Porticus Aemilia
Coordinate: 41°52′46.30″N 12°28′23.13″E / 41.879528°N 12.4730917°E
La Porticus Aemilia era un portico commerciale di Roma antica utilizzato come magazzino e situato all'Emporium, il porto fluviale cittadino a sud dell'Aventino. I suoi resti si trovano oggi tra via Beniamino Franklin e via Marmorata. Alcuni muri superstiti, in opera incerta di tufo, sono tuttora visibili in via Branca, in via Rubattino e in via Florio. Di recente è stata suggerita un'identificazione alternativa con i Navalia repubblicani, destinati ad ospitare le navi da guerra della flotta romana.
La porticus venne edificata nel 193 a.C. dagli edili Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo (da cui il nome legato alla Gens Aemilia), e venne completata nel 174 a.C. dai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore.
L'edificio era molto grande, lungo ben 487 metri, largo 60 e suddiviso in più ambienti da 294 pilastri, che creavano sette file (nel senso della profondità) e 50 navate, ciascuna coperta da un serie di volticelle sovrapposte e larghe 8,30 metri, per una superficie coperta di 25000 m².[1].
L'edificio era in strettissima relazione col porto dell'Urbe: era distante circa 90 metri dal fiume e qui venivano immagazzinate le merci scaricate dalle imbarcazioni che rifornivano tutta la città. A livello architettonico la tipologia di edifici utilitari rientrava in un campo molto ambito dagli architetti romani poiché in questa classe di edifici potevano largamente sperimentare i materiali da costruzione cercando anche di scoprirne nuove applicazioni.
In epoca traianea o più tarda altri edifici si interposero tra il fiume e la porticus.
[modifica] Note
- ^ Porticus Aemilia. URL consultato il 26.01.2011.
[modifica] Bibliografia
- Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984.
- Lucos Cozza, Pier Luigi Tucci, Navalia, Archeologia Classica 57 (2006) 175-202
- Pierre Gros, Mario Torelli, Storia dell'urbanistica. Il mondo romano, Laterza, Roma-Bari 2007.
- Giovanni Battista Piranesi. Le antichità Romane. T. 4, tav. Tav. XLVIII