Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano

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Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano
Archidioecesis Cosentina-Bisinianensis
Chiesa latina
Duomo cosenza1.jpg
Regione ecclesiastica Calabria
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Cassano allo Ionio, Rossano-Cariati, San Marco Argentano-Scalea
Arcivescovo metropolita Salvatore Nunnari
Arcivescovi emeriti Giuseppe Agostino
Sacerdoti 263 di cui 163 secolari e 100 regolari
1.448 battezzati per sacerdote
Religiosi 113 uomini, 590 donne
Diaconi 35 permanenti
Abitanti 383.000
Battezzati 381.000 (99,5% del totale)
Superficie 2.537 km² in Italia
Parrocchie 127
Erezione VII secolo
Rito romano
Cattedrale Assunzione di Maria Vergine
Concattedrali Assunzione di Maria Vergine
Indirizzo Piazza G. Parrasio 16, 87100 Cosenza, Italia
Sito web www.diocesicosenza.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia
L'attuale arcivescovo Salvatore Nunnari

L'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano (in latino: Archidioecesis Cosentina-Bisinianensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2006 contava 381.000 battezzati su 383.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Salvatore Nunnari.

Indice

[modifica] Territorio

L'arcidiocesi comprende parte della provincia di Cosenza.

Sede arcivescovile è la città di Cosenza, dove si trova la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. Dedicata sempre all'Assunzione della Vergine è la concattedrale di Bisignano.

Nella diocesi si trovano tre importanti basiliche: la basilica della Catena a Laurignano, la basilica di san Francesco da Paola a Paola e la basilica del beato Angelo ad Acri.

Il territorio è suddiviso in 127 parrocchie.

[modifica] Storia

[modifica] Sede di Bisignano

La diocesi di Bisignano fu eretta probabilmente tra il VII e l'VIII secolo. Il primo vescovo di cui si ha notizia certa è Anteramo che nel 743 partecipò ad un sinodo a Roma. Louis Duchesne accenna all'ipotesi che Bisignano possa essere stata fondata sul territorio della diocesi bizantina di Thurio.

Agli inizi del X secolo apparteneva alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Reggio Calabria e adottava il rito bizantino. Così si evince dalla Notitia Episcopatuum redatta dall'imperatore bizantino Leone VI (886-912) e databile 901-902.

È difficile sapere con esattezza quando la parte nord-occidentale della Calabria passò dall'impero Bizantino ai Longobardi. In una bolla di papa Giovanni XV del 994, che delimitava la provincia ecclesiastica di Salerno recentemente creata, Bisignano (assieme a Malvito e Cosenza) appare tra le suffraganee salernitane.

Dopo la conquista normanna, nelle Provinciali della prima metà del XII secolo Bisignano appare come immediatamente soggetta alla Santa Sede, status che manterrà fino al XX secolo.

Nel XIII secolo la diocesi, ben definita nei suoi confini, vantava una numerosa presenza di chiese e conventi.

Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII Bisignano, vacante da anni, fu unita aeque principaliter alla diocesi di San Marco Argentano.

Il 4 aprile 1979 in forza della bolla Quo aptius di papa Giovanni Paolo II è stata separata dalla sede di San Marco Argentano e unita aeque principaliter alla sede di Cosenza.

[modifica] Sede di Cosenza

La tradizione tramanda i nomi di due vescovi che sarebbero vissuti nel corso del I secolo: Suera o Sueda e san Pancrazio. Entrambi i vescovi possono considerarsi personaggi leggendari, mentre è possibile che in quel periodo già fosse presente a Cosenza una piccola comunità cristiana.

Nel V secolo la tradizione riporta altri due vescovi. Nel 416 una decretale fu inviata da papa Innocenzo I a due "episcopi per Bruttios": Massimo e Severo, di cui uno (secondo la tradizione sarebbe Severo) potrebbe essere stato un vescovo cosentino. Nel 496 un'altra decretale, di papa Gelasio I nomina tre vescovi "Bruttiorum": secondo la tradizione Sereno, di cui non viene mai menzionata la sede, sarebbe stato vescovo di Cosenza.

Nel VI secolo sono riportati da uno storico locale i nomi di due vescovi Teodoro Savelli e Vitaliano, ma non viene fornito alcun riscontro documentale.

Bisogna attendere il 598 per avere il nome del primo vescovo certo. In quell'anno Gregorio Magno menzionò in una lettera il vescovo Palumbo. Lo stesso Palumbo è nominato in un'altra lettera dell'anno successivo, ma era già deceduto nel 602.

Fino al VII secolo le diocesi calabresi erano immediatamente soggette alla Santa Sede. A partire dagli anni 820-842 figurano invece come suffraganee dell'arcidiocesi di Reggio Calabria, come risulta nella Notitia Episcopatuum del 902/903.

Anche nei secoli successivi i nomi dei pochi vescovi di cui si può accertare storicamente l'esistenza sono accompagnati a nomi leggendari. Nell'XI secolo sedeva sulla cattedra cosentina Pietro, con il titolo di arcivescovo. In questo periodo di vescovi di Cosenza e di Rossano si autoproclamarono arcivescovi per sottrarsi al potere metropolitico delle sedi di Reggio Calabria e di Salerno.[1] Nel X e XI secolo le fonti costantinopolitane continuano a considerare Cosenza suffraganea di Reggio Calabria, mentre le fonti romane la considerano suffraganea di Salerno (fin dalla bolla di papa Giovanni XV del 994, confermata da un'altra di papa Stefano IX del 1058).

Al successore di Pietro, Arnolfo, è invece pacificamente concesso il titolo di arcivescovo in due differenti documenti del 1059. Dopo la conquista normanna, nel 1098 papa Urbano II confermò i diritti metropolitici di Salerno sulle sedi di Acerenza e Conza, ma non su Cosenza che si può supporre fosse già esente dalla giurisdizione metropolitica. Il primo riscontro certo della metropolia cosentina è del 1179, quando la diocesi di Martirano è indicata come suffraganea di Cosenza, mentre nel 1058 era suffraganea di Salerno.

Nel 1590 l'arcivescovo Giovanni Evangelista Pallotta istituì il seminario diocesano, il primo in Calabria.

In seguito al concordato del 1818 tra il Regno di Napoli e la Santa Sede fu soppressa la diocesi di Martirano, unica suffraganea di Cosenza, che perciò perse la dignità metropolitica e divenne una sede arcivescovile immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Dopo circa mille anni di continuità territoriale entro i medesimi confini, il 16 dicembre 1963 l'arcidiocesi si ampliò includendo i comuni di Amantea, Aiello Calabro, Serra d'Aiello, San Pietro in Amantea, Belmonte, Cleto, Falconara Albanese, Fiumefreddo Bruzio, Longobardi e le parrocchie di Laghitello e Terrati, che prima appartenevano alla diocesi di Tropea. Altre variazioni territoriali intervennero il 21 e 22 novembre 1973, quando vennero aggregati all'arcidiocesi i comuni di Scigliano, Pedivigliano, Colosimi, Bianchi e Panettieri che appartenevano alla diocesi di Nicastro e venne ceduta all'eparchia di Lungro la parrocchia di Falconara Albanese, che fece ritorno al rito bizantino.

Il 18 novembre 1977 la parrocchia di Panettieri è stata ceduta all'arcidiocesi di Catanzaro.

Il 4 aprile 1979 in forza della bolla Quo aptius di papa Giovanni Paolo II è stata unita aeque principaliter alla diocesi di Bisignano.

Il 30 settembre 1986 con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi le due sedi di Cosenza e di Bisignano furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.

Il 10 novembre 1997 le parrocchie di Acquappesa e Guardia Piemontese sono state cedute alla diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

Il 30 gennaio 2001 è stata ristabilita nel rango metropolitico con la bolla Maiori Christifidelium di papa Giovanni Paolo II.

[modifica] Cronotassi dei vescovi

[modifica] Sede di Bisignano

[modifica] Sedi di San Marco Argentano e Bisignano

[modifica] Sede di Cosenza

[modifica] Sedi di Cosenza e Bisignano

[modifica] Sede di Cosenza-Bisignano

[modifica] Statistiche

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 381.000 persone contava 383.000 battezzati, corrispondenti al 99,5% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 238.256 240.656 99,0 252 180 72 945 120
1969 293.712 294.712 99,7 237 152 85 1.239 113 543 114
1980 348.041 349.207 99,7 308 172 136 1.130 168 561 200
1990 370.981 376.970 98,4 274 150 124 1.353 1 136 548 125
1999 378.000 380.000 99,5 233 133 100 1.622 12 110 400 124
2000 372.000 380.000 97,9 238 138 100 1.563 11 112 573 126
2001 372.000 380.000 97,9 238 138 100 1.563 14 113 573 127
2002 373.000 381.000 97,9 251 151 100 1.486 25 113 590 127
2003 374.000 382.000 97,9 254 154 100 1.472 26 113 590 126
2004 377.000 379.000 99,5 252 152 100 1.496 25 113 590 126
2006 381.000 383.000 99,5 263 163 100 1.448 35 113 590 127

[modifica] Note

  1. ^ Secondo Duchesne (p. 13), il titolo di arcivescovo risalirebbe ai Bizantini, che avrebbero proclamato l'autocefalia di Cosenza, esente dunque dalla giurisdizione metropolitica di Reggio.

[modifica] Fonti

[modifica] Per Cosenza

[modifica] Per Bisignano

[modifica] Voci correlate

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