Fulvio Bernardini
| Fulvio Bernardini | ||
|---|---|---|
| Dati biografici | ||
| Nome | Fulvio Bernardini | |
| Paese | ||
| Calcio |
||
| Dati agonistici | ||
| Ruolo | Allenatore (ex portiere, centrocampista) | |
| Carriera | ||
| Giovanili | ||
| Squadre di club1 | ||
| 1919-1926 | ? (-?; 49) | |
| 1926-1928 | 58 (27) | |
| 1928-1939 | 286 (47) | |
| 1939-1943 | ? (?) | |
| Nazionale | ||
| 1925-1932 | 26 (3) | |
| Carriera da allenatore | ||
| 1939-? | ||
| 1949-1950 | ||
| 1950-1951 | ||
| 1951-1953 | ||
| 1953-1958 | ||
| 1958-1960 | ||
| 1961-1965 | ||
| 1965-1971 | ||
| 1971-1973 | ||
| 1974-1977 | ||
| Palmarès | ||
| Bronzo | Amsterdam 1928 | |
| 1 Dati relativi al solo campionato. Il simbolo → indica un trasferimento in prestito. |
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Fulvio Bernardini (Roma, 28 dicembre 1905 – Roma, 13 gennaio 1984) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo portiere prima e centrocampista poi.
Chiamato dai tifosi Fuffo, Professore o Dottore per la sua istruzione (era laureato in Scienze economiche), fu anche il primo giocatore militante in Lega Sud a essere convocato in nazionale[1]. Giocò nella Lazio, nell'Inter, nella Roma e nella M.A.T.E.R e allenò tra le altre Fiorentina e Bologna vincendo due scudetti. Il centro sportivo di Trigoria, sede ufficiale della Roma, è intitolato a lui.
Indice |
[modifica] Caratteristiche tecniche
Giocava nel ruolo di mezzala e di centromediano.[2]
[modifica] Carriera
[modifica] Giocatore
Iniziò la sua carriera nella Lazio con la quale debuttò il 19 ottobre 1919 in una partita valevole per il Torneo Canalini contro l'Audace[1]. Bernardini, che aveva in precedenza giocato nel ruolo di portiere in una squadretta di quartiere (l'Exquilia)[1], prima di entrare nella Lazio voleva fare un provino con la Fortitudo ma trovando il cancello chiuso decide di andare alla Lazio[1].
Inizialmente giocava come portiere poi a partire dal 1921 cambiò ruolo e divenne un attaccante. Ci sono discordanze sui motivi della sua scelta di cambiare ruolo. Secondo il libro 80 anni di passione: la storia della Roma dal 1926 al 2006 Bernardini avrebbe deciso di cambiare ruolo a causa dei ben quattro gol subiti nella partita Naples-Lazio 4-2[3]. Secondo altre fonti invece Bernardini decise di cambiare ruolo e diventare attaccante a causa di un grave scontro di gioco, avvenuto in Fortitudo-Lazio, che gli fece perdere i sensi ed alle successive pressioni della famiglia preoccupata[1].
Con la Lazio si mise in luce e nel 1922-23 raggiunse con la sua squadra la finalissima scudetto contro il Genoa. La squadra genovese era nettamente più forte e vinse facilmente per 4-1 e 2-0, ma i giocatori del Genoa rimasero stupiti dalla classe di Bernardini e il capitano genoano Renzo De Vecchi gli fece addirittura i complimenti e gli predisse un grande futuro[1].
Debuttò in nazionale il 22 marzo del 1925 nella partita Italia-Francia[1]. Fu il primo giocatore romano e centromeridionale a ricevere l'ambito onore di indossare la casacca azzurra.[1]
Quando si accorse di essere l'unico calciatore ad incarnare i valori sportivi dello spirito dilettantesco decise di provare il salto verso Milano.
Nell'estate del 1926 passò all'Inter di Luigi Cevenini. Fu lui a scoprire il giovanissimo Giuseppe Meazza. Bernardini si fermava spesso, dopo gli allenamenti, a guardare le partite delle squadre giovanili dell'Inter e rimase profondamente impressionato dal centravanti della Primavera nerazzurra. Insistette presso l'allenatore della prima squadra, Arpad Weisz, perché lo aggregasse alla prima squadra. Weisz decise quindi di visionare Meazza e si convinse che il suo centromediano non aveva esagerato: nel 1927 Meazza fu aggregato alla prima squadra, entrandovi (a 16 anni, caso più unico che raro) da titolare fisso. Meazza riconoscerà sempre, in seguito, il suo debito di gratitudine verso il suo scopritore.
In seguito Bernardini venne acquistato dalla Roma nel 1928 che guidò dal 1928 al 1939, nel ruolo di centromediano. Fu anche capitano della sua squadra, pare su specifica richiesta di Attilio Ferraris IV. Non ottenne mai vittorie con la Roma, pur sfiorando uno scudetto, ma costituì l'anima insostituibile della Roma testaccina e combattiva degli anni venti e trenta.
Insieme ad Attilio Ferraris IV costituì una coppia grintosa e carismatica. Aveva un grande senso tattico e tecnico e fu riconosciuto come un grande giocatore prima e allenatore poi. Dotato di un gran sinistro, non disdegnava il destro, era in possesso di un gran tocco di palla e di un buon colpo di testa. Non amava la fisicità del calcio ma l'uso della tecnica: cosa che gli costò paradossalmente il posto nelle nazionali mondiali guidate da Vittorio Pozzo nel 1934 e nel 1938 per "eccesso di intelligenza calcistica" che non sarebbe stata adeguatamente capita e messa a frutto dalle "maschie" compagini guidate dall'allenatore italiano.
Ha collezionato in tutto 286 presenze in maglia giallorossa, segnando ben 45 reti.
Pochi mesi dopo l'addio al calcio di Bernardini, la Roma traslocò anche dallo stadio di Testaccio. Era la fine di un'epoca.
[modifica] Allenatore
Nel 1950 Bernardini tornò alla Roma in veste di allenatore, ma la sua avventura fu interrotta da un brusco esonero. Allenò quindi la Reggina in serie C e il Vicenza in Serie B, dal 1951 al 1953.
Successivamente vinse invece lo scudetto alla guida della Fiorentina e del Bologna (prime squadre non-milanesi e non-torinesi in grado di aggiudicarsi fino ad allora i Campionati italiani di calcio nel dopoguerra) e la Coppa Italia del 1958 con la Lazio.
Bernardini fu latore di un credo calcistico fondato sul "WM elastico" e gli spazi liberi, il quale non si basava sul passare il pallone direttamente al compagno, ma nel lanciarlo in quello spazio libero dove questi era in grado di arrivare prima dell'avversario. Era tuttavia convinto che nel calcio la tattica «non è importante» e che «una squadra forte la fanno soltanto i piedi buoni dei suoi giocatori»[4]. Grazie a dette idee e alla summenzionata tattica, che ricorda quella utilizzata dalla vittoriosa Nazionale brasiliana del campionato del mondo 1958[4], Bernardini riuscì a vincere lo scudetto con la Fiorentina.
Col Bologna conquistò il campionato del 1963-1964, offrendo un calcio gradevole e redditizio specie sotto il profilo realizzativo, che consentì di ottenere il record di dieci vittorie consecutive. Il percorso verso la vittoria finale non fu tuttavia agevole: il 4 marzo 1964, durante il girone di ritorno che il Bologna stava giocando ad alti livelli, furono comunicati gli esiti dei test antidoping effettuati un mese prima dopo la vittoria per 4-1 sul Torino, che videro risultare positivi cinque calciatori rossoblu (Fogli, Pascutti, Pavinato, Perani e Tumburus). Bernardini fu accusato di aver somministrato le sostanze proibite a insaputa dei giocatori e squalificato per un anno e mezzo, mentre la squadra ottenne la sconfitta a tavolino per la gara contro il Torino e, in aggiunta, un punto di penalizzazione[5]. Il ricorso esperito dalla società, che dimostrò di essere estranea alla vicenda, fece sì che i punti le venissero riassegnati, così il Bologna poté agganciare l'Inter in testa alla classifica a tre giornate dal termine. La situazione non mutò e le squadre rimasero appaiate fino all'ultima giornata, rendendo pertanto necessario uno spareggio per l'assegnazione del titolo (tuttora unico caso in Italia). Quattro giorni prima dell'incontro decisivo il Bologna perse il presidente Renato Dall'Ara, che morì per problemi cardiaci, ma a Roma, il 7 giugno 1964, batté l'Inter per 2-0, aggiudicandosi dunque il campionato. Nella circostanza Bernardini indovinò un'importante mossa tattica, schierando il terzino Capra all'ala, in modo da marcare l'attaccante avversario Mario Corso, che di fatto venne neutralizzato[4].
Nel 1965 Bernardini inizia una lunga carriera a Genova come allenatore della Sampdoria. Il suo affiancamento a "Pinella" Baldini però non basta ad evitare la retrocessione (dopo un famoso rigore non dato contro la Lazio). Ma l'anno successivo guida la cavalcata nel Campionato cadetto e quindi, dal 1966 al 1971 consente la permanenza in Serie A alla Sampdoria. Dal 1971 al 1973 sarà il Direttore Sportivo del Brescia Calcio scoprendo tra gli altri Alessandro Altobelli. Nel 1974 gli venne affidata la Nazionale, che guiderà fino al 1977, quando venne sostituito da Enzo Bearzot. L'Italia, che non aveva superato il primo turno ai Mondiali, era costretta ad un significativo rinnovamento dovuto ad un cambio generazionale; secondo lo storico del calcio Giorgio Tosatti, «Il delicato periodo di passaggio fu gestito, con mano salda e assoluta noncuranza dell'impopolarità, da Fulvio Bernardini, che collezionò sconfitte e feroci critiche, ma riuscì a formare un nucleo di freschi talenti accomunati dalla qualità tecnica (i 'piedi buoni', il cui simbolo era considerato il giovane Giancarlo Antognoni) e dalla disciplina di squadra»[6].
Ritornerà a Genova dal 1977 al '79 come Direttore Generale della Sampdoria. Poco tempo dopo si ammalerà di morbo di Gehrig (sindrome laterale amiotrofica o SLA) e dopo circa tre anni, il 13 gennaio 1984, morirà a causa di esso [7], come si evince anche dal certificato di morte. Solo 20 anni dopo verrà data importanza al motivo della sua morte (per altro avvenuta a 78 anni quindi ad un'età in cui la SLA, seppure malattia rarissima, può colpire), per il fatto che a partire dal 2003 il magistrato torinese Raffaele Guariniello sta indagando tra le connessioni tra Calcio e SLA.
[modifica] Dirigente Federale
Il 27 luglio 1944 con la nomina dell'Avvocato Giulio Onesti a Commissario Straordinario del C.O.N.I., Fulvio Bernardini fu nominato Reggente della F.I.G.C., carica che resse con il Col. Ventura (segretario) dal 28 luglio 1944 fino al 4 dicembre 1944, data delle sue irrevocabili dimissioni.
[modifica] Statistiche
[modifica] Presenze e reti nei club
| Stagione | Squadra | Campionato | Coppe nazionali | Coppe continentali | Altre coppe | Totale | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Comp | Pres | Reti | Comp | Pres | Reti | Comp | Pres | Reti | Comp | Pres | Reti | Pres | Reti | ||
| 1923-1924 | PD | ND | 19 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | ND | 19 | |
| 1924-1925 | PD | ND | 16 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | ND | 16 | |
| 1925-1926 | PD | 9 | 14 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 9 | 14 | |
| Totale Lazio | ND | 49 | – | – | – | – | – | – | ND | 49 | |||||
| 1926-1927 | DN | 28 | 10 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 28 | 10 | |
| 1927-1928 | DN | 30 | 17 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 30 | 17 | |
| Totale Internazionale | 58 | 27 | – | – | – | – | – | – | 58 | 27 | |||||
| 1928-1929 | DN | 26 | 10 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 26 | 10 | |
| 1929-1930 | A | 24[8] | 11 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 24 | 11 | |
| 1930-1931 | A | 31 | 7 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 31 | 7 | |
| 1931-1932 | A | 29 | 7 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 29 | 7 | |
| 1932-1933 | A | 33 | 2 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 33 | 2 | |
| 1933-1934 | A | 16[9] | 3 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 16 | 3 | |
| 1934-1935 | A | 27 | 3 | – | – | – | – | – | – | – | – | – | 27 | 3 | |
| 1935-1936 | A | 30 | 1 | CI | 2 | – | – | – | – | – | – | – | 32 | 1 | |
| 1936-1937 | A | 29[10] | 3 | CI | 4 | – | – | – | – | – | – | – | 33 | 3 | |
| 1937-1938 | A | 23 | – | CI | 2 | – | – | – | – | – | – | – | 25 | – | |
| 1938-1939 | A | 18 | – | CI | – | – | – | – | – | – | – | – | 18 | – | |
| Totale Roma | 286 | 47 | 8 | – | – | – | – | – | 294 | 47 | |||||
| 1939-1940 | C | ND | ND | – | – | – | – | – | – | – | – | – | ND | ND | |
| 1940-1941 | C | ND | ND | – | – | – | – | – | – | – | – | – | ND | ND | |
| 1941-1942 | C | ND | ND | – | – | – | – | – | – | – | – | – | ND | ND | |
| 1942-1943 | B | 29 | 5 | CI | 1 | – | – | – | – | – | – | – | 30 | 5 | |
| Totale M.A.T.E.R. | ND | ND | – | – | – | – | – | – | ND | ND | |||||
| Totale | ND | ND | 9 | – | – | – | – | – | ND | ND | |||||
[modifica] Cronologia presenze e reti in Nazionale
[modifica] Palmarès
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h Storia della Lazio - Il primo dopoguerra.
- ^ Fulvio Bernardini Treccani.it
- ^ 80 anni di passione: la storia del Napoli dal 1926 al 2006, p. 11.
- ^ a b c Germano Bovolenta. «L'ultimo Bologna il primo spareggio». la Gazzetta dello Sport, 17 7 2007.
- ^ Dunque i punti complessivamente sottratti al Bologna furono tre, in base ai ciriteri di assegnazione degli stessi vigenti all'epoca.
- ^ Cfr. Calcio in Il Libro dell'Anno 2002, Treccani.
- ^ Articolo della Gazzetta dello Sport dell'11 settembre 2004: Anche Bernardini è morto di Sla
- ^ 23 secondo Wikicalcioitalia.info, il dato è tratto da Enciclopediadelcalcio.it
- ^ 15 secondo Wikicalcioitalia.info, il dato è tratto da Enciclopediadelcalcio.it
- ^ 28 secondo Wikicalcioitalia.info, il dato è tratto da Enciclopediadelcalcio.it
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Fulvio Bernardini
[modifica] Collegamenti esterni
- Statistiche in Nazionale su FIGC.it
- Statistiche su Enciclopediadelcalcio.it
- Statistiche da allenatore su Wikicalcioitalia.info
- Bernardini voleva stare in porta, articolo de la Gazzetta dello Sport
- Calciatori della S.S. Lazio
- Calciatori del F.C. Internazionale Milano
- Calciatori dell'A.S. Roma
- Calciatori della M.A.T.E.R.
- Allenatori della M.A.T.E.R.
- Allenatori dell'A.S. Roma
- Allenatori della Reggina Calcio
- Allenatori del Vicenza Calcio
- Allenatori dell'ACF Fiorentina
- Allenatori della S.S. Lazio
- Allenatori del Bologna F.C. 1909
- Allenatori dell'U.C. Sampdoria
- Allenatori del Brescia Calcio
- Allenatori di calcio italiani
- Calciatori italiani
- Nati nel 1905
- Morti nel 1984
- Nati il 28 dicembre
- Morti il 13 gennaio
- Calciatori della Nazionale italiana
- Presidenti della FIGC
- Italiani vincitori di medaglia di bronzo olimpica