Olimpio Bizzi

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Olimpio Bizzi
Olimpio bizzi grosseto 02 05 1939.jpg
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Specialità Strada
Ritirato 1950
Carriera
Squadre di club
1935-1939 Fréjus
1940-1943 Bianchi
1945-1947 Viscontea
1948 Ricci
Viscontea
1949 Edelweiss
Guerra
1950 Guerra
1951 Guerra
Carrara-Hutchinson
1952 Guerra
 

Olimpio Bizzi (Livorno, 1º agosto 1916Abetone, 3 agosto 1976) è stato un ciclista su strada italiano. Professionista tra il 1935 ed il 1952.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Corse per la Frejus, la Bianchi, la Viscontea, la Ricci, la Guerra e la Carrara, distinguendosi come velocista. Era soprannominato "il Morino di Livorno" o "il Pecino".

Vinse tredici tappe del Giro d'Italia su nove partecipazioni, tra il 1936 ed il 1951. Fu campione italiano nel 1938, vinse due volte la Tre Valli Varesine (1937 e 1939), due volte il Giro di Toscana (1937 e 1943) ed il Giro del Marocco nel 1950.

Durante la Parigi-Roubaix del 1947, che stava conducendo grazie a 210 chilometri di fuga solitaria, presso l'abitato di Wattignies fu vittima di un errore di direzionamento: dopo aver percorso la strada sbagliata riuscì a rientrare sul tracciato ufficiale, continuò la gara ma, complice anche la rottura della ruota posteriore nei dintorni di Lesquin, venne ripreso a soli due chilometri dal velodromo di Roubaix.[1] La vittoria andrà a Georges Claes.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Strada[modifica | modifica wikitesto]

Pista[modifica | modifica wikitesto]

Campionati italiani, Inseguimento individuale

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Grandi Giri[modifica | modifica wikitesto]

1936: ritirato
1937: ritirato
1938: 20º
1939: 11º
1940: ritirato
1946: ritirato
1948: ritirato
1950: 53º
1951: 74º

Classiche monumento[modifica | modifica wikitesto]

1936: 3º
1937: 5º
1938: 10º
1939: 11º
1940: 15º
1941: 15º
1942: 19º
1943: 10º
1947: 6º
1948: 4º
1949: 44º
1951: 121º
1947: 4º
1948: 44º
1949: 80º
1938: 25º
1939: 6º
1941: 8º
1942: 7º
1947: 22º
1948: 19º
1949: 42º
1950: 70º

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Philippe Bouvet, Paris-Roubaix: une journée en enfer, Issy-les-Moulineaux, L'Équipe, 2006, p. 102, ISBN 978-2-915535-21-1.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]