Alessandria Alessandria 104 (64)
1930-1935 Juventus Juventus 160 (68)
1935-1940 Ambrosiana-Inter Ambrosiana-Inter 108 (24)
1940-1941 Bologna Bologna 16 (2)
1941-1942 Juventus Juventus 6 (1)
Nazionale
1930-1938 Italia Italia 44 (14)
Carriera da allenatore
1941-1942 Juventus Juventus
1942-1943 Ambrosiana-Inter Ambrosiana-Inter
1945 Brescia Brescia
1947-1948 Azzurro.png Cantonal Neuchâtel
1948-1950 Prato Prato
1951 Padova Padova
1958-1959 Italia Italia
1960-1962 Italia Italia
Palmarès
W.Cup2.svg  Coppa Rimet
Oro Italia 1934
Oro Francia 1938
 Coppa Internazionale
Argento 1931-1932
Oro 1933-35
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Giovanni Ferrari (Alessandria, 6 dicembre 1907Milano, 2 dicembre 1982) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo mezzala.

Annoverato tra i migliori giocatori della sua generazione (Carlo Felice Chiesa lo ha definito «una della più complete mezzali sinistre della storia»[1]) e considerato come il prototipo dell'interno sinistro nel Metodo[2], è uno dei calciatori italiani più vincenti, potendo vantare nel palmarès personale due Coppe del Mondo e una Coppa Internazionale conquistate con la Nazionale di Vittorio Pozzo ed essendo, con Virginio Rosetta e Giuseppe Furino, l'unico giocatore ad aver vinto il campionato italiano di Serie A per otto volte[3]; è uno dei cinque calciatori (con Cavalli, Gori, Fanna, Serena e Lombardo) che sono riusciti a vincere campionati in tre diverse squadre[4]. È inoltre l'unico atleta, assieme a Cesare Maldini, ad aver partecipato ai Mondiali sia nelle vesti di giocatore che in quelle di allenatore della Nazionale azzurra[5].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La casa natale di Giovanni Ferrari in via Tripoli, ad Alessandria.

Crebbe nel popolare quartiere della Canarola, uno dei più poveri d'Alessandria, che prendeva il nome da un canale di scolo che l'attraversava[6][7]; sin da giovanissimo mostrò interesse per il pallone, tanto che dichiarò: «la "passionaccia" per il gioco del calcio è entrata in me non appena sono stato capace di camminare»[8]. Precoce talento, diventò popolare tra i giovani della città ed attirò l'interesse della squadra cittadina, da cui venne tesserato nel 1921; in quel momento lavorava come aiuto-commesso in un negozio di tessuti[9].

Convinse subito l'allenatore Carlo Carcano, che seguì in varie squadre tra gli anni Venti e Trenta; fu tra gli uomini-simbolo della Juventus del Quinquennio d'oro e della Nazionale italiana di Vittorio Pozzo. Smise di giocare nel 1942, per dedicarsi all'allenamento, attività nella quale non eguagliò gli stessi risultati conseguiti da calciatore[10].

Fu per lungo tempo istruttore presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano, rivestendo peraltro assieme a Paolo Mazza il ruolo di commissario tecnico dell'Italia durante i Mondiali del 1962.

Tra le sue ultime apparizioni pubbliche vi fu la sfilata al Camp Nou di Barcellona, nella cerimonia inaugurale dei Mondiali del 1982; nell'occasione volle portare con sé la prima tessera della Federazione, datata 1921[11]. Morì pochi mesi dopo all'ospedale San Carlo di Milano per un collasso cardiocircolatorio, conseguenza di un'emorragia esofagea e gastrica che lo aveva colpito alcuni giorni prima; lasciò la moglie ed una figlia[12]. Gli sono stati intitolati il campo sportivo di via Alessandro Tonso, ad Alessandria[13], e l'Aula Magna del Centro Tecnico di Coverciano[14].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Ettore Berra considerava Ferrari un modello per gli attaccanti della sua epoca; scrisse su Il Calcio Illustrato nel 1938: «è non solo il miglior giuocatore della sua generazione, ma è l'uomo che insegna a tutti come si giuochi per la squadra e non solo per il proprio tornaconto, come s'inizi un'azione, come ci si comporta negli sviluppi di quest'azione. Si può dire che tale ruolo è, dal punto di vista tecnico una creazione sua. Prima di Ferrari, il mezzo-sinistro era un giuocatore qualunque [...]. Quando darà un addio allo sport porterà con sé il segreto del suo giuoco. Nessuno finora l'ha eguagliato, nessuno lo vale»[2]. Nello stesso anno, l'ex-calciatore e giornalista francese Lucien Gamblin lo definì su L'Auto «probabilmente il miglior calciatore italiano da dieci anni a questa parte [...]. Degno successore di Baloncieri, stratega notevole e fine tecnico, il cui giuoco resta sobrio e impersonale [...]», concludendo «nessuno sa meglio di lui iniziare o condurre un attacco nelle migliori condizioni, e, se il suo tiro a rete non ha niente di speciale come potenza, non pecca certo di imprecisione»[15].

Un'immagine di Ferrari in maglia azzurra.

Il paragone con Baloncieri, altro prodotto della «scuola alessandrina» fu approfondito da Gianni Brera: «normotipo di larga cassetta e solide gambe, è di gran lunga il più specializzato e dotato dei centrocampisti italiani. Non ha la nevrile eleganza di Baloncieri, ma lo supera per fondo atletico e impegno. Possiede minor senso del gol, ma è largamente più assiduo nei recuperi difensivi [...]. È il tipico mediano di spola: dove arriva lui, l'equilibrio di squadra è assicurato»[16]. Angelo Rovelli lo descrisse come «calciatore solido, pragmatico, lineare [...], stantuffo di centrocampo ma pure abile nel puntare a rete»[10].

Agli esordi ebbe compiti offensivi che, a partire dal passaggio alla Juventus (1930) andarono limitandosi: in Nazionale, date le presenze di Schiavio e di Piola come centravanti, Vittorio Pozzo gli affiancò Meazza per creare «una coppia costruttrice di guoco, come poche altre in Europa»[1]. Le doti di regista di Ferrari furono evidenziate da Antonio Ghirelli: «giuocatore d'una tecnica sobria, poco portato ad osare, costruiva la partita un'azione sull'altra [...], le imbeccate pronte per tutti, gli occhi attenti a mirare l'ostacolo e a valutare una situazione tattica, un metodico che sembrava avesse un misterioso senso del ritmo»[17].

Calciatore disciplinato e corretto[18], nel 1931 ricevette un encomio dalla dirigenza della Juventus per non aver reagito, durante una gara di campionato, allo schiaffo di un avversario[19].

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Fautore di un gioco offensivo[20], Ferrari era ricordato da Enzo Bearzot come «un buon maestro»[10]; infatti, pur non raccogliendo particolari successi nell'allenamento, fu a lungo istruttore dei corsi per allenatori del centro tecnico di Coverciano. Raccontò Fino Fini: «Giovanni era fatto per insegnare [...]. Ricordo il primo corso per allenatori. Spiegava la tecnica e agli esami era severo»[21].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

La rosa dell'Alessandria 1927-1928: Ferrari è in prima fila, seduto, il quarto da sinistra.

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

L'Alessandria e la parentesi a Napoli[modifica | modifica sorgente]

Entrò nelle giovanili dell'Alessandria nel 1921, a quattordici anni non ancora compiuti; tre amici calciatori, Giuseppe Rapetti, Edoardo Avalle e Cinzio Scagliotti, lo segnalarono al giocatore-allenatore Carcano, che ne apprezzò particolarmente il palleggio morbido e sicuro[9][11]. Poco tempo dopo giocò per la prima volta con la squadra riserve, a Torino, mentre il debutto in prima squadra avvenne il 7 ottobre 1923, a 15 anni e 10 mesi, sul campo della Sampierdarenese (vittoria dei grigi per 2-1). Nelle prime due stagioni giocò saltuariamente, segnando la sua prima rete il 1º febbraio 1925, nel 6-1 al Mantova[22].

Nel 1925 fu segnalato da Carcano, neo-allenatore dell'Internaples, ai dirigenti, che lo acquistarono per 5 000 lire[1]. L'interno fu decisivo nella stagione 1925-1926, in cui l'ancora inesperta squadra campana raggiunse per la prima volta nella sua storia le finali di Lega Sud, poi perse contro l'Alba di Roma[23].

Considerato il successo della coppia, i dirigenti alessandrini, che uscivano da una difficile stagione in cui la squadra aveva rischiato la retrocessione, si convinsero ad ingaggiare Carcano come allenatore per la stagione 1926-1927 e a riacquistare il diciottenne Ferrari sborsando 12 000 lire, più del doppio di quando avevano ricavato l'anno prima dalla sua cessione[1]. Lo sforzo economico fu ricompensato da ottime prestazioni in campionato e dalla vittoria dell'Alessandria in Coppa CONI (Ferrari segnò un gol nella finale di ritorno, contro il Casale)[24]; a dargli sicurezza durante gli spunti offensivi fu l'innesto di Luigi Bertolini, chiamato da Carcano a coprirgli le spalle in mediana. Parte, scrisse Mario Ferretti, «di quella famosa linea attaccante che fu spauracchio – a quei tempi – d'ogni difesa: Cattaneo, Avalle, Banchero, Ferrari, Chierico»[25], nella stagione 1927-1928 Ferrari segnò 24 reti in 32 gare, sospingendo l'Alessandria verso la vittoria dello scudetto, mancata per questione di pochi punti[26].

Sempre più frequentemente richiesto da grandi squadre, nel 1929 Ferrari rimase all'Alessandria poiché questa, non potendogli offrire un ingaggio migliore, scelse di promettergli la cessione gratuita per l'anno successivo, a patto di rimanere ancora per un campionato[27]. Il torneo 1929-1930 fu positivo per il club e grazie alla prolificità dell'interno, che segnò 19 reti e nel corso della stagione debuttò in Nazionale, si mantenne a lungo al vertice della classifica, per poi cedere posizioni nel corso del girone di ritorno. A quel punto la società fece un estremo tentativo per non svincolare il giocatore, escludendolo dai titolari delle ultime gare per scarso impegno e sperando così di poter venir meno ai patti[27]; Ferrari giocò la sua ultima partita in maglia cinerina il 1º giugno 1930, ad Udine (Triestina-Alessandria 1-0)[28]; è ad oggi il terzo marcatore nella storia dell'Alessandria[29].

La Juventus 1934-1935: Ferrari è il sesto in piedi da sinistra.
La Juventus del Quinquennio[modifica | modifica sorgente]

Ferrari fu espressamente richiesto alla Juventus da Carcano nel momento in cui gli fu offerta la guida della prima squadra; essendo a conoscenza degli accordi tra il calciatore e l'Alessandria, era cosciente che il suo ingaggio per la società non avrebbe rappresentato un pesante esborso[27]. Ferrari ne ebbe 22 000 lire annue più bonus[1][30].

Alla Juventus, dove già erano presenti centravanti prolifici (Vecchina e poi Borel) Carcano poté sfruttare le doti di manovra di Ferrari, che andò dunque ad infoltire il roccioso centrocampo della squadra fungendo da «motore»[31]. Il calciatore stesso, negli anni della maturità, raccontò: «I cannonieri c'erano già, non era necessario avvicinarsi troppo all'area. Piuttosto, bisognava servire le ali, specie Orsi, perché Cesarini si dimenticava troppo spesso di farlo»[32].

Con i bianconeri vinse cinque scudetti in altrettante stagioni e fu, in tutti i cinque campionati, il secondo cannoniere della squadra, malgrado la riduzione degli obblighi d'attacco; disputò 160 partite su 166[33]. Particolarmente importante fu la rete segnata all'81’ di Fiorentina-Juventus del 2 giugno 1935 che, in virtù della contemporanea sconfitta dell'Ambrosiana sul campo della Lazio, assegnò lo scudetto ai bianconeri. Fu quella anche l'ultima gara di Ferrari con la Juventus; alla fine dell'anno fu inserito in lista di trasferimento.

Il passaggio all'Ambrosiana-Inter[modifica | modifica sorgente]
Una formazione dell'Ambrosiana 1937-1938; Ferrari è il terzo in piedi da destra.

Nel 1935 l'improvvisa morte di Edoardo Agnelli portò novità dirigenziali in seno alla società bianconera. Questa optò per una politica d'austerità, e quando a Ferrari fu negato un lieve aumento di stipendio, questi, che già aveva assistito all'allontanamento del mentore Carcano nel corso della stagione precedente, scelse di cambiare squadra. Rifiutò le offerte della Lazio[34] prefendo quelle dell'Ambrosiana-Inter, determinata a ricomporre l'accoppiata con Meazza già vista in Nazionale[1][35].

Durante quest'esperienza, Ferrari diede prova di «magistero e continuità atletica», dimostrandosi «aduso a giocare allo stesso (sfiancante) ritmo dal primo all'ultimo minuto, impegnato nel lavoro di cucitura al servizio della squadra»[36]. Con Ferrari titolare, Meazza si laureò per due volte capocannoniere, e l'Ambrosiana vinse il campionato del 1937-1938, il primo della gestione di Ferdinando Pozzani[36]. Nel 1938 gli giunse una ricca offerta dell'Arsenal; risulta essere questa una delle prime richieste di giocatori stranieri da parte di un club inglese: Ferrari rifiutò (Chiesa scrive che «non se la sentì»)[1].

A partire dalla stagione 1938-1939, nonostante la vittoria del precedente campionato e il successo ai Mondiali, Ferrari (così come Meazza, bloccato da un embolo a un piede) fu gradualmente accantonato dal nuovo allenatore nerazzurro Tony Cargnelli, che gli preferiva il giovane Candiani[37]. Nella stagione 1939-1940 Ferrari era ormai relegato tra le riserve, e vinse il suo settimo scudetto personale collezionando appena otto presenze[38].

Il Bologna dei veterani[modifica | modifica sorgente]

All'inizio della stagione 1940-1941 Hermann Felsner, allenatore del Bologna, chiese alla società l'ingaggio di Ferrari, trentatreenne e ormai ai margini nell'Ambrosiana. Lo impiegò alternandolo, a turno e a seconda dello stato di forma, ai due interni della squadra, i trentenni Andreoli e Sansone; il Bologna andò a vincere così, con largo anticipo, il sesto scudetto della sua storia, l'ultimo del ciclo dello «squadrone che tremare il mondo fa»[38].

Per Ferrari fu anche l'ottavo e ultimo scudetto in carriera; nella stagione successiva ritornò alla Juventus come calciatore-allenatore. Disputò la sua ultima partita di campionato il 1º febbraio 1942, in Bologna-Juventus 2-0, prima di giocare ancora una volta, la settimana dopo, nel quarto di finale di Coppa Italia vinto per 1-0 contro il Padova.

L'Italia campione mondiale nel 1934; Ferrari è in prima fila, accosciato, il quinto da sinistra.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Il debutto con l'Italia avvenne a 22 anni, allo Stadio del PNF, in Italia-Svizzera 4-2[39]; nella stessa partita debuttò Giuseppe Meazza, che sotto la guida di Vittorio Pozzo andò a formare con Ferrari una celebre coppia di mezzali definita, nel 1938, «il duo più straordinario del mondo»[1]. Nell'aprile di quell'anno esordì anche in Nazionale B, con cui collezionò 7 reti in 4 presenze[40].

Ferrari giocò cinque partite su sei del vittorioso Mondiale del 1934, segnando una rete nell'ottavo di finale, contro gli Stati Uniti, e un'altra a Zamora, nel quarto contro la Spagna[41]. Il 14 novembre dello stesso anno fu tra i protagonisti della gara contro l'Inghilterra ricordata come "Battaglia di Highbury"; su Lo Sport Fascista scrisse: «Li abbiamo battuti moralmente a casa loro, nel cuore, e siamo stati più che alla pari per tecnica di gioco»[42]. Il 13 maggio 1933 era stato il primo italiano a segnare un gol alla nazionale inglese, che ricordò come uno dei momenti più appaganti della sua carriera: «Ho battuto Zamora nel mondiale del 1934 a Firenze, però la maggiore soddisfazione la provai l'anno precedente, a Roma, contro gli inglesi. Erano i maestri. Con un lungo tiro ingannai il portiere Hibbs; peccato che, poco dopo, Bastin abbia ottenuto il pareggio che, tuttavia, ci fece onore. Il mistero sugli inglesi, ritenuti invincibili, incominciò a svelarsi»[43].

Soprattutto, Ferrari è ritenuto uno dei calciatori più importanti nella vittoria del Mondiale di Francia 1938. Su Il Calcio Illustrato l'inviato Renzo De Vecchi spiegò che le due mezzali «stavano, generalmente, più arretrate, e talvolta si videro anche sulla linea dei terzini, ciò che invece non si verificò in campo francese, brasiliano e ungherese»[44]. L'Auto, uno dei principali giornali sportivi dell'epoca, scrisse: «Ferrari e Meazza, artefici della vittoria per il modo abile, chiaro, intelligente impiegato nella costruzione del gioco offensivo della loro squadra»[45]; il corrispondente di Paris-Soir Jean Eskenazi inserì il mezzo sinistro nella formazione ideale del torneo[46].

Con gli azzurri Ferrari vinse anche la Coppa Internazionale 1933-1935. Disputò l'ultima gara il 4 dicembre 1938, a Napoli, in Italia-Francia 1-0[47]; aveva collezionato 44 presenze (2 da capitano)[48] e 14 reti[40].

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Juventus ed Ambrosiana-Inter[modifica | modifica sorgente]

Nel 1941-1942 Ferrari fece ritorno alla Juventus dopo sei anni per ricoprire il ruolo di giocatore ed allenatore; in quella stagione, spiegò Paolo Facchinetti, «esigenze di rinnovamento» comportarono una «strana campagna acquisti, che vide la cessione fra gli altri di Borel II, di Gabetto e del portiere Bodoira»[49]. Ferrari diede le dimissioni dall'incarico dopo quattordici gare, con la squadra quinta, già nettamente distanziata dal gruppo di testa; fu sostituito da Luis Monti, rimanendo in rosa come giocatore[50]. Al termine della stagione la Juventus chiuse si aggiudicò la Coppa Italia.

Ferrari, a sinistra, allenatore del Brescia nel 1945-1946.

Nella stagione successiva si legò invece all'Ambrosiana, reduce da un campionato deludente e dalle dimissioni del presidente Pozzani. La squadra rimase a lungo a contatto con le prime posizioni, per poi cedere nelle battute finali del torneo; durante le partita dell'ultima giornata contro il pericolante Venezia, i giocatori nerazzurri assunsero un atteggiamento passivo e Ferrari scelse di espellere un proprio giocatore, Ubaldo Passalacqua, «per scarso impegno». La Commissione di Controllo della Federazione multò Ferrari per questo gesto, poiché anch'esso avrebbe favorito il Venezia[51].

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1947-1948 allenò il Cantonal Neuchâtel, nella massima serie svizzera[52]; la squadra retrocesse al termine del torneo, ma l'opera di Ferrari, scrisse La Stampa in quell'anno, «fu apprezzata dai dirigenti elvetici»[53].

Nella stagione successiva vinse la Serie C 1948-1949 con il Prato; in Italia allenò anche il Brescia durante la Divisione Nazionale 1945-1946 ed il Padova, in A, nel 1950-1951: chiamato a campionato in corso a sostituire Pietro Serantoni, venne sollevato prima del termine della stagione, e rimpiazzato da Frank Soo[54].

Seguì inoltre diverse squadre giovanili (Alessandria, Inter)[20], e fu osservatore per la FIGC, notando tra gli altri Giacomo Losi[55].

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Dal 1950 entrò nei ranghi federali e divenne istruttore tecnico nei corsi per allenatori. Fu dapprima aiutante di campo per la Nazionale, poi nel 1958 fu chiamato a sostituire Giuseppe Viani con una commissione tecnica formata dai dirigenti Pino Mocchetti e Vincenzo Biancone. Dopo un breve ritorno di Viani, Ferrari gli subentrò in solitaria, ottenendo la qualificazione ai Mondiali del 1962. Sotto la guida dell'ex mezzala, «la massima rappresentativa italiana conobbe tra l'autunno del 1960 e la primavera del 1962 una stagione complessivamente positiva», anche se il gioco offensivo da lui proposto poiché congeniale ai vari oriundi venne criticato dal giornalista Gianni Brera, in particolare dopo la sconfitta contro l'Inghilterra del maggio 1961[56]. Per la fase finale, in Cile, gli furono affiancati Helenio Herrera, che rinunciò poco tempo, e il presidente della SPAL Paolo Mazza[20].

A partire dall'esclusione dal novero dei convocati di Mario Corso[57], dopo un litigio con lo stesso Ferrari, la spedizione cilena fu travagliata sin dal principio, anche per i contrasti tra i due componenti della commissione tecnica, a causa delle diverse visioni di gioco (Mazza era un difensivista)[20]. Ferrari ricordò l'esperienza declinando le responsabilità per l'esito negativo del Mondiale: «se l'Italia fu eliminata in Cile, non è colpa mia. Lo dissi allora e lo ripeto oggi. Io non contavo niente. Quando mi venne comunicata la decisione di affiancarmi Mazza, risposi che con me Mazza non avrebbe litigato. In parole povere avrei fatto decidere a lui»[57].

L'Italia, considerata tra le favorite, uscì al primo turno, principalmente a causa del caotico esito della partita contro i padroni di casa del Cile, nella partita ricordata come "Battaglia di Santiago". Omar Sivori denunciò poi il pesante condizionamento della stampa, dichiarando di essere stato testimone di una conversazione in cui i due commissari si erano fatti influenzare, nella scelta dei titolari da schierare contro il Cile, da alcuni importanti cronisti fautori del difensivismo (tra i quali pare vi fosse lo stesso Brera)[58]. Al ritorno Ferrari lasciò dunque la guida nella Nazionale; per il giornalista Giuseppe Signori «ebbe il torto in Cile e prima di Santiago di non opporsi a troppe cose, come a persone sbagliate. Passivamente accettò in silenzio il peggio, limitandosi a parlare dopo»[59], come ammise lui stesso, rammaricandosene, nella lettera di dimissioni inviata alla Federazione[20].

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppa Italia Coppe europee Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1923-1924 Italia Alessandria PD 3 0 3 0
1924-1925 PD 12 1 12 1
Totale Alessandria 15 1 15 1
1925-1926 Italia Internaples PD 15 16 15 16
1926-1927 Italia Alessandria DN 18 11 CI+CONI 1+12 2+10 31 23
1927-1928 DN 32 22 32 22
1928-1929 DN 28 12 28 12
1929-1930 A 26 19 26 19
Totale Alessandria 104 64 13 12 117 76
1930-1931 Italia Juventus A 34 16 CEC 3 1 37 17
1931-1932 A 33 18 CEC 4 0 37 16
1932-1933 A 33 11 CEC 4 1 37 12
1933-1934 A 34 16 CEC 6 2 40 18
1934-1935 A 26 7 CEC 7 5 33 12
1935-1936 Italia Ambrosiana-Inter A 25 8 CI 2 0 CEC 6 2 33 10
1936-1937 A 30 7 CI 4 4 34 11
1937-1938 A 30 9 CI 1 0 CEC 4 3 35 12
1938-1939 A 15 0 CI 0 0 CEC 0 0 15 0
1939-1940 A 8 0 CI 0 0 8 0
Totale Ambrosiana-Inter 108 24 7 4 10 5 125 33
1940-1941 Italia Bologna A 16 2 CI 4 0 20 2
Totale Bologna 16 2 4 0 20 2
1941-1942 Italia Juventus A 6 1 CI 3 0 9 1
Totale Juventus 166 69 3 0 24 9 193 78
Totale 424 176 27 16 34 14 485 206

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
9 febbraio 1930 Roma Italia Italia 4 – 2 Svizzera Svizzera Amichevole -
25 gennaio 1931 Bologna Italia Italia 5 – 0 Francia Francia Amichevole -
22 febbraio 1931 Milano Italia Italia 2 – 1 Austria Austria Coppa Internazionale -
29 marzo 1931 Berna Svizzera Svizzera 1 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale -
12 aprile 1931 Oporto Portogallo Portogallo 0 – 2 Italia Italia Amichevole 1
19 aprile 1931 Bilbao Spagna Spagna 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
20 maggio 1931 Roma Italia Italia 3 – 0 Scozia Scozia Amichevole -
15 novembre 1931 Roma Italia Italia 2 – 2 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Coppa Internazionale -
13 dicembre 1931 Torino Italia Italia 3 – 2 Ungheria Ungheria Coppa Internazionale -
28 ottobre 1932 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale 1
27 novembre 1932 Milano Italia Italia 4 – 2 Ungheria Ungheria Amichevole 1
1º gennaio 1933 Bologna Italia Italia 3 – 1 Germania Germania Amichevole -
2 aprile 1933 Ginevra Svizzera Svizzera 0 – 3 Italia Italia Coppa Internazionale -
7 maggio 1933 Firenze Italia Italia 2 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Coppa Internazionale 1
13 maggio 1933 Roma Italia Italia 1 – 1 Inghilterra Inghilterra Amichevole 1
22 ottobre 1933 Budapest Ungheria Ungheria 0 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale -
3 dicembre 1933 Firenze Italia Italia 5 – 2 Svizzera Svizzera Coppa Internazionale 1
11 febbraio 1934 Torino Italia Italia 2 – 4 Austria Austria Coppa Internazionale -
25 marzo 1934 Milano Italia Italia 4 – 0 Grecia Grecia Qual. Mondiali 1934 1
27 maggio 1934 Roma Italia Italia 7 – 1 Stati Uniti Stati Uniti Mondiali 1934 - Ottavi 1
31 maggio 1934 Firenze Italia Italia 1 – 1 dts Spagna Spagna Mondiali 1934 - Quarti 1
3 giugno 1934 Milano Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Mondiali 1934 - Semif. -
10 giugno 1934 Roma Italia Italia 2 – 1 dts Cecoslovacchia Cecoslovacchia Mondiali 1934 - Finale - 1º Titolo Mondiale
14 novembre 1934 Londra Inghilterra Inghilterra 3 – 2 Italia Italia Amichevole -
9 dicembre 1934 Milano Italia Italia 4 – 2 Ungheria Ungheria Amichevole 1
17 febbraio 1935 Roma Italia Italia 2 – 1 Francia Francia Amichevole -
24 marzo 1935 Vienna Austria Austria 0 – 2 Italia Italia Coppa Internazionale -
24 novembre 1935 Milano Italia Italia 2 – 2 Ungheria Ungheria Coppa Internazionale 1
31 maggio 1936 Budapest Ungheria Ungheria 1 – 2 Italia Italia Amichevole -
25 ottobre 1936 Milano Italia Italia 4 – 2 Svizzera Svizzera Coppa Internazionale -
15 novembre 1936 Berlino Germania Germania 2 – 2 Italia Italia Amichevole 1
13 dicembre 1936 Genova Italia Italia 2 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole 1
23 maggio 1937 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 0 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale -
27 maggio 1937 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 3 Italia Italia Amichevole -
31 ottobre 1937 Ginevra Svizzera Svizzera 2 – 2 Italia Italia Coppa Internazionale -
5 dicembre 1937 Parigi Francia Francia 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
15 maggio 1938 Milano Italia Italia 6 – 1 Belgio Belgio Amichevole -
22 maggio 1938 Genova Italia Italia 4 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole 1
5 giugno 1938 Marsiglia Norvegia Norvegia 1 – 2 dts Italia Italia Mondiali 1938 - Ottavi -
12 giugno 1938 Parigi Francia Francia 1 – 3 Italia Italia Mondiali 1938 - Quarti -
16 giugno 1938 Marsiglia Brasile Brasile 1 – 2 Italia Italia Mondiali 1938 - Semif. -
19 giugno 1938 Parigi Ungheria Ungheria 2 – 4 Italia Italia Mondiali 1938 - Finale - 2º Titolo Mondiale
20 novembre 1938 Bologna Italia Italia 2 – 0 Svizzera Svizzera Amichevole - Cap.
4 dicembre 1938 Napoli Italia Italia 1 – 0 Francia Francia Amichevole - Cap.
Totale Presenze (49º posto) 44 Reti (19º posto) 14

Carriera da allenatore[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale Vittorie %
Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1941-1942 Italia Juventus A 14 5 4 5 CI 2 2 0 0 16 7 4 5 43,75
1942-1943 Italia Ambrosiana-Inter A 30 15 4 11 CI 1 0 0 1 31 15 4 12 48,39
1945-1946 Italia Brescia DN 13 5 4 4 13 5 4 4 38,46
1947-1948 Svizzera Cantonal Neuchâtel A 26 2 6 18 CS 2 1 0 1 28 3 6 19 10,71
1948-1949 Italia Prato C 40 25 8 7 40 25 8 7 62,50
1949-1950 B 42 8 10 24 42 8 10 24 19,05
Totale Prato 82 33 18 31 82 33 18 31 40,24
1950-1951 Italia Padova A 14 4 1 9 14 4 1 9 28,57

Panchine da commissario tecnico della Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
13 dicembre 1958 Genova Italia Italia 1 – 1 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Coppa Internazionale 1955-1960 Galli Cap: Boniperti
28 febbraio 1959 Roma Italia Italia 1 – 1 Spagna Spagna Amichevole Lojacono Cap: Montuori
6 maggio 1959 Londra Inghilterra Inghilterra 2 – 2 Italia Italia Amichevole Brighenti
Mariani
Cap: Segato
1º novembre 1959 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale 1955-1960 Lojacono Cap: Cervato
29 novembre 1959 Firenze Italia Italia 1 – 1 Ungheria Ungheria Coppa Internazionale 1955-1960 Cervato Cap: Boniperti
10 dicembre 1960 Napoli Italia Italia 1 – 2 Austria Austria Amichevole Boniperti Cap: Boniperti
25 aprile 1961 Bologna Italia Italia 3 – 2 Irlanda del Nord Irlanda del Nord Amichevole 2 Stacchini
Sívori
Cap: Nicolè
24 maggio 1961 Roma Italia Italia 2 – 3 Inghilterra Inghilterra Amichevole Sívori
Brighenti
Cap: Nicolè
15 giugno 1961 Firenze Italia Italia 4 – 1 Argentina Argentina Amichevole Lojacono
2 Sívori
Mora
Cap: Brighenti
15 ottobre 1961 Tel Aviv Israele Israele 2 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1962 Lojacono
Altafini
2 Corso
Cap: Buffon
4 novembre 1961 Torino Italia Italia 6 – 0 Israele Israele Qual. Mondiali 1962 4 Sivori
Corso
Angelillo
Cap: Buffon
5 maggio 1962 Firenze Italia Italia 2 – 1 Francia Francia Amichevole 2 Altafini Cap: Buffon
13 maggio 1962 Bruxelles Belgio Belgio 1 – 3 Italia Italia Amichevole Menichelli
2 Altafini
Cap: Losi
31 maggio 1962 Santiago del Cile Italia Italia 0 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1962 - Cap: Buffon
2 giugno 1962 Santiago del Cile Cile Cile 2 – 0 Italia Italia Mondiali 1962 - Cap: Mora
7 giugno 1962 Santiago del Cile Italia Italia 3 – 0 Svizzera Svizzera Mondiali 1962 Mora
2 Bulgarelli
Cap: Buffon
Totale Presenze 16 Reti 39

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Juventus: 1930-1931, 1931-1932, 1932-1933, 1933-1934, 1934-1935
Ambrosiana-Inter: 1937-1938, 1939-1940
Bologna: 1940-1941
Juventus: 1941-1942
Alessandria: 1927

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Italia 1934, Francia 1938
1933-1935

Individuale[modifica | modifica sorgente]

  • Inserito nella Hall of Fame - I Magnifici del calcio italiano
2000
2011 (riconoscimento alla memoria)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Chiesa, Il secolo azzurro, op. cit., p. 253
  2. ^ a b Ettore Berra. Revisioni di fine stagione: gli attaccanti, da Il Calcio Illustrato, 23 (VIII), 8 giugno 1938, p. 2.
  3. ^ Melegari, Almanacco... 2004, op. cit., p. 579
  4. ^ Roberto Perrone, Serena, la punta con la valigia, Corriere.it, 7 maggio 2013. URL consultato il 23 giugno 2013.
  5. ^ Massimo Fiandrino. Record e curiosità ai campionati, da La Stampa, 8 ottobre 2001, p. 43
  6. ^ Boccassi Dericci, op. cit., p. XXVIII
  7. ^ Carlo Gilardenghi, Plasa Ratas e El Canton di Rus, Isral.it. URL consultato il 20 giugno 2013.
  8. ^ Citato in Caligaris, Grig100, op. cit., p. 26
  9. ^ a b Si veda l'articolo di Alberto Fasano sulla scomparsa di Giovanni Ferrari pubblicato su Hurrà Juventus del gennaio 1983. Citato sul blog Ilpalloneracconta.blogspot.it
  10. ^ a b c Sappino, op. cit., pp. 707-708
  11. ^ a b Caligaris, Grig100, op. cit., pp. 26-27
  12. ^ È morto Gioanin Ferrari, da l'Unità, 3 dicembre 1982, p. 15
  13. ^ Intitolato a Ferrari il campo dell'Europa, da La Stampa di Alessandria, 20 maggio 2001, p. 46
  14. ^ FIGC. Impianti, Figc.it. URL consultato il 22 giugno 2013.
  15. ^ Lucien Gamblin, Meazza e Ferrari visti da Gamblin, da Il Calcio Illustrato. 27 (VIII), 29 giugno 1938, p. 4
  16. ^ Brera, op. cit., p. 154
  17. ^ Antonio Ghirelli, Storia del calcio italiano, citato in Caligaris, 100 volte grigi, op. cit., p. 11. Chiesa attribuisce le stesse frasi a Berra, mentre in Sappino, op. cit., pp. 707-708 sono contenute nel saggio di Angelo Rovelli.
  18. ^ Sappino, op. cit., p. 219: «Nessuna fonte riporta su di lui aneddoti curiosi o piccanti: è un uomo d'ordine anche fuori dal campo».
  19. ^ Pennacchia, Il Calcio in Italia, op. cit., p. 142
  20. ^ a b c d e Chiesa, Il secolo azzurro, op. cit., p. 253-254
  21. ^ Caligaris, 100 volte grigi, op. cit., p. 11
  22. ^ Alessandria U.S.: 60 anni (p. 34) attribuisce la rete ad Avalle
  23. ^ Stefano Bedeschi, Gli eroi in bianconero: Giovanni Ferrari, Tuttojuve.com, 6 dicembre 2012. URL consultato il 22 giugno 2013.
  24. ^ Caligaris, Grig100, op. cit., p. 33
  25. ^ Mario Ferretti, Giovanni Ferrari maestro di palleggio, da Corriere dello Sport, 61 (I), 8 ottobre 1943, p. 1
  26. ^ Boccassi Dericci, op. cit., pp. 45, 48
  27. ^ a b c Pennacchia, Il Calcio in Italia, op. cit., pp. 79-80
  28. ^ Boccassi Dericci, op. cit., p. 56
  29. ^ Boccassi Dericci, op. cit., p. 298
  30. ^ Pennacchia, Gli Agnelli e la Juventus, op. cit., p. 142
  31. ^ Chiesa, Il grande romanzo... Seconda puntata, op. cit., p. 62
  32. ^ Citato in Chiesa, Il secolo azzurro, op. cit., p. 253
  33. ^ Giampiero Paviolo. La Juve si fidanza con l'Italia: cinque scudetti in fila, un record, da La Stampa, 13 giugno 1999, p. 37
  34. ^ L'Ambrosiana, Ferrari e Ferraris II e notizie sulle ultime trattative, da Il Littoriale, 181 (IX), p. 181
  35. ^ Chiesa, Il grande romanzo... Terza puntata, op. cit., pp. 62-63
  36. ^ a b Chiesa, Il grande romanzo... Terza puntata, op. cit., pp. 72-73
  37. ^ Chiesa, Il grande romanzo... Terza puntata, op. cit., pp. 48-49
  38. ^ a b Chiesa, Il grande romanzo... Quarta puntata, op. cit., pp. 54-55
  39. ^ Melegari, Almanacco... 2004, op. cit., p. 653
  40. ^ a b Melegari, Almanacco... 2004, op. cit., p. 754
  41. ^ Melegari, Almanacco... 1995, op. cit., pp. 656-657
  42. ^ Giovanni Ferrari. Esperienze inglesi, da Lo Sport Fascista, XII (1934), p. 7
  43. ^ Citato sul blog Ilpalloneracconta.blogspot.it
  44. ^ Renzo De Vecchi, Tecniche e tattiche, da Il Calcio Illustrato, 27 (VIII), 29 giugno 1938, p. 4
  45. ^ Citato in Renzo De Vecchi, Tecniche e tattiche, da Il Calcio Illustrato, 27 (VIII), 29 giugno 1938, p. 4
  46. ^ Marco Impiglia, Da allora siamo la Squadra, da Guerin Sportivo, 10 (LXXXVII), 4-10 marzo 1998, pp. 8-11
  47. ^ Melegari, Almanacco... 2004, op. cit., p. 660
  48. ^ Melegari, Almanacco... 2004, op. cit., p. 770
  49. ^ Paolo Facchinetti, Tutte le MalaJuve: viaggio nelle altre crisi bianconere, da Guerin Sportivo, 4 (LXXXVIII), 27 gennaio-2 febbraio 1999, pp. 82-83
  50. ^ Monti nuovo allenatore della Juventus, da Il Littoriale, 26 (1942), 30 gennaio 1942, p. 2
  51. ^ Chiesa, Il grande romanzo... Quarta puntata, op. cit., pp. 48-49
  52. ^ Giovanni Ferrari lascia la Svizzera, da Corriere dello Sport, 100 (IXXX), 30 aprile 1948, p. 2
  53. ^ Ai miei tempi (dice Gioanin Ferrari) si giocava meglio, da Stampa Sera, 5 novembre 1948, p. 4
  54. ^ L'inglese Frank Soo allenatore del Padova, da Corriere dello Sport, 86 (XXXII), 10 aprile 1951, p. 4
  55. ^ Giuseppe Paolo Samonà, Losi cuore antico, da Corriere dello Sport, 53 (LII), 4 marzo 1971, p. 3
  56. ^ Papa, op. cit., p. 293
  57. ^ a b Citato sul blog Storiedicalcio.altervista.org
  58. ^ Chiesa, Il secolo azzurro, op. cit., p. 419
  59. ^ Giuseppe Signori, La politica del compromesso, da L'Unità, 10 ottobre 1962, p. 9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Ansaldo, Roberto Beccantini, Piero Bianco (a cura di). Il grande album della Juve. Torino, La Stampa, 1997.
  • Ugo Boccassi, Enrico Dericci, Marcello Marcellini. Alessandria U.S.: 60 anni. Milano, G.E.P., 1973.
  • Gianni Brera. Storia critica del calcio italiano. Milano, Baldini & Castoldi, 1998.
  • Mimma Caligaris. Grig100. Un secolo di Alessandria in cento partite. Alessandria, Il Piccolo, 2012.
  • Carlo F. Chiesa. Il secolo azzurro. Bologna, Minerva, 2010.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Seconda puntata: Continua il dominio della Juve, da Calcio 2000, gennaio 2002, pp. 58-77.
  • Carlo F. Chiesa. La grande storia dello scudetto. Terza puntata: Il Bologna fa tremare il mondo, da Calcio 2000, febbraio 2002, pp. 58-77.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Quarta puntata: Il Bologna chiude il suo ciclo, da Calcio 2000, marzo 2002, pp. 40-59.
  • Fabrizio Melegari (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 2004. Modena, Panini, 2003.
  • Antonio Papa, Guido Panico. Storia sociale del calcio in Italia: dai club dei pionieri alla Nazione Sportiva (1887-1945). Bologna, Il Mulino, 1993.
  • Mario Pennacchia. Gli Agnelli e la Juventus. Milano, Rizzoli, 1985.
  • Mario Pennacchia. Il Calcio in Italia. Torino, UTET, 1999.
  • Marco Sappino (a cura di). Dizionario del calcio italiano - Vol. 2. Milano, Baldini, Castoldi & Dalai, 2000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]