Rodolfo Volk
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| Dati biografici | ||
| Nome | Rodolfo Volk | |
| Nato | 14 gennaio 1906 Fiume |
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| Paese | ||
| Nazionalità | ||
| Morto | 2 ottobre 1983 Nemi, RM |
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| Dati agonistici | ||
| Disciplina | Calcio | |
| Ruolo | Attaccante | |
| Carriera | ||
| Giovanili | ||
| Squadre professionistiche |
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| 1927-28 | ||
| 1928-33 | 127 (81) | |
| 1933-34 | 28 (5) | |
| 1934-35 | 6 (1) | |
| 1935-42 | ||
| Totale Serie A | 133 (81) | |
| Nazionale |
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| 1929-30 | 5 (5) | |
| Statistiche aggiornate al 15 dicembre 2007 | ||
| Il simbolo → indica un trasferimento in prestito | ||
Rodolfo Volk (Fiume, 14 gennaio 1906 – Nemi, 2 ottobre 1983) è stato un calciatore italiano, attivo nel ruolo di centravanti.
[modifica] Carriera
Punta storica della Roma, iniziò la carriera con la Fiumana. Acquistato dalla Roma insieme a Marcello Mihalic (che venne però girato al Napoli), divenne in poco tempo uno dei primi idoli di Campo Testaccio, dove fu il primo a segnare un gol ufficiale; fu inoltre l'autore della rete decisiva nel primo derby tra Roma e Lazio, nel 1929, terminato 1-0 per la formazione testaccina. Durante il periodo fascista, il suo cognome venne italianizzato in "Folchi", così come richiesto dal regime; inoltre, durante il servizio di leva a Firenze, prese parte alla seconda gara (non ufficiale) della storia della Fiorentina, disputatasi nel 1926 contro la Sampierdarenese. In quell'occasione utilizzò lo pseudonimo di "Bolteni", poiché coscritti era vietato svolgere qualsiasi attività esterna al servizio militare.
Dotato di un tiro micidiale, fulmineo e rapido nei movimenti, più pericoloso spalle alla porta per le sue doti di funambolo, non era in possesso di una tecnica sopraffina, ma segnava da ogni luogo del campo; particolarmente considerato dal pubblico giallorosso, venne soprannominato Sigfrido, poi trasformatosi rapidamente nel più romanesco "Sigghefrido". Venne anche chiamato "Sciabbolone", in contrapposizione a "Sciaboletta", il soprannome dispregiativo assegnato a Re Vittorio Emanuele III; venne ceduto prematuramente al Pisa nel 1934 per dissidi interni con Guaita e Banchero e, dopo una stagione nelle file della Triestina, tornò alla Fiumana, con la cui maglia ottenne una promozione in Serie B nel 1940-41.
Finita la carriera da calciatore, divenne usciere nella sede del Totocalcio di Piazzale Ponte Milvio, a Roma; morì in una casa di cura dei Castelli romani, dopo essere stato colpito da cardiopatia sclerotica compensata, solo ed ormai ridotto in miseria.

