Ercole Baldini

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Ercole Baldini
Baldini Coppi 1958.jpg
Ercole Baldini con Fausto Coppi nel 1958
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada, pista
Ritirato 1964
Carriera
Squadre di club
1957-1958 Legnano Legnano
1959-1962 Ignis Ignis
1963 Cynar Cynar
1964 Salvarani Salvarani
Nazionale
1956-1962 Italia Italia
Carriera da allenatore
1965 Ignis Ignis
1966-1967 Salamini-Luxor TV Salamini-Luxor TV
1968 Kelvinator
1969-1972 Scic Scic
Palmarès
Olympic flag.svg Giochi olimpici
Oro Melbourne 1956 In linea
Gnome-emblem-web.svg Mondiali su strada
Oro Reims 1958 In linea
Gnome-emblem-web.svg Mondiali su pista
Oro Copenaghen 1956 Ins. ind. Dil.
Bronzo Lipsia 1960 Ins. ind.
Bronzo Parigi 1964 Ins. ind.
 

Ercole Baldini (Forlì, 26 gennaio 1933) è un ex ciclista su strada e pistard italiano. Professionista dal 1957 al 1964, nel triennio tra il 1956 e il 1958 si aggiudicò un titolo olimpico su strada, il record dell'ora, un Giro d'Italia e un campionato mondiale su strada. Dotato di caratteristiche di passista-scalatore, era soprannominato "il Treno di Forlì".[1]

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Nelle categorie allievi e dilettanti[modifica | modifica sorgente]

Quarto di sei fratelli, tutti maschi,[2] lasciò gli studi all'età di 17 anni: intrapresa l'attività ciclistica, nel 1951 si classificò terzo al Campionato italiano allievi, passando dilettante l'anno successivo.[3] Pur non cogliendo molte vittorie, si mise in luce nei tre anni successivi, arrivando a stabilire il record dell'ora di categoria verso la fine del 1954, percorrendo km 44,870. Dopo aver svolto il servizio militare nel 1955, nel 1956 diventò campione italiano dell'inseguimento[4] superando il già campione mondiale dilettanti Leandro Faggin e, nonostante non avesse grande confidenza con le discipline su pista, sfiorando – pur con un voluto rallentamento nel finale – di un solo decimo di secondo il record mondiale.[3] Due mesi dopo si laureò addirittura campione mondiale dell'inseguimento dilettanti,[4] sconfiggendo a Copenaghen, sul velodromo di Ordrup, di nuovo Faggin.[3]

Sempre in quell'annata straordinaria si preparò a battere nuovamente il record dell'ora. Dopo essersi allenato sui 10 e 20 chilometri (di cui divenne nuovo primatista), migliorò la prestazione assoluta mondiale, pur essendo un dilettante: nell'occasione strappò il primato a Jacques Anquetil dopo aver completato km 46,393 nell'affollatissimo e festante Vigorelli di Milano.[3][5]. Sempre di questi anni è il brano a lui dedicato dal maestro Secondo Casadei, "Il treno di Forlì". A coronamento della stagione arrivò il trionfo ai Giochi olimpici di Melbourne, nella prova su strada ai primi di dicembre, quando con grande sorpresa staccò tutti sulla salitella finale del tracciato.[4] Addirittura non si trovava il disco con la registrazione dell'inno di Mameli, tanto che l'inno nazionale fu cantato dai tanti emigrati italiani presenti in Australia.[1][3]

Professionismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1957 passò professionista[2] ed oltre ad ottenere sei importanti vittorie, tra cui il Trofeo Baracchi in coppia con Fausto Coppi (ultimo prestigioso successo del Campionissimo)[4] e il Giro di Romagna, si laureò campione italiano su strada.[3] Al Giro d'Italia vinse quindi la prova a cronometro di Forte dei Marmi con una media così elevata che una sessantina di corridori, poi in parte riammessi, finirono fuori tempo massimo;[2] concluse la "corsa rosa" al terzo posto, a 5'59" dal vincitore Gastone Nencini.

Ercole Baldini nel 1958

Nel 1958 vinse il Giro d'Italia prevalendo su Charly Gaul, poi terzo, sia in salita – nella tappa dolomitica e in quella di Bosco Chiesanuova – che a cronometro (a Comerio e a Viareggio);[4] si aggiudicò inoltre per la seconda volta la maglia tricolore di campione italiano su strada. Rinunciò quindi a correre il Tour de France per essere competitivo al campionato del mondo su strada di Reims.[3][4] In quella gara fu subito protagonista uscendo dal gruppo a 250 km dal traguardo per andare a riprendere i tre fuggitivi, Louis Bobet, Gastone Nencini e Gerrit Voorting, a loro volta partiti approfittando del disaccordo tra i due favoriti, i belgi Rik Van Steenbergen e Rik Van Looy; li staccò poi uno per uno – l'ultimo a cedere fu Bobet – e andò a vincere per distacco la corsa iridata.[4]

Elogiato per l'eleganza in bicicletta, venne presto etichettato come un "nuovo Coppi": altrettanto presto, però, la sua carriera entrò in fase discendente.[6] Negli anni successivi al 1958, infatti, Baldini non riuscì a ripetere le imprese delle stagioni precedenti, soprattutto per problemi di peso[6] e forse anche a causa di un intervento chirurgico per appendicite cui si era sottoposto nella primavera del 1959.[1][4] Arrivarono per lui pochi ulteriori risultati di livello, nel luglio del 1959 la tappa alpina di Saint-Vincent al Tour de France,[3] nel 1962, al Giro di Lombardia, il record di scalata assoluto nel durissimo Muro di Sormano, con il tempo di 9'24". Il 4 novembre 1964, dopo essersi classificato secondo al Trofeo Baracchi, in coppia con Vittorio Adorni, annunciò l'addio all'attività agonistica.[3]

Dopo essere stato direttore sportivo per alcune formazioni professionistiche (tra cui, per quattro anni, la Scic), è stato scelto come Presidente dell'Associazione Ciclisti e infine Presidente della Lega. È stato poi anche collaboratore del presidente dell'Unione Ciclistica Internazionale Hein Verbruggen.[3]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Strada[modifica | modifica sorgente]

Targa d'Oro Città di Legnano
Milano-Bologna
Manx International
Giochi olimpici, Prova in linea
12ª tappa Giro d'Italia (Montecatini Terme > Forte dei Marmi, cronometro)
Giro di Romagna
Campionati italiani, Prova in linea
Giro del Lazio
Gran Premio di Lugano
Trofeo Baracchi (cronocoppie, con Fausto Coppi)
4ª tappa Gran Premio Ciclomotoristico (Lecce > Taranto)
6ª tappa, 1ª semitappa Gran Premio Ciclomotoristico (Potenza > Castellamare Adriatico)
Trofeo Tendicollo Universal
2ª tappa Giro d'Italia (Varese > Comerio, cronometro)
8ª tappa Giro d'Italia (Viareggio > Viareggio, cronometro)
15ª tappa Giro d'Italia (Cesena > Verona)
17ª tappa Giro d'Italia (Levico Terme > Bolzano)
Classifica generale Giro d'Italia
Trofeo Matteotti
Campionati del mondo, Prova in linea
Coppa Collecchio
Gran Premio Industria e Commercio di Prato
Campionati italiani, Prova in linea
Trofeo Baracchi (cronocoppie, con Aldo Moser)

Altri successi[modifica | modifica sorgente]

Brescia (circuito)
Pescara (circuito)
Riccione (circuito)
Ravenna (circuito)
Ponte Piave (circuito)
San Costanzo (circuito)
Classifica generale Trofeo Cougnet

Pista[modifica | modifica sorgente]

Record dell'ora, 44,870 km (Milano)
Campionati del mondo, Inseguimento individuale Dilettanti
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Record dell'ora, 46,394 km (Milano)

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1957: 3º
1958: vincitore
1959: 17º
1960: 41º
1961: ritirato
1962: 7º
1963: 26º
1964: ritirato
1959: 6º
1960: 33º
1962: 8º
1964: ritirato (7ª tappa)

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1957: 14º
1958: 10º
1963: 62º
1964: 67º
1958: 8º
1959: 21º
1961: ritirato
1962: 7º
1963: ritirato

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Trophée Edmond Gentil nel 1956
  • Medaglia d'Oro al Valore Atletico
  • Premio Sport del Comune di Camaiore nel 1999
  • Memorial Bardelli-Una vita per lo sport nel 2001
  • Premio Vincenzo Torriani nel 2003

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Carlo Donati, Ercole ricorda l'oro di Melbourne in qn.quotidiano.net, 12 luglio 2001. URL consultato il 6 maggio 2011.
  2. ^ a b c Marco Pastonesi, Gli angeli di Coppi - il Campionissimo raccontato da chi ci correva insieme, contro, e soprattutto dietro, Portogruaro, Ediciclo, 1999, pp. 34-37, ISBN 88-85318-35-5.
  3. ^ a b c d e f g h i j Ercole Baldini - La carriera, www.ercolebaldini.com. URL consultato il 6 maggio 2011.
  4. ^ a b c d e f g h Beppe Conti, Ciclismo - Storie segrete, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2003, pp. 40-43, ISBN 88-8113-226-5.
  5. ^ Massimo Ciuchi, Un treno chiamato Baldini in archiviostorico.gazzetta.it, 30 marzo 2000. URL consultato il 6 maggio 2011.
  6. ^ a b (EN) John Foot, Pedalare! Pedalare! A History of Italian Cycling, Bloomsbury, 2011, p. 129, ISBN 978-0-7475-9521-2.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rino Negri, La storia di Ercole Baldini - Il treno di Forlì, Edizioni Ciclofer, 2000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]