Attilio Ferraris

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Attilio Ferraris
Attilio Ferraris.jpg
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Altezza 170 cm
Peso 70 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Centrocampista, difensore
Ritirato 1944
Carriera
Squadre di club1
1922-1927 Fortitudo Fortitudo 43 (2)
1927-1934 Roma Roma 198 (3)
1934-1936 Lazio Lazio 39 (0)
1936-1938 Bari Bari 54 (0)
1938-1939 Roma Roma 12 (0)
1939-1940 Catania Catania 15 (0)
1940-1944 Flag of None.svg Elettronica  ? (?)
Nazionale
1926-1935 Italia Italia 28 (0)
Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Bronzo Amsterdam 1928
W.Cup2.svg  Coppa Rimet
Oro Italia 1934
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Attilio Ferraris detto Ferraris IV (Roma, 26 marzo 1904Montecatini Terme, 8 maggio 1947) è stato un calciatore italiano, di ruolo mediano.

Campione del Mondo con la Nazionale italiana nel 1934.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era nativo del Rione Borgo, cresciuto in una numerosa famiglia di otto figli: 4 maschi e 4 femmine. Il padre Secondo era di origine piemontese e aveva in gestione una bottega di bambole nei pressi di via Cola di Rienzo. Proprio in funzione delle sue origini, quando il ragazzo era ancora minorenne, la Juventus inviò due suoi incaricati dal papà, chiedendo di favorire il suo passaggio in bianconero. Lui rispose che non avrebbe venduto suo figlio. Sapeva che suo figlio voleva rimanere a Roma e giocare nella squadra della sua città.

"Tilio" viveva in una famiglia dove il football era di casa. Era conosciuto sui campi da calcio come Ferraris IV, perché anche gli altri fratelli, che erano più grandi di lui, giocavano. Soprattutto Paolino era bravissimo, quasi quanto Attilio. Gino, invece, "giochicchiava", perché aveva avuto un infortunio a una gamba. Spesso la mamma Eurosia, per star tranquilla, mandava la sorella più piccola Jolanda a controllare se lui e i fratelli fossero al campo della Fortitudo.

Proprio la sorella lo ricorderà come un ragazzo gioviale, di una enorme generosità e che aveva un grande amore per la sua famiglia e adorava i bambini. Tornando dalle trasferte della Nazionale, veniva spesso sommerso da questi piccoletti che gli chiedevano una foto, un autografo. Lui apriva la valigetta e gli dava regolarmente la maglia azzurra[1].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Ferraris con la maglia della Roma

Cominciò la sua carriera nella Fortitudo, sul campo dell'Istituto Pio X, a Castel Sant'Angelo, sotto la guida di Fratel Porfirio. Il 7 giugno 1927, dalla fusione della stessa Fortitudo con le società Alba Audace e il Roman, nacque la AS Roma, e Ferraris ne diventò il primo capitano della sua storia. Amatissimo dai tifosi, una volta, quando si fece male, arrivò talmente tanta gente che il portiere dello stabile mise un cartello dove era scritto il piano in cui si trovava Ferraris, e un tifoso all'ingresso, dovette essere incaricato di regolare il traffico dei visitatori in entrata e in uscita. In totale con i giallorossi disputò 210 partite segnando tre gol, giocando mediano laterale, terzino o anche centromediano. Insieme all’amico Fulvio Bernardini costituì una coppia indimenticabile della Roma di Campo Testaccio.

A lui successivamente passò la fascia di capitano. Rimasero celebri le sue parole: “A Fu' tu sei er mejio: er capitano fallo tu…”, testimonianza anche del suo temperamento da vero romano oltre che da romanista. Fu sempre protagonista mettendo in campo giocate eleganti accompagnate da cattiveria agonistica senza mai uscire però dai binari della correttezza e della sportività.[2] Aveva un carattere poco incline alla disciplina, era un uomo dai gusti raffinati, ricercato nel vestire, amante delle donne, cultore delle macchine di grossa cilindrata e, soprattutto, col vizio accanito del gioco. Gioco che gli risucchiava, senza rimorsi da parte sua, gran parte del denaro guadagnato con il calcio. “Se avessi ancora i soldi persi a poker, ai cavalli e ai cani, ma sai quanti soldi me giocherei ancora!!!”, amava dire con una risata.

Tutte abitudini che mal si conciliavano con il ruolo di calciatore, spesso saltava gli allenamenti. Il presidente Sacerdoti aveva dovuto spesso proteggerlo dalle sfuriate degli allenatori della Roma; lo aiutò persino ad aprire un bar con biliardo nel suo quartiere. Poi, quando si presentò per l’ennesima volta in ritardo ad una partita di campionato, la misura fu colma e Ferraris IV venne messo fuori rosa. A 30 anni, la sua carriera di calciatore sembrava seriamente compromessa e l’indomito "Tilio" avviato sul viale del tramonto. Lo risollevò da quel gorgo fumoso e anonimo il ct della nazionale che andò a cercarlo personalmente nel suo bar e dove lo trovò con in mano la stecca da biliardo e in bocca l’ennesima sigaretta. Gli strappò la promessa di smettere di fumare e di provare a prepararsi per il mondiale. Ci riuscì: si allenò con uno zelo ed una dedizione che non gli si erano mai riconosciuti prima e con la Nazionale divenne Campione del Mondo.

La sua inattesa rinascita al Mondiale del 1934, rilanciò la sua carriera e il presidente laziale Gualdi, lo volle tanto fortemente che offrì 150.000 lire pur di vestirlo di biancoceleste. La Roma accettò i soldi e così passò a sorpresa alla Lazio, dove disputò 39 partite. Il periodo biancoceleste fu però breve e dopo due anni venne ceduto al Bari. Con i pugliesi firmò 54 presenze in due stagioni, poi nel 1938 tornò alla sua Roma, e infine terminò la sua carriera professionistica al Catania. Indossando la maglia dell'Elettronica, giocò fino all'età di quarant'anni.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Ferraris in Nazionale

Fu il primo giocatore della Roma a vestire la maglia della Nazionale italiana: esordì il 1º gennaio 1928 a Genova, in occasione di Italia-Svizzera (3-2). Sempre nel 1928 figurò nella squadra vincitrice della medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Amsterdam.

La sua vita sregolata, dedita alle sigarette e al gioco, ne aveva provocato l'uscita dal giro azzurro e pure dalla sua squadra di club, minandone le qualità di grande combattente. A sorpresa, quando era già mentalmente e atleticamente un ex giocatore, il Commissario unico della nazionale Vittorio Pozzo, che ne conosceva le qualità, gli concedette fiducia e lo convocò per il Campionato mondiale di calcio del 1934 che si disputava in Italia. Così, ripescato e rimessosi a nuovo grazie alla feroce applicazione, si presentò al ritiro sul Lago Maggiore in condizioni fisiche smaglianti, diventando uno dei baluardi della squadra azzurra. Inizialmente partito come riserva, venne chiamato in causa nella ripetizione della sfida del quarto di finale contro la Spagna per sostituire (giocando poi fino alla fine del torneo) Pizziolo che si nella prima partita si era fratturato una gamba (dalla stessa partita erano usciti malconci ed esausti e non avevano giocato nella ripetizione anche Schiavio e Ferrari. Schierato nel ruolo di interno destro fu protagonista di una grande prestazione trascinando con la sua carica agonistica i compagni di squadra. Non uscì più dall'undici titolare arrivando fino alla finale di Roma dove si laureò Campione del mondo.

Nel novembre 1934 fu tra i "Leoni di Highbury" più elogiati dalla stampa britannica nella partita del dopo mondiale nello stadio londinese, persa dagli azzurri per 3-2 contro i "maestri inglesi". A fine primo tempo, con la squadra sotto di 3-0 e in inferiorità numerica per l'infortunio di Monti, Ferraris con il carisma che gli era consueto, spronò i compagni a tirare fuori la grinta e l'orgoglio. Nella ripresa insieme a Meazza, trascinò gli azzurri in una rimonta che non si completò per un soffio.

La morte[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Ferraris al Cimitero del Verano, a Roma.

Morì a Montecatini l'8 maggio 1947, su un campo di calcio, durante una partita tra vecchie glorie. La sua tomba al cimitero monumentale del Verano riporta la lapide Attilio Ferraris - Campione del Mondo. Ai funerali sulla sua bara c'era la maglia della Nazionale di Bernardini, invano se ne cercò una di Attilio, e non trovandola fu proprio il fraterno amico a porgere la sua.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Roma: 1928

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Amsterdam 1928
Italia 1934

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ FERRARIS IV - Il ricordo della sorella - asromaultras.org, 11 novembre 2007
  2. ^ Attilio Ferraris IV - Capitano dal 1927 al 1929 - laroma24.it, 27 marzo 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]