Campo Testaccio

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Campo Testaccio
CampoTestaccioAlto.jpg
Informazioni
Stato Italia Italia
Ubicazione Testaccio, Roma
Inizio lavori 1928
Inaugurazione 1929
Demolizione 1940
Mat. del terreno Erba
Progetto Silvio Sensi
Uso e beneficiari
Calcio Roma
(1929-1940)
Capienza
Posti a sedere 20 000
 

Il Campo Testaccio era un impianto calcistico costruito nel 1929 a Roma, nell'omonimo quartiere, che ospitò le partite dell'Associazione Sportiva Roma dal 3 novembre 1929 al 30 giugno del 1940, per 161 incontri (103 vittorie, 32 pareggi e 26 sconfitte).[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto fu progettato dall'ingegner Silvio Sensi, padre di Franco (presidente del terzo scudetto romanista), sul modello degli stadi inglesi (in particolare su quello dell'Everton).[2] Aveva quattro tribune di legno verniciate con i colori della squadra (giallo oro e rosso pompeiano), con una capienza di 20 000 spettatori, e un campo in erba le cui dimensioni potevano essere regolate in base alle esigenze della squadra. L’impianto di Testaccio comprendeva anche l’abitazione dell’allenatore, un edificio sul cui muro esterno era dipinto uno stemma gigantesco della società giallorossa.[2]

Per far quadrare i conti e pagare le rette annuali del campo, la dirigenza giallorossa praticava prezzi piuttosto alti. Un biglietto di tribuna coperta costava dalle 30 alle 35 lire, la laterale dalle 20 alle 25 lire, i distinti dai 12 alle 15 lire, le gradinate tra le 8 e le 10 lire, i popolari 5-6 lire, i balilla avevano una riduzione a 2 lire, mentre il 50% di sconto veniva concesso alle donne, ai dopolavoristi, ai militari e agli universitari. Nonostante ciò, Campo Testaccio risultava spesso esaurito. La media degli incontri (alta per l'epoca) era di 10 mila spettatori. Chi era senza biglietto era solito appostarsi in cima al Monte dei cocci, che sovrastava lo stadio dal lato di via Zabaglia, da dove si vedeva giusto la metà del terreno di gioco, a causa della tettoia della tribuna che ostruiva la visuale.[3]

Il Campo Testaccio in una foto dell'epoca

Lo stadio è famoso tra i tifosi della squadra giallorossa per via del periodo a cui è legato, quello delle prime partite della Roma e delle prime vittorie del club, tra le quali quella contro la Juventus il 15 marzo 1931, sconfitta per 5-0 (ne fu tratto il film Cinque a zero); da lì nacque il soprannome, utilizzato ancora oggi, di Roma testaccina.[4]

La Roma giocò a Testaccio fino alla stagione 1939-40. Già durante la stagione 1937-38 l'impianto fu abbandonato in occasione di alcune gare particolarmente importanti, perché la struttura lignea della tribuna dei "distinti" cominciava a dare segni di cedimento. La struttura fu sostituita da una costruzione in cemento, la cui realizzazione richiese quasi un anno riducendo sensibilmente i posti, ma ciò non impedì il definitivo abbandono dello storico impianto oramai inadatto ad accogliere la numerosa tifoseria giallorossa.[2] Dopo l'ultima gara, lo stadio fu abbattuto il 21 ottobre 1940.

Il 27 novembre 2000, alla presenza del sindaco di Roma Francesco Rutelli, del presidente giallorosso Franco Sensi e di molti campioni romanisti del passato, lo stadio Testaccio fu riedificato con dimensioni inferiori alla precedente struttura, secondo un progetto diverso da quello proposto inizialmente dall'AS Roma, che prevedeva un campo sportivo da 10 000 posti e 4000 posti auto.[2] Fu tuttavia rispettata la collocazione dell’impianto originario, ai lati lunghi da via Zabaglia e via Caselli. Il piccolo impianto in terra battuta ospita la squadra dell'Associazione Sportiva Testaccio e, per volere dello stesso Sensi, alcune formazioni giovanili della Roma. L’area è stata inoltre valorizzata con la realizzazione di giardini e la costruzione di un centro sportivo multifunzionale.[2]

In seguito all'inizio dei lavori nel 2008 per la costruzione di un parcheggio sotterraneo, l'impianto sportivo ha subito una degradazione a livello strutturale ancora non risolta.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Silvia Scotti, Rinasce una leggenda ecco il campo Testaccio in La Repubblica, 16 novembre 2000, p. 7. URL consultato il 6 maggio 2013.
  2. ^ a b c d e STADI D’ITALIA: STADIO OLIMPICO DI ROMA, sportpeolpe.net, 10 luglio 2012. URL consultato il 16 maggio 2013.
  3. ^ Bruno Roghi, Grandi gioie e piccole vergogne di quelli che non pagano in La Domenica Sportiva, 5 novembre 1933, p. 7. URL consultato il 6 maggio 2013.
  4. ^ Federico Formica, Un ricordo della Roma Testaccina quando il calcio era una festa popolare, La Repubblica, 22 marzo 2013. URL consultato il 17 maggio 2013.
  5. ^ Luca Monaco, Così muore Campo Testaccio vecchia gloria giallorossa in la Repubblica, 1º luglio 2012. URL consultato il 16 maggio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]