Valentino Mazzola

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Valentino Mazzola
Valentino mazzola.jpg
Valentino Mazzola con la maglia del Torino
Dati biografici
Nazionalità Italia Italia
Altezza 170[1] cm
Peso 75[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Attaccante, centrocampista
Carriera
Giovanili
1934-193?
193?
193?-1936
600px Granata.png Tresoldi
non conosciuta Fara d'Adda
600px Granata.png Tresoldi
Squadre di club1
1936-1938 600px Granata.png Tresoldi  ? (?)
1938-1939 Alfa Romeo Alfa Romeo  ? (18)
1939-1940 600px Verde e Nero in diagonale.png Venezia Riserve 2+ (?)
1940-1942 Venezia Venezia 61 (12)
1942-1949 Torino Torino 195 (118)
Nazionale
1942-1949 Italia Italia[2] 12 (4)
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Valentino Mazzola (Cassano d'Adda, 26 gennaio 1919Superga, 4 maggio 1949) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante e centrocampista.

Considerato tra i più grandi numeri 10 della storia del calcio[3] e, secondo alcuni, il migliore calciatore italiano di tutti i tempi,[4][5][6] Mazzola fu capitano e simbolo del Grande Torino, la squadra riconosciuta come una delle più forti al mondo nella seconda metà degli anni '40,[7] con cui vinse cinque campionati, e capitano della Nazionale italiana, per un biennio.

Si fece conoscere durante il periodo di militanza al Venezia, allorché iniziò a giocare da mezzala sinistra, posizione che conservò per tutta la sua carriera e che gli consentì di espandere la sua fama oltre i confini italiani, al punto di venire considerato, nelle sue ultime stagioni, il più forte d'Europa nel suo ruolo.[8] Morì all'età di trent'anni nella tragedia di Superga.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Valentino Mazzola e la prima moglie Emilia Ranaldi, con il primogenito Sandro, all'Arena Civica

Valentino Mazzola nacque a Cassano d'Adda, nel Ricetto, un quartiere di case dimesse. La sua famiglia era molto modesta; il padre Alessandro era operaio all'ATM e morì nell'agosto 1940 investito da un camion. La madre si chiamava Leonina Ratti, mentre i nomi dei suoi quattro fratelli erano Piero, Silvio, Carlo e Stefano. Ebbe un'infanzia disagiata; nel 1929, a causa della Grande depressione, il padre fu licenziato, così Valentino, per aiutare la famiglia, cominciò a lavorare l'anno seguente, quando aveva appena terminato la prima classe della scuola di avviamento, trovando impiego prima come garzone di un fornaio, poi, a quattordici anni, al linificio di Cassano d'Adda.[3][9][10][11][12]

Nell'estate 1929, all'età di dieci anni, gettandosi nelle acque del fiume Adda, salvò la vita ad un suo compaesano di quattro anni più giovane che stava annegando: si trattava di Andrea Bonomi, futuro calciatore e capitano del Milan.[12] Tifoso juventino in giovane età, era soprannominato Tulen[13] per l'abitudine di prendere a calci le vecchie latte: era solito farsi tutto il tragitto di andata e di ritorno tra casa e linificio calciandone una.[3][10][11][12] Quando giocava nella squadra del suo quartiere, la Tresoldi, venne notato da un suo compaesano appassionato di calcio, che lavorava come collaudatore allo stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese, grazie al quale ottenne un posto nella squadra aziendale e un nuovo lavoro da meccanico.[10][11][14]

Nel 1939 venne chiamato alle armi nella Regia Marina, destinazione la Capitaneria di Porto di Venezia; passò qualche mese in nave, a bordo del cacciatorpediniere Confienza, e successivamente venne spostato alla Compagnia del Porto.[12][15][16] A Venezia conseguì la licenza elementare, frequentando una scuola serale.[17][18]

Inter-Torino della stagione 1962-1963: Enzo Bearzot consegna al giovane Sandro Mazzola la maglia granata del padre Valentino.

Valentino Mazzola era una persona riservata, chiusa e di poche parole.[8][19] Il 15 marzo 1942 si sposò con Emilia Ranaldi,[20] dalla quale ebbe due figli, entrambi calciatori: Sandro — che militò nell'Internazionale e in Nazionale — e Ferruccio (il cui nome fu scelto in onore dell'allora presidente del Torino Ferruccio Novo), nati rispettivamente nel 1942 e 1945. A Torino viveva in un piccolo appartamento di via Torricelli 66.[9] Lavorando al Lingotto e facendosi segnalare dalla FIAT come operaio fondamentale alla produzione bellica, non partecipò direttamente alla seconda guerra mondiale.[21] Anche se i loro stipendi erano molto buoni, se non ritenuti esagerati, rispetto alle paghe normali, all'epoca i calciatori non erano considerati ufficialmente professionisti e svolgevano tutti altre attività; nel periodo successivo alla guerra Mazzola a Torino aveva un negozio di articoli sportivi, dove vendeva soprattutto palloni che fabbricava personalmente.[19][22][23]

Valentino Mazzola, che si definiva certosino, conduceva una vita ritirata, anteponendo il calcio a tutto il resto. Il suo massimo svago era qualche partita alla bocciofila vicino casa. Aveva l'abitudine di annotarsi tutto, sia per quanto riguardava la vita professionale che la sfera privata. Era molto rigoroso e meticoloso negli orari ed esigeva lo stesso trattamento dagli altri; fu questo il motivo principale del distacco dalla prima moglie, che non era più disposta ad attenersi a una ferma disciplina.[18][24][25] Separatosi nell'autunno 1946, il 20 aprile 1949 sposò nel Rathaus di Vienna la diciannovenne Giuseppina Cutrone, aspirante Miss.[20][26][27][28] Il 4 maggio 1949, pochi giorni dopo le sue seconde nozze, perì nella tragedia di Superga, sciaguratamente, come egli stesso pensava che sarebbe morto a causa della guerra o per una disgrazia;[29] un segno del destino, considerata la sua paura di volare.[10]

Vicende matrimoniali[modifica | modifica sorgente]

Valentino Mazzola con la seconda moglie, Giuseppina Cutrone

Il 9 ottobre 1947 Mazzola ottenne l'annullamento del suo primo matrimonio da un Tribunale di Ilfov, in Romania, cui si rivolsero parecchi italiani,[30] ufficialmente per violenze che il calciatore subì dalla suocera. L'atto di annullamento fu quindi trascritto nei registri di Stato civile di Cassano d'Adda.[20][31][32] Il calciatore tentò di unirsi con Giuseppina Cutrone già nel febbraio 1948 a Torino, senza riuscirci per l'opposizione della prima moglie che portò a due cause, per le quali Mazzola sborsò circa cinque milioni di lire: una al Tribunale di Milano dove la moglie aveva richiesto l'annullamento della sentenza rumena e un'altra al Tribunale di Torino, il cui obiettivo era quello di consentire le seconde nozze.[33][34]

Mazzola, in possesso di un certificato di stato libero, si presentò al Municipio di Torino per procedere alla pubblicazione delle nuove nozze con Giuseppina Cutrone, sulle quali pose il veto il Procuratore della Repubblica, su iniziativa della signora Ranaldi. Il calciatore ricorse in Corte d'appello, che nell'aprile 1948 convalidò la sentenza rumena senza necessità di delibazione della magistratura italiana. Se non che, contemporaneamente, la Procura di Milano promosse una causa presso il Tribunale rumeno, affinché tale sentenza fosse invalidata e, di conseguenza, fosse ordinata la cancellazione della trascrizione della sentenza di annullamento; ciò avvenne a fine marzo 1949, allorché Mazzola era considerato in Italia ancora legato alla Ranaldi.[32][35][36]

La vicenda, della quale fu incaricato l'avvocato Goria, si concluse il 22 luglio 1949, ottantanove giorni dopo la morte di Mazzola: le seconde nozze furono registrate, con effetto retroattivo al 20 aprile, allo Stato Civile di Torino. Al momento della morte risultava celibe.[37]

Altre controversie[modifica | modifica sorgente]

Valentino Mazzola e il figlio Sandro

Tanto Valentino Mazzola quanto Emilia Ranaldi cercarono, invano, di custodire entrambi i figli. Dopo la separazione, infatti, Sandro visse a Torino col padre e la sua nuova compagna, mentre Ferruccio era a Cassano d'Adda con la madre.[31][38][39] Sandro, subito dopo la morte del padre, fu conteso dalle due vedove. La signora Cutrone, per evitargli la tristezza del momento, lo aveva affidato a Bruno Gandini, agiato industriale che viveva a Borgo San Martino, conoscente di vecchia data dei Mazzola. Nei giorni seguenti alla tragedia, la Ranaldi giunse a Torino per riprendere Sandro e scoprì che non c'era; la Cutrone lo aveva occultato, secondo quanto affermò, nel rispetto della volontà di suo padre Valentino. La madre naturale di Sandro, facendosi aiutare da un avvocato milanese e da un carabiniere, venne a conoscenza del luogo e, accompagnata, prelevò il figlio, portandolo a Cassano d'Adda, dove conobbe suo fratello Ferruccio.[9][39][40]

Anche la salma di Valentino Mazzola fu oggetto di un'accesa questione tra le due mogli. Emilia Ranaldi, prima moglie, appoggiata dal cognato Silvio Mazzola e da parenti e amici di Cassano d'Adda, richiese che il defunto venisse tumulato nel paese natale, come il prefetto di Torino aveva autorizzato in un primo momento. Lo stesso prefetto ritirò il nulla osta dopo che la seconda moglie, spalleggiata dalla madre e dagli altri tre fratelli di Valentino, aveva preteso che le spoglie restassero a Torino; fu la madre a dichiarare che Valentino un giorno le aveva raccomandato che in caso di morte avrebbe preferito essere sepolto a Torino.[41][42]

L'eredità del calciatore, corrispondente a ventidue milioni di lire, fu divisa secondo la volontà del defunto stesso per un terzo alla signora Cutrone e per i restanti due terzi ai due figli.[43]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Torino, 11 maggio 1947, Italia-Ungheria (3-2). Mazzola ha appena superato un avversario e si appresta a tirare.

Valentino Mazzola era un leader, un trascinatore, un calciatore completo, moderno nella concezione del gioco e dotato di capacità atletiche e facilità di corsa fuori dal comune:[1][5][44][45][46] possedeva uno scatto da velocista e una resistenza da fondista, grazie alle quali il suo rendimento era notevole.[6][14][47] Bearzot lo accostò, per le sue caratteristiche, a Di Stéfano, pur ritenendolo di levatura inferiore, e secondo il parere di chi ha potuto vederlo giocare è stato il calciatore italiano più completo di sempre.[14][48][49]

« Ho fatto appena in tempo ad apprezzare da vicino lo straordinario talento di Valentino. In Italia non c'è mai stato un calciatore completo come lui. Né prima, né dopo.[14] »
(Amedeo Amadei, 2001)

Operava praticamente ovunque: essendo forte nei tackle, era utile in difesa in fase di recupero; impostava le azioni — giocando un gran numero di palloni, cercandoseli in tutto il campo — e spesso le concludeva.[1][14][19] Esclusa la sua esperienza come ala, all'inizio della sua carriera nella squadra dell'Alfa Romeo, i ruoli in cui fu impiegato maggiormente sono quelli di mezzala sinistra, interno e attaccante. Occasionalmente occupò anche la posizione di terzino, con risultati di tutto rispetto, di mezzala destra, di mediano e di portiere.[50][51][52][53] Gli capitò anche di venire spostato tre volte nella stessa partita, partendo da mezzala per poi giocare da mediano, da terzino e infine terminare la gara al centro dell'attacco, tale era la sua versatilità.[54]

« Ancora adesso se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelé, a Di Stéfano, a Cruijff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a Mazzola.[19] »
(Giampiero Boniperti, 1989)
Grazie alla sua elevazione, Mazzola aveva la meglio anche sui difensori più alti

Di corporatura robusta, sapeva combattere in mezzo al campo; era proprio nei terreni pesanti, anche quando il campo si presentava in condizioni estreme, che, grazie alla sua forza fisica, riusciva a fare valere la sua attitudine pugnace.[49][55][56][57] Era capace, inoltre, di imporsi negli spazi stretti, disponendo di una tecnica individuale e di un palleggio affinati, sebbene non amasse esibirsi in virtuosismi.[8][19][44][58] Tra le sue diverse doti tecniche spiccavano l'ambidestrismo e un tiro di rara potenza, nella cui esecuzione al volo e nei calci di punizione era specializzato.[1][5][59][60] Sauro Tomà, unico superstite del Torino alla tragedia di Superga, asserì che la singolarità del suo tiro consisteva nel saper colpire di collo pieno;[58] mentre, per Giampiero Boniperti, «calciava talmente bene con entrambi i piedi che non era possibile stabilire se fosse un destro oppure un mancino».[61]

Altre sue peculiarità erano il dribbling e la fantasia.[4][6] Nonostante la sua bassa statura era un buon colpitore di testa e abile nel gioco aereo, potendo contare su un'ottima elevazione.[5][19][61]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Nonostante avesse iniziato a lavorare giovanissimo, Mazzola continuò a coltivare la sua passione per il calcio; fu un dirigente del Tresoldi, squadra di Cassano d'Adda, che, vedendolo giocare nei prati, come faceva sovente, lo portò nelle giovanili nel 1934. Poi passò al Fara d'Adda e fece ritorno alla Tresoldi. Veniva impiegato nei ruoli di centromediano e mediano destro, anche se era già un calciatore polivalente. Con la Tresoldi nella stagione 1935-1936 partecipò al suo primo campionato e l'anno seguente entrò in prima squadra, percependo un premio di 10 lire a partita.[10][51][62]

Nel 1938, nello stesso periodo in cui l'Alfa Romeo gli fece la proposta lavorativa che includeva la possibilità di giocare in Serie C, ricevette, da parte del Milano, la prima vera offerta della carriera, intravedendo la possibilità di giocare in Serie A. Era molto indeciso e le sue riflessioni lo fecero optare per l'Alfa, perché quest'ultima gli garantiva anche un'occupazione.[10]

« È stato molto meglio aver scelto l'Alfa Romeo; se fossi andato al Milano avrei percepito lo stipendio, allora assai notevole, di 100 lire mensili e non avrei lavorato. Meglio assai lavorare: con l'ozio c'era il pericolo di rovinare la mia passione, veramente sana, per il calcio e per la mia carriera.[10] »
(Pezzo tratto dal diario di Valentino Mazzola nel 1938)

All'Alfa Romeo giocò una sola stagione come ala; secondo un'altra fonte, discordante, avrebbe operato invece da mezzala destra.[11][51] Lasciò la squadra nel 1939, dopo aver goduto del favore degli spettatori, che apprezzavano il suo ritmo e le sue giocate, per prestare il servizio militare a Venezia.[12][15]

Un primo piano di Valentino Mazzola

L'approdo al Venezia in Serie A[modifica | modifica sorgente]

Nel 1939, mentre svolgeva il servizio militare in Marina, prese parte a diverse gare della squadra del Comando della Marina giocate al campo dei Bacini, mettendosi in luce, nonostante arrivasse a pesare 90 kg.[63][64] Fu notato da alcuni osservatori del Venezia, che dopo diverse sollecitazioni riuscirono a fargli fare un provino;[12][16] secondo un'altra fonte sarebbe stato invece un ufficiale della Marina, tifoso nero-verde, rimasto ammirato dalle abilità di Valentino Mazzola, a proporlo alla squadra lagunare.[65] Al provino, al quale si presentò e giocò a piedi nudi, avendo lasciato intenzionalmente gli scarpini personali a casa per non rovinarli, convinse tutti, soprattutto l'allenatore Giuseppe Girani che caldeggiò il suo acquisto.[12][23][65] Dopo alcuni mesi nella squadra riserve, con cui partecipò al relativo campionato,[66] venne ingaggiato il 1º gennaio 1940 per cinquantamila lire.[4][67] Debuttò in Serie A il 31 marzo 1940 nella partita Lazio-Venezia (1-0), prendendo il posto del centravanti titolare Francesco Pernigo, indisponibile, e mantenendolo in seguito per meriti propri.[67][68] Disputò tutte le restanti cinque partite di campionato, spesso al centro dell'attacco, realizzando una rete nella penultima giornata Venezia-Bari — fu il punto del definitivo 2-1 per i nero-verdi che garantì la matematica certezza di rimanere in Serie A —, e una gara di Coppa Italia, precisamente l'ottavo di finale Modena-Venezia (3-1) in cui segnò il gol della bandiera per la sua squadra.[69][70][71]

La prima Coppa Italia (1940-1941)[modifica | modifica sorgente]

I primi giorni dell'agosto 1940 Mazzola firmò un contratto regolare con il Bari. Trovandosi a Venezia, dove svolgeva il servizio militare, e non ricevendo l'ordine di avvicinamento a Bari, comunicatogli dalla società pugliese, decise di giocare il secondo e il terzo turno del campionato appena cominciato tra le fila dei veneziani. Tuttavia, dopo gli interventi della Federazione e della Marina Militare di Venezia,[72] Mazzola proseguì la stagione con la squadra veneta.[73]

Non essendo titolare, Mazzola a inizio stagione ricoprì, a seconda delle necessità, tutti i ruoli della linea offensiva:[74] da ala destra il suo contributo fu deludente, ma quando fu chiamato ad operare al centro dell'attacco, come sostituto di Pernigo, spesso a riposo per noie fisiche, le sue prestazioni migliorarono sempre più e riuscì a segnare con regolarità,[75][76] contro la Triestina, il Torino, l'Atalanta e la Juventus; in quest'ultima gara, il 29 dicembre, realizzò un gol di rara bellezza, scartando Nini Varglien a centrocampo e saltando i due terzini bianconeri, per poi battere con un tiro secco l'incolpevole portiere Bodoira. Mazzola era comunque distante dalla maturazione: nelle sue apparizioni evidenziava il difetto di andare al tiro troppo spesso, da tutte le posizioni, anche quando le condizioni non erano favorevoli.[77][78]

Nel frattempo ci fu il cambio alla guida tecnica della squadra: il 14 novembre il Venezia decise di sollevare Girani dall'incarico di allenatore, per assegnargli il ruolo di direttore sportivo e Giovanni Battista Rebuffo, tecnico delle giovanili, venne promosso alla prima squadra.[79] Fu proprio Rebuffo — al quale venne riconosciuto il merito di aver lanciato e cresciuto Mazzola nel grande calcio[80] — che ebbe l'idea di trasformarlo da attaccante a interno sinistro, posizione che occupò nel girone di ritorno[81] e che gli consentì di essere tra i migliori del torneo, secondo la stampa sportiva l'unica rivelazione del campionato, il cui livello qualitativo fu mediocre.[64][82][83][84]

Roma, 8 giugno 1941, Roma-Venezia (3-3). Mazzola, inseguito da Brunella, sta per calciare in porta: segnerà il primo gol del Venezia.

Una volta terminato il campionato al 12º posto, il Venezia si dedicò alla Coppa Italia, gareggiando nei mesi di maggio e giugno 1941, vincendo la competizione. La finale con la Roma si giocò in due gare; fu nel primo appuntamento che Mazzola si fece apprezzare, con la conseguente ascesa delle sue quotazioni.[85][86] L'andata si giocò l'8 giugno a Roma, allo Stadio del Partito Nazionale Fascista; dopo meno di venti minuti la Roma si trovava in vantaggio per 3-0. Al 37' Mazzola segnò un gol considerevole, con un'azione personale: superò un primo avversario in velocità, un secondo (Brunella) con un colpo di tacco, e vanificò la successiva uscita di Masetti con un gradevole tocco di esterno destro. Fu il punto della riscossa: il Venezia, galvanizzato, riuscì a concludere la partita sul 3-3.[84] Dopo sette giorni, a Venezia, la gara di ritorno terminò con il punteggio di 1-0, sufficiente per la conquista del trofeo.

Mazzola disputò in tutta la stagione 33 partite e realizzò nove gol, sei in campionato e tre in coppa.

L'ultima stagione a Venezia (1941-1942)[modifica | modifica sorgente]

Nella sua terza ed ultima stagione al Venezia — considerata alla fine dell'anno solare la migliore squadra italiana per quanto espresso al termine della stagione precedente e nella prima parte di quella in corso — Mazzola, al quale fu ingessata la gamba sinistra al seguito di continui problemi alla caviglia sinistra che lo costrinsero a restare fermo qualche settimana a novembre, veniva già paragonato, nonostante la sua giovane età, al due volte campione del mondo Meazza, di nove anni più vecchio.[87][88]

Dopo essere stato in testa alla classifica, in primavera il Venezia perse diverse partite e dovette accontentarsi alla fine del campionato del terzo posto; questo periodo coincise con un appannamento di Mazzola, dipeso dalla stanchezza accumulata dai troppi impegni, che erano aumentati con gli allenamenti e le partite della Nazionale.[89][90][91]

Non considerando il primo anno al Venezia in cui scese in campo per poche partite, per Mazzola fu la stagione meno prolifica della sua carriera, con cinque reti totali.

Mazzola e Loik
Loik e mazzola nazionale 1942.jpg
Mazzola e Loik giocarono insieme nove anni consecutivi, a partire dal 1940 nel Venezia e poi anche al Torino e in Nazionale, formando una coppia formidabile.[4][14] Il primo mezzala sinistra, il secondo mezzala destra; il 10 e l'8 del sistema, in cui erano complementari e difficilmente sostituibili: insieme brillavano, mentre l'uno senza l'altro non riusciva ad esprimersi ad alti livelli.[92] La loro duttilità li portava a coprire altre zone del campo, ma quando uno dei due veniva spostato l'intera squadra ne risentiva, perdendo l'equilibrio.[93]

L'affermazione al Torino[modifica | modifica sorgente]

Il primo scudetto e la seconda Coppa Italia (1942-1943)[modifica | modifica sorgente]

I primi giorni del luglio 1942[94] venne acquistato dal Torino per un milione e 250 mila lire, una cifra che dalla stampa fu definita clamorosa e che permise al Venezia di risanare tutti i suoi debiti.[4][23][95] Il presidente Ferruccio Novo batté la concorrenza della Juventus[96] e comprò, sempre dal Venezia, anche Ezio Loik, facendo il colpo del milione:[97][98] l'operazione che portò le due mezzali a Torino, oltre al pagamento di una somma record mai sborsata prima nel calcio italiano, comprendeva il trasferimento di Raúl Mezzadra e Walter Petron alla squadra veneta.[95][99]

Esordì ufficialmente con la maglia granata il 20 settembre 1942, nei sedicesimi di Coppa Italia Torino-Anconitana Bianchi. La partita terminò 7-0 per i padroni di casa, con due reti di Mazzola, subito apprezzato dai tifosi per la grande mole di lavoro svolto.[100][101] Il 4 ottobre, al debutto in campionato, il duo Mazzola-Loik giocò male la partita: a causa della loro imprecisione e della loro scarsa intesa, furono considerati i responsabili della sconfitta per 1-0 che il Torino subì a Milano ad opera dell'Ambrosiana-Inter.[102] Nella partita successiva, battuti per 2-1 in casa dal Livorno, i due mostrarono ancora insicurezza, al punto che la stampa sportiva si interrogava sull'adattabilità delle due pedine al sistema di gioco del Torino e sulla loro comprensione dello stesso, criticandone il loro posizionamento in campo, sempre secondo i quotidiani, troppo arretrato.[103][104] In particolare fu su Mazzola che le obiezioni in merito alla sua posizione si protrassero per oltre due mesi, nonostante la squadra avesse iniziato una serie di vittorie con scarti pronunciati, grazie anche al suo contributo, e le sue prove fossero più che soddisfacenti.[105][106][107][108] Il primo gol in campionato arrivò al terzo turno, in occasione del derby Juventus-Torino (2-5) del 18 ottobre.[109]

Nella seconda parte del campionato, contraddistinto da copiose vittorie di misura, Mazzola fornì diverse prestazioni di rilievo, alle volte eccezionali, impreziosite da alcuni gol.[110][111][112] Nel mese finale della competizione, in aprile, realizzò tre reti nelle ultime quattro gare; fu giustappunto nella 30ª ed ultima giornata, dopo un combattuto ed equilibrato testa a testa tra Torino e Livorno durato per tutto il torneo, in cui si avvicendarono spesso in vetta alla classifica, che Mazzola ne timbrò uno molto importante, poiché il Torino riuscì ad espugnare Bari per 0-1, grazie ad un suo gol decisivo — a tre minuti dalla fine del campionato — che consegnò lo scudetto ai granata.[98][108]

Alla ripresa della Coppa Italia, a metà del mese di maggio, nei quarti di finale il Torino vinse su un Milano largamente rimaneggiato per cinque reti a zero, due delle quali siglate da Mazzola.[113] Il Toro arrivò sino alla finale, disputata in gara unica il 30 maggio all'Arena di Milano, ed ebbe la meglio sul Venezia per 4-0 con una rete di Mazzola.[114] Il Torino fu la prima squadra a fare la doppietta Campionato-Coppa Italia e Mazzola disputò tutte le gare di campionato e di Coppa Italia, laureandosi in quest'ultima capocannoniere con cinque reti.[97][115]

Da gennaio a giugno 1943, tra ritiri infrasettimanali e incontri, Mazzola ebbe diverse chiamate dalla Nazionale della Regia Marina;[116] impegni non secondari, considerata l'inattività della Nazionale maggiore, dalla durata di circa tre giorni con frequenza di due volte al mese che lo tennero lontano da Torino, anche a ridosso di gare rilevanti. Le partite, molto seguite dagli appassionati, si giocarono quasi tutte allo Stadio Nazionale a Roma.[117][118]

Il Campionato dell'Italia Settentrionale durante la guerra (1944)[modifica | modifica sorgente]
«Mazzola, dopo diversi anni in primo piano, è apparso in questa stagione il numero uno, l'instancabile motore della squadra, nelle partite facili come in quelle difficili. Sistema o non sistema. Ha fatto sempre tutto il suo lavoro e in più si è regolarmente prodigato per prestare man forte ai compagni, in difesa, nella mediana, all'attacco. Per le sue caratteristiche e per il suo gioco può essere paragonato a Magnozzi. È l'uomo che gioca con lo stesso impegno dal primo al 90' di ogni partita, che si ribella alla sconfitta, che cerca ed ottiene il successo con tiri improvvisi ed esattissimi. È il giocatore più utile e redditizio.[119] »
(Luigi Cavallero, giornalista de La Stampa, luglio 1944)

Nel pieno svolgimento della seconda guerra mondiale, senza prospettive per l'inizio del nuovo campionato, il Torino, la cui denominazione cambiò in Torino FIAT, si dedicò, dal novembre 1943, ad amichevoli e a piccole competizioni non ufficiali. Mazzola, a differenza di molti altri suoi colleghi calciatori, che erano tornati a giocare con le loro squadre di provenienza oppure vicino a casa, era rimasto a Torino e, insieme ad altri suoi compagni, cominciò ad allenarsi, partecipando ad alcune partite con formazioni occasionali già dal mese precedente.[120][121][122] Organizzato il nuovo campionato, denominato Campionato dell'Italia Settentrionale e qualitativamente ritenuto una «povera cosa», il Torino FIAT vinse facilmente il girone eliminatorio del Piemonte e della Liguria, che comprendeva un totale di dieci squadre, con sedici vittorie e due pareggi, 78 gol fatti e 19 subiti. Mazzola realizzò 14 reti, di cui due triplette: la prima il 2 febbraio in Torino FIAT-Asti, recupero della prima giornata, partita conclusasi con il punteggio di 6-1, e la seconda il 23 aprile, quando si disputò il 15º turno Torino FIAT-Alessandria (7-0).[119][123][124]

Nel gruppo A delle semifinali interregionali il Torino FIAT terminò ancora davanti al resto delle contendenti, che furono in ordine di classifica Juventus-Cisitalia, Ambrosiana-Inter e Varese, affrontatesi in un girone all'italiana con partite di andata e ritorno. Mazzola collezionò altri sei gol; nelle ultime due partite segnò due doppiette: il 18 giugno 1944 al motovelodromo di Torino nel 3-3 contro la Juventus-Cisitalia e il 25 giugno all'Arena di Milano nel 3-3 contro l'Ambrosiana-Inter, quando superò il portiere Merlo con due conclusioni precise, violente e di pregevole fattura.[125][126] L'ultimo gol di Mazzola contro l'Ambrosiana-Inter, realizzato allo scadere, fissò il risultato sul 3-3 ed evitò al Torino FIAT l'eventuale spareggio contro la Juventus-Cisitalia — che a quattro minuti dal termine dell'incontro aveva gli stessi punti in classifica e lo stesso quoziente reti dei granata —, vittoriosa per 6-1 sul Varese. Infine, nel triangolare finale il Torino FIAT arrivò secondo, arrendendosi solo ai vincitori, i Vigili del Fuoco La Spezia.[127]

Con la Nazionale ferma da oltre due anni, in Italia si organizzarono alcuni incontri, le cui rappresentative racchiudevano il meglio delle regioni; il Piemonte poté giovarsi della presenza di Mazzola in due gare, contro la Lombardia e la Venezia Giulia.[128]

Le partite di beneficenza e le vittorie nel Campionato Alta Italia e in Divisione Nazionale (1945-1946)[modifica | modifica sorgente]
Valentino Mazzola inseguito da Paolo Todeschini

Terminato il campionato nel luglio 1944, il Torino FIAT, dopo diversi mesi di sosta, riprese l'attività nel periodo natalizio, quando disputò due derby a scopo benefico,[129] per poi organizzare in primavera un torneo al quale parteciparono anche Juventus-Cisitalia, Filiale Italia, Lancia e Ispettorato del Lavoro. Quest'ultimo, i cui ricavi vennero destinati sempre in beneficenza, in mancanza di competizioni ufficiali, suscitò interesse ed ebbe anche riscontro tecnico; tuttavia non fu concluso, dopo che nel secondo tempo del derby di ritorno tra FIAT e Cisitalia allo Stadio Mussolini — partita molto sentita, in cui era in palio anche la Coppa Pio Marchi, contornata dagli scontri tra tifosi sugli spalti — la gara assunse connotati molto fallosi, concludendosi in una rissa. L'arbitro, dopo aver interrotto a lungo il gioco ed espulso tre giocatori, decise di sospendere anticipatamente l'incontro sul 3-1 per i bianconeri. Mazzola, tra gli espulsi, realizzò l'unica rete granata e subì anche un infortunio.[130][131]

Valentino Mazzola e altri suoi compagni, come avevano fatto l'anno precedente, intensificarono i loro impegni giocando anche per formazioni raffazzonate, sempre per beneficenza.[132]

Nella stagione calcistica 1945-1946, caratterizzata dal Campionato Alta Italia nella prima fase e dalla Divisione Nazionale conseguentemente, Mazzola dimostrò di essere uno dei migliori realizzatori, il cui contributo per la conquista del suo terzo scudetto fu ancora tra i più importanti della squadra.[133][134] Sedici furono le sue reti, cinque le doppiette; la prima alla terza giornata, quando superò due volte il portiere Carzino, a Genova nel 5-0 che il Torino inflisse alla Sampierdarenese; la seconda, un mese dopo, nel 4-0 casalingo sul Milan.[135][136] Nei primi mesi Mazzola fu giudicato in più circostanze un solista che non collaborava con la squadra, il cui gioco d'attacco fruttava parecchi gol.[137][138]

La terza e la quarta doppiette stagionali vennero segnate alla 23ª giornata, il 24 marzo 1946 nel 4-0 contro il Bologna, e alla 26ª giornata, nel 5-0 contro l'Andrea Doria. Fece lo stesso al primo turno della Divisione Nazionale, allorché il Torino, in una partita storica, sconfisse la Roma in trasferta per 7-0 realizzando sei reti in tredici minuti: era nato il quarto d'ora granata,[139] cui Mazzola dava inizio rimboccandosi le maniche, e il Torino veniva considerata la migliore squadra al mondo.[140][141][142]

Il terzo scudetto e il titolo di capocannoniere (1946-1947)[modifica | modifica sorgente]
Torino, 20 aprile 1947, Torino-Vicenza (6-0). Mazzola esegue un tiro con il destro.

Nella stagione 1946-1947 Valentino Mazzola, partito da capitano,[143] diede un apporto considerevole per la vittoria di un ulteriore scudetto granata, il suo terzo personale, laureandosi capocannoniere con 29 centri. Nel girone d'andata, in cui mise a segno undici gol, fu, con Gabetto, il solo componente della linea offensiva composta di cinque uomini ad essere pericoloso e a fornire prove convincenti, talvolta brillanti.[144][145] Il 17 novembre 1946 fu protagonista nel 4-0 interno contro il Brescia con due marcature; lo stesso bottino il 29 dicembre a Bergamo, nel 3-0 contro l'Atalanta.[146]

Nel girone di ritorno riuscì a migliorarsi: furono 18 le reti, di cui quattro triplette. Il 23 febbraio 1947, con una prestazione definita «spettacolosa» dalla stampa, guidò la squadra nel 5-1 contro la Lazio e siglò tre gol.[147] A distanza di due mesi, il 20 aprile 1947, nella partita Torino-Vicenza, conclusasi 6-0 per i granata, Mazzola fu autore della tripletta più veloce della storia del calcio italiano, realizzando tre reti in tre minuti al portiere vicentino Romano, al 29', al 30' e al 31'.[148][149]

Costituiva, con Loik, i due punti di maggior forza della formazione:[150] anche quando fu chiamato a ricoprire il ruolo di terzino sinistro, in una situazione di emergenza, il 4 maggio nell'incontro Livorno-Torino (0-2) si comportò autorevolmente; quando, invece, le sue condizioni fisiche erano precarie, la squadra soffriva.[50][151][152]

Il mese di giugno fu molto prolifico per Mazzola, non solo in campo, dove si distinse per due triplette consecutive, alla 33ª giornata nella partita Torino-Atalanta (5-3), quando realizzò tre reti in dieci minuti, e al 34º turno in Torino-Genoa (6-0);[146] infatti sottoscrisse un contratto per l'esclusiva delle sue fotografie in technicolor con la casa svizzera Obenauch, la quale si impegnava a diffondere le riproduzioni del calciatore in tutto il mondo, una novità a quei tempi.[153]

Lo scudetto dei record, il caso Mazzola, la tournée in Brasile (1947-1948)[modifica | modifica sorgente]

Valentino Mazzola iniziò il campionato 1947-1948 in forma smagliante: dopo le prime sette giornate era capocannoniere con otto segnature.[154][155] Domenica 5 ottobre 1947, allo Stadio Nazionale, Roma e Torino chiusero il primo tempo sul punteggio di 1-0 per i giallorossi; di ritorno dagli spogliatoi, i granata realizzarono sette reti in 25 minuti, tre delle quali segnate da un Mazzola che giocò claudicante quasi tutta la partita per i postumi di un infortunio accusato nella precedente partita, senza risparmiarsi e dando dimostrazione di classe e potenza: segnò al 15' della ripresa la rete del pareggio con un appariscente colpo di testa per stile ed intuizione, poi la seconda con un diagonale potente e la terza con un gesto apprezzato dagli spettatori. Fu in occasione del terzo gol che la lacerazione muscolare si riacutizzò e Mazzola fu costretto a lasciare il campo anzitempo, tra gli applausi di tutto lo stadio, per uno stiramento alla coscia.[156][157]

I suoi problemi fisici lo accompagnarono nei mesi di novembre e dicembre, eppure Mazzola continuò a giocare, offrendo ripetute prestazioni discontinue e incolori; dava l'impressione di vagare in campo, spaesato.[158][159][160][161] Il trattamento non benevolo al quale era sottoposto dai difensori avversari non lo agevolava, specie quando finiva le partite malconcio.[162][163]

Nel negozio di Valentino vengono esposti diversi Mazzola. Era così che venivano chiamati i suoi palloni.[164] A sinistra Castigliano e Mazzola, con il figlio Ferruccio. A destra Fausto Coppi, noto amico del capitano granata,[165] e il fratello Serse.

Il 2 maggio 1948, partecipò attivamente, con una rete, al 10-0 casalingo sull'Alessandria, la vittoria con massimo scarto nella storia delle massime serie del campionato italiano.[166] Nella 34ª giornata, Torino-Atalanta (4-0), Mazzola segnò due reti, la prima delle quali in mezza rovesciata, eseguita dall'altezza del dischetto del rigore, un gesto tecnico altamente spettacolare di cui non si ricordavano eguali, secondo la stampa sportiva di allora.[167][168][169]

Il 23 maggio 1948, a Trieste, si giocò Triestina-Torino, terminata a reti inviolate; Mazzola fece scalpore, non presentandosi con i compagni, i quali manifestarono insofferenza per i suoi eccessi. Fu così che nacque il caso Mazzola.[170] Diverse furono le interpretazioni della sua assenza: oltre alla semplice giustificazione che voleva il capitano a riposo, in quanto stanco, emersero divergenze con la società granata, con la quale Mazzola intendeva chiudere il rapporto, per trasferirsi all'Inter, sul cui interessamento si sparsero le voci;[171][172] secondo un'altra chiave di lettura rimase a Torino, indispettito dal fatto che l'incontro internazionale Italia-Inghilterra di sette giorni prima non era stato giocato con il suo pallone;[173] infine, saltò fuori una lettera firmata dai calciatori della Triestina, i quali, memori delle parole dure che Mazzola aveva espresso in un'intervista a riguardo del gioco triestino della gara di andata, gli promettevano un'accoglienza poco amichevole, inducendolo ad evitare la trasferta.[174] Le voci erano insistenti: il 4 giugno un'agenzia diede la notizia, poi rivelatasi infondata, della presenza di Mazzola agli allenamenti dell'Inter.[175] Tutto questo mentre il Torino vinceva lo scudetto con cinque giornate di anticipo, il 30 maggio, grazie al 4-3 contro la Lazio e all'ultima e decisiva rete dello stesso Mazzola.[176] A fine campionato i gol segnati dal Torino furono 125, record di reti segnate in una massima serie, 25 quelle realizzate dal capitano che giunse secondo nella classifica marcatori, dopo lo juventino Boniperti.[177]

Il presidente dell'Inter, Carlo Masseroni, cercò di acquistare Mazzola nell'estate 1948

Conquistato il titolo, con ancora alcune gare del campionato in calendario, il Torino, desiderato da diverse federazioni sudamericane, fu invitato dalla Confederação Brasileira de Desportos a disputare quattro incontri amichevoli;[178] Mazzola prima di partire, il 29 giugno, annunciò in un'intervista radiofonica il suo addio ai granata, tra lo sgomento dei tifosi, e il giorno seguente, interpellato dai giornalisti, confermò quanto detto.

« Ringrazio tutti gli sportivi italiani per la simpatia che hanno dimostrato al sottoscritto ed ai suoi compagni di squadra. Adesso andiamo in Brasile e cercheremo di tenere anche laggiù ben alto il nome del calcio italiano. Intanto auguri di buone ferie a tutti e arrivederci l'anno prossimo a Milano. È mia ferma intenzione di abbandonare il Torino per trasferirmi a Milano e precisamente all'Internazionale. La società nerazzurra mi ha fatto delle ottime proposte[179] e mi ha anzi autorizzato a trattare direttamente con il Torino per suo conto. In questi giorni debbo avere un incontro con il presidente del Torino e farò tutto il possibile perché l'affare vada a buon termine.[180] »
(Valentino Mazzola)

Nella seconda metà di luglio, tra ammirazione ed entusiasmo, Mazzola e i suoi compagni affrontarono Palmeiras, Corinthians, Portoguesa e San Paolo, conseguendo una vittoria, due pareggi e una sconfitta.[181][182]

L'ultima stagione, iniziata tra le polemiche (1948-1949)[modifica | modifica sorgente]

A pochi giorni dall'inizio del campionato, fissato per il 19 settembre 1948, sei giocatori del Torino, tra cui Mazzola, non volevano adeguarsi alle condizioni di reingaggio che la società propose loro;[183] Mazzola, inserito nella lista di trasferimento dei giocatori, saltò la prima gara di campionato contro la Pro Patria.[184][185] Stante la sua esitazione, il Torino decise di comprare, a ridosso della partenza della stagione, alcuni elementi per il reparto offensivo, pronti a sostituirlo: arrivarono così Zanolla,[186] Fadini e Gambino, tutti ottimi giocatori.[187][188]

Valentino Mazzola con il presidente del Torino Ferruccio Novo

La contesa con la società granata verteva sui soldi che la mezzala pretendeva, forte dei dieci milioni di lire assicuratigli dal presidente dell'Inter Masseroni, con il quale aveva cercato di accordarsi sino all'ultimo, telefonandogli cinque volte sabato 18, alla vigilia del campionato, senza ricevere risposta;[180][189][190][191] opposto era il parere del presidente Novo che non voleva fare differenze tra i suoi calciatori; furono così i suoi compagni a convincere Novo ad aumentargli lo stipendio.[192]

« Lui guadagnava il doppio dei suoi compagni perché erano loro a volere così. Se Valentino si sentiva appagato era più facile vincere.[14] »
(Ferruccio Novo)

Raggiunta l'intesa economica con la società il 23 settembre, tornò in campo nel secondo turno Atalanta-Torino (3-2), realizzando una delle due reti nel primo tempo, con un'esemplare azione in cui sfruttò a pieno la sua velocità e la sua classe.[193][194][195] Secondo quanto raccontato dallo stesso Mazzola, la notte di sabato 25 settembre, poche ore prima della partita, aveva rischiato di morire: non riuscendo a prendere sonno, causa un fortissimo mal di testa, aveva deciso di assumere un paio di cachet antinevralgici di cui aveva fatto provvista in Brasile, aggravando il malore che gli aveva portato anche irregolarità al battito cardiaco.[196]

Nei primi giorni di ottobre scoppiò un altro caso Mazzola. Si apprese che la Lega Nazionale aveva inoltrato al Consiglio Federale della FIGC una richiesta di autorizzazione a procedere[197] nei confronti del giocatore per la sua condotta disdicevole nell'ambiente calcistico. Dopo aver letto su Tuttosport un articolo sulla partita pre-campionato Milan-Torino del 12 settembre in cui erano elencati i molti granata assenti, in contrasto con la società, e in cui veniva contestata una norma federale che concedeva a Mazzola un posto in tribuna d'onore (l'articolo riportava testualmente: c'è Mazzola, ma in tribuna d'onore, secondo una ignorata disposizione federale che assegna un posto in tribuna d'onore ai giocatori che hanno controversie con le proprie società), il capitano granata aveva scritto una lettera, di ardua comprensione, al direttore Renato Casalbore, autore del pezzo, il cui contenuto era stato pubblicato integralmente nel quotidiano dallo stesso Casalbore senza commenti.[198][199]

« Egr. comm. — Gradirei che lei non facesse più dell'ironia sul conto mio. Il suo giornale lo leggo poco, purtroppo a volte mi dicono: hai visto cosa ha detto Casalbore di te? Lei faccia il suo mestiere, porti il resoconto della partita alla sua redazione, e lasci stare il Mazzola anche se il Milan gli permette di sedere in tribuna d'onore per assistere ad una partita di calcio; ciò che interessa poco la federazione se il Milan che paga i propri giocatori e mantiene in parte la F.I.G.C. desidera fare, usare una cortesia a Mazzola che difende i suoi interessi come il Torino sta difendendo i propri?[198] »
(Lettera di Valentino Mazzola a Renato Casalbore, settembre 1948)

La stampa sportiva si divise tra opinioni severe e pareri più tolleranti; quest'ultimi, uniti all'ammissione da parte dello stesso Mazzola di aver commesso un errore, furono determinanti e fecero rientrare la rigidità che il Consiglio Federale aveva fatto trasparire in principio.[198][200][201]

«Ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea di porta era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino la mia porta, e segnava![19]»
(racconto di Giampiero Boniperti)

Mazzola era dotato di sorprendenti capacità di recupero, anche quando era dato per sicuro assente riusciva a recuperare in extremis.[202] Altresì, prima dei derby con la Juventus era solito fingere di essere malato o infortunato e riusciva a fare credere che non avrebbe giocato, anche ai giornalisti, che scrivevano della sua indisponibilità, mentre la domenica scendeva regolarmente in campo, spiazzando tutti.[203] Il copione si ripeté pochi giorni prima del 24 ottobre, allorquando fu protagonista del derby vinto per 2-1 nella sesta giornata.[204] Al 30', sul punteggio di 1-1, Boniperti, lanciato da Caprile, avanzò e tirò; l'estremo difensore granata Bacigalupo si tuffò a destra, mentre il pallone filava alla sua sinistra; improvvisamente Mazzola, accorso in difesa, deviò la traiettoria di tacco, tra lo stupore di Boniperti, salvando la squadra dal passivo; precipitatosi poi in avanti, dopo uno scambio con Loik sul quale si fece trovare puntuale, in piena corsa fece partire un tiro fulmineo che superò il portiere bianconero Sentimenti IV, senza che quest'ultimo potesse intervenire.[205]

Una fase di allenamento del Torino 1948-1949 allo stadio Filadelfia; in primo piano, Mazzola e Loik.

Oltre al derby, offrì una prestazione molto positiva sette giorni dopo nel 3-1 al Padova, segnando un gol e trascinando da solo la squadra alla vittoria.[206][207] Per Mazzola, all'apice della sua popolarità, il 1948 si concluse con otto reti nel girone d'andata e una proposta lusinghiera da parte degli argentini dell'Huracán, non presa in considerazione dai vertici granata.[208][209] Nei primi mesi del 1949 dovette convivere con diversi fastidi — uno stiramento muscolare alla coscia mai guarito del tutto, una lombalgia e una distorsione alla caviglia —, che gli fecero ridurre sensibilmente gli allenamenti durante la settimana ed aumentare di peso, partecipando però in un primo periodo a quasi tutte le partite e realizzando quattro reti consecutive tra gennaio e febbraio,[210] nonostante non potesse sfruttare a pieno il suo dinamismo e dovesse sopportare forti dolori.[211][212]

Il 24 aprile, nella 33ª giornata, contro il Bari, il portiere dei pugliesi, Moro, compì diverse prodezze per evitare la sconfitta della sua squadra, soprattutto sui tiri di un ispirato Mazzola, effervescente anche nei movimenti dopo un prolungato periodo in ombra; nell'1-1 finale, quello della mezzala fu l'unico timbro granata, l'ultimo gol della sua carriera.[213] Il 30 aprile i granata pareggiarono 0-0 a San Siro contro l'Inter, classificatasi poi a fine campionato seconda; Mazzola, causa un forte mal di gola con febbre alta e una forma di angina, non prese parte alla gara.[214]

L'ultima partita e la tragedia di Superga[modifica | modifica sorgente]

Il 1º maggio, giorno seguente alla gara contro i nerazzurri, i granata volarono a Lisbona per disputare il 3 maggio un'amichevole contro il Benfica, conclusasi 4-3 per i lusitani, partita praticamente organizzata da Mazzola per l'addio al calcio dell'amico Francisco Ferreira, capitano della nazionale portoghese.[215][216] I due si erano conosciuti il 27 febbraio, quando l'Italia aveva battuto il Portogallo 4-1 a Genova; nel dopopartita, in un ristorante, Ferreira e Mazzola avevano discusso della partita che il Benfica avrebbe dedicato al portoghese, il cui incasso gli sarebbe stato donato come riconoscimento. Si doveva combinare un'amichevole di spessore, per attirare molti spettatori, e Mazzola gli aveva promesso il suo impegno affinché l'avversario fosse proprio il Torino.[217]

Palazzo Madama, Torino, 6 maggio 1949. Il corteo funebre.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tragedia di Superga.

La partenza di Mazzola con il gruppo era molto incerta per via delle sue non ancora perfette condizioni di salute e qualche quotidiano aveva riportato la notizia del suo forfait, ma il capitano granata, invece, aveva mantenuto la promessa.[218][219] Nel pomeriggio del 4 maggio, durante il viaggio di ritorno, in condizioni di scarsa visibilità per una nebbia fitta, il Fiat G.212 che trasportava la squadra, i dirigenti e i giornalisti si schiantò alle ore 17:05 contro il muro della Basilica di Superga, provocando la morte istantanea di tutte le trentuno persone a bordo.[220][221] Al riconoscimento dei corpi, svoltosi nella tarda notte, contribuì Vittorio Pozzo.[222] I funerali, cui parteciparono oltre mezzo milione di persone, si tennero il 6 maggio; le salme furono portate a Palazzo Madama, da dove partì il corteo, proseguito fino al Duomo.[216][223] Lo stesso giorno la FIGC proclamò il Torino campione d'Italia, a quattro giornate dal termine, approvando la proposta di Internazionale, Milan e Juventus.[224]

Torino, 16 maggio 1948, Italia-Inghilterra (0-4). Mazzola discute con Frank Swift, portiere e capitano della Nazionale inglese.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

La seconda guerra mondiale, prima, e l'improvvisa morte, dopo, negarono a Mazzola la chance di partecipare ai mondiali. Nelle sole competizioni amichevoli che giocò, con la Nazionale italiana non rese quanto le sue possibilità, tradito anche dall'emozione trasmessagli dalla maglia azzurra che indossò per dodici volte.[1] Ricevette la prima convocazione il 23 febbraio 1942, ai tempi del Venezia, per una seduta di allenamento che si tenne due giorni dopo a Firenze.[225] Esordì, insieme al compagno di club Loik, il 5 aprile 1942 a Genova nella partita Italia-Croazia (4-0). L'attesa e le tante aspettative nei suoi confronti non furono ripagate:[226][227] complici l'emozione, il campo di gioco trasformatosi in un pantano[228] a seguito di una pioggia torrenziale e una marcatura asfissiante nei suoi confronti, non giocò una buona gara.[57][229] Quattordici giorni dopo, a Milano, gli azzurri collezionarono un altro 4-0, questa volta ai danni della Spagna, e Mazzola, oltre a segnare la sua prima rete, risultò essere il migliore uomo in campo.[57][230][231] A fine partita si dichiarò commosso.[232]

Disputò la terza gara, a distanza di oltre tre anni e mezzo dalla seconda — periodo di sosta coincidente con quello della Nazionale, dovuto alla seconda guerra mondiale —, a Zurigo nel 4-4 contro la Svizzera. Nel 1947 furono quattro gli incontri disputati, tutti accompagnati da prestazioni opache;[233][234][235] il 14 dicembre 1947 indossò per la prima volta la fascia di capitano.[236][237] Il 27 marzo 1949, a Madrid, Mazzola scese in campo per l'ultima volta con gli Azzurri, che vinsero per 3-1 contro gli spagnoli, fornendo una prestazione rimarchevole come sovente fece con i granata: fu la sua migliore partita in Nazionale.[238][239]

Tra le tante divise presenti al Museo del calcio a Coverciano, quella granata con il 10 di Mazzola è l'unica maglia di una squadra di club.[240]


Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica sorgente]

Stagione Club Campionato Coppe nazionali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1936-1937 Italia Tresoldi PD  ?  ? - - -  ?  ?
1937-1938 PD  ?  ? - - -  ?  ?
Totale Tresoldi  ?  ? - - -  ?  ?
1938-1939 Italia Alfa Romeo C  ? 18 CI  ?  ?  ? 18
nov. 1939-feb. 1940[241] Italia Venezia Riserve[66] CR[242] 2+  ? - - - 2+  ?
mar.-giu. 1940 Italia Venezia A 6 1 CI 1 1 7 2
1940-1941 A 27 6 CI 6 3 33 9
1941-1942 A 28 5 CI 4 0 32 5
Totale Venezia 61 12 11 4 72 16
1942-1943 Italia Torino A 30 11 CI 5 5 35 16
1943-1944 CIS 25 21 - - - 25 21
1945-1946 CAI + DN 35 16 - - - 35 16
1946-1947 A 38 29 - - - 38 29
1947-1948 A 37 25 - - - 37 25
1948-1949 A 30 16 - - - 30 16
Totale Torino 195 118 5 5 200 123
Totale carriera 258+ 148+ 16 9 274+ 157+

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
5-4-1942 Genova Italia Italia 4 – 0 Croazia Croazia Amichevole -
19-4-1942 Milano Italia Italia 4 – 0 Spagna Spagna Amichevole 1
11-11-1945 Zurigo Svizzera Svizzera 4 – 4 Italia Italia Amichevole -
1-12-1946 Milano Italia Italia 3 – 2 Austria Austria Amichevole 1
27-4-1947 Firenze Italia Italia 5 – 2 Svizzera Svizzera Amichevole 1
11-5-1947 Torino Italia Italia 3 – 2 Ungheria Ungheria Amichevole -
9-11-1947 Vienna Austria Austria 5 – 1 Italia Italia Amichevole -
14-12-1947 Bari Italia Italia 3 – 1 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole - Cap.
4-4-1948 Parigi Francia Francia 1 – 3 Italia Italia Amichevole - Cap.
16-5-1948 Torino Italia Italia 0 – 4 Inghilterra Inghilterra Amichevole - Cap.
27-2-1949 Genova Italia Italia 4 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole 1 Cap.
27-3-1949 Madrid Spagna Spagna 1 – 3 Italia Italia Amichevole - Cap.
Totale Presenze 12 Reti 4

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Una formazione del Torino 1942-43, prima squadra a fare la doppietta Campionato-Coppa Italia. Mazzola è il secondo in piedi da sinistra.

Club[modifica | modifica sorgente]

Torino: 1942-1943, 1945-1946, 1946-1947, 1947-1948, 1948-1949
Venezia: 1940-1941
Torino: 1942-1943

Individuale[modifica | modifica sorgente]

1946-1947 (29 gol)
1942-1943 (5 gol)
2012

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Beppe Bracco, Angelo Caroli, Pulici come Mazzola in Stampa Sera, 9 novembre 1977, p. 19. URL consultato il 23 dicembre 2011.
  2. ^ Fino al 17 giugno 1946 Italia Regno d'Italia.
  3. ^ a b c Sappino, op. cit., p. 820
  4. ^ a b c d e Sappino, op. cit., pp. 347, 348
  5. ^ a b c d Foot, op. cit., pp. 159, 160
  6. ^ a b c Massimo Filipponi, Nessuno è stato superiore al Grande Torino in L'Unità, 2 gennaio 2000, p. 20. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  7. ^ Sconcerti, op. cit., p. 75
  8. ^ a b c Paolo Spriano, La terribile sciagura di Superga in L'Unità (ed. piemontese), 5 maggio 1949, p. 3. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  9. ^ a b c La prima moglie di Mazzola ritrova il figlio nei pressi di Casale in Nuova Stampa Sera, 10 maggio 1949, p. 2. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  10. ^ a b c d e f g Estratti dal diario di Valentino Mazzola. Giulio Crosti, Valentino racconta... un libro di memorie di Mazzola raccolte da Giusi Cutrona in L'Unità (ed. piemontese), 17 maggio 1950, p. 6. URL consultato il 4 maggio 2012).
  11. ^ a b c d Leila Codecasa, Cassano riporta in campo Valentino Mazzola in Corriere della Sera, 6 marzo 2001, p. 52. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  12. ^ a b c d e f g Personaggi - Valentino Mazzola. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  13. ^ "Tulen" deriva da "tola" che significa scatola di latta.
  14. ^ a b c d e f g Mario Gherarducci, Capitan Mazzola e il Grande Torino, due leggende in mostra in Corriere della Sera, 28 settembre 2001, p. 47. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  15. ^ a b AAVV, op. cit., vol. 4, p. 668
  16. ^ a b Grande Torino. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  17. ^ La scuola elementare era stata portata fino ai 14 anni. Per approfondire si veda la Riforma Gentile.
  18. ^ a b Enrico Currò, Rovinati dai falsi ricchi in La Repubblica, 25 marzo 1994, p. 29. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  19. ^ a b c d e f g Gian Paolo Ormezzano, E' lui, Valentino l'ideale uomo-squadra in La Stampa, 3 maggio 1989, p. 29. URL consultato il 22 dicembre 2011.
  20. ^ a b c Mazzola era celibe per il nostro Stato Civile in Stampa Sera, 11 maggio 1949, p. 2. URL consultato il 9 dicembre 2011.
  21. ^ Elena Lisa, Nella casa di Valentino Mazzola, due camere e cucina per un mito, lastampa.it, 4 settembre 2011. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  22. ^ Paolo Bertoldi, Il Torino è la squadra che è costata di meno in Stampa Sera, 20 dicembre 1947, p. 4. URL consultato il 21 dicembre 2011.
  23. ^ a b c Leoncarlo Settimelli, Soltanto il cielo li dominò, ma poi la Rai li oscurò in L'Unità, 4 maggio 1999, p. 21. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  24. ^ Stella, op. cit.
  25. ^ Le manie di Mazzola in Stampa Sera, 13 dicembre 1988, p. 18. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  26. ^ Questo matrimonio non s'ha da fare in La Stampa, 21 febbraio 1948, p. 2. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  27. ^ Brindisi a mezzanotte tra i coniugi Mazzola in Stampa Sera, 22 aprile 1949, p. 4. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  28. ^ Miss Torino 1948 sarà la più bella in Nuova Stampa Sera, 22 luglio 1948, p. 2. URL consultato il 18 gennaio 2012.
  29. ^ Dal suo diario si apprese che, dopo la scomparsa del padre, la sua vita era peggiorata; era persuaso dall'idea che sarebbe morto pure lui tragicamente.
  30. ^ In Italia non era possibile divorziare. Verso la fine degli anni '40, molti furono gli italiani che si rivolsero al Tribunale distrettuale di Ilfov per sciogliere i loro vincoli coniugali; infatti, per una convenzione tra Italia e Romania, risalente al 1880, le sentenze di annullamento di matrimonio tra coniugi italiani emesse da tale tribunale venivano inviate direttamente al Ministero degli Esteri italiano, che successivamente le comunicava agli uffici di Stato Civile per la trascrizione, atto che annullava i precedenti matrimoni celebrati in Italia dalle coppie. Da Ilfov si attendeva la liberazione dei matrimoni mal combinati. La Nuova Stampa, 16 ottobre 1949, p. 2. URL consultato in data 11 febbraio 2012.
  31. ^ a b La vicenda matrimoniale del calciatore Mazzola in La Nuova Stampa, 20 gennaio 1949, p. 2. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  32. ^ a b Il divorzio non s'addice al calciatore Mazzola in L'Unità (ed. piemontese), 30 marzo 1949, p. 2. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  33. ^ Questo matrimonio non si farà... in Stampa Sera, 18 febbraio 1948, p. 4. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  34. ^ La causa di divorzio è costata a Mazzola 5 milioni in La Stampa, 1º aprile 1949, p. 4. URL consultato il 23 dicembre 2011.
  35. ^ Pietro Sarfi, Il figlio di Mazzola ritrovato a Milano in L'Unità, 12 maggio 1949, p. 3. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  36. ^ I due matrimoni di Mazzola alla Corte di Cassazione in L'Unità (ed. piemontese), 20 maggio 1949, p. 4. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  37. ^ Registrate allo Stato Civile le seconde nozze di Mazzola in Nuova Stampa Sera, 27 luglio 1949, p. 2. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  38. ^ Non finite per Valentino le grane matrimoniali in Nuova Stampa Sera, 30 aprile 1949, p. 4. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  39. ^ a b Mazzola, op. cit., pp 7, 8
  40. ^ Sandrino condotto a Cassano d'Adda dalla madre che è riuscita a trovarlo in L'Unità (ed. piemontese), 11 maggio 1949, p. 2. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  41. ^ Sandrino Mazzola conteso da due famiglie in L'Unità (ed. piemontese), 10 maggio 1949, p. 3. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  42. ^ Pietro Sarfi, Tre inchieste in corso sulla tragedia di Superga in L'Unità, 10 maggio 1949, p. 4. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  43. ^ Mazzola ha lasciato ventidue milioni in La Nuova Stampa, 9 luglio 1949, p. 2. URL consultato l'11 febbraio 2012.
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  46. ^ Barba, op. cit., p. 116
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  48. ^ Garanzini, op. cit., p. 61
  49. ^ a b Sappino, op. cit., p. 2048
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  66. ^ a b Tramite le pubblicazioni de Il Littoriale è stato possibile risalire a due gare del Venezia del campionato riserve 1939-1940 cui Mazzola prese parte: Roma-Venezia 1-1 del 5 novembre 1939 e Lazio-Venezia 1-1 del 18 febbraio 1940. Si vedano Il campionato riserve. Il Littoriale, 6 novembre 1939, p. 5 e Il campionato riserve. Il Littoriale, 19 febbraio 1940, p. 4. URL consultati in data 27 febbraio 2012.
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  71. ^ Modena-Venezia 3-1 in La Stampa, 8 aprile 1940, p. 4. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  72. ^ Determinanti furono anche le pressioni che la Marina Militare di Venezia, avvalendosi del proprio peso, esercitò su quella di Bari per trattenere Mazzola. Angelo Alfonso Centrone. Da Valentino Mazzola a Recoba, ecco i grandi rifiuti degli anni passati. corrieredelmezzogiorno.it, 6 agosto 2010. URL consultato in data 27 febbraio 2012.
  73. ^ Un "caso" Mazzola? in Il Littoriale, 25 ottobre 1940, p. 2. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  74. ^ Milano-Venezia 0-0 in Il Littoriale, 9 dicembre 1940, p. 4. URL consultato il 1º gennaio 2012.
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  77. ^ Luigi Cavallero, Venezia-Juventus 1-1 in La Stampa, 30 dicembre 1940, p. 4. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  78. ^ Venezia-Juventus 1-1 in Il Littoriale, 30 dicembre 1940, p. 4. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  79. ^ Rebuffo allenatore del Venezia in Il Littoriale, 15 novembre 1940, p. 3. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  80. ^ Luigi Cavallero, Il Venezia e la sua strana stagione in Stampa Sera, 9 giugno 1943, p. 3. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  81. ^ Mazzola nel campionato 1940-1941 occupò 17 volte la posizione di interno sinistro, sette volte fu impiegato da centravanti, in due occasioni interno destro e in una ala destra. Si legga Eugenio Danese. I migliori giocatori per ogni ruolo e gli errori delle simpatie tecniche. Il Littoriale, 5 giugno 1941, p. 2. URL consultato in data 1º gennaio 2012.
  82. ^ I migliori 5 giocatori per ogni ruolo del Campionato di Serie A 1940-41 in Il Littoriale, 27 maggio 1941, p. 2. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  83. ^ La finale non si svolgerà in campo neutro ma in due partite ad andata e ritorno in Il Littoriale, 3 giugno 1941, p. 1. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  84. ^ a b Eugenio Danese, Roma-Venezia 3 a 3 in Il Littoriale, 9 giugno 1941, p. 1. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  85. ^ Vittorio Pozzo, Il Venezia annulla nella ripresa il forte vantaggio della Roma: 3-3 in La Stampa, 9 giugno 1941, p. 2. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  86. ^ Luigi Cavallero, Loik e Mazzola in Stampa Sera, 8 luglio 1942, p. 3. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  87. ^ Eugenio Danese, Da ventidue partite consecutive il Venezia, rivale della Roma, non conosce cosa sia l'insuccesso in Il Littoriale, 13 dicembre 1941, p. 1. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  88. ^ Venezia-Modena in Il Littoriale, 8 novembre 2011, p. 3. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  89. ^ Vittorio Pozzo, Bologna-Venezia 2-0 in La Stampa, 16 marzo 1942, p. 2. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  90. ^ Luigi Cavallero, Il Venezia si prodiga all'attacco ma il Milano vince di misura: 2-1 in La Stampa, 13 aprile 1942, p. 2. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  91. ^ Luigi Cavallero, Torino-Juventus e Venezia-Roma, duplice confronto per il primato in La Stampa, 25 aprile 1942, p. 2. URL consultato il 2 gennaio 2012.
  92. ^ Ennio Viero, Il Torino, squadra degli assi all'assalto della roccaforte dei Campioni d'Italia in Il Littoriale della domenica, 1º novembre 1942, p. 1. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  93. ^ Vittorio Pozzo, Ambrosiana Venezia 1-1 in La Stampa, 16 febbraio 1942, p. 2. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  94. ^ Anche se ufficializzato solo a luglio, l'acquisto di Mazzola e Loik avvenne al termine di Venezia-Torino (1-3), il 31 maggio 1942. Sconcerti, op. cit., p. 72 e Chiesa (agosto 2003), op. cit., p. 53 sostengono che Novo nel dopopartita si introdusse nello spogliatoio dei nero-verdi e rapidamente concluse la trattativa, consegnando direttamente la somma al presidente Bennati che accettò.
  95. ^ a b Loik e Mazzola hanno firmato per il Torino in La Stampa, 8 luglio 1942, p. 2. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  96. ^ Anche il presidente della Juventus, Piero Dusio, trattava, tramite il consulente Virginio Rosetta, le due mezzali Mazzola e Loik, per le quali era disposto a spendere 800 mila lire e non oltre, sicuro del loro ingaggio, non conoscendo le possibilità finanziarie di Ferruccio Novo e il peso della figura chiave Vittorio Pozzo. Vittorio Pozzo, giornalista de La Stampa e commissario tecnico della Nazionale, con un passato granata sia da calciatore che da allenatore, suggerì ad entrambi — che aveva conosciuto alle prime convocazioni — di andare al Torino, rassicurandoli che tale scelta avrebbe giovato loro per il futuro in azzurro. Si consulti Brera, op. cit., p. 185
  97. ^ a b Boccali, op. cit., p. 6
  98. ^ a b Enzo Arnaldi, La vittoria del Torino, vittoria della squadra più forte in Stampa Sera, 26 aprile 1943, p. 3. URL consultato il 13 dicembre 2011.
  99. ^ Eugenio Danese, Il terzo campionato di guerra e i suoi probabili protagonisti in Il Littoriale, 1º ottobre 1942, pp. 1, 3. URL consultato il 31 dicembre 2011.
  100. ^ Maurizio Mariani, Coppa Italia 1942/43, RSSSF.com, 10 agosto 2002. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  101. ^ Luigi Cavallero, Quindici squadre... più due sono rimaste in lizza nella Coppa Italia in Stampa Sera, 21 settembre 1942, p. 3. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  102. ^ L'anziano Demaria guida l'Ambrosiana al significativo successo sul Torino in Il Littoriale, 5 ottobre 1942, p. 1. URL consultato il 1º gennaio 2012.
  103. ^ Per Juventus-Torino i "granata" al completo in Stampa Sera, 16 ottobre 1942, p. 3. URL consultato il 3 gennaio 2012.
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  112. ^ Luigi Cavallero, Bella partita del Torino conclusa con il successo sul Bologna: 2-1 in La Stampa, 19 aprile 1943, p. 2. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  113. ^ Luigi Cavallero, Torino-Milano 5-0 in La Stampa, 17 maggio 1943, p. 2. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  114. ^ Vittorio Pozzo, La finale dell'Arena in La Stampa, 31 maggio 1943, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  115. ^ Enzo Arnaldi, Il Torino fra "due scudetti" in Stampa Sera, 31 maggio 1943, p. 3. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  116. ^ Delle gare e degli allenamenti di Mazzola con la Regia Marina vi sono articoli nei quotidiani de La Stampa di quel periodo. Almeno 5 furono le gare disputate da Mazzola nel 1943 con tale selezione.
  117. ^ Luigi Cavallero, Il Torino è pronto per la gara finale in Stampa Sera, 27 maggio 1943, p. 3. URL consultato il 6 febbraio 2012.
  118. ^ Vittorio Pozzo, In una vivace partita i bersaglieri prevalgono sui marinai per 2 a 1 in La Stampa, 12 febbraio 1943, p. 2. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  119. ^ a b Luigi Cavallero, Un uomo in una squadra: Valentino Mazzola in Stampa Sera, 25 luglio 1944, p. 2. URL consultato il 21 gennaio 2012.
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  121. ^ Ennio Mantella, Il momento delle squadre miste in Corriere dello Sport, 26 novembre 1943, p. 1. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  122. ^ La prima partita alla quale Valentino Mazzola prese parte, risalente alla seconda metà di ottobre 1943, vide la formazione dell'Astragalo sfidare una selezione mista torinese, tra i cui giocatori era presente qualche granata campione d'Italia. L'Astragalo batté per 6-3 la selezione torinese, presentatasi con soli dieci uomini. Con un punteggio tennistico (6-3) l'Astragalo batte un Torino misto forte di Mazzola, Gallea ed Ellena. Corriere dello Sport, 28 ottobre 1943, p. 1. URL consultato in data 5 gennaio 2012. Prima di riprendere l'attività agonistica con il Torino FIAT giocò almeno quattro gare, con formazioni miste oppure con il Bar Vittoria di Torino, i cui proprietari erano i compagni Gabetto e Ossola. Michele Ruggiero. Quando in eredità ti tocca la leggenda. L'Unità, 4 maggio 1999, p. 21. URL consultato in data 20 febbraio 2012.
    Per approfondire si consultino le pubblicazioni de La Stampa, novembre 1943.
  123. ^ Fiat Torino-Asti 6-1 in La Stampa, 3 febbraio 1944, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  124. ^ Torino-Alessandria 7-0 in La Stampa, 24 aprile 1944, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  125. ^ Vittorio Pozzo, Torino e Juventus alla pari: 3-3 in La Stampa, 19 giugno 1944, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  126. ^ Vittorio Pozzo, Il Torino in finale in La Stampa, 26 giugno 1944, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  127. ^ Luigi Cavallero, La vittoria del Torino in Stampa Sera, 26 giugno 1944, p. 2. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  128. ^ In dettaglio:
    • 18/05/1944, Torino, Piemonte - Lombardia 1-2. (rete di Mazzola)
    • 09/07/1944, Trieste, Venezia Giulia - Piemonte 2-2.
    Le cronache si trovano nei seguenti articoli. Lombardia-Piemonte 2 a 1. Il Littoriale, 19 maggio 1944, p. 2. URL consultato in data 7 febbraio 2012. e Vittorio Pozzo. 2 a 2 nella partita Piemonte-Venezia Giulia. La Stampa, 10 luglio 1944, p. 2. URL consultato in data 7 febbraio 2012.
  129. ^ Sport Benefico. Torino-Juventus 2-1 in La Stampa, 1º gennaio 1945, p. 2. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  130. ^ Giorgio Boriani, Gli assi del Torino e della Juventus nel più avvincente Torneo del Nord in Corriere dello Sport, 14 giugno 1945, p. 1. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  131. ^ L'incontro Juventus-Torino per la Coppa Pio Marchi in La Stampa, 2 aprile 1945, p. 2. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  132. ^ Partita di calcio benefica in Stampa Sera, 3 febbraio 1945, p. 2. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  133. ^ Giorgio Boriani, Partite insidiose per gli squadroni in Corriere dello Sport, 24 novembre 1945, p. 1. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  134. ^ Leoni e Mazzola nuovi soci del "Club dei Campioni" in Corriere dello Sport, 31 luglio 1946, p. 1. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  135. ^ Torino-Sampierdarenese 5-0 in Corriere dello Sport, 30 ottobre 1945, p. 1. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  136. ^ Torino-Milan 4-0 in Corriere dello Sport, 4 dicembre 1945, p. 2. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  137. ^ Roberto Fabbri, Torino-Modena 3-0 in Corriere dello Sport, 27 novembre 1945, p. 1. URL consultato l'8 gennaio 2012.
  138. ^ Bruno Slawitz, Juventus: delizia per il tecnico. Torino: irresistibile e spettacolare in Corriere dello Sport, 7 dicembre 1945, p. 1. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  139. ^ Per approfondire il quarto d'ora granata si legga la voce Grande Torino.
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  143. ^ Non è stato possibile risalire alla data in cui Mazzola diventò capitano del Torino, ma certamente lo era dal maggio 1946. Perché voteremo per la Repubblica. Rispondono i campioni del Torino.. L'Unità, 29 maggio 1946, p. 1. URL consultato in data 19 febbraio 2012.
  144. ^ Giorgio Boriani, Torino-Internazionale 3-1 in Corriere dello Sport del Lunedì, 4 novembre 1946, p. 1. URL consultato il 15 gennaio 2012.
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  153. ^ La stessa Obenauch si assicurò anche le fotografie dei quotati Parola (Juventus), Maroso (Torino) e dei ciclisti Coppi, Bartali, Bizzi e Ortelli. In Italia tali fotografie furono messe in vendita al prezzo di 20 lire. Campioni in technicolor. Stampa Sera, 4 giugno 1947, p. 4. URL consultato in data 16 gennaio 2012.
  154. ^ Torino-Lucchese 6-0 (2-0) in Corriere dello Sport, 29 settembre 1947, p. 4. URL consultato il 24 gennaio 2012.
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  157. ^ Fulvio Bernardini, Roma-Torino 7-1 (0-1) in Corriere dello Sport, 6 ottobre 1947, p. 1. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  158. ^ Luigi Cavallero, La sveglia è suonata a Torino in Nuova Stampa Sera, 14 gennaio 1948, p. 4. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  159. ^ Piero Molino, Torino-Inter 5-0 (3-0) in Corriere dello Sport, 8 dicembre 1947, p. 1. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  160. ^ Vittorio Pozzo, La sbalordita Inter travolta dai granata 5-0 in Nuova Stampa Sera, 8 dicembre 1947, p. 4. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  161. ^ Fulvio Bernardini, Ritorno alla mecca del Torino in Corriere dello Sport, 10 dicembre 1947, p. 1. URL consultato il 24 gennaio 2012.
  162. ^ Luigi Cavallero, I granata dicono "sarà un duro incontro ma..." in Nuova Stampa Sera, 21 gennaio 1948, p. 4. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  163. ^ Luigi Cavallero, Tutto un canto di vittoria il gioco del Torino a Modena: 3-0 in Nuova Stampa Sera, 2 febbraio 1948, p. 4. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  164. ^ Bruno Perucca, La feroce volontà di vincere in La Stampa, 3 maggio 1979, p. 23. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  165. ^ Renzo Bidone, Coppi pronostica vittoria rossoblù in Nuova Stampa Sera, 24 dicembre 1948, p. 4. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  166. ^ Piercarlo Alfonsetti, 50 anni fa: nasce il Mito in La Stampa, 4 ottobre 1992, p. 7. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  167. ^ Vittorio Pozzo, Severo il Torino con l'Atalanta: 4-0 in Nuova Stampa Sera, 10 maggio 1948, p. 4. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  168. ^ Gianni Rocca, Torino, amore e morte in Stampa Sera, 29 giugno 1982. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  169. ^ Piero Molino, Torino-Atalanta 4-0 (2-0) in Corriere dello Sport, 10 maggio 1948, p. 1. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  170. ^ Il caso Mazzola si risolverà oggi? in Nuova Stampa Sera, 24 maggio 1948, p. 4. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  171. ^ Piero Molino, Il Consiglio del Torino e lo scandalo Mazzola in Corriere dello Sport, 26 maggio 1948, p. 3. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  172. ^ Vittorio Marchio, Triestina-Torino 0-0 in Corriere dello Sport del Lunedì, 24 maggio 1948, p. 1. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  173. ^ La F.I.G.C. aveva appena stipulato un contratto con una ditta, che offrì per l'occasione 25 palloni, a differenza dei 15 messi a disposizione da Mazzola, la cui proposta contemplava che le gare della Nazionale venissero giocate nel primo tempo con il suo pallone e nel secondo tempo con quello del collega bianconero Parola, anch'egli costruttore e rivale in affari, con cui ebbe modo di litigare in passato sempre per la scelta del pallone da utilizzare negli allenamenti degli azzurri. Tempestivo fu, in questo senso, il provvedimento dell'ing. Ottorino Barassi, presidente della Federcalcio, il quale decretò che gli incontri internazionali si sarebbero disputati con palloni anonimi, onde evitare diatribe. Per saperne di più si leggano Nuova Stampa Sera, 24 maggio 1948, p. 4; Corriere dello Sport, 26 maggio 1948, p. 3; La Stampa, 3 maggio 1979, p. 23.
  174. ^ Luigi Cavallero, Questo il Torino campione in Nuova Stampa Sera, 2 giugno 1948, p. 4. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  175. ^ La Juventus punta alla poltrona n.2 in Nuova Stampa Sera, 5 giugno 1948, p. 4. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  176. ^ Paolo Bertoldi, Prima tre reti della Lazio, poi 4 di fila dei granata in Nuova Stampa Sera, 31 maggio 1948, p. 4. URL consultato il 26 gennaio 2012.
  177. ^ Una solida base di cifre per il Torino campione in Nuova Stampa Sera, 1º luglio 1948, p. 4. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  178. ^ Luigi Cavallero, Il Torino in Brasile in Nuova Stampa Sera, 19 giugno 1948, p. 4. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  179. ^ L'Inter offrì a Mazzola dieci milioni di lire come premio personale per il trasferimento. Restava da trovare l'accordo economico con il Torino per il cartellino.
  180. ^ a b Mazzola annuncia il suo passaggio alla Inter in Corriere dello Sport, 30 giugno 1948, p. 2. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  181. ^ G. D., Il Torino supera gli assi del Portoguesa: 4-1 in Nuova Stampa Sera, 26 luglio 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  182. ^ Giorgio Viganotti, Sperone racconta le avventure brasiliane in Nuova Stampa Sera, 4 agosto 1948, p. 4. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  183. ^ Oltre a Mazzola, anche Ballarin, Rigamonti, Grezar, Bacigalupo e Menti rifiutarono, in un primo momento, l'offerta economica della società. Il Torino a Milano a ranghi ridotti. La Nuova Stampa, 11 settembre 1948, p. 4. URL consultato in data 27 gennaio 2012.
  184. ^ Calciatori in agitazione in La Stampa, 14 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  185. ^ Vittorio Pozzo, Tutto facile al Torino contro la Pro Patria (4-1) in Nuova Stampa Sera, 20 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  186. ^ L'esperienza di Zanolla con il Torino fu molto breve. Infatti dopo il ritorno in squadra di Valentino Mazzola, il 23 settembre, il reparto d'attacco era in sovrannumero e la scelta del calciatore da vendere cadde su di lui, che fu girato alla Fiorentina.
  187. ^ Ancora qualche nube per granata e bianconeri in Nuova Stampa Sera, 18 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  188. ^ Torino e Juventus pronte per la prima in Nuova Stampa Sera, 17 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  189. ^ Interrotte le trattative tra il Torino e Mazzola in Stampa Sera, 16 settembre 1948, p. 2. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  190. ^ Fulvio Bernardini, Il Torino ancora più in alto di tutti. E poi? Inter, Milan, Juventus e Triestina. in Corriere dello Sport, 16 settembre 1948, p. 1. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  191. ^ Sempre più in contrasto Mazzola ed il Torino in Corriere dello Sport, 22 settembre 1948, p. 2. URL consultato il 28 gennaio 1948.
  192. ^ Marina Beccuti, Amarcord, Valentino Mazzola, torinogranata.it, 1º settembre 2011. URL consultato il 25 dicembre 2011.
  193. ^ Mazzola e Torino d'accordo in La Stampa, 23 settembre 1948, p. 3. URL consultato il 20 dicembre 2011.
  194. ^ Luigi Cavallero, Il Torino pareva arrugginito e l'Atalanta ha vinto: 3-2 in Nuova Stampa Sera, 27 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  195. ^ Giorgio Boriani, Atalanta-Torino 3-2 (1-2) in Corriere dello Sport, 27 settembre 1948, p. 2. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  196. ^ Luigi Cavallero, Il Torino ha tirato di fioretto contro una squadra di sciabolatori in Nuova Stampa Sera, 28 settembre 1948, p. 4. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  197. ^ Precisamente a norma dell'art. 50 del Regolamento Organico, comma 14, il cui oggetto trattava i doveri delle squadre, dei capitani e dei calciatori.
  198. ^ a b c Paolo Bertoldi, Per la lettera di Mazzola inutile fischiare il "penalty" in Nuova Stampa Sera, 5 ottobre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  199. ^ Mazzola sotto inchiesta in La Nuova Stampa, 5 ottobre 1948, p. 3. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  200. ^ Martin, I giudici e Mazzola in L'Unità (ed. piemontese), 6 ottobre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  201. ^ Così è rientrato il caso Mazzola in Nuova Stampa Sera, 8 ottobre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  202. ^ A Torino e Milano mobilitati i... cassieri in Nuova Stampa Sera, 2 marzo 1949, p. 4. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  203. ^ Bruno Bernardi, Mazzola fenomeno anche in pretattica in La Stampa, 3 ottobre 1993, p. 2. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  204. ^ Gigi Boccacini, Il ritorno di Jordan mette Chalmers in imbarazzo in Nuova Stampa Sera, 22 ottobre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  205. ^ Paolo Bertoldi, L'altalena del pallone in Nuova Stampa Sera, 25 ottobre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  206. ^ Paolo Bertoldi, Solito brivido iniziale per Torino-Padova 3-1 in Nuova Stampa Sera, 1º novembre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  207. ^ Martin, Il "gladiatore" Mazzola in L'Unità (ed. piemontese), 2 novembre 1948, p. 3. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  208. ^ Gigi Boccacini, Emozioni per radio sul torpedone granata in Nuova Stampa Sera, 20 gennaio 1949, p. 4. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  209. ^ Premio-extra ai bianconeri in Nuova Stampa Sera, 30 novembre 1948, p. 4. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  210. ^ Mazzola andò in rete il 23 gennaio 1949 in Roma-Torino 1-2, il 27 gennaio nel recupero della 18ª giornata Torino-Sampdoria 2-1, il 30 gennaio in Torino-Livorno 1-0 e il 6 febbraio in Lucchese-Torino 1-1. Si veda Maurizio Mariani. Italy 1948/49. RSSSF.com, 12 maggio 1999. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  211. ^ Luigi Cavallero, Due azzurri del Torino si sono fermati a Chiavari in Stampa Sera, 8 febbraio 1949, p. 4. URL consultato il 22 dicembre 2011.
  212. ^ Luigi Cavallero, Buone speranze in Nuova Stampa Sera, 24 marzo 1949, p. 4. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  213. ^ Luigi Cavallero, Il Bari ringrazia l'arbitro e pareggia contro il Torino 1-1 in Nuova Stampa Sera, 25 aprile 1949, p. 4. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  214. ^ Il Torino sul campo dell'Inter in La Stampa, 30 aprile 1949, p. 4. URL consultato il 3 febbraio 2012.
  215. ^ Luigi Cavallero, Buona ma sfortunata prova del Torino contro il Benfica: 3-4 in La Stampa, 4 maggio 1949, p. 4. URL consultato il 23 dicembre 2011.
  216. ^ a b Bruno Perucca, 4 maggio 1949: il Torino muore nel disastro aereo di Superga in Stampa Sera, 10 luglio 1967, p. 11. URL consultato il 23 dicembre 2011.
  217. ^ Bruno Perucca, Lo scudetto al Torino con 16 punti di vantaggio in Stampa Sera, 8 luglio 1967, p. 7. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  218. ^ Luigi Cavallero, La grande partita di San Siro: 0-0 in La Stampa, 1º maggio 1949, p. 4.
  219. ^ Foot, op. cit., p. 86
  220. ^ La squadra del Torino perisce in una tremenda sciagura aerea in Corriere dello Sport, 5 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 5 febbraio 2012.
  221. ^ Tutti i campioni del Torino periti in un disastro aereo in L'Unità, 5 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 3 febbraio 2012.
  222. ^ Il riconoscimento in La Nuova Stampa, 5 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 3 febbraio 2012.
  223. ^ I trentun feretri nella camera ardente in La Nuova Stampa, 6 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 3 febbraio 2012.
  224. ^ La F.I.G.C. ha deciso: lo scudetto al Torino in Nuova Stampa Sera, 6 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 3 febbraio 2012.
  225. ^ Eugenio Danese, I migliori calciatori del momento nella nuova Nazionale di calcio in Il Littoriale, 24 febbraio 1942, p. 1. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  226. ^ Eugenio Danese, gli azzurri del calcio tornano alle competizioni internazionali in Il Littoriale, 4 aprile 1942, pp. 1, 3. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  227. ^ Eugenio Danese, Giornata utile al Campionato e preziosa per la Nazionale in Il Littoriale, 3 marzo 1942, p. 1. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  228. ^ Non tutti i critici e giornalisti concordarono su questo aspetto, perché Mazzola nei terreni fangosi aveva già dato prova di come il suo gioco non venisse intaccato da suddette condizioni.
  229. ^ Vittorio Pozzo, Gli azzurri battono per 4 a 0 la squadra croata prevalendo nella ripresa sui forti e rudi avversari in La Stampa, 6 aprile 1942, p. 2. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  230. ^ Enzo Arnaldi, Abbiamo di nuovo visto la "Nazionale azzurra" in Stampa Sera, 20 aprile 1942, p. 3. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  231. ^ Eugenio Danese, Maestra di tecnica e superiore persino in velocità la Nazionale italiana batte nettamente la Spagna: 4-0 in Il Littoriale, 20 aprile 1942, p. 1. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  232. ^ Vittorio Pozzo, Italia batte Spagna 4-0 (0-0) in La Stampa, 20 aprile 1942, p. 2. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  233. ^ Fulvio Bernardini, Niente da fare per i rosso-crociati in Corriere dello Sport del Lunedì, 28 aprile 1947, p. 1. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  234. ^ Mario Vivaldi, La Nazionale ha perso. Evviva la Nazionale! in L'Unità, 11 novembre 1947, p. 1. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  235. ^ Fulvio Bernardini, I giocatori in campo uno per uno in Corriere dello Sport, 15 dicembre 1947, p. 2. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  236. ^ Luigi Cavallero, Dalla stoccata di Menti al guizzo finale di Riha in Nuova Stampa Sera, 15 dicembre 1947, p. 4. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  237. ^ Il capitano precedente era il trentaquattrenne Silvio Piola, che da qualche mese non giocava più in Serie A e militava nel Novara nel campionato cadetto, aspramente giudicato dopo Austria-Italia 5-1 del 9 novembre 1947. Non fu risparmiato dalle critiche nemmeno il commissario tecnico Pozzo, il quale decise di non convocarlo più, con la conseguente promozione a capitano di Mazzola. Per approfondire gli avvenimenti si legga Bruno Roghi; Fulvio Bernardini. Emozioni e delusioni sul campo del Prater di Vienna. Corriere dello Sport, 10 novembre 1947, p. 2. URL consultato in data 7 febbraio 2012.
  238. ^ Luigi Cavallero, Dal goal iniziale di Lorenzi al rigore parato di Bacigalupo in Nuova Stampa Sera, 28 marzo 1949, p. 4. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  239. ^ Fulvio Bernardini, Difficile sostituire il Torino: questo ha detto l'allenamento di Firenze in Corriere dello Sport, 13 maggio 1949, p. 1. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  240. ^ Piero Vietti, Non c’è una via per capire il Grande Torino, bisogna venire qui a Superga un 4 maggio, ilfoglio.it, 4 maggio 2010. URL consultato il 26 dicembre 2011.
  241. ^ I quattro mesi di militanza nella squadra riserve rappresentano un minimo.
  242. ^ Campionato Riserve della Serie A 1939-1940.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Valentino Mazzola con il figlio Sandro, nel 1949

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV, Il calcio italiano, Milano, C.E.N.I.D.A., 1974.

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • Sandro Mazzola in Luciano Falsiroli (a cura di), La prima fetta di torta, 1ª ed., Milano, Rizzoli, 1977.
  • Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, 2ª ed., Torino, Einaudi, 1990.
  • Gigi Garanzini, Il romanzo del vecio, Milano, Baldini & Castoldi, 1997.
  • Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, 2ª ed., Milano, Baldini & Castoldi, 1998.
  • Marco Sappino, Dizionario del calcio italiano, Milano, Baldini & Castoldi, 2000.
  • Gian Antonio Stella, Processo in sezione al compagno Aliquò in Il maestro magro, Milano, Rizzoli, 2006.
  • (EN) John Foot, Winning at All Costs: A Scandalous History of Italian Soccer, New York, Nation Books, 2007.
  • Bruno Barba, Un antropologo nel pallone, Roma, Meltemi, 2007.
  • Mario Sconcerti, Storia delle idee del calcio, Milano, Baldini-Castoldi-Dalai, 2009.

Riviste[modifica | modifica sorgente]

  • Leone Boccali, Il campionato del Livorno vinto dal Torino in Stadio, 1º giugno 1943, p. 6. URL consultato il 2 dicembre 2012.
  • Carlo Felice Chiesa, Il Grande Romanzo dello Scudetto in Calcio 2000, aprile 2002.
  • Carlo Felice Chiesa, I venti colpi che sconvolsero il mercato in Calcio 2000, agosto 2003.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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