Italo Allodi

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Italo Allodi (Asiago, 13 aprile 1928Firenze, 3 giugno 1999) è stato un dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Asiago[1], figlio di un ferroviere e di una casalinga, da giovane fu giocatore professionista (militò come centrocampista nel Gladiator di Santa Maria Capua Vetere) ma abbandonò ben presto i campi di gioco perché non riuscì mai a valicare la serie C. Dopo aver abbandonato gli studi per diventare giornalista, divenne segretario amministrativo del Mantova. Nel 1959 Angelo Moratti lo volle all'Inter, dove inizialmente ebbe la stessa mansione.

Dal 1959 al 1967 fu direttore sportivo dei nerazzurri, contribuendo con alcuni acquisti azzeccati (come quello di Tarcisio Burgnich) alla nascita del mito della Grande Inter. All'inizio degli anni settanta ricoprì dei ruoli dirigenziali nella Juventus per poi passare alla Fiorentina ed infine, dopo una parentesi di otto anni a Coverciano, nel Napoli, in cui rimase fino al 1987.

Coinvolto nello scandalo del calcio italiano del 1986, ne uscì scagionato ma stravolto: il 12 gennaio del 1987 fu colpito da un ictus che lo convinse ad abbandonare il calcio. Morì nel 1999 a causa di uno scompenso cardiocircolatorio, lasciando la moglie Franca e il figlio Cristiano.

Carriera da dirigente[modifica | modifica sorgente]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Definito un «corrottore» dal giornalista Gian Paolo Ormezzano,[2] Allodi fu accusato dal giornalista inglese Brian Glanville di aver corrotto, o tentato di corrompere, alcuni arbitri delle semifinali di Coppa dei Campioni nel 1964, nel 1965, nel 1966 e nel 1973 e alcune partite disputate dalla Nazionale italiana di calcio durante il periodo 1974-1982, influendo anche nell'allora CT Enzo Bearzot.[2][3] L'accusa sulla semifinale di Coppa dei Campioni 1972-73 fu respinta dalla Commissione Disciplinare dell'UEFA nell'aprile 1974,[4] mentre che il resto delle accuse formite da Glanville non sono mai state confermate da un tribunale sportivo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dal Vangelo secondo Allodi, storiedicalcio.altervista.org. URL consultato il 5-6-2010.
  2. ^ a b (EN) Brian Glanville, Obituaries: Italo Allodi in The Guardian, 8 giugno 1999. URL consultato il 9 luglio 2012.
  3. ^ - I retroscena dello storico Glanville
  4. ^ La Juve era già assolta in La Stampa, 22-04-1974, p. 9. URL consultato l'11-04-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Tamburni - Italo Allodi. Ascesa e caduta di un principe del calcio, Italic - peQuod, Ancona 2012

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]