Torre del Greco

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Torre del Greco
Panorama di Torre del Greco
Torre del Greco - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Campania
Provincia: stemma Napoli
Coordinate: 40°47′7″N 14°23′43″E / 40.78528, 14.39528Coordinate: 40°47′7″N 14°23′43″E / 40.78528, 14.39528
Altitudine: 43 m s.l.m.
Superficie: 30,66 km²
Abitanti:
88.894 2007
Densità: 2899,34 ab./km²
Frazioni: Camaldoli della Torre, Cappella Bianchini, Cappella Nuova, Leopardi, Ponte della Gatta, Santa Maria la Bruna 
Comuni contigui: Boscotrecase, Ercolano, Ottaviano, Torre Annunziata, Trecase
CAP: 80059. Il CAP 80040 è stato in uso per le due frazioni sino a ottobre 2006
Pref. telefonico: 081
Codice ISTAT: 063084
Codice catasto: L259 
Nome abitanti: Torresi 
Santo patrono: Beata Vergine Maria e San Gennaro 
Giorno festivo: 8 dicembre e 19 settembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Torre del Greco è un comune della provincia di Napoli. Quarto comune della Campania per numero di abitanti[1], ha una popolazione distribuita su due centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: il capoluogo, omonimo, e la frazione di Santa Maria la Bruna che comprende la contrada Leopardi, così chiamata in onore del poeta, che vi soggiornò nell'ultimo periodo della sua vita, e la contrada Palazzone, così chiamata per la presenza di un enorme edificio un tempo sede della guarnigione borbonica addetta al controllo della zona di caccia tra Villa Inglese e Via Prota. È famosa in tutto il mondo per la raffinata lavorazione del corallo e dei cammei di conchiglia.

Indice

[modifica] Geografia

La città di Torre del Greco è situata nelle immediate vicinanze del Vesuvio, tra il vulcano e il golfo di Napoli.

[modifica] Storia

In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco costituiva probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano, con l'insediamento di ville, favorito dall'amenità dei luoghi e dalla posizione al centro del golfo di Napoli. Il territorio, come quelli di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, venne sconvolto dalla devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che rimodellò l'intero suolo e respinse il mare per oltre 500 metri.

In epoca successiva si hanno notizie dell'esistenza di due villaggi, "Sora" e "Calastro", di cui sopravvive il toponimo in due delle attuali contrade: nel 535 gli abitanti dei due villaggi di "Sora" e di "Calastro" vennero trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario, per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito[senza fonte]. Intorno all'anno 700 è riferito nella zona il toponimo di Turris Octava'[senza fonte]', riferito ad una torre di avvistamento[2], probabilmente l'ottava di questo tipo a partire da Napoli[senza fonte].

I Saraceni si insediarono nel territorio nell'880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.[senza fonte]

Nel 1015 compare per la prima volta il riferimento[senza fonte] all'attuale toponimo e Turris Octava diviene "Torre del Greco": secondo una leggenda locale[senza fonte] il nome sarebbe derivato dalla coltivazione di un particolare vitigno proveniente dalla Grecia. Un'altra ipotesi etimologica[senza fonte] suggerisce invece la derivazione del nome da un eremita orientale che si sarebbe insediato nella torre.

Fu in seguito presa dagli Svevi e a partire dal Quattrocento subì le vicende del Regno di Napoli, facendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

Nel 1631 un'eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio. Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

Le vicende della città sono state narrate dall'erudito locale seicentesco Francesco Balzano, che pubblicò nel 1688 l'opera L'antica Ercolano, ovvero la Torre del Greco tolta all'oblio, in tre libri dedicati al barone Biagio Aldimari.

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall'ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell'epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest'epoca nacque la tradizione della lavorazione del corallo.

Panorama della città

Tra il XVII e il XVIII secolo vi furono edificate diverse ville signorili dell'area vesuviana: le ville del Miglio d'oro sotto i Borboni, conservano ancora oggi splendidi esempi di architettura settecentesca.

L'eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano portato nei secoli danni alla città, definita "la città del Vesuvio" per l'impatto sulla sua vita del vulcano. A causa delle numerosi distruzioni subite nel corso della sua storia, sullo stemma della città, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l'elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat divenne la terza città del Regno di Napoli dopo Napoli e Foggia con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Luoghi di interesse

[modifica] Aree archeologiche

L'area di maggior interesse archeologico, risalente al I secolo d.C., è la "contrada Sora", caratterizzata da resti della Villa Sora, probabilmente posseduta dalla famiglia Flavia. Annesso alla villa, vi è un complesso termale, ora praticamente sulla spiaggia torrese. La villa fu riscoperta nel 1974 dal Gruppo archeologico di Torre del Greco "Giuseppe Novi".

In zona "Colle dei Camaldoli" esistono i ruderi di una villa rustica e in "contrada Calastro", altre presenze archeologiche testimoniano l'esistenza di un suburbio cittadino.

In zona porto, si possono trovare le famossissime cento fontane

[modifica] Monumenti

Le chiese di Torre del Greco furono spesso riedificate su edifici più antichi, distrutti nel corso dei secoli dalle eruzioni laviche del Vesuvio. Tra questi:

  • la parrocchia di Santa Croce[3] con il suo campanile barocco, che venne seppellito durante l'eruzione del 1794;
  • la vicina seicentesca chiesa di San Michele con la Terra Santa;
  • l'area ipogea della chiesa dell'Assunta con i suoi cunicoli scavati al di sotto dell'eruzione del 1794.

La chiesa di Santa Maria del Principio, conserva ancora intatta l'area ipogea e le vestigia dell'antica chiesa risalente al 1000.

Tra le ville che sorsero nella zona tra il XVII e il XVIII secolo sono da citare:

  • villa delle Ginestre (già villa Ferrigni), dove soggiornò Giacomo Leopardi,
  • villa Vallelonga, dei primi del Settecento,
  • villa del Cardinale, con un bel salone con affreschi settecenteschi,
  • villa Prota,
  • villa Macrina, oggi restaurata.
Dipinto della città del 1848, di Aleksandr Andreevič Ivanov

I giardini pubblici sono stati intitolati a Vincenzo Ciaravolo, marinaio morto nel Mar Rosso durante l'affondamento della nave su cui navigava.

[modifica] Musei

La città ospita due musei dedicati al corallo: uno storico all'interno dell'"Istituto d'arte di stato" e l'altro più piccolo e privato, con la collezione Liverino.

[modifica] Cultura

[modifica] Festa dei Quattro Altari

Nata come festa religiosa del Corpus Domini, cominciò ad acquistare un diverso significato dopo l'acquisto del territorio cittadino dai proprietari nel 1699: secondo una tradizione locale, sebbene in realtà la città non fosse mai stata sottoposta a dominio feudale. Caratteristica è la realizzazione di scenografie dipinte su tela, dette per l'appunto "altari", esposti in quattro luoghi rappresentativi della città in occasione dei festeggiamenti: il primo al porto, nella piazza più grande, dove è situata la basilica della Madonna di Santa Croce, il secondo nella via dei commercianti, oggi via Roma", il terzo nella piazza più antica di Torre del Greco, piazza Luigi Palomba, e il quarto, il più popolare, in corso Umberto I ("n'gopp a Guardia"). Il primo altare era detto "di vasciammare, o anche "di fabbrica", in quanto veniva realizzato su una impalcatura di tavole di legno, sulle quali veniva steso, quotidianamente, un intonaco sul quale l’artista dipingeva ad affresco la scena.

[modifica] Festa dell'Immacolata

L'8 dicembre 1861, ed i successivi due giorni, una terrificante eruzione di tipo effusivo-esplosivo ed un violento terremoto sconvolsero la città. [4] I Torresi fecero voto alla Madonna Immacolata, da sempre oggetto di viva devozione, di portare in processione su di un carro trionfale una sua raffigurazione, [5] se il cataclisma fosse cessato. Secondo il resoconto dei testimoni dell'epoca, [6] la lava arrestò improvvisamente la sua furia devastatrice, perciò, a partire dall'anno seguente, il 1862, ogni 8 dicembre, la processione viene ripetuta in ricordo dell'evento miracoloso, con la costruzione di un carro di imponenti dimensioni, portato in giro per la città da oltre un centinaio di volontari, tra le acclamazioni di giubilo della folla che in copiosa quantità si accalca, per le strade e sui balconi, per salutarne il passaggio.

[modifica] Personaggi illustri

[modifica] Dialetto torrese

La lenga turrese è il dialetto parlato a Torre del Greco. I dialetti della Campania hanno come fratello maggiore, ma non capostipite, il dialetto napoletano. Nei secoli l’evoluzione (o involuzione) della lingua napoletana è stata diversa da quella delle altre parlate campane, col risultato di una sensibile differenziazione tra la lingua della capitale e quella dei comuni, anche limitrofi.

[modifica] Differenze con il napoletano

Il dialetto parlato a Torre del Greco si distingue dal napoletano soltanto per pochi ma sostanziali elementi morfologici, il più evidente dei quali è la "á" chiusa torrese, detta "ottava vocale"La scala fonetica delle vocali della parlata torrese comprende otto suoni vocalici e non sette come per la scala vocalica italiana e napoletana.[senza fonte]

La scala fonetica delle vocali della parlata torrese comprende otto suoni vocalici e non sette come per la scala vocalica italiana e napoletana. La fondamentale è la à, la vocale più aperta e centrale. La progressione è la seguente: i, é, è, à, á, ò, ó, u.

Questa "ottava vocale" concorre, per effetto di una trasformazione metafonetica, alla distinzione tra maschile e femminile di sostantivi e aggettivi terminanti con la desinenza o (derivazione dalla desinenza latina –us, -um). Per esempio: a pàzza con la à aperta al femminile e u pázzo con la á chiusa al maschile. Analoga trasformazione metafonetica della a tonica (inesistente nel napoletano dove il fenomeno è presente invece per la o che si trasforma in e per la è che si trasforma in ) si riscontra nel dialetto procidano: qui l’esito non è la á chiusa torrese ma la è aperta. Esempi di trasformazioni nella pronuncia locale dei termini abbabbiata, abbunata, addubbecata: in napoletano abbabbiàto, abbunàto, addubbecàto, in dialetto torrese abbabbiáto, abbunáto, addubbecáto e in dialetto procidano: abbabbièto, abbunèto, addubbechèto. Una trasformazione estrema della vocale a nel dialetto torrese è quella che si ha nelle parole ossitone, come accá, e per l’infinito dei verbi della prima coniugazione (da parlare a parlá, da fare a ): in tali casi la á prende il suono di ò aperta (venite accò, o che avimmo ’a fò, per venite qui, che dobbiamo fare). Questa particolarità non è esclusiva del dialetto torrese e il poeta Michele Sovente di Cappella (Napoli) la riporta nelle versioni dialettali delle sue poesie: [7].

Un’altra particolarità del dialetto torrese che lo differenzia dal napoletano è costituita dagli articoli[8]: il dialetto torrese rimase ancorato alla forma antica lu e la, poi trasformata in 'u e 'a ('u pate, 'a mamma) per il singolare e li per il plurale maschile e femminile, da cui è derivato 'i ('i páti[9], 'i mmamme).

Una particolarità espressiva del dialetto torrese, che non ha riferimenti morfologici, è la dittongazione della vocale i, che, ad esclusione dell’area puteolana, non si riscontra nel dialetto napoletano della metropoli né abitualmente in quello della provincia: la parola marina è pronunciata come se fosse scritta mar-ina, anteponendo alla i il suono indistinto che nella lingua napoletana è rappresentato dalla e detta muta e segnata nell'Alfabeto fonetico internazionale dal simbolo [ə] (marəina). Il termine di calata torrese per questa variante fonetica si riferisce alla discesa di tono che si ha nella pronuncia del suono indistinto, con successivo innalzamento del tono sulla i.

[modifica] Sport

[modifica] Economia

Torre del Greco è nota nel mondo soprattutto per la lavorazione artigianale dei coralli, dei cammei e della madreperla. Questa tradizione artistica, sviluppatasi a partire dal XVII secolo è ancora oggi tramandata dall'antica Scuola d'incisione e lavorazione del corallo annessa all'omonimo Museo.

Ai corallai si affiancarono istituti di assistenza economica e assicurativa, divenuti legali nel 1825. Il 19 aprile 1888 sorse la Banca di credito popolare di Torre del Greco, ancora attiva con oltre 50 filiali.

È presente un'importante industria armatoriale, erede dei pescatori di corallo, con sei grandi società di navigazioni ("Deiulemar", "Giuseppe Bottiglieri di Navigazione", "Fratelli D'Amato", "Di Maio & Partners", "Perseveranza", "Bottiglieri - De Carlini - Rizzo") e altre di minore importanza.

Attività lavorative ed economiche prevalenti sono: Il lavoro marittimo, i cantieri navali siti sul porto, il centro di manutenzione delle Ferrovie dello Stato a Santa Maria la Bruna, laboratori orafi e del corallo e aziende florovivaistiche di media e piccola estensione.

Tra gli anni '50 e '70 Torre del Greco rappresentava il maggiore serbatoio di forza lavoro legato alle grandi navi, sia da passeggeri che da carico. I marittimi iscritti superavano le 30.000 unità, creando uno stato di agiatezza e di ricchezza che ancora oggi risulta essere unico nella storia del lavoro marittimo ed industriale in Italia. Oggi a seguito di strutturali mutamenti avvenuti nell' ambito nazionale ed internazionale, questo settore riesce ad occupare solamente circa 6000 lavoratori.

[modifica] Istituzioni per la sicurezza

Torre del Greco è sede di Commissariato di P.S. il cui dirigente, Vice Questore 1° Dirigente della Polizia di Stato, assolve alla delicata ed autorevole funzione di Autorità locale di Pubblica Sicurezza, che è assicurata con la collaborazione di un comando di compagnia e due comandi di stazione dei carabinieri, diretti da un capitano, un comando di compagnia della guardia di finanza, diretta da un capitano, ed un comando stazione del corpo forestale dello Stato. Oltre alle forze dell'ordine statali è presente il Comando di Polizia Locale con funzioni di Polizia Amministrativa, Vigilanza Edilizia, Polizia Stradale e Pubblica Sicurezza ausiliaria. Il comando di Polizia Locale, nell'ultimo anno, si è particolarmente dedicata al contrasto delle violazioni al Codice della Strada riuscendo ad ottenere visibili risultati quali l'incremento dell'uso del casco protettivo e il sequestro di numerevoli veicoli sprovvisti della copertura assicurativa obbligatoria. Sono inoltre presenti alcune associazioni di volontariato, che talvolta danno il loro contributo a particolari eventi o calamità naturali, tra cui un gruppo di volontari della protezione civile I.R.T. siti all'interno del complesso comunale distaccato dei Molini Meridionali Marzoli.

Per quanto attiene alla sicurezza di mare, a Torre del Greco ha sede una capitaneria di porto, con compiti di tutela della sicurezza della navigazione e della vita umana in mare. Il suo comandante è anche capo del compartimento marittimo di Torre del Greco, con il grado di capitano di fregata (corrispondente a tenente colonnello). Il compartimento ha compentenza sul litorale di Portici, Ercolano e della stessa Torre del Greco ed i comuni della provincia di Benevento ed Avellino

[modifica] Frazioni

  • Santa Maria la Bruna è un insediamento di tradizione prevalentemente agricola, nonostante la vicinanza con il mare, che ha avuto una considerevole espansione negli anni Settanta. Si trova a sud-est della città ed è servita dall'omonima stazione della linea ferroviaria Napoli-Salerno, che ospita anche le officine FS. È anche sede di una sezione degli uffici comunali per la gestione dell' anagrafe cittadina.

[modifica] Quartieri, contrade, zone e rioni

  • "Lava Nova" detto anche "n'coppa a lava nova" è una zona della contrada Scappi cosi chiamata perché ricostruita al di sopra della lava dell'ultima eruzione vesuviana del 1794.
  • "Vianova", zona che prende il nome, come in molte altre cittadine della provincia di Napoli, dalla via di "circumvallazione"[10], costruita durante il ventennio fascista.
  • "Vesuviana", zona situata a ridosso della stazione della ferrovia Circumvesuviana.
  • "I Camaldoli", zona situata sul "colle di Sant'Alfonso", detto anche "colle dei Camaldoli, ovvero "o' Monte".
  • "Fiorillo", zona che prende il nome dalla omonima strada, che segna il confine tra Torre del Greco ed Ercolano.
  • "Santa Teresa", zona tra la chiesa di Santa Maria del Popolo, e la zona Fiorillo, che comprende la chiesa ed il convento dei frati di Santa Teresa degli Scalzi, dal quale prende il nome.
  • "Litoranea", zona corrispondente al lungomare, ovvero la passeggiata a mare , aperta al traffico nel corso dell'estate del 1958 e negli anni '60 e '70, meta balneare della Napoli bene.
  • "Portosalvo", piccolo borgo marinaro, in cui si trova la parrocchia di Santa Maria di Portosalvo, il locale circolo nautico, la sede staccata della locale capitaneria di porto e attività economiche legate alla nautica.
  • "Scarpetta", "Banchina", "Spiaggia del Fronte" e '"Porto" sono i nomi locali di quattro aree del porto di Torre del Greco: la "Scarpetta è la diga frangiflutti di levante, terminante con il fanale verde delimitante l'imboccatura del porto, costruita su una lingua sottomarina di roccia lavica che si allunga verso il mare in direzione ortogonale alla linea di costa; la "Banchina" è il punto all'interno del porto, dove trovano spazio per poter ormeggiare i natanti da pesca e da diporto; la "Spiaggia del Fronte" costituisce la zona tra la banchina ed il braccio della diga foranea, anche detta "n'terra a rena", dove sono ubicati i piu' antichi cantieri navali di Torre del Greco e la Sede della sez. LEGA NAVALE ITALIANA; il "Porto", nel linguaggio locale indica la diga foranea o "frangiflutti di ponente", sulla cui estremità è posto il fanale rosso delimitante, in coppia con il fanale verde della "diga frangiflutti di levante", l'accesso del porto.
  • "La Ripa", zona nodale tra Torre del Greco centro, ovvero "N'copp'a ripa" e Torre del Greco bassa, ovvero "sott'a ripa". Il sopra ed il sotto sono messi in comunicazione dalle utilizzatissime "Scale della ripa" tra Via Comizi e Via Fontana.
  • "Sopra De Nicola", è una zona residenziale, nella quale vi è la villa acquistata dall'avvocato napoletano Enrico De Nicola e dove egli (De Nicola) morì.
  • "Contrada Calastro", situata a ponente del porto, sede di storici cantieri navali e di alcuni stabilimenti balneari.
  • Contrade "Montedoro", "Scappi" e "Bianchini", di origine agricola e attualmente zone residenziali suburbane, occupano l'area a metà distanza tra il Vesuvio ed il centro della città.
  • "Contrada Leopardi", così chiamata in onore del poeta, che vi abitò tra l'estate del 1836 e l'inverno del 1837 nella villa Carafa-Ferrigni, attualmente chiamata "Villa delle Ginestre".
  • Contrade "Sant'Antonio","Cappella Carotenuto o Lamaria", "San Vito", "Epitaffio", "Lava Troia", "Ponte della Gatta", "Torretta Fiorillo", "Casa Cirillo", "Viuli", "Villa inglese" e "Palazzone" sono antiche contrade inglobate nella cittadina a seguito della moderna espansione urbanistica, di cui restano oggi solo i toponimi.

La contrada "Leopardi" e le zone di "Palazzone", "Viuli", "Villa Inglese", "Casa Cirillo", "Cappella Nuova," "Camaldoli", "Torretta Fiorillo" e "Ponte della Gatta" sono ubicate nella frazione di Santa Maria La Bruna.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Onorevole Dott.Ciro Borriello (centrodestra) dal 12/06/2007
Centralino del comune: 081 8491655
Posta elettronica: sindaco@comune.torredelgreco.na.it

[modifica] Sindaci di Torre del Greco dal 1944 ad oggi

Sindaco Inizio mandato Fine mandato
Dr. Francesco Brancaccio 1944 1946
Grande Ufficiale Crescenzo Vitelli 1946 1950
Dr. Antonio Brancaccio 1950 1950
Commendatore Amerigo Liguori 1950 1951
Avvocato Pietro Palomba 1951 1952
Dr. Francesco Coscia 1952 1956
Ingegnere Ubaldo Nardi 1956 1957
Dr. Mario Rotondi 1957 1957
Bartolomeo Mazza 1957 1957
Ingegnere Leonardo Mazza 1957 1958
Commendatore Raffaele Capano 1958 1961
Avvocato Antonio Magliulo 1961 1965
Commendatore Raffaele Capano 1965 1966
Dr. Pasquale Accardo 1966 1969
Professore Ciro Ferrer 1969 1974
Ingegnere Tommaso Borrelli 1974 1975
Dr. Pasquale Accardo 1975 1979
Ragioniere Mario Auricchio 1979 1983
Ragioniere Mario Auricchio 1983 1984
Ragioniere Mario Auricchio 1984 1985
Ragioniere Antonio F. Mennella 1985 1988
Avvocato Francesco Palomba 1988 1990
Avvocato Salvatore Polese 1990 1992
Avvocato Salvatore Polese 1992 1993
Dr. Ferdinando Amoroso (Commissario Prefettizio) 1993 1993
Professore Antonio Cutolo 1993 1994
Dr. Ferdinando Amoroso (Commissario Prefettizio) 1994 1995
Professore Antonio Cutolo 1995 1998
Dr. Emilio De Luca (Commissario) 1998 1998
Avvocato Romeo Del Giudice 1998 2001
Dr. Giovanni Balsamo (Commissario Prefettizio) 2001 2002
Perito Industriale Valerio Ciavolino 2002 2005
C. Alfiero - N. Brassesco - L. Colucci (Commissari Straordinari) 2005 2006
Perito Industriale Valerio Ciavolino 2006 2006
Dr. Ennio Blasco (Commissario Prefettizio) 2006 2007
Dr. Giuseppe Giordano (Commissario Prefettizio) 2007 2007
Onorevole Dr. Ciro Borriello 2007 Ad Oggi

[modifica] Note

  1. ^ Fonte: Istat 2007
  2. ^ Secondo un'antica ipotesi[senza fonte] la torre sarebbe già esistita in epoca romana con il nome di "Torre di Bassano", ed avrebbe preso il nome da un presunto governatore romano, che avrebbe avuto il soprannome di "il greco".
  3. ^ Sito della parrocchia di Santa Croce.
  4. ^ [http://www.ov.ingv.it/italiano/news/slideves/tabella_eruzioni.htm Fonte: Osservatorio Vesuviano
  5. ^ [1]
  6. ^ [2]
  7. ^ Carbones, Garzanti 2002
  8. ^ Gli articoli, derivati dal latino illum, illam, vennero trasformati nell’antico napoletano in lu e la, poi divenuti lo e la e infine ’o e ’a (’o pate, 'a mamma) e al plurale li, sia per il maschile e per il femminile, divenuto in seguito 'e ('e pate, 'e mmamme).
  9. ^ Da notare che la pronuncia della á di páti in torrese è chiusa per l’esito metafonetico indotto dalla desinenza i finale.
  10. ^ Va da via Purgatorio a corso Vittorio Emanuele passando per il monastero delle suore battistine, la scuola "Nazario Sauro", l'incrocio con via G. Marconi, la Villa Bonanno (caserma dei carabinieri) e il complesso dell'INA casa.

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