Primo Carnera

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Primo Carnera
Primo Carnera.jpg
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Italia Italia
Altezza 205[1] cm
Peso 125[2] kg
Pugilato Boxing pictogram.svg
Dati agonistici
Categoria Pesi massimi
Ritirato 12 maggio 1946
Carriera
Incontri disputati
Totali 103
Vinti (KO) 89 (76)
Persi (KO) 10 (5)
Pareggiati 4
Palmarès
1933-1934 Titolo mondiale massimi
1933 Titolo europeo massimi
1933-1935 Titolo italiano massimi
 
« I pugni si danno, i pugni si prendono. Questa è la boxe, questa è la vita. E io nella vita ne ho presi tanti di pugni, veramente tanti...ma lo rifarei, perché tutti i pugni che ho preso sono serviti a far studiare i miei figli. »
(Primo Carnera)

Primo Carnera (Sequals, 25 ottobre 1906Sequals, 29 giugno 1967) è stato un pugile, lottatore e attore italiano.

Fu campione mondiale dei pesi massimi dal 29 giugno 1933 al 14 giugno 1934. È noto per antonomasia come uomo di notevole statura e di eccezionale forza fisica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La nascita e l'infanzia a Sequals[modifica | modifica sorgente]

Primo Carnera nacque a Sequals, un paesino all'epoca in provincia di Udine, il 25 ottobre del 1906. La sua famiglia era molto povera e sopravviveva solo grazie al lavoro del padre, un mosaicista emigrato in Germania.

Il piccolo Carnera ebbe uno sviluppo molto sostenuto e spiccava tra i suoi coetanei, più bassi e minuti. Nel 1915 il padre fu chiamato a combattere la Prima guerra mondiale e dovette quindi abbandonare il lavoro, facendo gravare il carico familiare sulle spalle della moglie. La madre cercò allora un impiego, ma fu presto costretta a vendere la fede nuziale per sopravvivere. Carnera fu così costretto ad abbandonare la scuola e a mendicare insieme ai suoi fratelli. Nel frattempo il suo rapido sviluppo continuava al punto che, a dodici anni, mostrava già la statura di un adulto ed era sempre più difficile per lui trovare vestiti e scarpe della sua misura.

L'emigrazione in Francia[modifica | modifica sorgente]

Ancora adolescente, spinto dalla fame e dalla povertà, emigrò in Francia dagli zii, trovando inizialmente un'occupazione come carpentiere. Tale attività necessitava di maggiore energia ma gli garantì un maggior corrispondente in viveri. Gli zii lo introdussero anche nel mondo del pugilato, organizzandogli un incontro con un principiante, ma Carnera non era ancora pronto al grande passo. Il suo fisico, intanto, diventava sempre più quello di un vero e proprio "carnera": alto e nerboruto.

Era alto effettivamente 205 centimetri per 125 chili[3]. Non potevano mancare i così soprannominati piedi da violino, lunghi 32 cm, che calzavano il 52[4] (anche se in base alla lunghezza, è più probabile che corrispondessero ad un 50 di scarpe). Riuscì ad adattare i vestiti, ma per quanto riguarda le scarpe non poteva che camminare scalzo. Nel 1925, un circo fece tappa proprio dove lui risiedeva, vicino a Le Mans. Un giorno, durante uno degli incontri di lotta di questo circo al quale stava assistendo, il responsabile notò il suo fisico imponente che destava sgomento e lo ingaggiò.

I combattimenti al circo[modifica | modifica sorgente]

Con questo nuovo lavoro, Carnera sperava soprattutto di migliorare il proprio tenore di vita. Così iniziò a girare, per tre anni, in varie località. Alla sua vista le persone rimanevano sbigottite, ma alcune lo sfidavano. A tal proposito si narra che in uno dei suoi incontri un giovane gli avesse dato un pugno nella pancia; Carnera si arrabbiò per la violenza gratuita e lo afferrò per il collo facendolo svenire; gli amici del giovane provarono a vendicarsi sfidandolo in quattro, ma la dinamicità e la resistenza sviluppate gli permisero di aver ragione su tutto il gruppo senza particolari affanni. I giornalisti pubblicarono l'accaduto rendendo più popolare il circo e Carnera stesso.

Il responsabile, soddisfatto dell'incremento dei guadagni ottenuto grazie a lui, gli aumentò il salario. Sull'onda del successo del lottatore friulano, venne messa in palio una ricompensa per chi fosse riuscito a sconfiggerlo, ma nessuno ci riuscì. Divenne un fenomeno da baraccone e gli vennero affibbiati dei soprannomi, tra i quali il più curioso era Juan lo spagnolo.

Gli esordi nel pugilato[modifica | modifica sorgente]

Un giorno il circo fece tappa ad Arcachon. Qui, tra la folla che assisteva alle lotte di Carnera, c'era anche Paul Journée. L'ex campione francese dei pesi massimi osservò attentamente le abilità acquisite dall'eccezionale lottatore. Vide in lui le potenziali capacità di un pugile, che solo allenandosi avrebbe potuto valorizzare le proprie doti. Per Carnera però abbandonare il circo avrebbe significato un ritorno alla povertà, e quindi inizialmente preferì lasciar cadere la proposta.

Solo in seguito trovò una soluzione: si sarebbe sostentato riprendendo il suo primo mestiere, e nel frattempo si sarebbe allenato nella palestra di Journée. Grazie ad una certa caparbietà, e agli insegnamenti dell'ex campione, presto raggiunse buoni livelli. Journée insistette nel farlo vedere al manager Léon See, che rimase allibito dall'imponente stazza.

See lo mise alla prova con il campione Julyo Poojeshe e gli fece scattare qualche foto per i giornalisti. Si accordò illegalmente con Damon Runyon per incrementare la popolarità del suo gigante. Successivamente, per abituarlo, lo fece combattere con un peso massimo, che il friulano mise al tappeto. Dispiaciuto di averlo fatto svenire, però, si scusò. Carnera era buono ed ingenuo, al contrario del suo manager, che si arrabbiò con lui per il suo gesto. Gli raccomandava di mangiare una bistecca da un chilo al giorno e di togliersi le scarpe del circo.

Il passaggio tra i professionisti[modifica | modifica sorgente]

L'affarista, dopo aver constatato i miglioramenti del suo pugile, lo fece vedere all'organizzatore Jeff Dickson. Carnera era abbastanza preparato e in grado di cimentarsi anche nel professionismo. Debuttò a Parigi, il 12 settembre 1928, vincendo al secondo round per knockout contro Leon Sebilo. Vinse tutti e sei i match successivi: tra questi il tanto discusso incontro con Epifanio Islas, a Milano. I giornalisti dichiararono truccato il match e definirono Carnera “torre di gorgonzola”, pensando che non avesse tante possibilità di diventare un vero pugile. In verità il suo manager, quando poteva, si assicurava la vittoria.

Ancora oggi non è noto quanti fossero gli incontri truccati. Carnera non era comunque a conoscenza di come il suo manager gestisse gli incontri. Comunque furono molti i match vinti regolarmente. Anche se mancava di tecnica, Carnera possedeva infatti un pugno eccezionale. Perse invece per squalifica con Franz Diener a Lipsia (Germania). Dopo sette incontri vinti consecutivamente, perse anche il match di ritorno con Young Stribling per squalifica. Successivamente, però, si prese la rivincita con Franz Diener.

Carnera durante un incontro nel 1932

Deluso da come era stato accolto nella sua amata patria, nel 1930 approdò negli Stati Uniti. Erano gli anni del proibizionismo, della crisi economica - che non coinvolse affatto la boxe - e della mafia italo-americana, che investirà su Carnera insieme a Léon See, preferendo la quantità alla qualità dei match. I suoi organizzatori, ovviamente, occultavano il modo in cui gestivano i suoi match. Carnera ottenne 15 vittorie, 14 per knockout e 1 per squalifica contro George Godfrey. A queste se ne aggiunsero altre 5, ma perse ai punti contro Jim Maloney.

Carnera diventava sempre più popolare, tutto il mondo cominciava a parlare di lui, in particolare quando affrontò Paulino Uzcudun. Il manager di Carnera, pur scettico sulle probabilità di vittoria del suo pugile, accettò l'incontro. La stampa italiana screditò il proprio connazionale, lo diede per perdente convinta che, se avesse vinto, sarebbe stato solo per qualche combine.

L'incontro fu organizzato il 30 novembre 1930. Le cose andarono diversamente dalle previsioni. Non sembrò esserci alcun trucco in favore dell'italiano che, anzi, fu costretto dagli organizzatori ad usare dei guantoni più piccoli rispetto a quelli che portava normalmente. La ragione di tale decisione non è nota, ma sembrò tesa ad avvantaggiare il basco Uzcudun. Inizialmente Carnera fu propenso a non accettare quella che riteneva un'ingiustizia, ma il pensiero di deludere gli spettatori paganti (circa ottantamila) lo fece tornare sui suoi passi. Il combattimento non fu dei più facili, in quelle condizioni. Uzcudun era sempre in vantaggio, ma Carnera resisteva. Il match durò più del previsto e alla fine Carnera vinse ai punti. Così le dichiarazioni dei giornalisti italiani cambiarono e iniziarono ad esaltare ed omaggiare il friulano. Adesso tutti puntavano su di lui e, dato che è stato capace di vincere in quelle condizioni, si chiedono di cosa potesse essere capace. Il match successivo si tenne a Londra, contro Reggie Meen. Qui Carnera vinse per ko. Alla fine del 1930 Carnera aveva totalizzato 25 vittorie ed una sola sconfitta.

La scalata al Titolo[modifica | modifica sorgente]

La successiva stagione della boxe ricominciò da Miami, con il re-match contro Jim Maloney. Dopo sei match, tutti vinti da Carnera, toccò a Jack Sharkey, che ottenne il match dell'andata ai punti. Dopo circa un mese l'italiano dimostrò di aver acquisito una tecnica abbastanza buona nel match contro King Levinsky. Sempre a novembre fu il turno di Vittorio Campolo, che venne messo ko al secondo round. Il 1931 si concluse con un totale di 10 match, 9 vinti e uno perso ai punti.

Nel 1932 Carnera subì due discutibili sconfitte contro Larry Gains e Stanley Poreda e vinse gli altri 23 incontri. Dopo la sconfitta subita da parte di Larry Gains, venne a conoscenza del fatto che il suo manager si appropriava della maggior parte del suo denaro e che collaborava con la mafia. Partì così per l'Italia dove entrò a far parte del team di Luigi Soresi, meno esperto del precedente manager ma anch'egli abbastanza furbo, che iniziò a “gestire” Carnera. Soresi diede l'annuncio dell'accordo alla stampa italiana, rendendo di dominio pubblico anche la crisi economica che aveva colpito il gigante di Sequals. Soresi lo riportò negli USA organizzando dei match valevoli per il titolo mondiale. Il 10 febbraio 1933 si confrontò con Ernie Schaaf, il quale, dopo un match faticoso, fu messo al tappeto. Successivamente, il 14 febbraio, Ernie Schaaf morì a causa di una emorragia cerebrale, procuratagli dai grossi ed energici pugni di Carnera.

Afflitto quindi dai rimorsi di coscienza, Carnera decise il ritiro dalla boxe. Grazie all'aiuto degli amici, della famiglia, della madre di Ernie e alle proposte di girare qualche film, uscì da questo brutto periodo. Dopo due mesi riprese gli allenamenti per prepararsi a conquistare il titolo mondiale di Jack Sharkey.

Il Titolo mondiale dei pesi massimi[modifica | modifica sorgente]

L'evento, che tutti attendevano da tanto tempo, si tenne al Madison Square Garden di New York, lo stesso in cui aveva sconfitto Schaaf.

Era il 29 giugno 1933 quando Primo Carnera salì sul ring per affrontare nuovamente Jack Sharkey. L'arena era gremita, il pubblico caloroso ed ansioso di assistere al match. Poiché i pugni di Carnera erano devastanti, il team di Sharkey insistette nel controllare i guantoni di Carnera, convinti che fossero pieni di oggetti di metallo, ma si resero ben presto conto che non c'era trucco nella forza del gigante. Dopo sei round Carnera mise ko con un montante destro Jack Sharkey. Per gli italiani immigrati presenti la vittoria fu una grossa soddisfazione e motivo di orgoglio. Carnera era il primo campione mondiale dei pesi massimi di nazionalità italiana.

1933, Primo Carnera dopo la vittoria su Jack Sharkey

Tutti parlavano di lui, del suo titolo, del fatto che aveva finalmente raggiunto la tecnica di cui necessitava avendo dimostrato di non saper usare soltanto i jab sinistri. Il pugile scrisse due telegrammi di ringraziamento: il primo era indirizzato alla madre e il secondo al Duce.

Dopo aver difeso il titolo contro Uzcudun, Carnera ritornò negli USA e il 1º marzo 1934 salì sul ring contro Tommy Loughran. Dopo un sudatissimo match, la vittoria finale fu assegnata a Carnera. Il prescelto per il successivo match era Max Baer, un americano di 95 kg un po' più basso di Carnera. Molto esperto della noble art, anche se con muscoli meno saldi. Il 14 giugno 1934 fu arrestato il manager di Carnera, proprio quando doveva combattere contro Max Baer. Il pugile italiano salì comunque sul ring.

L'opinione di tutti era che il match sarebbe stato difficile, ma ben alla portata di Carnera; tuttavia l'azione di Primo apparve incerta, macchinosa e dopo circa un minuto dall'inizio dell'incontro Baer lo colpì ripetutamente al viso mandandolo al tappeto per 2 volte. Ad aggravare la situazione fu un infortunio che Carnera si era procurato scivolando (probabilmente indietreggiando per evitare un colpo di Baer) all'inizio del match stesso e che coinvolse la caviglia, lussandola. Tutti i presenti a bordo ring si accorsero dell'accaduto, ciononostante Carnera proseguì il match.

Nel 2º round e nel 3º round Baer capì che Primo era seriamente in difficoltà e cercò di sferrare il colpo decisivo senza però riuscirci. Primo infatti dimostrava di essere ancora sufficientemente reattivo e vigile.

Nel 4º round Carnera cercò di reagire e portare l'incontro a suo favore ma Baer si rivelò un pugile esperto e rapido, tanto che riuscì a schivare tutti i pugni dell'italiano.

Nel 5º round, a pochi secondi dal suono della campana, Baer si fece sentire con un deciso montante, un colpo che Primo sembrò soffrire in modo particolare.

Nel 6º, 7º e 8º round i due si scambiarono una serie di pugni, nessuno dei quali decisivi. Con il 9º round sembrava che l'incontro dovesse proseguire in una situazione di parità, Max Baer appariva infatti meno potente e veloce.

Durante la metà del 10º round Baer colpì Primo sul volto con un preciso destro, il pugile italiano accusò il colpo e abbassò la guardia, dando la possibilità a Baer di colpirlo nuovamente con un destro violentissimo. Primo si allontanò dall'avversario riuscendo a rimanere in piedi appoggiandosi alle corde. L'arbitro fermò per un attimo la sfida provocando le ire dei secondi di Baer.

L'incontro riprese e subito Baer colpì Primo nuovamente al volto. Questa volta il pugile italiano cadde sulle ginocchia, ma si rialzò subito. L'incontro era ormai segnato, Baer fece partire dei colpi in successione, Primo cadde al tappeto ma si rialzò di nuovo immediatamente. L'italiano sembrava non volersi arrendere e venne salvato dal suono della campana. Alla fine del 10º round Primo appariva fortemente provato, tanto da non sentire il suono della campana, fu accompagnato all'angolo da un suo secondo. All'inizio dell'11º round Baer mandò al tappeto il pugile italiano colpendolo con un preciso diretto al volto: Primo si rialzò ma subì un altro violento colpo di Baer. A pochi secondi dalla fine del round, Primo, colpito da un altro destro, andò a terra. Si rialzò subito ma l'arbitro capì che Primo Carnera non era in grado di proseguire e decise di sospendere l'incontro.

Max Baer divenne il nuovo campione del mondo dei pesi massimi. Carnera avrebbe fortemente voluto una rivincita contro Baer, ben sicuro di poterlo battere se fosse stato nel pieno delle forze ma il suo manager americano Duffy non volle accontentarlo. Dopo questo match, rimase in convalescenza per due mesi, con una gamba ingessata. Nessuno lo andò a trovare, se non gli amici e i parenti.

In seguito girò anche numerosi film, tra cui L'idolo delle donne, in cui Carnera e Max Baer interpretavano loro stessi.

Il declino nel pugilato[modifica | modifica sorgente]

Come sempre, però, ritornò a combattere. Girò quasi tutto il Sudamerica, dove era molto amato: Vittorio Campolo fu messo facilmente al tappeto, un altro match fu vinto e un altro ancora perso.

Nel 1935, dopo aver vinto contro Ray Impellettieri, decise di combattere con Joe Louis. Otto anni più giovane di Carnera, si rivelò uno dei migliori pugili di tutti i tempi, o almeno tra i primi dieci del '900, ed era allora un campione emergente. Primo, invece, sottovalutava le capacità dell'americano di colore. Il Duce era con Carnera, mentre Harlem era con Louis. Fu un match bollente, pieno di cori razzisti, di tifosi di Louis, di agenti della sicurezza e di tecnici. Alla fine Joe Louis si aggiudicò la vittoria.

Nel 1936 Carnera iniziò a combattere con pugili poco conosciuti, tra cui un altro pugile di colore, Leroy Hayanes, molto discriminato e anche per questo poco famoso. Fu sconfitto anche stavolta, sia all'andata sia al ritorno. Successivamente, fu costretto a stare a letto, a causa di una trombosi. Cominciò a pensare che quello fosse il momento giusto per ritirarsi definitivamente, ma dopo aver visto i progressi che andava compiendo, decise di prolungare ancora la carriera di pugile e, per il momento, rifiutò la proposta di Jack Curley, che voleva si dedicasse al catch. Contro i consigli dei dottori, tornò sul ring a Parigi contro Albert Di Meglio. Il fisico ormai aveva perso la forza e l'agilità di un tempo, e l'italiano perse ai punti.

Fu sconfitto anche a Budapest, il 4 dicembre 1937, contro Joseph Zupan. Il posto di Carnera nel cuore degli italiani, intanto, cominciò ad essere preso dal calcio, che diventò così lo sport più seguito. A Carnera, invece, venne diagnosticato il diabete e gli fu tolto un rene. Successivamente si riprese e il 13 marzo 1939 si sposò con Pina Kovacic. Dal loro amore nacquero due figli: Umberto e Giovanna Maria.

La rivincita nella lotta libera[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver collezionato 70 vittorie per ko, tornò a fare il lottatore. Stavolta, non come fenomeno da baraccone, ma come wrestler. Già nel 1941 Jack Curley gli aveva proposto questa alternativa, ma allora aveva rifiutato.

Solo nel 1946, si rese conto che quello era l'unico modo per restare sul ring. Ad ottobre, il manager Joe Toots Mondt lo fece debuttare contro Cheif Saunooke, il quale fu messo al tappeto. Dopo una settimana, sempre per la Georgia Championship Wrestling, promotion della NWA (National Wrestling Alliance), lottò contro Jules Strongbow, prevalendo ancora una volta. Il 24 marzo 1947 lottò contro George Macricostas, e poi contro Babe Sharkey, vincendo tutti e due gli incontri.

Carnera riacquistò la sua popolarità, soprattutto dopo aver vinto l'incontro con uno dei maggiori esperti di wrestling di quel periodo, Ed "Strangler" Lewis. Il '48 iniziò con il ritorno alla GCW, sconfiggendo Roland Kirchmeyer e successivamente anche Pete Managoff. Anche nel wrestling Carnera divenne quindi uno dei più imbattibili. Neanche Kola Kwariani, riuscì ad abbatterlo. Solo l'italiano Antonino Rocca, il 20 aprile 1948, fermò il suo record di 321 vittorie. Ad ottobre sconfisse Vic Christy. Nel '51, Max Baer arbitrò il match contro Jim London, che finì in pareggio. Questo incontro fu molto seguito per la presenza, appunto, di Baer, che gli aveva tolto il titolo; erano in molti a pensare che Carnera non avrebbe resistito alla tentazione di sfidarlo nuovamente.

A dicembre prevalse su Red Menace, invece nel marzo del 1952 finì con un No Contest. A luglio toccò a Fred Von Schacht e Clyde Steeves tentare di prevalere sulla forza del nerboruto italiano, il quale comunque vinse. Nel 1953 la famiglia Carnera finalmente ottenne la cittadinanza americana. Questo eliminò ogni ostacolo nell'interpretare qualche ruolo cinematografico. In tutto, girerà quindici film, tra cui Ercole e la regina di Lidia, Il tallone di Achille ed altri ancora; in più una tournée con Renato Rascel (il comico conosciuto con il soprannome di il piccoletto).

Carnera aprì anche un ristorante e un negozio di liquori. Il 18 febbraio 1957, conquistò il titolo di Claims Heavyweight Wrestling Championship, sconfiggendo King Kong, un uomo pesante 182 kg.

La malattia e la morte[modifica | modifica sorgente]

Successivamente iniziò a dedicarsi di più al cinema, anche perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Carnera si ammalò di cirrosi epatica e quando comprese che gli restava poco da vivere fece ritorno in Italia.

Nel maggio del 1967 tornò a Sequals, a godersi i suoi affetti. Il "Gigante Buono" morì nel 34º anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, cioè il 29 giugno 1967. Le sue qualità, la sua forza, la sua vita sono rimaste per sempre impresse nel mondo della boxe, della storia e hanno fatto di lui un mito internazionale.

Carnera è stato sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Sequals.

Periodo fascista[modifica | modifica sorgente]

Carnera voleva difendere il titolo in Italia ma ciò non gli sarebbe stato permesso in quanto egli era sotto contratto con il Madison Square Garden di New York. La mafia, però, intuì un buon affare e così il 22 ottobre 1933 Carnera combatté il re-match contro Paulino Uzcudun, a Roma. Al match era presente anche Mussolini.

Primo Carnera combatté rifiutando il compenso e indossando una Camicia Nera, al fine di esprimere la propria vicinanza al regime fascista. Il match ben combattuto da entrambi gli sportivi, vide il friulano vincere ai punti. Il pubblico espresse il proprio entusiasmo, ora più che mai. L'Italia si era accorta di lui solo quando aveva vinto il match di andata in casa del basco.

Le istituzioni, allora, lo accolsero e lo omaggiarono. Carnera rappresentava un modello utile al regime. Benito Mussolini lo fece affacciare dal balcone di Piazza Venezia. Per l'occasione il pugile indossava l'uniforme della Milizia fascista: il regime lo aveva arruolato, per motivi di propaganda, come milite (Camicia Nera) della 55ª Legione Alpina "Friulana" di Gemona.

Il Duce voleva fare di Carnera un modello da imitare. Il Minculpop (ministero della cultura popolare) lo rese un modello ideale dell'italiano, vietando anche espressamente agli organi di stampa di pubblicare immagini di Carnera al tappeto. Attraverso lui, si invogliavano i balilla e si cercò di rendere più popolare l'ideologia fascista.

Dunque Carnera divenne un eroe nazionale, un uomo invincibile e ancor di più dopo aver conquistato il titolo mondiale, che incrementò la produzione di fumetti, manifesti e articoli che lo omaggiavano come una divinità. Non solo in Italia; in America, già a cominciare dallo storico manager Léon per poi continuare con Luigi Soresi e Bill Duffy, fu gestita l'immagine di Carnera. Attraverso i giornalisti, i manager lo imposero come The Ambling Alp (La Montagna che Cammina Lentamente) anche se gli esperti di boxe gli rimproveravano l'animo buono. Carnera, in effetti a causa di un'eccessiva buona fede, non si rese mai conto di quanto combinavano i suoi manager, si fidava troppo e non era per niente malizioso.

Dopo la caduta del regime fascista, ritornò in patria, accolto dalle accuse dei partigiani. Questi ultimi gli rimproveravano il fatto di essere stato un collaboratore di Mussolini. Sarà grazie all'aiuto di Leo Picco che Carnera sarà riabilitato. Il 22 luglio 1945 combatté contro il francese Michel Blevens, a Udine. Finalmente, tornò a vincere, per ko. A settembre mise ko, a Trieste, Sam Gardner. Tutto questo non bastava per riappropriarsi del suo titolo, così incontrò Luigi Musina.

Il match ritardò, a causa della folla che voleva entrare anche senza biglietto. Carnera, quindi, si intrattenne in un bar, bevendo alcoolici con i suoi ammiratori. Forse anche a causa di questo, fu battuto al 7º round, per ko. Nel 1946 combatté due match, di nuovo con l'ex-campione europeo dei pesi mediomassimi Musina. Li perse entrambi.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'Oro al Valore Atletico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valore Atletico
«Per la vittoria nel Campionato del Mondo di pugilato professionisti nella categoria dei pesi massimi»
— New York, 29 giugno 1933
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— Cascais, 9 giugno 1967. Di iniziativa di Umberto II di Savoia

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Encomio solenne del Comando Generale della Milizia nel 1930
  • Pugile dell'anno della rivista Ring Magazine nel 1933
  • Medaglia d'oro del Comune di Sequals nel 1967
  • Inserito nella Sports Hall of Fame di Chicago nel 1977
  • Inserito nella World Boxing Hall of Fame nel 1991
  • Inserito nella Italian American Sports Hall of Fame

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Carnera insieme a Totò nel film Due cuori fra le belve (1943)

Tra gli anni trenta e sessanta Primo Carnera è stato anche attore partecipando a una ventina di film, spesso con ruoli secondari o come semplice comparsa, alcuni spettacoli in teatro e in televisione e innumerevoli pubblicità.

Sono stati girati due film dedicati alla sua vita e alla sua carriera oltre a numerosi documentari.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Carnera nella versione a fumetti
  • Il cantautore Goran Kuzminac gli ha dedicato la canzone Primo di Sequals[5], contenuta nell'album Nuvole straniere.
  • Il regista Renzo Martinelli ha girato il film Carnera - The Walking Mountain (dal quale poi è stata tratta la miniserie televisiva in due puntate Carnera - The Walking Mountain, trasmessa da Canale 5 il 15 e 16 dicembre 2008); l'attore pugliese Andrea Iaia ha interpretato il pugile.
  • Il disegnatore Davide Toffolo ha pubblicato un libro a fumetti Carnera, la montagna che cammina per VivaComix.
  • Primo Carnera è il nome del protagonista di un fumetto di Filippo Scòzzari ed è anche il nome della casa editrice che ne pubblica le storie: la "Primo Carnera Editore", fondata dallo stesso Scòzzari insieme ad Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli e Tanino Liberatore.
  • La giornalista-scrittrice Giuliana V Fantuz ha dedicato a Primo Carnera due libri: "Carnera, mio padre" (2002); "Carnera - The Walking Mountain" Associazione Storiesfvg.it (2008).
  • Nell'album Thori e Rocce di DonJoe e Dj Shablo c'è una canzone intitolata "Primo Carnera".
  • Il palasport della città di Udine, sito in quartiere Rizzi, è stato intitolato "PalaCarnera" come omaggio al pugile friulano Primo Carnera.
  • Nel 1931 Floyd Gottfredson, Earl Duvall e Al Taliaferro crearono per le strisce a fumetti di Topolino il personaggio del pugile Spaccafuoco, in originale Creamo Catnera, ispirato nel nome e nella caratterizzazione a Carnera, popolare negli Stati Uniti dell'epoca.
  • Nel 2006 in occasione del Centenario della nascita del pugile è stata realizzata a Palazzo della Ragione di Milano la mostra "Carnera, ipotesi di un mito" curata da Elena Fontanella, Fausto Narducci, Daniele Redaelli in collaborazione con La Gazzetta dello Sport.
  • Divertente apparizione del pugile nel film Il re dell'Africa del 1949, quasi un sequel del primo King Kong, diretto sempre da Ernest B. Schoedsack, in un improbabile confronto di boxe con il gigantesco gorilla.
  • In Veneto, spesso i più anziani, riferendosi a Primo Carnera e alla forza dei suoi pugni usano la frase "Carnera co un pugno spaca a tèra" (Carnera con un pugno spacca la terra).
  • Il letto di Carnera (oggi non più esistente) era lungo due metri e venti, fu costruito appositamente per lui dal maestro falegname Romano De Fabris[6].
  • La figlia del pugile italiano, la Sig. Maria Giovanna Carnera, in una intervista ricorda suo padre alto 203 cm[7], un solo centimetro in più in riguardo l’articolo del giornale Il Sole 24 Ore[8]. Mentre i mass media maggiormente lo raffigurano alto 205 cm, tra cui La Gazzetta dello Sport[9], il Corriere della Sera[10] e La Repubblica[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cyber Boxing Zone - Primo Carnera
  2. ^ peso medio
  3. ^ peso massimo raggiunto
  4. ^ La Repubblica
  5. ^ ...Il pezzo dedicato a Carnera, nato da un suggerimento dello scrittore Emilio Del Bel Belluz e già presentato in singolo a Sequals con la figlia del gigante buono.- Corriere del Veneto, Norman Zoia, 15 giugno 2004, pag. 14.
  6. ^ Corriere dello Sport, 19-01-2010
  7. ^ Messaggero Veneto, 28-06-2012
  8. ^ Il Sole24 Ore, anno 2008
  9. ^ La Gazzetta dello Sport, 15-12-2008
  10. ^ Corriere della Sera, 17-06-2006
  11. ^ La Repubblica, 05-06-2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo Santini, Primo Carnera. L'uomo più forte del mondo, Arnoldo Mondadori Editore, 1984
  • Davide Toffolo, Carnera. La montagna che cammina, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2001
  • Giuliana V. Fantuz e Ivan Malfatto con Gino Argentin, Mio padre Primo Carnera, SEP Editrice 2002
  • Fausto Narducci, Daniele Redaelli, Ivan Malfatto, Pier Bergonzi e Cecilia Vallardi, Io, Primo Carnera. Il manoscritto ritrovato, Gazzetta dello Sport, 2003
  • Primo Carnera, la storia della mia vita, a cura di Ido Da Ros, Dario De Bastiani Editore, 2013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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