Nemi

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Nemi
Panorama di Nemi
Nemi - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lazio
Provincia: stemma Roma
Coordinate: 41°43′0″N 12°43′0″E / 41.71667, 12.71667Coordinate: 41°43′0″N 12°43′0″E / 41.71667, 12.71667
Altitudine: 521 m s.l.m.
Superficie: 7,36 km²
Abitanti:
1.952 2008
Densità: 265,22 ab./km²
Frazioni: Parco dei Lecci, Valle delle Colombe, Valle Petrucola, Vigna Grande, Ville di Nemi 
Comuni contigui: Ariccia, Genzano di Roma, Rocca di Papa, Velletri
CAP: 00040
Pref. telefonico: 06
Codice ISTAT: 058070
Codice catasto: F865 
Nome abitanti: nemorensi o nemesi 
Santo patrono: Santi Filippo e Giacomo 
Giorno festivo: 3 maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Ecco Nemi celato entro una conca di poggetti selvosi, egli non teme il furiar de' nembi e mentre il vento svelle la quercia dall'ime radici, l'oceano sospinge alle sonanti piagge e la schiuma ne' turbina al cielo qua e la s'increspa, mormorando appena lo specchio ovale del suo vitreo lago. »

Nemi (IPA: nèmi,[1]) è un comune italiano di 1950 abitanti[2], della provincia di Roma in Lazio.

Posizionato quasi al centro dei Colli Albani, a 521 m s.l.m., Nemi è il comune più piccolo dell'area dei Castelli Romani, noto per la coltivazione delle fragole e per la sagra delle fragole,[3] che si svolge ogni anno la prima domenica di giugno. Il centro storico è situato in posizione panoramica sul Lago di Nemi, celebre per essere stato il luogo del ritrovamento di due navi celebrative romane dell'età dell'imperatore Caligola.[4]

Nemi è stata fregiata della "bandiera arancione" dal Touring Club Italiano per l'ottima qualità dell'accoglienza e del soggiorno del turista.[5] Il comune di Nemi è interamente incluso nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani.[6]

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Per approfondire, vedi la voce Colli Albani.
Un tratto di costa del Lago di Nemi.

Il territorio comunale di Nemi, con un'estensione di 7.31 km2, è il secondo comune più piccolo dei Castelli Romani, seguito solo da Colonna (3.50 km2), ed uno dei più piccoli della provincia di Roma. I confini comunali abbracciano l'intero cratere del Lago di Nemi, le cui acque sono invece di competenza provinciale.[7] I confini meridionali con il comune di Velletri sono stati rivisti nel 1505[8] e nel 1546[8] dal legato pontificio di Campagna e Marittima in seguito ad una controversia sorta dopo l'effimera concessione del possesso del feudo di Nemi ai velletrani decretata nel 1482 da papa Sisto IV per meriti di guerra degli stessi, distintisi tra le file pontificie nella battaglia di Campomorto.[8]

Il territorio nemese come quello dell'intera area dei Colli Albani, è stata soggetto tra i 600.000 ed i 20.000 anni fa circa[9] all'attività eruttiva del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima parte di materiale vulcanico, ed abbondano minerali caratteristici come il peperino ed il tufo.
Secondo la "Carta Geologica d'Italia" realizzata dal Servizio Geologico d'Italia,[10] la parte meridionale del territorio e le coste del Lago di Nemi sono composti da suoli classificati come V2, ovvero materiale proveniente da "manifestazioni eruttive finali. Brecce piroclastiche d'esplosione con lapilli, proiettili leucocrati, ultrafenici, pirosseniti biotiche, più enoliti di cave leucitiche e del substrato, facies cineritiche superiormente straterellate, in strati e banchi consolidati (peperino) rapidamente assottigliatosi allontanandosi dai centri d'emissione (Lago di Nemi)".[10]
La parte settentrionale del territorio invece viene classificata come suolo pn ("Nemi: complessi superiori ed inferiori con inclusi lavici di notevoli dimensioni").[10] In questo quadro si trovano piccole aree sparse lungo le coste del lago classificate come zona β4 ("lava in ammassi")[10] immersi in se ("scorie e lapilli giallastri sciolti, talora agglomerati, scoriette e lapilli stratificati"):[10] su uno di questi ammassi lavici è sorto il centro storico.
Le coste del lago sono formate da "detriti di falda, conoidi" (zona dt)[10] nella parte più lontana dalle acque e da un suolo classificato come a ("alluvioni di golena")[10] nella parte più prossima alle acque, i cosiddetti Orti di San Nicola.

[modifica] Idrografia

Come sopra accennato, la superficie del Lago di Nemi (1.7 km2) non è inclusa nel territorio comunale, ma è di proprietà della Provincia di Roma:[7] le coste del lago invece sono parte integrante del comune di Nemi. Dal versante occidentale del lago, ai piedi del centro storico di Genzano di Roma, parte un emissario artificiale[14] della lunghezza di 1653 metri,[15] scavato probabilmente in età repubblicana (attorno al IV secolo a.C.)[15] per prosciugare l'area settentrionale del lago in cui doveva esere costruito il tempio di Diana.[15] Il cunicolo, dell'altezza all'imbocco verso il lago di 5.50 metri,[15] sbuca a Vallericcia, in comune di Ariccia, ed azionava in passato una mola oltre ad alimentare alcuni canali di drenaggio delle acque impaludate in quella zona.[14]

Tra le sorgenti d'acqua che nascono nel comune di Nemi vanno menzionate la fonte situata al chilometro 2 della strada provinciale 76/d via Nemorense tra Genzano e Nemi,[7] due fonti che sfruttano acque sorgive nate sul colle dei Corsi (580 m s.l.m.), presso la strada statale 217 via dei Laghi in località Mezzaposta,[7] la fontana di Cajano presso monte Alto (621 m s.l.m.)[7] e fontan Tempesta, che sfrutta acque provenienti dalla Mezzaraga in comune di Rocca di Papa (660 m s.l.m.), ed alimenta l'acquedotto comunale di Genzano.[7] Preso Nemi è anche la leggendaria fonte della ninfa Egeria, compagna di Numa Pompilio che, inconsolabile per la sua morte, si ritirò presso il "nemus Dianae" (il bosco sacro a Diana) e lì fu trasformata per pietà in una fonte d'acqua da Diana, individuata sotto al centro storico di Nemi lungo il lago.[16]

[modifica] Orografia

Il punto più alto del territorio comunale è la sommità del monte Calidrone (612 m s.l.m.),[7] da cui è possibile avere una buona vista sull'Agro Pontino, che in alcuni giorni si estende anche fino al Circeo.
Il centro storico si situa ad una quota più bassa immediatamente ai piedi del monte, 535 m s.l.m. al santuario del Crocifisso[7] e 521 m s.l.m. alla residenza comunale:[7] villa Ruspoli si trova più in alto, alle pendici di monte Alto (672 m s.l.m.), a 621 m s.l.m..[7]
L'area occupata dai resti archeologici del tempio di Diana sulle sponde del Lago di Nemi è situata a 363 m s.l.m.,[7] mentre altrove l'altezza della costa lacustre tocca i 329 m s.l.m. (presso l'imbocco dell'emissario sotto al centro storico di Genzano di Roma)[7] ed i 325 m s.l.m. (Orti di San Nicola, sotto al centro storico di Nemi). Le acque del lago si attestano sui 316 m s.l.m. in prossimità della costa per toccare una profondità massima di 286 m s.l.m.:[7] una posizione senz'altro più elevata del fondale del vicino Lago Albano (123 m s.l.m.),[7] che contribuisce a dimostrare che i due laghi vulcanici non sono collegati naturalmente.[14]

[modifica] Clima

Dal punto di vista climatico il territorio rientra nel dominio del clima temperato mediterraneo con inverni miti, temperature autunnali superiori a quelle primaverili, estati ventilate. Le precipitazioni si aggirano sui 900 o 1000 millimetri annui, con una diminuzione tra gennaio e febbraio e luglio ed agosto ed un brusco aumento a settembre [17]. I venti spirano prevalentemente da nord-est.

In tutta l'area dei Colli Albani, dunque anche ad Albano, si presenta il fenomeno detto stau, che consiste nella riduzione del vapore acqueo nelle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si avrà sulle prime alture dei Colli Albani, rivolte verso il mare, verso sud sud-ovest, e la minore verso nord.

Normalmente la zona è battuta da venti di tramontana e grecale, ma talvolta compare anche il ponentino, vento caratteristico della zona di Roma. Durante l'inverno invece si ha la presenza di scirocco e libeccio.

L'estate è calda e asciutta, l'inverno mite e piovoso senza, in genere, che vengano raggiunte temperatura eccessivamente basse. I rilievi dei Colli Albani sbarrano il passaggio delle correnti umide e delle nubi foriere di pioggia provenienti da sud-ovest. A Nemi può capitare che nevichi o ghiacci in caso di temperature abbastanza fredde. In estate le temperature possono raggiungere i 35 °C con punte di 37 °C in casi rari. La temperatura estiva a Nemi non ha mai raggiunto i 40 °C: infatti mediamente si aggira sui 28-29 °C.

I dati seguenti si riferiscono all'anno 2008 e sono stati rilevati presso la stazione meteorologica di Genzano di Roma situata nella frazione di Landi, a quota 210 m s.l.m.:[18]

Mese Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,3 12,9 14,2 18,2 23,3 27,0 30,6 31,6 25,9 21,4 15,3 11,6 12,3 18,6 29,7 20,9 20,4
T. mediaC) 7,7 7,0 8,9 12,4 17,0 20,8 23,3 23,6 18,5 15,1 10,4 6,9 7,2 12,8 22,6 14,7 14,3
T. min. mediaC) 3,7 1,9 4,6 7,4 11,4 14,9 16,2 16,1 12,7 10,5 6,7 3,2 2,9 7,8 15,7 10 9,1
T. max. assolutaC) 16
(2008)
17,5
(2008)
22,7
(2009)
22,9
(2008)
31,7
(2009)
33,4
(2008)
34,2
(2008)
35,4
(2008)
33,4
(2008)
25,3
(2008)
21,5
(2008)
14,9
(2008)
17,5 31,7 35,4 33,4 35,4
T. min. assolutaC) -2,4
(2009)
-6,2
(2008)
-0,4
(2009)
4,2
(2009)
7,6
(2008)
11,5
(2009)
13,1
(2008)
13,4
(2008)
6,2
(2008)
5,2
(2008)
-2,0
(2008)
-0,8
(2008)
-6,2 -0,4 11,5 -2 -6,2
Precipitazioni (mm) 150,4 63,5 215,9 100,1 200,7 42,7 2,0 1,3 84,1 147,8 216,2 392,7 606,6 516,7 46 448,1 1.617,4
Giorni di pioggia (≥ 1 mm) 11 6 17 10 8 4 0 0 7 8 13 13 30 35 4 28 97
Vento (direzione-m/s) NE
6,8
NE
6,4
NE
6,9
E
7,6
NNE
6,8
NNE
5,1
NNE
5,6
NNE
4,9
NNE
5,7
NNE
5,5
NNE
7,1
NE
7,9
7 7,1 5,2 6,1 6,4

[modifica] Storia

Le origini del nome
Il toponimo di Nemi è legato al sostantivo della lingua latina "nemus" ("bosco"): con questa semplice denominazione, spesso accompagnata da aggettivi o complementi di specificazione ("nemus Dianae",[20] "nemus Aricinum",[20] "nemus Artemisium", "Cynthiae fanum"), era conosciuto il tempio di Diana che sorgeva sulle sponde del lago di Nemi: alla divinità dei boschi e della caccia era consacrato l'intero bosco circostante, e tale culto rimase vivo fino alla messa al bando del paganesimo attuata dai decreti teodosiani del 391. Nel Medioevo la zona continuò ad essere chiamata semplicemente "Nemus"[16] ("massa Nemus",[20] "castrum Nemoris")[20] e con questo nome il paese è entrato nella lingua italiana. Emanuele Lucidi attesa anche varianti arcaiche del toponimo, già desuete alla fine del Settecento, in "Nemore", "Neme" e "Nemo".[21]
Per approfondire, vedi la voce Storia dei Castelli Romani.

[modifica] Età antica

Le prime tracce di insediamenti umani nella valle del lago di Nemi datano almeno dall’Età del Bronzo. Il bosco, luogo sacro in ogni civiltà indoeuropea, fu sede di culti legati alla grande e onnipossente Dea Madre, la dea della vita in ogni sua forma, umana, animale e vegetale, poi identificata con la dea romana Diana e assimilata con la greca Artemide, il cui simbolo era la luna; e il lago di Nemi, in cui la luna si specchia, fu detto specchio di Diana. Nella valle fu edificato un tempio a questa dea (c’era un appuntamento fisso tutti gli anni, il 13 di agosto, le cosiddette Idus nemorenses da cui derivano le feriae augustae d’epoca romana e quindi il nostro Ferragosto); il luogo divenne un punto di raduno per i popoli pre-romani, che qui facevano dei summit di politica estera (Roma stava cominciando la sua inarrestabile espansione territoriale, e sentendosi minacciati concordavano alleanze fra di loro). Quando Roma infine conquistò il territorio sbaragliando la confederazione di questi popoli, la Lega Latina (338 a.C.), il Santuario perse ogni funzione politica divenendo un vero e proprio luogo di culto, e sul finire del II secolo a.C. fu spostato più a riva, ricevette un aspetto monumentale e si arricchì di strutture termali per la cura di svariati malanni. L’afflusso di devoti da Roma era tale che si costruì la via Virbia in diramazione dall’Appia (è in parte ancora visibile lungo i bordi dell’attuale via di Diana che scende da Genzano e anche all’interno del Museo delle Navi). Folle di pellegrini andavano al Santuario per ottenere la guarigione dalla dea della vita, e soprattutto vi si recavano le donne sterili per implorare la fecondità.

[modifica] Medioevo

[modifica] L'alto Medioevo

Nel Liber Pontificalis risulta una "massa Nemus" donata dall'imperatore Costantino I (306-337) alla basilica cattedrale di San Giovanni Battista in Albano Laziale sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-335).[22] All'epoca dunque Nemi non risultava abitata o comunque non aveva unità di paese, poichè per "massa" nel Medioevo si intendeva un "podere o insieme (più o meno unitariamente organizzato) di poderi appartenenti ad un signore feudale, ad un monastero, ad una chiesa o ad altra istituzione ecclesiastica o comunque ad un magnate"[23] o, al limite, "una tenuta con al più qualche casupola di contadini".[24]

Il paese cominciò ad esistere solo quando fu edificato il castello, attorno al IX secolo.[25] La potente famiglia dei Conti di Tuscolo molto probabilmente si impadronì della comunità agricola della valle del lago, come già controllava gran parte dell'Agro Romano e dei Colli Albani:[25][26][16] i nuovi padroni fortificarono la zona più elevata, posizione forte e selvaggia[26] che dominava tutto il lago ed era inattaccabile da tre lati, dando origine a quello che nei testi dell'epoca viene definito più volte "castrum Nemoris",[20] cioè letteralmente "la cittadella del bosco". La popolazione di contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta "Pullarella".

[modifica] Il basso Medioevo

Il centro storico con la torre di palazzo Ruspoli.

Con la decadenza dei Conti di Tuscolo, nella signoria di Nemi ed altri castelli dei Colli Albani subentrarono nel 1090 i Frangipane:[25][26][16] tuttavia già nel 1153 papa Anastasio IV concesse il castello ai monaci cisterciensi dell'abbazia delle Tre Fontane sulla via Laurentina.[25][26] Papa Lucio III nel 1183 confermò ai cisterciensi il possesso del castello di Nemi con le sue dipendenze ed il lago;[25][27][26][16] probabilmente il bisogno di confermare la donazione fu determinato da una controversia giudiziaria sorta tra l'abbazia delle Tre Fontane ed i tre fratelli Pietro, Nicola ed Angelo Gandolfi, che avanzavano pretese su una torre edificata dalla loro famiglia in territorio nemese presso l'attuale Genzano di Roma: la controversia si risolse nel 1218 con la rinuncia da parte dei Gandolfi ad ogni pretesa sulla torre.[28]

I monaci cisterciensi, in considerazione della pessima posizione geografica e climatica in cui si trovava l'abbazia delle Tre Fontane, situata al centro di una vallata malarica, ottennero fin dal 1225[25][29] la possibilità di trasferirsi in estate nel loro più salubre feudo di Nemi e presso il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul Lago Albano,[30] loro dipendenza dal 1237.[31]

Durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417) l'antipapa Clemente VII, in cerca di appoggi militari per scalzare il suo rivale papa Urbano VI, concesse a Giordano Orsini, feudatario di Marino, la signoria di Nemi ed altri castelli e casali dell'Agro Romano:[25][32][26][16] senonchè dopo la battaglia di Marino (30 aprile 1379), in cui la vittoria arrise all'esercito pontificio, e la fuga dell'antipapa ad Avignone, non è chiaro se in pratica Giordano Orsini abbia potuto prendere possesso di Nemi e degli altri possedimenti.

All'inizio del Quattrocento, in considerazione dei servizi resigli come capitano di ventura nella crociata contro i Caetani ed i Colonna indetta nel 1399, papa Bonifacio IX concesse Nemi ed altri feudi a Tebaldo Annibaldi:[33] feudi che gli furono tolti dopo la morte del papa, nel 1405,[33] ma che i suoi eredi riuscirono a riacquistare in forza di una bolla pontificia dell'antipapa Giovanni XXIII del 1411.[33] Nel 1412 Riccardo Annibaldi restituì diligentemente il feudo ai monaci cisterciensi,[33] salvo rioccuparlo attorno al 1420, per riperderlo di lì a poco.[25] Nel 1423 infatti i cisterciensi pensarono bene di assicurare la tranquillità del loro feudo affittandolo per tre anni al nipote di papa Martino V, Giordano Colonna.[25][34][26][16] Il feudo venne definitivamente acquistato dai Colonna nel 1428, per la somma di 15.000 fiorini.[25] Nel 1423 infatti i cisterciensi pensarono bene di assicurare la tranquillità del loro feudo affittandolo per tre anni al nipote di papa Martino V, Giordano Colonna:[25][35][26][16]

Nel 1479 i Colonna vendettero a scopo di garanzia i feudi di Nemi e Genzano di Roma al cardinale Guillaume d'Estouteville,[25][26][16] il quale li stramise nel 1483 ai propri figli naturali Agostino e Girolamo, avuti con Girolama Tosti.[25][16] Con il famigerato Breve apostolico "Coelestis altitudine potentia" papa Alessandro VI nel 1501 concesse ai propri nipoti Giovanni e Rodrigo Borgia, rispettivamente di tre e due anni di età, una quarantina di feudi laziali a testa, tra cui Nemi.[26][36][26][16] Amministratore dei feudi a causa della minore età dei soggetti interessati fu nominato il cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia.[37]

[modifica] Età moderna

Con la morte di Alessandro VI nel 1503 e la caduta dei Borgia, il feudo di Nemi tornò ai Colonna. Sotto il dominio diMarcantonio I Colonna la Comunità nemesefece apografare il suo antico "Statuto" risalente all'epoca dei Cistercensi. La nuova redazione, opera del notaio Bernardino Paganelli fu presentata il 31 agosto 1514. (Bibl. C. Mannoni "Comenzano li capituli delli statuti del castello de Nemo" 2008) Alla metà del Cinquecento iniziò un vortice turbinoso di passaggi di proprietà per il feudo: nel 1550 Ascanio I Colonna vendette con diritto di retrovendita il feudo per 4000 scudi a Giuliano Cesarini,[26][26][16] il quale nel 1559 rivendè il feudo a Marcantonio II Colonna[26][16] che già nel 1560 lo rivendè con lo stesso patto di retrovendita a Silverio de Silveriis Piccolomini per 7300 scudi.[26][26][16] Dopo che nel 1566 subentrò nella proprietà Francesco Cenci,[16] nel dicembre 1571 Marcantonio Colonna, fresco ammiraglio vincitore nella celebre battaglia di Lepanto, rinunciò al diritto di retrovendita su Nemi,[26] perciò nel 1572 il feudo venne venduto infine a Muzio Frangipane.[26][26][16]

A Muzio Frangipane successe il figlio Mario Frangipane, a cui si deve la realizzazione delle opere pubbliche e dei monumenti più importanti del paese, oppure per dirla con Gaetano Moroni "tutto quello che ha di moderno degno di considerazione".[16] Fece abbellire il castello, edificato a suo tempo dai cisterciensi e fortificato dai Colonna, nel 1637 fece edificare il complesso per i minori osservanti con la nuova chiesa dedicata nel 1645 alla Vergine di Versacarro, per compensare il trasferimento dei cappuccini a Genzano,[38][39] nel 1639 la chiesa di Santa Maria del Pozzo,[26] completata nel 1650.[26]

Alla sua morte, nominò erede confidenziale il cardinale Antonio Barberini,[26] che in seguitò rispettò le volontà del defunto donando il feudo ai Frangipane di Croazia:[26] il marchesato di Nemi sicchè pervenne a Nicola Frangipane, duca di Tersat. Ai croati subentrarono i Frangipane friulani, ed infine l'ultimo esponente di questa famiglia, Antigono Frangipane, nel 1781 vendette Nemi a Luigi Braschi Onesti, nipote di papa Pio VI.[26][26][39] Pio VI non tardò ad elevare il feudo del nipote del titolo di ducato, riconosciuto nel dicembre 1786.[26][39] I Braschi a Nemi si occuparono dell'abbellimento del palazzo ducale e al miglioramento dell'uso delle terre ducali, ordinando la piantagione di una quantità di ulivi in luogo di infruttuoso bosco.[26]

[modifica] Età contemporanea

Corso Vittorio Emanuele II.

Dopo la parentesi della Repubblica Romana (1798-1799) e dell'occupazione napoleonica (1807-1814), il feudo tornò ai Braschi: Pio Braschi nel 1835 decise di vendere Nemi a Giulio Cesare Rospigliosi[26][39] con diritto di retrovendita, per tornarne in possesso alcuni anni dopo.[39]

Nemi è stato a lungo uno dei paesi più appartati dei Castelli Romani: l'abbandono della via postale tra Roma e Napoli, che ricalcava grossomodo il tracciato dell'attuale strada statale 217 via dei Laghi, seguito alla riapertura della via Appia Nuova attorno al 1780 fece sentire le sue ripercussioni anche sul paese.[40] Tuttavia, la posizione pittoresca del centro abitato con il suo lago ed i suoi boschi[41] attirò numerosi visitatori stranieri del "Grand Tour", come Barthold Georg Nieburg, Charles Gounod, Charles Didier, Massimo D'Azeglio, James Frazer.[42]

Nel 1924-1928 furono portati avanti degli scavi archeologici sulle sponde del lago per individuare il sito del tempio di Diana, con ottimi risultati che hanno portato in luce anche altri edifici circostanti in località Giardino.[15] Tra il 1927 ed il 1932 furono portate a termine le operazioni di recupero delle due celebri navi romane affondate nel Lago di Nemi, ospitate nel museo delle Navi Romane appositamente costruito.[15][4] La seconda guerra mondiale non colpì Nemi se non di striscio, ferendo il paese con l'incendio al museo delle Navi Romane avvenuto nella notte tra 31 maggio e 1 giugno 1944, che distrusse completamente i resti delle due navi: la responsabilità fu ufficialmente data all'esercito tedesco in ritirata.[15]

Attualmente Nemi è un centro di villeggiatura, e la sua economia è incentrata sull'immagine di centro turistico e di borgo medioevale pittoresco. Nell'immediato secondo dopoguerra è stata realizzata la strada statale 217 via dei Laghi, che passa non molto lontano dal paese: inoltre è stata migliorata la viabilità in ingresso con la sistemazione della strada provinciale 76/d via Nemorense, ormai principale arteria di collegamento con Genzano di Roma. Nemi è il comune dei Castelli Romani che nel periodo estivo ha il maggior aumento di produzione di rifiuti rispetto al resto dell'anno (56%):[43] sintomo innegabile di un turismo vivace, incentivato dal recente riconoscimento della "bandiera arancione" del Touring Club Italiano.[5]

[modifica] Simboli

Lo stemma comunale di Nemi è stato riconosciuto ufficialmente dal governo il 26 ottobre 1962.[44] Il gonfalone comunale è stato approvato dal consiglio comunale il 20 novembre 1962.[44]

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Architetture religiose

[modifica] La chiesa di San Nicola

Edificata dopo l’editto di Costantino (313 d.C.) con cui si liberalizzò il culto cristiano. È completamente diruta. I ruderi sono ancora visibili nei pressi dell’acquedotto delle Mole, sulla riva est del lago. Accanto si possono osservare i resti di un complesso edilizio con absidi, cunicoli e muri, che probabilmente era un impianto termale: infatti sopra di esso c’è la fonte della ninfa Egeria, la mitica consigliera di Numa Pompilio, che a furia di piangere per la morte del re fu tramutata in sorgente. Questa struttura è databile fra il I secolo a.C. e il IV d.C., cioè nel periodo di massimo splendore del Santuario.

[modifica] La chiesa di Santa Maria

Anch’essa diruta, fu edificata sulla riva opposta in epoca imprecisata. ospitò fino alla sua demolizione l'icona di Vesacarro. Fu distrutta nel 1637 quando i frati cappuccini lasciarono il sito, dato loro come abitazione da Ascanio Colonna nel 1534, per passare in un nuovo convento appositamente costruito per loro in Genzano. Di questa chiesa non resta nulla ed è difficile anche accertare con esattezza il luogo ove era edificata. Bibliografia: C. Mannoni, L'Icona di S. Maria di Versacarro, Nemi 2006.

[modifica] La chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Pozzo

http://www.confraternitadinemi.it/chiesa.html

Fu costruita in sostituzione della cappella di Palazzo che venne demolita per far posto ad un ampliamento del Castello. Dato che la cappella si chiamava della Madonna de puteo eminente, perché sorgeva vicina ad un pozzo (forse la cisterna del Castello), la denominazione rimase identica anche per la nuova chiesa, anche se la scritta sul frontone riporta Deo et Beatae Virgini in Coelum Assumptae. Ma l’iscrizione fu posta solo all’inizio dell’Ottocento in seguito al restauro della facciata. La chiesa, ad una navata con cappelle laterali e transetto, ospita un organo proveniente dalla chiesa dell’Ara Coeli in Roma, costruito nel 1847 e qui collocato nel 1936, e un Trittico ligneo di Antonio Aquili, detto Antoniazzo Romano: d’epoca quindi fra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Rappresenta il Cristo al centro, e s.Giovanni Battista e s.Giovanni Evangelista ai lati. È di grande valore artistico, e recentemente è stato restaurato.

[modifica] Il Santuario del Crocifisso

Sito ufficiale Parrocchia di Nemi Sito ufficiale della Confraternita del SS.mo Sacramento La chiesa di Versacarro venne fondata nel 1637 dal marchese Mario Frangipane per ospitare i PP. Francescani dopo che i PP. Cappuccini si erano trasferiti a Genzano, nel Convento dei Cappuccini. Nel 1645 arrivarono i religiosi e la nuova chiesa venne intitolata alla Madonna di Versacarro. Nel 1669 venne esposto un Crocifisso ligneo, opera di fra Vincenzo da Bassiano. la tradizione vuole che fosse trovato miracolosamente compiuto. Da allora il luogo di culto prese nome di Santuario del Crocifisso. Nel 1675 padre Felice da Napoli dipinse alcune opere alle pareti della chiesa. L'antica icona della Vergine di Versacarro venne rubata nel febbraio 2002 e in seguito ritrovato il 30 marzo 2006 a Messina dalla Polizia. Bibliografia: C. Mannoni, L'Icona di S. Maria di Versacarro, Nemi 2006

[modifica] Romitorio di San Michele Arcangelo

[modifica] Architetture civili

Il lago di Nemi, particolare dalla sponda nemese con le serre adibite alla coltivazione delle famose fragoline

[modifica] La villa di Cesare

Sulla riva opposta al Tempio Giulio Cesare si fece costruire una villa (lo testimoniano Cicerone e Svetonio) che però non lo soddisfaceva, e la fece demolire quasi completamente; La villa probabilmente in seguito divenne per asse ereditario proprietà dell'imperatore Caligola. Sta di fatto che sicuramente anche Caligola aveva qui una casa. Recentemente una serie di campagne di scavi condotte dagli Istituti Nordici di Archeologia ha riportato alla luce, sulle pendici meridionali del cratere, in località Santa Maria, un imponente impianto residenziale costruito in età tardo-repubblicana, il quale ha subito rifacimenti nel I secolo d.C. Forse era questa la villa di Cesare; o forse era quella sul ciglio del cratere, in località le Piagge, ancora da riportare alla luce. Gli scavi comunque mostrano chiaramente che da semplice villa, la costruzione divenne un lussuoso complesso dotato di grandi cisterne (perfette, ancora adoperabili), terme e condutture d’acqua, due strade d’accesso, un’esedra, una grande terrazza verso il lago, lunga 250 metri con colonne uguali a quelle del Santuario e nicchie dipinte, stanze decorate da mosaici e pitture, e muri in opus spicatum, cioè con intarsi di pietre policrome a spina di pesce.

[modifica] Palazzo Ruspoli

Palazzo Ruspoli, edificato nel medioevo dai Conti di Tuscolo, sovrasta il paese di Nemi. Ristrutturato durante il Rinascimento, ha una torre cilindrica attorno alla quale si sviluppa il palazzo baronale. Al suo interno conserva antichi frammenti marmorei e, nella torre, decorazioni a tempera del XVIII secolo e del XIX secolo. Circondato da un giardino pensile e arricchito al suo interno da splendidi affreschi che ne decorano le sale, è certamente uno dei palazzi più belli del territorio dei Castelli Romani. Il palazzo versa attualmente in stato di abbandono, con porte e soffitti puntellati, mostre di camini e pavimenti asportati, e le decorazioni parietali nere e cadenti, in contrasto con le pareti esterne restaurate che darebbero la sensazione di un palazzo in perfette condizioni di conservazione.

[modifica] Altro

[modifica] Fontane e fontanili

[modifica] Monumenti

[modifica] Resti archeologici

Il lago di Nemi e sul lato ovest del cratere Genzano di Roma

[modifica] Sito archeologico Tempio di Diana Nemorensis

Il Tempio o Santuario di Diana era un enorme complesso; c’era una larga piattaforma artificiale di m 200 x 175, sostenuta a valle da sostruzioni triangolari e a monte da nicchioni semicircolari in cui probabilmente c’erano statue e un terrazzamento superiore. All’interno della piattaforma correvano due portici di ordine dorico, uno con colonne intonacate in rosso, l’altro con colonne di peperino grigio scuro; c’erano statue, ambienti per i sacerdoti, alloggi per i pellegrini, celle donarie, un tempio, bagni idroterapici e perfino un teatro; di tutta questa struttura sono visibili una parete di grandi nicchioni, una parte del pronao con almeno un altare votivo, e alcune colonne. La maggior parte del tempio, che si allargava su una superficie di oltre 5.000 m2, è tuttora da riportare alla luce. Le parti più alte, come i nicchioni, che affiorano dal suolo per diversi metri la dicono lunga sulla maestosità che il Santuario doveva avere. Fu abbandonato con l’avvento del Cristianesimo e in parte depredato di marmi e decorazioni; la selva pian piano lo ricoprì quasi completamente. Gli scavi archeologici iniziarono nel XVII secolo, ad opera soprattutto di amatori e studiosi stranieri, e così per gran parte i reperti, soprattutto statue di splendida fattura, ora si trovano sparsi nei musei d’Europa. Altri pezzi si trovano nel Museo delle Navi e nei musei romani di Villa Giulia e Nazionale delle Terme. Alcuni sono a Palazzo Ruspoli a Nemi, ma di recente lo Stato li ha acquistati, e verranno sistemati nel museo.

[modifica] L'emissario del lago di Nemi

Nella valle del lago c’era anche un’altra costruzione notevolissima: l’emissario artificiale, costruito nel V secolo, cioè prima della dominazione romana; un cunicolo lungo 1.635 metri e largo 80 cm, scavato nella roccia, che congiungeva il lago a Vallericcia, di là del cratere, col doppio scopo di mantenere costante il livello del lago e di irrigare la valle. Sulle pareti sono ancora visibili i segni lasciati dai rudimentali strumenti degli operai, che lavorarono partendo da un capo e dall’altro, e si incontrarono al centro con un errore di pochissima entità. Ha una camera d’ingresso in opus quadratum di peperino e un sistema di chiuse sorprendentemente efficace; da Vallericcia prosegue a cielo aperto passando per Cecchinafino a giungere ad Ardea, dove sfocia nel mare. Fu restaurato negli anni ’20 per coadiuvare lo svuotamento del lago quando si recuperarono le navi. È visitabile per un tratto.

[modifica] Aree naturali

Il comune di Nemi è interamente incluso nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani.[6]

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Evoluzione storica della popolazione residente
1853 846[45]
1951 1296[46]
1982 1382[47]
1986 1381[47]
1991 1476[47]
1996 1681[48]
2001 1693[48]
2002 1722[49]
2003 1854[50]
2004 1892[51]
2005 1923[52]
2006 1922[53]
2007 1934[54]
2008 1950[2]

Abitanti censiti


Il comune di Nemi è il settantottesimo comune più popoloso della provincia di Roma:[39] ha una densità abitativa mediamente oscillante sui 230 abitanti per km2[39] ed un numero di famiglie che non supera i 600 nuclei familiari.[39]

[modifica] Nazionalità

Evoluzione storica della popolazione straniera residente
2002 115[55]
2003 138[56]
2004 160[57]
2005 150[58]
2006 150[59]
2007 140[60]
2008 185[61]

Questi sono i numeri riguardanti la presenza di cittadini stranieri a Nemi nell'anno 2007, divisi per nazionalità:

La popolazione straniera residente nel comune di Nemi ammontava al 1 gennaio 2007 a 140 persone, di cui 81 maschi e 59 femmine:[61] un anno dopo, il 31 dicembre 2007 gli stranieri risultavano saliti a 185, di cui 101 maschi ed 84 femmine.[61] Gli iscritti ai registri comunali sono stati 49, di cui 26 per provenienza da altri comuni italiani, 23 per provenienza dall'estero e nessuno per nascita.[61] I cancellati per trasferimento in altro comune italiano sono stati 3, mentre non ci sono stati cancellamenti per morte o per trasferimento all'estero.[61] C'è stata un'acquisizione di cittadinanza italiana.[61] Sul totale della popolazione straniera, i minorenni erano 30, e di questi solo 14 nati in Italia.[61] Le famiglie con almeno un componente straniero sono 89, i nuclei familiari con capo-famiglia straniero 70.[61]

[modifica] Lingue e dialetti

Per approfondire, vedi la voce Dialetti dei Castelli Romani.
Nemi al tramonto.

L'unica lingua ufficiale del comune di Nemi è la lingua italiana, e non esistono minoranze linguistiche tali da meritare il riconoscimento dell'ufficialità della propria lingua. Il dialetto locale è il nemorense o nemese, raggruppato tra i dialetti dei Castelli Romani nell'ambito dei dialetti mediani: caratteristiche di queste parlate in linea generale sono le terminazioni in "-u"[62] ("'stu viculu" per "'sto vicolo")[63] caratteristiche del Lazio meridionale,[10] l'aferesi di alcune vocali ad inizio parola ("i", "a")[62] ("'n po' 'mpiccione" per "un po' impiccione"),[63] l'apocope del participio passato e di altre voci verbali[62] ("stèa" per "steva") e la presenza del dittongo condizionato "io" o "eo"[62] ("senteo" per "sento"),[63] caratteristico del dialetto ciociaro.[10]

[modifica] Religione

La maggioranza della popolazione nemese professa la religione cristiana nella confessione cattolica: nel territorio non esistono chiese evangeliche o protestanti (la più vicina è a Genzano di Roma)[64]moschee islamiche (la più vicina è la moschea di Roma) o sinagoghe (la più vicina è il Tempio Maggiore di Roma)

Nemi è inclusa nel territorio della diocesi suburbicaria di Albano, vicarìa di Ariccia: tutto il comune fa parte di una sola parrocchia, quella della chiesa di Santa Maria del Pozzo, con meno di 2000 abitanti.[65] In questa parrocchia si trovano gli istituti religiosi delle monache francescane di Santa Chiara sulla strada provinciale 76/d via Nemorense,[66] dell'Ordine di Santa Maria della Mercede presso il santuario del Crocifisso,[66] della Società del Verbo Divino e delle Suore della Carità di Nostra Signora della Mercede sulla strada statale 217 via dei Laghi.[66]

Nella seconda metà del Cinquecento Ascanio I Colonna chiamò a Nemi i frati minori cappuccini, che presero alloggio presso la "la chiesa di santa Maria" sul lato settentrionale del Lago di Nemi, lungo l'antica strada per Genzano di Roma :[38][39] era un luogo sfavorevole, soprattutto a causa della mancanza d'acqua, sicchè nel 1637 i cappuccini abbandonarono il convento e furono accolti dalla Comunità di Genzano che fondò chiesa e convento dei padri Cappuccini, con il contributo del cardinale Alessandro Cesarini feudatario di Genzano.[38] Per reazione, il marchese di Nemi Mario Frangipane fondò nel 1645 la chiesa di santa Maria di Versacarro, l'attuale santuario del Crocifisso, affidandolo ai minori osservanti:[39] più tardi, nel 1669, incominciò la venerazione per il Santissimo Crocifisso di Nemi,[39] un crocifisso miracoloso abbastanza noto.

[modifica] Tradizione e folclore

[modifica] Istituzioni, enti ed associazioni

  • Associazione Pro Loco.
  • Associazione culturale "Retrò".
  • Associazione culturale "Sogni nelle Mani".

[modifica] Qualità della vita

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Biblioteche

Per approfondire, vedi la voce Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani.

Nemi ha un proprio punto prestito di libri,[67] facente parte del Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani: attualmente è chiuso in attesa del completamento dei lavori nella nuova sede.

[modifica] Ricerca

[modifica] Scuole

Nemi dispone di due scuola dell'infanzia, una pubblica ed una privata, di una scuola primaria e di una scuola secondaria di primo grado, queste ultime due entrambe pubbliche:[68] le scuole pubbliche sono accorpate all'istituto comprensivo "Marianna Dionigi Candidi" di Lanuvio.

Non ci sono scuole secondarie di secondo grado a Nemi: le più vicine sono a Genzano di Roma (liceo scientifico, istituto tecnico ed istituto professionale) o ad Ariccia (liceo linguistico e liceo sociopsicopedagogico), Albano Laziale (liceo classico, istituto professionale, liceo scientifico), Velletri (liceo classico, liceo scientifico, istituto tecnico, istituto professionale ed istituto agrario) e Marino (istituto d'arte).

[modifica] Università

[modifica] Musei

Per approfondire, vedi la voce Musei del Lazio.

Museo delle Navi Romane

Posto sulla riva del lago, costruito negli anni ‘30 per proteggere i preziosi scafi appena estratti dalle acque, è una costruzione interessante già di suo, perché offre un rarissimo esempio, il primo al mondo, di struttura concepita appositamente in funzione del contenuto e condizionata da quest’ultimo nelle soluzioni architettoniche: in effetti il museo delle navi di Nemi è un doppio hangar di calcestruzzo delle dimensioni esatte per le due navi, che erano lunghe circa 80 metri. Il progetto fu realizzato gratuitamente dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, che lo volle con grandi superfici vetrate e realizzò al di sopra del tetto una terrazza praticabile da cui si gode un panorama inedito del lago, proprio sulla sponda ma in posizione elevata. Il museo fu inaugurato il 21 aprile del 1940. Dopo il malaugurato incendio del ’44 rimase chiuso a lungo. È stato in seguito ristrutturato in tutta la sua bellezza dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio, ed ospita un tratto dell’antica Via Sacra, i modelli in scala 1:5 delle navi fatti sulla base dei molti disegni tecnici eseguiti dagli ingegneri della Marina all’epoca del recupero, pannelli illustrativi, il materiale scampato all’incendio, reperti del Tempio di Diana e, davanti all’entrata, il profilo di una delle navi, recentemente ricostruita dai maestri d’ascia dei cantieri navali di Torre del Greco. L’iniziativa è stata voluta da un’associazione di privati, la Dianae lacus, che ha varato il progetto di ricostruire interamente la nave. La ricostruzione sarà eseguita a dimensione reale e navigante fin dove è consentito dai dati scientifici attualmente in possesso dagli studiosi. La Nave sarà ancorata nel lago, davanti al Museo e sarà oggetto di esperienze scientifiche, di visite guidate, ospiterà spettacoli, mostre e concerti.

[modifica] Media

[modifica] Stampa

La stampa nazionale a pagamento che si occupa delle notizie più importanti provenienti dalla provincia è rappresentata dalle edizioni locali dei quotidiani romani "La Repubblica" ed "Il Messaggero", mentre le notizie sportive possono apparire nell'edizione locale del "Corriere dello Sport-Stadio".

Il principale organo di stampa locale a pagamento è "Nuovo Oggi Castelli", con sede operativa a Marino. L'organo di stampa locale a pagamento per le notizie sportive è "Il Corriere Laziale", fondato a Roma nel 1973.[69]

Più agevole diffusione ha il quotidiano gratuito "Cinque Giorni", con sede operativa a Colleferro e diffusione in tutto il quadrante meridionale della provincia di Roma.[70]

Altri periodici locali gratuiti sono "Controluce", mensile dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini con sede a Monte Compatri,[71] "La Voce dei Castelli", mensile con sede a Santa Maria delle Mole,[72] "Il Tuscolo", mensile dell'area tuscolana con sede a Frascati,[73], "La Città Tuscolana", altro mensile dell'area tuscolana con sede a Frascati,[74] "Punto a Capo", mensile ora non più in edicola gestito dall'omonima associazione culturale di Marino.[75]

[modifica] Cinema

Per approfondire, vedi la voce Film girati ai Castelli Romani.

A Nemi è stato girato "La patente", episodio del film "Questa è la vita" (1954): l'episodio, con la partecipazione di Totò, è girato da Luigi Zampa per la sceneggiatura di Vitaliano Brancati traendo ispirazione dall'omonima novella di Luigi Pirandello.[76]

A proposito del "mistero" delle navi romane di Nemi il regista Massimo My ha girato un documentario dal titolo "Nemi: il mistero sommerso del lago".[77]

Nemi non è provvista di sale cinematografiche: i cinema più vicini sono a Genzano di Roma (4 sale), Velletri (5 sale), Grottaferrata (2 sale) e Frascati (8 sale).

[modifica] Arte

Nemi è raffigurata in diverse opere d'arte: dalle acqueforti di Romeyn de Hooge (1671),[78] Albert Christoph Dies (1792),[78] Luigi Canina (1856) ai dipinti di Jean-Baptiste Camille Corot (1855)[78] e William Turner (1844).[78][79] Una mostra di queste opere è stata organizzata tra il novembre 2006 ed il gennaio 2007 presso Palazzo Chigi ad Ariccia, con il nome "Speculum Dianae magnificentiae".[78]

Nel centro storico sono state collocate diverse sculture di Lorenzo Mastrolorenzi, tutte collegate alla dea Diana ed alla storia delle navi romane del lago,[80] mentre lungo corso Vittorio Emanuele II è stato aperto un museo a pagamento ospitante le sculture in bronzo di Bruno Previtali, raffiguranti ricostruzioni in scala delle navi romane secondo le prime ipotesi fatte dagli archeologi.[80]

[modifica] Cucina

Per approfondire, vedi la voce Cucina romana.

I piatti tipici di Nemi sono le fettuccine ai funghi porcini,[81] polenta e salsicce,[81] minestra di "gialloni" (fagioli borlotti) con la santoreggia,[81] baccalà "in guazzetto" (ammollito per cinque giorni), la "coratella" (l'intestino) dell'abbacchio con le fave,[81] la pizza ripiena.[81]

[modifica] Personalità legate a Nemi

[modifica] Eventi

Nemi, le tipiche fragoline ed i frutti di bosco

Sagra delle fragole

Le prime notizie sulla Sagra documentate negli archivi comunali di Nemi datano dal 1922.[3] La fragola è un frutto di bosco, e nasce spontanea; può essere trapiantata e coltivata, ma non prospera ovunque. Ci vogliono cure, e clima giusto, e terreno adatto. La bravura e la tenacia degli abitanti di Nemi han fatto sì che le piantine venissero con pazienza cercate nel sottobosco e trapiantate nei poderi terrazzati delle pendici del lago, o sulle sponde del lago stesso; indi valorosamente coltivate con successo da generazioni di Nemesi. Lavoro duro, perseverante e delicato, che da sempre viene affidato alle mani delle donne: ecco perché le protagoniste della Sagra sono le fragolare, che sfilano in corteo per il paese abbigliate con l'antico costume tradizionale: gonna rossa, bustino nero, camicetta bianca e mandrucella candida in testa. Due sono le varietà di fragole di Nemi: le fragoline e i fragoloni. Le fragoline sono di due specie: quelle cosiddette di stagione, che fruttificano solo a maggio\giugno, e sono tonde; e quelle rifiorenti, che fruttificano dalla tarda primavera all’autunno, e sono di forma allungata. A fianco di queste fragoline si son sempre coltivate anche le fragole di maggiori dimensioni. Anche la coltivazione dei fiori a Nemi è importante da molto tempo. Per dare il meritato risalto anche a questo prodotto locale, da parecchi anni è stata istituita la Mostra dei Fiori, che viene allestita il sabato pomeriggio precedente la Sagra e resta in esposizione per tutta la domenica. I fiorai locali adornano Nemi in ogni angolo: ogni piazzetta, ogni vicolo, ogni scaletta, ogni fontana, ogni porta, ogni ringhiera viene addobbata con bella perizia e il colpo d'occhio è veramente stupendo. E i fioristi professionisti giungono da tutta Italia per cimentarsi nella gara di composizione che ha luogo nel Palazzo Ruspoli. L'Assessorato dà un tema diverso ogni anno e una giuria di esperti valuta i risultati; poi la mostra viene inaugurata dal Sindaco del paese, e infine aperta al pubblico. Il vincitore si aggiudica il trofeo La Fragola d'Oro, realizzato e offerto dall'orafo di Nemi, che con la tecnica del bagno galvanico ferma nel tempo una vera piantina di fragole ricoprendola d'oro e d'argento.

[modifica] Geografia antropica

[modifica] Urbanistica

Il centro storico di Nemi e, in rosso, la "Pullarella".

Attorno al IX secolo, con la costruzione del primo nucleo fortificato sull'altura ad opera probabilmente dei Conti di Tuscolo,[25][26][16] la popolazione di contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta "Pullarella", e che era un poco più estesa del rione oggi esistente: un settore infatti fu demolito all'inizio del Novecento per far posto ad un giardino, in parte pensile, voluto dal principe Enrico Ruspoli per l'omonimo palazzo. L'antico ingresso del castello era tutt'uno con l'unica porta del paesello, il quale per altro si riduceva proprio al piccolo quartiere della "Pullarella"; esso da tre lati è delimitato da un profondo dirupo a picco, mentre il quarto lato era occupato dal castello', quindi la posizione era per quei tempi pressoché inespugnabile. I Ordine dei Cisterciensi|monaci cisterciensi non apportarono sostanziali modifiche all'assetto urbanistico, limitandosi ad edificare una cappella di palazzo presso il castello.

Solo verso la metà del Seicento Nemi cominciò a prendere l'aspetto attuale, espandendosi verso il monte: si costruirono l'attuale chiesa di Santa Maria del Pozzo, nel luogo dell'antica cappella cisterciense,[26][39] il rione intorno ad essa, ed il santuario del Crocifisso con l'attiguo convento dei minori osservanti, oggi occupato dai padri mercedari. Contemporaneamente si ampliò anche il palazzo (l'imponente "ala Frangipane", che si estende fra la "Braccarìa" e il belvedere Dante Alighieri). Sotto la signorìa dei Braschi, a partire dalla fine del Settecento, il palazzo fu ulteriormente ampliato con l'intervento dell'architetto Giuseppe Valadier con l'ala prospiciente piazza Umberto I, ed abbellito con affreschi di Liborio Coccetti.[26][39] L'espansione urbanistica non è andata molto oltre nel Novecento, a parte qualche villino residenziale costruito nella campagna.

[modifica] Suddivisioni storiche

[modifica] Suddivisioni amministrative

Pur non riconoscendo circoscrizioni di decentramento comunale, il Comune di Nemi riconosce ufficialmente come agglomerati urbani le località di Valle delle Colombe, Ville di Nemi, Parco dei Lecci, Vigna Grande, Valle Petrucola.[82]

[modifica] Economia

[modifica] Agricoltura

L'economia nemese è basata prevalentemente sul settore primario: fin dal Medioevo, agricoltura nella valle del lago e pesca nelle acque del lago stesso sono stati i mezzi di sussistenza del paese. Nel Lago di Nemi era possibile trovare buone anguille, tinche, barbi, lattarini:[83] peraltro la pesca nel lago non era esercitata solo dai nemesi, ma anche da genzanesi e ricciaroli. La valle circumlacuale invece era rinomata per la produzione di rinomate cipolle e mele:[84] il resto del territorio, boscoso, non era adatto alla coltivazione.[84] Solo dopo il 1781 il nuovo proprietario del feudo Luigi Braschi pensò di convertire alcune zone boschive in uliveto per trarne un vantaggio economico.[84]

Prodotti tipici di Nemi.

I fianchi del cratere del lago furono coltivati tramite la costruzione di terrazzamenti, tanto che papa Pio II durante la sua visita del 1462 sui Colli Albani ebbe a notare nei "Commentarii":

(LA)
« Omnis planities et omnis rupes ad supercilium montis arboribus fructiferis tegitur: partim castaneae tegunt pulcherrimae virentes, partes maiores nuces in ordinem positae [...] cum ferax est annus hinc poma in urbem, quae plebi sufficiunt, efferuntur. »
(IT)
« Ogni piana e ogni rupe fino al ciglio del monte è coperta di alberi da frutta: in parte di castagni bellissimi e vigorosi, in parte di noci posti in filari [...] quando l’annata è buona, da qui si portano in città frutti da bastare al popolo. »
(Papa Pio II, Commentarii.)

Anche Leon Battista Alberti, quando frequentò Nemi per tentare il recupero delle navi romane, così descrive il luogo:

«  [...] fruttiferi alberi d’ogni maniera, essendo il paese coltivato che non si ritrova paese tanto dilettevole e fruttifero che lo superi nell’amenità e fertilità. »

Oggi la valle del lago, è adibita alla coltivazione delle famose fragole all'interno di serre.

[modifica] Industria

Il settore secondario non ha attecchito molto a Nemi e nel territorio, a differenza di quanto accaduto nella maggior parte dei vicini centri castellani. Se non c'è stato sviluppo industriale, di contro non c'è stato un deterioramento della situazione ambientale che ha incentivato non poco il turismo. Del resto, proprio l'inglobamento totale del territorio comunale all'interno del perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani nel 1984[6] ha determinato questa situazione.

[modifica] Servizi

Le dimensioni del comune non gli permettono di avere tutti i servizi possibili: come già accennato sopra, le scuole del primo ciclo nemesi sono accorpate all'istituto comprensivo "Marianna Dionigi" di Lanuvio, mentre non esistono scuole del secondo ciclo; l'ospedale, il cinema e la pretura più vicini sono a Genzano di Roma, la ferrovia più vicina è a Velletri o Albano Laziale, lo sportello dell'Acea ATO 2, società gestore dell'acqua dal 2006, è addirittura a Frascati.[85] I nemesi vengono ricompensati con una maggiore qualità della vita in termini ambientali, oltre che economici.

[modifica] Turismo

Il turismo è la principale risorsa economica di Nemi: come sopra accennato, Nemi è il comune dei Castelli Romani con il maggior aumento di produzione dei rifiuti nel periodo estivo (+ 56%),[86] e per questo motivo è il comune con la maggior produzione di rifiuti pro capite (1161 kg per abitante all'anno).[86]

Il paese è stato luogo di villeggiatura fin dal Duecento, quando vi si ritiravano i monaci cisterciensi dell'abbazia delle Tre Fontane:[25] il riconoscimento della "bandiera arancione" da parte del Touring Club Italiano non è che l'ultima, autorevole, conferma della validità turistica del centro.[5] I criteri per il riconoscimento infatti si basano non solo sulle bellezza dei luoghi, ma sulla capacità ricettiva e logistica del paese, evidentemente ottimale. I due eventi di maggior richiamo sono la sagra delle fragole la prima domenica di giugno, celebrata fin dal 1922,[3] e la "mostra dei fiori", che si svolge contestualmente alla sagra.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Sanità

Alla metà dell'Ottocento esisteva a Nemi un piccolo ospedale "ben dotato",[39] retto dalla confraternita del Santissimo Sacramento. Attualmente, Nemi non è dotata di strutture sanitarie pubbliche: il pronto soccorso più vicino è presso l'ospedale "Emanuele De Sanctis" di Genzano di Roma, altri ospedali sono a Velletri, Albano Laziale e Marino. Il comune è incluso nel distretto H2 della ASL RMH:[87] c'è una farmacia comunale, in corso Vittorio Emanuele II.[88]

Nel comune si trova una casaa di cura residenza sanitaria associata riconosciuta dalla ASL RMH, "Villa delle Quercie",[89] sulla strada statale 217 via dei Laghi, retta dalle Suore della Carità di Nostra Signora della Mercede.

[modifica] Strade

In origine la strada principale per arrivare a Nemi scendeva dai cappuccini di Genzano e raggiungeva il Lago di Nemi passando per la "casetta dei pescatori": strada scomoda, tutta discese e salite, che ricalcava il tracciato romano (nel primo tratto è ancora visibile il basolato) di collegamento con il tempio di Diana.[41] Un'altra strada, l'attuale strada provuinciale 76/d via Nemorense, anch'essa di origine antica, parte dalla strada statale 7 via Appia all'altezza del bivio per Lanuvio poco dopo il centro storico di Genzano di Roma e, seguendo il crinale meridionale del lago, arriva a Nemi.[41]

La strada statale 217 via dei Laghi, fino alla cessione fatta dall'ANAS alla Regione Lazio e da questa alla Provincia di Roma nel 2001, era l'unica strada statale ad attraversare il territorio: oggi è la più importante delle strade provinciali nemesi, assieme alla summenzionata strada provinciale 76/d, che rappresenta il "cordone ombellicale" di Nemi.

[modifica] Mobilità urbana

Nemi non venne raggiunta dalle Tranvie dei Castelli Romani, la celebre rete tranviaria extra-urbana dei Castelli Romani che raggiunse Genzano di Roma nell'aprile 1906.[90] Non è neppure servita da nessuna linea ferroviaria.

Attualmente, è servita da alcune corse della COTRAL, la compagnia regionalizzata di trasporto pubblico, per Genzano[91] e dalla ditta privata Schiaffini Travel[92] con due linee intercomunali:

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Cinzia Cocchi (lista civica centro-destra) dal 7 giugno 2009
Centralino del comune: 06/9365011
Posta elettronica: info@comunedinemi.it

[modifica] Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Alessandro Biaggi lista civica (centro-destra) Sindaco
7 giugno 2009 in carica Cinzia Cocchi lista civica (centro-destra) Sindaco

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Altre informazioni amministrative

Di seguito viene illustrata l'attuale composizione del consiglio comunale di Nemi, dopo le elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, che hanno visto vincere al primo turno[97] la candidata Cinzia Cocchi sostenuta dalla lista civica di centro-destra già al governo dal 2000.[97] L'attuale sindaco di Nemi è l'unica donna sindaco dei Castelli Romani.[97]

Risultati delle elezioni amministrative comunali unico turno 6 e 7 giugno 2009[97]
Partito Voti (in numeri assoluti) Voti (in percentuale) Seggi in consiglio comunale
Lista civica "Insieme per Nemi" (centro-destra) 622 49.32 8
Lista civica "Nemi per sempre" (centro-sinistra) 304 24.10 2
Lista civica "Rinnovamento Democratico" (centro-sinistra) 263 20.85 2
Lista Civica "Le Tre Lune" 72 5.70 0

Il comune di Nemi è ripartito in 3 sezioni elettorali.[98]

L'affluenza alle urne per le elezioni europee del 2009 è stata del 74.63%, un dato superiore di quasi dieci punti alla media nazionale,[98] anche grazie allo svolgimento contemporaneo delle elezioni amministrative.

[modifica] Sport

[modifica] Calcio

La principale società calcistica sportiva del comune è l'Associazione Sportiva "Diana Nemi", fondata nel 1956, una delle più importanti società calcistiche dilettantistiche nel panorama castellano: attualmente milita nel campionato regionale di Promozione, dove è retrocessa, dopo una lunga permanenza in Eccellenza, nel maggio 2008 per aver perso i "play out" contro il Mentana Jenne.

[modifica] Calcio a 5

La principale società di calcio a 5 nemese è il "Real Nemi", nel campionato 2008/2009 militante con ottimi risultati in serie D regionale.[99]

[modifica] Canoa/Kayak

L'Associazione Sportiva "Nipoti di Caligola" è un'associazione sportiva senza scopo di lucro[100] che si occupa di canoa/kayak, e gestisce il centro sportivo CONI in riva al Lago di Nemi.

[modifica] Pallavolo

In comune di Nemi ha sede la società pallavolistica genzanese "Libertas Genzano Pallavolo", militante nel campionato nazionale di serie B.[101]

[modifica] Impianti sportivi

[modifica] Note

  1. ^ Dizionario d'ortografia e pronunzia - Nemi URL consultato il 21-06-2009
  2. ^ a b Dati ISTAT sulla popolazione residente (01-01-2008) URL consultato il 21-06-2009
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[modifica] Bibliografia

Per approfondire, vedi la voce Bibliografia sui Castelli Romani.

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