Silvio Piola

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Silvio Piola
Silvio Piola (Pro Vercelli).jpg
Silvio Piola in posa con la maglia della Pro Vercelli nel 1947
Dati biografici
Nome Silvio Gioacchino Italo Piola[1]
Nazionalità Italia Italia
Altezza 178 cm
Peso 75 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Ritirato 1954 - giocatore
1957 - allenatore
Carriera
Giovanili
1925-1928
1928-1929
600px Bianco e Azzurro (Diagonale).png Veloces 1925
Pro Vercelli Pro Vercelli
Squadre di club1
1929-1934 Pro Vercelli Pro Vercelli 127 (51)
1934-1943 Lazio Lazio 227 (143)
1944 Torino FIAT Torino FIAT 23 (27)
1945-1947 Juventus Juventus 57 (26)
1947-1954 Novara Novara 185 (86)
Nazionale
1934-1935
1935-1952
Italia Italia B
Italia Italia
6 (11)
34 (30)
Carriera da allenatore
1953-1954 Italia Italia
1954-1956 Cagliari Cagliari
1957 Cagliari Cagliari
Palmarès
W.Cup2.svg Coppa Rimet
Oro Francia 1938
Transparent.png Coppa Internazionale
Oro 1933-35
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Silvio Piola (Robbio, 29 settembre 1913Gattinara, 3 ottobre 1996) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo attaccante. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1938.

Annoverato tra i più grandi centravanti della storia del calcio, è il miglior marcatore Italiano di sempre, avendo realizzato 390 reti.[2][3] Detiene anche diversi primati nei massimi campionati nazionali: è il giocatore che ha realizzato più reti (290, delle quali 274 in Serie A e 16 in Divisione Nazionale) ed è il miglior cannoniere in categoria di tre diverse squadre (Pro Vercelli, Lazio e Novara)[4]. Detiene, insieme a Omar Sívori, il record di marcature in una singola gara di Serie A: 6 reti, messe a segno in Pro Vercelli-Fiorentina (7-2) del 29 ottobre 1933[5].

A lui è intitolato il riconoscimento destinato ai migliori attaccanti Under-21 di Serie A e Serie B.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Giuseppe ed Emilia Cavanna, commercianti di tessuti, in un periodo in cui la famiglia si era trasferita temporaneamente da Vercelli nel Pavese per ragioni di lavoro; la famiglia rientrò a Vercelli nel 1914[6]. Silvio Piola aveva un fratello maggiore, Serafino (1909-2001), che rinunciò alla carriera sportiva per un difetto della vista che lo obbligava a portare gli occhiali e divenne ragioniere[7]; la madre era sorella del portiere della Pro Vercelli Giuseppe Cavanna, che ebbe un ruolo rilevante nella crescita agonistica del nipote[6]. Anche il cugino Paolino fu calciatore ad alti livelli[8].

Un'immagine di Piola risalente agli anni Trenta.

Studiò alla scuola elementare Galileo Ferraris[6] e poi all'Istituto Tecnico Cavour[9]; a otto anni divenne mezzala e capitano della squadra di calcio dell'istituto, nella quale giocava col coetaneo Teobaldo Depetrini e con Pietro Ferraris[6].

Emerse molto giovane nella Pro Vercelli e nel 1934 passò alla Lazio, voluto «fortissimamente» dai gerarchi fascisti Marinelli e Vaccaro; vi militò per nove stagioni, e maturò diventando «il bomber capace di conquistare Francia e Mondiale 4 anni dopo»[10]. A Roma visse al Flaminio, in viale del Vignola, e poi alla Città Giardino di Monte Sacro[11].

L'11 gennaio 1945 si diffuse nel Sud, diffusa da Eugenio Danese, la notizia della morte del calciatore, vittima di un bombardamento sulla città di Milano; per circa quattro mesi si tennero messe in suffragio e si susseguirono conferme e smentite, fino a quando la notizia non fu smentita ufficialmente da Nuovo Sport, il 20 maggio[8]; lo stesso Piola era solito scherzare dell'episodio[12]. Il calciatore era in realtà tornato in Piemonte, dove continuò a giocare in Serie A fino ad oltre quarant'anni.

Secondo lo storico John Foot «il suo stile di vita tranquillo lo aiutò a restare sul campo più a lungo rispetto a quasi tutti i suoi contemporanei»[13]: Piola «condusse sempre una vita tranquilla, quasi ritirata»[14]. Appassionato cinofilo, amante della caccia e della pesca, quando fu tesserato dalla Pro Vercelli ebbe in regalo dal padre un fucile, e coi primi guadagni acquistò un cane di razza Pointer cui diede nome Frem[15]. «Rappresentava l'antidivo. Non beveva, non fumava, non andava a donne, non amava comparire nelle pubblicità»[14].

Si sposò nel luglio 1948 con Alda Ghiano ed ebbe due figli, Dario (1949-2011), stopper della Pro Vercelli[16], poi avvocato e politico, e Paola (1952), psicologa. Un pronipote, Alonso (nato nel 1979), di nazionalità brasiliana, ha giocato come centravanti in campionati minori italiani, svizzeri e sudamericani[17][18].

Dopo il ritiro da calciatore, avvenuto nel 1954, tentò la carriera di allenatore, per poi entrare nei ranghi della FIGC per un decennio e tornare infine a Vercelli. Già Cavaliere, nel 1993 fu nominato Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana[19]. Morì in una casa di cura di Gattinara[20] dopo essere stato colpito dalla malattia di Alzheimer[21]; aveva 83 anni. L'Italia giocò col lutto al braccio la gara contro la Moldavia del 5 ottobre 1996[22]; nell'anno successivo gli furono intitolati gli stadi comunali di Novara e di Vercelli[23] e nel 2013 è stato omaggiato dalla FIGC in occasione del centenario della sua nascita[24].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Ricordato fisicamente per le lunghe gambe che gli consentivano sia di «divorare, a grandi falcate da due metri l'una, il terreno»[25], sia di «torreggiare»[26], era secondo Carlo F. Chiesa «il classico ariete da area di rigore, ma la completezza tecnica gli consentiva di partecipare alla manovra, la classe gli apriva le porte di ogni tipo di conclusione a rete: formidabile il tiro dalla distanza, spettacolare la rovesciata»[27]. Con la maturità «il suo fisico si irrobustì [...] compensando con potenza ciò che perdeva in agilità pura. Fu a quel punto che emerse la qualità dei piedi, capaci di "tagli" raffinati, di dai e vai in corsa con l'esterno, completandone il ritratto di fuoriclasse»[27].

Silvio Piola in azione ai tempi della Lazio

Raccontò Piola: «Disponevo di un buon trattamento di palla e un discreto passaggio, non avevo paura, dote importante per quei tempi, ed in più avevo fiuto e furbizia [...]. Sono stato fortunato perché in tanti anni di attività ho patito due soli incidenti: una clavicola fratturata e un colpo al ginocchio»[28]. Teneva costantemente la schiena girata al portiere avversario, e questo rivoluzionò il gioco tradizionale della punta: «Così vedevo meglio il gioco ed il suo andamento, e l'avversario non poteva intuire in anticipo le mie mosse»[29]. Una puntuale descrizione del calciatore venne data nel 1938 dal giornalista francese Gabriel Hanot: «Piola si fa notare per la sua abilità a trovarsi, al momento buono, nella zona d'azione [...]. Non ha niente del giocatore passivo o neutro: egli non si contenta di smarcarsi; marca lui stesso, in ogni occasione; affronta i terzini; li obbliga a intervenire subito e a liberare in fretta, ed è sempre pronto a sfruttarne gli errori [...]. Quando Piola, tanto nel giuoco a terra come in quello alto, si trova alla stessa distanza dal pallone che l'avversario, state sicuri che, nove volte su dieci, sarà lui che ci arriverà per primo. Piola affetta una noncuranza e un ritardo che la sua statura e la sua taglia giustificherebbero [...]. Ha l'istantaneità del movimento e lo scatto del corpo, della testa, delle gambe comprensibili in un atleta di piccola taglia ma sorprendenti in un atleta di quel peso. Non conosco nel passato che un solo caso analogo a quello di Piola: quello del belga Six, dell'Olympique Lillois, che morì in guerra»[25].

Molti critici si sono espressi in modo estremamente lusinghiero su Piola, sottolineandone la molteplicità di soluzioni sottoporta. Vittorio Pozzo, suo commissario tecnico, scrisse di lui: «non so ancora se il Silvio calcia meglio col destro o col sinistro, tanto è bravo. Di testa è molto forte nella scelta di tempo. Ma non ho visto nessuno come lui in rovesciata, in spaccata»[30]. Ha scritto John Foot che era «una macchina da gol, forse l'unico giocatore di quel tipo e qualità che sia mai stato prodotto dal calcio italiano. Mentre Meazza privilegiava le azioni personali e Paolo Rossi traeva il massimo dai cross, Piola segnava in tutte le maniere: da vicino, da lontano, di destro, di sinistro, di testa, in acrobazia»[26]; ancora Hanot: «piede destro, piede sinistro, testa, tutto per lui è buono, come gli sono indifferenti gli angoli di tiro e gli sforzi in equilibrio instabile»[25]. Per Bruno Perucca «mostrava tutte le qualità che si attribuiscono, una ciascuna però, ai grandi attaccanti: la potenza a Nordahl, il colpo di testa a Charles, il tiro a Riva, l'astuzia a Boniperti, l'acrobazia a Gabetto»[30].

All'inizio della sua carriera alcuni critici (in particolare Ettore Berra) ne caldeggiavano l'arretramento in mediana, ritenendolo più adatto per quel ruolo per via del fisico possente, diverso da quello dell'agile e minuto Borel[31]. Hanot rilevava «una sola incrinatura» nel gioco di Piola: «una certa tendenza alla simulazione»[25].

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

La "Veloces" e il debutto con la Pro Vercelli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1925 Piola, come Depetrini e Pietro Ferraris, raccolse l'invito del proprietario di un negozio di articoli sportivi, Bernasconi, intenzionato a fondare una squadra giovanile, la Veloces[6]. Il neonato club ottenne in breve tempo risultati sorprendenti, superando i più quotati allievi della Pro Vercelli e raggiungendo al debutto la finale nazionale "Boys", disputata a Marina di Pisa e persa per 1-3 contro i pari età della Roma, vincendo poi il campionato italiano ragazzi a Genova, contro la Nazionale Liguria[6]. Per il campionato del 1928, la Veloces fu inglobata dal settore giovanile della Pro Vercelli, e Piola vinse il campioanto Allievi al fianco di Depetrini, Ferraris, Ermes Borsetti e Luigi Caligaris[6].

I gol di Piola

Piola risulta aver segnato[24][32]:

  • 274 reti nei campionati di Serie A a girone unico (con Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara. 24 di queste sono state messe a segno su calcio di rigore[33]);
  • 16 reti nel campionato di Divisione Nazionale 1945-1946 (con la Juventus);
  • 16 reti nel campionato di Serie B 1947-1948 (col Novara);
  • 27 reti nel campionato Alta Italia 1944 (col Torino FIAT);
  • 6 reti in Coppa Italia (con la Lazio);
  • 10 reti in Coppa dell'Europa Centrale 1937 (con la Lazio);
  • 1 rete in Coppa Barbesino (col Presidio Roma);
  • 30 reti in gare ufficiali della Nazionale maggiore dell'Italia;
  • 11 reti in Nazionale B;
  • 3 reti in una gara del 1933 con la rappresentativa regionale del Piemonte.

Ritenuto pronto dal capitano della Pro Vercelli Mario Ardissone e dall'allenatore József Nagy, fu promosso in prima squadra a sedici anni ed esordì in Serie A il 16 febbraio 1930, sul campo del Bologna (2-2), fornendo un assist a Seccatore[6][34]. Disputò ancora alcune gare nel finale di campionato, per poi giocare in estate sul campo del Red Star di Parigi, squadra a cui segnò in amichevole le prime due reti[35].

L'impressione destata in quella trasferta fu decisiva per la promozione del giovane Piola tra i titolari del campionato 1930-1931[36]; il benestare giunse dal presidente Secondo Ressia che, avendolo visto giocare, aveva dichiarato: «Questo ragazzo diventerà il centravanti che Vercelli non ha mai avuto»[6]; siglò il suo primo gol ufficiale alla Lazio, il 2 novembre 1930[32]. Segnò tra l'altro tre reti a suo zio Giuseppe Cavanna in Pro Vercelli-Napoli dell'8 febbraio 1931[35] e concluse la prima stagione da titolare con tredici centri all'attivo, cifra che consentì ad una Pro Vercelli «in enormi difficoltà di bilancio» di chiudere al decimo posto in massima serie[35].

Un ritratto di Piola in maglia azzurra.

All'inizio della stagione successiva, durante la gara casalinga del 17 ottobre 1931 contro la Pro Patria, un fallo del difensore avversario Agosteo gli costò una «frattura parcellare alla regione tibio-peronale astralgica»[35]; insistette per rientrare in campo appena due settimane dopo, contro la Triestina, malgrado gli fossero stati prescritti quaranta giorni di riposo, e segnò il gol del definitivo 1-1[35]. Il successivo 22 novembre, in Alessandria-Pro Vercelli 4-5, siglò quattro reti, stabilendo il record (per l'epoca) di reti segnate in un'unica gara in campo avverso[35][37]. Fu in questo frangente che il suo nome guadagnò credito presso la critica; si espresse tra i primi Bruno Roghi: «Un anno fa pochi sapevano che nel mondo dei calciatori ci fosse un Piola: [...ma la Vercelli 1931, erede di una lunga tradizione è] degna dei suoi maggiori, e Piola è il suo ultimo campione. Il suo gioco ha le caratteristiche angolazioni che rivelano la presenza di una classe sicura»[38]. Gli fece eco Mario Ferretti su La Stampa: «Questo atleta gagliardo è già maturo pei cimenti maggiori. Od io m'inganno, o costui darà liete sorprese. Il suo tiro è una folgore. Il suo piede è talmente centrato che oltre ai quattro punti segnati, impegnò dieci volte Mosele [il portiere dell'Alessandria]»[39].

In totale, nei campionati 1931-1932 e 1932-1933 segnò 23 reti: il dato non gli consentiva di eguagliare, per il momento, la fama dei quotati Borel II, Meazza e Schiavio; il cronista Ettore Berra ne seggueriva l'impiego come centromediano[31]. Allo stesso tempo ottenne comunque le prime convocazioni in Nazionale B[31] e l'interessamento di varie squadre di vertice[15], prima tra tutte il Napoli[31].

Nell'estate del 1933 la Pro Vercelli, portabandiera di un'ormai «anacronistica pretesa dilettantistica» (Chiesa)[40] cedette, per esigenze di bilancio, Mario Zanello e Depetrini, escludendo ogni eventualità di vendere Piola; dichiarò il presidente dei bianchi Ressia: «Mai lo cederemo, neanche per tutto l'oro del mondo. Perché il giorno che saremo costretti a cederlo, quel giorno segnerà il tramonto della Pro Vercelli»[15]. Questo portò calciatore e società al conflitto; scrisse all'epoca Roghi: «il brillante giocatore che parecchie delle maggiori società hanno tentato di assicurarsi offrendo grosse cifre e che i dirigenti vercellesi non intendono cedere, non ha partecipato agli allenamenti, né pare voglia schierarsi nelle imminenti gare»[15]. Una pesante sconfitta rimediata nella gara d'esordio del campionato 1933-1934 contro il Genova 1893 convinse la società a raggiungere un compromesso e Piola tornò in campo una volta garantitogli, per l'anno successivo, il passaggio all'Ambrosiana[15]. Il successivo 28 ottobre segnò sei reti nella vittoria dei bianchi sulla Fiorentina (7-2), record imbattuto in Serie A; Il commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, presente tra il pubblico, volle complimentarsi con lui nell'occasione[15]. Terminò la stagione con quindici reti all'attivo, e disputò la sua ultima gara in maglia bianca il 29 aprile 1934, a Bologna, sullo stesso campo in cui aveva esordito.

Il trasferimento alla Lazio e i titoli di capocannoniere[modifica | modifica wikitesto]
Silvio Piola con la maglia della Lazio.

Ormai destinato a lasciare le Bianche Casacche, Piola finì alla Lazio, realtà «patrocinata dal potente generale Vaccaro»[27] e che con la reggenza di Eugenio Gualdi era entrata prepotentemente nel mondo del calcio professionistico. Per scoraggiare le altre pretendenti, Ambrosiana e Torino in primis, il segretario amministrativo del Partito Fascista Giovanni Marinelli seguì personalmente la trattativa, e ne influenzò l'esito ordinando il trasferimento del giocatore, che stava svolgendo il servizio di leva, da Cuorgnè a Roma, presso il Ministero degli Esteri. Piola, inizialmente restio ad accettare[36], firmò infine un contratto da 70 000 lire annue (che salì poi nel 1938 a 38 000 lire al mese[12]); alla Pro Vercelli andarono oltre duecentomila lire[41]. Nelle prime tre amichevoli del settembre 1934, contro SPAL, Wiener e Bocskay, il centrattacco segnò undici reti[11].

Debuttò ufficialmente il 30 settembre, in Lazio-Livorno 6-1, segnando un gol. Nelle prime due stagioni la società non andò oltre un quinto e un settimo posto, risultati sotto le aspettative; sullo stesso Piola, che per un periodo fu spostato mezzala e rimpiazzato da Antonio Bisigato nel ruolo di centravanti, vari critici manifestarono perplessità[11], malgrado andasse incrementando il numero stagionale di segnature.

Una formazione della Lazio 1936-1937: Piola è in piedi, il quarto da sinistra.

A permettergli il salto di qualità furono, tra il 1935 e il 1936, gli acquisti degli alessandrini Riccardi e Busani e dei vicentini Camolese e Costa, che andarono a comporre con lui il quintetto offensivo per la stagione 1936-1937; la Lazio s'inserì con decisione nella lotta scudetto, vincendo il platonico titolo d'inverno e chiudendo seconda, alle spalle del Bologna, menomata nel finale da vari infortuni, tra cui quello dello stesso Piola[42]. Il vercellese vinse comunque, per la prima volta, la classifica cannonieri e, in virtù delle buone prestazioni ottenute contemporaneamente in Nazionale, si distinse secondo Roghi come «centravanti numero uno della stagione»[43]; contribuì poi (con undici realizzazioni in sei partite[32]) all'avanzamento dei biancocelesti in Coppa dell'Europa Centrale, manifestazione internazionale persa in finale contro il Ferencváros.

Nel 1937-1938 la squadra rimase a ridosso delle prime posizioni per alcuni mesi, per poi declinare[43]. Nell'aprile 1938 Piola fu tra le cause dell'allontanamento di Gualdi dalla presidenza della Lazio; multato per essere giunto in ritardo ad alcuni allenamenti, se ne lamentò, alimentando le critiche verso la gestione mosse da alcuni consiglieri e da Marinelli. Gualdi presentò dunque le proprie dimissioni[43]; in seguito a questa defezione, la Lazio perse in competitività e lo stesso Piola, malgrado le ottime prestazioni nel Mondiale del 1938 e in Nazionale, ebbe un brusco calo di rendimento in campionato dovuto anche ad un nuovo arretramento a mezzala[44], non andando oltre diciotto reti complessive tra le stagioni 1938-1939 e 1939-1940; nel campionato 1940-1941 i biancocelesti rischiarono addirittura la retrocessione in Serie B, scampata unicamente per un quoziente reti migliore rispetto a quello del Novara[45]. Piola diede comunque un importante contributo alla salvezza nel derby del 16 marzo 1941, in cui segnò la doppietta che fissò il risultato sul 2-0 nonostante si fosse ferito alla fronte dopo venti minuti di gioco in uno scontro col difensore giallorosso Mario Acerbi[8]. Concluse la sua esperienza alla Lazio vincendo il secondo titolo di capocannoniere nel 1942-1943. Tra primavera ed estate del 1943 disputò la Coppa Luigi Barbesino con la formazione detta Presidio, e che raccoglieva calciatori delle due maggiori squadre capitoline.

Il primo dopoguerra: Torino FIAT e Juventus[modifica | modifica wikitesto]
Una formazione del Torino FIAT nella stagione 1943-1944: Piola è accosciato, il secondo da destra.

Con il blocco dei campionati dovuto agli eventi bellici, Piola tornò al Nord; ottenne il permesso di unirsi al Torino FIAT che disputò il campionato d'Alta Italia. Formò un poderoso duo d'attacco con Gabetto, sostenuto dalle mezzali Loik e Mazzola, e mise a segno 27 reti[8], non sufficienti a vincere il torneo, che andò a sorpresa ai Vigili del Fuoco della Spezia. Desideroso di stabilirsi definitivamente in Piemonte, chiese alla Lazio la cessione; lo acquistò, per circa tre milioni di lire[16], la Juventus, con cui disputò la Divisione Nazionale 1945-1946 e il torneo 1946-1947. In entrambi, la squadra bianconera contese senza successo il titolo al Grande Torino, e Piola mancò la sospirata vittoria del campionato nazionale.

Il Novara e la fine della carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947 Piola era ritenuto prossimo al declino, mentre era pronto ad entrare stabilmente tra i titolari bianconeri il giovane Giampiero Boniperti; fu allora che il trentaquattrenne attaccante fu convinto dal presidente del Novara Delfino Francescoli a trasferirsi in Serie B: «Cavaliere, si prenda un rivincita. Venga con noi a Novara, che tornerà subito in A»[46]. La squadra azzurra lo acquistò dunque a rate dalla Juventus.

Il dualismo con Meazza

Secondo Gianni Brera non correva buon sangue tra Piola e Meazza, i due grandi centravanti della loro epoca: in Storia critica del calcio italiano il giornalista raccontò di come Meazza considerasse il rivale «un usurpatore e un broccaccio, anche quando la stampa di tutto il mondo l'ha proclamato il miglior centravanti dei mondiali 1938»[47]. Quando Meazza, allora parte della commissione tecnica dell'Italia, convocò il trentanovenne Piola in Nazionale, nel 1952, fu perché considerò che il centravanti avesse «finalmente imparato a giocare»[48]. John Foot, pur sottolineando le marcate differenze caratteriali tra il mondano Meazza e del riservato Piola, ha definito il libro di Brera poco attendibile a livello storiografico, consistendo in «un miscuglio di autobiografia, poesia, ritratti a fior di penna, pettegolezzi e pregiudizi»[49].

Nino Oppio diede una testimonianza di carattere opposto: i due calciatori sarebbero stati «grandi amici [...], pronti a sostenersi in tanti episodi anche fuori dal campo». Piola sarebbe stato entusiasta di giocare al fianco di Meazza nell'Ambrosiana al momento di abbandonare la Pro Vercelli, e non mancò poi in più occasioni di applaudire i meriti del compagno di squadra: riferendosi a lui e a Giovanni Ferrari, dichiarò nel 1938 che «giocare e segnare con due mezze ali di questo valore è tanto facile che è un dovere», e in occasione del gol di mano con l'Inghilterra attribuì «il merito del gol» all'«impareggiabile Peppino»[50].

«Avido di gol, inserito in una squadra che si batte con lui a maniche rimboccate»[46], Piola tornò protagonista tra gli azzurri novaresi, con cui ottenne la promozione in Serie A nel 1947-1948 e giocò stabilmente nel massimo campionato per altre sei stagioni. Il club ottenne diverse salvezze, e Piola in questo periodo fu in grado di arrivare, alle soglie dei quarant'anni, a segnare 37 reti in due tornei: «continuò a bombardare i portieri con una continuità impressionante»[51]. In questo periodo poté superare Meazza nella classifica assoluta dei marcatori del campionato a girone unico, ottenendo anche una convocazione in Nazionale. Siglò l'ultima sua rete il 7 febbraio 1954, in una gara contro il Milan: ricordò Nils Liedholm, allora tra i rossoneri: «Alla sua età possedeva ancora un fisico poderoso e faceva ammattire gli avversari. Rammento bene quella partita: Piola aveva sempre addosso due difensori, eppure riuscì egualmente a segnare con una delle sue famose rovesciate a bicicletta»[50]; a 40 anni, 6 mesi e 9 giorni divenne il giocatore più anziano ad aver segnato in Serie A, record che mantenne fino al 2007[52]. Avendo militato per 21 campionati in Serie A, stabilì un altro primato eguagliato nel corso degli anni da Enrico Albertosi, Gianni Rivera, Ciro Ferrara e Francesco Totti e superato infine nel 2005 da Paolo Maldini[53].

Disputò l'ultima gara il 7 marzo 1954, durante un Novara-Atalanta terminato 0-4 e che suscitò le contestazioni dalla tifoseria azzurra al termine[46]. Il suo rimpianto più grande da calciatore fu «non aver mai fatto parte di un autentico squadrone: avrei tanto desiderato vincere uno scudetto»[28].

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Piola con la maglia della Nazionale

Molto forte fu il legame tra Silvio Piola e la Nazionale italiana. Dichiarò, negli anni della maturità: «ci sono al giorno d'oggi coloro che rifiutano l'onore della maglia azzurra. Inaudito! Occorre sentirsi onorati di rappresentare l'Italia nel mondo sportivo. Quanto darei per riavere i miei vent'anni e indossare ancora quella maglia»[54]; ha raccontato Mario Pennacchia che la maglia azzurra rappresentava un traguardo ambitissimo per Piola e che, una volta convocato, l'orgoglio fu tale da indurre il calciatore a farsi cucire un caratteristico costume da bagno con lo stesso stemma presente all'epoca sulle divise della Nazionale[15].

Debuttò precocemente nella squadra B (esordì a Novara il 2 aprile 1933 in Italia B-Svizzera B 5-0, mettendo a segno due reti)[31] ma, data la folta concorrenza nel ruolo di centravanti, non fu convocato in Nazionale maggiore per il Mondiale del 1934, fatto che lo rattristò oltremodo[41]. Le sue perplessità circa il trasferimento alla Lazio erano dovute anche a questo motivo: temeva, col trasferimento a Roma, di alienarsi le attenzioni del commissario unico Vittorio Pozzo, che era solito attingere alle tradizionali squadre del Nord per la sua rappresentativa[36][41]. Secondo Brera, Pozzo era diffidente sul conto del centravanti, e lo considerava «una montatura del tifo romano»[55], malgrado il considerevole score ottenuto tra le riserve azzurre (11 reti in 6 presenze)[56].

La prima convocazione in Nazionale maggiore giunse nel marzo 1935, in previsione di una sfida contro l'Austria, il Wunderteam di Hugo Meisl definito all'epoca «bestia nera» dell'Italia[57]: il titolare Meazza fu bloccato da un risentimento muscolare, e Pozzo fu convinto da Vaccaro a sostituirlo con Piola. Questi, ignaro dell'accaduto, ebbe la notizia dal compagno laziale Blason, che dopo una lunga ricerca lo rintracciò nelle campagne a sud di Roma mentre cacciava coi suoi cani[36]. Raggiunto il ritiro di Rovigo, debuttò il 24 marzo al Prater di Vienna, a ventuno anni, siglando due reti decisive per la prima vittoria italiana in terra austriaca[58]. Per Pozzo questa fu «la partita della sua carriera»: «Poteva crollare e temevo per lui. La cosa avrebbe assunto conseguenze disastrose sul suo morale e su tutto il suo avvenire. Ha trionfato, invece, ed è diventato, acquistando personalità, una delle figure più caratteristiche del nostro gioco»[58].

Piola divenne dunque l'erede di Angelo Schiavio nei piani del commissario unico: la rivelazione gli permise di arretrare Meazza, sfruttandone le doti da interno[27]. Questa mossa fu decisiva per la vittoria ai Mondiali del 1938. Piola segnò cinque reti nella competizione, divenne noto a livello mondiale, offrì prestazioni ritenute decisive contro la Norvegia e la Francia[59] e segnò due reti all'Ungheria nella finale di Colombes. Capocannoniere del torneo, grazie a questo successo visse un momento di grande popolarità internazionale, come dimostrarono i lusinghieri giudizi della stampa francese (Hanot, Pefferkorn) e il commento del commissario tecnico inglese Tom Whittaker, che lo definì «superiore a Ted Drake» in un periodo in cui gli inglesi erano ritenuti ancora con ampio margine i migliori calciatori del mondo[44].

Piola (in piedi, secondo da sinistra) alla sua ultima partita in Nazionale, il 18 maggio 1952 contro l'Inghilterra; l'attaccante venne riconvocato in azzurro dopo un lustro – all'età di trentotto anni – come omaggio a un atleta che nel campionato appena concluso era stato ancora capace di mettersi in spolvero (18 reti con la maglia del Novara)[60].

Fu celebre anche un gol decisivo segnato all'Inghilterra con una mano il 13 maggio 1939, convalidato dall'arbitro tedesco Bauwens: «un gol frutto anche dell'istinto, – raccontò anni dopo – mi ero lanciato per colpire il pallone di testa. Quando ho visto che non ci arrivavo per pochi centimenti ho dato alla sfera un gran pugno»[28]. Scrisse il giornalista Michele Ruggiero che «in piena guerra, l'episodio aveva tutti i crismi della notorietà» ed Emilio Violanti raccontò che «Piola ebbe a confessare il misfatto, che doveva rimanere proverbiale negli annali calcistici sotto la curiosa locuzione di "manina alla Piola"»[59].

A partire dal 1940 Pozzo iniziò a schierarlo nel ruolo d'interno destro[27]. L'ultimo gol di Piola in maglia azzurra risale al 1º dicembre 1946, in Italia-Austria 3-1[57]; il suo posto nel ruolo di centravanti passò all'amico Boniperti[27]. Nel maggio 1952 venne convocato in Nazionale, a 38 anni e 7 mesi, da Carlo Beretta e Giuseppe Meazza[57][59]. La convocazione suscitò la perplessità di molti critici, tanto che Piola stesso dichiarò: «una parte della critica si scagliò contro Beretta, tanto da farmi riflettere a lungo davanti allo specchio per vedere se mi fossi davvero ridotto da far pena. Ci battemmo gagliardamente, finì 1-1, ma i grandi elogi non cancellarono la ferita»[24]. La partita si giocò il 18 di quel mese, a Firenze, contro l'Inghilterra; alla sua presenza fu reso tributo dai novantamila presenti, che gli tributarono un lungo applauso. Fu la sua trentaquattresima ed ultima gara in azzurro e la nona da capitano[57][59] e costituì un primato di anzianità poi superato da Dino Zoff. Il suo record di reti segnate in Nazionale (30) venne superato da Gigi Riva nel 1973[59], mentre resiste quello della miglior media gol a partita[24].

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Piola allenatore, a destra, con una formazione del Cagliari 1955-1956.

L'esperienza con la Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Ha raccontato Chiesa di come Piola abbia stabilito un primato anche da allenatore, venendo chiamato a far parte della Commissione tecnica della Nazionale italiana nel 1953, quando era ancora in attività come calciatore. Venne infatti scelto da Lajos Czeizler come aiutante di campo, e in questa veste prese parte ai Mondiali del 1954[27].

Per via dell'impegno col Novara, durante il campionato Piola poté dedicare alla Nazionale unicamente «ritagli di tempo»[61]. Inoltre, secondo quanto raccontò il giornalista Enzo Sasso, l'esperienza del Mondiale fu condizionata dai cattivi rapporti tra Czeizler e Piola, che assolse ai suoi compiti di allenatore senza poter «aprire bocca su problemi tecnici»[62]. Alcuni giocatori (Pesaola e Comaschi, per esempio) «si dichiararono entusiasti» del lavoro dell'allenatore, ma questi fu per Sasso un capro espiatorio al termine del breve e deludente mondiale dell'Italia; allontanato, non rispose alle accuse che gli vennero mosse[62].

Squadre di club[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista Romolo Barisonzo spiegò che Piola «tentò la carriera di allenatore a Cagliari, ma non andò bene: non è mai stato un uomo di chiacchiere. Il calcio gli piaceva, ma quello giocato, non quello delle tattiche»[46]. Nel corso del campionato di Serie B 1954-1955 venne infatti scelto dall'ambiziosa società sarda, partita con ambizioni di Serie A ma entrata in crisi di risultati[63], per sostiture Carlo Alberto Quario. Ottenne una salvezza e un quinto posto nel 1955-1956; non confermato per la stagione successiva, fu richiamato nuovamente nel gennaio 1957 per sostituire Carlo Rigotti e lasciò infine la società nel successivo mese di novembre. Nel 1959 gli venne offerto l'incarico di direttore tecnico dal Piacenza, a sostegno dell'allenatore Sergio Rampini[64], ma la trattativa non si concretizzò per ragioni economiche[65].

Fece poi per oltre un decennio parte della FIGC come osservatore e istruttore dei corsi per allenatori[66].

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1929-1930 Italia Pro Vercelli A 4 0 4 0
1930-1931 A 32 13 32 13
1931-1932 A 31 12 31 12
1932-1933 A 32 11 32 11
1933-1934 A 28 15 28 15
Totale Pro Vercelli 127 51 - - - - 127 51
1934-1935 Italia Lazio A 29 21 29 21
1935-1936 A 27 19 CI 2 2 29 21
1936-1937 A 28 21 CI 1 0 CEC 6 10 35 31
1937-1938 A 28 15 CI 0 0 28 15
1938-1939 A 21 9 CI 1 0 22 9
1939-1940 A 23 9 CI 2 1 25 10
1940-1941 A 25 10 CI 0 0 25 10
1941-1942 A 24 18 CI 2 3 26 21
1942-1943 A 22 21 CI 2 0 24 21
Totale Lazio 227 143 10 6 6 10 243 159
1944 Repubblica Sociale Italiana Torino FIAT CAI 23 27 23 27
1945-1946 ItaliaItalia Juventus DN 29 16 29 16
1946-1947 A 28 10 28 10
Totale Juventus 57 26 57 26
1947-1948 Italia Novara B 30 16 30 16
1948-1949 A 36 15 36 15
1949-1950 A 17 4 17 4
1950-1951 A 37 19 37 19
1951-1952 A 31 18 31 18
1952-1953 A 25 9 25 9
1953-1954 A 9 5 9 5
Totale Novara 185 86 185 86
Totale carriera 619 333 10 6 6 10 635 349

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
24 marzo 1935 Vienna Austria Austria 0 – 2 Italia Italia Coppa Internazionale 2
27 ottobre 1935 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 2 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale -
5 aprile 1936 Zurigo Svizzera Svizzera 1 – 2 Italia Italia Amichevole -
17 maggio 1936 Roma Italia Italia 2 – 2 Austria Austria Amichevole -
25 ottobre 1936 Milano Italia Italia 4 – 2 Svizzera Svizzera Coppa Internazionale 2
15 novembre 1936 Berlino Germania Germania 2 – 2 Italia Italia Amichevole -
13 dicembre 1936 Genova Italia Italia 2 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole -
25 aprile 1937 Torino Italia Italia 2 – 0 Ungheria Ungheria Coppa Internazionale -
23 maggio 1937 Praga Cecoslovacchia Cecoslovacchia 0 – 1 Italia Italia Coppa Internazionale 1
27 maggio 1937 Oslo Norvegia Norvegia 1 – 3 Italia Italia Amichevole 2
31 ottobre 1937 Ginevra Svizzera Svizzera 2 – 2 Italia Italia Coppa Internazionale 2
5 dicembre 1937 Parigi Francia Francia 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
15 maggio 1938 Milano Italia Italia 6 – 1 Belgio Belgio Amichevole 3
22 maggio 1938 Genova Italia Italia 4 – 0 Jugoslavia Jugoslavia Amichevole 1
5 giugno 1938 Marsiglia Norvegia Norvegia 1 – 2 dts Italia Italia Mondiali 1938 - Ottavi 1
12 giugno 1938 Parigi Francia Francia 1 – 3 Italia Italia Mondiali 1938 - Quarti 2
16 giugno 1938 Marsiglia Brasile Brasile 1 – 2 Italia Italia Mondiali 1938 - Semif. -
19 giugno 1938 Parigi Ungheria Ungheria 2 – 4 Italia Italia Mondiali 1938 - Finale 2 2º Titolo Mondiale
4 dicembre 1938 Napoli Italia Italia 1 – 0 Francia Francia Amichevole -
26 marzo 1939 Firenze Italia Italia 3 – 2 Germania Germania Amichevole 2
13 maggio 1939 Milano Italia Italia 2 – 2 Inghilterra Inghilterra Amichevole 1
4 giugno 1939 Belgrado Jugoslavia Jugoslavia 1 – 2 Italia Italia Amichevole 1
8 giugno 1939 Budapest Ungheria Ungheria 1 – 3 Italia Italia Amichevole 1
11 giugno 1939 Bucarest Romania Romania 0 – 1 Italia Italia Amichevole -
20 luglio 1939 Helsinki Finlandia Finlandia 2 – 3 Italia Italia Amichevole 3
3 marzo 1940 Torino Italia Italia 1 – 1 Svizzera Svizzera Amichevole -
14 aprile 1940 Roma Italia Italia 2 – 1 Romania Romania Amichevole 1
5 maggio 1940 Milano Italia Italia 3 – 2 Germania Germania Amichevole -
1º dicembre 1940 Genova Italia Italia 1 – 1 Ungheria Ungheria Amichevole -
19 aprile 1942 Milano Italia Italia 4 – 0 Spagna Spagna Amichevole 1
11 novembre 1945 Zurigo Svizzera Svizzera 4 – 4 Italia Italia Amichevole 1
1º dicembre 1946 Milano Italia Italia 3 – 2 Austria Austria Amichevole 1
9 novembre 1947 Vienna Austria Austria 5 – 1 Italia Italia Amichevole -
18 maggio 1952 Firenze Italia Italia 1 – 1 Inghilterra Inghilterra Amichevole -
Totale Presenze (71º posto) 34 Reti (3º posto) 30

Record[modifica | modifica wikitesto]

  • Calciatore con il maggior numero di reti realizzate nel Campionato Italiano di Calcio: 290
  • Calciatore con il maggior numero di reti realizzate in Serie A: 274

Record nella Lazio[modifica | modifica wikitesto]

  • Calciatore con il maggior numero di reti realizzate in tutte le competizioni ufficiali: 149
  • Calciatore con il maggior numero di reti realizzate in Serie A: 143
  • Calciatore con il maggior numero di reti realizzate alla Lazio avendo anche giocato con la maglia della stessa: 11

Carriera da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Vittorie %
Comp G V N P %
1954-1955 Italia Cagliari B 24 8 9 7 33,33
1955-1956 B 34 15 10 9 44,12
1956-1957 B 19 5 5 9 26,32
1957-1958 B 8 1 3 4 12,50
Totale Cagliari 85 29 27 29 34,18

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione della Lazio 1942-1943; Piola (terzo degli accosciati) fu capocannoniere per la seconda ed ultima volta.

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Novara: 1947-1948

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Francia 1938
1933-1935

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1936-1937 (21 gol)
1942-1943 (21 gol)
2011 (riconoscimento alla memoria)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniele Rindone, Le Magie di Piola, il signore del gol, da Corriere dello Sport, 3 ottobre 2008, p. ?
  2. ^ Sarebbe il secondo in questa classifica se si considerasse Giorgio Chinaglia che, secondo alcune fonti, avrebbe messo a segno almeno 398 gol; tuttavia, nel caso di Chinaglia non vengono conteggiate varie reti messe a segno coi Cosmos, poiché il campionato nordamericano della NASL rispettava solo alcune delle regole imposte dalla FIFA.
  3. ^ La Top 11 delle bandiere di tutti i tempi in Eurosport, 6 giugno 2014. URL consultato il 9 ottobre 2014.
  4. ^ Melegari, 2003, p. 588
  5. ^ Melegari, 2003, p. 583. Sívori eguagliò il record in una gara (Juventus-Inter 9-1, del 10 giugno 1961) in cui gli ospiti scesero in campo schierando la formazione giovanile per protesta contro una decisione della FIGC, e a differenza di Piola trasformò anche un calcio di rigore.
  6. ^ a b c d e f g h i Mario Pennacchia, Piola: il gol. 2: Capitano Coraggioso (a otto anni), da Corriere dello Sport, 65 (IL), 16 marzo 1968, p. 12
  7. ^ Morto a 92 anni l'ex segretario Serafino Piola, da La Stampa di Vercelli, 8 marzo 2001, p. 38
  8. ^ a b c d Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 13: la radio comunica: è vivo!, da Corriere dello Sport, 80 (IL), 3 aprile 1968, p. 3
  9. ^ Enrico De Maria, Quando Piola scese in campo in quella leggendaria Pro, da La Stampa di Vercelli, 30 settembre 1983, p. 23
  10. ^ Alessandro Ballesio, Un secolo con Silvio Piola, rivive la leggenda del calcio italiano in Stampa.it, 5 luglio 2013.
  11. ^ a b c Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 9: Si presenta ai romani: 3 partite, 11 gol, da Corriere dello Sport, 73 (IL), 26 marzo 1968, p. 2
  12. ^ a b Gianpaolo Ormezzano, Piola, il guerriero silenzioso, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23
  13. ^ Foot, p. 228
  14. ^ a b Foot, p. 227
  15. ^ a b c d e f g Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 7: Cadetto azzurro: sei sberle ai viola, record dei record, da Corriere dello Sport, 70 (IL), 22 marzo 1968, p. 3
  16. ^ a b Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 14: Torna azzurro a 39 anni, da Corriere dello Sport, 81 (IL), 4 aprile 1968, p. 10
  17. ^ Un Piola di nuovo in campo: è Piola, pronipote di Silvio, Il Corriere della Sera, 29 ottobre 2001, p. 45. URL consultato il 24 settembre 2013.
  18. ^ The profile for Alonso Piola, Transfermarkt.co.uk. URL consultato il 24 settembre 2013.
  19. ^ Dettaglio decorato: Piola Sig. Silvio, Quirinale.it. URL consultato il 24 settembre 2013.
  20. ^ Enrico De Maria, Piola, c'è tutto il calcio per l'addio al campione, da La Stampa, 7 ottobre 1996, p. 29
  21. ^ Foot, p. 230
  22. ^ Marco Ansaldo, Un maestro, pareva irraggiungibile, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23
  23. ^ Enrico De Maria, Lo stadio diventa «Silvio Piola», da La Stampa di Vercelli, 17 ottobre 1997, p. 37
  24. ^ a b c d Figc.it, 11 settembre 2013, http://www.figc.it/it/204/37483/2013/09/News.shtml. URL consultato il 24 settembre 2013.
  25. ^ a b c d Gabriel Hanot, Piola, da Il Calcio Illustrato, 29 (VIII), 13 luglio 1938, p. 9
  26. ^ a b Foot, p. 226
  27. ^ a b c d e f g Chiesa, Il secolo azzurro, p. 358
  28. ^ a b c Roberto Eynard, Piola: «Ero come Van Basten», da La Stampa di Vercelli e Biella, 23 settembre 1993, p. 45
  29. ^ Francesco Leale, Rovesciata da varietà, e la Germania capitolò, da La Stampa di Vercelli e Biella, 23 settembre 1993, p. 45
  30. ^ a b Bruno Perucca, Tutte le qualità degli attaccanti migliori, da La Stampa, 5 ottobre 1996, p. 23
  31. ^ a b c d e Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 6: Cadetto azzurro: stermina la Svizzera, espugna Praga, da Corriere dello Sport, 69 (IL), 21 marzo 1968, p. 3
  32. ^ a b c Meazza e Piola: 355 gol, da Corriere dello Sport, 45 (XXXII), 21 febbraio 1951, p. 3
  33. ^ Melegari, p. 589
  34. ^ Alcune fonti riportano come esordio la sconfitta contro la Pro Patria per del 26 gennaio 1930 (1-0); tale gara fu in realtà interrotta per il maltempo, come riportato dai quotidiani dell'epoca.
  35. ^ a b c d e f Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 4: Incontra Meazza ed è subito sfida, da Corriere dello Sport, 67 (IL), 19 marzo 1968, p. 2
  36. ^ a b c d Mario Pennacchia, Piola: il predestinato, in Sappino, pp. 833-836
  37. ^ Il record fu superato da Kurt Hamrin, che nel 1964 segnò cinque reti in Atalanta-Fiorentina 1-7
  38. ^ Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 5: Roghi scopre il giovane Piola, da Corriere dello Sport, 67 (IL), 19 marzo 1968, p. 2
  39. ^ Mario Ferretti, Pro Vercelli-Alessandria 5-4, da La Stampa, 23 novembre 1931, p. 4
  40. ^ Chiesa, Il grande romanzo... seconda puntata, p. 74
  41. ^ a b c Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 8: Alla conquista di Roma, da Corriere dello Sport, 71 (IL), 23 marzo 1968, p. 10
  42. ^ Chiesa, Il grande romanzo... terza puntata, pp. 67-68
  43. ^ a b c Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 11: Capocannoniere!, da Corriere dello Sport, 76 (IL), 29 marzo 1968, p. 3
  44. ^ a b Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 12: Campione del mondo, da Corriere dello Sport, 79 (IL), 2 aprile 1968, p. 2
  45. ^ Chiesa, Il grande romanzo... quarta puntata, p. 56
  46. ^ a b c d Romolo Barisonzo, Quell'ultima partita in Viale Alcarotti, da La Stampa di Novara, 5 ottobre 1996, p. 38
  47. ^ Brera, pp. 238-239
  48. ^ Brera, pp. 238
  49. ^ Foot, p. 344
  50. ^ a b Mario Gherarducci, Carlo Grandini e Nino Oppio, È morto Piola, la leggenda del gol, Corriere della Sera, 5 ottobre 1996, p. 42. URL consultato il 20 settembre 2013.
  51. ^ Chiesa, Il grande romanzo... quinta puntata, p. 51
  52. ^ Il record appartiene oggi ad Alessandro Costacurta, che segnò un calcio di rigore a 41 anni e 25 giorni in Milan-Udinese 2-3 del 19 maggio 2007. Si veda Dopo 62 anni torna la partita di Piola, da La Stampa di Novara, 4 dicembre 2011, p. 79.
  53. ^ 22 stagioni sempre con la stessa maglia, solo Maldini davanti a Totti, laroma24.it. URL consultato il 24 settembre 2013.
  54. ^ Alessandro Nasi, Piola, diario di un goleador seriale, da La Stampa, 5 agosto 2013, p. ?
  55. ^ Brera, p. 142
  56. ^ Melegari, p. 763
  57. ^ a b c d Giuseppe Signori, I miei primi 80 anni, da L'Unità, 29 settembre 1993, p. 28
  58. ^ a b Mario Pennacchia, Piola: il Gol. 10: Vienna ai suoi piedi, da Corriere dello Sport, 75 (IL), 28 marzo 1968, p. 3
  59. ^ a b c d e Si vedano le testimonianze raccolte da Michele Ruggiero su L'Unità del 29 settembre 1993, p. 28.
  60. ^ Chiesa, p. 444
  61. ^ Chiesa, Il secolo azzurro, p. 56
  62. ^ a b Si veda l'articolo su Sport Sud del 5 ottobre 1954, p. 7
  63. ^ Con Piola allenatore il Cagliari alla riscossa, da Corriere dello Sport, 295 (XXXV), 11 dicembre 1954, p. 3
  64. ^ Piola al Piacenza come Direttore Tecnico, da Corriere dello Sport, 20 (XL), 23 gennaio 1959, p. 4
  65. ^ Il Piacenza supera la Biellese: 1-0, da Stampa Sera, 26 gennaio 1959, p. 5
  66. ^ Paolo Bertoldi, Dove sono i campioni di ieri, da Stampa Sera, 10 novembre 1972, p. 3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Brera. Storia critica del calcio italiano. Milano, Baldini & Castoldi, 1998.
  • Marco Sappino (a cura di). Dizionario del calcio italiano - Vol. 2. Milano, Baldini, Castoldi & Dalai, 2000.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Seconda puntata: Continua il dominio della Juve, da Calcio 2000, gennaio 2002, pp. 58-77.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Terza puntata: Il Bologna fa tremare il mondo, da Calcio 2000, febbraio 2002, pp. 58-77.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Quarta puntata: Il Bologna chiude il suo ciclo, da Calcio 2000, aprile 2002, pp. 40-59.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Quinta puntata: Roma e Toro nel vento della guerra, da Calcio 2000, maggio 2002, pp. 38-51.
  • Fabrizio Melegari (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 2004. Modena, Panini, 2003.
  • Carlo F. Chiesa. Il secolo azzurro. Bologna, Minerva, 2010.
  • John Foot. Calcio 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto l'Italia. Milano, BUR Rizzoli, 2010.
  • Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano, 28ª puntata, Bologna, Guerin Sportivo, 2014, ISBN non esistente.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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