Agro Romano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Agro romano è il nome che si dà alla vasta area rurale (in parte pianeggiante ed in parte collinare) che si estende attorno alla città di Roma. Politicamente e storicamente ha rappresentato l'area di influenza del governo municipale di Roma.

Il termine "Agro romano" fu ripristinato da Flavio Biondo (XV secolo). In età umanistica veniva utilizzato per indicare l'area della Campagna romana nel distretto municipale di Roma[1].

Geografia[modifica | modifica sorgente]

L'espressione "Agro romano" viene spesso confusa con "Campagna romana", cioè il territorio collinare ed a tratti pianeggiante interamente compreso sul lato sinistro del bacino del Tevere fino ai Monti Prenestini, ai Colli Albani, al fiume Astura (nel comune di Nettuno) ed al mar Tirreno. Dopo il fiume Astura inizia invece l'agro pontino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Età romana[modifica | modifica sorgente]

La Roma di Romolo e dei suoi immediati successori aveva un territorio molto ristretto, anche rispetto ad altre città latine vicine come Praeneste: e questo territorio era delimitato dai "termini", cippi piantati nel terreno a delimitazione dell'area di influenza di una città o di un privato cittadino.

La leggenda vuole che proprio per una questione di confini (quindi di superamento dei termini) Tullo Ostilio dichiarasse guerra ad Alba Longa distruggendo la gloriosa città latina ed incamerandone i territori, nel 635 a.C.

Con la proclamazione della Repubblica nel 510 a.C., tutto il territorio occupato dai Romani nel Latium vetus venne proclamato ager publicus, dunque l'equivalente degli attuali terreni demaniali, gestiti dallo Stato e concedibili ai privati. Le autorità municipali romane all'epoca erano i consoli stessi. In definitiva, era come se Roma avesse un gigantesco territorio comunale in continua espansione in Europa.

Ottaviano Augusto costituì la carica del praefectus Urbis ed altre cariche che divisero l'amministrazione della città di Roma da quella dell'Impero Romano. Perciò si pose anche il problema di delimitare il territorio del municipium di Roma: oltre alla Regio I Latium et Campania amministrata da un governatore apposito, i confini dell'autorità municipale di Roma vennero fissati ad centesimum lapidem, ovvero "al centesimo miglio" (1 miglio romano = 1.482,5 m) di ciascuna via consolare convergente a Roma. Perciò de iure le autorità municipali romane controllavano la quasi totalità del Lazio e parte della Toscana da Talamone a Terracina e anche parte dell'Abruzzo e dell'Umbria.

La stessa ripartizione territoriale venne confermata dalla ri-suddivisione delle province fatta da Diocleziano.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta dell'Impero, i praefecti Urbis continuarono ad essere eletti finché non vennero totalmente esautorati della loro potestà di fronte all'avanzare del potere del papa, che divenne quindi il vero rappresentante del municipio di Roma.

L'Agro romano, inteso come zona politicamente soggetta al municipio di Roma, continuava ad estendersi teoricamente usque ad centesimum lapidem[2], ma in pratica molte zone di confine erano finite in mano ai Longobardi e altre furono amministrate da enti religiosi se non dallo stesso Papa che iniziò a gestire il territorio tramite il sistema dei patrimonia e delle domuscultae.

Dall'Ottocento ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Il motu proprio del 6 luglio 1817 di papa Pio VII stabilì i confini del municipio di Roma assegnando alla Capitale oltre all'attuale territorio comunale anche i territori che formano gli attuali comuni di Fiumicino, Pomezia, Ardea ed Aprilia (quest'ultima però rientra oggi nella provincia di Latina anche se territorialmente fa parte dell'Agro romano). I confini della Comunità di Roma furono dunque ben delimitati, e non rimasero più nebulosi, fino ad oggi.
Nel 1939, a seguito della bonifica dell'agro pontino, venne fondato il comune di Pomezia (in esso incluso anche l'attuale comune di Ardea) mentre nel 1992, venne costituito quello di Fiumicino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mario Sanfilippo. "Agro Romano: Storia di un nome e di tante realtà diverse" in Cosimo Damiano Fonseca, Vito Sivo (a cura di). Studi in onore di Giosuè Musca. Bari, Dedalo, 2001, ISBN 8822040031, pp. 445-53 [1]
  2. ^ Cioè fino a Sora e Gaeta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elena Battaglini, AA. VV., Rapporto Sviluppo Locale Sostenibile Agro Romano (PDF), Roma, Istituto ricerche economiche e sociali, aprile 2000. URL consultato il 25 luglio 2014.
  • Antonietta Brancati, La Cartografia dell'Agro Romano, Roma, Palombi & Partner, 1990, ISSN 0394-9753.
  • Comune di Roma (a cura di), Carta storica archeologica monumentale e paesistica del suburbio e dell'agro romano, Roma, 1982.
  • S. Mezzapesa, Planimetria di Roma. Suburbio. Agro Romano, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]