Club Atlético River Plate

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River Plate
Calcio Football pictogram.svg
Detentore della Copa Sudamericana Detentore della Copa Sudamericana
River Plate Logo.png
Los Millonarios (I Milionari)
El Más Grande de Argentina (Il più grande d'Argentina)
El Campeón del Siglo XX (Campione del Secolo XX)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px Bianco con diagonale Rossa.png Bianco-rosso
Dati societari
Città Buenos Aires
Paese Argentina Argentina
Confederazione CONMEBOL
Federazione Flag of Argentina.svg AFA
Campionato Primera División
Fondazione 1901
Presidente Argentina Rodolfo D'Onofrio
Allenatore Argentina Marcelo Gallardo
Stadio Antonio Vespucio Liberti (Monumental)
(69.449 posti)
Sito web www.cariverplate.com.ar
Palmarès
Gold medal southamerica.svgGold medal southamerica.svg CONMEBOL - Copa Sudamericana.svg Copa Intercontinental.svg
Titoli nazionali 36 Campionati Argentini Primera División (Record)
1 Primera B Nacional
Trofei internazionali 2 Coppe Libertadores
1 Coppe Sudamericane
1 Coppe Intercontinentali
1 Coppa Interamericana
1 Supercoppa sudamericana
1 Coppa Libertadores Under-20
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Il Club Atlético River Plate, noto semplicemente come River Plate o River, è una società polisportiva con sede a Buenos Aires. Fondato nel 1901, il River Plate, con i suoi 35 titoli nazionali vinti nell'era professionistica (più un titolo vinto nell'era amatoriale), è il club più titolato d'Argentina. A livello internazionale ha ottenuto sei successi: la Coppa Intercontinentale nel 1986, la Coppa Libertadores nel 1986 e nel 1996 (entrambe le volte battendo i colombiani dell'America de Cali), la Coppa Interamericana nel 1987 (battendo i costaricani dell'Alajuelense), la Supercoppa Sudamericana nel 1997 e la Coppa Sudamericana nel 2014.

Il River è stata la prima squadra argentina a realizzare la 'Triple Corona', vincendo nello stesso anno (1986) il campionato nazionale, la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale[1] ed è l'unica squadra argentina ad aver vinto nello stesso anno un titolo internazionale (la Supercoppa Sudamericana) e i due tornei nazionali (Torneo Clausura e Apertura 1997). Quest'ultima serie di successi condusse il club al primo posto nel ranking IFFHS per sei mesi consecutivi, prima squadra argentina a riuscirvi. Inoltre il River è l'unica società argentina nominata migliore squadra al mondo in una stagione (1997-1998).[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni del 1800 gli equipaggi delle navi inglesi ancorate nella Darsena di Buenos Aires furono i primi a giocare a calcio negli spazi vuoti vicino al Riachuelo. Presto i porteños (gli abitanti di Buenos Aires) impararono a praticare questa nuova disciplina. Tra gli altri, i fratelli Brown fondarono il club Alumni, che ben presto diventò famoso in tutta Buenos Aires.

Anche alla Boca i giovani iniziarono a giocare a pallone ed arrivarono a gareggiare con i marinai inglesi, i "padri" del football, e a vincere, fondando un club. All'inizio pensarono di chiamarlo Juventud Boquense ("Gioventù della Boca") ma vi furono membri che non erano d'accordo e che vollero chiamarlo Rosales, in omaggio ad un veliero che era affondato in quei giorni.

Qualche tempo dopo, un gruppo di giovani di origine genovese che giocavano a calcio nello spazio vuoto vicino all'edificio della società carbonifera Wilson, volle fare della loro squadra un club e la chiamò Santa Rosa, perché il giorno in cui lo fondarono era il 30 agosto.

Poco dopo, il Rosales e il Santa Rosa si unirono in un'unica società e decisero su proposta del socio Livio Ratto di chiamarla con il nome attuale. La leggenda narra che uno dei fondatori (Martínez) stesse guardando dei marinai giocare a pallone nel porto della Boca, quando notò delle casse ammassate vicino agli inglesi, con sopra scritto "The River Plate" (trasposizione inglese di "Rio de la Plata").

Nacque il River Plate, che secondo la targa posta nel portico della chiesa di San Juan alla Boca, fu fondato il 25 maggio 1901 da E. Salvarezza, E. Balza, L. Bard, G. Pita, L. Ratto, P. Martinez, E. Zanni e G. Bonino. Successivamente il consiglio del River si trasferì prima nel barrio Palermo, zona di immigrati italiani, poi, nel 1923, nel ricco quartiere di Núñez, nella Buenos Aires nord, dove ha la sede tuttora. Come colori del club furono presi il bianco e il rosso. Presidente fu eletto il genovese Salvarezza, precedentemente rappresentante del Santa Rosa, e tesoriere un altro genovese, Ratto. La prima formazione fu: Moltedo, Ratto, Cevallos, Peralta, Carrega, Bard, Kitzler, Martínez, Flores, Zanni e Messina (la formazione annoverava ben 6 giocatori originari di Genova).

La prima partita ufficiale di cui si hanno notizie risale al 30 aprile 1905, fu giocata contro la Facultad de Medicina e fu una sconfitta per 3 a 2. Il 7 maggio dello stesso anno ci fu la prima vittoria, 4 a 3 al General Belgrano. Il 27 dicembre 1908 il River vinse lo spareggio per la promozione in prima divisione e da quella data fino al 26 giugno 2011 ha sempre partecipato alla massima serie del campionato argentino.

Come curiosità si può ricordare che nel 1905, proprio alla Boca venne fondato il Boca Juniors: le due grandi rivali sono effettivamente nate nello stesso quartiere ed entrambe (ma la seconda solo in parte) da emigranti Genovesi.

Dagli anni 30 agli anni 50[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Máquina.
La Máquina

Nei primi anni trenta, essendo presidente Antonio Vespucio Liberti, precisamente nel 1932, il River comprò Bernabé Ferreyra dal Tigre per una somma allora inaudita, pagata per la maggior parte in oro. A questo e ad altri costosi acquisti si deve il soprannome della squadra, Los Millonarios ("i Milionari").

In quel periodo il pubblico era talmente numeroso che si rese necessario costruire un nuovo stadio, Liberti comprò un terreno di 84 000 metri quadrati tra l'avenida Centenario e il Rio de la Plata e il 25 maggio 1935 iniziò la costruzione del nuovo stadio che fu ultimato 3 anni più tardi.

Negli anni quaranta Alfredo Di Stéfano e negli anni cinquanta Omar Sívori giocarono per il River prima di andare in Europa e diventare delle stelle - Omar Sívori nella Juventus e Alfredo Di Stéfano nel Real Madrid. Alcuni giocatori del River, tra i quali Di Stéfano, ebbero delle esperienze in Colombia, nel campionato "pirata" detto Eldorado, che non era riconosciuto dalla FIFA, ma che era il più ricco del mondo.

L'attraente e offensivo stile di gioco del River guadagnò alla squadra nei primi anni quaranta il soprannome di La Máquina ("la Macchina"). I nomi dei cinque attaccanti (Muñoz, Moreno, Pedernera, Labruna, Loustau) sono notissimi ai tifosi argentini. La Máquina è spesso considerata il predecessore del calcio totale dell'Paesi Bassi, concezione del gioco che si espresse ai Mondiali 1974, più di trent'anni dopo (l'Olanda raggiunse la finale, perdendo contro la Germania Ovest).

Il club andò in Italia alcuni giorni dopo la tragedia di Superga, presso la città di Torino, il 4 maggio 1949, dove perì in un terribile incidente aereo tutta la squadra del Torino Football Club, chiamato anche "Grande Torino", per partecipare ad un incontro amichevole con una squadra, il "Torino Simbolo", composta da una selezione di Lega Italiana. L'incasso venne devoluto alle famiglie dei caduti.

Dagli anni 50 agli anni 70[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1952 e il 1957, il River vinse cinque campionati su sei, prima di cominciare un periodo di 18 anni senza successi. Dall'inizio dell'era professionistica in Argentina, gli anni 60 sono l'unico decennio che non ha visto trionfi del River. In questo decennio i millonarios collezionarono otto secondi posti ed una finale di Coppa Libertadores nel 1966 persa allo spareggio contro il Penarol: proprio in questa partita nacque il soprannome gallinas, coniato dai tifosi dei club rivali poiché gli argentini si fecero rimontare il vantaggio di 2-0 per poi venire sconfitti 4-2 dagli uruguaiani ai tempi supplementari.

Sempre in Libertadores arrivarono altri piazzamenti: nelle edizioni del 1967 e del 1970 la corsa si fermò ad un passo dalla finale e ad eliminare il River furono sempre dei connazionali, prima il Racing e poi l'Estudiantes. Magra consolazione fu aver eliminato i rivali del Boca Juniors ai quarti di finale nel 1970.

Il digiuno di vittorie fu interrotto nel 1975 con la conquista di una serie di titoli nazionali, di cui tre consecutivi, sotto la guida dell'ex giocatore ed eterno idolo Angel Labruna con giocatori come Ubaldo Fillol, Daniel Passarella e Norberto Alonso. Nel 1976 il River riuscì ad approdare per la seconda volta alla finale di Coppa Libertadores ma dovette nuovamente arrendersi allo spareggio, stavolta contro i brasiliani del Cruzeiro che si imposero 3-2 con un gol su punizione siglato nel finale da Joãozinho. Di questo gruppo di giocatori, alcuni come Passarella, Filliol, Luque, Ortiz e Alonso, furono anche protagonisti della vittoria argentina nel Mondiale del 1978, disputatosi in casa con la finale giocata proprio al Monumental.

Gli anni 80 e le prime Coppe[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 Labruna, dopo aver conquistato 6 titoli nazionali, lasciò la panchina del club ad Alfredo Di Stéfano. La leggenda del Real Madrid guidò il River alla conquista del campionato, vinto in una finale contro il Ferro con un gol dell'idolo nazionale Mario Kempes, ritornato in patria dopo l'avventura spagnola al Valencia. Di quella squadra facevano parte anche El Tolo Gallego, acquistato dal Newells, ed El Beto Alonso, che non ebbe un buon rapporto con Di Stéfano ed a fine anno lasciò il club per la seconda volta per trasferirsi al Velez. Tuttavia passarono solo un paio d'anni, in cui il River chiuse un campionato addirittura al penultimo posto e si salvò grazie alla nuova riforma del campionato precedentemente ufficializzata, e Alonso ritornò ad indossare i colori biancorossi. Prima di lui, nel 1983, arrivò a Buenos Aires il giovane Enzo Francescoli dagli uruguagi del Montevideo Wanderers. Francescoli giocò nel River in due periodi diversi, guadagnando fama internazionale e diventando noto come El Principe.

Nel 1986, grazie ai 25 gol di Francescoli e sotto la guida del tecnico Héctor Veira, il River vinse il campionato con la nuova formula che prevedeva scontri di andata e ritorno. La vittoria matematica del titolo arrivò il 9 Marzo grazie al 3-0 ai danni del Velez, ma il 19 Marzo in occasione della sfida contro i rivali del Boca Juniors, i giocatori, spinti dai propri tifosi, festeggiarono il titolo alla Bombonera con un giro di campo. La partita venne poi vinta dal River per 2-0 grazie ad una doppietta di Alonso.

Qualche mese dopo, pur perdendo Francescoli che andò a giocare per il Racing Club di Parigi, il River ritornò per la terza volta nella sua storia in finale di Coppa Libertadores. Come rivali c'erano i colombiani dell'América de Cali che furono sconfitti sia nel match di andata (2-1 con i gol di Funes e Alonso) che in quello di ritorno (1-0, gol di Funes). Questo primo storico successo diede il pass per giocare a Tokyo la Coppa Intercontinentale contro la Steaua Bucarest, partita vinta 1-0 dagli argentini grazie ad una rete di Antonio Alzamendi, e successivamente per affrontare la Liga Deportiva Alajuelense in un doppio confronto che mise in palio la Coppa Interamericana: grazie al successo per 3-0 al ritorno a Buenos Aires il River chiuse questo ciclo di vittorie oltre i confini nazionali mettendo in bacheca le prime 3 coppe della sua storia.

Il buon momento nelle coppe negli anni 80 venne però spezzato nelle edizioni della Supercoppa Sudamericana. Nel 1988 la Banda affrontò in semifinale il Racing e dopo aver perso la gara d'andata per 2-1 trovò il vantaggio al ritorno nel secondo tempo grazie ad un calcio di rigore: un gol allo scadere di Néstor Fabbri gelò però il Monumental e mandò in finale la formazione di Avellaneda. Mentre l'anno dopo furono i calci di rigore, con un errore anche di un giovane Batistuta, a sancire l'eliminazione contro i brasiliani del Gremio. Un finale amaro che non resterà isolato.

Gli anni 90: l'era di Ramon Diaz[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni 90 diverse grandi figure biancorosse si alternarono sulla panchina della Banda. Dopo l'esperienza di Reinaldo Merlo nel 1989 fu la volta di Daniel Passarella, che aveva chiuso la carriera di calciatore in Argentina dopo l'esperienza italiana con Fiorentina e Inter. Sotto la sua gestione il club vinse il campionato del 1990, il Torneo Apertura nel 1991 e nel 1993. Diverso fu l'esito nelle coppe: nella Coppa Libertadores del 1990, dopo aver eliminato l'Independiente ai quarti di finale, arrivò a giocarsi l'accesso alla finale ai rigori contro gli ecuadoriani del Barcelona che si imposero per 4-3. E sempre dagli undici metri dovette arrendersi nei quarti di finale della Supercoppa Sudamericana ai paraguaiani dell'Olimpia.

Nella Supercoppa Sudamericana del 1991 giunse sino alla finale contro i brasiliani del Cruzeiro, ma dopo aver vinto la gara d'andata per 2-0 subì la rimonta dei brasiliani che si laurearono campioni imponendosi al ritorno per 3-0. Il duello con il Cruzeiro si ripresentò anche l'anno successivo ai quarti di finale della Supercoppa Sudamericana, ma dal dischetto ebbero la meglio ancora i brasiliani. La lotteria dei rigori condannò nuovamente il River nell'edizione successiva, quella del 1993, ai quarti di finale contro il Flamengo.

Nel 1991 il River registrò anche una serie negativa contro i rivali del Boca Juniors: per 13 partite non trovò la vittoria e subì pure due sconfitte durante i gironi della Coppa Libertadores del 1991.

Finito il ciclo di Daniel Passarella, la guida tecnica passò nelle mani del suo assistente, altro ex giocatore del River: Américo Gallego. El Tolo trovò una squadra con alcuni giovani talenti cresciuti nelle giovanili del River come Ariel Ortega, Hernan Crespo e Marcelo Gallardo, ai quali si aggiunse Enzo Francescoli di ritorno dalla Serie A italiana. Il cammino nel Torneo Apertura del 1994 fu storico, ed il River vinse per la prima volta nella sua storia un campionato da imbattuto, vincendo anche il superclasico alla Bombonera per 3-0 alla penultima giornata del campionato. L'eterno duello con gli xeneizes ci fu anche ai quarti di finale della Supercoppa Sudamericana del 1994 ma la maledizione dei calci di rigore si ripresentò per il terzo anno consecutivo ed il River fu eliminato per via di un rigore fallito da Sergio Berti.

Nel 1995 Américo Gallego lasciò il club per tornare a fare da assistente a Daniel Passarella che era andato a guidare la nazionale argentina. Il suo posto venne preso da Carlos Babington ma la sua esperienza fu breve: qualche mese dopo l'incarico venne affidato al giovane Ramon Diaz, ex attaccante formatosi nelle giovanili del River con un passato anche in Serie A durante gli anni 80.

Il ciclo di Ramon Diaz iniziò con due eliminazioni in semifinale nelle Coppe avvenute ancora una volta dopo la lotteria dei rigori. Nella semifinale di Coppa Libertadores, ottenuta dal dischetto ai danni dei campioni in carica del Velez, furono i colombiani dell'Atletico Nacional ad avere la meglio, grazie ad un rigore parato da René Higuita a Matias Almeyda; mentre fu l'Independiente ad eliminare dalla Supercoppa Sudamericana il River Plate, che era arrivato fin li superando sia il Penarol che il Gremio ai rigori.

Nel Torneo Clausura del 1996 il River si staccò presto dalla vetta, ciò consentì alla squadra di Ramon Diaz di concentrarsi solo sulla Libertadores. Superato il girone da imbattuti, i biancorossi eliminarono agli ottavi di finale i peruviani dello Sporting Cristal con un secco 5-2 nella gara di ritorno. In questa occasione Crespo mise a segno uno dei gol più belli della sua carriera, con una bellissima rovesciata. Ai quarti ci fu lo scontro con il San Lorenzo dell'ex tecnico Héctor Veira: in una doppia sfida combattuta risultò decisivo il gol di testa di Ariel Ortega che diede la vittoria esterna al River nella gara di andata (il ritorno finì 1-1). L'ennesima semifinale questa volta vide come rivale una squadra cilena, la Universidad de Chile di un giovane Marcelo Salas. Dopo il 2-2 dell'andata, fu un tiro da fuori area di Matias Almeyda a rompere l'equilibrio al ritorno (in una gara molto dura e contestata dai cileni) e dare l'accesso al River alla quarta finale di Libertadores, una ogni 10 anni. La finale che andò in scena fu la stessa di quella del 1986, con i colombiani dell'America de Cali pronti per la rivincita. Nella gara d'andata un rigore parato da German Burgos e un salvataggio sulla linea di Hernán Díaz permisero agli argentini di limitare i danni e di tornare in Argentina con una sconfitta di misura per 1-0. Il 26 giugno del 1996 un Monumental pronto alla festa spinse i propri idoli alla rimonta: la doppietta di Hernan Crespo fissò il risultato sul 2-0 e diede al popolo riverplatense la seconda Libertadores.

Giugno 2011: La retrocessione[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 giugno 2011 il River Plate retrocede in Primera B Nacional per la prima volta in 110 anni di storia, superato dal Belgrano, promosso in Primera División alla fine della partita di ritorno terminata 1-1, dopo la sconfitta per 2-0 nella gara d'andata.[3]

Per la risalita in Primera División la società affida la panchina ad Almeyda, che aveva lasciato il calcio giocato dopo la retrocessione, mentre due ex millonarios come Cavenaghi e Dominguez fanno ritorno in Argentina per aiutare con la loro esperienza il club nel suo periodo di maggiore difficoltà. Successivamente arriveranno Leonardo Ponzio e David Trezeguet che risulterà decisivo per la promozione: il ritorno in prima divisione avviene infatti il 23 giugno 2012 grazie alla doppietta dell'attaccante francese contro l'Almirante Brown.[4]

Ma la gioia per Almeyda dura solo qualche mese: durante il Toreno Inicial 2012 i rapporti con la dirigenza ed i tifosi si fanno sempre più tesi, e portano il club a sollevare il tecnico dall'incarico a sole due giornate dal termine del torneo, con la squadra che navigava a metà classifica. Il suo posto viene preso a furor di popolo da Ramon Diaz, che si risiede sulla panchina del River per la terza volta.

2014: River Plate di nuovo campione[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 2013-14 il River Plate torna sul tetto d'Argentina per la 35esima volta: la squadra biancorossa prima si è aggiudicata il Torneo Final grazie alla goleada (5-0) contro il Quilmes, e quindi ha battuto per 1-0 il San Lorenzo, la squadra vincitrice del Torneo Inicial, nella finale disputatasi a Mendoza il 25 maggio 2014, titolo che non viene riconosciuto come ufficiale. In estate però il tecnico del nuovo trionfo millonario Ramón Diaz si dimette dall'incarico. Al suo posto subentra Marcelo Gallardo, altro ex giocatore del River con all'attivo un'esperienza vincente sulla panchina del Nacional di Montevideo. Il nuovo corso parte bene e la squadra stabilisce il 9 Novembre 2014 il nuovo record d'imbattibilità della sua storia: 31 partite senza sconfitte (21 vittorie e 10 pareggi), che superano la striscia di 29 partite fatta registrare tra il 1941 e il 1942 ed eguagliano il precedente record di 31 partite che risaliva al 1922, durante l'era amatoriale del calcio argentino.[5]

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Allenatori del Club Atlético River Plate.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

I colori del club sono il bianco e il rosso.

Secondo la versione riportata dal sito ufficiale del club platense la tenuta originaria del River era una maglia completamente bianca. In seguito, per distinguersi dalle altre squadre che adottavano la semplice maglia bianca fu aggiunta una banda trasversale di colore rosso. La seta rossa utilizzata per le maglie venne recuperata da quella che fasciava un carro allegorico del quartiere Belgrano di Buenos Aires durante il carnevale del 1901. Una volta tagliate le strisce vennero poi trasversalmente applicata alle maglie con degli spilli.

Un'altra versione, tuttavia non suffragata da alcun elemento ufficiale, ritiene che questi colori siano presi dall'insegna di San Giorgio, che prevede una croce rossa in campo bianco (la stessa dell'Inghilterra). Tale croce è anche lo stemma di Genova: il rosso e il bianco sarebbero stati adottati poiché gran parte dei membri originari del club erano di origine genovese.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Stagione 2008-2009

La maglia per le partite casalinghe è bianca con una banda rossa trasversale (di larghezza variabile) che scende dalla spalla sinistra alla parte destra del busto del giocatore. Sul dorso la banda rossa non s'interrompe, e il numero è generalmente nero. I calzoncini sono neri e i calzettoni sono bianchi. Lo sponsor tecnico è Adidas, mentre lo sponsor frontale è l'azienda petrolifera brasiliana Petrobras.

La seconda maglia del River Plate in diverse occasioni è stata di colore granata o, comunque, contenente il rosso granata. Si tratta di un esplicito omaggio ai giocatori del Grande Torino, morti nella tragedia di Superga nel 1949. Il River Plate fu la prima e principale squadra che aiutò il Torino Calcio nella rifondazione dopo Superga attraverso la donazione di soldi e l'organizzazione di molte amichevoli, giocate sia con squadre sudamericane sia europee, il cui ricavato andò a scopo benefico per il Torino. Il Torino ed il River Plate sono perciò legate da allora da un gemellaggio e sono tuttora in ottimi rapporti, tanto che il Torino ha adottato quale seconda maglia per la stagione 2007-2008 una casacca bianca con banda granata esplicitamente ispirata ai colori sociali del River.

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estadio Antonio Vespucio Liberti.

Il River Plate gioca le partite interne nello stadio Antonio Vespucio Liberti, più noto come El Monumental. Questo impianto è situato a Núñez, un barrio (quartiere) della Grande Buenos Aires. Con una capacità di 65.465 spettatori, lo stadio viene utilizzato anche per le gare della nazionale argentina. La struttura dello stadio è tenuta sempre in ottime condizioni, e comprende ristoranti, albergo, piscina, negozi, pub, palestre ed il visitatissimo museo che racconta la storia del River Plate.

Nello stadio Monumental, infine, non è solo il calcio a farla da padrone, dal momento che al suo interno si tengono anche numerose manifestazioni culturali, festival e concerti, oltre che gare di altre discipline sportive.

Il Superclásico[modifica | modifica wikitesto]

Essendo il River Plate e il Boca Juniors le due squadre più forti in Argentina, con più della metà del paese che tifa per uno dei due club, e a causa della rivalità tra le due squadre, il derby tra Boca e River viene detto Superclásico. È uno dei derby più famosi al mondo, probabilmente il più acceso.[6]

Soprannomi[modifica | modifica wikitesto]

La squadra viene soprannominata dai tifosi e dalla stampa Los Millonarios ("I Milionari"), popolarmente abbreviato in Los Millo, da quando, negli anni trenta, vennero fatti costosi acquisti di giocatori da altri club. Tra il 1979 e il 1981, la rosa del River era ritenuta tra le più costose al mondo.

I tifosi dei club rivali chiamano i giocatori e i tifosi del River Gallinas (letteralmente "galline", ma anche "polli"'). Questo soprannome venne coniato dopo la finale di Coppa Libertadores 1966 persa contro gli uruguaiani del Peñarol. Il River stava vincendo 2-0, ma si fece rimontare e perse 4-2. L'infamante nomignolo si rivelò appropriato nel periodo tra il 1957 e il 1975, quando i Millonarios arrivarono per undici volte secondi in campionato.

Nel 1999, una speciale uscita della rivista sportiva argentina El Gráfico diede al River Plate il nome di Campeón del Siglo ("Campione del Secolo"), per i successi ottenuti, specialmente i 28 campionati argentini, rispetto ai 19 del Boca Juniors e ai 13 dell'Independiente (nel 1999). L'anno successivo, in una votazione sponsorizzata dalla FIFA, il River venne nominato miglior squadra argentina del XX Secolo.[7]

A causa della banda rossa sulla maglia, ci si riferisce comunemente al River come El Equipo de la Banda Roja (la Squadra dalla Banda Rossa) o semplicemente come La Banda ("la Banda", anche nel senso di "gang" o, ancora, di "complesso musicale").

Nella storia, alcune squadre del River guadagnarono dei soprannomi. Si ricorda La Máquina ("la Macchina"), la squadra che monopolizzò il calcio argentino tra il 1941 e il 1945.

Nel 1996 e nel 1997, dopo una serie di titoli vinti (tre campionati argentini, una Coppa Libertadores e una Supercoppa Sudamericana), la stampa nominò quel River La Maquinita ("la Macchinetta"). Quel formidabile team annoverava tra le sue file Enzo Francescoli e giovani giocatori come Juan Pablo Sorín, Hernán Crespo, Ariel Ortega, Marcelo Salas, Marcelo Gallardo, Julio Cruz e Pablo Aimar (riserva).

Il River è considerato la squadra dell'aristocrazia di Buenos Aires, al contrario dell'arci-rivale Boca Juniors, originariamente di estrazione borghese e proletaria.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Titoli nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1920 (AAm), 1932, 1936 (Copa Campeonato), 1936 (Copa de Oro), 1937, 1941, 1942, 1945, 1947, 1952, 1953, 1955, 1956, 1957, Metropolitano 1975, Nacional 1975, Metropolitano 1977, Metropolitano 1979, Nacional 1979, Metropolitano 1980, Nacional 1981, 1985-1986, 1989-1990, Apertura 1991, Apertura 1993, Apertura 1994, Apertura 1996, Clausura 1997, Apertura 1997, Apertura 1999, Clausura 2000, Clausura 2002, Clausura 2003, Clausura 2004, Clausura 2008, Final 2014
2011-2012
1937, 1941, 1942, 1952
1941

Titoli internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1986, 1996
2014
1986
1986
1997
1936, 1937, 1941, 1945, 1947, 1955
1914
2012

Rosa Attuale[modifica | modifica wikitesto]

Rosa aggiornata al 23 luglio 2013.[8]

N. Ruolo Giocatore
1 Argentina P Marcelo Barovero
2 Argentina D Jonathan Maidana
3 Colombia C Eder Álvarez Balanta
4 Argentina D Federico Vega
5 Argentina C Matías Kranevitter
6 Argentina D Ramiro Funes Mori
7 Uruguay A Rodrigo Mora
8 Uruguay C Carlos Andrés Sánchez
9 Argentina A Fernando Cavenaghi (capitano)
11 Argentina C Osmar Ferreyra
13 Argentina P Bruno Urribarri
14 Argentina C Martin Aguirre
15 Argentina C Tomás Martínez
16 Argentina C Ariel Rojas
17 Argentina A Leonardo Pisculichi
18 Argentina C Augusto Solari
N. Ruolo Giocatore 600px Bianco con striscia Rossa.png
19 Argentina P Julio Chiarini
20 Argentina D Germán Pezzella
21 Argentina A Leonel Vangioni
22 Argentina A Federico Andrada
23 Argentina C Leonardo Ponzio
24 Argentina D Emanuel Mammana
25 Argentina D Gabriel Mercado
26 Argentina D Víctor Cabrera
27 Argentina P Nicolás Rodríguez
29 Colombia A Teófilo Gutiérrez
33 Argentina A Sebastián Driussi
34 Argentina A Juan Kaprof
35 Argentina A Giovanni Simeone
40 Argentina C Nicolás Gómez
44 Argentina D Leandro González Pirez

Rose degli anni precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Il River plate ha anche una squadra di pallacanestro che gioca nella Liga Nacional de Básquetbol e che ha vinto tre volte il campionato.

Inoltre, il River Plate ha una squadra maschile e una femminile di pallavolo, entrambe a livello professionistico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (ES) Pasion Libertadores, Los diez ganadores de la "triple corona" de clubes en Sudamérica, Pasion Libertadores, 12 settembre 2013. URL consultato il 12 Settembre 2013.
  2. ^ (FR) JO. APRES L, L'Humanité.fr, 15 luglio 1998. URL consultato il 28 febbraio 2012.
  3. ^ (ES) Ezequiel San Martín, Histórico River descendió a la Primera B Nacional, Clarín, 26 giugno 2011. URL consultato il 27 giugno 2011.
  4. ^ (ES) River es de Primera in Clarín, 23 giugno 2012. URL consultato il 24 giugno 2012.
  5. ^ (ES) River alcanzò el record historico como invicto in La Pagina Millonaria, 09 novembre 2014. URL consultato il 09 novembre 2014.
  6. ^ [1] newssearch.bbc.co.uk
  7. ^ (EN) The FIFA club of the century.
  8. ^ Plantel de River Plate

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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