Italo Allodi

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Italo Allodi
Italo Allodi.jpg
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Centrocampista
Carriera
Squadre di club1
1950-1951 Gladiator Gladiator  ? (?)
1951-1952 Forli Forlì  ? (?)
1952-1953 Parma Parma  ? (?)
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Italo Allodi (Asiago, 13 aprile 1928Firenze, 3 giugno 1999) è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Asiago[1], figlio di un ferroviere e di una casalinga, da giovane fu giocatore professionista (militò come centrocampista nel Gladiator di Santa Maria Capua Vetere[2], nel Forlì[3] e nel Parma[4]), ma abbandonò ben presto i campi di gioco perché non riuscì mai a valicare la serie C. Dopo aver abbandonato gli studi per diventare giornalista, divenne segretario amministrativo del Mantova. Nel 1959 Angelo Moratti lo volle all'Inter, dove inizialmente ebbe la stessa mansione[5].

Dal 1959 al 1967 fu direttore sportivo dei nerazzurri, contribuendo con alcuni acquisti azzeccati (come quello di Tarcisio Burgnich) alla nascita del mito della Grande Inter[5]. All'inizio degli anni settanta ricoprì dei ruoli dirigenziali nella Juventus per poi passare alla Fiorentina[5] ed infine, dopo una parentesi di otto anni a Coverciano, nel Napoli, in cui rimase fino al 1987[6].

Coinvolto nello scandalo del calcio italiano del 1986, ne uscì scagionato ma stravolto: il 12 gennaio del 1987 fu colpito da un ictus che lo convinse ad abbandonare il calcio[6]. Morì nel 1999 a causa di uno scompenso cardiocircolatorio, lasciando la moglie Franca e il figlio Cristiano[6].

Carriera da dirigente[modifica | modifica wikitesto]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Definito un «corrottore» dal giornalista Gian Paolo Ormezzano,[7] Allodi fu accusato dal giornalista inglese Brian Glanville di aver corrotto, o tentato di corrompere, alcuni arbitri delle semifinali di Coppa dei Campioni nel 1964, nel 1965, nel 1966 e nel 1973 e alcune partite disputate dalla Nazionale italiana di calcio durante il periodo 1974-1982, influendo anche nell'allora CT Enzo Bearzot.[7] L'accusa sulla semifinale di Coppa dei Campioni 1972-73 fu respinta dalla Commissione Disciplinare dell'UEFA nell'aprile 1974,[8] mentre che il resto delle accuse formite da Glanville non sono mai state confermate da un tribunale sportivo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal Vangelo secondo Allodi, storiedicalcio.altervista.org. URL consultato il 5-6-2010.
  2. ^ P.Pezzullo, 70 anni di storia della Frattese Calcio 1928-2004, Istituto di Studi Atelliani
  3. ^ Almanacco illustrato del Calcio, Rizzoli edizioni, 1952, p. 181.
  4. ^ Almanacco Parma 100, tutto sui crociati, di Fontanelli e Tagliavini, GEO Edizioni, 2013, da pagina 163 a pagina 166.
  5. ^ a b c I successi e le controversie di Italo Allodi Spazionapoli.it
  6. ^ a b c Morto Italo Allodi Raisport.rai.it
  7. ^ a b (EN) Brian Glanville, Obituaries: Italo Allodi in The Guardian, 8 giugno 1999. URL consultato il 9 luglio 2012.
  8. ^ La Juve era già assolta in La Stampa, 22-04-1974, p. 9. URL consultato l'11-04-2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Tamburni - Italo Allodi. Ascesa e caduta di un principe del calcio, Italic - peQuod, Ancona 2012

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