Atalanta Bergamasca Calcio

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Atalanta B.C.
Calcio Football pictogram.svg
Logo Atalanta Bergamo.svg
Orobici, la Dea, Nerazzurri
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Azzurro e Nero (Strisce).png Nero e azzurro
Simboli dea Atalanta
Inno Dea
Roby Facchinetti
Dati societari
Città Bergamo
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1907
Presidente Italia Antonio Percassi
Allenatore Italia Stefano Colantuono
Stadio Atleti Azzurri d'Italia
(24 726 posti)
Sito web www.atalanta.it
Palmarès
Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Ali della Vittoria.png
Titoli nazionali 5 Campionati di Serie B
1 Prima Divisione
1 Campionato di Serie C1
Trofei nazionali 1 Coppe Italia
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Atalanta Bergamasca Calcio, nota anche semplicemente come Atalanta, è una società calcistica italiana con sede nella città di Zingonia, provincia di Bergamo, fondata nel 1907.[1]

Con 54 campionati di Serie A a girone unico disputati, l'Atalanta è la squadra col maggior numero di partecipazioni alla massima serie fra le rappresentanti di città non capoluogo di regione, ed è perciò considerata la "Regina delle Provinciali".[2] È inoltre la squadra che ha disputato più campionati di massima serie fra quelle che non si sono mai aggiudicate uno scudetto, la squadra con più vittorie all'attivo in un campionato di secondo livello del calcio italiano (6 successi, a pari merito col Genoa) e più promozioni nella massima serie (13 volte).[1][3]

Raggiungendo la semifinale di Coppa delle Coppe nel 1988, quando militava in Serie B, diventa la seconda e ultima squadra europea che ha ottenuto il miglior risultato di sempre nelle coppe europee giocando in un campionato cadetto, dopo il Cardiff City nel 1968.[4] Il club è undicesimo su 63 squadre nella classifica perpetua della Serie A dal 1929.[5]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma.

Agli albori del calcio[modifica | modifica sorgente]

L'Atalanta della stagione 1913-14

L'Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla Giovane Orobia (nata nel 1901). La prima società di calcio a Bergamo fu il Foot Ball Club Bergamo, fondato da emigranti svizzeri nel 1903, che prese parte a campionati lombardi F. I. F. fino al 1910 (dal 1909-10 campionati FIGC).

Fondata il 17 ottobre 1907 dagli studenti liceali Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici "Atalanta", l'Atalanta deriva il suo nome dall'omonima eroina della mitologia greca.[6] Nel 1913 la società crea la propria sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914, all'atto dell'inaugurazione e collaudo del campo di gioco.[7]

Il primo campo, situato a Bergamo in via Maglio del Lotto, provvisto di una tribuna con 1000 posti a sedere, era a ridosso della ferrovia, tanto che all'inaugurazione nel maggio 1914 un treno in fase di ingresso in stazione rallentò ulteriormente per permettere ai viaggiatori di assistere ad alcune fasi della partita.[8]

Nella stagione 1914-1915 partecipa alle eliminatorie del campionato di Promozione lombarda, classificandosi seconda nel girone B e riportando un lusinghiero quarto posto nel girone finale.[9]

Dopo la sospensione dell'attività dovuta allo scoppio della Prima guerra mondiale, la società ripartì di slancio impegnandosi alla ristrutturazione di un vecchio ippodromo caduto in disuso, la Clementina, in zona Daste vicino al confine con il comune di Seriate, per affrontare nel migliore dei modi l'ammissione alla Prima Categoria, massima categoria FIGC dell'epoca.[10]

Nel frattempo, nel 1911 la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma aveva assorbito il Football Club Bergamo e nel marzo 1913 aveva iniziato l'attività ufficiale, a sua volta nel campionato di Promozione.

La rivalità tra Bergamasca ed Atalanta crebbe progressivamente fino ad esplodere nel 1919, quando la FIGC impose una sola squadra nel campionato di Prima Categoria alla città di Bergamo: per decidere chi dovesse prendere quel posto, venne organizzato uno spareggio secco in campo neutro tra le due compagini.[11]

Dopo aver battuto per 2-0 i concittadini della Bergamasca nella sfida disputata a Brescia il 5 ottobre 1919,[12] l'Atalanta si guadagna così l'accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-20, dove si classifica terza nel girone B Lombardo, dietro a Milan ed Enotria Goliardo.

Nel febbraio 1920, dopo un'assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma, poi semplificata nell'attuale Atalanta Bergamasca Calcio[13]. Come divisa ufficiale vengono adottati i colori nero (portato in dote dalla precedente maglia dell'Atalanta, che era bianco-nera) ed azzurro (dalla Bergamasca, che aveva una colorazione bianco-blu).[14]

Tuttavia, dissidi tra alcuni componenti dei due gruppi dirigenti si rivelano insanabili, tanto da costringere Umberto Battaglia, dirigente e calciatore della vecchia Bergamasca, ad operare una scissione per ricostituire, a distanza di qualche mese dalla fusione, la nuova Unione Sportiva Bergamasca, che avrà breve durata in quanto sciolta nel 1923 per problemi economici.

Le prime sfide[modifica | modifica sorgente]

Atalanta-Dominante Genova, 23 dicembre 1928, inaugurazione stadio Mario Brumana

Nel primo campionato dopo la fusione, i bergamaschi arrivano al quarto posto nel girone E della Lombardia nel campionato di Prima Divisione; l'anno seguente, invece, riescono ad arrivare al terzo posto nel girone vinto dalla Cremonese, nell'ambito del campionato FIGC (quell'anno infatti a causa della formazione della CCI, scioltasi l'anno seguente, si disputarono infatti due distinti campionati di massima serie); a fine campionato, i bergamaschi affrontano per la prima volta nella loro storia una squadra straniera, pareggiando 2-2 un amichevole giocata contro gli svizzeri dell'Aarau.[15]

L'anno seguente i bergamaschi riescono nell'impresa di vincere il loro girone di Seconda Divisione, senza tuttavia ottenere l'ammissione alla categoria superiore per via di una ristrutturazione dei campionati da parte della Federazione: nonostante questo, l'Atalanta riceve una coppa del Comitato Regionale per la vittoria del suo girone, e viene ammessa alle finali nazionali, perse contro il Carpi a seguito di un pareggio per 0-0 in casa e di una sconfitta per 2-0 in trasferta nella partita di ritorno.[16] Dopo un'ulteriore annata in Seconda Divisione, chiusa con un terzo posto nel suo girone, l'Atalanta rischia la retrocessione nella stagione 1924-1925, quando arriva terzultima alla pari con Trevigliese e Canottieri Lecco, salvandosi solo al termine di un doppio vittorioso spareggio.

Nel 1925 assume Cesare Lovati (ex giocatore del Milan e della Nazionale italiana) come primo vero allenatore professionista della sua storia, ed ingaggia i primi due stranieri della sua storia: si tratta degli ungheresi Gedeon Eugen Lukács e Jeno Hauser, rispettivamente centravanti e mezzala. Lukacs metterà a segno 13 gol in 20 partite risultando il capocannoniere della squadra, mentre Hauser non riuscirà ad ambientarsi, segnando comunque 7 gol in 19 partite; i bergamaschi chiudono al terzo posto in classifica a tre punti dalla Biellese capolista, migliorando quindi sensibilmente il loro piazzamento rispetto a quello dell'anno precedente, mancando però l'accesso alla categoria superiore. A fine stagione la Federazione riduce da due a uno il numero di stranieri tesserabili, e l'Atalanta rimanda in Ungheria Hauser, decidendo di puntare su Lukacs per il nuovo campionato di Prima Divisione (corrispondente in realtà alla vecchia Seconda Divisione a causa della creazione del campionato di Divisione Nazionale come massimo livello), che ripaga la fiducia accordatagli segnando 20 gol in 18 partite, che consentono alla squadra di conquistare 26 punti in 18 gare, arrivando così seconda ad un solo punto dalla Pro Patria vincitrice del girone.[17]

Nel tentativo di ottenere la promozione in Divisione Nazionale, nel 1928 arrivano a Bergamo il primo allenatore straniero della storia neroazzurra (l'ungherese Imre Payer) ed il primo massaggiatore (Leone Sala);[18] deve invece lasciare la squadra Lukacs, a causa del blocco degli stranieri imposto dalla FIGC.

Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito uno stadio molto più grande di quello della Clementina, intitolato all'eroe fascista Mario Brumana. In quei tempi venne considerato uno dei più belli in assoluto in Italia, con due tribune contrapposte, di cui una addirittura coperta. Quello stadio, dopo ampliamenti ed adattamenti è tuttora utilizzato con il nome "Atleti Azzurri d'Italia" anche se, per la verità, ora dimostra tutti i suoi anni, tant'è che è al centro di un annoso dibattito sull'eventualità di un totale restyling o di un suo pensionamento con conseguente costruzione di un nuovo impianto.[19][20] Nel 1929-30, con l'istituzione del campionato a girone unico, l'Atalanta, fallita l'ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-1929, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B, organizzato per la prima volta in quella stagione.

Seguono campionati in cui la squadra milita nel campionato cadetto, sfiorando più volte la promozione in massima serie; in questi anni con la maglia nerazzurra si distinguono Vittorio Casati, tuttora recordman di presenze in Serie B con la maglia dell'Atalanta con 202 presenze (lascia la squadra nel 1936 per fare il militare nella Guerra di Etiopia), Francesco Simonetti (in seguito anche viceallenatore della squadra negli anni cinquanta) e Luigi Tentorio, che negli anni sessanta avrebbe ricoperto varie cariche in società, entrando anche a far parte per diversi anni della Commissione Tecnica della Nazionale.

Un sussulto lo si ha al termine della stagione 1932-1933, quando, per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato. Ne seguirà una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, l'elemento più rappresentativo, all'Ambrosiana-Inter. Come vedremo il privarsi dei “pezzi pregiati” per sanare il bilancio, negli anni seguenti diventerà una costante per i neroazzurri.

L'arrivo in massima serie[modifica | modifica sorgente]

Dopo diversi altri campionati di B chiusi a metà classifica, finalmente nel 1936-37, con l'allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi (sette undicesimi della formazione titolare), raggiunge la Serie A in seguito al secondo posto conquistato nel campionato di serie B. La partita d'esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l'occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l'entusiasmo iniziale, si concluse con un'immediata retrocessione, con un penultimo posto in classifica, davanti solamente alla Fiorentina. Nell'estate seguente, la dirigenza cedette Giuseppe Bonomi alla Roma per una cifra sbalorditiva per l'epoca: 120.000 lire.

Una formazione dell'Atalanta nella stagione 1961-62

Ma il ritorno nella massima serie non si fece attendere, tant'è che dopo un buon piazzamento nel 1938-39, nel 1939-40 l'allora presidente Nardo Bertoncini affidò all'allenatore Ivo Fiorentini un'ottima squadra che centrò nuovamente la promozione in Serie A, a seguito del primo posto conquistato nel campionato di Serie B. L'anno successivo la squadra si toglie grandi soddisfazioni, rifilando tre gol a Juventus e Milan, sconfiggendo il Bologna Campione d'Italia in carica e classificandosi al 5º posto finale. L'Atalanta continua la sua esperienza in serie A, con alla guida l'allenatore ungherese Nehadoma, fino al 1942-1943, quando i campionati vengono sospesi per lo scoppio della seconda guerra mondiale.

I bergamaschi nel 1944 presero parte al Campionato Alta Italia, senza tuttavia riuscire a qualificarsi per la fase finale che avrebbe assegnato il titolo.

Al termine del secondo conflitto mondiale, il presidente Daniele Turani, con una cordata di personalità del tempo, mette mano al portafogli per risanare un buco nel bilancio della società e, alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar: solo il primo riuscì a disputare una buona stagione, mentre il secondo non incise in modo significativo sul rendimento della squadra, giocando solo 7 partite senza segnare alcun gol.

In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile. Il campionato 1947-48, ha una rilevanza storica: con il quinto posto l'Atalanta ottiene il suo miglior piazzamento di sempre in cent'anni di storia. L'allenatore è ancora Ivo Fiorentini, mentre si rivedono a Bergamo giocatori come Cominelli ed Fabbri che avevano fatto bene negli anni precedenti la guerra. La stagione è ricca di soddisfazioni, come le vittorie contro il Grande Torino, poi vincitore dello scudetto, il Milan, il Bologna e l'Inter (0-3 a San Siro). Trascinatori della squadra sono Severo Cominelli, Vittorio Schiavi e Edmondo Fabbri, con Casari e Mari convocati nella Nazionale Olimpica a Londra 1948, e Astorri capocannoniere della stagione. L'anno seguente, nonostante le buone premesse legate all'organico della stagione precedente confermato quasi in blocco, si rivela essere piuttosto difficile per la squadra neroazzurra, dato che la salvezza arriva solamente all'ultima giornata con la vittoria dello scontro diretto contro il Livorno; nel frattempo, il 6 marzo, Fiorentini aveva dato le proprie dimissioni, venendo sostituito dal direttore tecnico Carlo Carcano (con in panchina il terzino Alberto Citterio, che nell'1-1 contro il Bologna, arrivato subito dopo le dimissioni di Fiorentini, aveva avuto il doppio ruolo di giocatore e allenatore).

Il 17 giugno 1949 la squadra ragazzi guidata da Giuseppe Ciatto regala all'Atalanta il primo scudetto a livello giovanile della sua storia, vincendo la finale contro la Lazio grazie ad una doppietta dell'ala Antonio Caprioli.[21] In quella squadra sono titolari giocatori come Battista Rota e Livio Roncoli, che qualche anno più tardi saranno protagonisti in prima squadra.

Dopo la stagione precedente, la guida tecnica viene affidata a Giovanni Varglien (che sancirà il definitivo passaggio al "Sistema"). L'apertura al tesseramento fino a tre stranieri per squadra porta l'Atalanta all'acquisto dei danesi Jørgen Sørensen (futuro campione d'Italia con il Milan) e Karl Aage Hansen (poi ceduto alla Juventus grazie ad un blitz di Gianni Agnelli e a sua volta vincitore di uno scudetto), che vanno ad aggiungersi a Bertil Nordahl (fratello del più celebre giocatore del Milan Gunnar), in rosa già da una stagione. A sostituire il partente Mari (passato alla Juventus) arriva dai bianconeri Stefano Angeleri, rimasto recordman di presenze con la maglia dell'Atalanta per diversi anni, fino a quando non è stato superato da Gianpaolo Bellini. La squadra convince e diverte, vince 6-2 sul campo del Bologna alla prima giornata e per 3-1 in casa contro la Sampdoria la domenica successiva, trovandosi così in testa alla classifica dopo due giornate; in seguito, strapazza il Milan (5-2) e l'Inter (2-1) a Bergamo, anche se un leggero calo nel finale di stagione compromette una classifica fino a quel momento ottima: la squadra bergamasca chiude tuttavia il campionato all'ottavo posto in classifica, con 40 punti e 66 gol totali realizzati, con tre giocatori in doppia cifra: Hansen (18), Sørensen (17) e Caprile (14).

Ma ciò che fece scalpore fu l'acquisto, da parte di Achille Lauro, armatore e sindaco di Napoli, dell'attaccante svedese Hasse Jeppson (autore di 22 gol in 27 presenze con la maglia neroazzurra nella stagione 1951-52) per la cifra di 105 milioni di lire. Ci furono addirittura interpellanze parlamentari per via della cifra spesa, giudicata scandalosa e fuori da ogni logica.

Nane Bassetto, autore di 56 reti con la maglia dell'Atalanta.

Gli anni cinquanta videro stabilmente l'Atalanta in Serie A, e numerosi furono i giocatori rappresentativi: il centravanti danese Rasmussen (autore di 53 reti in 106 partite di massima serie), Nane Bassetto (che vestì in tre diverse occasioni la maglia della Nazionale Italiana durante la sua permanenza all'Atalanta), Angeleri (per oltre mezzo secolo primatista di presenze in maglia neroazzurra, superato in seguito solo da Gianpaolo Bellini), Longoni (autore anche di una presenza con due reti in Nazionale), Rota e Severo Cominelli, giocatore con il maggior numero di marcature con la maglia dell'Atalanta fino al 2006-07, quando venne superato da Cristiano Doni.

Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: la partita contro la Triestina fu infatti trasmessa dalla RAI. Due anni più tardi, dopo altrettante salvezze, l'Atalanta fu protagonista di un campionato vissuto nei bassifondi della classifica e quando si salvò, all'ultima giornata, espugnando il campo di Padova, fu accusata di combine e quindi retrocessa. Un'onta che venne completamente cancellata solamente un anno più tardi, quando i presunti testimoni ed accusatori, tra cui Giovanni Azzini, difensore del Padova, confessarono di avere inventato tutto, e la società venne completamente riabilitata. Nel frattempo però la squadra, guidata dall'esperto allenatore austriaco Karl Adamek (subentrato a metà della stagione precedente), si era conquistata sul campo l'immediato ritorno in Serie A, grazie alla vittoria del secondo campionato di B della sua storia, davanti al Palermo secondo classificato.

La Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Gli anni sessanta videro l'acquisto di stranieri che diedero importanti contributi, tra i quali spiccano Humberto Maschio, anche titolare ai Mondiali del 1962 in Cile, Flemming Nielsen e Gustavsson, che nel 1958 aveva giocato da titolare la finale dei Mondiali persa dalla sua nazionale contro il Brasile di Pelè, oltre all'udienza concessa da Papa Giovanni XXIII (bergamasco pure lui), e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup (con anche una semifinale nella stagione 1961-1962, persa solo a causa della differenza reti sfavorevole contro il Vasas Budapest) e ad altre competizioni minori (Coppa dell'Amicizia e Coppa delle Alpi, nella quale i bergamaschi giocarono anche una finale, il 26 giugno 1963, perdendola però contro la Juventus per 3-2).

2 giugno 1963, l'Atalanta conquista la Coppa Italia.

Ma l'apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra, reduce dall'ottimo sesto posto della stagione precedente, conquistò per la prima volta nella sua storia la Coppa Italia. Questo trofeo, che tuttora è l'unico trofeo di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arrivò a Bergamo dopo una lunga cavalcata conclusasi con una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta dell'attaccante bergamasco Angelo Domenghini, che in seguito avrebbe vestito anche la maglia della Nazionale. La storica formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. Di questi undici, ben sette erano bergamaschi. L'anno seguente vi fu il debutto in Coppa delle Coppe, dove però l'Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio in campo neutro a Barcellona, terminato dopo i tempi supplementari sul punteggio di 3-1 e giocato quasi interamente in inferiorità numerica a causa dell'infortunio del portiere Pier Luigi Pizzaballa nelle battute iniziali del match (all'epoca non esistevano infatti le sostituzioni, pertanto in porta finì il centravanti argentino Calvanese).

Gli anni dell'incertezza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito alla guida della società da Attilio Vicentini, coadiuvato inizialmente dall'ing. Luigi Tentorio, che rinuncia a tutti gli incarichi societari dal 1966 in poi. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-69 quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci campionati consecutivi in massima serie. Alla presidenza Mino Baracchi subentra a Vicentini, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti, che già da alcuni anni possedeva alcune azioni della società bergamasca.

La famiglia Bortolotti[modifica | modifica sorgente]

Dopo un anno di purgatorio la squadra ritorna in A grazie all'allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (su tutti Gaetano Scirea, Adelio Moro e Giovanni Vavassori). Dopo una tranquilla salvezza, nel 1972-73 l'Atalanta incappa in un'altra stagione-no, al termine della quale retrocede per differenza reti, nonostante avesse avuto la possibilità di salvarsi andando a punti nelle ultime tre giornate.

Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant'è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all'anno 1976-1977, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L'anno seguente la squadra ottiene la salvezza, e nel 1978-1979 ritorna in Serie B, ancora una volta a causa della differenza reti sfavorevole. L'anno seguente viene mancata la promozione e nella stagione 1980-1981 l'Atalanta retrocede in Serie C1, per la prima volta nella sua storia.

Il rilancio[modifica | modifica sorgente]

È il punto più basso nella storia della società bergamasca, che mai aveva giocato al di sotto della Serie B. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare, che adotta una politica lungimirante e centra l'immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall'allenatore Ottavio Bianchi, con appena 2 sconfitte nelle 34 gare giocate in campionato e la netta vittoria del girone A di Serie C1. L'anno successivo serve come stagione di assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983-84 vince il campionato di B, con Marco Pacione e Marino Magrin che risultano essere i due migliori marcatori dell'intera categoria, riportando così la città ai livelli di un lustro addietro.

La stagione 1984-1985 vede nella Serie A italiana molti campioni stranieri del calibro di Michel Platini, Diego Armando Maradona, Hans Peter Briegel, Karl-Heinz Rummenigge, Zico e Sócrates, quindi l'Atalanta, per non sfigurare, acquista i nazionali svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Se il primo non lascerà il segno (tornerà infatti in patria dopo una sola stagione caratterizzata da 4 presenze senza nessuna rete), il secondo diventa invece un pilastro insostituibile del centrocampo nerazzurro, dove resterà per molti anni fino a fine carriera, tanto da diventare capitano e simbolo della squadra. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, che aveva esordito in prima squadra già nell'anno della Serie C, destinato a sua volta ad una grande carriera.

La permanenza nella categoria prosegue senza intoppi fino alla stagione 1986-87 quando, complice la sfortuna, l'Atalanta retrocede all'ultima giornata, anche a causa dei 14 pali colpiti nel corso della stagione, all'epoca record del massimo campionato italiano. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli Campione d'Italia: si qualifica quindi di diritto per la Coppa delle Coppe per la seconda volta nella sua storia dopo il 1964.

Le avventure continentali[modifica | modifica sorgente]

Il Trofeo Bortolotti

Il Trofeo Achille e Cesare Bortolotti è un torneo calcistico amichevole organizzato dalla società Atalanta in memoria dei suoi presidenti Achille Bortolotti e Cesare Bortolotti.

Consiste in una partita di 90 minuti tra la formazione orobica e una ospite che si affrontano a Bergamo.

Introdotto nel 1992, al trofeo hanno preso parte squadre note del panorama calcistico, come le brasiliane Vasco da Gama, San Paolo e Grêmio, nonché Juventus, Olympique Marsiglia, Milan, Real Sociedad, Sampdoria, QPR, IFK Göteborg, Borussia Dortmund, Hull City, Siviglia, Braga e Nantes.

Proprio la stagione 1987-1988 è quella della svolta, con il giovane ed emergente allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove raggiunge la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina in quanto squadra partecipante al campionato cadetto, l'Atalanta elimina nell'ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell'Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con il gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana.

Apertesi le porte della semifinale, l'Atalanta, piccola squadra provinciale, rimane sola a difendere i colori dell'Italia nelle competizioni continentali: il sogno, tuttavia, s'infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), futuri vincitori del trofeo, che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo (doppio risultato di 2-1 in favore dei giallorossi).

L'anno successivo, vede l'Atalanta ai nastri di partenza del campionato di Serie A con una squadra di tutto rispetto, che annovera il centrocampo probabilmente più forte della propria storia: il capitano della nazionale svedese Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e l'altro svedese Prytz. Le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la prima storica qualificazione in Coppa UEFA. L'avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l'eliminazione arriva al primo turno per mano dei sovietici dello Spartak Mosca, a seguito dello 0-0 casalingo nella gara di andata e della successiva sconfitta per 2-0 a Mosca. Il campionato 1989-1990 vede di nuovo tra i protagonisti l'Atalanta, la quale, anche grazie all'acquisto del nazionale argentino Claudio Paul Caniggia, con un 7º posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell'anno precedente.

L'annata è caratterizzata dalla morte, avvenuta in un incidente stradale, del presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna per alcuni mesi al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all'acquisto del pacchetto azionario da parte dell'immobiliarista Antonio Percassi, ex difensore del club orobico a metà degli anni settanta.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella Coppa UEFA 1990-1991, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahçe ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l'Inter nei quarti di finale, nonostante il buon 0-0 della gara di andata giocata in casa. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di centro classifica e ottiene la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di Serie A, senza però centrare altre qualificazioni in Coppa UEFA.

L'era Ruggeri[modifica | modifica sorgente]

L'anno 1993-1994 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto "calcio-spettacolo" a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista e capitano dell'Olympique Marsiglia campione d'Europa in carica. Le attese vennero però completamente disattese e la squadra, dopo un campionato passato nei bassifondi della classifica, retrocesse al penultimo posto, nonostante l'avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico della Primavera).

Il presidente decide di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffidò la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riportò subito in serie A dopo una prima parte di campionato alquanto sofferta, con la squadra ai limiti della zona retrocessione, ma con un girone di ritorno in cui la squadra inanella numerosi risultati positivi centrando la promozione all'ultima giornata, dopo una sorta di spareggio con la Salernitana.

Negli anni successivi, nel massimo campionato, la squadra orobica disputa due buone stagioni, nelle quali si classifica a metà graduatoria, lanciando giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest'ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri (impresa che non gli riuscirà più in futuro). L'annata viene però funestata dalla tragica fine dell'attaccante Federico Pisani, vittima di un incidente stradale nel febbraio 1997. A lui viene di diritto intitolata la curva Nord dello stadio di Bergamo, quella riservata ai tifosi atalantini; viene inoltre ritirata la sua maglia numero 14. Nella stagione 1995/96, inoltre, l'Atalanta gioca la terza finale di Coppa Italia della sua storia, perdendola contro la Fiorentina.

L'anno successivo, nonostante le ottime premesse ed un discreto inizio di stagione, la squadra non tiene fede alle attese, ritrovandosi quasi subito ad arrancare nei bassifondi della classifica. La retrocessione tuttavia si materializza soltanto all'ultima giornata, ponendo termine al ciclo di Emiliano Mondonico sulla panchina nerazzurra.

Per la stagione 1998-1999 ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni ottanta, per cercare un immediato ritorno nella massima serie, ma la promozione non arriva, soprattutto a causa della sterilità offensiva e dei troppi pareggi nella fase finale del campionato.

Il nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

Stefano Colantuono, autore di due promozioni dalla serie cadetta e del record di punti in Serie A.

Per l'anno 1999-2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile neroazzurro. E i risultati arrivano, dato che centra la Serie A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L'entusiasmo è talmente alto che l'anno successivo, il 2000/01, l'Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole settimo posto ed una salvezza ottenuta con largo anticipo (sette giornate).

Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama tra i quali spicca il nome di Comandini: 30 miliardi di lire per il suo acquisto, il più caro della storia atalantina.[22] Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con un nono posto, pur con un punto in più della stagione precedente. Si evita la retrocessione con i gol di Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002, nei quali giocherà anche una partita da titolare. L'anno seguente la squadra allenata da Giovanni Vavassori retrocede al termine di una stagione culminata con l'esonero dell'allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione Primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini e l'impresa riesce nuovamente al termine di un campionato con 46 partite in cui nella prima parte la squadra si mantiene a lungo in testa ed eguaglia il record societario di 24 partite senza sconfitte, mentre nella seconda fase accusa un calo di rendimento che la porta fino al quinto posto, ultimo utile a salire direttamente nel massimo campionato.

Ma l'altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell'anno prima, nonostante un'incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano ex Catania e Perugia Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l'Atalanta si regala un ottimo ottavo posto, a ridosso della zona-UEFA, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie; nella stessa stagione viene stabilito il record di punti (50) in Serie A della società neroazzurra, che rimarrà imbattuto fino alla stagione 2011-12.

Al termine della stagione, però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società per sostituirlo decide di puntare su Luigi Delneri.

Il centenario[modifica | modifica sorgente]

Il 17 ottobre 2006, presso la sala Congressi Papa Giovanni XXIII a Bergamo, sono state presentate le iniziative per celebrare i cento anni di storia della cosiddetta "Regina delle Provinciali". Tra i vari eventi si è svolta una notte bianca a Bergamo, denominata Notte NerAzzurra, con spettacoli, apparizioni di ex calciatori atalantini, concerti e fuochi d'artificio.

I festeggiamenti sono terminati il 17 ottobre 2007,[23] con un programma di appuntamenti musicali e sportivi, tra cui soprattutto un prestigioso triangolare con Porto e Stella Rossa (vinto dai lusitani con i bergamaschi al secondo posto, grazie alla vittoria sulla Stella Rossa) e la partecipazione al Trofeo Teresa Herrera con Real Madrid, Deportivo La Coruña e Belenenses, cui si aggiungono mostre dedicate alla Dea presso la fiera di Bergamo.

Di padre in figlio[modifica | modifica sorgente]

A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, a causa della persistente criticità delle proprie condizioni, ad aprile dello stesso anno viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vicepresidente, e dal figlio Alessandro in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo la squadra si mantiene in una posizione di centro classifica, dando talvolta la sensazione di poter addirittura conquistare un posto in Coppa UEFA. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan ed un ottimo nono posto in classifica.

Il 3 settembre 2008 viene nominato presidente il figlio Alessandro.[24] La stagione vede la squadra navigare costantemente nelle zone medio/alte della classifica dando spesso, come nella precedente annata, l'illusione di potersi inserire nel discorso per la qualificazione in Coppa UEFA. Nemmeno questa volta si materializza l'accesso in Europa, ma l'annata è caratterizzata da numerose soddisfazioni quali le larghe sconfitte rifilate all'Inter campione d'Italia (3-1), Roma (3-0), Lazio (3-0), Napoli (3-1), Udinese (3-0), ottenute con un gioco molto spettacolare e spesso con ampio scarto di reti.

Per l'anno successivo il presidente Alessandro Ruggeri ingaggia Angelo Gregucci come nuovo allenatore al posto di Luigi Delneri. La sua avventura sulla panchina neroazzurra però si conclude già il 21 settembre 2009 quando, dopo quattro sconfitte in altrettante partite di campionato, viene esonerato in favore di Antonio Conte, ex tecnico di Arezzo e Bari. Quest'ultimo, però, in seguito alla brutta sconfitta casalinga subìta per mano del Napoli il 7 gennaio 2010, e complice una pesante discussione con la tifoseria atalantina,[25] si dimette dopo aver conquistato 13 punti in altrettante partite[26] ed aver ottenuto l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Lumezzane. La società decide allora di affidare temporaneamente la panchina all'allenatore della Primavera Walter Bonacina, vecchia gloria neroazzurr,[27] ingaggiando dopo una sola partita Bortolo Mutti, alla sua seconda esperienza alla guida della squadra bergamasca.[28] Il rendimento migliora tra le mura amiche, dove arrivano diversi buoni risultati che tengono la squadra in corsa per la salvezza fino a fine stagione, non supportato però dai risultati ottenuti in trasferta: in tutto il girone di ritorno i bergamaschi riescono infatti a conquistare un solo punto lontano da Bergamo (con un pareggio per 0-0 a Catania). La retrocessione quindi si materializza alla penultima giornata, in seguito alla sconfitta patita a Napoli per 2-0.[29]

Il ritorno di Percassi[modifica | modifica sorgente]

La squadra in occasione della consegna della coppa "Ali della Vittoria" nel 2011

La stagione 2009-2010, oltre alla retrocessione, porta pure un'irreparabile rottura dei rapporti tra la dirigenza ed il resto del mondo atalantino (in primis tifosi e stampa), dovuta ad una serie di scelte sportive e gestionali rivelatesi errate, nonché ad un'assoluta mancanza di comunicazione tra le parti.[30]

Fu così che il 14 maggio 2010 Alessandro e Francesca Ruggeri, detentori del pacchetto azionario di maggioranza della società, annunciano la messa in vendita della proprietà neroazzurra.[31] Seguono settimane di intense trattative svoltesi nel più assoluto riserbo, durante le quali si alternano più nomi tra i papabili alla presidenza,[32] fino al 4 giugno 2010, quando Antonio Percassi riesce ad acquisire il 70% delle azioni della società, ritornando alla guida degli orobici dopo sedici anni.[33] 0 Come allenatore viene scelto Stefano Colantuono che, dopo la mancata promozione in Serie A con il Torino della stagione precedente, torna alla guida degli orobici dopo tre anni,[34] mentre come nuovo Direttore generale viene scelto Roberto Spagnolo.[35] Alla fine della stagione l'Atalanta centrerà l'obbiettivo societario, riuscendo sia a ritornare in Serie A con tre giornate di anticipo che a vincere il campionato con 79 punti, secondo miglior risultato di sempre dei neroazzurri dopo gli 81 conquistati sempre da Colantuono nel 2005-2006. Questa promozione, la tredicesima della storia societaria[3] permette all'Atalanta di stabilire il nuovo record di promozioni dalla serie cadetta al massimo campionato ed eguagliare il Genoa come numero di vittorie del campionato (6). Infine il 29 maggio, allo Stadio Atleti Azzurri d'Italia, la squadra riceve dal presidente di Lega Andrea Abodi la Coppa Ali della Vittoria che dal 2006 spetta di diritto ai vincitori del campionato di Serie B.

Tuttavia l'estate si rivela essere assai movimentata, in quanto già il 1º giugno 2011 Cristiano Doni viene inserito nella lista degli indagati nell'ambito dell'Operazione Last Bet: un'inchiesta su scommesse illegali nel calcio, basate sulla manipolazione dei risultati delle partite del campionato di Serie A, Serie B e di Lega Pro.[36] La società, coinvolta in base al principio della responsabilità oggettiva, decide di tutelare la sua immagine affidandosi a un team di avvocati.[37] Inizialmente vengono inflitti 6 punti di penalità alla squadra e tre anni e 6 mesi di squalifica a Cristiano Doni e tre anni a Thomas Manfredini. Nei successivi gradi di giudizio Manfredini viene prosciolto da ogni accusa; nonostante ciò, vengono mantenuti i 6 punti di penalizzazione alla società. L'Atalanta, pur continuando le azioni legali a difesa della società, inizia il campionato infilando un pareggio e tre vittorie consecutive che, senza penalizzazione, avrebbero permesso ai bergamaschi di rimanere soli in vetta del campionato dopo 4 giornate con 10 punti conquistati. Nel prosieguo dell'andata la squadra si mantiene costantemente al di sopra della zona retrocessione, terminando la prima parte del campionato con un buon margine sulla terz'ultima. Il 29 aprile 2012 grazie alla vittoria casalinga per 2-0 contro la Fiorentina la squadra conquista matematicamente la salvezza con 3 giornate d'anticipo, stabilendo il proprio record di punti fatti in Serie A (52), nonostante 3 sconfitte nelle ultime 3 giornate di campionato contro Milan, Lazio e Juventus. Luca Cigarini ed Ezequiel Schelotto, reduci da un'ottima annata nelle file nerazzurre, vengono convocati dal CT Cesare Prandelli per il ritiro pre Euro 2012 della Nazionale:[38] i due nerazzurri verranno però esclusi in seguito dalla lista dei 23 convocati. Il 31 maggio l'Atalanta patteggia nella seconda fase dell'inchiesta di Cremona legata al calcioscommesse, iniziata un anno prima, vedendosi infliggere due punti di penalità da scontare nella stagione 2012-2013 oltre a 25.000 Euro di multa per la partita Padova-Atalanta, con la società punita per responsabilità oggettiva. A Cristiano Doni, ormai ex capitano della squadra bergamasca, vengono inflitti altri due anni di squalifica. L'8 maggio 2013, nonostante la sconfitta per 1-0 contro la Juventus, conquista matematicamente la salvezza con due giornate d'anticipo.

Nella stagione 2013-2014, dopo un inizio di campionato difficile (3 punti nelle prime 5 giornate, conquistati con la vittoria per 2-0 contro il Torino alla seconda giornata e 4 sconfitte) la squadra bergamasca ottiene con 6 vittorie consecutive (record in Serie A nella storia della società) e 46 punti conquistati, la salvezza con ben 7 gare d'anticipo entrando nella storia del club (ci era riuscito Gigi Delneri nella stagione 2008-2009 con 5 giornate d'anticipo).[39] Successivamente con i 4 punti conquistati nelle ultime sette giornate il club chiude il campionato all'undicesimo posto in classifica con 50 punti.

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria dell'Atalanta Bergamasca Calcio
  • 1907 - 17 ottobre, fondazione della Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici "Atalanta".
  • 1908 - Si affilia alla FGI[40] (Federazione Ginnastica Italiana) e alla FIF con cui disputa dei tornei a carattere locale.
  • 1909-1913 - Non partecipa ad alcun campionato di calcio.
  • 1913-1914 - Si affilia alla FIGC e inaugura il suo primo campo polisportivo il 24 maggio.
  • 1914-1915 - 2ª nel girone B della Promozione Lombarda, ammessa alla Finale. 4ª nel Girone Finale della Promozione Lombarda. Con lo scoppio della guerra i campionati vengono sospesi.
  • 1915-1916 - Partecipa a tornei indetti dal Comitato Regionale Lombardo, con la squadra riserve.
  • 1916-1918 - A causa della partenza di troppi giovani per il fronte rinuncia a continuare l'attività ufficiale e vende il campo di Via Maglio del Lotto.
  • 1918 - Ricostituita la società disputa vari tornei precampionato e prima dell'inizio della stagione 1919-20 inaugura lo stadio della "Clementina" riadattando un ex ippodromo.
  • 1919 - 5 ottobre, vince a Brescia lo spareggio con la Bergamasca ed è ammessa in Prima Categoria.
  • 1919-1920 - 3ª nel girone Eliminatorio B del Comitato Regionale Lombardo.
  • 1920 - febbraio, si fonde con la Bergamasca di Ginnastica e Scherma diventando Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma.


Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1943-1944 - 8ª nel Torneo Misto Lombardo di Guerra.
  • 1944-1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945-1946 - 9ª nel Campionato Alta Italia.
Quarti di finale della Coppa Alta Italia.

Non invitata alla Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Semifinalista di Coppa Mitropa.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia.
Finalista di Coppa delle Alpi.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa delle Coppe.
Girone eliminatorio di Coppa delle Alpi.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Piano Karl Rappan.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Mitropa.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Mitropa.
Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa Anglo-Italiana.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Piano Karl Rappan.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo posto in Coppa Mitropa.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Finalista di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Semifinalista di Coppa delle Coppe.
Semifinalista di Coppa Italia.
Girone di qualificazione di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa Anglo-Italiana.
Finalista di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.

Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Qualificata al 4° turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

Dal 1907, anno della sua fondazione, l'Atalanta indossa la casacca bianconera a strisce verticali sottilissime. I pantaloncini sono normalmente neri. In seguito alla fusione avvenuta nel 1920 con la Bergamasca adotta i colori sociali nerazzurri: viene eliminato il bianco, colore comune delle due squadre, e portato in dote alla nuova divisa sociale l'altro rispettivo colore, nero per l'Atalanta, azzurro per la Bergamasca. Nei primi anni della sua vita, l'Atalanta Bergamasca di ginnastica e scherma indosserà maglie a quarti nerazzurre: le strisce arriveranno alcuni anni più avanti.[41]

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa dell'Atalanta prima della fusione
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa della Bergamasca prima della fusione
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima divisa dopo la fusione
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Divisa nerazzurra classica

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

La denominazione della società deriva dalla figura mitologica di Atalanta. Spesso la società bergamasca viene soprannominata la Dea, seppur in maniera erronea. Infatti, la bellissima eroina da cui si era preso spunto non era effettivamente una divinità, bensì la figlia di Iaso, re dell'Arcadia. Il logo ufficiale della squadra è costituito proprio dal viso della principessa, ritratto di profilo, su sfondo nerazzurro.[1][42]

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Atleti Azzurri d'Italia.
Il "Comunale"

L'Atalanta dal 1928 gioca le sue partite interne allo stadio Atleti Azzurri d'Italia, da sempre di proprietà del comune di Bergamo.[43] Lo stadio fu costruito nel 1928 e prese il nome di "Mario Brumana", in onore di Mario Brumana, un martire fascista, morto a Gallarate nel 1922.[43]

Prima di allora, la società bergamasca aveva giocato le proprie partite casalinghe dapprima nel campo di via Maglio del Lotto (dal 1914 al 1918) e successivamente al campo della "Clementina" (dal 1919 al 1928).[44]

La struttura venne inaugurata per ben due volte: la prima, in forma generale, il 1º novembre 1928 in occasione della partita di campionato Atalanta-Triestina (4-1). La seconda avvenne in pompa magna il 23 dicembre dove l'Atalanta batté la Dominante di Genova per 2-0 alla presenza di numerose autorità e di un foltissimo pubblico.[45]

Lo stadio, per gli esperti di allora, fu definito come uno dei più belli d'Italia. Con la caduta del fascismo, lo stadio cambiò nome: prima semplicemente in "Comunale" e successivamente nella dicitura odierna dedicata agli "Atleti Azzurri d'Italia". Durante gli anni lo stadio venne notevolmente modificato fino ad assumere la conformazione attuale.[45]

Centro di allenamento[modifica | modifica sorgente]

Gli allenamenti della squadra maggiore e di quelle giovanili si svolgono a Zingonia, presso il "Centro Bortolotti" che dal 2004 è anche la sede attuale della società neroazzurra. Il Centro è composto da 5 campi di calcio regolari, uno per il calcio a 7 e uno "polivalente", tutti illuminati e con quattro tribune pronte ad accogliere i visitatori.[46]

L'impianto è anche dotato di sala wellness, sala massaggi, vasche per il ghiaccio, piscina, palestre con attrezzature all’avanguardia, sala riunioni per riunioni tecniche, uffici, magazzini oltre che di spogliatoi per squadra e staff tecnico.[46]

Società[modifica | modifica sorgente]

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

Organigramma aggiornato al 17 agosto 2014.[47]

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Antonio Percassi - Presidente
  • Italia Luca Percassi - Amministratore delegato
  • Italia Enrico Felli
  • Italia Isidoro Fratus - Consigliere consiglio di amministrazione
  • Italia Marino Lazzarini - Consigliere consiglio di amministrazione
  • Italia Maurizio Radici - Consigliere consiglio di amministrazione
  • Italia Roberto Selini - Consigliere consiglio di amministrazione
  • Italia Mario Volpi - Consigliere consiglio di amministrazione
  • Italia Giambattista Negretti - Presidente del collegio sindacale
  • Italia Pierluigi Paris - Sindaco effettivo del collegio sindacale
  • Italia Alessandro Michetti - Sindaco effettivo del collegio sindacale
  • Italia Marco De Cristofaro - Presidente dell'organismo di vigilanza
  • Italia Diego Fratus - Membro dell'organismo di vigilanza
  • Italia Pietro Minaudo - Membro dell'organismo di vigilanza
  • Italia Pierpaolo Marino - Direttore generale
  • Italia Roberto Spagnolo - Direttore operativo
  • Italia Valentino Pasquato - Direttore amministrazione, controllo e finanza
  • Italia Fabio Rizzitelli - Segretario generale
  • Italia Giovanni Sartori - Responsabile area tecnica
  • Italia Gabriele Zamagna - Direttore sportivo
  • Italia Giuseppe Corti - Responsabile area scouting
  • Italia Fermo Favini - Responsabile settore giovanile
  • Italia Giancarlo Finardi - Coordinatore tecnico settore giovanile
  • Italia Maurizio Costanzi - Responsabile area scouting settore giovanile
  • Italia Stefano Bonaccorso - Responsabile attività di base
  • Italia Raffaello Bonifaccio - Responsabile area scouting attività di base
  • Italia Elisa Persico - Responsabile comunicazione
  • Italia Andrea Lazzaroni - Addetto stampa
  • Italia Romano Zanforlin - Direttore marketing
  • Italia Sara Basile - Licensing manager
  • Italia Marco Colosio - Delegato sicurezza stadio

[modifica | modifica sorgente]

Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali


Settore giovanile[modifica | modifica sorgente]

Il settore giovanile dell'Atalanta è formato da quattro squadre maschili partecipanti ai campionati nazionali (Primavera, Allievi Nazionali A e B e Giovanissimi Nazionali) e due partecipanti a livello regionale (Giovanissimi Regionali A e B).[48]

L'Atalanta ha sempre seguito con particolare attenzione l'attività calcistica a livello giovanile. La prima persona che si impegnò ad allestire delle squadre di giovani fu Giuseppe Ciatto. Ciatto fu un vero e proprio uomo tuttofare: ogni aspetto organizzativo veniva affrontato e risolto da lui, che si occupava anche di allenare le varie squadre. Nel 1949 l'Atalanta conquista il titolo italiano Ragazzi, cominciando a sfornare giocatori di buon livello.

Un giovane Gaetano Scirea in maglia orobica, uno dei più famosi calciatori usciti dal vivaio atalantino

Sul finire degli anni 1950 l'ingegner Tentorio (all'epoca commissario straordinario della società) avverte la necessità di cominciare ad investire in modo più sistematico nei giovani: viene deciso di dar vita a un vero settore giovanile, con una sua struttura indipendente da quella della prima squadra. Affida l'incarico a Giuseppe Brolis, che si mette al lavoro attorniandosi di collaboratori di fiducia, crea rapporti con società del Veneto e del Friuli, costruisce una rete di osservatori e assume allenatori giovani e motivati. I ragazzini vengono affidati a Raffaello Bonifaccio che di quei ragazzini diventa lo scopritore, il maestro sul campo, ma anche l'educatore. Arrivano a Bergamo giovani da fuori provincia che si allontanano dalle realtà nelle quali sono cresciuti ma soprattutto dalle loro famiglie: Brolis avverte la necessità di seguirli anche nella loro vita privata stipulando un accordo con la "Casa del Giovane" che diventa la seconda casa di molti ragazzi del vivaio. Con il passare degli anni viene ampliato il raggio d'azione del settore, creando vere e proprie società satelliti disposte in tutto il territorio nazionale.

Un passo cruciale nella storia del settore giovanile bergamasco avviene agli inizi degli anni novanta con il presidente Percassi che attua una nuova politica degli investimenti, soprattutto a livello giovanile. Egli riesce a convincere Fermo Favini a lasciare il Como affidandogli responsabilità con ampia libertà di gestione e assicurandogli tutti i mezzi che ritiene opportuno investire.

Il vivaio non solo continua a incrementare la produzione di giocatori per la prima squadra, ma comincia ad ottenere affermazioni di prestigio nelle più importanti manifestazioni nazionali, diventando un esempio per molte società anche più blasonate. L'Atalanta della gestione Favini dal 1991 al 2014 ha conquistato con le varie squadre giovanili ben 17 titoli nazionali.

Molti sono i successi a livello giovanile, essendo il vivaio dell'Atalanta, gestito da Favini, uno dei più stimati d'Europa: secondo una classifica stilata dal centro studi di Coverciano, la società bergamasca possiede il migliore settore giovanile d'Italia ed il sesto in Europa, dietro a Real Madrid, Barcellona e tre squadre francesi. Il parametro utilizzato è quello dei giocatori di prima divisione prodotti dal vivaio. Nella stagione 2007-2008 22 giocatori provenienti dal vivaio dell'Atalanta hanno giocato nel campionato di serie A, 32 in quello di B e 3 all'estero.[49]

Nel 2014 uno studio globale del "CIES Football Observatory" pone il settore giovanile dell'Atalanta all'ottavo posto a livello mondiale con 25 giocatori usciti dalle giovanili che giocano nei top 5 campionati europei.[50]

Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dell'Atalanta B.C. e Categoria:Presidenti dell'Atalanta B.C..
Allenatori
Presidenti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'Atalanta B.C..

Maglie ritirate[modifica | modifica sorgente]

  • 12 in segno di riconoscimento verso la Curva Pisani considerata il 12º uomo in campo[51]
  • 14 Italia Federico Pisani dopo il suo prematuro decesso[52]
  • 80 in occasione degli ottanta anni del radiocronista Elio Corbani[53]

L'Atalanta BC e le Nazionali di calcio[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Tra i giocatori forniti dall'atalanta alla Nazionale di calcio dell'Italia figurano l'ex capitano Cristiano Doni con 7 presenze e un gol segnao durante il biennio 2001-2002, Luciano Zauri con 5 presenze, Adriano Bassetto e Federico Peluso (autore anhe di una rete) con 3, Giuseppe Casari, Giacomo Mari, Battista Rota, Humberto Maschio e Sergio Porrini con 2.[54] Il calciatore atalantino che ha segnato più gol in azzurro è Angelo Longoni con 2 marcature, seguono i già citati Cristiano Doni e Federico Peluso.[54]

Per quanto riguarda la Nazionale Under-21, il calciatore con il maggior numero di presenze è Gianpaolo Bellini (15), seguito da Andrea Consigli (12), Roberto Donadoni (11), Manolo Gabbiadini, Andrea Lazzari, Marino Defendi e Luca Cigarini (10), Roberto Tavola, Domenico Morfeo e Daniele Baselli (7).[55] Il miglior marcatore atalantino dell'Under-21 è il già citato Gabbiadini con 8 reti, al secondo posto a pari merito troviamo Sergio Magistrelli e Luigi Brugola con 3 reti ciascuno, al terzo Christian Vieri, Alex Pinardi e Giuseppe De Luca con 2.[55]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1962-63
1939-40; 1958-59; 1983-84; 2005-06; 2010-11
1927-28
1981-82

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1992-1993; 1997-1998
1948-1949
1999-2000; 2000-2001; 2002-2003
2005-2006; 2009-2010; 2012-2013
1991-1992; 2001-2002; 2004-2005
1994-1995; 2001-2002; 2003-2004; 2004-2005; 2007-2008
1969; 1993
1982, 1985, 1987, 1993, 1997 e 1999
2006, 2008 e 2009
1990, 1991, 1992

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Divisione Nazionale 2 1928-1929 1945-1946 56
Serie A 54 1937-1938 2014-2015
Seconda Divisione 4 1922-1923 1925-1926 34
Prima Divisione 2 1926-1927 1927-1928
Serie B 28 1929-1930 2010-2011
Serie C1 1 1981-1982 1981-1982 1

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

L'Atalanta esordisce in Divisione Nazionale il 30 settembre 1928,[56] includendo la stagione in corso, il club ha partecipato a 91 campionati nazionali. Dall'istituzione del campionato a girone unico nel 1929, la squadra ottiene il peggior piazzamento nel campionato 2004-2005 con il 20º posto finale mentre il migliore è nel campionato 1947-1948 con il 5º posto finale. Le vittorie col maggior numero di reti di scarto avvengono nel campionato 1931-1932 contro l'Udinese, il Parma e lo Spezia (tutte e tre per 7-0 e tutte in Serie B; in Serie A la migliore vittoria risale alla stagione 1951-1952, ed è un 7-1 contro la Triestina),[57] invece le peggiori disfatte sono nel campionato 1941-1942 contro il Torino (9-1) per quanto riguarda la Serie A ed un 7-0 contro il Padova nel 1932 in Serie B.[58]

Il record di punti in una stagione è ottenuto nella Serie B 2005-2006 con 81 punti totali,[59] mentre nel massimo campionato italiano il club bergamasco ha ottenuto 52 punti effettivi senza la penalizzazione di 6 punti in quella 2011-2012, 50 nella 2006-2007[54] ed in quella 2013-2014. Nel campionato 2005-2006 ottiene il maggior numero di vittorie in assoluto (24), mentre nel campionato 2009-2010 ottiene il record di sconfitte in una stagione (21).[58]

L'Atalanta ha ottenuto il maggior numero di reti segnate in una stagione nella Serie A 1949-1950 (66), mentre il maggior numero di reti subite risalgono alla Serie A 1950-1951 (69).[58] Dal campionato 1940-1941 a quello 1957-1958 si ha il record di stagioni consecutive in Serie A (15),[59] infine la "Dea" detiene il record di maggiori promozioni dalla Serie B (13).[3]

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Il giocatore che detiene il maggior numero di presenze con la maglia dell'Atalanta è Gianpaolo Bellini con 403 apparizioni; il precedente record, di Valter Bonacina, era di 331 presenze,[60] mentre il record di presenze in partite di campionato, a sua volta appartenente a Bellini, è di 366 partite (il precedente record era di 317 ed apparteneva a Stefano Angeleri[61]). Il calciatore non italiano con più presenze in partite ufficiali è lo svedese Glenn Peter Stromberg, capitano di fine anni 1980 ed inizio anni 1990, che ha disputato in totale 273 partite,[62] 219 delle quali in campionato.[57] Il record di marcature appartiene invece a Cristiano Doni con 112 reti, al secondo posto si trova invece Severo Cominelli con 62 gol.[63] Tra i giocatori che figurano nella classifica dei marcatori della Serie A che abbiano giocato con la "Dea" figura Adriano Bassetto che con i nerazzurri ha segnato 57 delle sue 149 reti.[63] Il miglior marcatore in gare di campionato è sempre Doni (103 gol),[64] che con le sue 69 reti è inoltre anche il miglior marcatore in Serie A del club orobico. Il miglior marcatore atalantino nel campionato di Serie B è invece Giulio Panzeri, autore di 44 reti,[65] mentre per quanto riguarda la Serie C1 il primato è dell'attaccante bergamasco Bortolo Mutti con 16 realizzazioni.[66] Per quanto riguarda invece le coppe, Valter Bonacina è il recordman di presenze in gare di Coppa Italia (51 apparizioni);[65] nelle coppe europee tale primato è invece condiviso da Zaccaria Cometti e Piero Gardoni con 22 presenze ciascuno.[67] Infine, il miglior marcatore neroazzurro in Coppa Italia è Andrea Lazzari a quota 10 gol,[67] mentre in Europa il top scorer atalantino di tutti i tempi è Dino Da Costa con 10 segnature.[57]

Di seguito i record presenze e marcature dei giocatori dell'Atalanta dall'anno di fondazione a oggi.[68]

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Secondo un sondaggio del 2003, fatto dal quotidiano la Repubblica, la squadra può contare su circa 119 000 tifosi in Italia, la maggioranza dei quali proviene dalla città e dalla provincia di Bergamo.[69]

Da segnalare le numerose iniziative che la tifoseria ha portato e porta avanti: oltre alle coreografie, manifesti e giornalini, dal 2002 è abitudine tradizionale la "Festa della Dea": una festa popolare a base di musica, cucina nostrana con l'intrattenimento di protagonisti nerazzurri contemporanei e non. Oltre a questo la tifoseria da tempo porta avanti iniziative di solidarietà, anche attraverso la raccolta di fondi: dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 la tifoseria atalantina sostiene L'Aquila Rugby con 15 000 euro, l'incasso dell'edizione 2009 della Festa della Dea, più 5 000 euro provenienti da sottoscrizioni libere.[70]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Coreografia della Curva Nord in occasione della finale di Coppa Italia 1995-1996

I primi gruppi di tifo organizzato nascono verso la metà degli anni 1960 quando si forma il primo centro di coordinamento del tifo orobico, denominato "Club Amici dell'Atalanta". Prima di allora il tifo come lo si intende al giorno d'oggi è pressoché inesistente.[71]

Il 12 dicembre 1971 durante una trasferta organizzata dal "Club Amici", alcuni partecipanti decidono di creare il primo gruppo organizzato di tifosi nerazzurri: nascono così gli "Atalanta Commandos" che si posizionarono dapprima nella curva Sud dello stadio Comunale e successivamente in curva Nord (dal 1997 intitolata a Federico Pisani), luogo in cui si riunisce tutt'oggi il tifo atalantino.[72] Il gruppo, di stampo apolitico, porta ad un'innovazione del tifo a Bergamo, con cori e striscioni e basandosi sul concetto della non-violenza. Di anno in anno, l'organizzazione fa sempre più proseliti, e si distingue anche fuori dallo stadio, organizzando partite di calcio, camminate, pullman propri e distribuendo un giornalino per diffondere la mentalità ultras.[72]

L'andamento del numero di abbonati dal 1961 al 2011

Pochi anni più tardi, sull'esempio dei Commandos, nascono nuovi gruppi in curva Nord; tra i più importanti gli "Ultras-Fossa" (di stampo meno pacifista del precedente), gli "Sbandati" e le "Brigate Neroazzurre". Quest'ultime nascono da uno costola degli stessi Commandos, dei quali non condividevano l'eccessiva moderatezza, dando un'impronta più trasgressiva. Da qui in avanti, per le Brigate inizia un'ascesa continua che le porterà in breve tempo a diventare uno dei club ultrà più ammirati e rispettati di tutta Italia.[73]

La nuova mentalità favorevole allo scontro trova molti consensi, soprattutto tra gli ultrà più giovani, il che porta ad una profonda divisione all'interno della curva e negli stessi gruppi.[72] Nascono così le prime tensioni e i primi scontri con gli altri tifosi, su tutti quelli del Genoa, del Torino e delle milanesi. Più avanti, si inaspriscono i rapporti anche verso altre tifoserie, diffondendo in tutto lo "Stivale" la fama di tifoseria "calda".[74]

Agli inizi degli anni 1980 il tifo a Bergamo è in una fase cruciale di profondo cambiamento: si sposta verso la linea più dura ed estrema portata avanti dalle Brigate (che nel frattempo avevano assorbito il gruppo degli Ultras-Fossa) e che in poco tempo era diventato il gruppo leader della Nord. Il 14 ottobre 1982, dopo un declino dovuto all'escalation del nuovo modo di tifare, vengono sciolti ufficialmente i Commandos.[75]

Nel 1983 nascono nuovi gruppi da una serie di scissioni nelle Brigate e che poco più tardi si uniscono per formare un nuovo gruppo che segnerà, negli anni seguenti, la storia del mondo ultrà italiano: i "Wild Kaos". Il motivo della scissione dal gruppo più importante della tifoseria bergamasca è lo stesso che aveva comportato la separazione dai Commandos: troppo poco caos.[76]

Per quasi vent'anni, i gruppi Brigate e Kaos reggono le redini della Nord sebbene non ci siano sempre stati buoni rapporti tra le due compagini. Gli attriti si devono soprattutto alle diverse ideologie politiche (le Brigate sono storicamente di sinistra, mentre i Kaos filoleghisti); in molte situazioni i due gruppi si sono anche scontrati.[72][77] Diventa molto sentito in questo periodo, il derby lombardo contro il Brescia che porta a numerosi episodi di violenza prima, durante e dopo la partita.[72]

Nei primi anni del nuovo millennio questi gruppi organizzati si sciolgono e, complici leggi molto restrittive, il fenomeno-violenza diminuisce sempre più. Dal 2005 in Curva Nord l'unico gruppo di tifo organizzato rimasto sono i "Dell'Atalanta Supporters", ora chiamati "Curva Nord Bergamo 1907", a sottolineare l'unità del tifo atalantino. Questo gruppo nasce da ex-membri di Brigate e Wild Kaos con l'intento di unificare il tifo bergamasco sotto un'unica entità apolitica, in modo da rilanciare la Nord.[72] In Curva Sud dal 2006 ex membri delle Brigate, insieme ad altri sottogruppi, formano il gruppo "Forever Atalanta", tuttora attivo.[73]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby calcistici in Lombardia.

La tifoseria atalantina vanta un solido gemellaggio con i rossoverdi della Ternana,[78] al quale si aggiungono quelli con i tedeschi dell'Eintracht Frankfurt[79] e con la squadra di rugby de L'Aquila.[80]

Al contrario, sono note le rivalità contro le squadre lombarde Brescia[81] e Como,[82] la toscana Fiorentina[83], l'Hellas Verona,[84] le due principali squadre di Roma (Lazio[85] e Roma[86]), Milano (Inter[87] e Milan[88]), Torino (Juventus[89] e Torino[90]), nonché Genoa,[91] Perugia[78] e Napoli.[92]

Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Atalanta Bergamasca Calcio 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa e numerazione sono aggiornati al 18 agosto 2014.

N. Ruolo Giocatore
2 Italia D Guglielmo Stendardo
3 Italia D Cristiano Del Grosso
4 Argentina D Lionel Scaloni
6 Italia D Gianpaolo Bellini (capitano)
7 Italia C Marco D'Alessandro
8 Italia C Giulio Migliaccio
9 Italia A Rolando Bianchi
10 Italia C Giacomo Bonaventura
11 Argentina A Maximiliano Moralez
16 Italia C Daniele Baselli
17 Cile C Carlos Carmona
19 Argentina A Germán Denis
20 Italia D Giuseppe Biava
21 Italia C Luca Cigarini
22 Italia D Davide Zappacosta
N. Ruolo Giocatore
28 Italia D Davide Brivio
29 Francia D Yohan Benalouane
31 Italia C Salvatore Molina
33 Italia D Nicolò Cherubin
47 Italia P Andrea Consigli
57 Italia P Marco Sportiello
77 Italia D Cristian Raimondi
78 Italia P Giorgio Frezzolini
87 Paraguay C Marcelo Estigarribia
93 Senegal D Boukary Dramé
95 Italia C Alberto Grassi
99 Ghana A Richmond Boakye
- Ghana C Nana Welbeck
- Italia C Roberto Gagliardini
- Italia C Leonardo Spinazzola

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Rosa e numerazione sono aggiornati al 18 agosto 2014.[93]

Staff dell'area tecnica
  • Italia Stefano Colantuono - Allenatore
  • Italia Marco Montesanto - Preparatore atletico
  • Italia Mariano Coccia - Allenatore dei portieri
  • Italia Michele Armenise - Collaboratore tecnico
  • Italia Roberto Beni - Collaboratore tecnico
  • Italia Francesco Vaccariello - Recupero infortunati
  • Italia Matteo Moranda - Recupero infortunati
  • Italia Mauro Fumagalli - Assistente recupero infortunati
  • Italia Alfredo Adami - Massaggiatore
  • Italia Marcello Ginami - Massaggiatore
  • Italia Renato Gotti - Massaggiatore
  • Italia Michele Locatelli - Massaggiatore
  • Italia Paolo Amaddeo - Responsabile sanitario
  • Italia Marco Bruzzone - Medico sociale


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Storia, atalanta.it. URL consultato il 15 agosto 2014.
  2. ^ Vanni Zagnoli, La nuova serie A ai raggi X: tutte le statistiche e le curiosità in Il Messaggero, 29 luglio 2014. URL consultato il 15 agosto 2014.
  3. ^ a b c Compresa la vittoria della Prima Divisione 1927-1928, secondo livello del calcio italiano dell'epoca
  4. ^ Filippo Maria Ricci, Millwall, una giornata in paradiso in Corriere della Sera, 22 maggio 2004, p. 47. URL consultato il 23 maggio 2010.
  5. ^ Italy - Serie A All-Time Table 1929/30-2013/14, rsssf.com. URL consultato il 15 agosto 2014.
  6. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 2, p. 13
  7. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 29
  8. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 28
  9. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., volume 2 pg. 30-31
  10. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 35
  11. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 36
  12. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 2, p. 33
  13. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 38
  14. ^ Nel 1907 nasce l'Atalanta, atalanta.it. URL consultato il 23 maggio 2010. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  15. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 1, p. 45
  16. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 2, p. 37
  17. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 2, p. 44
  18. ^ Corbani e Serina, op. cit., volume 2, p. 46
  19. ^ Ecco il nuovo stadio, operazione da 250 milioni
  20. ^ Ecco il nuovo stadio di Bergamo: un «diamante» da 25 mila posti - Cronaca - L'Eco di Bergamo - Notizie di Bergamo e provincia
  21. ^ "Cent'anni di Atalanta" vol.1, di E. Corbani e P.Serina, ed. SESAAB, 2007
  22. ^ Comandini, da mister 30 miliardi alla consolle del dj, Tuttoatalanta.com, 18 maggio 2011.
  23. ^ Cento anni e non sentirli, uefa.com, 19 ottobre 2007.
  24. ^ Alessandro Ruggeri nominato presidente, atalanta.it. (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2008). [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  25. ^ Ecco il video di Controcampo dove Conte perde le staffe, algeri.net, 7 gennaio 2010. URL consultato il 23 maggio 2010. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  26. ^ Conte si è dimesso, algeri.net, 7 gennaio 2010. URL consultato il 23 maggio 2010. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  27. ^ Conte si dimette, panchina affidata a Bonacina, atalanta.it. URL consultato il 23 maggio 2010. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  28. ^ Lino Mutti allenatore dell'Atalanta in L'eco di Bergamo, 11 gennaio 2010. URL consultato il 23 maggio 2010.
  29. ^ Sergio Stanco, Il Napoli onora l'Europa. L'Atalanta saluta la A in Gazzetta dello Sport, 9 maggio 2010. URL consultato il 23 maggio 2010.
  30. ^ Domenica tutti allo stadio a contestare i Ruggeri, Bergamo News, 14 maggio 2010. URL consultato il 20 marzo 2011. [collegamento interrotto]
  31. ^ Comunicato stampa, Atalanta BC, 14 maggio 2010. URL consultato il 25 marzo 2011. [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  32. ^ INTORNO A NOI IL SILENZIO. OGGI L'ATTESA FUMATA BIANCA?, atalantanews.com, 28 maggio 2010. (archiviato dall'url originale il 1º giugno 2010).
  33. ^ L'Atalanta è di Antonio Percassi, L'Eco di Bergamo, 4 giugno 2010. URL consultato il 25 marzo 2011.
  34. ^ Colantuono all'Atalanta in www.sportitalia.com, 14 giugno 2010. URL consultato il 20 marzo 2011. [collegamento interrotto]
  35. ^ Lorenzo Casalino, Roberto Spagnolo nuovo dg dell'Atalanta, Tutto Mercato Web, 17 giugno 2010. URL consultato il 25 marzo 2011.
  36. ^ Maxi-inchiesta sulle scommesse "Falsati i campionati di B e C"
  37. ^ Comunicato Atalanta BC [collegamento interrotto] [collegamento interrotto]
  38. ^ Europei, Cigarini e Schelotto nella lista dei 32 pre-convocati
  39. ^ Matteo Spini, Atalanta a ritmo scudetto in La Gazzetta dello Sport, 1° aprile 2014, p. 15.
  40. ^ La FGNI in questo documento del 1912 nel suo albo d'oro delle affiliazioni (vedi 1905) erroneamente la considera affiliata come "Atalanta" e non come "Giovane Orobia" mentre effettivamente non ci fu rapporto diretto fra le due società ovvero la Giovane Orobia non cambiò nome ma cessò di esistere.
  41. ^ Ogni maglia una storia: le squadre che hanno cambiato colori, rivistasportiva.com, 7 aprile 2012. URL consultato il 16 agosto 2014.
  42. ^ Atalanta, alla festa della Dea Percassi arriva sul jet militare in Tuttosport, 23 luglio 2014. URL consultato il 16 agosto 2014.
  43. ^ a b 1928 A. XVI E. F. Inaugurazione del nuovo stadio. URL consultato il 16 agosto 2014.
  44. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 35.
  45. ^ a b 1928 - Sorge lo stadio Mario Brumana, Atalanta BC. URL consultato il 16 agosto 2014.
  46. ^ a b Atalanta «a cinque stelle» Ecco il nuovo centro Bortolotti in Ecodibergamo.it, 17 agosto 2014.
  47. ^ Organigramma, Atalanta.it. URL consultato il 17 agosto 2014.
  48. ^ Settore Giovanile, atalanta.it. URL consultato il 20 agosto 2014.
  49. ^ Dal vivaio alla prima squadra, un percorso educativo, rovigooggi.it, 24 marzo 2009. URL consultato il 23 maggio 2010.
  50. ^ Giovanni Maffeis, Atalanta, fabbrica di talenti: è il miglior settore giovanile d'Italia, calcionews24.com, 24 gennaio 2014. URL consultato il 16 aprile 2014.
  51. ^ Raffaele Guida, Non indossate quella maglia: gli storici "numeri" ritirati nel calcio in ilgiornalelocale.it, 1º luglio 2013. URL consultato il 17 agosto 2014.
  52. ^ L'addio di Bergamo a Federico e Alessandra in Corriere della Sera, 12 marzo 2012. URL consultato il 17 agosto 2014.
  53. ^ In onore di Elio Corbani l'Atalanta ritira la maglia 80, atalanta.it, 12 marzo 2012. URL consultato il 17 agosto 2014.
  54. ^ a b c Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 444.
  55. ^ a b Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., pp. 444-445.
  56. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 48.
  57. ^ a b c Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 462.
  58. ^ a b c Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 463.
  59. ^ a b Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., pp. 443-444.
  60. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 451.
  61. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 455.
  62. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 380.
  63. ^ a b Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 452
  64. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 456.
  65. ^ a b Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 459.
  66. ^ Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 460.
  67. ^ a b Elio Corbani e Pietro Serina, op. cit., p. 461.
  68. ^ Giuseppe Opromolla, Gli Eroi della Dea: Gianpaolo BELLINI, tuttoatalanta.com, 28 novembre 2013. URL consultato il 19 agosto 2014.
  69. ^ La mappa segreta del tifo in Italia, la Repubblica, 15 dicembre 2008. URL consultato il 20 agosto 2014.
  70. ^ Festa della Dea, festa di popolo: la straordinaria passione della Curva Nord Atalanta contagia 50 mila tifosi, calciomercato.com. URL consultato il 25 agosto 2014.
  71. ^ Club Amici dell'Atalanta - Eletti i nuovi 8 consiglieri in L'eco di Bergamo, 25 ottobre 2009. URL consultato il 23 maggio 2010.
  72. ^ a b c d e f «Non va allo stadio ma il Bocia comanda ancora 400 ultrà» in Corriere della Sera. URL consultato il 25 agosto 2014.
  73. ^ a b Storie di calcio: Atalanta B.C., mondocalcio.info. URL consultato il 25 agosto 2014.
  74. ^ Belotti, 2005, p. 205.
  75. ^ Belotti, 2005, p. 127.
  76. ^ Belotti, 2005, p. 172.
  77. ^ Belotti, 2005, pp. 252-260.
  78. ^ a b Belotti, 2005, p. 199.
  79. ^ Belotti, 2013, p. 180.
  80. ^ Belotti, 2013, p. 301.
  81. ^ Belotti, 2005, pp. 325, 434, 452.
  82. ^ Belotti, 2005, p. 259.
  83. ^ Belotti, 2005, pp. 281, 355.
  84. ^ Belotti, 2005, pp. 40, 183, 194, 257, 363.
  85. ^ Belotti, 2005, pp. 268, 262.
  86. ^ Belotti, 2005, pp. 176, 194, 269, 300, 323.
  87. ^ Belotti, 2005, pp. 268, 320, 418.
  88. ^ Belotti, 2005, pp. 268, 279.
  89. ^ Belotti, 2005, p. 426.
  90. ^ Belotti, 2005, pp. 25, 217.
  91. ^ Belotti, 2005, pp. 103, 283, 299.
  92. ^ Belotti, 2005, pp. 273, 279, 301, 335.
  93. ^ Staff tecnico, atalanta.it. URL consultato il 18 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Elio Corbani, Pietro Serina, Cent'anni di Atalanta - Vol 2, Bergamo, Sesaab, 2007, ISBN 978-88-903088-0-2.
  • Daniele Belotti, Atalanta folle amore nostro - 30 anni di storie dalla Curva Nord, Bergamo, Studio Lito Clap, 2005.
  • Daniele Belotti, Atalanta folle amore nostro 2 - 2003-2013 Le storie dalla Curva Nord continuano, Alzano Lombardo, e.20 s.r.l., 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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