Enzo Bearzot

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Enzo Bearzot
Enzo Bearzot.jpg
Enzo Bearzot con la maglia azzurra
Dati biografici
Nome Enzo Bearzot
Paese bandiera Regno d'Italia
Nazionalità bandiera Italia
Passaporto {{{Passaporto}}}
Altezza {{{Altezza}}} cm
Peso {{{Peso}}} kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità
Categoria
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo Allenatore (ex difensore, mediano)
Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club1
1946-1948 600px Azzurro e Bianco (Strisce).png Pro Gorizia 39 (2)
1948-1951 600px Nero e Azzurro (Strisce)2.png Inter 19 (0)
1951-1954 600px Azzurro e Rosso (Strisce).svg Catania 95 (5)
1954-1956 Flag - Garnet with white bull.svg Torino 65 (1)
1956-1957 600px Nero e Azzurro (Strisce)2.png Inter 27 (0)
1957-1964 Flag - Garnet with white bull.svg Torino 164 (7)
Nazionale
1955 Bandiera dell'Italia Italia 1 (0)
Carriera da allenatore
1964-1967 Flag - Garnet with white bull.svg Torino Giovanili
1968-1969 600px Bianco e Blu con giglio Giallo.png Prato
1969-1975 Bandiera dell'Italia Italia U-23
1975-1986 Bandiera dell'Italia Italia
Incontri disputati
Palmarès
W.Cup.svg  Mondiali di calcio
Oro Spagna 1982
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
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Dati agonistici
Specialità
Categoria
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Palmarès
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Dati agonistici
Specialità
Categoria
Record
Ranking º
Best ranking º
Ruolo
Società
Squadra
Ritirato
Carriera
Giovanili
Squadre di club
Nazionale
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Palmarès
 
«  Primo: Non prenderle! Secondo: è imperativo vincere! Terzo ... ?! Non c'è un terzo punto perché i primi due han già riassunto tutto! »
(Enzo Bearzot, battuta rilasciata nel pomeriggio del 5 luglio 1982, qualche ora prima della partita Italia-Brasile, vinta dall'Italia per 3-2.)

Enzo Bearzot (Aiello del Friuli, 26 settembre 1927Milano, 21 dicembre 2010) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore o mediano. Ha guidato la Nazionale italiana Campione del mondo al Campionato mondiale di calcio 1982, vinto dagli Azzurri.

Soprannominato Vecio (vecchio),[1] detiene il record di panchine da Commissario Tecnico della Nazionale italiana: guidò l'Italia 104 volte, dal 27 settembre 1975 al 18 giugno 1986. È morto il 21 dicembre 2010 a Milano all'età di 83 anni, 42 anni esatti dopo un altro C.T. storico della Nazionale italiana: Vittorio Pozzo.[2]

Indice

[modifica] Carriera

Enzo Bearzot capitano del Torino

[modifica] Giocatore

Dopo aver iniziato a giocare come mediano-difensore nella squadra di Aiello del Friuli, suo paese natale, nel 1946 si trasferì alla Pro Gorizia, in Serie B. Nel 1948, dopo 39 presenze e 2 gol, viene notato e acquistato dall'Inter. Qui in 3 stagioni gioca solo 19 partite (fece il suo esordio in maglia nerazzurra il 21 novembre 1948 nella partita vinta 3-1 contro il Livorno in campionato) e così nel 1951 si trasferisce al Catania.

In 3 anni mette insieme 95 presenze e 5 reti e nel 1954 passa al Torino che mira a ritornare Grande dopo la Tragedia di Superga di 5 anni prima.[3]. In 2 stagioni da titolari gioca 65 volte mettendo a segno un gol. Nel 1956 torna all'Inter: in una stagione colleziona 27 presenze, l'ultima delle quali è una sconfitta per 3-2 a Bologna ottenuta il 9 giugno 1957.

L'anno dopo torna così al Torino. Qui, dopo 164 presenze e 7 gol, nel 1964 conclude la carriera da giocatore per intraprendere quella da allenatore. In totale ha disputato 251 partite nella massima serie. Da calciatore ottenne anche una presenza in Nazionale contro l'Ungheria, dove marcò il grande Puskas, che gli fece un gol. [4]

[modifica] Allenatore

L'edizione 1982-83 dell'album Calciatori Panini rese omaggio alla vittoria Mondiale della Nazionale guidata da Bearzot
Sandro Pertini si congratula con Enzo Bearzot per il successo degli Azzurri dopo la finale dei Mondiali di calcio in Spagna
Bearzot gioca a scopone scientifico sull'aereo presidenziale di ritorno dalla Spagna, in coppia con Franco Causio e contro Dino Zoff e Sandro Pertini

Al termine della sua carriera, nel 1964, iniziò l'apprendistato tecnico sulla panchina del Torino prima come preparatore dei portieri e poi da assistente di Nereo Rocco, poi di Edmondo Fabbri e, successivamente, nella stagione 1968-1969, divenne allenatore del Prato, in Serie C,[3] in sostituzione di Dino Ballacci da gennaio in poi.

In seguito entrò nei quadri federali, inizialmente come allenatore delle giovanili (Under-23 all'epoca) ma presto venne promosso ad assistente di Ferruccio Valcareggi nella Nazionale maggiore e quindi a vice del suo successore, Fulvio Bernardini.[3]

Nel 1975, dopo i Mondiali di Germania Ovest del 1974, fu nominato, grazie anche all'intervento di Gigi Peronace, commissario tecnico (condivise la panchina con Fulvio Bernardini fino al 1977[3]), fallendo le qualificazioni al Campionato europeo di calcio 1976. I primi frutti del suo lavoro iniziarono a vedersi ai Mondiali del 1978, terminati al quarto posto esprimendo il miglior gioco della manifestazione (alcuni la definirono una bella incompiuta), e nell'Europeo casalingo del 1980, nel quale raggiunse la medesima posizione.[3]

Al Mondiale di Spagna nel 1982, nonostante una pesante critica da parte dei giornalisti (che lo portò a introdurre la novità del silenzio stampa[5]), causata anche dai modesti risultati nella prima fase e da alcune scelte controverse,[6] riuscì a portare la Nazionale sul tetto del mondo, entrando nella storia per rimanerci sempre, grazie anche a una preparazione morale, basata sulla forza del gruppo, oltre che tecnica.[6]

Dopo il Mondiale vinto, non riuscì a qualificarsi all'Europeo,[7] dimettendosi infine dopo il Campionato mondiale di calcio 1986, nonostante avesse un contratto fino al 1990.[8]

L'11 luglio 1993 festeggiò nel migliore dei modi l'undicesimo anniversario del titolo mondiale: quel giorno era alla guida della Nazionale italiana master (una rappresentativa di vecchie glorie fra cui molti campioni del 1982) che vinse il titolo mondiale di categoria a Trieste contro l'Austria, dopo aver sfidato anche il Brasile nella quinta edizione del campionato mondiale di calcio over 35.[9]

Detiene il record di panchine azzurre: 104, davanti alle 97 di Vittorio Pozzo.[10]

La nazionale di Bearzot rimane finora l'unica spedizione italiana priva di oriundi ad aver conquistato un mondiale.

Dal 2002 al 2005 è stato presidente del Settore Tecnico della Federazione Italiana Giuoco Calcio.[3]

Nel luglio 2003 un gruppo di deputati della Casa delle Libertà propose la nomina di Enzo Bearzot a senatore a vita in quanto «Ha sempre difeso l'etica dello sport», secondo quanto scritto nella richiesta a Carlo Azeglio Ciampi.[11]

[modifica] Curiosità

  • È citato nella canzone Nuntereggae più di Rino Gaetano.
  • È citato nella canzone Guardia '82 di Brunori Sas.
  • Era uno dei soggetti preferiti nelle imitazioni di Gigi Sabani, che - durante una puntata di Fantastico nel 1982 disse: «Mi presento: mi chiamo Enzo Bearzot e sono la prova provata che l'uomo discende dalla scimmia». L'imitatore a fine puntata si scusò, ma Bearzot non se l'era presa affatto.

[modifica] Statistiche

[modifica] Cronologia presenze e reti in nazionale

[modifica] Palmarès

[modifica] Allenatore

[modifica] Nazionale

Italia: 1982

[modifica] Onorificenze

Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Merito sportivo»
— Roma, 25 ottobre 1982. Di iniziativa del Presidente della Repubblica[12].

[modifica] Note

  1. ^ L'Italia piange Enzo Bearzot sportmediaset.mediaset.it
  2. ^ «È morto Enzo Bearzot, Addio al c.t. di Spagna '82». gazzetta.it, 21 dicembre 2010. URL consultato in data 21 dicembre 2010.
  3. ^ a b c d e f Maurizio Ternavasio. «Enzo Bearzot compie 80 anni». La Stampa, 25 settembre 2007. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  4. ^ UNGHERIA - ITALIA in FIGC. URL consultato il 30 novembre 2010.
  5. ^ Massimo De Marzi. «Calcio in silenzio stampa, chi ci rimette? Protagonisti “muti”: i primi furono gli azzurri di Bearzot, ora è di moda tra i grandi club». L'Unità, 11 gennaio 2003, p. 19. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  6. ^ a b «E' morto Enzo Bearzot». Il Giornale dello Sport, 21 dicembre 2010. URL consultato in data 21 dicembre 2010.
  7. ^ Flavio Suardi. «1984: trionfa la Francia di Platini». Il Sole 24 ORE. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  8. ^ «Il Mondiale delle panchine abbandonate». La Repubblica, 22 giugno 1986, p. 32. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  9. ^ Roberto Perrone. «Vecchi azzurri tornati bambini». Corriere della Sera, 12 luglio 1993, p. 27. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  10. ^ (EN) Italian national team coaches in Rec.Sport.Soccer Statistics Foundation. URL consultato il 5 febbraio 2010.
  11. ^ «Enzo Bearzot senatore a vita Lo propone un gruppo di deputati». Corriere della Sera, 23 luglio 2003, p. 41. URL consultato in data 5 febbraio 2010.
  12. ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana Bearzot Sig. Enzo

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

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