Testaccio

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Coordinate: 41°52′41.89″N 12°28′32.71″E / 41.878303°N 12.475752°E41.878303; 12.475752


R. XX Testaccio
Piramide Cestia e Porta San Paolo
Piramide Cestia e Porta San Paolo
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Roma Roma
Città Roma-Stemma.png Roma Capitale
Circoscrizione Municipio Roma I
Superficie 0,6628 km²
Abitanti 8 358 ab.[1] (2010)
Densità 12 610,14 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Testaccio è il ventesimo rione di Roma, indicato con R. XX[2].

Il nome deriva dal cosiddetto "monte" (mons Testaceus): 35 metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al porto di Ripa grande (Emporium).

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 1d del I Municipio. Popolazione della zona urbanistica: 8.373[1] abitanti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il porto dell'Emporio funzionava fin dall'epoca romana, ed era il punto d'approdo delle merci e delle materie prime (prioritariamente marmi, grano, vino) che, arrivate via mare dal porto di Ostia, risalivano il Tevere su chiatte rimorchiate dai bufali che nel 1842 vennero sostituiti con rimorchi a vapore.

Nei secoli i cocci delle anfore, che servivano a contenere grano e alimenti liquidi durante il trasporto, si accumularono a montagnola: da qui il nome - antico - di monte Testaccio o Monte dei cocci, e la scelta - moderna - dell'anfora come simbolo del rione. Il numero delle anfore accatastate si stima attorno ai 25 milioni. Le anfore vuote che avevano contenuto soprattutto olio venivano rotte in cocci poi disposti ordinatamente per dare stabilità in piramide a gradoni e cosparsi di calce per evitare gli odori dovuti alla decomposizione dei residui organici.

Nei secoli XIII e XIV vi si teneva un palio da cui l'altra denominazione di Mons de Palio.

I marmi, che diedero il nome alla via Marmorata che mette in comunicazione il porto di Ripa con la Porta San Paolo, erano quelli che i romani continuarono ad importare da tutto il mar Mediterraneo via mare fino alla fine dell'Impero, e che nella decadenza di Roma rimasero inutilizzati in grandi quantità, res nullius, per secoli cava a cielo aperto di semilavorati di valore.

Lapide del 1720 che ricorda l'uso pubblico dei Prati di Testaccio

Fino alla bonifica e alla riorganizzazione urbana iniziata dopo il 1870, che destinò questo territorio e quello lungo la via Ostiense fino alla basilica di San Paolo ad attività industriali e di servizi "pesanti" (ferrovie, mattatoio, mercati generali, fabbrica del gas qui trasferita dal Circo Massimo) la zona, che pure era dentro le mura, era popolata da contadini poveri e pastori, soggetta alle alluvioni del Tevere e infestata dalla malaria, che cominciava alle porte di Roma.

Lo spazio tra il monte dei cocci e le mura era ad uso pubblico, e chiamato «i prati del popolo romano», e i Romani "di città" la frequentavano per diporto: per loro i prati del Testaccio erano destinazione tradizionale delle gite di pasquetta e delle ottobrate[3].

Testaccio è un esempio tipico di urbanizzazione industriale, nata come insediamento abitativo, separato e prossimo, connesso a luoghi di produzione: il rione entro le mura nacque, in effetti, come propaggine residenziale destinata agli operai addetti alle attività che si vennero insediando lungo la via Ostiense dalla fine dell'Ottocento. Da questo punto di vista è un esempio unico, a Roma, di urbanizzazione programmata.

Partita al Campo Testaccio negli anni trenta

Già il primo piano regolatore di Roma capitale, nel 1873, prevedeva che l'espansione industriale della città dovesse avvenire nella zona Ostiense: favorivano questa scelta il territorio pianeggiante e la presenza di varie vie di comunicazione - la via Ostiense appunto, il fiume con il porto di Ripa, e la ferrovia.

Il rione, in quanto entità amministrativa, è di istituzione abbastanza recente: fu scorporato nel 1921 dal vasto e poco popolato rione Ripa, anche se il Testaccio aveva una sua identità da sempre e godeva di non buonissima fama, legata appunto ai traffici del porto e della sua gente: era, insomma, una specie di angiporto di fiume. Ancora nel 1884 in un'indagine del Comune di Roma si leggeva che Testaccio deteneva il primato nazionale del consumo di alcolici.

Rione assolutamente popolare, oltre a essere luogo d'elezione dei passatempi e delle scampagnate dei romani, fu la culla dell'A.S.Roma con il suo campo di calcio.

Le numerose fraschette, osterie e trattorie di una volta (favorite dal fatto che a Testaccio era localizzato il Mattatoio comunale, e poco lontano i Mercati generali) si sono trasformate ora in pub e ristoranti, che ne perpetuano la vocazione "divertentistica". Nel vecchio Mattatoio è stata installata una sezione del MACRO e la sede della Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre, mentre al monte dei Cocci ha la sua sede la Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma del rione

Confina con...[modifica | modifica sorgente]

Ripa, San Saba, quartiere Ostiense (Municipio Roma XII), il Tevere (Trastevere), Aventino.

Piazze[modifica | modifica sorgente]

Piazza Testaccio
è il cuore commerciale del rione, grazie alla presenza del grande mercato coperto. Tuttavia è previsto entro il 2012 il trasferimento del mercato nella nuova sede in costruzione in Via Galvani, adiacente al MACRO.
Piazza Santa Maria Liberatrice
è il cuore "sociale" del rione. Sulla piazza sorgono, infatti, la chiesa di Santa Maria Liberatrice e il teatro (oggi Teatro Vittoria); al centro c'è un ampio giardino, alberato e costantemente popolato, intitolato alla famiglia Di Consiglio, trucidata alle Fosse Ardeatine[4].
  • Piazza dell'Emporio
  • Piazza Giustiniani
  • Largo Manlio Gelsomini

Strade[modifica | modifica sorgente]

Edifici di culto[modifica | modifica sorgente]

Santa Maria Liberatrice (festa per lo scudetto della Roma, giugno 2001)

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Antiquaria[modifica | modifica sorgente]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Influenze culturali[modifica | modifica sorgente]

  • Il mercato del Testaccio ha ispirato una canzone degli Inti-Illimani: El mercado Testaccio, contenuta nell'album Palimpsesto del 1981.

Persone legate a Testaccio[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Roma Capitale - Dipartimento risorse tecnologiche - servizi delegati - statistica. Iscritti in anagrafe al 31-12-2010.
  2. ^ Rendina-Paradisi, op. cit., 23.
  3. ^ Il testo della lapide che ribadiva l'uso pubblico recita: "Affinché nessuno possa appropriarsi dei campi del Testaccio, destinati a pascolo per uso pubblico con sacro editto del Senato e del Popolo Romano secondo gli statuti della città, posero [questa lapide] nell'anno 1720 i consoli marchese Scipione Ippolito de Rossi, marchese Cesare Sinibaldi, Pierpaolo Boccapaduli e Filippo Gentili capitano del rione".
  4. ^ I Di Consiglio, piccoli commercianti di Testaccio (ambulanti e macellai) erano sei: "un ragazzo di sedici anni, quello di diciassette, di diciannove, di ventuno, il padre, il nonno", che si chiamava Mosè, ed era nato nel 1870. Si veda in Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito: Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma 1999, p. 159.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudia Cerchiai, RIONE XX. TESTACCIO in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 5, Roma, Newton Compton Editori, 1990.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • AA.VV., Testaccio. Il quartiere operaio di Roma capitale, Milano, Palombi Editori, 2009, ISBN 978-88-6060-224-4.
  • Pierpaolo Belardi e Luigi Secondo Gioggi, Testaccio. Il cuore di Roma, Roma, Castelvecchi, 2010, ISBN 978-88-7615-514-7.
  • Luciano Cupelloni, Il mattatoio di Testaccio a Roma, Roma, Gangemi Editore, 2002, ISBN 978-88-492-0225-0.
  • Daniela Gallavotti Cavallero, Testaccio, Roma, Palombi Editori, 2007, ISBN 978-88-6060-105-6.
  • Roberto Lucignani, Testaccio. Dove batte più forte «er core» dei romani, Roma, Gangemi Editore, 2009, ISBN 978-88-492-1590-8.
  • Simona Lunadei, Testaccio: un quartiere popolare. Le donne, gli uomini e lo spazio della periferia romana (1870-1917), Milano, FrancoAngeli, 1992, ISBN 978-88-204-7362-4.
  • Giuliano Malizia, Testaccio, Roma, Newton Compton Editori, 1996, ISBN 88-8183-276-3.
  • Giuliano Malizia, Testaccio, Roma, La Campanella, 2004, ISBN 978-88-88519-25-8.
  • Marco Mulazzani e Massimo Carmassi, Il restauro dell'ex mattatoio del Testaccio a Roma, Segrate, Mondadori Electa, 2010, ISBN 978-88-370-7813-3.
  • Francesco Perego, Monumenti differiti. Il mattatoio di Testaccio a Roma, Clear, 1993, ISBN 978-88-385-0054-1.
  • Irene Ranaldi, Testaccio da quartiere operaio a Village della capitale, Milano, FrancoAngeli, 2012, ISBN 978-88-568-4826-7.

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