Gabriel Batistuta

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Gabriel Batistuta
Gabriel batistuta.jpg
Dati biografici
Nome Gabriel Omar Batistuta
Nazionalità Argentina Argentina
Altezza 186 cm
Peso 74 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Ritirato 2006 - giocatore
Carriera
Giovanili
1987-1988
1989
Newell's O. B. Newell's O. B.
Deportivo Italiano Deportivo Italiano
Squadre di club1
1988-1989 Newell's O. B. Newell's O. B. 16 (4)[1]
1989-1990 River Plate River Plate 19 (3)[2]
1990-1991 Boca Juniors Boca Juniors 30 (13)
1991-2000 Fiorentina Fiorentina 268 (167)
2000-2003 Roma Roma 63 (30)
2003 Inter Inter 12 (2)
2003-2006 Al-Arabi Al-Arabi 21 (25)
Nazionale
1991-2002 Argentina Argentina 78 (56)
Carriera da allenatore
2010-2011 Argentina Argentina Coll. tecnico
Palmarès
Transparent.png Confederations Cup
Oro Arabia Saudita 1992
Argento Arabia Saudita 1995
Coppa America calcio.svg Copa América
Oro Cile 1991
Oro Ecuador 1993
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate all'8 novembre 2010

Gabriel Omar Batistuta (Avellaneda, 1º febbraio 1969) è un dirigente sportivo, allenatore di calcio ed ex calciatore argentino, di ruolo attaccante. Commentatore televisivo, ha fatto parte dello staff tecnico della Nazionale argentina e ha svolto il ruolo di Segretario Tecnico al Colon de Santa Fe. In attività era soprannominato Batigol[3] e Re Leone.[4]

Uscito dalle squadre minori del Newell's Old Boys di Rosario, Argentina, gioca fra l'altro il noto Torneo di Viareggio-Coppa Carnevale (per formazioni Primavera) con la squadra argentina del Deportivo Italiano. Nella prima partita, giocata allo stadio "Roberto Strulli" di Monsummano contro i bulgari del Levski Sofia, mette a segno una tripletta nel 4-0 finale per la sua squadra. Ha giocato inoltre nel River Plate e nel Boca Juniors (ottenendo il titolo argentino nel 1991) e in Italia nella Fiorentina (con cui ha vinto una Coppa Italia ed una Supercoppa italiana), nella Roma (con cui ha vinto uno Scudetto e una Supercoppa italiana) e nell'Inter. Nel 2005 ha terminato la sua carriera, a causa di un infortunio ad un ginocchio, in una squadra del campionato del Qatar, l'Al-Arabi.

Con 56 gol è il miglior realizzatore nella storia della Nazionale argentina; con 151 gol è il miglior marcatore della Fiorentina in Serie A, squadra di cui è stato anche capitano nel corso degli anni novanta ed è anche il marcatore assoluto della squadra con 212 gol. Inoltre, con 184 reti, è al 11º posto nella classifica dei marcatori della Serie A. Nel 1994 ha stabilito il record di gol in giornate consecutive nel campionato italiano (11), in precedenza appartenente ad Ezio Pascutti[5].

Inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi della storia redatta in occasione del Centenario della FIFA[6], occupa inoltre la 23ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer[7].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e la giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Avellaneda e non, come erroneamente riportato da varie fonti, a Reconquista[8] da Osmar Batistuta, macellaio, e sua moglie Gloria, segretaria scolastica, vi dimora fino all'età di sei anni,[8] per poi trasferirsi a Reconquista, in via Pueyrredón 1024.[9] Gabriel Omar Batistuta cresce particolarmente legato al nonno paterno Melchior, principale artefice delle fortune della famiglia, poi svanite a causa di una crisi economica[10] e successivamente rimpinguate dal lavoro del padre di Gabriel, Osmar.[9] L'infanzia di Batistuta è piuttosto irrequieta, a causa della sua grande esuberanza, che lo porta spesso a procurarsi piccole ferite di vario genere.[11] Riceve la Prima Comunione e la cresima nella chiesa di San Roque,[12] e frequenta la scuola, con buoni risultati.[13] Prende poi per la prima volta i contatti con il gioco del calcio, praticandolo saltuariamente, senza però manifestare, inizialmente, una grande passione.[9]

Nasce poi la prima delle sorelle minori, Elisa, cui seguono Alejandra e Gabriela, e con tutte e tre Batistuta stabilisce un forte legame.[14] Dopo i sette anni di scuola elementare, sceglie di frequentare l'Enet, istituto tecnico, non completando però gli studi (mancando di sostenere l'esame finale) anche a causa della nascente attitudine per il calcio.[15] Dai dieci ai quattordici anni pratica pallavolo e pallacanestro, ma a sedici anni, avendo ricevuto in regalo dall'amico Pitti Lorenzini un poster di Diego Maradona allegato a El Gráfico, Batistuta si avvicina al calcio.[16] A diciassette anni, il 26 settembre 1986, conosce Irina Fernández durante la sua quinceañera.[17] Introdottosi nella festa grazie all'invito di un'altra ragazza di Goya, si infatua di Irina, con cui si fidanzerà otto mesi dopo, a maggio 1987.[16] Il 28 dicembre 1990 i due si sposano[18], avendo in seguito quattro figli: Thiago (nato a Firenze, un attore), Lucas, Joaquín e Shamel.[19]

L'adolescenza e le prime esperienze calcistiche[modifica | modifica sorgente]

La famiglia Batistuta

La famiglia dei Batistuta ha origini italiane: a metà anni novanta l'esperto Livio Tofful contattò Gabriel per cercare di ricostruirne la genealogia.[20] I risultati portarono Tofful a scoprire che Domingo Batistuta (Nato Domenico Battistutta), trisnonno di Gabriel, era di Borgnano (frazione di Cormons), mentre la trisnonna era Maria Zorzon di Brazzano.[20] A metà del XIX secolo emigrarono entrambi in Argentina, ma le tracce si persero in seguito allo smarrimento dei documenti riguardanti Domingo: morto durante un naufragio, non vi fu modo, per Osmar Batistuta, di scoprire ulteriori informazioni all'Ufficio immigrazione di Buenos Aires.[20] Melchior e Catalina, genitori di Osmar, vivevano originariamente a Reconquista.[8] Melchior era un proprietario terriero, e possedeva allevamenti di bestiame di vario genere:[8] la fortuna della famiglia scemò notevolmente quando Osmar tornò dal servizio militare.[10] Toccò dunque a lui ricostituire il patrimonio perduto, lavorando al mattatoio Friar,[21] dapprima come dipendente e in seguito come dirigente.[22]

Come già detto, Batistuta conosce il calcio a sedici anni: leggermente sovrappeso, gli viene dato il soprannome di gordo (grasso),[23] mentre per i suoi capelli biondi (colore poco comune in Argentina) viene chiamato gringo.[24] Alle scuole superiori ebbe le prime occasioni di giocare a calcio: chiuso da compagni più abili nelle discipline di pallavolo e pallacanestro, sport cui Batistuta si era maggiormente avvicinato, per partecipare alle Intercollegiali, una competizione che coinvolgeva le scuole della zona, dovette segnarsi nella squadra di calcio.[25] Il primo campetto si trovava nel barrio Chapero, e Batistuta vi si ritrovava con gli amici per giocare: nacque così il Grupo Alegria, la prima formazione amatoriale dell'argentino.[26]

Passato poi nelle giovanili del Platense, partecipa con tale maglia alla prima partita ufficiale contro il Racing di Reconquista all'età di sedici anni e mezzo.[27] Con il Platense rimane per due anni, fino alla chiamata del Newell's Old Boys, che grazie al proprio osservatore Jorge Griffa aveva scoperto il talento di Batistuta.[28] Insieme a Gustavo Masat si trasferisce a Rosario, dove trova Marcelo Bielsa, suo primo tecnico.[29] Durante il suo periodo al Newell's Old Boys stringe amicizia con diversi giocatori, tra cui Darío Franco e Fernando Gamboa, alternando partite a carte a visite al Parque de la Independencia.[30] Lasciata la camerata comune ove abitavano i giocatori delle giovanili del Newell's, Batistuta e Masat trovano una sistemazione indipendente nelle vicinanze dello stadio.[31] Nel febbraio del 1989 Batistuta vive la sua prima esperienza lontano dal Sud America, partecipando al Torneo di Viareggio 1989,[32] mentre nel giugno dello stesso anno si lega al procuratore Settimio Aloisio, con cui rimarrà per molti anni a seguire.[33]

La maturità[modifica | modifica sorgente]

Dopo il passaggio al River, il periodo al Boca Juniors fu molto positivo dal punto di vista personale, come da lui affermato nella propria autobiografia[34]. Dopo il matrimonio con Irina Fernández, celebrato nella chiesa di San Roque a Reconquista, il calciatore argentino si trasferisce a Belgrano, quartiere di Buenos Aires[34]. A ciò si aggiungono l'acquisto della prima auto – una FIAT Turbo – e il successo professionale; inoltre, lega particolarmente, sia in campo che nella vita, con Diego Latorre, suo compagno di squadra al Boca[34]. Durante la Coppa Libertadores del 1991 Batistuta è coinvolto, come molti altri giocatori, nella rissa scoppiata durante l'incontro tra Boca Juniors e Colo-Colo a Santiago del Cile: assieme ad altri tre compagni viene trattenuto dalle forze dell'ordine dopo la denuncia dei fotografi, che li accusano di averli aggrediti[35]; il caso poi si risolve e i tre argentini sono liberi di tornare in patria[35].

Dopo le vittorie nella Copa América del 1991 e del 1993 Batistuta ha l'opportunità di assistere alla Messa celebrata dal Papa Giovanni Paolo II: il calciatore definisce questa esperienza molto importante a livello personale[36]. A metà del 1991 Batistuta viene acquistato dalla Fiorentina e pertanto si sposta a Firenze. Il primo impatto con l'Italia è di spaesamento: al capoluogo toscano, profondamente diverso da Buenos Aires, l'argentino mal si abitua, vivendo inoltre contrasti personali con Dunga e Massimo Orlando[37]. Con il passare del tempo prende familiarità con l'ambiente, riuscendo a superare lo stress iniziale e vivendo anche la nascita del primo figlio, Thiago[38]. Nelle stagioni successive stringe amicizia con Francesco Baiano[39] e Rui Costa[40]. Nel gennaio del 1996 alcuni ladri si introducono nella sua abitazione mentre è in Argentina e, nonostante il furto non riguardi oggetti di particolare valore, il calciatore rimane scosso dall'avvenimento[20]. Il 22 maggio 1996 nasce, sempre a Firenze, il secondogenito Lucas[41]. Nello stesso anno il sindaco di Firenze Mario Primicerio consegna a Batistuta il Fiorino d'oro[42], onorificenza conferita a chi si distingue per i servizi resi alla città[43] Nel 1999 nasce il terzo figlio, Joaquín.[44].

Nel giugno del 2000 si trasferisce a Roma, acquistato dalla società giallorossa con la quale vince il suo primo e unico scudetto in Italia[45] prendendo casa a Casalpalocco[46] mentre nei sei mesi passati a Milano con la maglia dell'Inter Batistuta non porta con sé la famiglia[19]. Nel 2003, dopo la stagione nel capoluogo lombardo, Batistuta si trasferisce a Doha in Qatar[47] firmando un contratto molto remunerativo con l'Al-Arabi.[48].

Nella capitale del paese mediorientale nasce il quarto figlio, Shamel[49][50].

La vita dopo il ritiro dal calcio giocato[modifica | modifica sorgente]

Batistuta dà annuncio del suo definitivo ritiro dal calcio il 13 marzo 2005 dopo la rescissione del contratto con l'Al-Arabi, squadra in cui militava[51].

Dopo l'addio al calcio attraversa un brutto periodo a livello fisico e psicologico. Con le cartilagini delle caviglie compromesse si sottopone a un intervento chirurgico molto doloroso, in seguito al quale propone addirittura al suo medico di amputargli entrambe le gambe. Batistuta era così prostrato dalle sue condizioni da non avere la forza di alzarsi dal letto. [52]

Il 12 gennaio 2006 Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, gli dona le Chiavi della città in segno di riconoscenza per il rapporto che il calciatore ha avuto con i fiorentini[53]. Nello stesso mese inaugura la propria linea d'abbigliamento, chiamata GB, presentandola in occasione di Pitti Uomo[54].

Ottiene l'abilitazione ad allenare dopo aver frequentato l'apposito corso in Argentina[44], dove era tornato per seguire più da vicino i terreni di sua proprietà a Reconquista[3]. Nel 2009 torna all'attività sportiva, dedicandosi al polo ed entrando a far parte della squadra Loro Piana[3], debuttando a Cañuelas nel marzo 2009 segnando due reti[55]. Nel 2010 segue il Campionato mondiale da commentatore televisivo per una emittente asiatica; stabilitosi a Johannesburg, viene derubato, come altri personaggi nel corso della manifestazione, da ignoti[56][57].

L'8 novembre 2010 entra a far parte dello staff tecnico del C.T. dell'Argentina Sergio Batista. Il 16 dicembre 2011 il presidente del Colon de Santa Fe German Lerche annuncia che Batistuta sarà il Segretario Tecnico del club a partire dal 2012, figura che è un anello di congiunzione tra la dirigenza e i giocatori, e collaborerà con l'allenatore Mario Sciacqua[58][59].

Nel dicembre del 2012 due tifosi vengono imputati con l'accusa di tentata truffa nei confronti di Batistuta per aver trasformato un suo autografo in una cambiale da 320 000 peso argentini (circa 50 000 euro) aggiungendovi nome, dati del documento d'identità e del suo domicilio[60].

Nel 2013 lascia l'incarico con il Colon[61].

Esultanze[modifica | modifica sorgente]

Batistuta è rimasto celebre anche per delle esultanze particolari divenute col tempo un proprio marchio di fabbrica.

In Argentina con la maglia del Boca Juniors era solito arrampicarsi sulle retine della curva dopo ogni rete. Nella stagione 1994-1995 era solito dopo i gol andare alla bandierina e mettersi in posa reggendola con una mano, esultanza suggerita all'attaccante viola dall'allora compagno Francesco Flachi[62].

Celebri, anche se non premeditate, sono le esultanze con il Barcellona in Coppa delle Coppe, quando zittì l'intero Camp Nou, o in Supercoppa italiana con il Milan quando dichiarò il proprio amore alla moglie Irina in diretta televisiva da una delle telecamere[63].

Dalla stagione 1998-1999 Batistuta ha iniziato ad esultare imitando una mitragliatrice[62], gesto che ha continuato ad utilizzare anche nelle stagioni successive, sia in maglia viola che con la Roma. Particolare l'esultanza in una vittoria per 1-0 con la Juventus sempre nella stagione 1998-1999 quando, dopo aver segnato il gol decisivo con un colpo di testa, spara con la solita mitraglia ma un attimo dopo preso dalla gioia incontenibile trasforma il gesto in un "assolo di chitarra elettrica"[64].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Per le sue caratteristiche, Batistuta è considerato uno dei centravanti più forti della storia del calcio.[65][66][67][68][69][70][71]

Abile di testa come di piede, nei calci da fermo come nei movimenti smarcanti,[72][73] risaltava particolarmente per la prolificità in zona gol, capacità che gli ha permesso di battere diversi primati in tal senso.[5][70][74][75] Oltre alle qualità strettamente tecniche, era considerato anche un leader in campo per via di carisma, tenacia, coraggio e intelligenza tattica.[69][76][77][78] In campo si dimostrò spesso leale e corretto, venendo raramente sanzionato per falli non necessari.[79][80]

Il tiro[modifica | modifica sorgente]

Batistuta era dotato di una notevole potenza di tiro: il record personale di velocità impressa a un pallone è di 106 km/h.[81] Il piede preferito era il destro, ma era in grado di tirare con simile precisione anche con il sinistro.[82][83]

Il tiro di Batistuta era solitamente effettuato con potenza, preferibilmente di destro, indirizzando il pallone all'angolo opposto della porta avversaria.[82] Con il tempo il giocatore affinò le sue capacità, arrivando a padroneggiare anche il mancino.[84] Il punto di forza rimase però il tiro con il piede preferito: nel suo periodo alla Fiorentina, di 168 gol ne marcò 92 con il destro, mentre 15 furono realizzati con il sinistro.[85] Anche in acrobazia Batistuta era abile: segnò spesso al volo, in rovesciata o in sforbiciata.[68][82]

Il colpo di testa[modifica | modifica sorgente]

Altro cardine del bagaglio tecnico di Batistuta era il colpo di testa.[68][86][87][88] Già nei primi anni di carriera, il gioco di testa era un suo tratto distintivo.[82][89] Successivamente, affinando le proprie doti naturali tramite intensi allenamenti, migliorò ulteriormente.[84][90] Kurt Hamrin disse che la sua capacità di elevazione lo favoriva notevolmente.[91] Il computo di reti segnate alla Fiorentina include 30 marcature su 168, corrispondenti al 17,9% del totale.[85]

I calci da fermo[modifica | modifica sorgente]

Con il passare del tempo, Batistuta acquisì una crescente abilità nell'eseguire calci di punizione, fino a diventarne uno specialista.[82][84][88][92] Data la considerevole potenza del suo tiro, preferiva le lunghe distanze alle brevi, poiché la maggiore distanza permetteva al tiro di abbassarsi maggiormente, inquadrando meglio lo specchio della porta.[93] Diverso è il discorso per i calci di rigore: Batistuta ne sbagliò svariati,[93][94] arrivando a fallirne 4 nella stagione 1996-1997: in totale, con la maglia della Fiorentina sbagliò 9 tiri dal dischetto.[95]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Club[modifica | modifica sorgente]

In Argentina[modifica | modifica sorgente]

Da bambino Batistuta preferiva altri sport al calcio. Provò il basket[96], agevolato dalla sua altezza, ma l'evento che segnò la sua vita fu la vittoria della Nazionale argentina ai Mondiali di calcio 1978: le gesta dei calciatori dell'Albiceleste lo entusiasmarono e iniziò quindi a dedicarsi al calcio.[senza fonte] Dopo un po' di tempo di calci alla buona con gli amici per le strade e successivamente un'esperienza nel piccolo club Grupo Alegria, entrò nelle giovanili del Platense. Fu in questo periodo che vinse con una selezione di Reconquista il campionato provinciale, battendo peraltro la squadra giovanile del Newell's Old Boys di Rosario. I suoi 2 gol segnati attirarono su di sé l'attenzione della squadra rivale, che lo ingaggiò nel 1988.

Al Newell's Old Boys il diciannovenne Batistuta incontra il tecnico Marcelo Bielsa, che l'avrebbe allenato in seguito nella Nazionale argentina. La prima stagione professionistica del giocatore presentò delle difficoltà: distante da casa, dalla sua famiglia, dalla sua fidanzata Irina e costretto a dormire in una stanza dello stadio locale, dovette fare i conti anche con problemi di sovrappeso che lo tennero spesso distante dal campo di gioco.[senza fonte] A fine stagione fu ceduto in prestito ad una squadra minore, il Deportivo Italiano di Buenos Aires e partecipò al Torneo di Viareggio in Italia, diventando capocannoniere della manifestazione con 3 gol.

Col Newell's Old Boys ha giocato l'unica finale di Copa Libertadores della sua carriera, nel 1988 contro il Nacional (Uruguay).

Dopo l'esperienza al Deportivo fu ingaggiato dal River Plate, dove segnò 17 gol. Nonostante ciò, le cose non andarono per il verso giusto, soprattutto con l'allenatore Daniel Passarella[97], che a metà stagione lo mise fuori rosa. Questi fatti favorirono la cessione del giocatore, che firmò nel 1990 per il Boca Juniors. Nella prima stagione era fuori forma, quindi nel 1991, con l'arrivo di Óscar Washington Tabárez come allenatore della squadra, il Boca Juniors vinse il campionato e Batistuta la classifica cannonieri con 13 reti. In Copa Libertadores segna una doppietta al River Plate il 20 marzo 1991, due reti al Corinthians e altrettante al Flamengo; la squadra venne eliminata in semifinale dal Nacional di Montevideo.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Fiorentina[modifica | modifica sorgente]

Dopo il campionato col Boca Juniors Batistuta partecipò alla Copa América in Cile. I suoi 6 gol (tra cui uno di testa contro il Brasile e uno in finale contro la Colombia) lo portarono in vetta tra i cannonieri e sul tetto del Sudamerica con la propria Nazionale. A seguito di questa competizione, nell'estate 1991 fu acquistato dalla Fiorentina del presidente Mario Cecchi Gori, che lo portò così in Italia[96][98] pagandolo 12 miliardi di lire.[99]

Un giovane Batistuta in maglia viola nel 1991

La prima presenza in Serie A avvenne contro la Juventus al Delle Alpi[100], mentre la prima rete arrivò una settimana più tardi contro il Genoa. La prima stagione in maglia viola, nel 1991-1992, si concluse con 27 presenze e 13 gol. Realizzò la prima tripletta contro il Foggia.[100] L'anno successivo segnò tre doppiette nelle prime sette partite contro Lazio, Inter e Sampdoria, raggiungendo i 16 gol in 32 partite; la stagione viola finì con la retrocessione in Serie B[100], e a seguito dell'ultima giornata di campionato contro il Foggia (vittoria per 6-2) Batistuta scoppiò in lacrime per la retrocessione.

Nella stagione 1993-1994 collezionò 26 presenze e 16 gol in Serie B. Le sue prestazioni gli valsero la convocazione al campionato mondiale. Fu la stagione 1994-1995 quella della definitiva consacrazione di Batistuta[100], poiché nella nuova stagione in Serie A vinse la classifica cannonieri con 26 gol[100] e, inoltre, batté il record di Ezio Pascutti, fermo da più di trent'anni, delle partite consecutive con almeno una rete segnata, avendo impresso il proprio nome sul tabellino dei marcatori per undici giornate di seguito dall'inizio del campionato[100].

Nella stagione 1995-1996, nella partita casalinga contro la Lazio in cui Batistuta festeggiava le 100 partite in Serie A, i tifosi gli dedicarono una statua[100] esposta davanti alla curva Fiesole. Il bilancio dell'anno fu di 19 reti in campionato e prestazioni determinanti in Coppa Italia dove Batistuta segnò tutte le reti con le quali la Fiorentina eliminò l'Inter in semifinale (3-1 al Franchi e 1-0 a Milano) prima di aggiudicarsi il trofeo[100] in finale contro l'Atalanta con gol sia nella finale d'andata a Firenze(1-0) sia nel ritorno di Bergamo (0-2). Nell'estate del 1996 Batistuta guidò la Fiorentina alla vittoria nella Supercoppa Italiana contro il Milan a San Siro.[100]

Nella stagione successiva segna 13 gol in 32 partite in campionato, dove la Fiorentina manca la qualificazione alle coppe europee; in Coppa delle Coppe[100] la Fiorentina, dopo essersi imposta in casa del Benfica grazie anche ad una rete di Batistuta, fu eliminata in semifinale dal Barcellona, poi vincitrice del trofeo. Proprio contro i blaugrana l'argentino segnò un gol dopo aver ricevuto palla dal limite dall'area e aver lasciato partire un tiro di piede destro molto potente che si insaccò sotto la traversa; dopo questo gol Batigol zittì il Camp Nou[100] colpevole di averlo fischiato tutta la partita; Batistuta non partecipa alla partita di ritorno in quanto squalificato[101].

Nella stagione 1997-1998 segnò 21 gol in 32 partite, fra cui una tripletta contro l'Udinese alla prima giornata di campionato. Rimasto a Firenze sotto la guida del nuovo allenatore Trapattoni, il quale gli assicurò che la Fiorentina avrebbe lottato l'anno successivo per lo Scudetto,[100] nella stagione 1998-1999 i viola conclusero al primo posto il girone d'andata: Batistuta realizzò 17 gol in 17 giornate e con i suoi compagni vinse tutte le partite in casa e sconfisse il Milan a San Siro per 3-1 con una sua tripletta. Nel girone di ritorno la Fiorentina, complice anche l'infortunio dello stesso Batistuta contro il Milan,[senza fonte] perse posizioni e si piazzò terza in campionato qualificandosi per la UEFA Champions League; lui concluse la stagione con 21 gol in 28 presenze piazzandosi secondo in classifica marcatori dietro Amoroso.

La stagione 1999-2000 fu l'ultima alla Fiorentina per Batistuta: a fine stagione, dopo 23 gol in 30 partite di campionato, con i viola settimi e qualificati in Coppa UEFA e diverse segnature in Champions League, decise di lasciare Firenze tra le lacrime. Nella partita contro l'Arsenal a Wembley, Batistuta realizza una rete ricevendo palla dal tedesco Jörg Heinrich, dribblando il diretto avversario allungandosi la palla e segnando da posizione angolata il gol della vittoria. Nel secondo girone Batistuta realizza altri gol, tuttavia la Fiorentina non riesce a passare il suo girone e si piazza terza; Batistuta termina la competizione con 11 presenze e 6 gol all'attivo. Chiude il 1999 piazzandosi terzo nella classifica del Fifa World Player.

Con una tripletta all'ultima giornata di campionato, Batistuta diventò, con 152 gol, il maggior marcatore della Fiorentina in Serie A, superando lo svedese Kurt Hamrin che si era fermato a quota 151; questa prestazione, che coincise altresì con la sua ultima presenza con la squadra, gli valse un voto pari a 9 da parte de la Gazzetta dello Sport[102]. Con la Fiorentina ha disputato un totale di 332 partite tra campionati e coppe segnando complessivamente 207 gol[103].

Roma[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 2000, a 31 anni, Batistuta passò alla Roma del presidente Franco Sensi per 70 miliardi di lire[104], ancor oggi la cifra più alta mai spesa al mondo per un ultratrentenne[105]. Al suo passaggio alla Roma, la sua maglia numero 9 era già di Vincenzo Montella, e dopo una lunga polemica durata tutta l'estate del 2000, alla fine Batistuta decise di prendere il numero 18[106]. I due anni successivi invece utilizzò il 20 (come, peraltro, i gol da lui segnati nella sua prima stagione capitolina)[107] e il 33 (i suoi anni nel 2002)[108].

Nella sua prima stagione alla Roma realizzò 20 gol in campionato, contribuendo alla vittoria del terzo scudetto della storia della squadra capitolina, il primo della carriera per l'argentino. Durante Roma-Fiorentina del 26 novembre del 2000 Batistuta segnò negli ultimi minuti il gol della vittoria per i giallorossi; nell'occasione non esultò, dispiaciuto per i vecchi tifosi e felice per i nuovi[109]. Il 19 agosto 2001, inoltre, vinse la sua seconda Supercoppa Italiana[110].

Nella stagione successiva, anche a causa di problemi alla caviglia,[senza fonte] giocò di meno e segnò 6 gol.

Inter[modifica | modifica sorgente]

Il 17 gennaio 2003, dopo aver segnato nel girone d'andata 4 gol, Batistuta venne ceduto in prestito dalla Roma all'Inter[111], dove rimase fino alla fine della stagione, collezionando 12 presenze e segnando 2 gol in Serie A[103] contro Piacenza e Como.

In Qatar[modifica | modifica sorgente]

A 34 anni, dopo dodici anni di permanenza in Italia, Batistuta decise di concludere la sua carriera in Qatar, firmando un contratto biennale per un totale di 8 milioni di dollari con l'Al-Arabi, squadra di Doha[112]. In 18 partite di campionato realizzò 25 gol. Nella stessa stagione vinse la scarpa d'oro come miglior calciatore dei campionati asiatici oltre a realizzare quattro reti in una sola partita.

Nella stagione successiva, dopo tre partite, Batistuta si infortunò alla caviglia e anticipò il suo ritiro dai campi.[senza fonte]

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Con la "Albiceleste" vinse la Copa América del 1991 e del 1993 e la Confederations Cup del 1992 e disputò i campionati del mondo di calcio del 1994, 1998 e 2002.

La prima Copa América da lui disputata in Cile nel 1991 lo consacrò capocannoniere con 6 gol; Batistuta vinse la competizione con la propria squadra.

Nel 1993 giocò la sua seconda Copa América, questa volta in Ecuador, che la squadra argentina vinse di nuovo grazie anche ad una sua doppietta in finale contro il Messico. Nelle qualificazioni ai Mondiali del 1994 Batistuta segna parecchi gol fra cui quello a Buenos Aires nello spareggio decisivo contro l'Australia.

L'anno dopo, ai Mondiali di calcio 1994 disputatisi negli Stati Uniti, Batistuta fu convocato giungendo con la squadra fino agli ottavi di finale. Batistuta segnò 4 reti, tre delle quali all'esordio contro la Grecia.

Nella Copa América del 1995 in Uruguay, Batistuta è nuovamente capocannoniere con l'Argentina che viene eliminata nei quarti dal Brasile.

Nelle qualificazioni ai mondiali di calcio 1998 Batistuta ebbe problemi con una sua vecchia conoscenza, Daniel Passarella, divenuto CT dell'Albiceleste. Starà per circa 300 giorni senza indossare la maglia della Nazionale, a volte reagendo con disappunto alle mancate convocazioni, come quando, per la rabbia, cadde a Firenze per le scale di casa rompendosi una mano e dovendo giocare la successiva partita con la Roma con una fasciatura rigida.[senza fonte] Dopo la Copa América 1997 Passarella richiama Batistuta. Con la rete su punizione al Paraguay supera Maradona e a quota 36 reti diventa primatista di reti con la maglia albiceleste. A questo punto il CT arriverà ad affermare che l'unico posto certo per i 22 in Francia è proprio quello di Batistuta.[113]

Nel Mondiale transalpino Batistuta segna 5 gol durante la manifestazione contro Giappone, Inghilterra e tre nella gara contro la Giamaica, entrando nella storia come primo calciatore a realizzare una tripletta in due Mondiali diversi e raggiungendo Sándor Kocsis, Just Fontaine e Gerd Müller nell'impresa di aver fatto due triplette a un mondiale. L'Argentina cede il passo all'Paesi Bassi ai quarti di finale, perdendo 2-1: in quell'incontro Batistuta viene sostituito da Hernán Crespo.

Sotto la guida del nuovo CT Marcelo Bielsa, che l'aveva lanciato da giovane, l'Argentina si qualifica ai Mondiali di calcio 2002. Batistuta, nel frattempo, annunciò che a fine Mondiale avrebbe lasciato la Nazionale.[senza fonte] La rassegna iridata si fermo al primo turno per l'Argentina, e contro la Nigeria Batistuta tocca quota dieci gol ai Mondiali andando a segno con uno stacco di testa[senza fonte] regalando la vittoria ai suoi. La sua ultima partita con la Nazionale fu quindi il pareggio 1-1 con la Svezia, che costò all'Argentina l'eliminazione dalla competizione.

È il topscorer della Nazionale argentina fin dal 1997, quando superò i 34 gol di Diego Armando Maradona. Nel 2002, nella partita Argentina-Nigeria (1-0) dei mondiali nippo-coreani segnò il suo gol numero 56, record imbattuto. Per questo motivo è stato premiato con una speciale targa dalla Federazione calcistica argentina il 7 settembre 2010 in occasione della partita amichevole Argentina-Spagna[114].

È anche il primatista di gol segnati nelle fasi finali dei Mondiali con la maglia argentina (10 gol, anche qui tolse il record a Maradona che nel 1994 si fermò a 8). Per la precisione segnò 4 gol a Stati Uniti '94 (3 alla Grecia e uno alla Romania), 5 a Francia '98 (3 alla Giamaica, uno al Giappone, uno all'Inghilterra) e uno a Giappone-Corea 2002 (alla Nigeria).

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campionato Coppa nazionale Coppe internazionali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1988-1989 Argentina Newell's Old Boys PD 23 5 - - - CL 5 3 - - - 28 8
1989-1990 Argentina River Plate PD 22 4 - - - - - - SS 2 0 24 4
1990 Argentina Boca Juniors PD 11 2 - - - - - - RS - - 11 2
1990-1991 PD 19 11 - - - CL 11 6 SS 1 0 36 17
Totale Boca Juniors 29 13 - - 11 6 3 0 47 19
1991-1992 Italia Fiorentina A 27 13 CI 3 1 - - - - - - 30 14
1992-1993 A 32 16 CI 3 3 - - - - - - 35 19
1993-1994 B 26 16 CI 4 3 TAI 2 2 - - - 32 21
1994-1995 A 32 26 CI 5 2 - - - - - - 37 28
1995-1996 A 31 19 CI 8 8 - - - - - - 39 27
1996-1997 A 32 13 CI 2 0 CdC 7 4 SI 1 2 42 19
1997-1998 A 31 21 CI 5 3 - - - - - - 36 24
1998-1999 A 28 21 CI 6 4 CU 3 1 - - - 37 26
1999-2000 A 30 23 CI 3 0 UCL 11 6 - - - 44 29
Totale Fiorentina 268 168 39 24 23 13 1 2 331 207
2000-2001 Italia Roma A 28 20 CI - - CU 4 1 - - - 31 21
2001-2002 A 23 6 CI - - UCL 8 0 SI 1 0 32 6
2002-gen. 03 A 12 4 CI 2 1 UCL 6 1 - - - 23 6
Totale Roma 63 30 2 1 16 2 1 0 86 33
gen. - giu. 03 Italia Inter A 12 2 - - - - - - - - - 12 2
2003-2004 Qatar Al-Arabi QSL 18 25 QPC 2 1 - - - - - - 20 26
2004-2005 QSL 3 1 - - - - - - - - - 3 1
Totale Al-Arabi 21 26

-

2 1 - - - - 23 27
Totale carriera 381 248 43 26 52 24 5 2 551 300

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Batistuta nel 1992-93

Club[modifica | modifica sorgente]

Boca Juniors: 1991
Fiorentina: 1993-1994
Fiorentina: 1995-1996
Roma: 2000-2001
Fiorentina: 1996
Roma: 2001

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Cile 1991, Ecuador 1993
Arabia Saudita 1992

Individuale[modifica | modifica sorgente]

1991 (6 gol), 1995 (4 gol)
1992 (2 gol)
1994-1995 (26 gol)
2003-2004 (25 gol)
1995-1996 (8 gol)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 24 (7) se si comprendono le partite giocate nella Liguilla.
  2. ^ 21 (4) se si comprendono le partite giocate nella Liguilla.
  3. ^ a b c Imprevedibile Batigol. Debutterà nel polo. Repubblica.it
  4. ^ Gabriel Batistuta. Il re Leone. Kom.it
  5. ^ a b Raffaello Paloscia, Un rigore toglie dai guai la Fiorentina, Corriere della Sera, 19 dicembre 1994. URL consultato il 2 marzo 2011.
  6. ^ Pele's list of the greatest in BBC Sport, 4 marzo 2004. URL consultato l'11 agosto 2011.
  7. ^ (EN) World Soccer 100 Players of the Century, englandfootballonline.com. URL consultato l'11 agosto 2011.
  8. ^ a b c d Batistuta, op. cit., p. 11
  9. ^ a b c Batistuta, op. cit., p. 17
  10. ^ a b Batistuta, op. cit., p. 12
  11. ^ Batistuta, op. cit., p. 13
  12. ^ Batistuta, op. cit., p. 14
  13. ^ Batistuta, op. cit., p. 18
  14. ^ Batistuta, op. cit., p. 19
  15. ^ Batistuta, op. cit., p. 22
  16. ^ a b Batistuta, op. cit., p. 25
  17. ^ Batistuta, op. cit., p. 23
  18. ^ Calamai, 2011, op. cit., pagina 16
  19. ^ a b Thiago Batistuta sul piccolo schermo, sportmediaset.mediaset.it. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  20. ^ a b c d Batistuta, op. cit., p. 80
  21. ^ Batistuta, op. cit., p. 15
  22. ^ Batistuta, op. cit., p. 16
  23. ^ Batistuta, op. cit., p. 26
  24. ^ Batistuta, op. cit., p. 33
  25. ^ Batistuta, op. cit., p. 29
  26. ^ Batistuta, op. cit., p. 32
  27. ^ Batistuta, op. cit., p. 35
  28. ^ Batistuta, op. cit., p. 36
  29. ^ Batistuta, op. cit., pp. 38-39
  30. ^ Batistuta, op. cit., pp. 40-41
  31. ^ Batistuta, op. cit., pagina 43
  32. ^ Batistuta, op. cit., pagina 46
  33. ^ Batistuta, op. cit., p. 47
  34. ^ a b c Batistuta, op. cit., p. 52
  35. ^ a b Batistuta, op. cit., pp. 53-54
  36. ^ Batistuta, op. cit., p. 59
  37. ^ Batistuta, op. cit., p. 65
  38. ^ Batistuta, op. cit., p. 68
  39. ^ Batistuta, op. cit., p. 72
  40. ^ Batistuta, op. cit., p. 79
  41. ^ Batistuta, op. cit., p. 84
  42. ^ Emanuela Audisio, E in nome del pallone Batistuta finì ostaggio, La Repubblica, 14 novembre 1996. URL consultato il 1º marzo 2011.
  43. ^ Determinazione2, comune.fi.it. URL consultato il 1º marzo 2011.
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  70. ^ a b Treccani, op. cit., p. 614
  71. ^ AA. VV., op. cit., p. 230
  72. ^ Petrucci, op. cit., p. 39
  73. ^ Alessandro Di Maria, 'Batistuta? Più pericoloso senza palla', La Repubblica, 22 novembre 2000. URL consultato il 2 marzo 2011.
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  75. ^ Petrucci, op. cit., pp. 57-58
  76. ^ Witzig, op. cit., p. 179
  77. ^ Maurizio Crosetti, Batistuta, il dopo Dieguito, La Repubblica, 5 giugno 1998. URL consultato il 2 marzo 2011.
  78. ^ A tale proposito, vari avversari e opinionisti si sono espressi: Giorgio Chinaglia ne ha sottolineato l'impatto sulla tifoseria, Eraldo Pecci la sua completezza, mentre José Altafini l'attitudine alla guida della squadra. Batistuta, op. cit., pp. 129-130
  79. ^ Petrucci, op. cit., pp. 49, 52
  80. ^ Rosetti, cosa hai detto a Batistuta?, La Gazzetta dello Sport, 23 gennaio 2001. URL consultato il 3 marzo 2011.
  81. ^ Quando il calcio esalta la potenza, La Gazzetta dello Sport, 20 novembre 2005. URL consultato il 1º marzo 2011.
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  87. ^ Petrucci, op. cit., p. 48
  88. ^ a b Luca Calamai, Nicola Cecere, Alessio Da Ronch, Ronaldo e Batistuta, il piacere del calcio, La Gazzetta dello Sport, 21 settembre 1997. URL consultato il 3 marzo 2011.
  89. ^ Batistuta, op. cit., p. 132
  90. ^ Sappino, op. cit., p. 62
  91. ^ Batistuta, op. cit., p. 134
  92. ^ Batistuta, op. cit., p. 129
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  94. ^ Petrucci, op. cit., p. 51
  95. ^ Mosti, op. cit., p. 273
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  97. ^ Calamai, 2011, op. cit., pagina 13.
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  110. ^ Mattia Chiusano, Per la Roma è sempre un giro d'onore in la Repubblica, 20 agosto 2001, p. 37. URL consultato il 29 settembre 2011.
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  113. ^ Batistuta set to threaten Ronaldo's superstardom
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • AA. VV., Enciclopedia dello Sport - Calcio, Treccani, 2002.
  • Gino Bacci, Storia del calcio italiano, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2006, ISBN 88-8113-350-4.
  • Francesca Baldacci, Gabriel Batistuta, Milano, Forte Editore, 1992.
  • Franco Baldasso; Annalisa Marchianò; Grazia Perugini, Con il viola nel cuore, Bologna, Pendragon, 2007, ISBN 978-88-8342-582-0.
  • Gabriel Batistuta, Bocci; Polverosi; Rialti, Io Batigol racconto Batistuta, Roma, San Marco Sport Events, 1997.
  • Daniela Benassai, Firenze, un amore viola, Firenze, Scramasax, 1998.
  • Enzo Catania, Re di Roma. Un romanzo chiamato Batistuta, Limina, 2000, ISBN 88-86713-48-7.
  • Oscar Mangione, Gabriel Batistuta: perfil de un crack que se construyó a sí mismo, Editorial Sudamericana, 2002, ISBN 950-07-2214-3.
  • Giansandro Mosti, Almanacco Viola 1926-2004, Firenze, Scramasax, 2004.
  • Stefano Petrucci, Batistuta, Roma, Gremese Editore, 1999, ISBN 88-7742-257-2.
  • Marco Sappino, Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano, volume 2, Baldini Castoldi Dalai, 2000, ISBN 88-8089-862-0.
  • Richard Witzig, The Global Art of Soccer, CusiBoy publishing, 2006, ISBN 0-9776688-0-0.
  • Luca Calamai, Il calcio di Batistuta ai raggi X, La Gazzetta dello Sport - RCS Quotidiani S.p.A., 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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