Adolfo Baloncieri

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Adolfo Baloncieri
Adolfo Baloncieri.jpg
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Carriera
Giovanili
Alessandria Alessandria
Squadre di club1
1919-1925 Alessandria Alessandria 120 (74)
1925-1932 Torino Torino 192 (97)
1932-1933 Comense Comense 3 (0)
1943-1944 Alessandria Alessandria 1 (0)
Nazionale
1920-1930 Italia Italia 47 (25)
Carriera da allenatore
1931-1932 Torino Torino (vice)
1932-1934 Comense Comense
1934-1936 Milan Milan
1936-1937 Novara Novara
1937-1939 Liguria Liguria
1939-1940 Napoli Napoli
1940-1942 Liguria Liguria
1942-1945 Alessandria Alessandria
1945-1946 Milan Milan
1946-1947 Chiasso Chiasso
1947-1950 Sampdoria Sampdoria
1950 Roma Roma
1951-1952 Chiasso Chiasso
1954 Palermo Palermo
1957-1958 Sampdoria Sampdoria
1961-1962 Chiasso Chiasso
Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Bronzo Amsterdam 1928
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Adolfo Baloncieri (Castelceriolo, 27 luglio 1897Genova, 23 luglio 1986) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

La critica è sostanzialmente unanime nel collocarlo tra i più grandi calciatori d'ogni epoca. Gianni Brera lo considerava il miglior interno di tutti i tempi al pari di Giuseppe Meazza e Valentino Mazzola[1], e Carlo Felice Chiesa ha scritto nel 2010: «Se fosse possibile una graduatoria assoluta dei grandi registi del calcio mondiale di ogni epoca, probabilmente Adolfo Baloncieri, atleta di un tempo tanto remoto rispetto al nostro, finirebbe tra i primi, se non il primo in assoluto»[2].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Adolfo Baloncieri era nato a Castelceriolo, sobborgo di Alessandria, da una famiglia originaria di Caselle Torinese[3]. Durante l'infanzia visse per dodici anni[4] con la famiglia in Argentina[2], a Rosario, e qui venne in contatto col mondo del calcio[5] all'età di nove anni[6]. Desideroso di dedicarsi allo sport, non completò gli studi di ragioneria[7].

Tornato in Italia, entrò nelle giovanili dell'Alessandria nel 1913[6]; debuttò in prima squadra nel 1914, a 17 anni, prima che la Grande Guerra costringesse al blocco delle competizioni. Durante il conflitto fu al fronte come artigliere[8]. Alla ripresa delle attività si distinse tra i calciatori più celebri degli anni Venti; ottenne importanti successi col Torino, con cui vinse due titoli nazionali (uno revocato per il "Caso Allemandi"). Nel 1930 fu nominato Cavaliere della Corona d'Italia[9] su proposta del presidente della Federcalcio Arpinati[10]. Smise di giocare nel 1931; interessato alla crescita dei giovani atleti, s'impegnò attivamente per la creazione del settore giovanile granata[6]. Divenne poi allenatore, conoscendo alterne fortune.

Il fratello maggiore Mario fu calciatore dilettante nell'Alessandrina[11] e poi giornalista[12], mentre il cugino Guglielmo Brezzi, morto in giovane età, fu suo compagno di squadra nell'Alessandria e in Nazionale. Fu colpito da altri lutti per via delle premature dipartite del fratello Carlo, annegato a Finale Ligure nell'agosto 1933[13], e di un figlio[7]. Con l'altra figlia, Flora, insegnante, e una sorella visse a Genova negli ultimi anni[7]. Morì nel 1986, pochi giorni prima di compiere 89 anni, per una broncopolmonite[14].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

«Mezzala goleador di limpidissimo stile»[15], veniva lodato da Gianni Brera per la «nevrile eleganza», il «genio» e l'«istinto goleadoristico»[16]. Sempre Brera lo definì «il più classico prodotto del calcio italiano negli anni 20 e uno dei più classici di sempre»[15].

Franco Ossola junior scrisse su di lui: «sapeva fare veramente di tutto: impostare, dettare i tempi dell'azione, scattare, dribblare, contrastare e andare, a volte meravigliosamente in gol»[17]. «Capace di dare nerbo non solo alla sua, ma anche all'altrui azione» è considerato da molti critici «il primo vero, autentico regista del nostro calcio»[17]. Per Antonio Ghirelli aveva «il senso della manovra, la percezione del movimento, l'intuito della posizione, la rapidità del tiro»[15].

Renato Casalbore sottolineò che, forte della sua esperienza di vita in Argentina, esportò nel nostro calcio elementi stilistici tipici dei giocatori sudamericani inediti nel gioco all'italiana, come il tocco elegante, il virtuosismo, l'arte della manovra[2]. «Con la sua andatura caratteristica - scrisse Vittorio Pozzo - scattava dalla posizione arretrata che è solito assumere, sguasciava via all'avversario, ed un suo tocco della palla generava un attacco, inscenava un'avanzata»[10].

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Divenuto allenatore durante la transizione da metodo a sistema, ma memore della piramide, Baloncieri si era posto il problema «di ridare alle ali la funzione offensiva; tatticamente conservare la bellezza stilistica spettacolare del gioco ed impedire che questo precipiti o degeneri in un balbettante linguaggio di dissolvimento tecnico»[18].

Il gioco del Liguria 1938-1939, da lui allenato, osservato durante la partita del 1º gennaio 1939 contro il Torino, fu così descritto da Vittorio Pozzo: «tutto penetrazione, tutto spirito pratico questo giuoco, che ha per base il tenere la palla il meno possibile e lo sfruttare l'opera delle ali il più possibile»[19].

Baloncieri con la maglia della Nazionale.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Alessandria (1914-1925)[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver militato nella Juventus, formazione amatoriale alessandrina[4][20], esordì a 17 anni nella prima squadra dell'Alessandria; per diverso tempo si è indicato come giorno del suo debutto il 28 marzo 1915: in quell'occasione l'allenatore George Arthur Smith lo aveva schierato all'ala sinistra, in sostituzione dell'infortunato Bosio, contro il Milan. La partita, decisiva per l'esito del girone semifinale del campionato 1914-1915, terminò 0-0[21][22]. Nel 2010 il giornalista Ugo Boccassi ha invece anticipato la data del debutto al 6 dicembre 1914, in Alessandria-Andrea Doria (2-2)[23]: Baloncieri giocò per sopperire all'assenza di Dellacasa, in una partita non brillante della linea d'attacco dell'Alessandria[24]. In seguito allo scoppio della guerra, la società interruppe momentaneamente le attività.

Durante il periodo di guerra Baloncieri, come altri giocatori dell'Alessandria, disputò alcune partite amichevoli con l'Unione Sportiva Alessandrina, squadra dilettantistica sorta in quel periodo per sopperire all'assenza di società calcistiche in città[11]. Ritornò tra i grigi nella primavera 1919, in occasione della Coppa Brezzi, competizione organizzata dalla stessa società e vinta superando Valenzana, Juventus e Casale[25].

Negali anni seguenti l'Alessandria disputò campionati nazionali di buon livello, senza mai riuscire a vincere il titolo, ma sfiorando le finali per tre volte (1920, 1922 e 1923) e raggiungendole nel 1921, quando fu sconfitta dalla Pro Vercelli. Baloncieri, che faceva parte di un famoso trio di centrocampo con Guglielmo Brezzi e Carlo Carcano[6], contribuì con continuità al conseguimento di questi risultati, segnando, a seconda delle fonti, tra le 72 e le 75 reti, dato che lo colloca al quarto posto tra i giocatori più prolifici in maglia cinerina[26].

Sebbene fosse ormai considerato il simbolo della squadra alessandrina[27], secondo diverse fonti attorno al 1925 il suo rapporto con la società era prossimo ad incrinarsi. Chiesa riporta che «l'Alessandria», dove era «costretto a fare la vedette», «ormai gli andava stretta»[2]. Certo furono avviate segretamente trattative per la sua cessione al Torino del conte Marone Cinzano; i granata offrirono la cifra, fra le più altre per l'epoca, di 70 000 lire[15]. La dirigenza dell'Alessandria accettò, e il presidente Ronza si giustificò con i tifosi amareggiati esclamando «Non è il caso di disperare, abbiamo ceduto un vecchio ronzino»[27].

Il rapporto con dirigenza e tifosi dell'Alessandria si sarebbe riallacciato solo nel 1929, quando nell'amichevole per l'inaugurazione nel nuovo stadio Hardturm di Zurigo contro il Grasshoppers Baloncieri accettò d'indossare nuovamente la maglia grigia[28].

Baloncieri (a sinistra) con Libonatti e Rossetti.
Torino (1925-1932)[modifica | modifica sorgente]

Quello di Baloncieri al Torino fu, per la cifra e per il valore del giocatore, uno dei primi trasferimenti clamorosi nella storia del calciomercato italiano, assieme a quelli di De Vecchi dal Milan al Genoa e di Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus[29].

Nel Torino Baloncieri andò a far parte con Julio Libonatti e Gino Rossetti del cosiddetto «Trio delle Meraviglie», terzetto offensivo «a dir poco irresistibile» all'interno di un modulo «prettamente danubiano», in cui anche il centravanti Libonatti contribuiva alle incursioni in area avversaria dei compagni di reparto[30].

Secondo Ossola il Torino, con l'innesto di Baloncieri, fece «un salto di qualità eccezionale»[17]. La squadra granata vinse il campionato 1926-1927, superando le più accreditate Bologna e Juventus, per poi vederselo revocare dalla Federcalcio per il "caso Allemandi"[17]; Baloncieri considerò la sottrazione del titolo il rimpianto più grande della sua carriera e, denunciando in prima persona presunti lati oscuri dell'indagine, dichiarò che «il dilemma venne risolto in maniera sbrigativa»[31].

L'anno successivo il Torino si ripeté; il 5 febbraio 1928 Baloncieri segnò sette reti nel 14-0 con cui i granata sconfissero la Reggiana, record non più eguagliato o superato da nessun giocatore granata[17][32]. Avendo segnato in totale 100 gol con la maglia del Torino si trova all'ottavo posto della classifica dei marcatori del club granata, club del quale vestì ì colori fino alla fine della carriera, datata 1932.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Casalbore sottolineò che, all'ingresso di Baloncieri in Nazionale, questa compì un decisivo «salto di qualità», passando dall'epoca precedente, definita dello «sbaraglio» che trovava il suo massimo esponente nell'irruento Giuseppe Milano, ad un gioco più ordinato e ragionato: Baloncieri era pertanto definito «un riformatore»[2].

Debuttò nel 1920, a Genova, contro l'Olanda (1-1); il 2 marzo 1930, assieme ad Umberto Caligaris, superò per numero di presenze il primatista dell'epoca Renzo De Vecchi (43 gare in azzurro)[10][33]. Raggiunse le 47 gare e mantenne questo record per meno di un anno, poiché fu migliorato dallo stesso Caligaris il 25 gennaio 1931[34]. Resistette più a lungo il primato di azzurro a portare più volte la fascia di capitano (28 gare), battuto da Giacinto Facchetti l'11 giugno 1970. Furono famosi, all'epoca, i suoi "duelli" con il portiere della Spagna Ricardo Zamora; fu il primo azzurro a segnargli una rete, il 29 maggio 1927, nella gara inaugurale dello Stadio Littoriale di Bologna[35][36].

L'apice della sua esperienza decennale in Nazionale fu alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, le terze e ultime a cui partecipò. Secondo Ermanno Aebi queste «levarono sugli scudi Baloncieri come il miglior attaccante europeo del Torneo»[37]. L'Italia vinse la medaglia di bronzo, ottenendo il primo risultato di prestigio a livello internazionale. Questo successo giunse peraltro dopo un periodo in cui la titolarità di Baloncieri in Nazionale era stata messa in discussione, in particolare dopo un'amichevole persa l'anno prima a Bologna contro l'Austria, nell'anniversario della fine della Grande Guerra[37].

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Le prime esperienze[modifica | modifica sorgente]

In un'intervista del 1932 dichiarò di aver avuto esperienze da trainer sin dagli anni Venti, allenando l'Alessandria nella stagione 1924-1925 (anno in cui altre fonti danno come allenatore l'ungherese Gonda[38]), seguendo la preparazione di «ben cinque squadre di Macerata e dintorni» nell'estate 1927 e occupandosi attivamente della creazione, nel 1928, della formazione giovanile del Torino, chiamata in suo onore Balon Boys e allenata da Karl Stürmer. Dalle giovanili granata di quel periodo passarono in prima squadra e militarono in Serie A diversi giocatori (Bo, Lorini, Rosso, Borel I)[6].

Cresciuto calcisticamente alla scuola alessandrina di George Smith, ne portò avanti le istanze, mostrando interesse in particolare per la crescita dei giovani calciatori; oltre a quelli già citati, durante la sua carriera lanciò, tra gli altri Luigi Cassano e Michele Borelli ad Alessandria e Carlo Alberto Quario a Como[39].

Debuttò nel 1932 alla Comense, in Serie B, conquistando un buon sesto posto finale; Baloncieri scese in campo in tre occasioni, quando la rosa fu ridotta all'osso da infortuni e squalifiche[40]. Nella stagione successiva la squadra lariana chiuse quarta nel suo girone, sfiorando l'ammissione alle finali per la promozione in A.

Al termine del campionato Baloncieri passò al Milan, in massima serie; la formazione rossonera, per esigenze di bilancio, affidò a Baloncieri una rosa giovane e italiana (definita da Leone Boccali «strapaesana»[41]); l'allenatore la condusse in due tornei di media classifica. Durante la terza stagione il neoeletto presidente rossonero Emilio Colombo, rilevando la mancanza di un salto di qualità nella crescita della squadra, lo esonerò[42]; Baloncieri concluse dunque il campionato di Serie A 1936-1937 al Novara, che retrocesse tra i cadetti al termine della stagione[43].

Il Liguria, il Napoli e i tornei di guerra[modifica | modifica sorgente]

Approdato al Liguria nel 1937, ottenne importanti risultati nella stagione 1938-1939; la squadra, «data per spacciata in partenza»[39], fu artefice di un campionato al vertice e duellò per il titolo col forte Bologna. Il merito di Baloncieri, scrisse Eugenio Danese, fu l'«aver inoculato nella sua squadra, egli giocatore di attacco, la manovra offensiva»[44]. La squadra declinò poi nel girone di ritorno, secondo Chiesa, per l'assenza di un attaccante prolifico, ma chiuse quinta, piazzamento al di là di ogni previsione iniziale[45].

Al termine di quel torneo Baloncieri era considerato «il tecnico del momento»[39]; l'anno successivo lasciò però la squadra genovese in aperta polemica con la dirigenza, a causa di un dissidio legato alla cessione del giocatore Cassano: il suo acquisto (10 000 lire) era stato finanziato in primis dall'allenatore, e la sua vendita al Napoli portò 100 000 lire senza che a Baloncieri fosse stato riconosciuto un premio per il rischio corso in proprio[46]. Proprio la squadra partenopea, che aveva già manifestato l'intenzione d'ingaggiarlo nel 1932[47], si affrettò ad assumerlo: divenne il quarto allenatore italiano della storia azzurra dopo Terrile, Mattea e Iodice[48]. La stagione non fu brillante, e Baloncieri fu esonerato ai due terzi di campionato, con la squadra partenopea in piena zona retrocessione.

I calciatori della Sampdoria festanti per la vittoria nel derby del 17 ottobre 1948 (5-1) con l'allenatore Baloncieri, sollevato da La Penna e Zorzi.

Tornò dunque al Liguria, con cui ottenne una promozione in massima serie (1940-1941[49]) e una salvezza, l'anno successivo. Nel 1942 Baloncieri fu ricondotto ad Alessandria dal nuovo presidente Pietro Mignone[50]. Allenò i grigi nel campionato di Serie B 1942-1943 e nel Campionato Alta Italia 1944, due tornei resi difficili dagli avvenimenti legati all'evento bellico, che ridussero la rosa e complicarono notevolmente lo svolgimento delle partite. Il 23 aprile 1944, per evitare ai suoi uomini ridotti in dieci la sconfitta a tavolino, scese in campo da titolare a Torino, contro i granata, in una gara persa 0-7: aveva 46 anni[51].

Il dopoguerra, tra Italia e Svizzera[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra tornò ad allenare il Milan durante la Divisione Nazionale 1945-1946, in collaborazione col direttore tecnico Antonio Busini; non fu confermato per la successiva Serie A, malgrado un buon campionato, e si trasferì al Chiasso, in terza serie svizzera, con cui ottenne una promozione e la vittoria del campionato[52][53]. Negli anni successivi tornò ad allenare in due occasioni i rossoblù elvetici, conducendoli al terzo posto in Lega Nazionale A nel 1951-1952[54], e alla vittoria della Lega Nazionale B nel 1962[55].

Fu inoltre per tre stagioni l'allenatore della Sampdoria dell'attacco «atomico» Baldini-Bassetto, ricordata per un quinto posto (1948-1949) rimasto per oltre un decennio il miglior risultato dei blucerchiati in Serie A[56][57]. Tornò sulla panchina blucerchiata nel 1958, subentrando a William Dodgin e conducendo la squadra alla salvezza[58].

Nel 1950 fu ingaggiato dalla Roma; conobbe difficoltà a interagire con i tre neo-acquisti svedesi Sune Andersson, Sundqvist e Knut Nordahl[59] e rimediò l'esonero dopo quindici giornate di campionato; dell'esperienza il giornalista Vittorio Finizio scrisse che fu «presto silurato a favore del più energico Pietro Serantoni. Ma il "duro" non ottenne risultati migliori del "molle"»[60]. La squadra giallorossa al termine del campionato retrocesse in Serie B per la prima volta nella sua storia.

Nel 1954 fu invece assunto dal Palermo, in Serie B; venne sbrigativamente esonerato dalla dirigenza rosanera dopo appena cinque giornate, a causa di un deludente inizio di campionato, e sostituito da Mario Sperone[61].

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1914-1915 Italia Alessandria 1ª Cat 2 0 2 0
1919-1920 1ª Cat 20 12 20 12
1920-1921 1ª Cat 15+1 11+1 15+1 11+1
1921-1922 1ª Div 21 15 21 15
1922-1923 1ª Div 21+1 11 21+1 11
1923-1924 1ª Div 21 13 21 13
1924-1925 1ª Div 20 12 20 12
1925-1926 Italia Torino 1ª Div 22 20 22 20
1926-1927 DN 27 17 CI 2 4 29 21
1927-1928 DN 34 31 34 31
1928-1929 DN 28 13 28 13
1929-1930 A 32 10 32 10
1930-1931 A 30 4 30 4
1931-1932 A 19 2 19 2
Totale Torino 192 97 2 4 194 101
1932-1933 Italia Comense B 3 0 3 0
1944 Italia Alessandria A.It. 1 0 1 0
Totale Alessandria 121+2 74+1 123 75
Totale carriera 316+2 171+1 2 4 318+2 175+1

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
13 maggio 1920 Genova Italia Italia 1 – 1 Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole -
28 agosto 1920 Gand Egitto Egitto 1 – 2 Italia Italia Olimpiadi 1920 1
29 agosto 1920 Anversa Francia Francia 3 – 1 Italia Italia Olimpiadi 1920 -
2 settembre 1920 Anversa Spagna Spagna 2 – 0 Italia Italia Olimpiadi 1920 -
20 febbraio 1921 Marsiglia Francia Francia 1 – 2 Italia Italia Amichevole -
26 febbraio 1922 Torino Italia Italia 1 – 1 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole 1
21 maggio 1922 Milano Italia Italia 4 – 2 Belgio Belgio Amichevole 2
3 dicembre 1922 Bologna Italia Italia 2 – 2 Svizzera Svizzera Amichevole -
4 marzo 1923 Genova Italia Italia 0 – 0 Ungheria Ungheria Amichevole -
15 aprile 1923 Vienna Austria Austria 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
27 maggio 1923 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 5 – 1 Italia Italia Amichevole -
9 marzo 1924 Milano Italia Italia 0 – 0 Spagna Spagna Amichevole -
6 aprile 1924 Budapest Ungheria Ungheria 7 – 1 Italia Italia Amichevole -
25 maggio 1924 Parigi Italia Italia 1 – 0 Spagna Spagna Olimpiadi 1924 -
29 maggio 1924 Parigi Lussemburgo Lussemburgo 0 – 2 Italia Italia Olimpiadi 1924 1
2 giugno 1924 Parigi Svizzera Svizzera 2 – 1 Italia Italia Olimpiadi 1924 -
16 novembre 1924 Milano Italia Italia 2 – 2 Svezia Svezia Amichevole -
22 marzo 1925 Torino Italia Italia 7 – 0 Francia Francia Amichevole 2
14 giugno 1925 Valencia Spagna Spagna 1 – 0 Italia Italia Amichevole -
18 giugno 1925 Lisbona Portogallo Portogallo 1 – 0 Italia Italia Amichevole -
8 novembre 1925 Budapest Ungheria Ungheria 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
17 gennaio 1926 Torino Italia Italia 3 – 1 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole -
21 marzo 1926 Torino Italia Italia 3 – 0 Irlanda Irlanda Amichevole 1
18 aprile 1926 Zurigo Svizzera Svizzera 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
30 gennaio 1927 Ginevra Svizzera Svizzera 1 – 5 Italia Italia Amichevole 3
20 febbraio 1927 Milano Italia Italia 2 – 2 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole 1
17 aprile 1927 Torino Italia Italia 3 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole 1
24 aprile 1927 Parigi Francia Francia 3 – 3 Italia Italia Amichevole -
29 maggio 1927 Bologna Italia Italia 2 – 0 Spagna Spagna Amichevole 1
23 ottobre 1927 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 – 2 Italia Italia Coppa Internazionale -
6 novembre 1927 Bologna Italia Italia 0 – 1 Austria Austria Coppa Internazionale -
25 marzo 1928 Roma Italia Italia 4 – 3 Ungheria Ungheria Coppa Internazionale -
15 aprile 1928 Oporto Portogallo Portogallo 4 – 1 Italia Italia Amichevole -
22 aprile 1928 Gijón Spagna Spagna 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
29 maggio 1928 Amsterdam Francia Francia 3 – 4 Italia Italia Olimpiadi 1928 1
1º giugno 1928 Amsterdam Spagna Spagna 1 – 1 dts Italia Italia Olimpiadi 1928 1
4 giugno 1928 Amsterdam Spagna Spagna 1 – 7 Italia Italia Olimpiadi 1928 1
7 giugno 1928 Amsterdam Uruguay Uruguay 3 – 2 Italia Italia Olimpiadi 1928 1
9 giugno 1928 Amsterdam Egitto Egitto 3 – 11 Italia Italia Olimpiadi 1928 2
14 ottobre 1928 Zurigo Svizzera Svizzera 2 – 3 Italia Italia Coppa Internazionale 1
11 novembre 1928 Roma Italia Italia 2 – 2 Austria Austria Amichevole -
2 dicembre 1928 Milano Italia Italia 3 – 2 Paesi Bassi Paesi Bassi Amichevole 1
1º dicembre 1929 Milano Italia Italia 6 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole 1
2 marzo 1930 Francoforte sul Meno Germania Germania 0 – 2 Italia Italia Amichevole 1
6 aprile 1930 Amsterdam Paesi Bassi Paesi Bassi 1 – 1 Italia Italia Amichevole 1
11 maggio 1930 Budapest Ungheria Ungheria 0 – 5 Italia Italia Coppa Internazionale -
22 giugno 1930 Bologna Italia Italia 2 – 3 Spagna Spagna Amichevole -
Totale Presenze (43º posto) 47 Reti (6º posto) 25

Carriera da allenatore[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale Vittorie %
Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1932-1933 Italia Comense B 32 15 4 13 32 15 4 13 46,87
1933-1934 B 24 12 4 8 24 12 4 8 50,00
Totale Comense 56 27 8 21 56 27 8 21 48,21
1934-1935 Italia Milan A 30 8 11 11 30 8 11 11 26,66
1935-1936 A 30 10 8 12 CI 4 3 0 1 34 13 8 9 38,23
set.-nov. 1936 A 10 3 4 3 CI 10 3 4 3 30,00
dic. 1936-1937 Italia Novara A 20 6 4 10 CI 1 0 0 1 21 6 4 11 28,57
1937-1938 Italia Liguria A 30 8 8 14 CI 4 1 2 1 34 9 10 15 26,47
1938-1939 A 30 12 7 11 CI 1 0 0 1 31 12 7 12 38,71
1939-feb. 1940 Italia Napoli A 21 5 4 12 CI 1 1 0 0 22 6 4 12 27,27
1940-1941 Italia Liguria B 34 22 5 7 CI 3 2 0 1 37 24 5 8 64,86
1941-1942 A 30 10 7 13 CI 1 0 0 1 31 10 7 14 32,26
Totale Liguria 124 52 27 45 9 3 2 4 133 55 29 49 41,35
1942-1943 Italia Alessandria B 32 11 6 15 CI 1 0 0 1 33 11 6 16 33,33
1944 A.It. 18 4 2 12 18 4 2 12 22,22
Totale Alessandria 50 15 8 27 1 0 0 1 51 15 8 28 29,41
1945-1946 Italia Milan DN 40+2 19+1 8+1 13 42 20 9 13 47,62
Totale Milan 110+2 40+1 31+2 39 4 3 0 1 116 44 33 40 37,93
1946-1947 Svizzera Chiasso PL 22+4 12+3 5+1 5 CS 2 1 0 1 28 16 6 6 57,14
1947-1948 Italia Sampdoria A 40 13 10 17 40 13 10 17 32,50
1948-1949 A 38 16 9 13 38 16 9 13 42,10
1949-1950 A 38 13 7 18 38 13 7 18 34,21
set.-dic. 1950 Italia Roma A 15 2 4 9 15 2 4 9 13,33
1951-1952 Svizzera Chiasso A 26 15 5 6 CS 3 2 0 1 29 17 5 7 58,62
set.-ott. 1954 Italia Palermo B 5 1 1 3 5 1 1 3 20,00
feb.-mag. 1958 Italia Sampdoria A 13 5 4 4 13 5 4 4 38,46
Totale Sampdoria 129 47 30 52 129 47 30 52 36,43
nov. 1961-1962 Svizzera Chiasso B 26+1 14+1 7 5 CS 26+1 14+1 7 5 55,55
Totale Chiasso 74+5 41+4 17+1 16 5 3 0 2 84 48 18 18 57,14

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Liguria: 1940-1941
Chiasso: 1961-1962
Chiasso: 1946-1947

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brera, op. cit., p. 183
  2. ^ a b c d e Chiesa, Il secolo azzurro, op. cit., pp. 165-166
  3. ^ Gianni Brera. Centrocampo quasi euclideo, da La Repubblica, 9 agosto 1988, p. 46
  4. ^ a b Adolfo Baloncieri, Il calcio, che passione!, da La Domenica del Corriere, 1930
  5. ^ Baroni, op. cit., p. 28
  6. ^ a b c d e Vittorio Zumaglino. Adolfo Baloncieri si congeda... , da Il Littoriale, 28 giugno 1932, 156 (VI), p. 3
  7. ^ a b c Gianni Brera. Ciao Maestro mio, da «La Repubblica», 25 luglio 1986, p. 32
  8. ^ Gianpaolo Ormezzano, È morto il mitico Baloncieri, da La Stampa, 24 luglio 1986, p. 22
  9. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 269/1930, 19 novembre 1930, p. 4905
  10. ^ a b c Vittorio Pozzo, Onorificenze e sportivi: Baloncieri, da '"La Stampa, 20 aprile 1930, p. 5
  11. ^ a b Boccassi Cavalli, op. cit., p. 550
  12. ^ Boccassi Cavalli, op. cit., p. 477
  13. ^ Lutto di Baloncieri, da Il Littoriale, 210 (VII), 25 agosto 1933, p. 4
  14. ^ Si vedano in proposito le notizie su Il Secolo XIX, 24 luglio 1986, p. 18; Il Corriere Mercantile, 24 luglio 1986, p. 7
  15. ^ a b c d Sappino, op. cit., p. 54
  16. ^ Brera, op. cit., p. 154
  17. ^ a b c d e Franco Ossola, Adolfo Baloncieri. Il regista con la retina in testa, citato in Sappino, op. cit., p. 726
  18. ^ Adolfo Baloncieri, Il nuovo gioco del calcio nella concezione di Adolfo Baloncieri, da Il Littoriale, 46 (XIII), 23 febbraio 1939, p. 3
  19. ^ Vittorio Pozzo, I tre tempi della partita di fuoco..., da «Ls Stampa», 2 gennaio 1939, p. 3
  20. ^ Boccassi Cavalli, op. cit., pp. 542-543
  21. ^ Boccassi Dericci, op. cit., p. 10
  22. ^ Caligaris, op. cit., pp. 14-15
  23. ^ Boccassi Cavalli, op. cit., p. 227
  24. ^ Il corrispondente del giornale alessandrino L'Osservatore Melito Larco scrisse il 16 dicembre 1914 che nell'occasione il debuttante Baloncieri «s'impressionò troppo». Citato in Boccassi Cavalli, op. cit., p. 227
  25. ^ Boccassi Cavalli, op. cit., pp. 466-467
  26. ^ Secondo il volume del 1973 di Boccassi, Dericci e Marcellini, Baloncieri segnò 72 reti (p. 298), delle quali 23 nel periodo 1919-1921 (pp. 14, 20); il più recente conteggio del volume di Boccassi e Cavalli assegna invece a Baloncieri 24 reti nel periodo 1919-1921. Riguardo alla stagione 1922-1923, vi sono invece due reti attribuite dal volume del 1973 a Guglielmo Brezzi (Alessandria-Milanese e Lucchese-Alessandria, pp. 26-27) e dalla Stampa dell'epoca a Baloncieri, che passerebbe dunque da 9 a 11 reti stagionali.
  27. ^ a b Franco Marchiaro. Poi Balon se ne andò e fu un gran tradimento, da '"La Stampa di Alessandria, 25 luglio 1986, p. 17
  28. ^ Franco Marchiaro. Quando Balon tradì i grigi, da '"La Stampa di Alessandria, 6 marzo 1987, p. 21
  29. ^ Brera, op. cit., p. 75
  30. ^ Brera, op. cit., p. 70
  31. ^ Brera, op. cit., p. 68
  32. ^ Franco Ossola, Adolfo Baloncieri. Il regista con la retina in testa, citato in Sappino, op. cit., p. 726
  33. ^ Beltrami, op. cit., p. 461
  34. ^ Beltrami, op. cit., p. 462
  35. ^ Baroni, op. cit., pp. 28, 95
  36. ^ Brera, op. cit., p. 95
  37. ^ a b Ermanno Aebi, Gli azzurri protagonisti dell'ultima vittoria sulla Svizzera, da «Lo Sport Fascista», 5 (I), 1928, p. 13
  38. ^ Boccassi Dericci, op. cit., p. 33
  39. ^ a b c Presentiamo il Napoli 1939-40, da Il Littoriale, n. 181 (XIII), 28 luglio 1939, p. 3
  40. ^ Cronologia 1930-1949, da Calciocomo1907.it
  41. ^ Leone Boccali. Le squadre milanesi e il nuovo campionato, da Il Littoriale, 230 (VIII), 13 settembre 1934, p. 3
  42. ^ Dell'esperienza parla Paul Edgerton, biografo di William Garbutt, allenatore destinato a sostituire Baloncieri alla guida del Milan nel dicembre 1936: «Il presidente Colombo diede prova di una spietata dose di cinismo licenziando [...] Adolfo Baloncieri. [...Il Milan arrivava] da una serie di risultati inaccettabili per un club della [sua] statura [...]. Le dieci partite disputate sotto la guida di Baloncieri in quell'ultima stagione non avevano mostrato alcun reale miglioramento e, a un terzo del campionato, il Milan languiva in decima posizione su sedici squadre, con appena dieci punti». Si veda Edgerton, op. cit., p. 114
  43. ^ Baloncieri a Novara, da Il Littoriale, 297 (X), 4 dicembre 1936, p. 4
  44. ^ Eugenio Danese, Il fenomeno Liguria, da Il Littoriale, 2 (XIII), 3 gennaio 1939, pp. 1, 4
  45. ^ Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Terza puntata: Il Bologna chiude il suo ciclo, da Calcio 2000, aprile 2002, p. 43
  46. ^ Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Terza puntata: Il Bologna chiude il suo ciclo, da Calcio 2000, aprile 2002, p. 50
  47. ^ Baloncieri alla Comense in qualità di allenatore, da Il Littoriale, 151 (VI), 21 giugno 1932, p. 4
  48. ^ Carratelli, op. cit., p. 418
  49. ^ Ennio Mantella. Le squadre della Serie B nella prossima stagione, da Il Littoriale, n. 210, 28 agosto 1940, p. 1
  50. ^ Caligaris, op. cit., p. 65
  51. ^ Caligaris, op. cit., pp. 66-67
  52. ^ Addio, vecchio Balon, da MilanInter del 16 luglio 1946. L'articolo è leggibile sul sito Magliarossonera.it
  53. ^ Switzerland 1946/47, da Rsssf.com
  54. ^ Switzerland 1951/52, da Rsssf.com
  55. ^ Switzerland 1961/62, da Rsssf.com
  56. ^ Caliceti, op. cit., pp. 72-73
  57. ^ È morto Baloncieri..., da «La Repubblica», 24 luglio 1986, p. 17
  58. ^ Notizia su «Stampa Sera», 20 febbraio 1958, p. 7
  59. ^ Sappino, op. cit., p. 34
  60. ^ Vittorio Finizio, Finizio rievoca la giostra dei tecnici succedutisi sulla panchina della Roma, da «Corriere dello Sport», 85 (LII), 10 aprile 1971, p. 10
  61. ^ Si vedano: Sperone allenatore del Palermo, da «Corriere dello Sport», 249 (XXXV), 19 ottobre 1954, p. 4. L'articolista è particolarmente critico nei confronti dei dirigenti «convinti di poter risolvere così [...] i grossi problemi della squadra rossonera (sic) che invece sono in gran parte il frutto dei loro errori»; Sperone nuovo allenatore dei rosanero palermitani, da L'Unità 20 ottobre 1954, p. 5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Baroni, Angelo Rovelli. Azzurri 1910-1983. Storia della Nazionale di calcio tre volte campione del Mondo. Milano, Rizzoli, 1983.
  • Arrigo Beltrami (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 1995. Modena, Panini, 1994.
  • Ugo Boccassi, Anna Cavalli. La sostenibile certezza dell'essere "grigi" prima del 1912. Alessandria, I Grafismi Boccassi, 2010.
  • Ugo Boccassi, Enrico Dericci, Marcello Marcellini. Alessandria U.S.: 60 anni. Milano, G.E.P., 1973.
  • Gianni Brera. Storia critica del calcio italiano. Milano, Baldini & Castoldi, 1998.
  • Carlo Caliceti. Momenti di Doria, da Calcio 2000, febbraio 2003, p. 70-77.
  • Mimma Caligaris. Grig100. Un secolo di Alessandria in cento partite. Alessandria, Il Piccolo, 2012.
  • Mimmo Carratelli. La grande storia del Napoli. San Lazzaro di Savena, Gianni Marchesini, 2008.
  • Carlo F. Chiesa. Il secolo azzurro. Bologna, Minerva, 2010.
  • Paul Edgerton. William Garbutt. Il padre del calcio italiano. Roma, Castelvecchi, 2012.
  • Marco Sappino (a cura di). Dizionario del calcio italiano - Vol. 2. Milano, Baldini, Castoldi & Dalai, 2000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]