Sport Lisboa e Benfica

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Sport Lisboa e Benfica
Calcio Football pictogram.svg
Campione di Portogallo in carica Campione di Portogallo in carica
Detentore della Coppa di Portogallo
Benficastemma.png
Águias (Aquile), O Glorioso (Il Glorioso), Encarnados (Rossi)
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali Rosso e Bianco.svg Rosso-bianco
Simboli Aquila
Inno Ser Benfiquista
Paulino Gomes Junior
Dati societari
Città Lisbona
Paese Portogallo Portogallo
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Portugal.svg FPF
Campionato Primeira Liga
Fondazione 1904
Presidente Portogallo Luís Filipe Vieira
Allenatore Portogallo Jorge Jesus
Stadio Estádio da Luz
(65.647 posti)
Sito web www.slbenfica.pt
Palmarès
Star*.svgStar*.svgStar*.svg Portuguese shield.svgPortuguese shield.svgPortuguese shield.svg Coppacampioni.pngCoppacampioni.png
Primeira Liga 33
Trofei nazionali 25 Taça de Portugal
5 Taça da Liga
3 SuperTaça Cândido de Oliveira
Trofei internazionali 2 Coppe dei Campioni/Champions League
1 Coppa Latina
Si invita a seguire il modello di voce

Lo Sport Lisboa e Benfica, più familiarmente Benfica, è una società polisportiva portoghese con sede a Lisbona nella freguesia di São Domingos de Benfica (Euronext: SLBEN). Attiva in numerose discipline, è nota a livello internazionale principalmente per la sua sezione calcistica, che milita nella massima divisione portoghese, dalla quale non è mai retrocessa. Gioca le partite casalinghe nel nuovo Stadio dello Sport di Lisbona e Benfica (chiamato in modo non ufficiale Estádio da Luz, letteralmente "Stadio della luce", noto anche come a Catedral, "la Cattedrale")

Il Benfica è la squadra portoghese più titolata, avendo vinto trentatre titoli nazionali, venticinque Coppe e tre Supercoppe del Portogallo, oltre a cinque coppe di Lega. A livello internazionale ha giocato sette finali di Coppe dei Campioni vincendone due, in più ha conquistato una Coppa Latina. Ha partecipato inoltre a due edizioni di Coppa Intercontinentale ed a tre finali di Coppa UEFA-Europa League, uscendone però sconfitto.

Molti calciatori importanti hanno vestito la maglia del Benfica, ma probabilmente il più famoso è Eusébio, vincitore di molti premi tra cui il Pallone d'oro 1965 e due Scarpe d'oro, nonché capocannoniere in molte competizioni; il club ha invece conquistato gran parte della sua fama internazionale negli anni sessanta, vincendo le due Coppe dei Campioni e partecipando ad altre tre finali della manifestazioni; tuttavia negli anni settanta, precisamente tra il 1971 e il 1973, il Benfica ha stabilito il record europeo di vittorie consecutive in campionato, con ventinove affermazioni di seguito[1].

A livello sportivo il club vive intensi rapporti di rivalità sia con lo Sporting Lisbona, squadra concittadina, che con il Porto, squadra con cui gioca il cosiddetto O Clássico; le tre squadre sono le tre grandi (Os Três Grandes) del calcio portoghese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla Fondazione agli anni Cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Lo Sport Lisboa nel 1904

Il 28 febbraio 1904 viene fondato a Lisbona un club calcistico chiamato Sport Lisboa, che adotta come colori sociali il rosso e il bianco, il simbolo dell'aquila, e il motto, E pluribus unum; tra i fondatori c'è Cosme Damião, che sarà ricordato come uno dei principali artefici della nascita del club, e che sarà anche il primo allenatore della squadra[2]. Poco dopo, il 26 luglio 1906 viene fondato un altro club, il Grupo Sport Benfica, nel cui simbolo compare una ruota di bicicletta, in quanto il ciclismo è l'attività principale praticata dal gruppo. Nel 1908 i due club si uniscono: il nuovo sodalizio assume l'attuale denominazione Sport Lisboa e Benfica, prendendo come data di fondazione, colori e motto quelli dello Sport Lisboa, mentre il simbolo diviene quello attuale, con l'aquila, lo scudo bianco-rosso e la ruota di bicicletta. Negli anni a seguire vengono aggiunte altre sezioni al club, che diventa così una società polisportiva.

Il Benfica vince per la prima volta il campionato regionale nel 1910, arrivando nel tempo a dieci successi in questo torneo[3]. Nel 1927 la squadra partecipa per la prima volta al Campeonato de Portugal, l'antenato della Taça de Portugal: nella prima edizione arriva fino alla semifinale, ma in seguito vince questa manifestazione per tre volte, nel 1930, nel 1931 e nel 1935.

Nella stagione 1934-1935 inizia in Portogallo anche il campionato nazionale, e il Benfica si classifica al terzo posto nella prima edizione. Tuttavia per il campionato successivo viene nominato allenatore della squadra l'ungherese Lippo Hertzka, e il Benfica conquista il primo titolo, riuscendo a ripetersi anche nei due campionati successivi. Nel 1939 si assiste ad un nuovo cambio sulla panchina della squadra: Hertzka lascia, e viene sostituito dal connazionale János Biri. Sotto la sua guida il Benfica vince tre Taça de Portugal ed altrettanti scudetti; inoltre nella stagione 1942-43 la squadra conquista per la prima volta il double.

Mário Coluna nel 1969

Nel Dopoguerra arrivano quattro secondi posto consecutivi; il 3 maggio 1949 il Benfica è l'ultima squadra a giocare contro il Grande Torino: la partita, un'amichevole il cui incasso viene devoluto in beneficenza, è organizzata per celebrare l'addio al calcio del capitano degli Encarnados, Francisco Ferreira. Il Benfica vince la partita per 4-3, ma il giorno successivo sulla via del ritorno, l'aereo della squadra granata si schianta contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, causando la morte di tutti i giocatori e dell'equipaggio, dei tecnici e dei giornalisti al seguito.

Gli anni cinquanta si aprono con la conquista della Coppa Latina, vinta sconfiggendo la Lazio in semifinale e il Bordeaux in finale. In quella stagione la squadra conquista anche il settimo titolo, mentre le tre stagioni successive portano altrettante Coppe nazionali. Il Benfica torna al successo in campionato nella stagione 1954-55, la prima disputata nel nuovo stadio, l'Estádio da Luz, inaugurato il primo dicembre 1954. In questa stagione la squadra realizza il secondo double, e c'è in rosa anche il mozambicano Mário Coluna. La squadra conquista il terzo double nella stagione 1956-57, mentre a fine stagione arriva nuovamente alla finale della Coppa Latina, ma viene sconfitta dal Real Madrid. Il Benfica partecipa per la prima volta alla Coppa dei Campioni nella stagione 1957-1958; il cammino della squadra nella manifestazione è tuttavia breve, venendo eliminata nel primo turno dal Siviglia.

Il decennio d'Oro: gli anni Sessanta[modifica | modifica sorgente]

L'allenatore Béla Guttmann nel 1966

Il Benfica comincia gli anni sessanta vincendo il decimo titolo nella stagione 1959-60; in panchina c'è nuovamente un allenatore magiaro, Béla Guttmann, che nella stagione precedente aveva vinto il campionato con i rivali del Porto. Gli Encarnados partecipano così alla Coppa dei Campioni 1960-1961, e qui riescono piuttosto agevolmente ad arrivare alla finale; questo anche grazie ai gol di José Águas, capocannoniere della manifestazione, nonché uno dei giocatori più prolifici di sempre in maglia rossa. La finale viene disputata il 31 maggio 1961 al Wankdorfstadion di Berna, e i lusitani si trovano di fronte il Barcellona. Il Benfica sconfigge gli spagnoli per 3-2, e conquista così il prestigioso trofeo. È la seconda squadra che va ad iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione: le precedenti cinque edizioni erano state infatti tutte vinte dal Real Madrid. Nella stessa stagione gli Encarnados conquistano anche l'undicesimo titolo portoghese.

Coppa dei Campioni 1961-62

All'inizio della stagione 1961-62 il Benfica disputa la Coppa Intercontinentale; gli avversari sono gli uruguaiani del Peñarol, che vengono sconfitti 1-0 a Lisbona ma pareggiano il conto vincendo 5-0 il ritorno a Montevideo. In base al regolamento dell'epoca è infatti necessario disputare una terza partita di spareggio, che si tiene il 19 settembre 1961, sempre nello Stadio del Centenario: la partita termina 2-1 in favore dei sudamericani, che possono così sollevare la Coppa. L'unico gol degli Encarnados viene segnato da Eusébio, giovane talento mozambicano entrato in rosa nella stagione precedente, anche se fino a quel momento poco utilizzato.

Il Benfica partecipa poi alla Coppa dei Campioni 1961-1962 da campione in carica, e raggiunge per il secondo anno consecutivo la finale. La partita viene giocata il 2 maggio 1962 ad Amsterdam contro il Real Madrid, ma non inizia bene per i portoghesi: infatti gli spagnoli sono già in vantaggio per 2-0 alla metà della prima frazione di gioco. Il Benfica riesce inizialmente a pareggiare, ma alla fine del primo tempo le due squadre vanno negli spogliatoi con i madrileni in vantaggio per 3-2. Tuttavia gli Encarnados segnano tre gol nel secondo tempo, e vincono così l'incontro per 5-3. Il Benfica conquista il secondo trofeo consecutivo, e a questo punto Guttmann chiede un premio alla dirigenza della squadra, che però rifiuta di concederglielo. Il tecnico abbandona la squadra, e lancia una sorta di maledizione: "Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte campione d'Europa e il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni"[4].

Nella stagione 1962-63 viene assunto il cileno Fernando Riera come allenatore, e il Benfica partecipa ad un'altra edizione della Coppa Intercontinentale. Gli avversari sono questa volta i brasiliani del Santos che però, trascinati da Pelé conquistano la Coppa vincendo entrambe le partite. In ambito europeo, invece, la squadra raggiunge per il terzo anno consecutivo la finale della Coppa dei Campioni. In questa occasione a Londra i portoghesi incontrano il Milan di Nereo Rocco, e si portano presto in vantaggio con un gol di Eusébio; tuttavia una doppietta di José Altafini nel secondo tempo regala il successo ai rossoneri. La stagione si chiude con la conquista del dodicesimo titolo portoghese.

Eusébio con la maglia del Benfica nel 1968

Nella stagione 1963-64 il Benfica conquista il quarto double, ma in Coppa dei Campioni viene eliminato negli ottavi dal Borussia Dortmund. Va invece meglio nella Coppa dei Campioni 1964-1965: in panchina c'è Elek Schwartz, e la squadra, grazie anche ai gol dei due capocannonieri Eusébio e José Augusto Torres raggiunge per la quarta volta in cinque anni la finale. A Milano però il Benfica si trova di fronte l'Inter di Helenio Herrera, a cui basta un gol di Jair sul finire del primo tempo per sollevare la coppa. In quella stagione arriva il quattordicesimo titolo, che garantisce alla squadra la partecipazione alla Coppa dei Campioni 1965-1966: qui Eusébio è nuovamente capocannoniere, ma gli Encarnados vengono eliminati nei quarti di finale dal Manchester United. In questa stagione ci sono da registrare sia il ritorno di Guttmann in panchina che il Pallone d'oro conferito a Eusébio, tuttavia il Benfica non riesce a vincere titolo portoghese, e così nella stagione successiva la squadra si trova a partecipare per la prima e unica volta alla Coppa delle Fiere, dove viene eliminata al terzo turno dal Lokomotive Lipsia. Prima di questo però si disputano i Mondiali inglesi, in cui la nazionale portoghese raggiunge quello che ad oggi è il suo miglior traguardo: il terzo posto. Sette calciatori di quella squadra militano anche nel Benfica: Germano, Mário Coluna, António Simões, José Augusto de Almeida, Fernando Cruz e José Augusto Torres, oltre al capocannoniere mondiale, Eusébio.

Il Benfica torna al successo in campionato nella stagione 1966-1967, ed in panchina c'è nuovamente Riera. Nella stagione successiva invece, i lusitani, guidati da Fernando Cabrita, tornano a disputare la Coppa dei Campioni. In quest'edizione il Benfica elimina la Juventus in semifinale, e raggiunge per la quinta volta la finale, che viene disputata nuovamente a Londra, questa volta contro il Manchester United. I tempi regolamentari della partita si chiudono sul risultato di 1-1, ma a conquistare la coppa sono gli inglesi, che segnano tre gol nei supplementari e vincono la partita. Ad ogni modo, al termine della stagione il Benfica viene nominata Miglior squadra europea dalla rivista France Football[5], mentre Eusébio, capocannoniere sia in campionato che in Coppa dei Campioni, è anche il miglior marcatore europeo; gli viene quindi assegnata la prima edizione della Scarpa d'oro.

Il decennio si chiude sotto la gestione di Otto Glória, con la conquista del quinto double nella stagione 1968-1969.

Successi nazionali (1970-1994)[modifica | modifica sorgente]

Gli anni settanta si aprono con la conquista della quattordicesima Coppa nazionale nel 1970. Questo è l'ultimo trofeo conquistato con in squadra Mário Coluna, che subito dopo si trasferisce all'Olympique Lione dove chiude la carriera. Ad ogni modo, nella stagione 1970-1971 il Benfica partecipa per la prima volta alla Coppa delle Coppe, venendo eliminato negli ottavi di finale dal Vorwärts Berlino ai calci di rigore. In campo nazionale invece, gli Encarnados conquistano il titolo e vincono anche i due campionati successivi, arrivando a venti affermazioni in totale. Delle tre stagioni, tutte con Jimmy Hagan in panchina, la migliore è quella del 1971-1972: il Benfica conquista in Patria il sesto double della sua storia, mentre in ambito continentale raggiunge le semifinali della Coppa dei Campioni. Fatale è però l'incontro con i campioni in carica e futuri vincitori dell'Ajax di Johan Cruyff, a cui basta un gol nella partita casalinga per eliminare i portoghesi. Inoltre, in questo periodo il Benfica stabilisce il record europeo di vittorie consecutive in campionato, con ventinove affermazioni di seguito[6][7], dalla venticinquesima giornata del 1971-1972[8] alla ventitreesima del 1972-1973[9]. Sempre in questo periodo Eusébio riceve la Scarpa d'oro 1973.

Il Benfica conquista altri tre titoli consecutivi a partire dalla stagione 1974-1975, e partecipa quindi ad altrettante edizioni di Coppa dei Campioni; qui i portoghesi arrivano a disputare i quarti di finale in due occasioni. Intanto nell'estate del 1975 Eusébio lascia la squadra, e prosegue la sua carriera nella NASL.

Gli Encarnados tornano a sollevare un trofeo nel 1980, quando conquistano la sedicesima Coppa nazionale. Subito dopo Lajos Baróti si siede sulla panchina della squadra, che conquista il settimo double. Di rilievo è anche il cammino nella Coppa delle Coppe 1980-1981, dove il Benfica viene eliminato in semifinale dai tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena.

Per la stagione 1982-1983 il club ingaggia Sven-Göran Eriksson, che per la prima volta allena lontano dalla Svezia. Il Benfica partecipa alla Coppa UEFA, trofeo che il tecnico ha appena vinto con l'IFK Göteborg: qui la squadra, dopo aver eliminato nel suo cammino anche la Roma nei quarti, accede ad una finale europea dopo ben quindici anni. L'ultimo ostacolo per la conquista della coppa, assegnata con il doppio confronto, è rappresentato dall'Anderlecht: i belgi vincono 1-0 la partita di andata in casa, e conquistano il trofeo proprio nell'Estádio da Luz, terminando l'incontro di ritorno sull'1-1. La stagione si chiude comunque con la conquista dell'ottavo double, mentre in quella successiva il Benfica conquista il ventiseiesimo titolo; a fine stagione però Eriksson lascia la squadra per approdare alla Roma.

Il Benfica conquista nel 1985 la sua prima Supercoppa portoghese; elimina poi la Sampdoria negli ottavi della Coppa delle Coppe 1985-1986, pur venendo fermato ai quarti, mentre a fine stagione arriva la ventesima coppa nazionale. Nella stagione successiva, invece, gli Encarnados conquistano il nono double. Sempre in quel periodo la dirigenza del club decide di terminare il terzo anello dell'Estádio da Luz, che diventa così in uno degli stadi più capienti d'Europa, arrivando anche a contenere anche 130.000 spettatori nel 1987[10].

Il Benfica partecipa alla Coppa dei Campioni 1987-1988, e con Toni in panchina raggiunge per la sesta volta la finale della manifestazione. Il risultato della partita, giocata a Stoccarda contro il PSV, rimane fermo sullo 0-0 anche dopo i tempi supplementari. Si va così ai calci di rigore, ma nessun giocatore commette errori nella prima serie di tiri. Si procede quindi ad oltranza, e qui è purtroppo decisiva la parata di Hans van Breukelen sul tiro di António Veloso; la coppa va quindi agli olandesi.

Gli Encarnados tornano al successo nel campionato 1988-1989, e nella stagione successiva, guidati nuovamente da Sven-Göran Eriksson guadagnano l'accesso alla settima finale della Coppa dei Campioni. La partita si gioca a Vienna, e poco prima dell'incontro Eusébio va a pregare sulla tomba di Béla Guttmann[11]; tuttavia a conquistare la coppa sono i campioni in carica del Milan allenati da Arrigo Sacchi, grazie ad un gol di Frank Rijkaard al sessantottesimo minuto.

Dopo essere stato presto eliminato dalla Roma nella Coppa UEFA 1990-1991, il Benfica conquista il ventinovesimo successo nazionale al termine di quella stagione. La squadra partecipa quindi alla Coppa dei Campioni 1991-1992, la prima edizione con il nuovo format: sono previsti due turni ad eliminazione diretta che la squadra supera, poi le otto squadre rimanenti vengono divise in due gruppi, e solo le prime accedono alla finale: i portoghesi capitano nel girone che comprende anche il Barcellona poi campione, e vengono così eliminati. Nella Coppa UEFA 1992-1993 gli Encarnados vengono invece battuti nei quarti dai futuri campioni della Juventus; a fine stagione arriva comunque la ventiduesima Taça de Portugal. Un'altra buona prova nelle competizioni europee si registra l'anno successivo nella Coppa delle Coppe, quando i portoghesi arrivano in semifinale, e vengono eliminati dal Parma solo grazie alla regola dei gol fuori casa; poco dopo il Benfica può però festeggiare il trentesimo titolo portoghese.

Gli anni bui (1994-2004)[modifica | modifica sorgente]

La squadra partecipa alla Champions League 1994-1995 accedendo direttamente alla fase a gruppi; vince il girone ed avanza ai quarti di finale, dove viene però eliminata dal Milan poi finalista. L'anno successivo gli Encarnados vincono poi la ventitreesima Taça de Portugal; questo sarà però per diversi anni l'ultimo trofeo conquistato dalla squadra. I portoghesi sono eliminati nei quarti dalla Fiorentina nella successiva Coppa delle Coppe; in seguito la squadra si qualifica per la fase a gruppi della UEFA Champions League 1998-1999, ma, in base al regolamento allora vigente, il secondo posto alle spalle del Kaiserslautern non è sufficiente per avanzare. Sempre in questi anni si registra poi la peggior posizione di sempre in campionato, il sesto posto nella stagione 2000-2001.

Nella stagione 2003-2004 il Benfica viene eliminato nel terzo turno preliminare della Champions League dalla Lazio; la squadra prosegue il proprio cammino europeo in Coppa UEFA, dove viene eliminata negli ottavi dall'Inter. Intanto viene inaugurato il nuovo Estádio da Luz, ma questa stagione sarà tristemente ricordata soprattutto per la scomparsa di Miklós Fehér, avvenuta il 24 gennaio 2004 sul campo del Vitória Guimarães[12]; per questo motivo la società decide di ritirare la maglia numero ventinove, quella indossata dallo sfortunato calciatore ungherese durante la stagione.

La ripresa (dal 2004)[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate 2004 il Benfica assume come allenatore Giovanni Trapattoni, che aveva appena guidato la Nazionale italiana ai recenti campionati europei disputatisi proprio in Portogallo. Con lui alla guida, gli Encarnados tornano finalmente al successo conquistando il titolo portoghese, il trentunesimo, dopo ben undici anni; tuttavia poco dopo Trapattoni lascia la squadra.

La stagione 2005-2006 inizia con il Benfica che, guidato da Ronald Koeman conquista la terza Supertaça Cândido de Oliveira. Prosegue poi con una buona prova in Champions League: la squadra si qualifica insieme al Villarreal agli ottavi. Qui affronta i campioni in carica del Liverpool, che vengono sconfitti in entrambe le gare, 1-0 a Lisbona e 2-0 ad Anfield. Nei quarti l'avversario da affrontare è il Barcellona: gli spagnoli pareggiano 0-0 la partita di andata al da Luz, ma vincono 2-0 il ritorno al Camp Nou; sono così loro a proseguire, e arriveranno poi a vincere il trofeo. A fine stagione, invece, Koeman lascia la squadra.

Nelle due stagioni successive il Benfica accede alla fase a gruppi della Champions League passando dai playoff; in particolare nell'edizione 2007-2008 il club viene sorteggiato in un girone che è vinto dal Milan. Tuttavia gli Encarnados finiscono sempre in Coppa UEFA, manifestazione in cui nell'edizione 2006-2007 vengono eliminati ai quarti dall'Espanyol. Nella stagione 2008-2009 il Benfica partecipa direttamente alla seconda competizione continentale ma qui, dopo aver eliminato il Napoli nel primo turno, non riesce a superare la fase a gruppi; a fine stagione però, la squadra mette in bacheca la prima Taça da Liga.

Nell'estate del 2009 viene assunto come allenatore Jorge Jesus; il Benfica partecipa all'UEFA Europa League 2009-2010 dove Óscar Cardozo è capocannoniere, ma viene eliminato ai quarti dal Liverpool. Il fatto più importante, però, è la conquista del trentaduesimo titolo.

Nella stagione 2010-2011 invece, gli Encarnados partecipano alla Champions League 2010-2011, ma finiscono nuovamente in Europa League. In questa edizione i portoghesi offrono comunque un'altra buona prova in campo europeo, arrivando a disputare la semifinale contro i connazionali del Braga; questi hanno però la meglio grazie alla regola dei gol fuori casa. Un'altra prestazione di rilievo in campo internazionale si registra nella Champions League 2011-2012 quando i portoghesi, partendo dal terzo turno preliminare accedono alla fase a gironi. Vincono poi un gruppo che contiene anche il Manchester United, e successivamente eliminano negli ottavi lo Zenit San Pietroburgo di Luciano Spalletti; vengono poi eliminati nei quarti dal Chelsea, squadra che vincerà la coppa. Infine il 14 aprile 2012 arriva per il quarto anno consecutivo la Taça da Liga, vinta battendo in finale il Gil Vicente.

Il Benfica partecipa anche alla Champions League 2012-2013, ma anche questa volta prosegue in UEFA Europa League dopo la fase a gironi. In questa occasione gli Encarnados arrivano per la nona volta a disputare una finale continentale: l'incontro si gioca ad Amsterdam contro il Chelsea, che, come detto in precedenza, è la squadra detentrice della Champions League. I campioni d'Europa si portano in vantaggio al sessantesimo minuto con un gol di Fernando Torres, ma otto minuti dopo Óscar Cardozo realizza un calcio di rigore, e ristabilisce così la parità; al novantatreesimo minuto, però, i Blues segnano il gol della vittoria sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con Branislav Ivanović che sorprende la difesa portoghese con un colpo di testa.

Nella stagione 2013-2014 le aquile di Lisbona tornano a vincere il campionato portoghese dopo 4 anni, alla penultima giornata, mettendo in bacheca così il trentatreesimo titolo nazionale. Pochi giorni dopo, il 1º maggio 2014, il Benfica conquista per il secondo anno di fila anche la finale di Europa League, eliminando in semifinale la Juventus. Nella finale del 14 maggio 2014, svoltasi a Torino, la squadra di Lisbona perderà contro il Siviglia (0-0 al termine dei tempi supplementari, vittoria per 4-2 per gli spagnoli ai calci di rigore) la seconda finale di Europa League consecutiva, confermando così ancora la maledizione di Béla Guttmann. La vittoria nella Taça de Portugal di qualche giorno più tardi è la numero 25 nella loro storia, e permette di centrare il triplete domestico.

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria dello Sport Lisboa e Benfica
  • 1904: fondazione dello Sport Lisboa e Benfica

  • 1922 ·
  • 1923 ·
  • 1924 ·
  • 1925 ·
  • 1926 ·
  • 1927 · Semifinalista nel Campeonato de Portugal.
  • 1928 · Semifinalista nel Campeonato de Portugal.
  • 1929 · Ottavi di finale nel Campeonato de Portugal.

  • 1930 Vince il Campeonato de Portugal.
  • 1931 Vince il Campeonato de Portugal.
  • 1932 · Semifinalista nel Campeonato de Portugal.
  • 1933 · Quarti di finale nel Campeonato de Portugal.
  • 1934 · Semifinalista nel Campeonato de Portugal.
  • 1934-35 · 3º in Primeira Liga Experimental
Vince il Campeonato de Portugal.
Vince la Taça de Portugal (1º titolo).

Vince la Taça de Portugal (2º titolo).
  • 1943-44 · 2º in Primeira Divisão
Vince la Taça de Portugal (3º titolo).
  • 1944-45 Portuguese shield.svg Campione (6º titolo).
  • 1945-46 · 2º in Primeira Divisão
  • 1946-47 · 2º in Primeira Divisão
  • 1947-48 · 2º in Primeira Divisão
  • 1948-49 · 2º in Primeira Divisão
Vince la Taça de Portugal (4º titolo).
Vince la Coppa Latina.

  • 1950-51 · 3º in Primeira Divisão
Vince la Taça de Portugal (5º titolo).
  • 1951-52 · 2º in Primeira Divisão
Vince la Taça de Portugal (6º titolo).
  • 1952-53 · 2º in Primeira Divisão
Vince la Taça de Portugal (7º titolo).
Vince la Taça de Portugal (8º titolo).
  • 1955-56 · 2º in Primeira Divisão .
  • 1956-57 Portuguese shield.svg Campione (9º titolo).
Vince la Taça de Portugal (9º titolo).
  • 1957-58 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato nel primo turno della Coppa dei Campioni.
  • 1958-59 · 2º in Primeira Divisão.
Vince la Taça de Portugal (10º titolo).

Vince la Coppacampioni.png Coppa dei Campioni (1º titolo).
  • 1961-62 · 3º in Primeira Divisão.
Sconfitto nella Coppa Intercontinentale
Vince la Coppacampioni.png Coppa dei Campioni (2º titolo).
Vince la Taça de Portugal (11º titolo).
Sconfitto nella Coppa Intercontinentale
Finalista nella Coppa dei Campioni.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
Vince la Taça de Portugal (12º titolo).
Finalista nella Coppa dei Campioni.
  • 1965-66 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Eliminato nel terzo turno della Coppa delle Fiere.
Finalista nella Coppa dei Campioni.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Vince la Taça de Portugal (13º titolo).
  • 1969-70 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
Vince la Taça de Portugal (14º titolo).

Eliminato negli ottavi della Coppa delle Coppe.
Semifinalista nella Coppa dei Campioni.
Vince la Taça de Portugal (15º titolo).
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
  • 1973-74 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
Eliminato nei quarti della Coppa delle Coppe.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
Eliminato nel primo turno della Coppa dei Campioni.
  • 1977-78 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
  • 1978-79 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA.
  • 1979-80 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
Vince la Taça de Portugal (16º titolo).

Semifinalista nella Coppa delle Coppe.
Vince la Taça de Portugal (17º titolo).
  • 1981-82 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
Finalista nella Coppa UEFA.
Vince la Taça de Portugal (18º titolo).
Eliminato nei quarti della Coppa dei Campioni.
  • 1984-85 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato negli ottavi della Coppa dei Campioni.
Vince la Taça de Portugal (19º titolo).
  • 1985-86 · 2º in Primeira Divisão.
Vince la Candido-Oliveira.jpg Supertaça Cândido de Oliveira (1º titolo).
Eliminato nei quarti della Coppa delle Coppe.
Vince la Taça de Portugal (20º titolo).
Eliminato negli ottavi della Coppa delle Coppe.
Vince la Taça de Portugal (21º titolo).
  • 1987-88 · 2º in Primeira Divisão.
Finalista nella Coppa dei Campioni.
Eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA.
  • 1989-90 · 2º in Primeira Divisão.
Vince la Candido-Oliveira.jpg Supertaça Cândido de Oliveira (2º titolo).
Finalista nella Coppa dei Campioni.

Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
  • 1991-92 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nella fase a gruppi della Coppa dei Campioni.
  • 1992-93 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nei quarti della Coppa UEFA.
Vince la Taça de Portugal (22º titolo).
Semifinalista nella Coppa delle Coppe.
  • 1994-95 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato nei quarti della Champions League.
  • 1995-96 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Vince la Taça de Portugal (23º titolo).
  • 1996-97 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato nei quarti della Coppa delle Coppe.
  • 1997-98 · 2º in Primeira Divisão.
Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
  • 1998-99 · 3º in Primeira Divisão.
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.

Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
Eliminato nel terzo turno preliminare della Champions League.
Eliminato negli ottavi della Coppa UEFA.
Vince la Taça de Portugal (24º titolo).
Eliminato nei trentaduesimi della Coppa UEFA.
Vince la Candido-Oliveira.jpg Supertaça Cândido de Oliveira (3º titolo).
Eliminato nei quarti della Champions League.
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Eliminato nei quarti della Coppa UEFA.
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Eliminato nei sedicesimi della Coppa UEFA.
Eliminato nella fase a gruppi della Coppa UEFA.
Vince la Taça da Liga (1º titolo).
Eliminato nei quarti dell'Europa League.
Vince la Taça da Liga (2º titolo).

Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Semifinalista nell'Europa League.
Vince la Taça da Liga (3º titolo).
Eliminato nei quarti della Champions League.
Vince la Taça da Liga (4º titolo).
Eliminato nella fase a gruppi della Champions League.
Finalista dell'Europa League.
Finalista della Taça de Portugal.
Semifinalista della Taça da Liga.
Vince la Taça da Liga (5º titolo).
Finalista dell'Europa League.
Vince la Taça de Portugal (25º titolo).

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

Alla squadra è tradizionalmente associato il colore rosso; da questo deriva anche uno dei soprannomi della squadra, Encarnados.

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

L'Águia Vitória, la mascotte della squadra

Stemma[modifica | modifica sorgente]

L'emblema comprende i seguenti simboli[13]:

Inno[modifica | modifica sorgente]

Ser Benfiquista è il nome dell'inno della squadra. Composto da Paulino Gomes Junior, è stato eseguito per la prima volta nel 1953 dal tenore Luis Piçarra.

Mascotte[modifica | modifica sorgente]

La mascotte della squadra è l'Águia Vitória, un'aquila di mare dalla testa bianca che vola prima dell'inizio di ogni partita in casa[14], e si posa sul simbolo della squadra posto sul terreno di gioco completandolo.

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estádio da Luz.

Il Benfica gioca le partite casalinghe nel nuovo Stadio dello Sport di Lisbona e Benfica (chiamato in modo non ufficiale Estádio da Luz, letteralmente "Stadio della luce", noto anche come a Catedral, "la Cattedrale"). Può contenere 65.647 spettatori, ed è uno dei più grandi d'Europa. È stato costruito in occasione dei Euro 2004, manifestazione della quale ha ospitato la finale; è inoltre stato scelto per ospitare la finale della UEFA Champions League 2013-2014.

Tuttavia in passato la squadra ha giocato su più campi da gioco: sul Terras do Desembargador dal 1904 al 1906, sul Campo da Feiteira dal 1907 al 1911, sul Campo de Sete Rios dal 1913 al 1917, sul Campo de Benfica dal 1916 al 1926, sull'Amoreiras dal 1925 al 1940, e sul Campo Grande dal 1941 al 1954[15][16]. Il 1º dicembre 1954 è stato inaugurato lo stadio omonimo dell'attuale, che è stato ampliato negli anni ottanta, arrivando anche a contenere anche 130.000 spettatori nel 1987[17]; il Benfica lo ha usato fino alla sua demolizione, avvenuta nel 2003. Contemporaneamente è stato inaugurato il nuovo Estádio da Luz, che è stato costruito in parte sul terreno del vecchio impianto[18][19].

Centro di allenamento[modifica | modifica sorgente]

Il Benfica svolge le sue sedute di allenamento al Caixa Futebol Campus, inaugurato nel 2006[20].

Società[modifica | modifica sorgente]

[modifica | modifica sorgente]

Benficastemma.png
Cronologia degli sponsor tecnici

Cronologia degli sponsor tecnici[21].

Benficastemma.png
Cronologia degli sponsor ufficiali

Cronologia degli sponsor ufficiali[22].


Allenatori[modifica | modifica sorgente]

Fonte: Diario de Noticias[23].

Benficastemma.png
Allenatori


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dello S.L. Benfica.

Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

Benficastemma.png
Grandi giocatori

Lista dei "grandi giocatori" (grandes jogadores) sul sito ufficiale del club[24].

Portieri
Terzini destri
Terzini sinistri
Difensori centrali
Centrocampisti centrali
Centrocampisti di fascia destra
Centrocampisti di fascia sinistra
Attaccanti


Vincitori di titoli[modifica | modifica sorgente]

Benficastemma.png
Riconoscimenti


Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

Invasione di campo per i festeggiamenti del titolo 2004-2005
1930, 1931, 1935, 1935-1936, 1936-1937, 1937-1938, 1941-1942, 1942-1943, 1944-1945, 1949-1950, 1954-1955, 1956-1957, 1959-1960, 1960-1961, 1962-1963, 1963-1964, 1964-1965, 1966-1967, 1967-1968, 1968-1969, 1970-1971, 1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1975-1976, 1976-1977, 1980-1981, 1982-1983, 1983-1984, 1986-1987, 1988-1989, 1990-1991, 1993-1994, 2004-2005, 2009-2010, 2013-2014
1939-1940, 1942-1943, 1943-1944, 1948-1949, 1950-1951, 1951-1952, 1952-1953, 1954-1955, 1956-1957, 1958-1959, 1961-1962, 1963-1964, 1968-1969, 1969-1970, 1971-1972, 1979-1980, 1980-1981, 1982-1983, 1984-1985, 1985-1986, 1986-1987, 1992-1993, 1995-1996, 2003-2004, 2013-2014
1963-1964, 1965-1966, 1970-1971
1980 (non ufficiale), 1985, 1989, 2005
2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012, 2013-2014

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1950
1960-1961, 1961-1962

Competizioni regionali[modifica | modifica sorgente]

1909-1910, 1911-1912, 1912-1913, 1913-1914, 1915-1916, 1916-1917, 1917-1918, 1919-1920, 1932-1933, 1939-1940

Altri piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

1938
1943-1944, 1945-1946, 1946-1947, 1947-1948, 1948-1949, 1951-1952, 1952-1953, 1958-1959, 1965-1966, 1969-1970, 1973-1974, 1977-1978, 1978-1979, 1981-1982, 1985-1986, 1987-1988, 1989-1990, 1991-1992, 1992-1993, 1995-1996, 1997-1998, 2002-2003, 2003-2004, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013
1938-1939, 1957-1958, 1964-1965, 1970-1971, 1973-1974, 1974-1975, 1988-1989, 1996-1997, 2004-2005, 2012-2013
1944, 1981, 1983, 1984, 1986, 1987, 1991, 1993, 1994, 1996, 2004, 2010
1957
1961, 1962
1962-1963, 1964-1965, 1967-1968, 1987-1988, 1989-1990
1971-1972
1980-1981, 1993-1994
1982-1983, 2012-2013, 2013-2014

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

immagine del nastrino non ancora presente Instituição de Utilidade Pública
«São reconhecidos como instituições de utilidade pública o Ginásio Clube, o Lisboa Ginásio Clube, o Sport Lisboa e Benfica, o Sporting Clube de Portugal e o Clube de Futebol Os Belenenses, atendendo aos seus relevantes serviços»
— 6 settembre 1960[25]

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Il Benfica ha partecipato a tutte le ottanta edizioni sin qui disputate, dal 1934-1935 al 2013-2014, ottenendo trentatre successi nella manifestazione. Il risultato più negativo è invece il sesto posto nell'edizione 2000-2001.

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Il Benfica ha stabilito il record europeo di vittorie consecutive in campionato, con ventinove affermazioni di seguito[26]: la serie è iniziata alla venticinquesima giornata del campionato 1971-1972 con la vittoria per 5-1 sull'Atlético[27], e si è interrotta alla ventiquattresima giornata del campionato seguente con il pareggio per 1-1 con il Porto[28].

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Benficastemma.png
Record di presenze

I primi dieci giocatori per numero di presenze[29]:

Benficastemma.png
Record di reti

I primi dieci giocatori per numero di reti segnate[30]:


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Il Benfica insieme al Porto e allo Sporting costituiscono le tre grandi (Os Três Grandes) del calcio portoghese. Con queste squadre c'è grande rivalità; il confronto col Porto viene chiamato O Clássico, mentre la partita con i concittadini dello Sporting dà vita al Derby di Lisbona.

In ambito internazionale i tifosi e la società del Benfica hanno ottimi rapporti con il Torino.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa aggiornata al 25 aprile 2014.[31]

Giocatori del Benfica
N. Ruolo Giocatore
1 Brasile P Artur
3 Portogallo D Steven Vitória
4 Brasile D Luisão (capitano)
5 Serbia C Ljubomir Fejsa
6 Portogallo C Rúben Amorim
7 Paraguay A Óscar Cardozo (vice-capitano)
8 Serbia A Miralem Sulejmani
11 Brasile A Lima
14 Uruguay D Maxi Pereira
18 Argentina C Eduardo Salvio
20 Argentina C Nicolás Gaitán
N. Ruolo Giocatore
28 Portogallo D Sílvio
33 Brasile D Jardel
34 Portogallo C André Almeida
35 Argentina C Enzo Pérez
Argentina D Lisandro Ezequiel Lopez
Brasile D Sidnei
Brasile C Talisca
Brasile A Djavan
Paesi Bassi A Ola John
Portogallo A Yannick Djaló
90 Portogallo A Ivan Cavaleiro

Numeri ritirati[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla morte di Miklós Fehér, avvenuta il 24 gennaio 2004 sul campo del Vitória Guimarães, la società ha deciso di ritirare la maglia numero 29, quella indossata dallo sfortunato calciatore ungherese durante la stagione[32].

Altre sezioni della polisportiva[modifica | modifica sorgente]

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sport Lisboa e Benfica (calcio a 5).

La sezione di calcio a 5 disputa la prima divisione del campionato nazionale. Nel suo palmarès compaiono sei campionati, cinque coppe nazionali e sette supercoppe di Portogallo, oltre alla UEFA Futsal Cup 2009-2010[33].

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basquetebol do Sport Lisboa e Benfica.

La sezione di pallacanestro disputa la prima divisione del campionato nazionale. Nel suo palmarès compaiono ventiquattro campionati, diciotto coppe nazionali e dieci supercoppe di Portogallo, più altri trofei[34].

Pallamano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi S.L. Benfica (Pallamano).

La sezione di pallamano disputa la prima divisione del campionato nazionale. Nel suo palmarès compaiono sette campionati, quattro coppe nazionali ed altrettante supercoppe di Portogallo, più altri trofei[35].

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Risultano attive anche le sezioni di hockey su pista, pallavolo, atletica leggera, arti marziali, biliardo, canoa, ginnastica, pugilato, golf, karting, kickboxing, judo, Arti marziali miste, muay thai, nuoto, pattinaggio di figura, pesca sportiva, rugby, tennis tavolo, vela, triathlon, scacchi[36].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) The top-10 European winning runs 1. Benfica, 1971-73 in goal.com. URL consultato il 15 agosto 2013.
  2. ^ (PT) Cosme Damião: Há 127 anos no pensamento benfiquista in slbenfica.pt. URL consultato il 30 agosto 2013.
  3. ^ (EN) Football Honours in slbenfica.pt. URL consultato il 1º agosto 2013.
  4. ^ Europa League - La "maledizione del Benfica" colpisce ancora in http://it.eurosport.yahoo.com. URL consultato il 7 agosto 2013.
  5. ^ (EN) Football Honours in slbenfica.pt. URL consultato il 7 agosto 2013.
  6. ^ (EN) The top-10 European winning runs 1. Benfica, 1971-73 in goal.com. URL consultato il 15 agosto 2013.
  7. ^ ESCLUSIVA TMW - Ponsacco, record europeo di vittorie: "Puntiamo alla Lega Pro" in tuttomercatoweb.com. URL consultato l'8 agosto 2013.
  8. ^ (PT) Época 1971/72 in gloria-vermelha.blogspot.com. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  9. ^ (PT) Época 1972/73 in gloria-vermelha.blogspot.com. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  10. ^ (PT) Estádio do Sport Lisboa e Benfica (1954) in slbenfica.pt. URL consultato il 13 agosto 2013.
  11. ^ Maledizioni e lacrime: la doppia beffa del Benfica in sport.panorama.it. URL consultato il 9 agosto 2013.
  12. ^ (EN) The Tragic Story of Miklos Feher in hungarianfootball.com. URL consultato il 20 agosto 2013.
  13. ^ (PT) Símbolos in slbenfica.pt. URL consultato il 15 agosto 2012.
  14. ^ (PT) Dia da Águia contra a extinção in slbenfica.pt. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  15. ^ (PT) História dos Estádios in slbenfica.pt. URL consultato il 13 agosto 2013.
  16. ^ (EN) Other Stadia in planetbenfica.co.uk. URL consultato il 13 agosto 2013.
  17. ^ (PT) Estádio do Sport Lisboa e Benfica (1954) in slbenfica.pt. URL consultato il 13 agosto 2013.
  18. ^ (EN) Estádio da Luz in worldstadiums.com. URL consultato il 13 agosto 2013.
  19. ^ (EN) Stadium Construction in planetbenfica.co.uk. URL consultato il 13 agosto 2013.
  20. ^ (EN) Caixa Futebol Campus in slbenfica.pt. URL consultato il 20 agosto 2012.
  21. ^ (EN) Benfica shirts in benfica-portugal-shirts.de. URL consultato il 13 agosto 2013.
  22. ^ (EN) Benfica shirts in benfica-portugal-shirts.de. URL consultato il 13 agosto 2013.
  23. ^ (PT) Os 57 treinadores do Benfica, Diario de Noticias, 26 agosto 2008. URL consultato il 15 giugno 2010.
  24. ^ (PT) Grandes Jogadores in slbenfica.pt. URL consultato il 15 luglio 2010.
  25. ^ (PT) Clube de Futebol Os Belenenses - Condecorações, osbelenenses.com. URL consultato il 6 aprile 2013.
  26. ^ ESCLUSIVA TMW - Ponsacco, record europeo di vittorie: "Puntiamo alla Lega Pro" in tuttomercatoweb.com. URL consultato l'8 agosto 2013.
  27. ^ (PT) Época 1971/72 in gloria-vermelha.blogspot.com. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  28. ^ (PT) Época 1972/73 in gloria-vermelha.blogspot.com. URL consultato il 1º febbraio 2010.
  29. ^ Sport Lisboa e Benfica in calciozz.it. URL consultato il 13 agosto 2013.
  30. ^ Sport Lisboa e Benfica in calciozz.it. URL consultato il 13 agosto 2013.
  31. ^ (PT) Rosa, Sito ufficiale del Benfica. URL consultato il 25 aprile 2013.
  32. ^ (EN) The Tragic Story of Miklos Feher in hungarianfootball.com. URL consultato il 20 agosto 2013.
  33. ^ (PT) Palmarès in slbenfica.pt. URL consultato il 15 agosto 2012.
  34. ^ (PT) Palmarès in slbenfica.pt. URL consultato il 15 agosto 2012.
  35. ^ (PT) Palmarès in slbenfica.pt. URL consultato il 15 agosto 2012.
  36. ^ (PT) Sport Lisboa e Benfica in slbenfica.pt. URL consultato il 15 agosto 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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