Vesuvio

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Vesuvio
Vesuvius from Pompeii (hires version 2 scaled).png
Il Vesuvio ripreso dagli scavi di Pompei, che fu distrutta dall'eruzione del 79 d.C. Il cono vulcanico è quello più alto, sulla sinistra; a destra è invece visibile il rilievo montuoso del monte Somma.
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Provincia Napoli Napoli
Altezza 1281 m s.l.m.
Catena Appennini
Diametro cratere 500 m
Prima eruzione 79 d.C. (datazione incerta per quelle precedenti)
Ultima eruzione 1944
Coordinate 40°49′18.01″N 14°25′33.57″E / 40.821669°N 14.425993°E40.821669; 14.425993Coordinate: 40°49′18.01″N 14°25′33.57″E / 40.821669°N 14.425993°E40.821669; 14.425993
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Vesuvio
« Suol dirsi che Napoli abbia un gran nemico, il Vesuvio. Chi non ne ha? Altrove è un fiume, forse, altrove un lago, altrove l'aria pestilente »
(Carlo Tito Dalbono[1])

Il Vesuvio è un vulcano esplosivo o effusivo in stato di quiescenza dal 1944, situato nel versante orientale della provincia di Napoli, nel territorio dell'omonimo parco nazionale istituito nel 1995. La sua altezza, al 2010, è di 1.281 m[2], sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. Quest'ultima rappresenta ciò che è rimasto dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., che determinò il crollo del fianco sud-orientale in corrispondenza del quale si è successivamente formato il cratere attuale. È attualmente l'unico vulcano di questo tipo attivo di tutta l'Europa continentale.[3]

È fra i vulcani più pericolosi e studiati nel mondo; ciò è dovuto al fatto che sulle sue pendici abitano circa 800.000 persone e le conseguenze dell'eruzione sarebbero estremamente devastanti.

Preambolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Ercolano-Osservatorio Vesuviano e Parco nazionale del Vesuvio.
Celebre veduta del Vesuvio e del pino domestico sovrastante la città di Napoli negli anni cinquanta

Il Vesuvio è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma-Vesuviano. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano.

Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell'immaginario collettivo della città di Napoli. Il Vesuvio detiene un primato a livello mondiale, cioè quello di essere stato il primo vulcano ad essere studiato sistematicamente (per volontà della casa regnante dei Borbone), studi che continuano tuttora ad opera dell'Osservatorio Vesuviano. Risale infatti al 1841 (per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie) la costruzione di un Osservatorio (tuttora funzionante, anche se solo come filiale di più moderne strutture ubicate a Napoli) e si può dire che la vulcanologia, come vera e propria disciplina scientifica, nasca in quegli anni. A riprova dell'elevato grado di leadership scientifica della struttura napoletana, basti pensare che quando nei primi decenni del XX secolo gli statunitensi decisero di creare un osservatorio alle isole Hawaii, presero esempio dall'osservatorio vesuviano.

Dal 1944 non si sono verificate più eruzioni. Pur tuttavia, essendo il vulcano considerato in stato di quiescenza, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona rossa.

La nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre circoscrizioni del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese le circoscrizioni di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant'Anastasia.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con la collaborazione della comunità scientifica e delle autorità locali, ha predisposto un piano di emergenza che viene costantemente aggiornato.

Di recente, la Regione ha predisposto incentivi atti a favorire il decongestionamento dell'area a maggior rischio. L'incentivazione economica però, non ha avuto il risultato sperato, in quanto le popolazioni dei comuni interessati hanno mostrato resistenza a lasciare i luoghi. Infatti quasi tutti dicono che sarebbe stato meglio (invece di utilizzare i fondi per destinarli a questi incentivi di esodo) creare altre "vie di fuga" dal vulcano e istituire un sistema di monitoraggio preventivo ancora migliore, per sapere in anticipo di eventuali manifestazioni eruttive. Inoltre le popolazioni hanno richiesto modifiche sostanziali agli interventi legislativi relativi alla "zona rossa" (ad esempio la diversificazione dei vincoli tra la zona vesuviana marittima da quella della zona interna "sommana" e, ancora, la diversificazione in base all'altitudine).[4]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il Vesuvio visto dal satellite, in una fotografia della NASA

Il nome Vesuvio (in latino classico Vesuvius; attestato anche come Vesevius, Vesvius, Vesbius) è presumibilmente d'origine indoeuropea, da una base *aues, "illuminare" o *eus, "bruciare".[5]

Esistono tuttavia alcune etimologie popolari: dato che nell'antichità si riteneva che il Vesuvio fosse consacrato all'eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, si credeva che anche il vulcano, seppur indirettamente traesse origine dal nome dell'eroe greco. Ercole infatti era il figlio che il dio Giove aveva avuto da Alcmena, regina di Tebe. Uno degli epiteti di Giove (Zeus nella Grecia antica) era Ὕης, Hýēs, cioè "colui che fa piovere". Così Ercole sarebbe diventato Ὑήσου υἱός, Hyḗsou hyiós (pronunciato [hyːˈɛːsuː hʏɪˈos]), cioè il "figlio di Hýēs", da cui sarebbe derivato il latino Vesuvius (pronunciato [wɛˈsʊwɪʊs]).

Una tradizione popolare della fine del Seicento vorrebbe invece che la parola derivi dalla locuzione latina Vae suis! ("Guai ai suoi!"), giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie per Napoli o la Campania. Un esempio su tutti: l'eruzione del 1631 sarebbe stato il "preavviso" naturale dei moti di Masaniello del 1647.

Ascensione del Vesuvio[modifica | modifica wikitesto]

Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a 1.281 metri sul livello del mare. Quest'ultima misura varia con il tempo, a causa dell'altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Ma le eruzioni sono state così frequenti, e il loro impatto sull'aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo, almeno sinora.

Eruzioni nell'antichità[modifica | modifica wikitesto]

Impronte di fuggitivi nelle ceneri dell'eruzione detta delle «pomici di Avellino» (datata tra il 1880 e il 1680 a.C.)

Si ritiene che già 400.000 anni fa la zona del Vesuvio sia stata soggetta ad attività vulcanica, 39.000 anni fa avvenne un'eruzione davvero colossale detta Ignimbrite campana dove si emisero fino a 15 km³ di magma, tuttavia sembra che la montagna abbia iniziato a formarsi 30.000 anni fa, probabilmente come vulcano sottomarino nel Golfo di Napoli; emersa successivamente come isola, si unì alla terraferma per l'accumulo dei materiali eiettati.

Tra i 19.000 anni fa e il 79 d.C. ebbero luogo una serie di violente eruzioni intercalate da periodi di quiete del vulcano. Dall'origine della montagna ai principali eventi sono state attribuite varie denominazioni, riportate nella tabella di seguito.

Nome Quando? VEI Dettagli
Codola 25.000 anni fa  ? -
Pomici di Base 18.300 anni fa 6 A seguito di quest'eruzione si formò il monte Somma.
Pomici Verdoline 16.000 anni fa 6 -
Pomici di Mercato 8.000 anni fa 6 L'eruzione è anche nota come Pomici Gemelle o Pomici di Ottaviano.
Pomici di Avellino 3.800 anni fa 5 L'eruzione, che avvenne a circa 2 km di distanza dal cono attuale,
distrusse numerosi insediamenti dell'età del bronzo appartenenti alla cultura appenninica.

Tutte queste eruzioni, per la loro immane violenza (ma anche perché simili a quella che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia) sono chiamate eruzioni Pliniane (dai nomi di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, studiosi romani, quest'ultimo testimone dell'eruzione del 79 d.C.). Per fare un esempio, ciascuna delle eruzioni più violente avvenute dopo il 79, dette Subpliniane, sono potenti almeno la metà di una regolare eruzione pliniana.

Tra le eruzioni precedenti, in particolare si ricorda l'eruzione denominata Avellino in quanto ha lasciato tracce fino all'omonima città campana e che ha seppellito l'area dove oggi sorge Napoli.

L'accertamento dell'esistenza di questo evento ha fatto ulteriormente innalzare la soglia d'allarme per future eruzioni che potenzialmente potrebbero coinvolgere un'area dove oggi vivono più di tre milioni di persone.

Stato precedente al 79 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

Raffigurazione di Bacco e del Vesuvio in un affresco pompeiano precedente al 79 d. C.

Il Vesuvio non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l'arido culmine. Anche diverse fonti iconografiche, come alcuni affreschi attualmente conservati presso il Museo Archeologico di Napoli, mostrano il Vesuvio come una montagna a picco unico, coperta di vegetazione e di vigneti.

Fra un grande cerchio di dirupi quasi perpendicolari c'era uno spazio piatto sufficiente ad accampare un'armata, tanto che nel 73 a.C., durante la terza guerra servile, Spartaco e i suoi seguaci si rifugiarono sul Vesuvio con l'armata dei ribelli che si stava ingrossando e con la quale vennero effettuati diversi attacchi alle tenute romane dell'agro campano. Attaccati dall'esercito di Roma, gli schiavi riuscirono a sottrarsi alla cattura, rinviando l'esito cruento della loro rivolta: utilizzarono i tralci delle viti che ricoprivano le pendici del monte per fabbricare scale con le quali fuggirono per l'unico passaggio non sorvegliato perché impervio. Si trattava senza dubbio di un antico cratere, di cui oggi sopravvive solo un settore, denominato Monte Somma.

La fertilità dei terreni circostanti, una prerogativa dei suoli vulcanici, favorì gli insediamenti osci e sanniti di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti, nonostante fosse noto anche nell'antichità il rischio potenziale dell'area. Strabone, nel 18 d.C. (61 anni prima della devastante esplosione che sommerse Pompei ed Ercolano) aveva descritto il Vesuvio nella sua Geografia d'Italia come un vulcano in fase di quiescenza ed attribuiva proprio alla sua presenza la fertilità dei suoli circostanti, paragonati a quelli delle aree ai piedi dell'Etna.

L'eruzione del 79 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 79.

L'eruzione del Vesuvio del 79 è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo sotto la dinastia dei Borbone durante il Regno di Napoli.

L'eruzione del 1631[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 1631.

Nel 1631 ci fu un'altra terribile eruzione. Dopo numerosi eventi premonitori quali rigonfiamento del suolo, piccoli terremoti che si manifestavano già da qualche mese e prosciugamento delle fonti, all'alba del 16 dicembre il Vesuvio rientrò in attività dopo un riposo di circa 130 anni, con l'apertura di una bocca laterale sul versante Sud-Est con una iniziale fase di attività stromboliana e forse l'emissione di una colata di lava (per molti autori invece non vi fu alcuna colata di lava). Una prima fase espulse ceneri frammiste all'acqua che scesero a valle a grandi velocità, oltre a colonne di vapore. Successivamente ebbe luogo una violenta attività esplosiva dal cratere centrale con un'alta colonna di ceneri, pomici e gas.

Eruzioni nell'età moderna[modifica | modifica wikitesto]

L'eruzione dell'aprile 1872 ripresa in una foto di Giorgio Sommer

Dal 1631 si sono verificate numerose eruzioni. Durante un'eruzione del febbraio 1848, una colonna di vapore alta circa 15 chilometri, sorse dal cratere, presentando una varietà di colori; subito dopo spuntarono dieci cerchi, bianchi neri e verdi che assunsero la forma di un cono. Un'apparizione simile era stata osservata nel 1820.

Più recentemente, nel maggio 1855, un grande flusso di lava incandescente, di 70 metri di larghezza, fluì verso un grosso crepaccio di circa 300 metri di profondità. La prima parte di questa spaccatura è a precipizio e qui, la lava in caduta formò una magnifica cascata di fuoco liquido.

Ancora più spettacolare fu l'eruzione del 1872, che creò una vastissima nube a forma di pino, e la cui lava distrusse i paesi di Massa e San Sebastiano al Vesuvio.

Negli anni di attività intermedia, la lava che traboccò dal cratere costituì due cupole di ristagno: nel 1895 il "Colle Margherita" (nell'Atrio del Cavallo, semisepolto dalla lava dell'eruzione del 1944), e nel 1898 il "Colle Umberto". Quest'ultimo, ancora perfettamente integro, costituisce una sorta di barriera naturale per l'Osservatorio, giacché le colate di lava dirette su di esso sono deviate dai fianchi del Colle.

Il Vesuvio fumante visto dal porto di Torre Annunziata, nel 1903

L'eruzione del 1906, descritta efficacemente da Frank A.Perret e da Matilde Serao, fu la più grande avvenuta nel XX secolo: ancor oggi è difficile stabilire con esattezza il volume degli ejecta, un'immane colata lavica che si dirigeva verso Torre Annunziata fu bloccata dalle mura del cimitero, e la nube gassosa che generò nelle ultime ore di attività spazzò via la cima e svuotò la camera magmatica. A causa della pioggia di cenere fu, anche in questa eruzione, quasi completamente sotterrata Ottaviano, l'antica Ottajano, causando circa 300 morti, tanto che fu chiamata "la nuova Pompei". Per paura di morire, 105 persone si rifugiarono in una grande chiesa di San Giuseppe Vesuviano. Purtroppo le ceneri sfondarono il soffitto, e la lava bruciò il portone in legno: tutte e 105 le persone nella chiesa morirono.

Un'eruzione intermedia avvenne nel 1929, quando nel cratere si creò un lago di lava, che traboccò sul versante Sud - Est e distrusse solo alcuni vigneti.

L'eruzione del 1944[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 1944.

Dopo quella del 1929, la successiva e, per ora, ultima eruzione, avvenne tra il 16 e il 29 marzo 1944, e distrusse nuovamente Massa e San Sebastiano, cosparse di ceneri ancora Ottaviano e tutto il Meridione, e fu resa famosa dai cinegiornali dell'esercito angloamericano che all'epoca occupava Napoli. Spettacolari fontane di lava si innalzarono dal cratere fino ad un'altezza di 800 metri, mentre 26 persone a San Sebastiano venivano letteralmente bruciate dalla pioggia di ceneri, ed il condotto craterico subì un'alterazione radicale.

Il futuro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zona rossa del Vesuvio.
Vesuvio con la bocca innevata visto da Mergellina

I vulcanologi, ma anche i non addetti ai lavori, sanno che il "dinamico riposo del Vesuvio" potrebbe avere prima o poi un termine. Svariate ipotesi sono state fatte in proposito, da un risveglio prossimo, fino ad ipotesi di 50-100 anni se non di secoli. I più piccoli segnali premonitori, quali alterazioni dei gas delle fumarole, piccoli terremoti o deformazioni sono continuamente monitorati. Gli specialisti monitorano infatti la situazione del Vesuvio considerando che la risalita del magma è associata a terremoti, a deformazioni del vulcano, ad un aumento della temperatura nelle fumarole ed a variazioni dell'acqua nei pozzi, alcuni parametri di controllo esistono già.

Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono oggi fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati. Per far fronte ai grandi rischi connessi ad una possibile eruzione del Vesuvio è stato redatto un piano nazionale d'emergenza che individua zone a diversa pericolosità, prevedendo azioni di soccorso e piani di evacuazione.

Mappa della Zona rossa, che comprende 28 comuni vesuviani

Tra le predette zone, la cosiddetta Zona rossa (a sua volta suddivisa in 5 zone intercomunali), ufficialmente esposta a maggior rischio da eruzione, si estende per circa 200 km². La nuova zona rossa è stata ampliata, rispetto a quella prevista nel Piano del 2001, comprendendo i territori di 24 Comuni e tre quartieri del Comune di Napoli. Oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant'Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase), saranno ricomprese i quartieri di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Nola, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco nel Comune di Sant'Anastasia. La “zona rossa” è l’area per cui l’evacuazione preventiva è l’unica misura di salvaguardia della popolazione. A differenza di quella individuata nel Piano del 2001, la nuova zona rossa comprende oltre ad un’area esposta all’invasione di flussi piroclastici, definita “zona rossa 1”, anche un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), definita “zona rossa 2”. Secondo il piano di evacuazione, gli abitanti di ciascun comune andrebbero trasferiti temporaneamente in un'altra regione di Italia, precedentemente individuata e abbinata a quel comune. L'aspetto maggiormente problematico riguardante l'evacuazione resta tuttavia costituito dal problema della mobilità; l'alto numero di abitanti dei comuni della zona rossa e la viabilità già congestionata dal traffico ordinario spingono infatti a immaginare notevoli difficoltà nello spostamento dei mezzi di trasporto privati e pubblici durante l'evacuazione. Una soluzione immaginata potrebbe essere quella di utilizzare la via del mare, per allontanare rapidamente il maggior numero possibile di persone, ma questa soluzione va valutata anche in relazione al prodursi di mareggiate e maremoti eventualmente connessi ai fenomeni sismici ed eruttivi.

Nel 2009 il responsabile della protezione civile all'epoca in carica, Guido Bertolaso, auspicò che la zona rossa venisse estesa anche a parte del comune di Napoli, concretamente esposto ad un pericolo in caso di eruzione. Secondo Bertolaso, infatti, tale eventualità costituirebbe il più grande problema per la protezione civile in Italia[6].

Il ciclo eruttivo del Vesuvio[modifica | modifica wikitesto]

Eruzione del Vesuvio del 1760-1761

Dal 1631 al 1944, il Vesuvio è stato un vulcano "addomesticato", cioè ha seguito un andamento eruttivo continuo, col condotto praticamente sempre aperto, di modo tale che era possibile intuire le eruzioni. L'andamento ciclico della sua attività qui descritto fu riconosciuto da William Hamilton, Frank A.Perret, Giovanni Battista Alfano e Friedlander.

Eruzione del Vesuvio del 1794, con la processione dell'Immacolata

Dopo una grande eruzione (tipo quella del 1631, 1872 o 1906) tutto il magma è stato eiettato ed il condotto, svuotato, fa crollare la parte sommitale. Il Vesuvio quindi entra in un periodo di riposo (quiescenza) che dura in media tra i 3 ed i 7 anni, durante i quali il cratere emette solo gas. Successivamente, piccole esplosioni di ceneri sul fondo del cratere cominciano a costruire un cono di scorie, le cui dimensioni possono aumentare a seconda della pressione che comincia ad accumularsi nella camera magmatica, e che danno il via ad un'attività persistente che può durare da un minimo di 7 ad un massimo di 30 anni. In questo periodo, le scorie accumulate formano una vera e propria piattaforma che finirà per occupare completamente il cratere stesso, generando spesso piccole colate esterne, che però sono di piccolo volume e causano pochi danni (esempio di quest'attività sono la formazione dei colli "Margherita" ed "Umberto", o le eruzioni del 1805 o 1929).

Fotografia originale a colori dell'Eruzione del Vesuvio del 1944, vista da Napoli

Quando la pressione accumulatasi giunge al limite, il cono comincia a fratturarsi, ed ha inizio l'eruzione finale, che dura al massimo due/quattro settimane. Dopo una prima abbondante tracimazione di lava, si ha un periodo di rallentamento dell'attività seguito da una fase esplosiva finale, relativamente breve, ma assai più violenta (e pericolosa) della precedente, durante la quale si generano una o più ciclopiche nubi eruttive che spazzano via la parte terminale del cono. Questa violenta fase può durare un paio di giorni al massimo, e segna la fine dell'eruzione e del ciclo. Il cratere, svuotato, frana su sé stesso, ed il Vesuvio ricade nel periodo di quiescenza che segna l'inizio di un nuovo ciclo.

Il periodo dell'attività più intenso fu durante la seconda metà del XVIII secolo, con cicli della durata media di 10-15 anni; il meno prolifico, quello del 1872 - 1944, con due cicli della durata di 34 e 38 anni. Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio cadde in uno stato di quiescenza che dura tuttora: in base ai cicli abituali, la ripresa dell'attività eruttiva appare dunque fortemente in ritardo.

Stato attuale[modifica | modifica wikitesto]

Interno del cratere

Dopo l'eruzione del 1944, il Vesuvio è in fase di quiescenza. Tale periodo di riposo, in base alla descrizione del ciclo sopra descritta, appare atipico, in quanto la ripresa dell'attività eruttiva pare fortemente in ritardo. Per questo, si ritiene che il Vesuvio sia uscito dal tipo di attività fino ad ora studiato, caratterizzato da un condotto praticamente sempre aperto sin dal 1631.

Tuttavia, nel 2001, una ricerca condotta dalle Università di Napoli e di Nizza, e i cui risultati sono stati pubblicati su Science[7], ha permesso di accertare che a una profondità di circa otto chilometri sotto la superficie è presente un accumulo di magma che si estende per circa quattrocento chilometri quadrati, dal centro del golfo di Napoli fino quasi ai contrafforti preappenninici. Per via di ciò, è lecito aspettarsi i segnali di una ripresa dell'attività in qualunque momento: quindi, il Vesuvio è strettamente monitorato.

La scoperta dei resti di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Pompei, Scavi archeologici di Ercolano, Scavi archeologici di Stabia e Scavi archeologici di Oplonti.
Il Vesuvio visto dagli scavi di Pompei

Delle città sepolte di Ercolano e Pompei, si perse quasi completamente la memoria, e la loro posizione venne dimenticata. Alla fine del Cinquecento, una collina ricca di vigneti e chiamata Civita veniva considerata il probabile sito di Pompei, ma non vennero fatte accurate indagini; pochi anni dopo, lo scavo di un canale per portare le acque del Sarno a Torre Annunziata, diretto dall'architetto Domenico Fontana, portò alla scoperta di alcune monete del tempo di Nerone e Vespasiano, che però sparirono e della scoperta più non si parlò, grazie anche alla successiva eruzione vesuviana del 1631 che ricoprì di cenere la zona. Nessuna traccia venne scoperta fino al 1713, quando un contadino, intento a scavare un pozzo a Resìna, trovò i resti di varie colonne e frammenti di marmo a circa 8 metri di profondità. Il duca Emanuele Maurizio d'Elboeuf, allora di stanza a Napoli, s'interessò dell'accaduto, tanto da comprare il terreno e cominciarci degli scavi per conto proprio. Furono scoperte numerose statue, ma la durezza della roccia (e la concomitante partenza del duca d'Elboeuf) fece sì che i lavori s'interrompessero presto. Solo alcuni anni dopo il re Carlo III, fece riprendere i lavori che portarono alla scoperta di altre statue, murature ed oggetti, finché l'11 novembre 1738 venne scoperta una lapide su cui era scritto Teatrum Hercolanensem. Così fu scoperta Ercolano.

A quel tempo comunque, nonostante il re avesse istituito a Portici un museo in cui raccogliere i frutti degli scavi, poca attenzione venne data alla scoperta, considerata solo una "caccia al tesoro"; ma nel 1748 un contadino, scavando il suo vigneto nella zona di Civita, incappò in un'antica opera d'arte. Affondando un palo in quel punto, alla profondità di 4 metri, vennero ritrovati resti di edifici, che inizialmente furono ritenuti le rovine di una grande casa di campagna isolata. Ma ben presto si scoprirono anche affreschi, oggetti preziosi, ed infine i primi cadaveri: in particolare, lo scheletro di un uomo che aveva ancora in mano i resti di una borsa con antiche monete d'oro, su cui era inciso il nome di Pompei. La conferma che la città scoperta fosse proprio Pompei venne stabilito nel 1749, quando venne ritrovata una iscrizione lapidea che commemorava la restituzione, da parte del tribuno P. Svedio Clemente, "al pubblico possesso dei pompeiani" di locali che erano stati occupati dai privati.

Il Vesuvio visto da Mergellina

Questa scoperta portò a ulteriori ricerche, e l'esatta posizione delle due città venne così accertata. Il lavoro di dissotterramento è continuato, con poche interruzioni, fino ai giorni nostri, e molti preziosi reperti di arte antica sono stati portati alla luce; naturalmente, nel tempo, si sono affinate le tecniche, sia di scavo, sia di trattamento dei reperti. Basti pensare che, inizialmente, era del tutto normale asportare statue, pitture parietali, arredamenti, monili e oggetti di uso comune, limitandosi a sommarie indicazioni sulle zone di ritrovamento, poiché gli scavi non erano condotti secondo criteri scientifici, ma erano motivati solo dalla cupidigia di ritrovare oggetti preziosi.

D'altro canto, la sensibilità dell'epoca era ben diversa dall'attuale, come testimoniano le vicissitudini di celebri reperti archeologici, approdati in musei stranieri in modo più o meno regolare. Nella fattispecie, anzi, è possibile un giudizio nel complesso positivo, dal momento che quasi tutti i reperti affluirono al Museo Borbonico di Napoli (oggi Museo Nazionale, il principale per quantità e qualità di reperti d'epoca romana in Italia e nel mondo).

Un autentico salto di qualità si ebbe con l'archeologo Giuseppe Fiorelli, Direttore degli Scavi negli ultimi anni del Regno borbonico, che mantenne anche nel prosieguo l'incarico e che per primo applicò un rigore scientifico e sistematico nella ricerca, pubblicando anche un Giornale degli Scavi di Pompei tra il 1861 ed il 1863. È sua l'idea di riempire di gesso liquido le cavità di cui si avvertiva la presenza nello scavo: l'intuizione che tali cavità potessero essere lo stampo di corpi disfattisi in uno strato di ceneri compattatesi nel tempo, si rivelò esatta; i reperti (taluni, celeberrimi come il cane alla catena) restituiscono con immediatezza, a volte commovente, gli ultimi momenti di vita degli sfortunati abitanti di Pompei. Per le tracce, in genere, lasciate dalle persone, si veda anche il paragrafo sui "resti degli abitanti".

Numerosi reperti a Pompei e non, ad esempio, ad Ercolano perché le diverse modalità di sommersione delle città, in questo secondo caso portarono al formarsi di uno strato tufaceo di 15/20 metri di spessore originato dalla massa liquida che coprì la città. Fra l'altro, questo è tuttora il maggior ostacolo alla messa in luce integrale di Ercolano, non tanto per lo scavo in sé ma perché la città moderna insiste sulla verticale dell'antica. Si pensi che, a quasi 300 anni dalla scoperta della Villa dei Papiri cosiddetta dalla ricchissima raccolta di testi su papiro, la stessa è tuttora sepolta anche se, grazie alle nuove tecniche, se ne conosce una discreta porzione.

Gli edifici di Pompei, la strada delle tombe[modifica | modifica wikitesto]

I maggiori progressi sono stati fatti a Pompei, poiché il materiale che la ricoprì era molto meno compatto di quello che sommerse Ercolano. A Pompei, che nei tempi antichi era considerata una località secondaria, sono stati ritrovati otto templi, un foro, una basilica, due teatri, un magnifico anfiteatro e i bagni pubblici. Anche le fortificazioni, composte da larghi blocchi di pietra, sono state esposte. Uno dei luoghi più rimarchevoli è la via dei Sepolcri. Si tratta di una larga strada pavimentata e bordata sui lati da solenni monumenti funebri, vere Cappelle di famiglia dei cittadini benestanti.

I resti degli abitanti[modifica | modifica wikitesto]

Un abitante di Pompei in tentativo di fuga durante l'eruzione del 79. d.C.

Le abitazioni furono trovate con i muri degli appartamenti adornati da bei dipinti. Numerose statue, vasi, lampade e altri eleganti lavori artistici sono stati recuperati. Sono stati trovati anche molti scheletri, nell'esatta posizione in cui le persone erano state colte dalla pioggia mortale delle ceneri. Gli scavatori trovarono lo scheletro di un povero, che stava cercando di fuggire dalla sua casa, e le cui dita ossute ancora stringevano la borsa che conteneva il suo amato tesoro. Furono anche trovati, nella caserma di Pompei, gli scheletri di due gladiatori incatenati ai ceppi, ma anche i resti di una ricca matrona; e le scritte tracciate dai gladiatori sui muri sono ancora abbastanza leggibili.

Nei sotterranei di una villa in periferia vennero scoperti gli scheletri di diciassette persone, che vi avevano probabilmente cercato rifugio e rimasero intrappolate; da allora, essa è chiamata Orto dei Fuggiaschi. Il materiale in cui si trovarono immersi, originariamente soffice, si indurì con il passare del tempo. In questa sostanza fu trovata una cavità contenente lo scheletro di una donna con un infante tra le braccia. Anche se sono rimaste solo le ossa, la cavità conteneva un perfetto calco della figura della donna, che mostrava come fosse rimasta sommersa nella sostanza mentre era ancora in vita. Attorno al collo dello scheletro c'era una catena d'oro, e alle dita anelli ingioiellati. Molto di recente, sono venuti alla luce ad Ercolano i resti di parecchi abitanti che si erano rifugiati in un edificio nei pressi del porto in attesa di soccorsi dal mare, morti per effetto del tremendo calore sviluppato dalla "nube ardente" che investì la cittadina; le loro posizioni, agghiaccianti, ancora oggi rappresentano la vivissima testimonianza della tragedia. Durante il periodo borbonico, poi, non mancò anche la "spettacolarizzazione" delle scoperte: prezzolati opportunamente dai capomastri, gli operai erano soliti ricoprire di terriccio gli scheletri e/o gli oggetti preziosi, per poi fingere di "scoprirli" quando qualche visitatore importante era presente.


Il parco nazionale del Vesuvio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco Nazionale del Vesuvio.
Il Vesuvio e la fattucchiera Amelia

Sulle pendici del Vesuvio abita un personaggio del mondo Disney: la strega Amelia.

La fattucchiera che ammalia, caratterizzata anche da un forte accento napoletano, è stata introdotta nel mondo dei fumetti da Carl Barks.

Si riporta un commento del fumettista statunitense:

« Adoro l'Italia e la pizza! Quando ho creato Amelia, mi è sembrata una cosa carina presentarla come una ragazza italiana che vivesse alle pendici del Vesuvio »
(Carl Barks[8])

Il Parco Nazionale del Vesuvio è nato il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta. La sua sede è collocata nel comune di Ottaviano. È stato istituito principalmente per:

  • conservare i valori del territorio e dell'ambiente, e la loro integrazione con l'uomo;
  • salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche;
  • promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.

Il Parco nasce poi dall'esigenza di valorizzare e difendere il vulcano più famoso del mondo: il Vesuvio. Esso rappresenta il tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, (oggi spento e con una cinta craterica in buona parte demolita) entro il quale si trova un cono più piccolo (che rappresenta il Vesuvio, ancora attivo).
Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.
Un'ulteriore singolarità di questo Parco è rappresentata dalla notevole presenza di specie floristiche e faunistiche se si rapporta alla sua ridotta estensione: sono presenti ben 612 specie appartenenti al mondo vegetale e 227 specie (tra quelle studiate) appartenenti a quello animale.[9]

A causa dell'emergenza rifiuti in Campania, due siti sul confine del Parco Nazionale del Vesuvio sarebbero dovuti essere adibiti a discarica in seguito all'emanazione della legge n. 123/08. Al 2010, è già attiva e quasi satura la discarica "Ex Sari". Durante il mese di settembre 2010 la regione Campania aveva previsto l'apertura della seconda discarica, "Cava Vitiello", che sarebbe dovuta essere la più grande d'Europa. Tuttavia, dopo numerose proteste da parte soprattutto dei cittadini dei comuni di Boscoreale e Terzigno l'apertura della discarica è stata sospesa dal Governo.[10]

Date delle eruzioni[modifica | modifica wikitesto]

La sommità del Vesuvio nel 1888

Dopo l'eruzione del 79 - che fu l'ultima delle eruzioni "pliniane" ed anche la prima dei tempi storici-, il Vesuvio ha avuto innumerevoli eruzioni, di svariati tipi, qui sotto cronologicamente elencate:

Eruzioni esplosive[11][12]
Eruzioni effusive[11][12]
Eruzioni effusivo-esplosive[11][12]
Eruzioni dubbie[11][12]

Mineralogia[modifica | modifica wikitesto]

Il Vesuvio visto da Napoli

Nei dintorni del Vesuvio sono stati rinvenuti diversi minerali; i più rilevanti, per i quali è definita località tipo, sono[13]:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 23 maggio 1990 la terza tappa del Giro d'Italia si è conclusa al Vesuvio con la vittoria dello spagnolo Eduardo Chozas.
  • Il 29 maggio 2009 la diciannovesima tappa del Giro d'Italia si è conclusa al Vesuvio con la vittoria di un altro spagnolo, Carlos Sastre.
  • Nel 2010, Sebastian Vettel si allenò sul Vesuvio per prepararsi alla stagione automobilistica di quell'anno. Egli vinse il suo primo titolo e non mancò di ringraziare il vulcano definito dallo stesso pilota un "portafortuna" per la sua carriera.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nuova Guida di Napoli e dintorni, citato in: Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli 2000.
  2. ^ Il vulcano in cifre. URL consultato il 17-04-2010.
  3. ^ Centro Campus.it. URL consultato il 27 febbraio 2012.
  4. ^ zonavesuviana.it. URL consultato il 7 agosto 2011.
  5. ^ Nomi d'Italia, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2009, p. 424.
  6. ^ Il Giornale della Protezione Civile, 29 aprile 2010
  7. ^ Auger E., Gasparini P., Virieux J., Zollo A., Seismic Evidence of an Extended Magmatic Sill Under Mt. Vesuvius in Science, vol. 294, nº 5546, 2001, pp. 1510-1512, DOI:10.1126/science.1064893.
  8. ^ Intervista a Carl Barks pubblicata su Topolino N. 2.011 del 14 giugno 1994, pp. 145-146.
  9. ^ Parco Nazionale del Vesuvio - Sito ufficiale. URL consultato il 9 novembre 2011.
  10. ^ www.corriere.it
  11. ^ a b c d Nazzaro, 1997, Il Vesuvio Storia eruttiva e teorie vulcanologiche, Liguori Editore
  12. ^ a b c d Scandone, Giacomelli, Gasparini, 1993, Mount Vesuvius: 2000 years of volcanological observations. Journal of Volcanology and Geothermal Research
  13. ^ Minerali rinvenuti nei dintorni del Vesuvio
  14. ^ Vettel si allena sul Vesuvio. URL consultato il 5 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Pesce, G. Rolandi - Vesuvio 1944. L'ultima eruzione. 1994
  • A. Nazzaro - Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche. 1997

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Vesuvio in Open Directory Project, Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Vesuvio")