Flavio Biondo

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Biondo Flavio, nome umanistico Blondus Flavius, (Forlì, 1392Roma, 4 giugno 1463), è stato uno storico e umanista italiano del Rinascimento. Fu il primo a coniare il termine Medio Evo e fu lui "ad analizzare per primo gli antichi monumenti di Roma con vero e proprio metodo archeologico[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Lapide di "Biondo Flavio da Forlì" all'Aracoeli, a Roma - fuori dal portone meridionale.
Decadi della Storia dal Declino dell'Impero Romano, traduzione italiana di Lucio Fanno, 1543.

Nato nel 1392 nella città di Forlì, allora capoluogo del dipartimento pontificio delle Romagne, ebbe un'ottima istruzione fin da giovanissimo. Si spostò a Roma nel 1433 dove venne nominato alla segreteria papale nel 1444 e dove iniziò la sua attività di scrittore. Fu Notaio della Camera Apostolica, segretario di Papa Eugenio IV, Niccolò V, Callisto III e Pio II (Piccolomini). Fu autore di tre enciclopedie che sono alla base di tutte le opere successive sulle antichità romane.

Lavori antiquari[modifica | modifica sorgente]

Biondo pubblicò tre guide documentate e sistematiche alle rovine dell'antica Roma, che gli diedero la fama di essere il primo degli archeologi. Ai suoi tempi si era in gran parte persa a Roma la memoria dell'identità degli antichi edifici di cui ancora emergevano le rovine. Quando nel 1430 Poggio Bracciolini scalò il Campidoglio vide intorno soltanto distese di campi abbandonati: il Foro Romano era abitato dai maiali e cresceva liberamente la vegetazione. Flavio Biondo e i suoi colleghi umanisti come Leon Battista Alberti cominciarono ad occuparsi dell'architettura, della topografia e della storia di Roma antica, sia documentandosi sulle fonti degli autori classici, sia esplorando ed esaminando i resti antichi.

Il primo lavoro di Biondo, pubblicato in tre volumi tra il 1444 e il 1446, fu il De Roma instaurata ("Roma restaurata"), una ricostruzione della topografia romana antica basata sui resti allora visibili, che fornisce anche una lista di chiese e cappelle. Nel 1459 pubblicò quindi il popolare De Roma triumphante ("I trionfi di Roma"), che narra la storia della Roma pagana come modello per le attività di governo e militari contemporanee. Il libro ebbe grande influenza nel fare rivivere ai romani il patriottismo ed il rispetto per la Roma antica e nel presentare il papato come la continuazione dell'Impero Romano.

Lavori storici[modifica | modifica sorgente]

I più importanti lavori di Biondo in campo storico furono l'Italia illustrata, scritto tra il 1448 e il 1458 e pubblicato nel 1474, e l'Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades ("Le decadi storiche dal declino dell'impero romano"), scritto tra il 1439 e il 1453 e pubblicato nel 1483.

L'Italia illustrata è un libro di geografia, basata sui viaggi personali dell'autore, e di storia delle allora diciotto province italiane. La storia inizia con la Repubblica Romana e l'Impero Romano, attraversa 400 anni di invasioni barbariche e propone un'analisi di Carlo Magno e degli imperatori del Sacro Romano Impero successivi. Flavio Biondo in questa opera, oltre a studi di storia e geografia, compie studi sulla storia dell'arte, sulla storia della letteratura; è il primo a fare una storia della letteratura dell'Umanesimo, ovviamente con ottica contemporanea e all'insegna della riscoperta dell'eloquenza latina e greca. Questo excursus sulla storia della letteratura è all'interno della descrizione della 'Romandiola', ossia della sua regione natale, Romagna. Biondo ha dato grande importanza al mondo contemporaneo, aggiornando la sua opera negli anni, come dimostrano le correzioni autografe fatte sul manoscritto Ottoboniano Latino 2369 della Biblioteca Apostolica Vaticana.

La maggiore opera di Biondo fu l'Historiarum, in ben 32 libri, una storia dell'Europa dal sacco di Roma nel 410 all'epoca dell'autore, nel 1442. L'opera utilizza solo fonti primarie e accertate e introduce il concetto di Medio Evo, che copre l'intero periodo dalla caduta dell'impero romano fino ai tempi dell'autore.

Lavori linguistici[modifica | modifica sorgente]

Egli si oppose alla teoria di Leonardo Bruni secondo la quale il latino subì dal proprio interno corruzioni e mutazioni che portarono alla nascita del volgare; sostenne invece che la causa fu l'aggressione esterna dei popoli longobardi. Gli studi moderni di linguistica hanno mostrato che le due teorie non sono effettivamente incompatibili e che il latino si è evoluto sia per ragioni interne che esterne.

Edizione nazionale[modifica | modifica sorgente]

Il 7 febbraio 2003, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha istituito una commissione scientifica, presieduta da Massimo Miglio, per una edizione nazionale delle opere di Flavio Biondo.[2]

Finora è stato pubblicato:

  • Biondo Flavio, Italia illustrata, vol. I, a cura di Paolo Pontari, Roma, Istituto Storico Italiano per Medio Evo, 2011.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alberta Bedocchi e Oriana Cartaregia (a cura di), Antiche guide topografiche di Roma per pellegrini e viaggiatori dei secoli XVI-XVIII. Piccola esposizione in occasione dell'anno giubilare, Biblioteca Universitaria di Genova, 30 marzo - 30 aprile 2000
  2. ^ Vedi Edizione Nazionale delle opere di Flavio Biondo. Piano delle pubblicazioni previste. Istituto Storico Italiano per il Medioevo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Fubini, «BIONDO Flavio», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 10, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1968.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Bióndo Flavio la voce in Enciclopedie on line, sito "Treccani.it L'Enciclopedia italiana". URL visitato il 9 maggio 2013.

Controllo di autorità VIAF: 27092943 LCCN: n82152360 SBN: IT\ICCU\CUBV\020790