Raimondo Lanza di Trabia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raimondo Lanza di Trabia

Raimondo Lanza di Trabia (9 settembre 1915Roma, 30 novembre 1954) è stato un diplomatico e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era figlio naturale di Giuseppe Lanza Branciforte, Principe di Scordia (primogenito del Principe Pietro e unico discendente maschio dopo la morte in guerra dei due fratelli) e della nobildonna veneta Maddalena Papadopoli Aldobrandini, Principessa Spada Potenziani.[1] Grazie all'intervento della nonna paterna, Giulia Florio, presso Mussolini, con un provvedimento speciale analogo a quello creato ad hoc per il Conte Volpi di Misurata, fu legittimato quale figlio di Giuseppe (con l'attribuzione del nome Lanza Branciforte di Trabia e dei diritti ereditari) col fratello minore Galvano (n. 1918) successivamente alla morte del padre. Mentre il fratello Galvano crebbe con la madre, Raimondo fu allevato a Palermo a Palazzo Butera[2] dai nonni paterni, Pietro e Giulia di Trabia, cui erano premorti nella grande guerra già due figli maschi (di tre). Portò il nome dei Lanza per decreto di legittimazione successivo alla morte del padre, nel 1927.[1]

Nel 1936 partì volontario con le truppe italiane per la guerra di Spagna a fianco dei Franchisti e combatté nella battaglia di Guadalajara. Fu ufficiale dell'Esercito italiano fra il 1940 e il 1943 e, dopo l'armistizio, fu aiutante di campo del Generale Carboni e agì quale ufficiale di collegamento con le Forze Alleate fino al 1945. In quegli anni frequentò e fu amico di Galeazzo Ciano,[3] Curzio Malaparte e Gianni e Susanna Agnelli e, dopo la guerra, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Aristotele Onassis. Restaurò in quegli anni ed abitò il Castello di Trabia[4], di cui la figlia Raimonda sarà, dopo secoli di dominio, l'ultima discendente della famiglia Lanza a trascorrervi le estati, mentre la settecentesca Villa Trabia a Palermo, il Castello di Mussomeli[5] e molti altri possessi storici dei Butera-Trabia, furono tutti alienati con l'eccezione di Palazzo Butera sul lungomare di Palermo, ancora della famiglia.

Studiò anche in Inghilterra e si trasferì anche a Parigi per seguire la carriera diplomatica[1] anche in conseguenza della scoperta di una sua relazione con una donna nobile che destò molto scalpore.[1] Ebbe relazioni internazionali con personaggi di rilievo del suo tempo, fu uomo brillante, avventuroso e mondano, ebbe flirt con molte donne famose come Rita Hayworth e Carrol Baker, viaggiò sovente in Europa e Stati Uniti. Divenne Presidente del Palermo il 26 gennaio 1951. Con la squadra al primo posto del campionato, partì in Persia ospite dello scià Mohammad Reza Pahlavi con il quale intrecciò rapporti di amicizia e di affari.[6] Lasciò la presidenza del Palermo il 30 giugno 1952.[6] Uno dei suoi possibili successori fu Arcangelo Alù, al quale venne giocato uno scherzo per il quale il barone incolpò Raimondo Lanza, sfidandolo a duello.[7] Così Raimondo, che era un ottimo spadaccino, si allenò con Emilio Salafia, campione olimpionico degli anni trenta;[7] il duello iniziò ma venne presto interrotto.[7]

A lui si deve l'invenzione del calciomercato insieme al tecnico Gipo Viani con il quale si incontrava all'Hotel Gallia di Milano.[8] Fu lui a scoprire Helge Bronée che acquistò dal Nancy per 40 milioni. Grazie ai suoi rapporti con il mondo dello sport portò a Palermo molti giocatori di valore.[9][10][11][12] Era appassionato di corse automobilistiche e fu protagonista di alcune edizioni della Targa Florio; era inoltre interessato ad altri sport di squadra oltre al calcio, come ad esempio la pallanuoto.[13] Nel 1953 sposò l'attrice Olga Villi[13] da cui ebbe le figlie Venturella (n. 1953) e Raimonda (nata postuma 1955).

Il suo originario ingente patrimonio, inclusivo di attività minerarie[14] e derivante in parte dalle sostanze dei Florio entrate a far parte del patrimonio dei Lanza di Trabia e Butera, si polverizzerà del tutto nel corso degli anni 50 e 60, subendo un colpo considerevole a causa della riforma agraria e della crisi delle zolfare. Morì nel 1954, in circostanze misteriose e mai acclarate, in seguito a una caduta da una finestra del primo piano dell'Hotel Eden di via Ludovisi a Roma.[15] La sua tragica morte sembra aver ispirato Domenico Modugno per la canzone Vecchio frac.[16] A lui è intitolata una società pallavolistica di Trabia, militante nel campionato regionale di Serie D femminile. Su di lui sono stati scritti molti saggi e romanzi, quali "Vestivamo alla Marinara" di Susanna Agnelli, "Il Principe Irrequieto" di Vincenzo Prestigiacomo, "Il Grande Dandy" di Marcello Sorgi, e , in ultimo, "Mi Toccherà Ballare" pubblicato dalla figlia Raimonda e dalla nipote Ottavia Casagrande nel 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Prestigiacomo, p.27
  2. ^ Prestigiacomo, p.28
  3. ^ Prestigiacomo, p.30
  4. ^ Castello di Trabia
  5. ^ Castello di Mussomeli
  6. ^ a b Prestigiacomo, p.31
  7. ^ a b c Prestigiacomo, p.31-32
  8. ^ Aneddoti - Curiosità nella storia spazioinwind.libero.it
  9. ^ I personaggi più rappresentativi nella storia Cuorerosanero.com
  10. ^ Dietro le quinte del calciomercato. Da Raimondo Lanza di Trabia, inventore del calciomercato PDF Pianetarosanero.it
  11. ^ La Storia del Calciomercato - parte 1 storiedicalcio.altervista.org
  12. ^ La Storia del Calciomercato - parte 2 storiedicalcio.altervista.org
  13. ^ a b Prestigiacomo, p.8-9
  14. ^ Prestigiacomo, p.52
  15. ^ Pasquale Sinesio, Trabia: cronaca politico-amministrativa, 1943-1991, Volume 1, Lussografica, 2005. Pagina 114
  16. ^ Maurizio Ternavasio, La leggenda di mister volare. Domenico Modugno, editore Giunti, 2004, pag. 35

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Prestigiacomo, Il principe irrequieto, Nuova Ipsa 2006
  • Marcello Sorgi, Il grande dandy. Vita spericolata di Raimondo Lanza di Trabia, ultimo principe siciliano, Rizzoli, 2011
  • Giuseppe Bagnati; Vito Maggio; Vincenzo Prestigiacomo, Il Palermo racconta: storie, confessioni e leggende rosanero, Palermo, Grafill, giugno 2004, p. 10, ISBN 88-8207-144-8.
  • Raimonda Lanza di Trabia e Ottavia Casagrande, Mi toccherà ballare, Milano, Feltrinelli, 2014, ISBN 978-88-07-49168-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]