Omar Sívori

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Omar Sívori
Omar Sivori, Juventus 1961-62.jpg
Sívori nel 1961-1962 alla Juventus
Dati biografici
Nome Enrique Omar Sívori
Nazionalità Argentina Argentina
Italia Italia (dal 1961)
Altezza 163[1] cm
Peso 59[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Ritirato 1968 – giocatore
1979 – allenatore
Carriera
Squadre di club1
1954-1957 River Plate River Plate 63 (29)
1957-1965 Juventus Juventus 215 (135)
1965-1968 Napoli Napoli 63 (12)
Nazionale
1956-1957
1961-1962
Argentina Argentina
Italia Italia
19 (9)
9 (8)
Carriera da allenatore
1969-1970 Rosario Central Rosario Central
1972 Estudiantes Estudiantes
1972-1974 Argentina Argentina
1979 Racing Club Racing Club
Palmarès
Coppa America calcio.svg Copa América
Bronzo Uruguay 1956
Oro Perù 1957
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 6 maggio 2014
« Sívori è più di un fuoriclasse. Per chi ama il calcio è un vizio. »
(Gianni Agnelli[2])

Enrique Omar Sívori (San Nicolás de los Arroyos, 2 ottobre 1935San Nicolás de los Arroyos, 17 febbraio 2005) fu un calciatore e allenatore di calcio italo-argentino che, nel corso della sua carriera agonistica, rappresentò sia l'Argentina che l'Italia e militò nei club del River Plate, della Juventus e del Napoli; in panchina fu anche commissario tecnico dell'Albiceleste all'inizio degli anni settanta del XX secolo.

Chiamato El pibe de oro[3] o El Cabezón per la folta capigliatura scura che spiccava sul corpo minuto[3], o anche El Gran Zurdo (il grande mancino)[4] perché giocava principalmente con il sinistro[3], Sívori vinse con la maglia della Selección la Copa América 1957 mentre, tra le fila di River Plate e Juventus, ottenne 6 titoli e 3 coppe nazionali. In carriera mise a segno 147 reti nel campionato italiano, e 17 con le casacche di Argentina e Italia; detiene inoltre, assieme a Silvio Piola, il record del maggior numero di gol segnati in una singola partita della Serie A: il 10 giugno 1961 siglò infatti 6 reti nella gara Juventus-Inter (9-1) della stagione 1960-1961[5].

È considerato uno dei giocatori più forti di tutti i tempi[4]: insignito nel 1961 del Pallone d'oro, occupa la 36ª posizione nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dall'IFFHS nel 2000[6] – comprendente anche la 16ª in quella relativa ai sudamericani[7], e la 5ª per quanto concerne gli argentini[8] –; nel 2004 è stato inoltre inserito nella FIFA 100, lista che raggruppa i maggiori fuoriclasse di sempre.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Calciatore talentuoso,[3] le sue specialità erano il dribbling in velocità e il palleggio[3][9]. Era abbastanza forte fisicamente, e possedeva un'ottima coordinazione.[3]

« Era il genio assoluto, l'esplosione, l'anarchia come disciplina superiore del calcio. »
(Massimo Raffaeli, 2010[10])

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

River Plate[modifica | modifica wikitesto]
Un giovane Sívori in azione con la maglia del River Plate nel 1955

Sívori nacque a San Nicolás de los Arroyos, città della provincia di Buenos Aires, in una famiglia di origini italiane. Suo nonno paterno, Giulio Sívori, era un immigrato di Cavi di Lavagna, frazione del comune genovese di Lavagna, mentre sua madre Carolina era di origini abruzzesi.[11][12]

Ancora ragazzo entrò a far parte del River Plate, in una squadra che includeva giocatori come Ángel Labruna e Félix Loustau, che a loro volta fecero parte della cosiddetta Máquina degli anni quaranta[13]; fu allora che si guadagnò il soprannome di El Cabezón per via della folta capigliatura che spiccava sulla sua esile figura[13].

Il carattere rissoso di Sívori
« Stravedevo per la cattiveria e la scaltrezza di Sivori: non si faceva mai picchiare da nessuno. Anzi, al massimo succedeva il contrario »
(Marcello Lippi)
Personaggio alquanto inquieto e rissoso, Sívori non esitava a scatenare risse e fare fallacci: in 12 anni di carriera in Italia ha scontato 33 giornate di squalifica[3]. In un'occasione, con la maglia della Juventus, stava per scagliarsi su un avversario, ma fu fermato da John Charles che gli mollò uno schiaffone[3]. Il 25 marzo 1962, nella gara tra bianconeri e Sampdoria, all'80º minuto, aggredì l'arbitro Grignani, ritenendo ingiusta la sua espulsione, venendo punito con 6 giornate di squalifica[3][14]. Nel 1967, quando militava al Napoli, si infortunò a un ginocchio e giocò poche gare. Infuriato, inveì contro l'allenatore Pesaola. Fu punito con un milione di lire di multa[15]. Il 1º dicembre 1968, dopo aver steso lo juventino Favalli fu espulso e punito con 6 giornate di squalifica[15].

La squadra vinse la Primera División Argentina nel 1955, titolo confermato quando il River batté il Boca Juniors 2-1 alla Bombonera[16]. Nella stessa stagione il club vinse la Copa Río de La Plata battendo il Nacional. La stagione successiva la squadra vinse il campionato argentino all'ultima giornata battendo il Rosario Central per 4-0, con Sívori che realizzò l'ultima rete[17]. Avrebbe giocato l'ultima partita con la maglia del River contro lo stesso club il 5 maggio 1957.

Il giovane vestì la maglia dei Millonarios fino alla stagione 1957-1958, quando fu ingaggiato dalla Juventus. A posteriori, quel trasferimento provocò indirettamente un declino nella storia del cub argentino, che nei diciott'anni seguenti non riuscirà più a vincere il titolo nazionale[18]; tuttavia con quei soldi si riuscì a completare il loro stadio Monumental[18].

La Juventus e il Trio Magico[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trio Magico.

A 21 anni, Sívori arrivò quindi in Italia. L'approdo alla Juventus lo si dovette soprattutto all'interessamento dell'ex bianconero Renato Cesarini; i torinesi pagarono 10 milioni di pesos per il suo cartellino, stabilendo un record dell'epoca. Esordì in maglia juventina nel 1957, andando ad affiancare in attacco l'altro neoacquisto, il centravanti gallese John Charles, e l'italiano Giampiero Boniperti: nonostante le incognite della vigilia[19], questi andarono a comporre un formidabile trio offensivo – tra i più prolifici visti sul palcoscenico della massima serie italiana – che fece la fortuna della Juventus a cavallo degli anni cinquanta e sessanta.

Sívori (a sinistra) coi compagni di reparto Charles e Boniperti, nello storico Trio Magico d'attacco della Juventus.

L'argentino indossò la casacca bianconera in 257 partite (215 in A, 23 in Coppa Italia e 19 in Europa), segnando 170 reti (135 in A, 24 in Coppa Italia e 12 in Europa)[20][21]. Con la Juventus visse il suo periodo di maggior successo, vincendo tre scudetti (tra cui il primo, storico, «della stella»[19]) assieme ad altrettante coppe nazionali[22]; nel 1960 riuscì inoltre a conquistare il suo unico titolo di capocannoniere, mentre l'anno successivo raggiunse il suo massimo traguardo personale, venendo insignito (grazie al suo status di oriundo) del Pallone d'oro come miglior calciatore europeo: era la prima volta che il prestigioso riconoscimento veniva assegnato a un giocatore italiano (per quanto italo-argentino), nonché il primo successo assoluto per un calciatore juventino e militante nel campionato italiano.

Sívori fu l'ultimo elemento del Trio Magico a lasciare il club torinese, restando in bianconero fino al 1965 quando, a causa d'insanabili contrasti con l'allora allenatore Heriberto Herrera – di cui non sopportava la stretta disciplina –, decise di cambiare aria.

Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965 cedette quindi alle lusinghe del Napoli. Sívori arrivò a vestire la maglia azzurra grazie all'opera di Bruno Pesaola; l'allora presidente partenopeo Achille Lauro, per ottenere il suo cartellino, acquistò due motori navali per la sua flotta e pagò settanta milioni: quando arrivò in città, ad accogliere il giocatore ci furono migliaia di tifosi[23].

Qui, all'ombra del Vesuvio, formerà una coppia-gol tutta sudamericana assieme al brasiliano José Altafini. Col club campano vinse subito la Coppa delle Alpi nel 1966, e fu poi protagonista in Serie A con un terzo posto nello stesso anno[24], un quarto l'anno dopo[25] ed un secondo nel 1968[26].

Sívori all'epoca della militanza nel Napoli

Un infortunio al ginocchio destro durante una tournée del Napoli in Colombia, nell'estate del 1967, lo metterà a disposizione della squadra partenopea a mezzo servizio nelle ultime due stagioni; ciò, unito ad uno storico litigio con l'arbitro Fulvio Pieroni durante un Napoli-Juventus del 1º dicembre 1968 – culminato con un'espulsione e successivi sei turni di squalifica –, lo convinse definitivamente a concludere la propria carriera, a trentatré anni, decisione su cui già meditava da tempo[27].

Darà il suo commosso addio al calcio giocato, in televisione, il 21 dicembre 1968 durante la tredicesima puntata di Canzonissima, con un collegamento televisivo da Napoli[28].

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

L'Argentina e gli Angeli dalla faccia sporca[modifica | modifica wikitesto]

Sívori scese in campo per nazionale argentina, suo Paese d'origine, in 19 occasioni, collezionando 9 reti e vincendo il titolo continentale sudamericano nel 1957 – venendo al contempo eletto miglior giocatore dell'edizione[29].

Con altri fuoriclasse di quella squadra – Omar Corbatta, Humberto Maschio, Antonio Angelillo e Osvaldo Héctor Cruz – aveva formato nell'Albiceleste un gruppo destinato a rimanere nella memoria con il nome di Angeli dalla faccia sporca (appellativo mutuato dall'omonima pellicola del 1938) per l'aria da impertinenti scugnizzi che i cinque avevano sul campo e fuori.

Sívori (penultimo da sinistra) e gli Angeli dalla faccia sporca, perno dell'Argentina trionfatrice al Sudamericano 1957.

Invano, il terzetto con Angelillo e Maschio poté ricostituirsi nelle squadre di club italiane dalle quali i tre furono successivamente ingaggiati (mentre Sívori approdò a Torino, gli altri due si trovarono a giocare per la rivale di sempre della Juventus, l'Inter). Successivamente solo Angelillo, riuscirà negli anni sessanta a riconciliarsi calcisticamente (seppur brevemente) al fuoriclasse argentino: nel 1961, entrambi da oriundi, con la maglia azzurra, e nel 1967, con la casaca del Napoli, durante la tournée partenopea in Colombia, che vedrà Sívori protagonista del già citato grave infortunio.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Come accennato, nel 1961 Sívori vinse il Pallone d'oro e, in virtù della sua condizione di oriundo, dallo stesso anno poté essere impiegato nella nazionale di calcio italiana che partecipò ai Mondiali cileni del 1962 – dove fu penalizzato ancora una volta, secondo i giornalisti, dal suo carattere introverso[30].

Sívori nel 1962 con l'Italia, assieme all'altro oriundo Humberto Maschio.

Con la maglia della nazionale azzurra Sívori disputò in tutto 9 incontri, mettendo a segno 8 reti (di cui 4 contro Israele nel 1961).

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Per circa un decennio, subito dopo il ritito dal calcio giocato, Sívori si cimentò nel ruolo di allenatore nella natìa Argentina. Debuttò in panchina nel 1969 assumendo la guida del Rosario Central, club che guidò per un biennio. Nel 1972 prese poi le redini dell'Estudiantes, squadra che allenò brevemente fino al suo incarico da CT della nazionale. Dopo un quinquennio d'inattività, nel 1979 venne chiamato dal Racing Club, dove rimase per un anno. Dopo quest'ultima esperienza, non accettò più altre panchine.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Intervallato tra gli incarichi con le squadre di club, nel 1972 diventò commissario tecnico della nazionale argentina, con il compito di qualificare i biancocelesti ai futuri campionati mondiali in Germania Ovest (incarico delicato, in quanto l'Argentina aveva fallito il pass nel 1970). Ottenne la qualificazione ai danni di Paraguay e Bolivia, con 3 vittorie ed 1 pareggio.

Rimane celebre la mossa attraverso la quale – dovendo giocare due partite ravvicinate, una al livello del mare e l'altra ai 3650 m di quota di La Paz – allestì due nazionali "differenti": mentre la prima, formata dai giocatori titolari, si allenava agli ordini di Sívori a Buenos Aires e si recò ad Asunción dove pareggiò col Paraguay, la seconda (che venne definita "nazionale da montagna" o "nazionale fantasma"), formata da giocatori non convocati abitualmente, fu portata dal tecnico in seconda a prepararsi in segreto sulle Ande, per acclimatarsi in quota[31].

Sívori venne però allontanato nel 1974 dalla guida della nazionale, per divergenze con il presidente della federazione e per le sue scarse simpatie nei confronti di Juan Domingo Perón, rientrato in Argentina e tornato presidente in quel periodo. Sulla panchina dell'Albiceleste conta un ruolino di 16 gare, di cui 9 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte.

Apparizioni cinematografiche e televisive[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1965 la sua popolarità lo porta ad interpretare sé stesso nel film Idoli controluce di Enzo Battaglia, con Massimo Girotti e Valeria Ciangottini[32], cui seguirà nel 1970 la pellicola Il presidente del Borgorosso Football Club di Luigi Filippo D'Amico, con Alberto Sordi. Quando abbandonò il calcio giocato, la polemica con la classe arbitrale si trasferì dai campi di gioco alla televisione, e Sívori si dimostrò per lungo tempo competente ed apprezzato commentatore.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni di vita lasciò l'Italia per tornare a vivere in Argentina. Sposato con Maria Elena Casas, da lei ebbe tre figli: Néstor, Miriam e Humberto, quest'ultimo morto per un tumore nel giugno 1978, all'età di quindici anni. Morì il 17 febbraio 2005 nella sua casa di San Nicolás de los Arroyos – da lui chiamata La Juventus in omaggio al club italiano[33] –, a causa di un tumore al pancreas, all'età di sessantanove anni.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1954 Argentina River Plate PD 16 8 - - - - - - 16 8
1955 PD 23 11 - - - - - - 23 11
1956 PD 23 10 - - - - - - 23 10
1957 PD 1 0 - - - - - - 1 0
Totale River Plate 63 29 - - - - 63 29
1957-1958 Italia Juventus A 32 22 CI 8 9 - - - 40 31
1958-1959 A 24 15 CI 3 5 CC+CA 2+1 3+2 30 25
1959-1960 A 31 28 CI 4 3 CA 1 1 36 32
1960-1961 A 27 25 CI 1 2 CC 1 1 29 28
1961-1962 A 25 13 CI - - CC 5 2 30 15
1962-1963 A 33 16 CI 4 3 CdA 4 4 41 23
1963-1964 A 28 13 CI 2 1 CdF 4 0 34 14
1964-1965 A 15 3 CI 1 1 CdF 3 2 19 6
Totale Juventus 215 135 23 24 21 15 259 174
1965-1966 Italia Napoli A 33 7 CI 1 0 CM+CdA 1+4 0+1 39 8
1966-1967 A 20 2 CI 0 0 CdF 5 3 25 5
1967-1968 A 7 2 CI 0 0 CdF 0 0 7 2
1968-1969 A 3 1 CI 0 0 CdF+CdA 2+0 0 5 1
Totale Napoli 63 12 1 0 12 4 76 16
Totale carriera 341 176 24 24 33 19 398 219

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Argentina Argentina
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
22/01/1956 Montevideo Argentina Argentina 2 – 1 Perù Perù Coppa America 1956 1
29/01/1956 Montevideo Argentina Argentina 2 – 0 Cile Cile Coppa America 1956 -
05/02/1956 Montevideo Brasile Brasile 1 – 0 Argentina Argentina Coppa America 1956 -
15/02/1956 Montevideo Uruguay Uruguay 1 – 0 Argentina Argentina Coppa America 1956 -
28/02/1956 Città del Messico Perù Perù 0 – 0 Argentina Argentina Campionato Panamericano -
06/03/1956 Città del Messico Argentina Argentina 4 – 3 Costa Rica Costa Rica Campionato Panamericano 3
11/03/1956 Città del Messico Argentina Argentina 3 – 0 Cile Cile Campionato Panamericano 1
13/03/1956 Città del Messico Messico Messico 0 – 0 Argentina Argentina Campionato Panamericano -
18/03/1956 Città del Messico Argentina Argentina 2 – 2 Brasile Brasile Campionato Panamericano 1
01/07/1956 Montevideo Uruguay Uruguay 1 – 2 Argentina Argentina Coppa Atlantica -
15/08/1956 Asunción Paraguay Paraguay 0 – 1 Argentina Argentina Coppa Chevallier Boutell -
19/08/1956 Buenos Aires Argentina Argentina 1 – 0 Cecoslovacchia Cecoslovacchia Amichevole -
05/12/1956 Rio de Janeiro Brasile Brasile 1 – 2 Argentina Argentina Coppa Raúl Colombo -
17/03/1957 Lima Argentina Argentina 3 – 0 Ecuador Ecuador Coppa America 1957 1
20/03/1957 Lima Uruguay Uruguay 0 – 4 Argentina Argentina Coppa America 1957 -
28/03/1957 Lima Cile Cile 2 – 6 Argentina Argentina Coppa America 1957 1
03/04/1957 Lima Argentina Argentina 3 – 0 Brasile Brasile Coppa America 1957 -
06/04/1957 Lima Perù Perù 2 – 1 Argentina Argentina Coppa America 1957 1 11º Titolo
09/04/1957 Lima Perù Perù 1 – 4 Argentina Argentina Amichevole -
Totale Presenze 19 Reti 9
Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale - Italia Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
25/04/1961 Bologna Italia Italia 3 – 2 Irlanda del Nord Irlanda del Nord Amichevole 1
24/05/1961 Roma Italia Italia 2 – 3 Inghilterra Inghilterra Amichevole 1
15/06/1961 Firenze Italia Italia 4 – 1 Argentina Argentina Amichevole 2
15/10/1961 Tel Aviv Israele Israele 2 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1962 -
04/11/1961 Torino Italia Italia 6 – 0 Israele Israele Qual. Mondiali 1962 4
05/05/1962 Firenze Italia Italia 2 – 1 Francia Francia Amichevole -
13/05/1962 Bruxelles Belgio Belgio 1 – 3 Italia Italia Amichevole -
31/05/1962 Santiago del Cile Italia Italia 0 – 0 Germania Ovest Germania Ovest Mondiali 1962 - 1º Turno -
07/06/1962 Santiago del Cile Italia Italia 3 – 0 Svizzera Svizzera Mondiali 1962 - 1º Turno -
Totale Presenze 9 Reti 8

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Sívori e il Pallone d'oro vinto nel 1961, il primo per un giocatore della Juventus nonché italiano e militante in una squadra della Serie A.

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

River Plate: 1955, 1956, 1957
Juventus: 1957-1958, 1959-1960, 1960-1961
Juventus: 1958-1959, 1959-1960, 1964-1965

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Juventus: 1963
Napoli: 1966

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Argentina: 1957

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1957
1959-1960 (28 gol)
1961
2004

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b 1961 - Omar Sivori, puntosport.net.
  2. ^ Guido Vaciago, L’Avvocato era avanti: twittava già 50 anni fa... in Tuttosport, 24 gennaio 2013.
  3. ^ a b c d e f g h i Breve il mondiale felice di Sivori, inventore del football impossibile in La Stampa Sera, 6 marzo 1990. URL consultato il 15 ottobre 2013.
  4. ^ a b Perugino, pag. 16
  5. ^ La partita fu la ripetizione della sfida di campionato del 16 aprile 1961, che era stata vinta 2-0 a tavolino dall'Inter per via di un'invasione a bordo campo del pubblico presente all'interno dello Stadio Comunale di Torino. La Juventus presentò ricorso contro la decisione, che il successivo 3 giugno venne accolto dalla Commissione di Appello Federale della FIGC, la quale annullò la vittoria a tavolino dei nerazzurri e dispose di rigiocare il match; con le due formazioni in lotta per lo scudetto, la decisione sancì de facto la vittoria del titolo italiano da parte dei bianconeri. In segno di protesta, nella ripetizione del 10 giugno la società milanese fece scendere in campo la sua formazione Primavera; nonostante la squadra torinese non volesse infierire più di tanto sui giovani interisti, Sívori – intento a inseguire quel Pallone d'oro che avrebbe poi conquistato alla fine dell'anno – volle ugualmente segnare quante più reti possibili, cfr. Mario Gherarducci, Boniperti e quel 9-1 all'Inter: «Fu Sivori a voler infierire» in Corriere della Sera, 25 ottobre 2001.
  6. ^ (EN) Karel Stokkermans, World - Player of the Century, rsssf.com, 30 gennaio 2000.
  7. ^ (EN) Karel Stokkermans, South America - Player of the Century, rsssf.com, 30 gennaio 2000.
  8. ^ (EN) Karel Stokkermans, Argentina - Player of the Century, rsssf.com, 30 gennaio 2000.
  9. ^ Omar Sivori, Enciclopedia Treccani.
  10. ^ Corrado Stajano, Sivori e altri eroi, il vizio del calcio in Corriere della Sera, 12 aprile 2010, p. 29.
  11. ^ I miti del calcio: Omar Sivori, TuttoCalciatori.net, 8 marzo 2013.
  12. ^ Sivori, la rabbia dell'oriundo Che mafia, si sospetta di tutti: il calcio rischia di morire, la Repubblica.it, 8 marzo 2013.
  13. ^ a b (ES) RSSSF.com
  14. ^ Paolo Bertoldi, A dieci minuti dal termine l'inizio dei movimentati incidenti in La Stampa, 26 marzo 1962. URL consultato il 15 ottobre 2013.
  15. ^ a b Sivori:fuga da Napoli. URL consultato il 15 ottobre 2013.
  16. ^ RSSSF.com
  17. ^ RSSSF.com
  18. ^ a b Argentina mourns lost son Sivori, BBC.co.uk, 29 giugno 2007.
  19. ^ a b Chiesa, 58-59
  20. ^ Sivori Omar Enrique, juworld.net.
  21. ^ Omar Enrique Sivori, myjuve.it.
  22. ^ Omar Enrique Sivori - Palmarès, myjuve.it.
  23. ^ Carratelli, p.167
  24. ^ Carratelli, p.164
  25. ^ Carratelli, p.168
  26. ^ Carratelli, p.172
  27. ^ La Stampa, 28 dicembre 1967, pagina 11 archiviolastampa.it
  28. ^ Video del suo addio al calcio giocato su YouTube
  29. ^ (EN) Martín Tabeira, Copa América Best Players, rsssf.com, 19 luglio 2007.
  30. ^ Gazzetta dello Sport, 28 settembre 1962, pagina 3
  31. ^ Paolo Galassi; Filippo Fiorini, L'ultima magia di Sivori: la strana storia della nazionale fantasma in gazzetta.it, 15 febbraio 2013.
  32. ^ Il Calcio e il ciclismo illustrato, numero 26, 27 giugno 1965, pagina 17
  33. ^ Perugino, pag. 21

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (ES) Elías Perugino, Homenaje: Omar Sivori in El Gráfico, nº 4336, 4 marzo 2005.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Tredicesima puntata: Milan e Juve, rivoluzione vincente, da Calcio 2000, febbraio 2003, pp. 48-65.
  • Mimmo Carratelli, La grande Storia del Napoli, Gianni Marchesini Editore, ISBN 978-88-88225-19-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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