Paolo Mazza
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| Dati biografici | ||
| Nome | Paolo Mazza | |
| Nato | 1901 Vigarano Mainarda (FE) |
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| Paese | ||
| Nazionalità | ||
| Morto | 31 dicembre 1981 Ferrara |
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| Dati agonistici | ||
| Disciplina | Calcio | |
| Ruolo | Allenatore | |
| Il simbolo → indica un trasferimento in prestito | ||
Paolo Mazza (Vigarano Mainarda, 1901 – Ferrara, 31 dicembre 1981) è stato un allenatore di calcio e dirigente sportivo italiano.
La carriera di questo straordinario personaggio è legata prevalentemente alla Spal e comunque al grande calcio degli anni Cinquanta e Sessanta.
Indice |
[modifica] Calciatore ed allenatore
Paolo Mazza nasce a Vigarano Mainarda ma si trasferisce giovanissimo a Portomaggiore, comune del medio ferrarese, agli inizi del secolo scorso e pare destinato ad una importante carriera da elettricista, attività alla quale si dedica fin da giovanissimo. A Mazza però piace il calcio e gioca, senza grande successo, nella squadra di Portomaggiore, la Portuense. Con la compagine rossonera milita negli anni '20 e Trenta in campionati minori e, una volta dismessa la maglia da calciatore, ne diviene allenatore in serie C.
La svolta avviene nel 1936 quando viene chiamato per la prima volta ad allenare la Spal caduta in serie C. Mazza la condurrà al terzo posto sfiorando la promozione in serie B e tornerà nella medesima società nel 1939 ad allenarla. Nel frattempo la Spal aveva mutato il proprio nome in A.C. Ferrara. Nel dopoguerra Mazza - che nel frattempo ha strutturato la sua impresa impiantistica - diviene prima direttore sportivo della rinata Spal e successivamente, nel 1946, presidente della società.
[modifica] Presidente
A cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta Mazza valorizza numerosi giovani calciatori fino a quel momento sconosciuti e nel 1948 vende alla Lazio De Lazzeri, Montanari ed il portiere Brandolin mentre alla Fiorentina cede il capocannoniere Pandolfini - 20 reti in nel girone B della serie B e che successivamente giocherà 21 partite segnando 9 reti in Nazionale della quale divemme, per un periodo, il capitano - che quindi spiccano il volo in serie A. L'anno successivo è il turno di Attilio Frizzi che con 25 goals è nuovamente capocannoniere e passa quindi, per una cifra molto consistente, al Torino e Valli al Como.
Il 1952 tocca a Nesti - anche lui come il compaesano Pandolfini lasciato perdere dalla Fiorentina - vhe passa all'Inter. Successivamente Nesti andrà in Nazionale e nella squadra nerazzurra giocherà 123 partite di campionato vincendo 2 scudetti. Sempre nel 1952 Marzani va al Torino.
Queste vendite erano state precedute anni prima dal clamoroso trasferimento a Torino - versante bianconero della Juventus - di Astorri. Questa cessione fu il prototipo dell'idea che Mazza aveva degli affari; Astorri era stato acquistato per 25 mila lire dallo Schio, poi la guerra lo aveva bloccato e nessuno riteneva potesse tornare ad esprimersi ad alti livelli. Mazza invece credette nelle sue doti di centravanti potente e nel suo pieno recupero, dopo un ottimo campionato venne ceduto alla Juve nel 1946 per circa 2 milioni. Astorri approdò in Serie A quando aveva ormai 26 anni, segnerà 52 goals in 6 campionati disputati nella massima serie. Sempre dallo Schio era giunto Ballico che 1947 era passato alla Sampdoria e assieme alla sua cessione, nello stesso anno, vi era stata quella di un altro portiere: Nuciari. Nuciari passa alla Triestina, squadra dove nel 1950 finiranno anche Ciccarelli e De Vito pagati tutti profumatamente.
[modifica] Il ritorno in serie A
Nel 1951 con Mazza presidente la Spal ritorna trionfalmente in serie A, la prima volta da quando era stato istituito nel 1929 il girone unico, con una squadra incredibile guidata da Antonio Janni, che inanella 20 risultati utili consecutivi di cui 18 vittorie.
Nel 1953 Mazza compie due sensazionali colpi di mercato vendendo al Napoli Bugatti per 55 milioni ed alla Lazio Fontanesi per 40. Viene inoltre ceduto al Genoa il danese Nils Bennike. Questi ulteriori movimenti di mercato sconcertano i presidenti dei grandi clubs e Mazza acquista la fama di uomo dotato di intuito eccezionale, in grado di fiutare grandi campioni e di riuscire nel giro di poco tempo, dopo averli acquistati per pochi soldi, a rivenderli per cifre astronomiche che gli consentono di mantenere la Spal in serie A per tredici anni consecutivi. Si consacra quindi la leggenda del Mago di campagna, che acquista sconosciuti in giro per l'Italia per farli diventare grandi calciatori.
Sempre in nella prima metà degli anni Cinquanta lancia e cede successivamente calciatori del calibro di Olivieri alla Lazio per approdare successivamente all'Atalanta, Dell'Innocenti all'Udinese, Bernardin - che nel 1954 passa all'Inter per 70 milioni oltre al cartellino di Pietro Broccini e Sergio Morin - e molti altri ancora.
Mazza fu pertanto un protagonista della compravendita dei calciatori in un mercato, quello degli anni Cinquanta, ancora pionieristico rispetto ai grandi fasti e clamori di quello odierno. Contibuì pertanto a modernizzarlo e assieme a Renato Dall'Ara presidente del Bologna, ed il principe Raimondo Lanza di Trabia, presidente del Palermo, divenne il vero inventore del calcio mercato che, a partire dalla fine degli anni Cinquanta ebbe a Milano una sede fissa.
Nel 1959 Mazza portò a Ferrara un calciatore giudicato ormai finito, l'argentino Oscar Massei e lo trasformò da centravanti in regista facendolo diventare l'idolo dei tifosi spallini ed il simbolo della Spal degli anni Sessanta che con 210 partite in serie A detiene, assieme ad Lucchi il record di presenze spalline nella massima serie e con 47 reti ne è il capocannoniere.
Ma Mazza a Ferrara portò anche altri giocatori all'apparenza agli sgoccioli della propria carriera o in fase ritenuta declinante, che vissero invece nella città estense una seconda giovinezza come il grande Cervato, Rancilio, Trevisani, Cominelli, Bertocchi, Biagiotti, Guaita, Carlini, Pellicari, Colombi, Dal Pos, Badiali, Quaresima, Delfrati, l'ungherese Vinyei, gli svedesi Lofgren, Sandell e Ekner, il turco Bülent, il danese Ørnvold, Mialich, Cappa, Titta Rota, Villa, Ganzer e l'ex viola Vitali. Successivamente con Mazza giungeranno a Ferrara alla soglia dei trent'anni anche Bagnoli, Muzzio, Bean e Bianchi, lasciando anch'essi dietro di loro un ottimo ricordo.
[modifica] Ultimi anni
Il primo ciclo della Spal in serie A si chiude nel 1964 ed in quei 13 anni Mazza sforna nuovi campioni come, fra i tanti, Busnelli, Castoldi, Costantini, Zaglio, Carpanesi, Picchi, Bozzao, Novelli, Malatrasi, Morbello, Balleri, Gori, Bigon, Dell'Omodarme, Morin, Di Giacomo, Bui, Micheli, Corelli, Gasperi, Rozzoni, Muccini, Olivieri, Reja, Galli, Pasetti, Innocenti, Reif, Giovanni Improta e Capello, prelevato dal Pieris proprio da Mazza che riuscì ad anticipare Giuseppe Viani che lo voleva portare al Milan. Capello, acquistato per 2 milioni di lire, venne rivenduto nel 1968 alla Roma per 250 milioni.
Dopo un anno di purgatorio la Spal di Mazza torna nel 1965 in serie A dove rimarrà sino al 1968. Poi un'ulteriore retrocessione in serie C dove la Spal resterà sino al 1973 per tornare fra i cadetti con Mario Caciagli allenatore e Franco Pezzato cannoniere. Mazza resterà presidente della Spal sino al 1976 quando, in modo poco elegante, verrà estromesso dalla società.
In questi ultimi anni anni Mazza comunque riuscirà a lanciare Renato Cipollini, Giuliano Bertarelli, Roberto Marconcini, Domenico Parola, Paolino Stanzial, Gianfranco Casarsa, Oscar Righetti, Ruben Buriani, Bruno Zanolla, Giuliano Musiello, Ugo Tosetto, Luigi del Neri e Sergio Domini. Inoltre, nonostante i rapporti fra i due fossero pessimi e Mazza l'avesse brutalmente scaricato, al Rovereto, al presidente spallino va comunque il merito di aver scoperto un altro friulano di talento: Ezio Vendrame.
[modifica] La Nazionale e gli incarichi federali
Occorre ricordare che Mazza, attraverso anche la solida alleanza stabilita con Giuseppe Pasquale - ferrarese, già membro di due commissioni tecniche che dal 1954 al 1958 ressero le sorti della Nazionale e che poi fu presidente della Federcalcio dal 1961 al 1966 - ricoprì numerosi incarichi federali. Tra questi ricordiamo la vicepresidenza della Lega Calcio e la prestigiosa occasione di guidare, assieme a Giovanni Ferrari, la Nazionale Azzurra che risultò esclusa dopo la prima fase eliminatoria, ai Mondiali di Calcio del Cile nel 1962. Quest'ultima avventura fu segnata dall'arbitraggio, rimasto tristemente famoso, dell'inglese Aston in quella che venne definita, non senza ragione, come la "Battaglia di Santiago". Il suo bilancio come CT resta comunque ragguardevole: su 5 partite 3 vittorie, 1 pareggio e un'unica sconfitta, quella con il Cile appunto, che gli fece dire amaramente "Me ne vado pur senza aver perso". L'occasione di guidare la Nazionale, in coppia con Giuseppe Viani, era per la verità già stata prospettata a Mazza alcuni anni prima, ma egli rifiutò apparentemente per volersi dedicare alla Spal, ma forse perché non voleva affiancarsi allo scomodo Viani, preferendo successivamente il tandem con il ben più accomodante Ferrari. Curiosamente con Mazza e Ferrari avrebbe dovuto sedere sulla panchina azzurra anche Helenio Herrera che prima accettò l'incarico ma successivamente, per le differenze caratteriali con Mazza e la sua riluttanza nell'accettare condizionamenti, rifiutò. Mazza è stato anche, nel 1965, selezionatore dei 2 incontri che la rappresentativa italiana di Serie B ha giocato in quell'anno.
[modifica] I giornalisti e gli appellativi
Il carattere schivo di Mazza non sempre favorì i suoi rapporti con la stampa, tuttavia i giornali prima e la radio e la televisione poi, si occuparono molto spesso di lui. Grazie alla sua abilità nello scoprire giovani talenti fu soprannominato in diversi modi dalla stampa sportiva: iniziò Gianni Reif che su Guerin Sportivo lo battezzò prima il Presidente di campagna, per evidenziare le sue origini che però cozzavano con la sua abilità, ma ben presto Reif ripiegò sul più appropriato Il Mago di campagna - definizione che gli restò addosso per tutta la vita -, in contrapposizione al ben più celebrato Helenio Herrera, detto a sua volta Il mago, con il quale non aveva grandi rapporti personali per le già citate differenze caratteriali. Altri appellativi furono coniati da Gianni Brera, che sulla Gazzetta dello Sport lo dipinse come Il Rabdomante, poi fu la volta di Alfeo Biagi che su Stadio lo definì Il Drago, altri ancora lo chiamarono Il Presidentissimo e Giordano Magri su il Resto del Carlino gli affibbiò il sopranome di Drogato del calcio.
[modifica] I rapporti con gli allenatori
Numerosi furono gli allenatori che con Mazza guidarono la Spal sapendo, fin dall'inizio, che la convivenza con lui sarebbe stata molto problematica visto che la formazione l'avrebbe comunque decisa il presidente e non l'allenatore - che Mazza, per dare il senso del ruolo centrale che voleva avere, si ostinava a chiamare preparatore attletico - in caso contrario non sarebbero rimasti a lungo. Bisogna ricordare che Mazza, in possesso del patentino di allenatore, andò anche per lunghi anni in panchina e nei suoi confronti, nel 1966, scattò l'espulsione da parte di Concetto Lo Bello che a Genova gli impedì di restare in panchina affiancando l'allenatore. Tra questi si ricordano Euro Riparbelli, Guido Testolina, Antonio Janni, Fioravante Baldi, Bruno Biagini, Luigi Ferrero, Giovan Battista Fabbri, Francesco Petagna, Serafino Montanari, Paolo Tabanelli, Giacomo Blason, Tito Corsi e Cesare Meucci. L'unico che seppe imporsi veramente senza essere cacciato fu Mario Caciagli. Mazza tenne Caciagli per tre anni soprattutto perché era entrato nella leggenda spallina per la calmorosa rimonta che seppe orchestrare nel 1973 con la conseguente promozione in Serie B, ma colse l'opportunità, al primo risultato avverso, di avvicendarlo e riprendere il controllo della squadra affidandola al più remissivo Guido Capello. Ovviamente Mazza non si avvalse mai di alcun Direttore Sportivo.
[modifica] Eventi particolari
Memorabili restano - nell'era Mazza - le vittorie da parte della Spal dello scudetto Primavera nel 1965 e di quello della De Martino nel 1968. Quei trofei vinti dalla Spal testimoniano la grande importanza che il suo presidente assegnò al vivaio giovanile, sino al punto da costruire a Ferrara il Centro Giovanile di Addestramento, esempio di incredibile lungimiranza poi imitato da clubs ben più importanti e facoltosi di quello emiliano.
Per meriti sportivi, Paolo Mazza venne anche insignito del titolo di Commendatore.
A seguito della sua morte gli venne intitolato, nel 1982, lo stadio di calcio di Ferrara e successivamente, in onore dei tanti ragazzi del vivaio lanciati da Mazza, la società biancoazzurra iniziò ad organizzare ogni anno a primavera, un torneo di calcio a lui dedicato.
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