Primo Carnera

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Primo Carnera

Dalla "Domenica del Corriere", 1931: Primo Carnera, "il torso del gigante"
Dati biografici
Nome Primo Carnera
Nato 25 ottobre 1906
Sequals (PN)
Paese {{{paese nascita}}}
Nazionalità bandiera Italia
Passaporto {{{passaporto}}}
Morto 29 giugno 1967
Sequals (PN)
Altezza ≅198 cm [1] [2]

[3] Primo Carnera era alto nel pieno della sua attività pugilistica 204 cm (6 piedi e 8 pollici e 1/4)e pesava 120 kg. Quando faceva la lotta, fine degli anni '50, la sua statura si era ridotta di 2-3 cm. Questi dati sono riportati dalle riviste specialistiche di pugilato degli anni '30 (tra cui anche il pugilatore, rivista italiana del periodo). Nella trasmissione televisiva: "Il musichiere" con Mario Riva dichiarò lui stesso alla fine degli anni '50 che era divenuto 202 cm

Peso 120 [4] kg
Dati agonistici
Disciplina Pugilato
Specialità {{{specialità}}}
Categoria Pesi massimi
Record
Ranking {{{ranking}}}°
Ruolo
Squadra
Ritirato {{{Terminecarriera}}}
Carriera
Giovanili
?
Squadre professionistiche
Nazionale
{{{Anni nazionale}}} {{{nazionale}}} {{{presenzenazionale(goal)}}}
Carriera da allenatore
Incontri disputati
Totali 103
Vinti (KO) 88 (70)
Persi (KO)
Pareggiati

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Palmarès
1933-1934 Titolo mondiale WBA massimi
 

Primo Carnera (Sequals25 ottobre 1906 – Sequals29 giugno 1967) è stato un pugile italiano degli anni '30.


Indice

[modifica] La nascita e l'emigrazione

Primo Carnera nasce il 25 ottobre 1906 a Sequals, un paese oggi in Provincia di Pordenone, a 40 chilometri da Udine. Carnera alla nascita pesava circa 8 kg. Ciò è eccezionale ancora oggi, ma era realmente straordinario in un periodo storico in cui la povertà, la fame e la disoccupazione erano problemi sociali molto più diffusi e drammatici di oggi. Anche la sua famiglia era molto povera e sopravviveva solo grazie al lavoro del padre, un mosaicista emigrato in Germania. Il piccolo Carnera ha uno sviluppo molto sostenuto e spicca tra i suoi coetanei, più bassi e minuti. Nel 1914 il padre di Carnera fu chiamato a combattere la Prima guerra mondiale e fu quindi costretto ad abbandonare il lavoro, facendo gravare il carico familiare sulle spalle della moglie. La madre cercò allora lavoro, ma fu presto costretta a vendere la fede nuziale per sopravvivere. Carnera è così costretto ad abbandonare la scuola ed inizia a mendicare insieme ai suoi fratelli. Nel frattempo, continua la sua crescita poderosa, al punto che a dodici anni, ha già la statura di un adulto ed è sempre più difficile per lui avere vestiti e scarpe della sua misura, tanto da essere costretto ad usare le scarpe di un soldato austriaco morto in battaglia. Per i vestiti, invece, si aggiusterà un'uniforme tedesca. La sua mole molto imponente lo costringe ad un consumo di viveri maggiore e questo causerà ulteriori problemi alla famiglia. Raggiunti i diciotto anni, spinto dalla fame e dalla povertà, emigra in Francia dagli zii. Inizialmente lavora come carpentiere, lavoro nel quale compirà le mansioni più impegnative e faticose. Tale attività necessitava di maggiore energia ma gli garantì un maggior corrispondente in viveri. Gli zii lo introdussero anche nel mondo del pugilato, organizzandogli un incontro con un principiante ma Carnera non era ancora pronto al grande passo. Il suo fisico, intanto, diventa quello di un vero e proprio "carnera": alto e nerboruto. In un epoca in cui l'altezza media si aggirava su 165 cm, egli invece arriva a 198 cm [5] [6] di altezza e anche oltre (alcune fonti, infatti lo danno più alto [7] [8]) e 120 [9]kg di muscoli. Il suo torace misurava 128[10] [11]cm e 52 [12][13]di scarpe. Per i vestiti riuscì ad adattarli, ma per quanto riguarda le scarpe non poté che camminare scalzo. Nel 1925, un circo si fermò proprio dove lui risiedeva, vicino Les Mans. Un giorno, durante uno degli incontri di lotta di questo circo ai quali stava assistendo, il responsabile notò il suo fisico imponente che destava sgomento e lo ingaggiò. Con questo nuovo lavoro, Carnera sperava soprattutto di migliorare il suo stile di vita. Così iniziò a girare, per tre anni, in varie località. Alla sua vista le persone rimanevano sbigottite, ma alcune presuntuosamente lo sfidavano. A tal proposito si narra che in uno dei suoi incontri un giovane gli desse un pugno nella pancia; Carnera si arrabbiò per la violenza gratuita e lo afferrò per il collo facendolo svenire; gli amici decisero di vendicarsi sfidandolo tutti e quattro, ma la dinamicità e la resistenza sviluppate da questo lavoro gli permisero di aver ragione su tutto il gruppo senza particolari affanni. I giornalisti pubblicarono l’accaduto rendendo più popolare il circo e Carnera stesso. Il responsabile, soddisfatto di aver incrementato i suoi guadagni grazie a lui, gli aumentò il salario. Sull'onda del successo del lottatore friulano, venne messa in palio una ricompensa per chi fosse riuscito a sconfiggerlo, ma nessuno ci riuscì mai. Divenne, purtroppo, un fenomeno da baraccone e gli vennero affibbiati dei soprannomi, tra i quali il più curioso era Juan lo spagnolo.

[modifica] La carriera e il titolo

Un giorno il circo fa tappa ad Arcachon. Qui, tra la folla che assiste alle lotte di Carnera, c’è anche Paul Journée. L’ex campione francese dei pesi massimi segue attentamente le abilità acquisite dell’eccezionale lottatore. Vede in lui le capacità di un pugile che solo allenandosi potrà valorizzare le sue doti. Lasciare il circo significherebbe per Carnera ritornare alla povertà, e quindi inizialmente non ci pensa proprio. Poi trova una soluzione: si sostenta riprendendo il suo primo mestiere e si allena nella palestra di Journée: un ottimo accoppiamento, in quanto fare il falegname gli solidifica maggiormente i muscoli e il pugilato gli conferisce la giusta tecnica. Attraverso la sua caparbietà e gli insegnamenti dell'ex campione, presto raggiunge buoni livelli. Journée insiste nel farlo vedere al manager Léon See, ma poiché era solito ripetere sempre le stesse affermazioni su tutti, See aveva perso di credibilità e declinò l’invito. Paul Journée ne approfitta quando il manager va a trovare un suo allievo, proprio ad Arcachon. Il maestro di Carnera subito lo va a prendere e lo porta da lui. See rimane allibito dall’imponente stazza. Confesserà, successivamente, che quella di Carnera non è proprio noble art (pugilato), ma intanto il furbo affarista inizia ad organizzare i primi incontri. Lo mette alla prova con il campione Gene Tunney e gli fa scattare qualche foto per i giornalisti. Si accorda illegalmente con Damon Runyon per incrementare la popolarità del suo gigante. Successivamente, per abituarlo, lo fa combattere con un peso massimo. Ebbene sì, il maciste friulano mette al tappeto anche lui. Dispiaciuto di averlo fatto svenire, si scusa. Carnera era così, buono e ingenuo, al contrario del suo manager, che si arrabbiò con lui per il suo gesto. Gli raccomanda di mangiare una bistecca da un chilo al giorno e di togliersi le scarpe del circo. L’affarista, dopo aver constatato i miglioramenti del suo pugile, lo fa vedere all’organizzatore Jeff Dickson. Poiché sconfigge gli avversari senza tanti problemi, questi condivide le idee di See. Carnera è abbastanza preparato e in grado di provarsi anche come professionista. Debutta a Parigi, il 12 settembre 1928, doce vince al secondo round per knockout contro Leon Sebilo. Vince tutti i sei match successivi: tra questi il tanto discusso incontro con Epifanio Islas, a Milano. I giornalisti dichiararono truffato il match e definirono Carnera “torre di gorgonzola”, pensando che non avesse tante possibilità di diventare un vero pugile. In verità il suo manager, quando poteva, si assicurava la vittoria. E’ ancora oggi un mistero su quanti fossero gli incontri truccati, ma una cosa è sicura: Carnera non era a conoscenza di come il suo manager gestiva gli incontri. Comunque furono molti i match vinti regolarmente. Anche se mancava di tecnica Carnera possedeva infatti un pugno eccezionale. Questo fu uno dei fattori principali dei suoi successi. Perse invece per squalifica con Franz Diener a Leipzig (Germania). Dopo sette incontri vinti consecutivamente, perde anche il match di ritorno con Young Stribling per squalifica. Successivamente, però, si prende la rivincita con Franz Diener. Deluso da come era stato accolto nella sua amata patria, nel 1930 approda negli Stati Uniti. Sono gli anni del proibizionismo, della crisi economica - che non coinvolse affatto la boxe - e della mafia italo-americana, che investirà su Carnera insieme a Léon See, preferendo la quantità alla qualità dei match. I suoi organizzatori, ovviamente, occultavano il modo in cui gestivano i suoi match. Carnera ottiene 15 vittorie, 14 per knockout e 1 per squalifica contro George Godfrey . A queste se ne aggiungono altre 5, ma perde contro Jim Maloney che vince ai punti. Carnera diventa sempre più popolare, tutto il mondo parla di lui, specialmente quando affronta Paulino Uzcudum, ex campione europeo. Léon See sapeva già che prima o poi Carnera avrebbe dovuto affrontare i miglior pugili di quel periodo. In Spagna era in corso la guerra civile e c'era bisogno di qualcuno in cui potersi identificare. L'unico su cui poter contare era Uzcudum. Il manager di Carnera comprese tutto questo e, pur scettico sulle probabilità di vincita del suo pugile, accettò. La stampa italiana, come sempre, screditò il proprio connazionale, lo dà per perdente ed è convinta che se vincerà sarà per qualche combine. Ma quel 30 novembre 1930 le cose vanno diversamente, non c’è nessun trucco, anzi gli organizzatori, non si capisce se per avvantaggiare il basco Uzcudum, costringono Carnera ad usare dei guantoni più piccoli rispetto a quelli che portava sempre. Inizialmente il pugile non accetta questa ingiustizia, ma poi pensa a quanti hanno pagato (circa ottantamila) per vedere questo match e non se la sente di deludere chi lo ama, quindi umilmente accetta e sale sul ring. Questo gesto dimostra quanto Carnera fosse ingenuo, buono e altruista. Non fu facile combattere in quelle condizioni. Uzcudum era sempre in vantaggio, ma Carnera resisteva . Il match durò più del previsto e alla fine Carnera vinse ai punti. Così le dichiarazioni dei giornalisti italiani cambiano e iniziano ad esaltare e omaggiare il grande friulano. Adesso tutti puntano su di lui, dato che è stato capace di vincere in quelle condizioni, si chiedono di cosa possa essere capace. Il prossimo match si terrà a Londra, contro Reggie Meen. Anche qui Carnera vince per kot. Intanto il 1930 volge alla fine con un totale per lui di 25 vittorie e una sola sconfitta. La nuova stagione della boxe ricomincia da Miami, con il re-match contro Jim Maloney. Malgrado Carnera avesse delle costole incrinate, i giudici lo decretarono vincitore. Intanto la Francia gli rimprovera i difetti fisici (piedi piatti, varici, gambe grosse e mascella mastodontica) e anche gli esperti americani sono d’accordo, aggiungendo che un boxeur deve essere molto furbo, veloce e abile, e non solo forte. Dopo sei match, tutti vinti, tocca a Jack Sharkey, che vince il match dell’andata ai punti. Dopo circa un mese il gigante buono dimostra anche di aver acquisito una tecnica abbastanza buona nel match contro King Levinsky. Sempre a novembre è il turno di Vittorio Campolo, che viene messo ko al secondo round. Trascorre così un altro anno, con un totale di 17 match, 9 vinti e uno perso ai punti. Nel 1932 subisce due discutibili sconfitte contro Larry Gains e Stanley Poreda, e vince gli altri 23 incontri. Dopo la sconfitta subita da parte di Larry Gains, viene a conoscenza del fatto che il suo manager si appropria della maggior parte del suo denaro e che collabora con la mafia. Parte così per l’Italia dove entra a far parte del team di Luigi Soresi, meno esperto del precedente manager ma anch'egli abbastanza furbo, che inizia a “gestire” Carnera. Presto Soresi annuncerà l'accordo alla stampa italiana, e tutti vengono a conoscenza anche della crisi economica che aveva colpito il gigante di Sequals. Soresi lo riporta negli USA, organizzando dei match valevoli per il titolo mondiale. Il 10 febbraio 1933 gli tocca confrontarsi con Ernie Schaaf, il quale, dopo un match faticoso, viene messo al tappeto. Successivamente, Ernie Schaaf muore a causa di una emorragia cerebrale, procuratagli dai grossi ed energici pugni di Carnera. C'è da dire, però, che questi non sprigionava mai tutta la sua forza, ed era sempre molto corretto sul ring. Afflitto dai rimorsi di coscienza, il pugile si ritira dalla boxe. Attraverso l’aiuto degli amici, della famiglia, dalla madre di Ernie e dalle proposte di girare qualche film, esce fuori da questo brutto periodo. Dopo due mesi riprende gli allenamenti per prepararsi a conquistare il titolo mondiale di Jack Sharkey. L’evento, che tutti attendevano da tanto, si tiene al Madison Square Garden di New York, lo stesso in cui aveva sconfitto Shaaf. E’ il 29 giugno 1933 quando Primo Carnera sale sul ring per affrontare nuovamente Jack Sharkey. L’arena è gremita, il pubblico è caloroso ed ansioso di assistere al match. Poiché i pugni di Carnera erano molto devastanti, il team di Sharkey insisté nel controllare i guantoni di Carnera, convinti che fossero pieni di oggetti di metallo, ma si rendono ben presto conto che non c'è trucco nella forza del gigante. Dopo sei riund Carnera mette ko con un montante destro Jack Sharkey. Gli italiani presenti urlano, gridano il nome di Carnera, sia perché è un loro connazionale sia perché come lui hanno alle spalle storie difficili e umili, questo urlo rappresenta una sorta di riscatto dei propri sacrifici. Carnera diventa l’uomo più forte al mondo, il primo campione mondiale dei pesi massimi italiano. Tutti parlano di lui, del suo titolo, del fatto che ha finalmente raggiunto la tecnica di cui necessitava e aver dimostrato di non saper usare soltanto i jab sinistri. Il pugile manda due telegrammi di ringraziamento: il primo è indirizzato alla madre e il secondo al Duce.

[modifica] Il fascismo e l'addio alla boxe

Carnera, vuole difendere il titolo in Italia, non gli sarebbe permesso, perché è sotto contratto con il Madison Square Garden di New York. La mafia, però intuisce un buon affare e così il 22 ottobre 1933 combatte il re-match contro Paolino Uzcudum, a Roma. Al match sono presenti anche Mussolini e i suoi figli. Primo Carnera lotta gratis e con una camicia nera, proprio per esprimere la propria stima verso il duce. Il match è ben combattuto da entrambi, alla fine vince Carnera, ai punti. Il pubblico, esprime il proprio entusiasmo, ora più che mai. L’Italia, si era accorto di lui soltanto quando aveva vinto il match di andata in casa del basco. Le istituzioni, allora come anche adesso, lo accolsero, lo omaggiarono. Addirittura, Benito Mussolini, lo fece affacciare dal balcone di Piazza Siena, non in contemporanea perché se no il duce sarebbe venuto meno all’attenzione degli italiani, sia per la stazza di Carnera sia per la popolarità. Anche al in questo re-match esalta il gigante di Sequals e gli conferisce il titolo di campione italiano e europeo. Il duce, da esperto della politica e della persuasione, ne fa di Carnera, un modello da imitare. Il Minculpop (ministero della cultura popolare) lo fa conoscere al popolo e fa sapere come doveva essere il vero Italiano: forte, intelligente e astuto, attraverso i mass-media. Attraverso lui, si invogliano i balilla, si giustifica, in un certo modo la sua ideologia e nello stesso tempo lo rende più popolare. Dunque, Carnera, diventa un eroe nazionale, un uomo invincibile e ancor di più dopo aver conquistato il titolo mondiale, che incrementa la riproduzione di fumetti, manifesti e articoli che lo omaggiavano come fosse una divinità. Non solo in Italia, in America , già a cominciare dallo storico manager Léon per poi continuare con Luigi Soresi e Bill Duffy, gestiscono l’immagine di Carnera. Attraverso i giornalisti, lo impongono come The Ambling Alp (La Montagna che Cammina Lentamente), gli esperti di boxe gli rimproverano l’animo buono. Deve essere cattivo, dicono. E sì, in un certo modo hanno ragione. Carnera, non si rese mai conto di cosa combinavano i suoi manager, si fidava troppo e non era per niente malizioso. Dopo, aver difeso il titolo contro Uzcudum, ritorna negli USA e il 1 marzo 1934, sale sul ring contro Tommy Loughran. Dopo un sudatissimo match, la vittoria finale viene data a Carnera. Il prescelto, per il prossimo match, è Max Baer, un americano di 95 kg un po più basso di Carnera. Molto esperto della noble art, anche se con muscoli meno saldi. Il 14 giugno 1934, viene arrestato il suo manager, proprio quando doveva combattere contro Max Baer. Affronta la situazione e sale sul ring lo stesso. L'opinione di tutti è che il match sia difficile ma ben alla portata di Carnera; tuttavia l'azione di Primo appare incerta, macchinosa e dopo circa un minuto dall'inizio dell'incontro Baer lo colpisce ripetutamente al viso mandandolo al tappeto per 2 volte. Ad aggravare la situazione fu un infortunio che Carnera si era procurato scivolando (probabilmente indietreggiando per evitare un colpo di Baer) all'inizio del match stesso e che coinvolse la caviglia, lussandola. Tutti i presenti a bordo ring si accorsero dell'accaduto, ciononostante Carnera con grandissimo coraggio proseguì il match. Nel 2° round e nel 3° round Baer capisce che Primo è seriamente in difficoltà e cerca di sferrare il colpo decisivo senza però riuscirci, Primo infatti dimostra di essere ancora sufficientemente reattivo e vigile. Nel 4° round Carnera cerca di reagire e portare l'incontro a suo favore ma Baer si rivela un pugile esperto e rapido tanto che riesce a schivare tutti i pugni del pugile italiano. Nel 5° round, a pochi secondi dal suono della campana, Baer si fa sentire con un deciso montante, un colpo che Primo sembra soffrire in modo particolare. Nel 6°, 7° e 8° round i due si scambiano una serie di pugni, nessuno dei quali decisivi. Con il 9° round sembra che l'incontro debba proseguire in una situazione di parità, Max Baer appare infatti meno potente e veloce. Durante la metà del 10° round Baer colpisce Primo sul volto con un preciso destro, il pugile italiano accusa il colpo e abbassa la guardia, dando la possibilità a Baer di colpirlo nuovamente con un destro violentissimo. Primo si allontana dall'avversario, riesce a rimanere in piedi appoggiandosi alle corde. L'arbitro ferma per un attimo la sfida provocando le ire dei secondi di Baer. L'incontro riprende e subito Baer colpisce Primo nuovamente al volto, questa volta il pugile italiano cade sulle ginocchia, ma si rialza subito. L'incontro è ormai segnato, Baer fa partire dei colpi in successione, Primo cade al tappeto ma si rialza di nuovo immediatamente. Il gigante buono sembra non voler arrendersi e viene salvato dal suono della campana. Alla fine del 10° round Primo appare fortemente provato tanto da non sentire il suono della campana, viene accompagnato all'angolo da un suo secondo. All'inizio dell'11° round Baer manda al tappeto il pugile italiano colpendolo con un preciso diretto al volto, Primo si rialza ma subisce un altro violento colpo di Baer. A pochi secondi dalla fine del round Primo, colpito da un altro destro, va a terra. Si rialza subito ma l'arbitro capisce che Primo Carnera non è in grado di proseguire e decide di sospendere l'incontro. Max Baer è il nuovo campione del mondo dei pesi massimi. Carnera avrebbe fortemente voluto una rivincita contro Baer ben sicuro di poterlo battere nel pieno delle forze ma il suo manager americano Duffy non volle accontentarlo. L’Italia, per non far crollare la figura che reggeva l’immagine del fascismo, dice che nel match, la Montagna che Cammina, è inciampato. Può capitare a tutti, ma di cadere, non se ne parla proprio. Dopo questo match, resta in convalescenza per due mesi, con una gamba ingessata. Nessuno lo va a trovare, se non gli amici e i parenti. Gira anche numerosi film, tra cui 'l’idolo delle donne', in cui Carnera e Max Baer interpretano se stessi. Come sempre, però, ritorna a combattere. Girà, quasi tutto il Sudamerica, qui è molto amato. Vittorio Campolo viene messo facilmente a tappeto, vince anche un altro match, invece ne perderà solamente uno. Nel 1935, dopo aver affrontato Ray Impellettieri e aver vinto il match, decide di combattere con Joe Louis. Otto anni meno di Carnera, abbastanza famoso e abbastanza forte. Primo, invece, sottovalutava le capacità dell’americano di colore. Il duce è con Carnera, mentre Harlem è con Louis. E’ match molto bollente, pieno di cori razzisti, di tifosi di Louis, di agenti della sicurezza e di tecnici. Abbastanza vissuto anche dagli avversari. Alla fine la vittoria se l’aggiudica Joe Louis. La stampa americana, annuncia che la torre di gorgonzola è caduta, invece la stampa italiana viene boicottata dal duce, il quale impone di non far pubblicare le foto della sconfitta. La razza italica non può crollare, non può perdere, quindi lo danno per vinto e dichiarano tutto il contrario. Nel 1936 inizia a combattere con dei pugili poco conosciuti, tra cui un altro nero, Leroy Hayanes, molto discriminato e anche per questo poco famoso. Perde anche stavolta, sia all’andata che al ritorno. Successivamente, è costretto ancora una volta a stare a letto, a causa di una trombosi. Subito pensa che questo è il momento giusto per ritirarsi definitivamente, ma dopo aver visto i progressi che andava compiendo, decide di prolungare ancora la sua carriera di pugile e al momento rifiuta la proposta di Jack Curley, di darsi al catch. Contro, i consigli dei dottore, ritorna sul ring, a Parigi contro Albert Di Meglio. Il fisico, ormai, non più quello di una volta, forte e abile, quindi perde ai punti. Perde anche a Budapest, il 4 dicembre 1937, contro Joseph Zupan. Il posto di Carnera, intanto, inizia a essere preso dal calcio, che diventò così lo sport più seguito dagli italiani, favorito dalle vittorie della Nazionale allenata da Pozzo, uno dei quali nella coppa del mondo FIFA 1938 di fronte all'ostile pubblico francese. A Carnera, invece, gli viene diagnosticato il diabete e gli viene tolto un rene. Successivamente, si riprende e il 13 marzo 1939 si sposa con Pina Kovacic. Dal loro amore nacquero due figli: Umberto e Giovanna Maria. Dopo la caduta del regime fascista, ritorna in patria, accolto dalle accuse dei partigiani. Quest’ultimi, gli rimproverano il fatto di esser stato un collaboratore di Mussolini, ma grazie all’aiuto di Leo Picco, comprendono che lui non c’entrava nulla. Fu per volontà di Mussolini, usarlo come più gli pareva. Il 22 luglio 1945 combatte contro il francese Michel Blevens, a Udine. Finalmente, ritorna a vincere, per kot. A settembre mette ko, a Trieste, Sam Gardner. Tutto, questo non basta per riappropriarsi il suo titolo, così incontra Luigi Musina. Il match ritarda, a causa della folla che vuole entrare anche senza biglietto. Carnera, quindi, s’intrattiene in un bar, bevendo alcoolici con i suoi ammiratori. Forse a causa di questo, o forse perché il destino aveva prestabilito la sorte del gigante buono, viene battuto al 7° round, per kot. Nel ’46 combatte due match, di nuovo col ex-campione europeo dei pesi mediomassimi Musina. Li perde tutti e due. Così, Carnera, decide di dare l’addio alla boxe ma non al ring.

[modifica] Il ritorno alla lotta e la morte

Dopo aver collezionato 70 vittorie per ko, ritorna a fare il lottatore. Stavolta, non il fenomeno da baraccone, ma il catcher. Il catch[14], è uno stile di wrestling misto con le arti marziali, che tanto appassionano i bambini e gli adulti. Già, nel 1941 Jack Curley gli aveva proposto questa alternativa, ma allora aveva rifiutato. Solo 1946, si rende conto che quello era l’unico modo per restare sul ring. Ad ottobre, il manager Joe Toots Mondt lo fa debuttare contro Cheif Saunooke, il quale viene messo a tappeto. Dopo una settimana, sempre per la Georgia Championship Wrestling, lotta contro Jules Strongbow, prevalendo ancora una volta Carnera. Il 24 marzo 1947 lotta contro George Macricostas, poi contro Babe Sharkey. Vincendo tutti e due gli incontri. Carnera riacquista la sua popolarità, soprattutto dopo aver vinto l’incontro con uno dei maggiori esperti di catch in quel periodo, Ed "Strangler" Lewis. Il ’48 inizia con il ritorno alla GCW, sconfiggendo Roland Kirchmeyer e successivamente anche Pete Managoff. Ebbene sì, anche nel catch diventa uno dei più imbattibili. Neanche Kola Kwariani, riesce ad abbatterlo. Solo l’italiano Antonino Rocca, il 20 aprile del 1948, ferma il suo record di 321 vittorie. Ad ottobre sconfigge Vic Christy. Nel ’51, Max Baer, arbitra il match contro Jim London, che finisce a pareggio. Questo incontro fu molto seguito per la presenza, appunto, di Baer, che gli aveva tolto il titolo; erano in molti a pensare che Carnera non avrebbe resistito alla tentazione di sfidarlo nuovamente. A dicembre, prevale su Red Menace, invece nel marzo del 1952 finisce con un No Contest. A luglio tocca a Fred Von Schacht e Clyde Steeves, sopprimere la forza del nerboruto italiano, il quale vince. Nel ’53, la famiglia Carnera, finalmente ottiene la cittadinanza americana. Così non è più ostacolato a interpretare qualche ruolo. (In tutto, girerà 15 film, tra cui 'Ercole e la regina di Lidi', 'Il tallone di Achille' ed altri ancora, in più una tournée con Renato Rascel. Il gigante di Sequals, era così, amava l'arte, la cultura, lo spettacolo. Attraverso, i suoi sacrifici, però, fece studiare i suoi figli, che oggi sono dottori)In onore, apre un ristorante e un negozio di liquori. Carnera, è davvero imbattibile, tranne una sconfitta. Così, il 18 febbraio 1957, conquista il titolo di Claims Heavyweight Wrestling Championship, sconfiggendo King Kong, un bestione di 228 kg. Successivamente, inizia a dedicarsi di più al cinema, anche perché le sue condizione di salute non sono proprio messe bene. Carnera si ammala di cirrosi epatica e quando comprende che i suoi giorni sono contati ritorna nella sua patria. In quell’Italia, che l’aveva amato, incompreso e manipolato. Nel maggio del 1967 torna Sequals, a godersi i suoi affetti. Il gigante buono morirà nel 34° anniversario dalla conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, cioè il 29 giugno 1967. Anche se Carnera non fu un super esperto della noble art, il suo animo, le sue qualità, la sua forza, la sua vita, rimarranno per sempre impresse nel mondo della boxe, della storia e anche nelle menti del popolo, e ne faranno di lui un mito internazionale.

[modifica] Carnera al Cinema

[modifica] Partecipazioni come attore

[modifica] Film sulla sua vita

[modifica] Note

  1. ^ [1]
  2. ^ [2]
  3. ^ [3]
  4. ^ [4]
  5. ^ [5]
  6. ^ [6]
  7. ^ [7]
  8. ^ [8]
  9. ^ [9]
  10. ^ [10]
  11. ^ [11]
  12. ^ [12]
  13. ^ [13]
  14. ^ [14]

Primo Carnera era alto nel pieno della sua attività pugilistica m.2.04 (6 piedi e 8 pollici e 1/4)e pesava circa kg 120. Quando faceva la lotta, fine anni 50, la sua statura si era ridotta di 2-3 cm. Questi dati sono riportati dalle riviste specialistiche di pugilato degli anni 30 (tra cui anche il pugilatore, rivista italiana del periodo). Nella trasmissione televisiva: "Il musichiere" con Mario Riva dichiarò lui stesso alla fine degli anni 50 che era divenuto m.2.02

[modifica] Collegamenti esterni

[15]Storia d'emigrazione italiana [16] [17] Scheda sull'Internet Movie Database [18] [19] [20]

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