Cocktail

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati di Cocktail, vedi Cocktail (disambigua).

Un cocktail è in genere una miscela di diversi liquori, con l'eventuale aggiunta di altri ingredienti come zucchero, frutta, ghiaccio, bevande non alcoliche. Per estensione, vengono chiamati cocktail anche bevande non alcoliche ottenute dalla miscela di diversi ingredienti (cocktail analcolico).

Indice

[modifica] Storia

Negroni, cocktail tipico di Firenze

La parola cocktail appare per la prima volta nell'edizione del 16 maggio 1806 del Balance and Columbian Repository che ne dava la seguente definizione:

(EN)
« "Cocktail" is a stimulating liquor composed of spirits of any kind, sugar, water, and bitters.  »
(IT)
« Il "Cocktail" è una bevanda stimolante, composta di diverse sostanze alcoliche alle quali viene aggiunto dello zucchero, dell'acqua e dell'amaro.  »
(Balance and Columbian Repository )

La prima pubblicazione di una guida che includesse ricette di cocktail è del 1862: How to Mix Drinks; or, The Bon Vivant's Companion, del professor Jerry Thomas. Oltre alla lista delle solite bevande con mix di liquori, vi erano scritte 10 ricette che erano chiamate "Cocktails". L'ingrediente che differenziava i "cocktails" dalle altre bevande in questo compedio era l'uso degli amari, anche se questo tipo di ingrediente non si trova oramai quasi più nelle ricette moderne.

Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti (1919-1933), quando il consumo di alcool era illegale, i cocktail erano comunque bevuti negli "speakeasies". Durante questo periodo la qualità dei liquori era scadente rispetto ai periodi precedenti, per questo motivo i baristi tendevano a mescolare i liquori con altri ingredienti. Proprio durante questo periodo si fanno risalire le prime vere raccolte di ricette per cocktail dell'era moderna, soprattutto in Europa, con le 900 recettes de cocktail di Torelli nel 1927 a cura di Torelli (un barman di Parigi) e il The Sailoy Cocktail inglese del 1931. Anche cinema e letteratura hanno contribuito al successo dei cocktail.

[modifica] Etimologia

Cocktail "flambé"

L'etimologia del termine cocktail non è chiara, esistono tuttavia diverse ipotesi sulla sua origine:

  • potrebbe derivare dai termini inglesi cock (gallo) e tail (coda), forse dovuto al fatto che verso il 1400 nelle campagne inglesi si beveva una bevanda variopinta ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento
  • potrebbe derivare dal termine francese coquetier, un contenitore francese per uova che veniva usato a New Orleans per servire liquori durante il XIX secolo
  • potrebbe essere una distorsione dal latino [aqua] decocta, cioè acqua distillata.
  • potrebbe derivare dalla leggenda che narra di una nave di ricchi inglesi che approdando in Sud America, festeggiavano bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo.



[modifica] Classificazione

La classificazione viene fatta in base a:

  • Struttura
  • Capacità
  • Temperatura di servizio
  • Momento di consumo

Quest'ultima risulta la più utilizzata ed è divisa in:

[modifica] Pre dinner

Vengono serviti come aperitivi, dal latino aperire (aprire); molti sono caratterizzati dalla proprietà di stimolare la salivazione e, di riflesso, l'appetito. Salvo eccezioni sono caratterizzati dalla prevalenza di aromi amareggianti.

In Italia vengono spesso supportati da stuzzichini di contorno.

[modifica] After dinner

Serviti dopo cena non devono essere confusi come dei digestivi ma come finale morbido ad un pasto, caratterizzati da:

  • Presenza decisa di alcol
  • Presenza di liquori e creme
  • Presenza olfattiva e gustativa complessa

[modifica] Tutte le ore

Si servono in ogni momento, sono caratterizzati da:

  • Presenza di base alcolica
  • Aggiunta di soft drink
  • Utilizzo di addolcitori (glucosi o saccarosi)

[modifica] Tipologie

Le tipologie di cocktail che troviamo sono:

  • SHORT, se serviti nelle coppette da cocktail
  • MEDIUM se serviti in tumbler bassi o old fashioned
  • LONG DRINKS se serviti in tumbler alti o altri bicchieri di alta capacità (in genere i long-drink si caratterizzano per la presenza di succhi di frutta o bevande sodate)

[modifica] Categorie

Sono riconosciuti diversi tipi di categorie tra cui:

[modifica] Preparazione

Tre sono le fasi di preparazione di un cocktail

  1. La base
  2. Il colorante
  3. L'aromatizzante

[modifica] La base

La base è l'elemento intorno al quale si costituisce il cocktail, di solito si tratta di un distillato bianco che dà struttura alla bevanda.


Struttura Distillato
Neutra
Parzialmente caratterizzata
Fortemente caratterizzata

[modifica] Il colorante

Il colorante è l'elemento che arricchisce il ventaglio olfattivo e gustativo, liquori o creme sono generalmente quelli più usati che danno profumo e gusto. I coloranti in realtà non colorano il cocktail, ma lo aromatizzano.


Grado zuccherino Liquore
180 g/l
Grado zuccherino Crema
220 g/l

[modifica] L'aromatizzante

L'aromatizzante migliora il colore e la piacevolezza della bevanda, è un soft drink come cola, tonica, sciroppi, frutta. Nel cocktail ne influenza l'aspetto visivo ed il gusto.

[modifica] Stile

Lo stile del barman può essere:

Il primo si riferisce ad un barman "casalingo"; il secondo ad un barman compito come potrebbe esserlo quello di un albergo a cinque stelle; l'ultimo ad un modello di bartender americano, il cui scopo è far da bere ad un buon livello "divertendosi" con simpatici movimenti, che possono risultare coreografici ad occhi inesperti, ma anch'essi finalizzati alla costruzione del cocktail. Il flair, sostanzialmente, si distingue in 2 tipologie: il Working Flair e l'Exhibition Flair. Il primo è quello caratterizzato da pochi ma essenziali movimenti, piu che altro pratici e finalizzati alla preparazione di uno o più cocktail simultaneamente e, al contempo, distrarre ed intrattenere il cliente. L'Exhibition, come dice la parola stessa, è un'esibizione vera e propria, dove i riflettori sono puntati sul barman per alcuni minuti: il bartender esegue veri e propri numeri acrobatici con le bottiglie per giungere alla fine alla realizzazione di un cocktail. Esistono competizioni su scala mondiale di questa disciplina.

[modifica] Ricette

Nella tecnica definita "italiana" gli ingredienti sono indicati in decimi, ciò permette di realizzare le quantità necessarie in base al numero dei consumatori.

Nella tecnica definita "americana" gli ingredienti sono indicati in once (oz), ciò permette di avere dosi più precise per ogni drink.

La notazione in decimi tende negli ultimi anni a scomparire, anche se l'AIBES continua a mantenerla affiancata a quella in once. I motivi del lento abbandono della notazione decimale vanno ricercati nella sua imprecisione e nel fatto che ogni bicchiere ha una capacità differente, e senza conoscerla a priori è impossibile realizzare un cocktail perfetto utilizzando il sistema in decimi, mentre il sistema in once non crea problemi di questo tipo.

[modifica] Curiosità

Recentemente un erudito barman dell'Isola d'Ischia, ha rivelato che il segreto dei suoi cocktail ( la sua creazione si chiama "Ecrinfli") consiste nell'aggiunta alla mistura base ( succo d'ananas, arance selvatiche dell'Isola, sciroppo di mirtillo rosso) di un liquore fortemente dolce a base di distillato di marasche che dona un arrotondamento al gusto, di per sé acidulo, al succo della frutta fresca.

Un barman anticastrista rifugiatosi in Italia, in contrapposizione al più noto cocktail "Cuba libre" ne ha creato polemicamente un altro chiamato "Alpha 66" dal nome di una nota associazione paramilitare antigovernativa; non avendo a disposizione il lime tropicale, ne ha sostituito il succo con quello delle arance nostrane con l'aggiunta di "Cointreau".

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali